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ⓘ Consegna della flotta italiana agli Alleati. La consegna della flotta italiana agli Alleati avvenuta durante la seconda guerra mondiale fu effettuata in base ad ..




Consegna della flotta italiana agli Alleati
                                     

ⓘ Consegna della flotta italiana agli Alleati

La consegna della flotta italiana agli Alleati avvenuta durante la seconda guerra mondiale fu effettuata in base ad una delle condizioni imposte dallarmistizio di Cassibile allItalia.

Tale armistizio – che prevedeva la resa incondizionata delle forze armate italiane e, quindi, conteneva anche la clausola relativa al trasferimento della flotta, sia mercantile che militare, nei porti controllati dagli Alleati – fu firmato il 3 settembre 1943 e divenne pienamente operativo nella serata dell8 settembre seguente, dopo lannuncio del medesimo dato da Radio Algeri dal generale statunitense Dwight Eisenhower, confermato poco dopo dal proclama Badoglio.

Gli Alleati tenevano molto a porre sotto il proprio controllo le navi da battaglia italiane, soprattutto le tre grandi corazzate Roma, Italia e Vittorio Veneto, basate La Spezia: se esse fossero cadute nelle mani dei tedeschi, infatti, sarebbe stato necessario mantenere nel Mediterraneo le ingenti forze navali soprattutto britanniche necessarie a fronteggiarle, incluse corazzate e portaerei, che essi intendevano invece trasferire al più presto nel teatro del Pacifico per combattere il Giappone. Al momento dellarmistizio la Regia Marina italiana si ritrovò con ordini precisi da eseguire diramati da Supermarina comando SUPERiore della Regia MARINA che contemplavano il rispetto dellarmistizio e, quindi, il trasferimento della flotta.

Escludendo la Xª Flottiglia MAS, che si divise in due tra chi continuò a essere fedele al Re e chi invece decise di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, tre sommergibili stanziati in Estremo Oriente le basi di sommergibili GAMMASOM a Gotenhafen e BETASOM a Bordeaux, e altre eccezioni minori, gran parte della flotta ubbidì agli ordini ricevuti e navigò verso i porti Alleati. La vicenda più nota della flotta italiana in questo frangente è laffondamento da parte dellaeronautica tedesca della corazzata Roma, gioiello della Regia Marina, uscita insieme al resto della Forza Navale da Battaglia da La Spezia.

                                     

1.1. Il contesto dell8 settembre 6-7 settembre

Il ministro della marina italiano, ammiraglio Raffaele De Courten, era stato informato dellarmistizio, così come i suoi colleghi Antonio Sorice ministro della guerra e Renato Sandalli ministro dellaeronautica, lo stesso giorno della sua firma 3 settembre direttamente dal capo del governo e maresciallo dItalia Pietro Badoglio, che fece giurare ai tre ministri di non farne parola con alcuno.

Il 6 settembre De Courten ricevette dal capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio il cosiddetto "promemoria Dick" le istruzioni per il trasferimento delle navi da guerra e mercantili italiane, dal nome del commodoro che lo compilò il 4 settembre, Roger Dick, capo di stato maggiore dellammiraglio Andrew Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet britannica; questo promemoria elencava tutti i dettagli operativi di trasferimento della flotta italiana, previsti al punto 4 dellarmistizio breve. In particolare, i porti nei quali le navi da guerra italiane potevano recarsi erano Gibilterra, Palermo, Malta, Augusta, Tripoli, Haifa e Alessandria dEgitto punto 2 del promemoria, seguendo però rotte prestabilite e differenziate a seconda di dove si trovavano le imbarcazioni: tutte le navi militari di grandi dimensioni nel mar Tirreno dovevano arrivare a Bona, in Algeria, dove avrebbero ricevuto istruzioni per lulteriore rotta, mentre le piccole unità a sud del 42º parallelo quelle a nord dovevano recarsi anchesse a Bona dovevano rimanere in porto, salvo salpare per Augusta nel caso ci fosse stato il pericolo di cattura da parte dei tedeschi.

La destinazione delle navi ormeggiate nei porti orientali era invece direttamente Malta, mentre per quelle schierate nel mar Egeo era Haifa. Stesse disposizioni per i sommergibili, tranne per quelli in mare che dovevano navigare, in superficie, per il più vicino dei porti indicati nel punto 2. Sempre il 6 settembre De Courten, daccordo con Ambrosio, diede disposizioni affinché per la mattina del 9 settembre fossero pronti a Civitavecchia due cacciatorpediniere l Ugolino Vivaldi del capitano di vascello Francesco Camicia e l Antonio da Noli del capitano di fregata Pio Valdambrini per trasferire la famiglia reale La Maddalena, in Sardegna. Due motoscafi avrebbero invece stazionato a Fiumicino, forse per traghettare La Maddalena anche i vertici delle tre forze armate.

De Courten convocò a Roma, per lindomani 7 settembre, i propri ammiragli di squadra e di dipartimento marittimo, per metterli genericamente al corrente che con i tedeschi si era arrivati ai ferri corti, e occorreva prepararsi ad affrontarli se avessero tentato un colpo di mano, pur non rivelando nulla a riguardo sia dellarmistizio, sia del promemoria Dick. Per primo, alle ore 10:00, venne ricevuto lammiraglio Carlo Bergamini, comandante della Forza Navale da Battaglia di La Spezia a cui venne ordinato di concentrarsi La Maddalena a protezione del governo e della corte, e a cui venne reso noto anche leventuale schema di autoaffondamento da attuare nel caso i tedeschi si fossero impossessati dei grandi porti, mettendo dunque la Forza Navale da Battaglia nella scomoda posizione di non sapere dove ormeggiare per non cadere in mano agli Alleati o ai tedeschi. Alla domanda di De Courten su quale fosse lo spirito degli uomini della flotta, Bergamini rispose che comandanti e ufficiali "erano consapevoli della realtà cui andavano incontro, ma che in tutti era fermissima la volontà di combattere fino allestremo delle possibilità". Il sottocapo di stato maggiore Luigi Sansonetti lesse poi gli ordini superiori che imponevano agli ammiragli, una volta ricevuto il messaggio "attuate misure ordine pubblico Promemoria n. 1 Comando Supremo", di ricoverare le navi da guerra nei porti di Sardegna, Corsica, Elba, Sebenico e Spalato, mentre quelle della flotta mercantile andavano condotte a sud di Livorno sul Tirreno, e di Ancona sullAdriatico.

Per De Courten, che fece affidamento su quanto gli venne detto da Ambrosio, i tempi previsti per lapplicazione di questo trasferimento erano tra il 10 e il 15 settembre, quando, cioè, si credeva fosse stato reso pubblico larmistizio di Cassibile. Eppure Supermarina Comando SUPERiore operativo della Regia MARINA, quando verso le 20:00 aveva ricevuto conferma che convogli Alleati stavano dirigendo verso le coste della Campania, evidentemente per sbarcare a Salerno, ordinò di spostare cinque vecchi sommergibili ad Ajaccio, le motonavi Vulcania e Saturnia a Venezia, e preallarmando immediatamente solo la corazzata Giulio Cesare, che si trovava a Pola, ed il Comando marina Maddalena.

Nella notte tra il 7 e l8 settembre il comandante in capo delle forze Alleate, il generale statunitense Dwight Eisenhower, rifiutò di concedere a re Vittorio Emanuele III, per trasferirsi La Maddalena, la scorta delle navi più importanti riunite nella Forza Navale da Battaglia di La Spezia, dal momento che la misura del trasferimento delle navi nei porti controllati dagli Alleati era una misura politica discussa dai governi statunitense, britannico e sovietico, e pertanto non poteva farci nulla. Comunque, se il Re avesse avuto lintenzione di recarsi ugualmente La Maddalena, gli venne lasciato a disposizione per il trasferimento un incrociatore e quattro cacciatorpediniere italiani. Eisenhower inoltre, con lo sbarco a Salerno imminente, richiamò urgentemente Roma affinché rispettasse gli impegni presi firmando larmistizio.

                                     

1.2. Il contesto dell8 settembre 8 settembre: annuncio dellarmistizio

Alle 09:30 dell8 settembre arrivò a Roma la notizia che alle 07:30 navi nemiche dirette verso le coste di Salerno, erano state individuate dal posto di avvistamento di Capo Suvero. Supermarina, con messaggio di priorità PAPA Precedenza Assoluta sulle Precedenze Assolute, inviò al comando delle Forze Navali da Battaglia lordine di approntamento in due ore, che comportava il trasferimento alle boe in rada delle navi dislocate La Spezia e a Genova, per tenerle pronte a salpare. Benché alcune fonti riportino che questo ordine fu funzionale al contrasto dello sbarco degli Alleati a Salerno, nella realtà il messaggio di Supermarina conteneva solamente lordine di "Accendere e passare agli ormeggi in rada pronti in due ore con tutte unità alt 8ª Divisione resti pronta in due ore a Genova". Occorreva infatti mettere le navi in condizioni di salpare per raggiungere i porti Alleati. Prime di dare lordine di partenza delle navi a Supermarina occorreva lautorizzazione del generale Ambrosio, che a sua volta doveva ricevere il via libera da Badoglio.

Questultimo in quelle ore stava tentando di convincere il re Vittorio Emanuele III a non perdere altro tempo, e nel contempo cercava di trovargli una nuova destinazione, dopo che era sfumata la possibilità di raggiungere La Maddalena, in quanto, come aveva riferito il ministro della Real Casa Pietro dAcquarone, il Sovrano non voleva "cadere in mano ai tedeschi" restando a Roma nel corso dei previsti combattimenti. De Courten parlò con Ambrosio, ma non fu impartito nessun ordine perché nel frattempo Eisenhower aveva fatto conoscere che la flotta italiana non doveva andare La Maddalena, come richiesto da Roma, ma trasferirsi a Bona, come fissato dal promemoria Dick. Fu per questo motivo che alle 18:00 venne annullato lordine di trasferimento La Maddalena delle navi cisterna acqua Volturno e Dalmazia con il carico completo. Nel frattempo Bergamini, giunto La Spezia da Roma, era stato informato, dal suo capo di stato maggiore contrammiraglio Stanislao Caracciotti, degli ordini ricevuti da Supermarina per lapprontamento delle navi alla partenza. Alle 13:30 di quell8 settembre secondo lammiraglio De Courten – alle 15:40 secondo un intercettato dellOVRA la polizia segreta – il comandante delle Forze Navali da Battaglia fu chiamato al telefono da Sansonetti che lo invitò a prepararsi per due possibilità: o autoaffondare la flotta eseguendo lordine "Fuori, al largo, dovunque ti trovi", o trasferirla "quella notte o la notte dellindomani".

Visto che nel corso di un altro colloquio telefonico De Courten aveva parlato ad un riluttante Bergamini del promemoria Dick, probabilmente la seconda opzione di Sansonetti era intesa non certamente per andare a combattere a Salerno ma evidentemente per raggiungere i porti degli Alleati. Quando poi le stazioni radio degli Alleati cominciarono a trasmettere in via ufficiosa la notizia che lItalia aveva firmato larmistizio con le Nazioni Unite, lammiraglio Bergamini telefonò a Supermarina per sapere se la notizia era vera, ricevendo in risposta che lo era. Riferisce Sansonetti che il comandante della Forza Navale da Battaglia, dopo aver ricevuto alle ore 16:00 dell8 settembre lordine di partenza per raggiungere Bona direttamente dal ministro della marina, si irritò nei confronti di Supermarina ma soprattutto di De Courten, accusandolo di aver avuto scarsa fiducia nei suoi confronti, poiché il giorno prima non lo aveva informato della "conclusione dellarmistizio" ; e in un successivo colloquio telefonico con Sansonetti disse che "non intendeva assolutamente andare a fare il guardiano di navi in consegna al nemico". In quel momento De Courten si era dovuto allontanare per raggiungere il palazzo del Quirinale, convocato presso il Re per il cosiddetto "consiglio della corona", fissato per le ore 18:00, dove poi arrivò la notizia che il generale Eisenhower aveva annunciato al mondo il concluso armistizio delle Nazioni Unite con lItalia.

Alle 18:30, ora italiana, Eisenhower dette ufficialmente la notizia dellentrata in vigore dai microfoni di Radio Algeri dellarmistizio di Cassibile. In quel momento al consiglio della corona partecipavano, oltre al re Vittorio Emanuele III, il capo del governo Badoglio, il capo di stato maggiore generale Ambrosio, il ministro degli esteri Raffaele Guariglia, i tre ministri delle forze armate De Courten, Sandalli e Sorice, il sottocapo di stato maggiore dellesercito Giuseppe De Stefanis, il capo del Servizio informazioni militare e comandante del Corpo dArmata Motocorazzato a difesa di Roma Giacomo Carboni, laiutante di campo del Re generale Paolo Puntoni, il ministro della Real Casa dAcquarone e il maggiore Luigi Marchesi del comando supremo, tornato a Roma da Cassibile con i documenti armistiziali consegnati dagli anglo-americani. Dopo discussioni, a volte drammatiche Badoglio fu messo sotto accusa per come aveva condotto le trattative con gli anglo-americani, tanto che lo stesso ammiraglio De Courten sostenne di dover sconfessare larmistizio, il Re decise infine di rispettare la parola data agli Alleati con la firma del 3 settembre, e alle 19:42, come concordato con Eisenhower, il maresciallo Badoglio, con un breve proclama letto alla radio, informò la popolazione italiana dellarmistizio.

Immediatamente dopo il consiglio della corona, i capi delle tre forze armate si recarono a palazzo Vidoni, dove Ambrosio fece loro consultare i documenti degli Alleati poi trasmessi agli stati maggiori, riguardo alle varie clausole punitive per lItalia, che per la loro durezza non aveva ancora fatto conoscere. Il ministro della marina scrisse che "la lettura di tali clausole per la parte che riguardava la Marina" gli "permisero di comprendere il significato del Promemoria Dick". Discusse con Ambrosio sulleventualità di autoaffondare la flotta, ma vi rinunciò dopo che il capo di stato maggiore generale gli aveva mostrato "un foglio aggiuntivo allegato al testo dellarmistizio" memorandum di Quebec "nel quale era esplicitamente affermato che il trattamento definitivo del quale avrebbe fruito lItalia sarebbe stato connesso con la lealtà con la quale sarebbero state eseguite le clausole dellarmistizio".

Anche il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia, era venuto a sapere dellarmistizio italiano già prima dellannuncio di Badoglio, grazie allascolto delle trasmissioni radio Alleate provenienti da Palermo. Nonostante liniziale scetticismo Kesselring mise al corrente della notizia lalto comando delle forze armate a Berlino che, da tempo preparato ad un evento del genere, diede a sua volta immediata esecuzione alloperazione Achse che in una decina di giorni neutralizzò le forze armate italiane schierate nei vari teatri bellici del Mediterraneo e occupò militarmente la penisola.

Quando fu annunciato pubblicamente via radio larmistizio dato da Eisenhower, Bergamini, riuniti i propri ufficiali, diede loro indicazione che le navi non cadessero né in mani tedesche, né Alleate, e fossero autoaffondate non appena si fosse profilato il pericolo di una cattura, allarrivo dellordine "Raccomando Massimo riserbo". Bergamini contattò immediatamente Supermarina, parlando prima con Sansonetti e successivamente con De Courten, che diede la responsabilità delle mancate informazioni alla flotta ad "ordini superiori" ed insistette sul fatto che alla Regia Marina era richiesto "che le clausole dellarmistizio siano lealmente eseguite" la flotta doveva cioè trasferirsi in zone controllate dagli Alleati, e non autoaffondarsi. La stessa richiesta fu reiterata a Bergamini da Sansonetti in una telefonata successiva, specificando chiaramente che lopzione dellautoaffondamento era stata scartata. Al ritorno dal consiglio della corona, De Courten ebbe un altro colloquio telefonico con Bergamini, in cui questi chiese addirittura lesonero immediato dal comando in capo della flotta richiesta respinta, esprimendo inoltre il proprio rammarico per non essere stato precedentemente informato dellarmistizio.

De Courten, come egli stesso scrisse nelle sue memorie, si decise a comunicare al resto dei propri ufficiali comandanti le sue direttive circa lentrata in vigore dellarmistizio per la Marina solo dopo aver preso parte al già citato consiglio della corona. La notizia dellarmistizio ascoltata alla radio, a cui si aggiunse in tutte le basi lordine del Re di salpare con tutte le navi per trasferirsi nei porti controllati dagli Alleati, provocò in alcuni casi la viva protesta degli equipaggi; ma a parte le proteste di alcuni ufficiali che rifiutarono di partire, in particolare a Taranto, e di altri che avrebbero preferito affondare le proprie navi, non vi furono gravi incidenti, né tanto meno ammutinamenti. Il più grave dei tumulti si verificò sulla corazzata Giulio Cesare salpata da Pola, dove un gruppo di facinorosi rinchiuse nella sua cabina il comandante, capitano di vascello Vittore Carminati. La loro intenzione, non volendo consegnare la nave da battaglia agli Alleati, era di farla affondare al largo di Ortona, ma il resto dellequipaggio non partecipò a quei disordini e il moto di ribellione fu domato.

Lordine di eseguire le condizioni dellarmistizio e la trasmissione esplicita di queste condizioni fu trasmesso alle Forze Navali da Battaglia alle 20:30, e Bergamini convocò per le 22:00 gli ammiragli ed i comandanti delle unità sul Vittorio Veneto unica nave che aveva ancora i collegamenti telefonici con la terra per spiegare il significato dellarmistizio e ciò che andava fatto dirigersi La Maddalena anziché autoaffondare le navi. Forse non potendo, o non volendo, fornire per ordini superiori informazioni sulla destinazione finale delle sue navi in un porto degli Alleati, si limitò a mettere al corrente i comandanti sulla situazione politica in atto; dopo lunghe discussioni, convinse i suoi ufficiali a ubbidire ad un ordine che arrivava direttamente dal Re particolarmente duro da accettare, rispondendo loro che non si poteva escludere che le navi fossero attaccate tanto dai tedeschi che dagli Alleati, e che pertanto bisognava essere pronti a reagire ad ogni offesa da chiunque fosse pervenuta. Dalle testimonianze del capitano di vascello Giuseppe Marini, comandante della 12ª Flottiglia cacciatorpediniere, e del capitano di fregata Antonio Raffai, comandante del cacciatorpediniere Velite, risulta che Bargamini affermò che se qualche comandante non si sentiva di partire, doveva dirlo subito, ma tutti rimasero in silenzio. Bergamini informò quindi i presenti che a breve avrebbe riparlato con De Courten, e che lindomani mattina li avrebbe riuniti di nuovo per trasmettergli nuove eventuali comunicazioni. Evidentemente, Bergamini era convinto di poter rimanere La Maddalena. Alquanto polemico sul comportamento di Bergamini riguardo alla sua conoscenza sullarmistizio si mostrò nel dopoguerra lammiraglio Romeo Oliva, Comandante della 7ª Divisione navale, il quale scrisse in una nota inviata a De Courten, che egli ormai sapeva tutto ma durante il rapporto "non disse niente né agli Ammiragli né ai Comandanti".

Alle 23:00, dopo un ultimo tempestoso colloquio con Bergamini, De Courten convinse definitivamente il suo interlocutore a lasciare La Spezia, autorizzandolo a recarsi La Maddalena, dove si sarebbe trovato anche il Re, il quale, tuttavia, stava già cercando unaltra destinazione. La presenza del Re La Maddalena era infatti una scappatoia fatta da un disperato De Courten al solo scopo di convincere Bergamini a partire, evidentemente per evitare ulteriori complicazioni con gli Alleati nel rispetto degli accordi sullarmistizio.

                                     

1.3. Il contesto dell8 settembre La fuga di De Courten

Allalba del 9 settembre De Courten fuggì da Roma insieme alla famiglia reale, a Badoglio e ad altre personalità militari. La Maddalena era stata scartata per il pericolo di essere intercettati nella strada da Roma per il Tirreno dalle unità tedesche Ostia infatti venne occupata la sera dell8 settembre e per il già citato divieto emanato da Eisenhower di servirsi della Forza Navale da Battaglia come scorta durante la navigazione. De Courten giunse quindi verso le 16:00 allaeroporto di Pescara, dove partecipò a un improvvisato consiglio della corona che optò alla fine per trasferirsi via mare a Bari o a Brindisi dietro le linee Alleate ma nominalmente in mani italiane, imbarcandosi nel porto di Ortona.

Al contrario della famiglia reale che tornò nel castello ducale di Crecchio, vicino Ortona, Badoglio De Courten rimasero a Pescara, imbarcandosi per primi nella corvetta Baionetta proveniente da Pola che, assieme alla corvetta Scimitarra da Brindisi e allincrociatore Scipione Africano da Taranto, alle 06:30 di quel 9 settembre aveva ricevuto da Supermarina lordine di dirigersi verso il litorale abruzzese. La Baionetta, con a bordo De Courten e Badoglio, nei primi minuti del 10 settembre stazionò al largo di Ortona recuperando con dei motopescherecci i reali e poche altre persone, mentre la Scimitarra, giunta alle 07:00 della mattina, non trovando nessuno da imbarcare ripartì arrivando a Taranto verso le 11:00 dell11 settembre.

Fino a quel momento la Regia Marina era stata non solo lunica forza armata che si era schierata compatta con il Re, ma che aveva mantenuto lefficienza logistica e di comando attraverso il centro operativo dello stato maggiore, che continuò a funzionare da una stazione radio sotterranea della via Cassia grazie al sottocapo di stato maggiore Sansonetti, che ripassò il comando a De Courten il 12 settembre. Nonostante la frammentarietà e limpossibilità di verificare le informazioni che riceveva, Sansonetti riuscì a tenere i contatti radio con le navi che si stavano trasferendo nei porti Alleati. Ad esempio, quando alle 11:45 del 9 settembre lammiraglio Bruto Brivonesi, comandante di Marina Taranto, richiese a Supermarina di conoscere le clausole dellarmistizio, di cui si lamentò di non sapere anche il comandante di Marina Maddalena, alle 12:30 Supermarina compilò un messaggio PAPA da trasmettere a tutti i principali comandi in cui si portava a conoscenza:

Nelle ore successive questo messaggio circolare fu ripetutamente trasmesso, a partire dalle 14:15 e fino alle ore 00:38 del 10 settembre, a tutte le autorità, a terra e in mare.



                                     

2. Dislocazione della flotta all8 settembre

Le unità della flotta presenti nel Mediterraneo all8 settembre avevano questa dislocazione

Toscana

  • Livorno
  • Antilope, Camoscio e Artemide, tutte ai lavori, in forza alla 1ª squadra corvette
  • Portoferraio
  • Ape, in forza alla 2ª squadra corvette

Sardegna

  • Filippo Corridoni, in forza al 4º gruppo sommergibili
  • 2ª squadra corvette Minerva, Danaide
  • La Maddalena
  • Antonio Pacinotti nave appoggio
  • Ibis, in forza alla 1ª squadra corvette
  • Porto Conte

Brindisi

  • 3º gruppo torpediniere
  • 4ª squadra corvette
  • Pomona, in forza alla 3ª squadra corvette
  • Luciano Manara, non pronto, in forza al 9º gruppo sommergibili

Trieste

  • Berenice, corvetta non assegnata a squadriglie
  • Navi scuola Colombo, Vespucci e Palinuro

Monfalcone

  • Beilul, ai lavori, in forza al 5º gruppo sommergibili
  • Argo, ai lavori, in forza al 7º gruppo sommergibili

Durazzo

  • Giuseppe Missori, in forza al 3º gruppo torpediniere
  • Sfinge, in forza alla 3ª squadra corvette
  • Scimitarra, in forza alla 4ª squadra corvette
                                     

2.1. Dislocazione della flotta all8 settembre La Spezia

  • 4ª squadra: torpediniere
  • Gruppo cacciatorpediniere di squadra Attilio Regolo - incrociatore
  • Volframio, non pronto, in forza al 7º gruppo sommergibili
  • Lira, non pronta, in forza alla 2ª squadra torpediniere
  • Folaga, in forza alla 2ª squadra corvette
  • Euterpe, ai lavori, in forza alla 2ª squadra corvette
  • Persefone, ai lavori, in forza alla 1ª squadra corvette
  • 9ª divisione: navi da battaglia
  • 1º gruppo sommergibili Ambra, Antonio Bajamonti entrambi non pronti
  • 1º gruppo torpediniere
  • 7ª divisione: incrociatori Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli
  • 5ª squadra: torpediniere Ariete
  • 16ª squadra: cacciatorpediniere
  • 11ª squadra: cacciatorpediniere
  • 21ª squadra: cacciatorpediniere FR 21, FR 22
  • 6ª squadra: torpediniere
  • Anteo nave di salvataggio, non pronta
  • FR 51, ai lavori, in forza all11ª squadra corvette
  • Ardimentoso, pronta in efficienza ridotta, in forza alla 3ª squadra torpediniere
  • Sirena, ai lavori, in forza al 5º gruppo sommergibili
  • 14ª squadra: cacciatorpediniere
  • 10ª Squadra cacciatorpediniere
                                     

2.2. Dislocazione della flotta all8 settembre Toscana

  • Livorno
  • Antilope, Camoscio e Artemide, tutte ai lavori, in forza alla 1ª squadra corvette
  • Portoferraio
  • Ape, in forza alla 2ª squadra corvette
                                     

2.3. Dislocazione della flotta all8 settembre Sardegna

  • Filippo Corridoni, in forza al 4º gruppo sommergibili
  • 2ª squadra corvette Minerva, Danaide
  • La Maddalena
  • Antonio Pacinotti nave appoggio
  • Ibis, in forza alla 1ª squadra corvette
  • Porto Conte
                                     

2.4. Dislocazione della flotta all8 settembre Corsica

  • 3ª squadra torpediniere Aliseo, Ardito
  • Cormorano, in forza alla 2ª squadra corvette
  • Bastia
  • Francesco Rismondo e H 6, in forza al 1º gruppo sommergibili
  • Bonifacio
  • H 1, H 2 e H 4, in forza al 1º gruppo sommergibili
  • Aiaccio
                                     

2.5. Dislocazione della flotta all8 settembre Campania

  • Napoli
  • Giuseppe La Masa - ai lavori, in forza al 2º gruppo torpediniere
  • Partenope - ai lavori, in forza alla 2ª squadra torpediniere
  • Vespa, corvetta non assegnata a squadriglie
  • 2º gruppo torpediniere Nicola Fabrizi
  • Pozzuoli
  • Calliope, in forza alla 2ª squadra torpediniere
  • FR 115, non pronto, in forza alla 2ª squadra sommergibili
  • 1ª squadra corvette
  • Gaeta
  • Axum, pronto in efficienza ridotta, in forza alla 2ª squadra sommergibili
  • Quarnaro nave officina, non pronta
  • Castellammare di Stabia
  • FR 114, ai lavori, in forza alla 2ª squadra sommergibili
                                     

2.6. Dislocazione della flotta all8 settembre Taranto

  • Enrico Dandolo, ai lavori, in forza al 7º gruppo sommergibili
  • 15ª squadra cacciatorpediniere
  • 3ª squadra corvette
  • Murena e Sparide, non pronti, non assegnati ai gruppi sommergibili
  • 5ª divisione navi da battaglia Caio Duilio, Andrea Doria
  • Gruppo incrociatori leggeri
  • 4º gruppo sommergibili
  • 1ª squadra torpediniere
                                     

2.7. Dislocazione della flotta all8 settembre Brindisi

  • 3º gruppo torpediniere
  • 4ª squadra corvette
  • Pomona, in forza alla 3ª squadra corvette
  • Luciano Manara, non pronto, in forza al 9º gruppo sommergibili
                                     

2.8. Dislocazione della flotta all8 settembre Venezia

  • Nave scuola Marco Polo
  • Sebenico - non pronto, in forza alla 1ª squadra cacciatorpediniere
  • Miraglia nave approggio idrovolanti, non pronta
  • Audace, non pronta, in forza al 4º gruppo torpediniere
  • Quintino Sella, in forza alla 4ª squadra cacciatorpediniere
  • Nautilo, in efficienza ridotta, non assegnato a gruppi sommergibili
                                     

2.9. Dislocazione della flotta all8 settembre Trieste

  • Berenice, corvetta non assegnata a squadriglie
  • Navi scuola Colombo, Vespucci e Palinuro
                                     

2.10. Dislocazione della flotta all8 settembre Monfalcone

  • Beilul, ai lavori, in forza al 5º gruppo sommergibili
  • Argo, ai lavori, in forza al 7º gruppo sommergibili
                                     

2.11. Dislocazione della flotta all8 settembre Pola

  • 12º gruppo sommergibili e Scuola sommergibili
  • Giulio Cesare corazzata, a equipaggio ridotto, in forza alla 5ª divisione
  • 2ª squadra sommergibili classe CB, CB 7-12
  • Insidioso, in forza al 4º gruppo torpediniere
  • Baionetta e Urtania, corvette in addestramento
                                     

2.12. Dislocazione della flotta all8 settembre Fiume

  • Otaria, Ruggiero Settimo, in forza al 4º gruppo sommergibili
  • T 3, ai lavori, in forza al 4º gruppo torpediniere
  • Antonio Pigafetta, ai lavori, in forza alla 15ª squadra cacciatorpediniere
  • Ametista, in forza al 5º gruppo sommergibili
  • Giuseppe Dezza, ai lavori, in forza al 3º gruppo torpediniere
                                     

2.13. Dislocazione della flotta all8 settembre Dalmazia

  • T 1, in forza al 5º gruppo torpediniere
  • Cattaro
  • Rosolino Pilo, in forza al 4º gruppo torpediniere
  • Giuseppe Cesare Abba, in forza al 3º gruppo torpediniere
  • Spalato
  • 5º gruppo torpediniere Ernesto Giovannini, T 5
  • Sebeneico
  • T 6, in forza al 5º gruppo torpediniere
  • T 8, in forza al 5º gruppo torpediniere
  • Ragusa
  • Gravosa
  • T 7, in forza al 5º gruppo torpediniere
                                     

2.14. Dislocazione della flotta all8 settembre Durazzo

  • Giuseppe Missori, in forza al 3º gruppo torpediniere
  • Sfinge, in forza alla 3ª squadra corvette
  • Scimitarra, in forza alla 4ª squadra corvette
                                     

2.15. Dislocazione della flotta all8 settembre Grecia

  • Pireo
  • 16ª squadra torpediniere San Martino, Calatafimi
  • Francesco Crispi e Turbine cacciatorpediniere 1927, in forza alla 4ª squadra cacciatorpediniere
  • Patrasso
  • Monzambano, in forza alla 16ª squadra torpediniere
  • Solferino, Castelfidardo, entrambe in forza alla 16ª squadra torpediniere
  • Suda
  • Euro, in forza alla 4ª squadra cacciatorpediniere
  • Lero
  • Volta nave appoggio
                                     

2.16. Dislocazione della flotta all8 settembre In navigazione

  • Alagi, Diaspro, Galatea, Topazio, Turchese, Marea, Vortice, in missione di guerra, in forza alla 2ª squadra sommergibili
  • Fratelli Bandiera, Jalea, Squalo, in missione di guerra, in forza al 9º gruppo sommergibili
  • Augusto Riboty da Venezia a Bari, in forza alla 1ª squadra cacciatorpediniere
  • Bragadino, Ciro Menotti, Luigi Settembrini, Zoea in missione di guerra, in forza alla 4ª squadra sommergibili
  • Benedetto Brin, Giada, Nichelio, Platino, in forza al 7º gruppo sommergibili
  • Onice, in missione di guerra, in forza al 5º gruppo sommergibili, ma aggregatro al 9º gruppo sommergibili

Oltre a queste unità erano disponibili circa 90 MAS e motosiluranti a:

  • La Spezia 1ª Flottiglia MAS e X flottiglia MAS
  • Basso Tirreno 2ª Flottiglia MAS
  • Dalmazia 7ª squadriglia autonoma MAS
  • Sardegna 5ª Flottiglia MAS
  • Grecia 6ª Flottiglia MAS
  • Provenza 23ª squadriglia autonoma MAS
  • Pola (Flottiglia addestramento MAS
  • Mar Egeo 3ª Flottiglia MAS
  • Mar Jonio 4ª Flottiglia MAS


                                     

3.1. Movimenti della flotta italiana Movimenti iniziali

Lordine di partenza delle Forze Navali da Battaglia, con destinazione La Maddalena, fu trasmesso da Supermarina alle 23:45 dell8 settembre e fu attuato dallammiraglio Bergamini dalla corazzata Roma su cui aveva issato le sue insegne, alle 01:45 del 9 settembre, quando le unità efficienti delle Forze Navali da Battaglia cominciarono a muovere: in tutto erano tre corazzate Roma, Italia e Vittorio Veneto, quattro incrociatori, otto cacciatorpediniere e cinque torpediniere.

Tuttavia, occorsero ancora due ore prima che lultima nave, la Vittorio Veneto, uscisse dal porto di La Spezia. Lordine di partenza fu inviato per conoscenza alle 04:04 dal Comando marina di La Spezia a Supermarina, che, però, non lo decrittò fino alle 04:22, quindi diciotto minuti dopo che la flotta aveva già lasciato il porto ligure. Poche ore dopo i reparti tedeschi fecero irruzione nella base. Rispetto a quanto previsto nel promemoria Dick per la partenza delle navi, subito dopo il tramonto del sole per avere lindomani la scorta aerea degli Alleati al largo di Bona ed incontrarsi con una formazione navale britannica Force H comprendente due corazzate e sette cacciatorpediniere, la Forza Navale da Battaglia aveva accumulato un ritardo di circa sei-sette ore che, come si vedrà, fu fatale per gli attacchi aerei tedeschi, che sorpresero le navi in mare aperto e senza nessuna scorta aerea. Le cause del ritardo sono imputabili, oltre alle estenuanti discussioni tra De Courten e Bergamini, anche alla dichiarazione dellarmistizio avvenuta improvvisamente il pomeriggio dell8 settembre, che non permise, a detta del sottocapo di stato maggiore della marina Sansonetti, di "seguire strettamente" le norme del promemoria Dick, "tanto più che dovevano partire le navi effettivamente pronte, ma anche quelle non pronte ma approntabili rapidamente. Per conseguenza, era stato deciso di far sostare la Squadra, dovevano essere affondate. La mattina del 9 settembre, alle 7.27 Sansonetti rimasto a Roma, in quanto De Courten era in viaggio per Pescara trasmetteva a Taranto lordine di "eseguire lealmente le clausole dellarmistizio", mentre ordinava allincrociatore di Scipione Africano di muovere a 28 nodi per Pescara. Lordine di muovere per Malta le istruzioni per i segnali di riconoscimento furono trasmessi a Taranto alle 9.20 dello stesso giorno.

In seguito a queste notizie il contrammiraglio Giovanni Galati, comandante di un gruppo di incrociatori, rifiutò la resa e dichiarò che non avrebbe mai consegnato le navi ai britannici a Malta, mostrando lintenzione di salpare per il Nord, o per cercare unultima battaglia, o per autoaffondare le navi. Lammiraglio Brivonesi, suo superiore, dopo aver tentato invano di convincerlo ad ubbedire agli ordini del Re, al quale aveva prestato giuramento, lo fece mettere agli arresti in fortezza, insieme a Galati furono sbarcati il Capitano di vascello Baslini ed il Tenente di vascello Adorni, che si erano rifiutati di consegnare agli alleati le navi al loro comando. Così solo alle 17.00 poté partire lammiraglio Da Zara con le corazzate Duilio e Doria e "sarà anche il primo ad entrare La Valletta, con il pennello nero del lutto sui pennoni".

Lammiraglio Galati la sera del 13 settembre venne condotto a Brindisi, portato alla presenza dellammiraglio De Courten e al termine del colloquio il giorno dopo venne reintegrato. Lammiraglio Galati era uno dei giovani e brillanti ammiragli con un passato militare di primordine Solo a guerra finita, lammiraglio Galati seppe che a ordinare la sospensione di qualsiasi processo era stato il Re in persona, che aveva ritenuto necessario che il suo primo atto di Regno del Sud nascesse sotto il segno della conciliazione.



                                     

3.2. Movimenti della flotta italiana Pola

Il più grave dei tumulti che fecero seguito alla notizia dellarmistizio e allordine di salpare per navigare verso i porti degli Alleati si verificò a bordo della corazzata Giulio Cesare, partita la mattina del 9 settembre da Pola, dove si trovava in cantiere. Parte dellequipaggio, compresi il direttore di macchina, quattro ufficiali e alcuni sottufficiali, una volta capito che la destinazione sarebbe stata la base navale britannica di Malta, decise di affondare la corazzata al largo di Ortona per non consegnarla agli Alleati. Il gruppo rinchiuse nella sua cabina il comandante, capitano di vascello Vittore Carminati, ma il resto dellequipaggio non partecipò ai disordini. Carminati, dopo una notte di trattative ed un messaggio delle 09:40 in cui Supermarina assicurava che "in clausole armistizio è esclusa cessione navi o abbassamento bandiera", riuscì a riprendere il controllo della situazione raggiungendo Taranto, proseguendo poi per Malta.

                                     

3.3. Movimenti della flotta italiana Bastia

Il 9 settembre 1943 il capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato, già esperto sommergibilista dellAtlantico decorato dai tedeschi con la Croce di Cavaliere, al comando della torpediniera Aliseo, invertì la rotta della sua nave dopo luscita dal porto di Bastia Corsica per soccorrere la torpediniera Ardito, danneggiata e catturata da dieci unità tedesche. Di Cossato e il suo equipaggio, sostenuti a maggiore distanza dalla corvetta Cormorano, affondarono due cacciasommergibili UJ 2203 e UJ 2219 e, in seguito e grazie anche al fuoco dalle batterie costiere, cinque motozattere danneggiandone altre tre, evitando la cattura dell Ardito e riuscendo a navigare a Palermo, raggiungendo quindi il resto della flotta italiana a Malta. Per lepisodio e per il suo passato da abile comandante di sommergibili, il 27 maggio 1949 di Cossato venne premiato con la medaglia doro al valor militare postuma.

                                     

3.4. Movimenti della flotta italiana La X Flottiglia MAS

La X MAS si divise in due con una parte, tra cui il capitano di vascello Ernesto Forza, rimase fedele al Regno dItalia formando lunità speciale denominata Mariassalto e laltra al seguito del comandante della X MAS Junio Valerio Borghese decise di continuare la guerra contro gli alleati.

                                     

3.5. Movimenti della flotta italiana Oceano Atlantico

Al momento dellarmistizio a Bordeaux presso la base navale di Betasom, comandata dal capitano di vascello Enzo Grossi, che aderì alla Repubblica Sociale Italiana, erano distaccati tre sommergibili oceanici, il Cagni, il Finzi e il Bagnolini. Il Cagni che era in missione accettò larmistizio e si reco nel porto Alleato di Durban dove fu ricevuto con lonore delle armi.

Gli equipaggi degli altri due optarono per ladesione alla RSI e i due sommergibili operarono per circa un mese sotto la bandiera della Repubblica Sociale Italiana. Poi il 14 ottobre 1943 furono incorporati nella Kriegsmarine. In seguito alle vicende armistiziali Betasom confluì nella Marina Nazionale Repubblicana. Cinquanta specialisti rientrarono in Italia e furono incorporati nella Xª Flottiglia MAS.

Gli altri continuarono a fare parte della Marina Nazionale Repubblicana e, integrati da altri marinai provenienti dagli Internati Militari Italiani, furono impiegati come difesa costiera. In seguito fu costituito il battaglione Longobardo che rientrato in Italia fu incorporato anchesso nella Xª Flottiglia MAS. Il Bagnolini, che imbarcava personale misto italo-tedesco, fu utilizzato per missioni di trasporto di materie prime con il Giappone e fu affondato nei pressi del Capo di Buona Speranza l11 marzo 1944.

                                     

3.6. Movimenti della flotta italiana Mare del Nord

A Gotenhafen si trovavano, nella base denominata GAMMASOM, nove battelli di tipo U-Boot VII che avrebbero composto la Classe S con i relativi equipaggi in addestramento; i battelli vennero presi in forza dalla Kriegsmarine e parte degli equipaggi decise di continuare la lotta con i tedeschi.

                                     

3.7. Movimenti della flotta italiana Estremo Oriente

Per le unità in estremo Oriente lordine fu" Navi et sommergibili tentino raggiungere porti inglesi aut neutrali oppure si autoaffondino”. L8 settembre lincrociatore coloniale Eritrea era in navigazione tra Singapore e Sabang per dare supporto al sommergibile oceanico Cagni. Al momento dellannuncio dellarmistizio lEritrea obbedì agli ordini e di diresse alla massima velocità verso la base navale britannica di Colombo.

Le cannoniere Lepanto e Carlotto, oltre al transatlantico Conte Verde, che si trovavano a Shanghai si autoaffondarono il 9 settembre per evitare il sequestro da parte delle forze giapponesi. Stessa sorte per lincrociatore ausiliario Calitea in porto a Kobe per lavori. I tre sommergibili oceanici Giuliani, Cappellini ed il Torelli ormai inadatti per scopi bellici erano stati nel frattempo convertiti in trasporti e destinati allo scambio commerciale di materiali strategici tra la Germania e il Giappone.

I tre sommergibili vennero catturati dai giapponesi mentre erano a Singapore ed a Sebang il Cappellini. Dopo alcune settimane di dura segregazione, disobbedendo alle indicazioni degli ufficiali, la quasi totalità dellequipaggio dei battelli decise di continuare a combattere a fianco degli ex-alleati tedeschi e giapponesi, aderendo di fatto alla Repubblica Sociale Italiana. Il Giuliani, Cappellini e Torelli, furono incorporati nella marina tedesca con matricole rispettivamente U.IT.23 venne affondato da un sommergibile britannico il 14 febbraio 1944, con a bordo 34 uomini di equipaggio tedeschi e 5 italiani, U.IT.24 mai impiegato, dai tedeschi e U.IT.25 utilizzato per il trasporto e comandati da ufficiali tedeschi. Il Cappellini U.IT.24 ed il Torelli U.IT.25, con la resa della Germania, passarono ai giapponesi denominati I.503 e I.504 e, ancora con equipaggio misto giapponese-italiano e comando giapponese continuarono la guerra fino alla resa del Giappone. Consegnati agli Stati Uniti presso il porto di Kobe, furono successivamente affondati a largo nellaprile del 1946.

                                     

3.8. Movimenti della flotta italiana Mar Egeo

Il governatore delle Isole Italiane dellEgeo, all8 settembre 1943, era lammiraglio di squadra Inigo Campioni, competente anche per le Sporadi settentrionali le Cicladi. Egli risiedeva a Rodi e fungeva anche da comandante superiore delle forze armate abbreviazione del comando: Egeomil. Nello scacchiere del mar Egeo escluse Cerigo, Cerigotto e altre isole del Peloponneso dipendenti da Marimorea la Regia Marina gestiva le sue unità attraverso il "comando della zona militare marittima delle Isole Italiane dellEgeo" Mariegeo guidato dal contrammiraglio Carlo Daviso di Charvensod. La sede di Mariegeo era Rodi città. Le forze a disposizione del contrammiraglio Daviso erano divise tra la IV Squadriglia cacciatorpediniere Francesco Crispi e Turbine al Pireo più l Euro a Lero – il Quintino Sella si trovava invece a Venezia per dei lavori, la III Flottiglia MAS che comprendeva una squadriglia di motosiluranti e tre squadriglie MAS, alcuni gruppi antisommergibile e di dragaggio, unità per i servizi locali, alcune unità ausiliarie e il V Gruppo sommergibili, i cui battelli però erano dislocati tutti fuori dallEgeo. Il totale del personale della Marina era di 2.000-2.200 uomini, unità navali comprese.

Verso le 20:30 dell8 settembre, dopo aver ascoltato il proclama Badoglio che annunciava larmistizio alla Radio, il governatore Campioni riunì al castello di Rodi tutte le autorità superiori ai suoi ordini, ma, a causa della mancanza di ordini dai comandi in Italia, non venne presa nessuna decisione. In effetti il comando supremo in Italia aveva preparato per lEgeo un "promemoria n.2" con le direttive da seguire in caso di armistizio, ma laereo che doveva trasportare tale promemoria non riuscì a decollare, a causa del maltempo, prima del 9 settembre. Atterrato per caso a Pescara per fare rifornimento, vi ritrovò il Re e la sua corte in fuga, e gli fu ordinato di seguirli. Il promemoria n.2 quindi non arrivò mai a destinazione, ed è per questo che il capo di stato maggiore generale Ambrosio ne inviò un riassunto via telegramma nella notte tra l8 e il 9 settembre. I comandi delle unità navali tuttavia erano già stati messi in guardia contro possibili colpi di mano tedeschi già dopo il 25 luglio arresto del Duce. Daviso, inoltre, ordinò a tutte le unità in navigazione di concentrarsi a Lero salvo le motosiluranti e i MAS di Rodi che dovevano rimanere sul posto, informò i comandi di Lero, Stampalia e Sira della situazione e li autorizzò ad opporsi con le armi a qualsiasi atto ostile tentato dai tedeschi, anticipando in tal modo gli ordini di Supermarina e del comando supremo giunti più tardi e decifrati nelle prime ore del 9 settembre il riassunto del promemoria 2. Daviso invece non venne a sapere né delle clausole dellarmistizio trasmesse da Supermarina tra cui cerano quelle di evitare la cattura dei mezzi da parte dei tedeschi e di trasferire – senza consegnare o abbassare la bandiera – la flotta ad Haifa, né delle istruzioni per il concentramento delle unità navali date dal comandante delle forze navali Alleate nel Mediterraneo ammiraglio Cunningham.

Dal 9 settembre le forze tedesche entrarono in azione prima a Rodi, poi in tutte le isole italiane, dove in alcune, come a Coo o a Lero, erano sbarcati anche dei rinforzi britannici in aiuto alle truppe italiane. Le forze navali della Regia Marina si trovarono quindi in vario modo ad appoggiare i combattimenti terrestri. Nelle vicende che seguirono alcune vennero distrutte dai tedeschi, altre catturate, mentre altre ancora fuggirono nella neutrale Turchia dove vennero requisite dalle autorità e gli equipaggi internati. Le unità superstiti furono condotte ad Haifa e riunite nel "Comando superiore navale del levante", costituito il 16 ottobre 1943. Il 24 aprile 1944 nacque anche il "Gruppo MAS del levante".

In particolare, quasi tutte le unità navali e aeree riuscirono ad evacuare lisola di Rodi prima di essere catturate, grazie ad un ordine di partenza di cui non si è certi della paternità, attribuibile o al governatore Campioni, o allammiraglio Daviso senza autorizzazione di Campioni o, ancora, al capitano di corvetta Corradini, capo del settore militare che comprendeva il porto. Un MAS si rifugiò in Turchia, mentre le altre imbarcazioni proseguirono per Castelrosso o Lero. In questultima isola i bombardamenti tedeschi cominciati il 26 settembre affondarono un totale di dodici navi italiane, tra cui il cacciatorpediniere Euro e il posamine Legnano, mentre unaltra imbarcazione venne affondata per errore da alcune motocannoniere della Royal Navy. Un altro posamine, l Azio, venne fatto allontanare da Lero per evitarne laffondamento e, attaccato dai tedeschi nelle acque di Lisso, calò lancora in un porto turco per sbarcare il morto che aveva avuto dopo lattacco e altri feriti. Il comandante si vide rifiutare la richiesta di avere quindici giorni di tempo per riparare le avarie e ripartire, sicché nave ed equipaggio vennero internati. Quando, il 16 novembre, italiani e britannici si arresero, i mezzi navali ancora efficienti a Lero erano principalmente quattro MAS, una motozattera e quattro motopescherecci. I MAS e tre motopescherecci vennero internati in Turchia due MAS furono poi liberi di raggiungere Haifa il 29 febbraio 1944, mentre la motozattera e un altro motopeschereccio, una volta arrivati ad Haifa, furono usati dai britannici.

                                     

4. Unità perse dalla Regia Marina in conseguenza dei fatti armistiziali

Oltre al numeroso naviglio catturato od autoaffondato nei porti perché ai lavori o comunque impossibilitato a muovere, numeroso naviglio della Regia Marina andò perduto in combattimento a seguito dellarmistizio, e precisamente:

  • La nave officina Quarnaro catturata a Gaeta dopo duri combattimenti il 9 settembre;
  • Il trasporto munizioni Buffoluto catturato in combattimento con unità tedesche il 9 settembre;
  • La torpediniera T 8 affondata il 10 settembre da aerei tedeschi in Dalmazia con perdita di metà dellequipaggio;
  • Il cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi autoaffondatosi il 10 settembre in seguito ai gravi danni subiti dapprima a causa del tiro delle batterie costiere e poi di attacchi aerei tedeschi 58 morti e 240 sopravvissuti;
  • Il sommergibile Topazio affondato accidentalmente da un aereo britannico il 12 settembre con perdita dellintero equipaggio di 49 uomini;
  • La corvetta Berenice affondata il 9 settembre da tiro dartiglieria tedesco a Trieste con gravi perdite tra lequipaggio;
  • Lincrociatore ausiliario Piero Foscari affondato in combattimento con unità tedesche il 10 settembre insieme al piroscafo Valverde da esso scortato;
  • La cannoniera Aurora affondata l11 settembre al largo di Ancona dalle motosiluranti tedesche S 54 ed S 61 26 morti e 62 sopravvissuti;
  • Il cacciatorpediniere Quintino Sella affondato l11 settembre in Alto Adriatico dalle motosiluranti tedesche S 54 ed S 61, con la morte di 27 membri dellequipaggio e di circa 170 dei 300 profughi civili saliti a bordo;
  • Il posamine Pelagosa affondato dal tiro dartiglieria tedesco il 9 settembre, nel tentativo di lasciare Genova.
  • Il cacciatorpediniere Antonio Da Noli affondato su mine il 9 settembre nelle bocche di Bonifacio con 228 morti e 39 sopravvissuti;
  • La nave da battaglia Roma affondata da aerei tedeschi il 9 settembre 1943 con 1393 morti e 622 sopravvissuti;

Tra il numeroso naviglio minore perduto vi fu la vedetta antisommergibile VAS 234, affondata in combattimento con motosiluranti tedesche il 9 settembre 1943, sulla quale perse la vita il contrammiraglio Federico Martinengo, comandante superiore dei mezzi antisommergibile, alla cui memoria fu conferita la Medaglia doro al valor militare.

Tra la fine di settembre e linizio di ottobre, inoltre, diverse altre unità andarono perdute durante le operazioni di evacuazione delle truppe italiane dallAlbania e durante i combattimenti tra forze italiane e tedesche per il possesso delle isole greche:

  • La nave appoggio sommergibili Alessandro Volta, accidentalmente danneggiata da motocannoniere britanniche l8 ottobre 1943 mentre tentava di allontanarsi da Lero, incagliata a Lisso con gravissimi danni e qui distrutta dalla Luftwaffe;
  • La torpediniera Giuseppe Sirtori, danneggiata da attacchi aerei tedeschi il 14 settembre 1943, fatta incagliare a Corfù ed ivi autodistrutta il 25 settembre;
  • La cannoniera Sebastiano Caboto, catturata dalle forze tedesche alla caduta di Rodi.
  • La torpediniera Enrico Cosenz, autoaffondata al largo di Lagosta il 27 settembre dopo essere stata danneggiata da aerei tedeschi e da una collisione con il piroscafo Ulisse;
  • Il posamine Legnano, affondato a Lero da attacchi aerei tedeschi il 5 ottobre 1943;
  • La torpediniera Francesco Stocco, affondata da aerei tedeschi al largo di Corfù il 24 settembre 1943;
  • Il cacciatorpediniere Euro, affondato da attacchi aerei tedeschi a Lero il 1º ottobre 1943;

La quasi totalità della flotta mercantile venne catturata nei porti; un piccolo gruppo di mercantili riuscì a raggiungere Malta, mentre altri vennero affondati o catturati dalle forze tedesche mentre tentavano di raggiungere porti sotto il controllo con gli Alleati ed altri furono affondati durante le operazioni di evacuazione delle truppe italiane dalla sponda orientale dellAdriatico. Tra questi ultimi andarono perduti con pesanti perdite umane i piroscafi Dubac, colpito da aerei tedeschi e portato ad incagliare presso Capo dOtranto con circa 200 vittime a bordo il 25 settembre 1943, e Diocleziano, più volte bombardato e fatto incagliare sullisolotto di Busi Lissa con la perdita di circa 600-700 uomini il 24 settembre 1943.

                                     

5. Il suicidio di Fecia di Cossato

Il comandante Carlo Fecia di Cossato, "asso" dei sommergibilisti della Regia Marina, con 17 imbarcazioni nemiche affondate e medaglia doro al valor militare al comando del Sommergibile Tazzoli ", dopo larmistizio operò anche durante la cobelligeranza in missioni di scorta, al comando della torpediniera "Aliseo". Quando nella primavera 1944 si diffuse la notizia che, nonostante la cobelligeranza, le navi italiane sarebbero state comunque cedute alle potenze vincitrici Di Cossato ordinò alla propria squadra, quando fosse venuto il momento, di non accettare lordine di consegna e piuttosto di aprire il fuoco contro le navi Alleate e poi di autoaffondarsi.

Nel giugno 1944 il nuovo governo presieduto da Ivanoe Bonomi si insediò rifiutandosi di giurare fedeltà al Re; gli alti comandi della Marina si adeguarono alla scelta ministeriale ma, il 22 giugno, Carlo Fecia di Cossato, di fronte alla richiesta dellammiraglio Nomis di Pollone di riconoscere con giuramento di fedeltà il nuovo Governo del Sud ed uscire in pattugliamento, si rifiutò, dicendo di non riconoscere come legittimo un governo che non aveva prestato giuramento al Re e che pertanto non avrebbe eseguito gli ordini che venivano da quel governo e rifiutandosi ad un esplicito ordine dellammiraglio. Fecia di Cossato fu sbarcato, messo agli arresti per una notte in fortezza per insubordinazione e quindi privato del comando. La mattina successiva ci furono gravi tumulti fra gli equipaggi che si schierarono dalla parte di Fecia di Cossato rifiutando di prendere il mare e reclamando la liberazione del comandante e il reintegro. In breve Fecia di Cossato fu rimesso in libertà ma posto in licenza per tre mesi.

Nellagosto 1944, già psicologicamente segnato dalla morte dei marinai del Sommergibile Tazzoli scomparso nel maggio 1943, poco tempo dopo che ne ebbe lasciato il comando, si suicidò a Napoli, lasciando una lettera testamento a sua madre in cui accusava la grave crisi dei valori nei quali aveva sempre creduto e come denuncia morale contro tutti coloro per i quali il giuramento di fedeltà, a suo tempo prestato, sarebbe stato solo una parola al vento. La consegna della flotta ai vincitori, a seguito dellArmistizio dell8 settembre 1943, costituiva a suo giudizio una "resa ignominiosa della Marina" a cui si era "rassegnato" "perché ci è stata presentata come un ordine del re, che ci chiedeva di fare lenorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace". Però "siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato". Inoltre "da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso.

                                     

6. Il destino della flotta dopo i trattati di pace

Il trasferimento permise il salvataggio di gran parte della flotta che venne internata ad Alessandria dEgitto. Al 21 settembre, le cifre ufficiali italiane, sulle 319 imbarcazioni da guerra in organico, ne indicano come consegnate agli Alleati una cifra variabile dalle 79 alle 173 unità; quelle britanniche dicono che furono 133. Nelle sue memorie De Courten parla di 39 navi autoaffondate dallequipaggio o comunque sabotate e impossibilitate a prendere il largo. Nonostante a Taranto il 23 settembre fosse stato firmato un accordo, tra De Courten e Cunningham, che sanciva una collaborazione tra le due marine da guerra, lammiraglio Oliva disse che "Il periodo trascorso ad Alessandria è stato alquanto duro per le condizioni di spirito, per le difficoltà dei rifornimenti, soprattutto acqua, per il clima, per linazione, per lincertezza dellavvenire e per il trattamento piuttosto rigido usatoci dalle Autorità navali britanniche".

Lammiraglio Giovanni Galati da Brindisi dispose linvio di due torpediniere, Clio e Sirio, stipate di viveri e munizioni, verso Cefalonia, in soccorso della Divisione Acqui che aveva rifiutato lultimatum tedesco di arrendersi. Le due torpediniere erano a disposizione del Comando Marina in Puglia per servizi di scorta e pattugliamento locale; avuta notizia della partenza, il comando Alleato di Taranto nella persona dellammiraglio Peters ordinò perentoriamente di richiamare le navi.

"Il 13 ottobre 1943 lItalia dichiarò guerra alla Germania iniziando così il periodo detto della "cobelligeranza" con gli alleati. Tutte le navi fecero quindi ritorno a Taranto, eccezion fatta per il Vittorio Veneto e la ribattezzata Italia ex Littorio che furono trasferite ai Laghi Amari dove rimasero per i successivi tre anni". In seguito buona parte venne demolita o consegnata agli Alleati secondo le condizioni imposte allItalia dal trattato di pace, tra il 1948 ed il 1955.

La Regia Marina terminò la guerra con 105 navi per 268.000 tonnellate. Secondo i trattati di pace di Parigi del 1947 avrebbe dovuto mantenere solo 46 unità per 106.000 tonnellate. La Francia ottenne tre incrociatori più quattro cacciatorpediniere e una nave appoggio. La Jugoslavia tre torpediniere. LURSS ottenne una corazzata, un incrociatore, due cacciatorpediniere, tre torpediniere e una nave scuola. I greci ebbero lincrociatore Eugenio di Savoia che divenne la nave ammiraglia della flotta. Le due corazzate moderne della classe Littorio vennero demolite assieme a molte altre unità.

Durante i lavori dellAssemblea Costituente nel 1947, il filosofo Benedetto Croce, nel suo discorso contro la ratifica del trattato di pace da parte dellItalia, rivolgendosi idealmente alle potenze vincitrici ricordò la consegna della flotta: "Così allItalia avete ridotto a poco più che forza di polizia interna lesercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa". Poi concluse: "Ricordare che, dopo che la nostra flotta, ubbidendo allordine del re ed al dovere di servire la Patria, si fu portata a raggiungere la flotta degli alleati e a combattere al loro fianco, in qualche loro giornale si lesse che tal cosa le loro flotte non avrebbero mai fatto. Noi siamo stati vinti, ma noi siamo pari, nel sentire e nel volere, a qualsiasi più intransigente popolo della terra".

                                     

7. Controversie sulle presunte trattative di resa anticipate

Secondo alcune ricostruzioni Francesco Maugeri fu uno dei principali attori della trattativa di resa dellItalia verso gli Alleati per la parte riguardante la flotta. Secondo le memorie dellallora addetto navale a Stoccolma il comandante H. Denham vi erano state delle trattative" per acquisire unità da guerra italiane” e un ”tentativo di comprare navi da guerra italiane” relativo al" riferito desiderio italiano per una resa navale.

Secondo Santoni" Se lULTRA intelligence britannico, basato sulle decrittazioni dei messaggi cifrati, fu indiscutibilmente la causa di tante sorprese italiane a livello tattico non si possono tuttavia chiudere gli occhi su alcune documentate trame, aventi invece obiettivi strategici e politici, messe in atto da dipendenti dello Stato, che decisero di puntare su ambedue i cavalli in pista,così da essere sicuri di trovarsi alla fine dalla parte del vincitore”.