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ⓘ Martin Heidegger è stato un filosofo tedesco, considerato il maggior esponente dellesistenzialismo ontologico e fenomenologico. ..




Martin Heidegger
                                     

ⓘ Martin Heidegger

Martin Heidegger è stato un filosofo tedesco, considerato il maggior esponente dellesistenzialismo ontologico e fenomenologico.

                                     

1.1. Biografia Formazione

Nacque il 26 settembre del 1889 a Meßkirch, piccolo centro nel Baden meridionale, da Friedrich Heidegger 1851-1924, un mastro bottaio di Meßkirch che al contempo ricopriva lincarico di sacrestano della chiesa St. Martin a Meßkirch, e da Johanna Kempf 1858-1927. Compie i primi studi dapprima nel ginnasio "Heinrich Suso" di Costanza 1903-1906, grazie a una borsa di studio di una fondazione locale, ottenuta per intervento del parroco del paese, Camillo Brandhuber 1860-1931 e del suo futuro padre spirituale, Conrad Gröber 1872-1948, e poi in quello di Friburgo 1906-1909, Berthold Gymnasium presso i gesuiti.

Nel 1907 Gröber lo invita alla lettura della dissertazione di Franz Brentano, Sui molteplici significati dellessere secondo Aristotele Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles, 1862. Dal 30 settembre 1909 al 13 ottobre dello stesso anno Heidegger è novizio presso il collegio dei gesuiti di Tisis nei pressi della cittadina di Feldkirch, in Austria, ma anche per motivi di salute in particolare, problemi di natura cardiaca rinuncia alla vocazione religiosa e si iscrive alla Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo, dove segue i corsi di teologia cattolica per i primi due anni, optando successivamente per i corsi di scienze matematiche, scienze naturali e filosofia, frequentando le lezioni dello storico dellarte Wilhelm Vöge 1868-1952 e del teologo Carl Braig 1853-1923, del quale studia il trattato Vom Sein: Abriß der Ontologie.

È in questo periodo che Heidegger si avvicina ad autori come Nietzsche, Schelling, Hegel, Dilthey, alle poesie di Hölderlin e di Rilke, e, grazie a Vöge, alla pittura di van Gogh, pubblicando contemporaneamente brevi articoli sulle riviste cattoliche Heuberger Volksblatt e Der Akademiker. In Germania in questo periodo si avviano le traduzioni di Kierkegaard e di Dostoevskij, viene stampata la seconda edizione, notevolmente ampliata, della Volontà di potenza di Nietzsche, nonché ledizione Gesammelte Schriften di Dilthey.

Durante linverno 1910-1911, Heidegger studia la prima edizione 1900-1 delle Ricerche logiche Logische Untersuchungen di Edmund Husserl.

Nel 1912 Heidegger pubblica le sue prime rassegne critiche: Il problema della realtà nella filosofia moderna Das Realitätsproblem in der modernen Philosophie per la rivista Philosophisches Jahrbuch, e Recenti ricerche sulla logica Neuere Forschungen über Logik per la rivista Literarische Rundschau für das katholische Deutschland.

Il 26 luglio 1913, Heidegger consegue il dottorato con la tesi Die Lehre vom Urteil im Psychologismus, il relatore è Arthur Schneider 1876-1945, correlatore Heinrich Rickert 1863-1936.

Il 2 agosto 1914 si arruola volontario nellesercito ma il 9 ottobre dello stesso anno viene congedato per motivi di salute.

Il 26 luglio 1915 è libero docente grazie alla tesi Die Kategorien- und Bedeutungslehre des Duns Scotus, presentata da Heinrich Rickert, ma seguita dal sacerdote e teologo cattolico Engelbert Krebs 1881-1950 la quale verrà pubblicata nel 1916 con laggiunta di una conclusione. Il giorno successivo, il 27 luglio 1915, al fine di ottenere labilitazione allinsegnamento venia legendi, tiene la lezione di prova su Der Zeitbegriff in der Geschichtswissenschaft.

In questi primi scritti Heidegger non presenta alcun pensiero originale, successivamente, tuttavia, ricorderà come in quel periodo fossero già presenti le due tematiche che saranno al centro delle riflessioni e delle opere successive: la questione dell"essere" e la questione del "linguaggio".

Il 18 agosto 1915 Heidegger viene richiamato alle armi, dapprima presso il servizio postale di Friburgo e, successivamente, dopo un addestramento tenuto a Berlino maggio-luglio 1918, presso il servizio meteorologico di Verdun dove resterà fino a dicembre 1918. Nel frattempo, il 21 marzo 1917, sposa con rito cattolico Elfride Petri 1893-1992, la figlia di un ufficiale prussiano di religione protestante conosciuta nel 1915 a Friburgo mentre ella frequentava i corsi di economia politica. A celebrare il rito sarà, nel Duomo di Friburgo, proprio Engelbert Krebs, mentre testimone di nozze è Heinrich Ochsner 1891-1970. Una settimana dopo verrà celebrato lo stesso matrimonio ma con il rito protestante e questa volta alla presenza dei genitori della sposa. Dal matrimonio nasceranno due figli: Jörg nato il 21 gennaio 1919 ed Hermann nato il 28 agosto 1920.

Dopo una convinta adesione al sistema di valori del cattolicesimo, Heidegger comunicherà nella lettera del 9 gennaio 1919 a Engelbert Krebs labbandono della fede cattolica: "convinzioni gnoseologiche coinvolgenti la teoria del conoscere storico hanno reso per me problematico ed inaccettabile il sistema del cattolicesimo, non però il Cristianesimo".

                                     

1.2. Biografia Assistente di Husserl

Quando, il 7 gennaio 1919 Heidegger diviene assistente di Husserl ha già affrontato, oltre gli studi già citati di Brentano e di Braig, anche i due volumi delle Logische Untersuchungen 1900-1901 del padre della fenomenologia.

È in questo periodo, tuttavia, che Heidegger inizia a maturare una propria visione dell"ermeneutica della fatticità", così nei suoi "primi corsi friburghesi" 1919-1923 inizia ad emergere una certa originalità di pensiero. Partendo dal principio husserliano dellandare alle "cose stesse" Heidegger pone al centro della sua ricerca il problema della vita umana, volendo comprenderla allinterno della sua "fatticità e storicità". Quindi Heidegger non intende porre la "vita umana" tra gli oggetti da osservare, non intende "sospendere la vita" ent-leben, ma muoversi con essa alla ricerca della sua "autenticità" ovvero dellambito che le è proprio.

In tal senso Heidegger nei "primi corsi friburghesi" affronta autori come San Paolo, Agostino dIppona, Lutero, Kierkegaard e, soprattutto, Aristotele, allo scopo di evidenziare il senso profondamente esistenziale dellindagine filosofica; vi partecipano numerosi allievi, tra questi Karl Löwith, 1897-1973, Oskar Becker 1889-1964, Günther Anders 1902-1992, Hans-Georg Gadamer 1900-2002, Leo Strauss 1899-1973, Walter Bröcker 1902-1992 e la di lui futura moglie Käte Oltmanns 1906-1999.

                                     

1.3. Biografia Incontro con Jaspers

L8 aprile del 1920 Heidegger incontra, alla festa per il sessantunesimo compleanno di Husserl, Karl Jaspers 1883-1969 con il quale avvia una comune intesa filosofica e una collaborazione contro la filosofia accademica dellepoca. È di questo periodo Anmerkungen zu Karl Jaspers" Psychologie der Weltanschauungen "che nel giugno del 1921 invia a Jaspers, ma senza pubblicarla, in quanto contenente delle critiche sulluso di strumenti concettuali, caratteristici della filosofia tradizionale, per lanalisi del fenomeno dellesistenza.

Nel corso del 1922 la moglie Elfride fa costruire a Todtnauberg nella Foresta Nera una baita Hütte dallo stile semplice dove il filosofo trascorre i periodi liberi dagli impegni accademici. A tal proposito Hans-Georg Gadamer ricorda:

                                     

1.4. Biografia A Marburgo

Dopo aver compendiato le sue interpretazioni di Aristotele sviluppate lungo i "primi corsi friburghesi", Heidegger invia lo scritto Phänomenologische Interpretationen zu Aristoteles Anzeige der hermeneutischen Situation, noto anche come Natorp-Bericht) a Paul Natorp 1854-1924 e a Georg Misch 1878-1965 allo scopo di concorrere per linsegnamento rispettivamente a Marburgo e a Gottinga. Natorp resta colpito dalla interpretazione di Aristotele promossa da Heidegger e nel 1923 lo nomina professore straordinario Extraordinarius allUniversità di Marburgo.

A Marburgo, Heidegger resterà fino al 1928, cinque anni molto fecondi, con diversi allievi "friburghesi" che qui lo seguiranno tra questi Löwith e Gadamer e lincontro con colleghi di grande spessore, oltre Natorp, il filosofo Nicolai Hartmann 1882-1950, il filologo Paul Friedländer 1882-1968 e, soprattutto, il teologo evangelico Rudolf Bultmann 1884-1976. Nuovi allievi si aggiungeranno ai suoi corsi di Marburgo, tra questi: Simon Moser 1901-1988, Gerhard Krüger 1902-1972, Hannah Arendt 1906-1975, Hans Jonas 1903-1993, Hermann Mörchen 1906-1990, Helene Weiß 1901-1951.

In questo primo periodo Heidegger studia la corrispondenza intercorsa tra Wilhelm Dilthey e Paul Yorck von Wartenburg da cui nasce lintenzione di pubblicarne una recensione che finirà per rappresentare un vero e proprio saggio, il quale, anticipando alcuni temi propri di Essere e tempo, sarà loggetto della famosa conferenza, Der Begriff der Zeit Vortrag vor der Marburger Theologenschaft, tenuta a Marburgo il 25 luglio 1924 su invito di Bultmann, di fronte ai teologi della locale università.

Nellautunno del 1928 Husserl si adopera affinché il suo allievo Martin Heidegger gli subentri nella cattedra della Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo che il padre della fenomenologia deve lasciare per raggiunti limiti di età. Il 14 aprile 1933, Husserl viene definitivamente congedato dallinsegnamento. A partire dal varo della Reichsbürgergesetz, datata 15 settembre 1935, Husserl perde, in quanto "ebreo", la cittadinanza tedesca. Husserl muore il 26 aprile del 1938. I contatti tra Husserl e Heidegger furono, dopo il congedo universitario di Husserl, sporadici, per lo più mediati dal filosofo Max Müller 1906-1994, il quale ricorderà:

Dopo un primo sdegno occorso nel 1933, lopinione di Husserl nei confronti di Heidegger tornò ad essere positiva. Ricorda, Müller, come lo considerasse ancora "il più dotato di tutti coloro che abbiano fatto parte della mia cerchia". Al funerale di Husserl, Heidegger non parteciperà. Nel 1940, su pressione delleditore Max Niemeyer, Heidegger farà omettere la dedica a Husserl nella riedizione di Sein und Zeit, ma il ringraziamento celato nelle note, a p. 38, verrà comunque conservato.

Nellautunno del 1924 avviene lincontro con la studentessa diciottenne Hannah Arendt, giunta a Marburgo con lintenzione di partecipare ai seminari di Heidegger, allora trentacinquenne, il quale la nota e rimane colpito dal suo sguardo, come ricorderà in seguito.



                                     

1.5. Biografia Pubblicazione di Essere e tempo

I contenuti dei seminari universitari di Marburgo a partire da quello invernale del 1923-1924 rappresentano un cammino verso la pubblicazione principale del filosofo tedesco, Sein und Zeit Essere e tempo che uscirà nellaprile del 1927.

Precedentemente Heidegger aveva consegnato un primo suo manoscritto alla facoltà di filosofia dellUniversità, il quale, esaminatolo, propone il 5 agosto 1925 il filosofo come successore di Nicolai Hartmann alla prima cattedra di filosofia, ma il 27 gennaio del 1926 il ministero respinge tale richiesta motivandola per "carenza di pubblicazioni importanti".

Nellaprile del 1926 si avvia la composizione tipografica del testo, l8 aprile Heidegger dona a Husserl alcune parti del manoscritto che questultimo rivede.

Nel dicembre 1926, in concomitanza di una visita di Jaspers, Heidegger decide di lasciare incompiuto, alla seconda sezione della prima parte, Sein und Zeit. Il 3 maggio 1927 muore Johanna Kempf, la madre del filosofo. A pubblicazione avvenuta di Sein und Zeit aprile 1927, il 19 ottobre 1927 Heidegger è nominato alla I cattedra di filosofia dellUniversità di Marburgo. Nel frattempo, l8 luglio dello stesso anno tiene una importante conferenza su Phänomenologie und Theologie Fenomenologia e teologia presso la facoltà di teologia dellUniversità di Tubinga.

                                     

1.6. Biografia Rientro a Friburgo

La collaborazione tra Heidegger e Husserl continua, nel 1928 preparano insieme la voce "Phenomenology" per la Encyclopaedia Britannica, curando ledizione di Vorlesungen zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins" "Lezioni sulla fenomenologia della coscienza interna del tempo" a suo tempo predisposta da Edith Stein 1891-1942. In autunno viene chiamato dallUniversità di Friburgo, la Albert-Ludwigs-Universität, a succedere alla cattedra di Husserl il quale la lasciava per raggiunti limiti di età. Fu lo stesso Husserl a volere Heidegger come suo successore.

Il 24 gennaio 1929 tiene la conferenza su Philosophische Anthropologie und Metaphysik des Daseins "Antropologia filosofica e metafisica dellesserci a Francoforte dove ci sarà lunico incontro con Theodor W. Adorno.

Nella seconda metà di marzo Heidegger interviene a Davos sostenendo la celebre disputa con Ernst Cassirer 1874-1945, il suo intervento sarà compendiato in un libro pubblicato lo stesso anno: Kant und das Problem der Metaphysik. Tale saggio vedrà la dedica a Max Scheler 1874-1928 scomparso lanno prima e con cui Heidegger ebbe un intenso scambio filosofico già a partire dal 1923.

In occasione del settantesimo compleanno di Husserl, il 9 aprile del 1929, Heidegger tiene il discorso celebrativo e in quella occasione pubblicherà nel volume in onore del suo maestro Vom Wesen des Grundes "Dellessenza del fondamento". Il 27 luglio dello stesso anno tiene la lezione su Was ist Metaphysik? "Che cosè metafisica?".

La fama di Heidegger si diffonde per tutto il contesto accademico tedesco, viene invitato quindi a ricoprire una cattedra significativa come quella di Ernst Troeltsch 1856-1923 a Berlino, che rifiuta il 3 maggio 1930. Lanno successivo rifiuterà ancora una medesima offerta della stessa università e anche una analoga di Monaco. Per giustificare il suo gesto terrà un discorso alla radio di Berlino che sarà raccolto nello scritto Warum bleiben wir in der Provinz? "Perché restiamo in provincia".

Da luglio a dicembre del 1930 tiene diverse conferenze a Karlsruhe, Brema, Marburgo, Friburgo e Dresda estate 1932, sul tema del Vom Wesen der Wahrheit "Dellessenza della verità". Il 26 ottobre dello stesso anno tiene la conferenza nellabbazia benedettina di Beuron su Augustinus: Quid est tempus?.



                                     

1.7. Biografia Adesione al nazismo

Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler, capo indiscusso del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori NSDAP, che aveva ottenuto lincarico dal presidente della Repubblica di Weimar, Paul von Hindenburg 1847-1934, forma un nuovo governo, il quale tuttavia non dispone di una maggioranza in parlamento. Il 27 febbraio il parlamento tedesco, il Reichstag, viene dato alle fiamme, i nazionalsocialisti accusano del gesto i comunisti. Il giorno dopo un decreto a firma dello stesso Hindenburg sospende i diritti politici e civili. Il 5 marzo il partito nazista vince alle elezioni politiche e il 23 dello stesso mese Adolf Hitler fa approvare una legge che assegna al suo governo poteri eccezionali. Il 7 aprile il governo di Hitler vara una legge, la Gesetz zur Wiederherstellung des Berufsbeamtentums, per la quale i funzionari pubblici e tra questi i professori universitari "non ariani" devono essere allontanati dal loro ruolo.

Il 21 aprile 1933 Heidegger viene eletto rettore alla Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo, prendendo il posto del dimissionario Wilhelm von Möllendorff 1887-1944, il quale, eletto lanno precedente, aveva tentato senza successo di ritardare lattuazione della legge del 7 aprile che metteva in congedo tutti i professori di origine ebraica. Heidegger viene proposto da un gruppo di docenti nazionalsocialisti guidati da Wolfgang Aly 1881-1962 e Wolfgang Schadewaldt 1900-1974. Il voto a favore di Heidegger è pressoché unanime: gli unici 13 voti che non lo appoggiano, su 93 disponibili, sono proprio i voti dei professori "ebrei" che in virtù del decreto attuato dal Gauleiter per il Baden, Robert Wagner, non possono essere conteggiati. Va attestato che dei restanti 80, solo 56 presero parte alla votazione.

Il 1º maggio dello stesso anno, in quanto condizione prevista per assumere ufficialmente lincarico, si iscrive al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

Il 27 maggio si insedia ufficialmente al rettorato, tenendo il famoso discorso Die Selbstbehauptung der deutschen Universität "Lautoaffermazione delluniversità tedesca". Gli effetti di questo discorso furono molteplici e con valutazioni contrastanti, da una parte Heidegger lo ricorderà nel 1945 nel Das Rektorat 1933/1934. Tatsachen und Gedanken Il rettorato 1933/1934. Fatti e pensieri sostenendo che già il giorno successivo se lo erano dimenticati tutti e che nulla cambiò; la stampa nazionalsocialista esulterà; i commentatori stranieri, tra cui Benedetto Croce che nella lettera a Karl Vossel del 9 settembre 1933 lo valuterà come inadeguato e opportunista, criticheranno il testo. Diversa la valutazione di Karl Jaspers che il 23 agosto 1933 invierà una lettera a Heidegger per complimentarsi, anche se successivamente spiegherà che voleva dare la migliore lettura possibile di quel discorso per mantenere con lui un dialogo aperto. Franco Volpi nota come il testo sia influenzato dal Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt 1932 di Ernst Jünger 1895-1998, questo per la sua suddivisione nel triplice compito: Arbeitsdienst servizio del lavoro, Wehrdienst servizio di difesa e Wissensdienst servizio del sapere consegnando a questultimo il ruolo primario.

Nel settembre 1933 vengono offerte a Heidegger due ambiziose candidature alle cattedre delle prestigiose università di Berlino e di Monaco. Lopposizione al suo nome proviene da due fronti: da una parte i professori conservatori, dallaltra diversi professori nazisti che non riconoscevano nella sua filosofia la Weltanschauung propria del partito. In questa circostanza inizia a circolare un documento stilato dal filosofo e psicologo nazista Erich Rudolf Ferdinand Jaensch 1883-1940, già collega di Heidegger nel periodo di Marburgo, il quale lo descrive come "pericoloso schizofrenico", propugnatore di pensiero ebraico di genere "avvocatesco-talmudico" che, per questa ragione, secondo Jaensch, avrebbe attratto così tanti ebrei ai suoi corsi. In realtà, secondo lo psicologo nazista, la condotta di Heidegger era solo un abile adattamento della sua filosofia al nazionalsocialismo. Lanno successivo Heidegger torna ad essere in predicato per un incarico molto ambizioso: la direzione del costituendo Nationalsozialistischer Deutscher Dozentenbund "Lega dei docenti nazionalsocialisti".

In quella occasione Jaensch rincara la dose con una nuova relazione indicando le idee di Heidegger come "ciance schizofreniche", "banalità con le sembianze di cose significative", idee di un autore pronto a cambiare nuovamente bandiera qualora la rivoluzione nazista si fosse arrestata. In quella stessa circostanza, il filosofo nazista Ernst Krieck 1882-1947, già nominato dai nazisti rettore della Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, il quale mirava alla medesima posizione di filosofo del partito, esce allo scoperto e, sulla "prestigiosa" rivista di pedagogia nazista, da lui curata, Volk im Werden, appare un articolo del seguente tenore:

In analogo modo si mosse Walter Groß 1904-1945, astro nascente del partito nazista, il quale, citando le relazioni di Jaensch e gli articoli di Krieck, avvertì lufficio di Joseph Goebbels dellinopportunità di nominare a tale prezioso incarico Heidegger. Groß suggerisce a Goebbels anche di mettere fine alla politicizzazione delle università di modo che si possa mettere fine agli "sforzi penosi" dei docenti "di recitare la parte del nazionalsocialismo", riservando la cura ideologica alle predisposte sezioni di partito, lasciando alle università il solo ambito tecnico, economico e scientifico.

Il 14 aprile 1934 Heidegger rassegna le dimissioni da rettore della Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo, che verranno accolte dalluniversità il 27 dello stesso mese.

I discorsi tenuti da Heidegger nel periodo del rettorato, compreso tra il 22 aprile 1933 e il 14 aprile 1934, sono integralmente riportati nel volume 16 della Martin Heidegger Gesamtausgabe, segnatamente nella parte III pp. 81 –274 e integralmente tradotti in italiano, sempre nella parte III pp. 75–256, nel volume Discorsi e altre testimonianze del cammino di una vita 1910-1976, curato da Nicola Curcio, per la casa editrice Il melangolo di Genova.

Da queste testimonianze, e da altre testimonianza indirette, è indiscusso per gli studiosi il fatto che Heidegger, nel suo ruolo di rettore, abbia comunque attivamente partecipato al programma di nazificazione della sua università. Già nel discorso di insediamento a rettore, il filosofo tedesco ambiva a una rottura epocale, una sorta di lotta decisiva per la storia dellessere a partire dalla riforma delluniversità. E in questa battaglia egli si presenta come lalfiere degli studenti rivoluzionari nazionalsocialisti in rivolta contro gli accademici borghesi. Una rivolta, come rileva lo storico Rüdiger Safranski, che possiede parole dordine sovrapponibili a quelle del movimento studentesco del 67. Lo studioso Rüdiger Safranski ritiene che le dimissioni di Heidegger vadano imputate alla sua delusione nel riscontrare che il partito nazista non si dimostrasse sufficientemente "rivoluzionario" nei confronti dellidealismo e del conservatorismo borghesi proprio delle università dellepoca.

In questo periodo la condotta di Heidegger nei confronti dei propri allievi e colleghi ebrei è ambivalente. Franco Volpi nota come in alcuni casi, come con Werner Brock, Eduard Fraenkel, Elisabeth Blochmann, Paul Kristeller, Georg von Hevesy egli si sia adoperato per trovare loro una sistemazione allestero; ma in altri casi, come con Richard Hönigswald, Eduard Baumgarten, Jonas Cohn, Hermann Staudinger, si comportò diversamente, denunciandoli. Denunciò come "non nazionalsocialista" anche il suo allievo cattolico Max Müller 1906-1994 che per questa ragione perse la docenza.

In sintesi Heidegger aderì con entusiasmo alla "rivoluzione nazionalsocialista", interpretata da lui come storica possibilità per la risorgenza dellessere, e con altrettanto entusiasmo si adoperò, durante il suo rettorato, per la nazificazione della sua università. Diede le dimissioni quando ebbe contezza che il nazismo stava rinunciando alle sue premesse "rivoluzionarie" per mediare con gli interessi "borghesi".

Fatta salva quindi levidente adesione di Heidegger al nazismo, certamente secondo una visione del tutto personale dello stesso, adesione che egli non ritratterà mai, diversi studiosi si sono interrogati se la sua filosofia potesse contenere anche delle posizioni antisemite.

Hadrien France-Lanord specialista di Heidegger nella voce Antisémitisme del Le Dictionnaire Martin Heidegger afferma, nel 2013, testualmente p. 27:

Il rifiuto di considerare Heidegger antisemita, fu la posizione di importanti studiosi quali, ad esempio, il già citato Rüdiger Safranski e Bern Martin.

Recentemente, lintervista di Heidegger allo Spiegel è stata analizzata dal punto di vista decostruttivo: in particolare, lintervista è caratterizzata da una serie di lapsus che tradirebbero la "cattiva coscienza" del filosofo di fronte alla "questione ebraica".

Donatella Di Cesare rileva anche come tale posizione di rifiuto nel considerare Heidegger come un "antisemita" sia stata condivisa da molti allievi ebrei di Heidegger quali Karl Löwith, Hans Jonas, Hannah Arendt e Herbert Marcuse che pure non gli fecero mancare critiche.

Nel 2014, tuttavia, la casa editrice tedesca Vittorio Klostermann di Francoforte, casa editrice che cura la Gesamtausgabe di Heidegger prevista in 102 volumi, ha dato alle stampe i volumi n. 94, 95 e 96 contenenti i primi Schwarze Hefte titolati come Überlegungen Riflessioni, dal II al XV; il I è andato perduto che coprono il periodo compreso tra il 1931 e il 1941. Questi testi, fino a quel momento sconosciuti in quanto mai pubblicati, contengono, per la maggioranza degli studiosi, delle affermazioni chiaramente antisemite. Così nei 1.694 passaggi numerati nelle Überlegungen a cui vanno aggiunte le 120 pagine dellultimo volume che non contengono la numerazione, Heidegger cita per quattordici volte temi inerenti agli ebrei e allebraismo, sette di questi quattordici passaggi risulterebbero evidentemente antisemiti.

Il dibattito tra gli studiosi sui temi sollevati dalla pubblicazione dei primi Schwarze Hefte è ancora aperto. Così per lo stesso curatore delle edizioni degli Schwarze Hefte, Peter Trawny, la presenza di tratti antisemiti nel pensiero heideggeriano è indubitabile. La specialista di Heidegger Donatella Di Cesare, nella sua opera Heidegger e gli ebrei - I "Quaderni neri" del 2014, rileva, ad esempio, come la posizione di Heidegger sugli ebrei non possa essere considerata solo in base alla "quantità" dei passaggi delle Überlegungen evidentemente antisemiti, quanto piuttosto su come questi "passaggi", unitamente ad altre espressioni maggiormente utilizzate in qualità di "sinonimi", possano far comprendere leffettiva posizione filosofica di Heidegger sugli ebrei, qui evidentemente intesi come popolo posto al di fuori della storia dellessere, il che iscriverebbe Heidegger in quella tradizione antisemita propria della filosofia tedesca, ad esempio di Kant, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, nonché di buona parte della passata cultura filosofica europea.

La studiosa Francesca Brencio, considerando che la prospettiva ermeneutica di tali affermazioni sia ancora di fatto assente, avanza invece lipotesi che tale antisemitismo sia piuttosto legato "alla spietata critica che Heidegger muove al cristianesimo". Di tuttaltro avviso il figlio di Heidegger, Hermann Heidegger, storico e curatore testamentario delle opere del filosofo tedesco, nonché diretto curatore di alcuni volumi della Martin Heidegger Gesamtausgabe che, in un suo articolo del 6 agosto 2015 pubblicato dallo Die Zeit di Amburgo, sostiene che il filosofo non è mai stato antisemita. Allo stesso modo, il principale curatore della Martin Heidegger Gesamtausgabe, Friedrich-Wilhelm von Herrmann, in un articolo a sua firma pubblicato il 4 ottobre 2015 sul quotidiano italiano il Corriere della Sera respinge laccusa di antisemitismo rivolta al filosofo tedesco, evidenziando come unanalisi strettamente filologica dei termini usati negli Schwarze Hefte conduca a delle conclusioni assolutamente diverse rispetto a quelle finora considerate dai suoi critici e da lui considerate "improvvisate".

                                     

1.8. Biografia Dimissioni da rettore

Dimessosi da rettore e rifiutato come direttore della Lega dei docenti nazionalsocialisti, nel maggio 1934 Heidegger diviene componente della Commissione di filosofia del diritto dell Akademie für deutsches Recht "Accademia per il diritto tedesco". Nello stesso mese si reca a Weimar dove visita l"Archivio Nietzsche" e dove incontra Elisabeth Nietzsche 1846-1935. In questo periodo il coinvolgimento di Heidegger con la politica si va allentando anche se nutre ancora fede in Hitler e nella rivoluzione nazionalsocialista. Significativo in tal senso è il corso del semestre estivo del 1934 che previsto con il titolo "Stato e scienza", aveva attirato numerose personalità naziste curiose anche di conoscere cosa avrebbe sostenuto Heidegger rispetto alle sue dimissioni da rettore. Entrato in aula il filosofo comunica lintenzione di mutare largomento del corso in "Logica" intesa come interrogazione sui fondamenti dellessere, luogo della problematicità: alla seconda ora di lezione la sala si svuota, solo gli interessati alla filosofia sono presenti.

Nel semestre invernale 1934-35 affronta per la prima volta la figura e la poesia di Friedrich Hölderlin 1770-1843. In una significativa lettera che Heidegger invia il 21 dicembre 1934, alla sua amica, amante e confidente Elisabeth Blochmann 1892-1972, nel frattempo rifugiatasi nel Regno Unito per via delle sue origini ebraiche, ne spiega le ragioni:

Latto del poetare è quindi ciò che istituisce la cultura. La Grundstimmung ovvero la tonalità emotiva fondante di un popolo, quindi la verità del suo esserci, è istituita dai poeti che, unitamente ai pensatori e agli statisti, creano opere di grande potenza generando nuove condizioni dellesserci. E, riferendosi a Hölderlin, il "poeta del poetare", rivela:

La scelta di Hölderlin è da Heidegger ben meditata in quanto il poeta tedesco è "der Dichter des Dichters und der Dichtung" "il poeta dei poeti e della poesia", non solo, Hölderlin è anche il "der Dichter der Deutschen" "il poeta dei tedeschi", e siccome lui è tutto questo ma il suo poetare è "difficile" Schwer e "arcano" Verborgene, la sua "potenza" non è divenuta "potenza" del popolo tedesco e "siccome non lo è, lo deve diventare" Weil er das noch nicht ist, muß er es werden.

Quindi parlare di Hölderlin è per Heidegger parlare di politica nel suo significato più "alto" in quanto, e qui Heidegger cita direttamente lultima frase della lirica Andenken Ricordi di Hölderlin:

Per meglio significare questo valore, Heidegger introduce una modifica grafica al termine Sein che diventa Seyn: all"essere" Sein si aggiunge, nella terminologia heideggeriana, lEssere Seyn:

Nei fondamentali scritti che inizierà a redigere lanno successivo, il 1936, e fino al 1938, e che saranno pubblicati con il titolo Beiträge zur Philosophie Vom Ereignis Heidegger rende conto dellimportanza di questa innovazione terminologica:

                                     

1.9. Biografia Svolta e ultimi anni

Dimessosi dal rettorato, ed evitando ogni coinvolgimento politico diretto, Heidegger aveva continuato a tenere i suoi corsi accademici, ma senza pubblicare più alcuna opera fino al 1942. Fra i corsi di questo periodo troviamo soprattutto quelli su Nietzsche, poi editi nel 1961, mentre del 1935 è la conferenza su Lorigine dellopera darte, e dellanno seguente quella tenuta a Roma dedicata a Hölderlin e lessenza della poesia.

Alla caduta del regime nazista, per uninterdizione accademica predisposta dalle potenze occupanti nel periodo post-bellico, per alcuni anni fu allontanato dallinsegnamento, al quale verrà riammesso nel 1949 su sollecitazione di Jaspers, il quale era al corrente della compromissione di Heidegger con il nazismo, ma ritenne ugualmente di prendere le sue difese. Cessata linterdizione, nel 1947 Heidegger pubblica La dottrina platonica della verità, con una lettera sull"umanismo", in cui prende le distanze dallesistenzialismo umanistico in primo luogo di Sartre, allora molto diffuso in Francia, rilevando come, a differenza di questultimo, la propria filosofia sia volta principalmente alla riflessione sullessere.

Del resto è proprio in questo periodo che egli comincia a tracciare, attraverso una serie di saggi e conferenze come Sentieri interrotti, La questione della tecnica, Labbandono, poi riuniti in varie raccolte, i temi di una "svolta" intellettuale Kehre che sposterà la sua ricerca dai temi più prettamente esistenzialistici a quelli riguardanti la verità dellessere; per adeguarsi a questa svolta, anche il linguaggio delle sue opere diverrà sempre più vicino a quello della poesia e dunque più oscuro e ambiguo. Daltra parte proprio il tema del linguaggio e della poesia sarà messa in risalto in questultima fase, come testimonia lo scritto In cammino verso il linguaggio del 1959, nonché gli incontri con poeti come René Char e Paul Celan. Nel 1969 Heidegger, a 80 anni, accetta unintervista televisiva, svolta da Richard Wisser per la ZDF; in questa come in altre conferenze ed interviste giornalistiche degli ultimi anni, centrale è la questione della tecnica, assurta ad evento dellessere che scuote luomo nel profondo, minacciandolo nel suo stesso fondamento.

Poco dopo la morte dellamica Hannah Arendt 1975, Heidegger morirà a Friburgo, a ottantasette anni, nel 1976.

                                     

2.1. Pensiero Ontologia esistenzialista di Essere e tempo

Lintento di Heidegger è quindi quello di costruire unontologia fondamentale che, sulle orme dellultimo Husserl, ricerchi la natura costitutiva degli oggetti del mondo a partire dal soggetto e dalla coscienza trascendentale che in qualche modo li rende possibili. Husserl aveva bensì evidenziato lesigenza di indagare la soggettività in maniera non astratta e generica, ma in relazione agli oggetti del mondo e della storia: in tal senso egli aveva dato avvio allesplorazione delle cosiddette "ontologie regionali", ossia di quelle scienze rivolte allo studio di particolari aspetti o regioni della realtà, come la logica o la matematica, da un punto di vista a priori, cioè sulla base delle loro essenze ideali. Il tentativo di Husserl di dare concretezza al soggetto trascendentale, però, secondo Heidegger non è bastato, poiché occorre tener conto anche della sua finitezza e della drammaticità della sua esistenza storica.

Nel costruire la sua ontologia, ossia la scienza che descrive lessere le sue strutture fondamentali, Heidegger ritiene si debba partire dal soggetto che pone la domanda su che cosa sia lessere, cioè luomo. Luomo ha avuto un rapporto problematico con la definizione di essere, finendo per concepirlo come "oggettività", come semplice presenza, come la qualità per cui diversi oggetti o entità sono posti davanti a me ob-jecta in latino. Questa definizione non tiene conto delluomo stesso, al quale gli oggetti sono bensì presenti, ma che non è una semplice presenza nel mondo, bensì un prendersi "cura" di esso, un agire rivolto al futuro continuamente operando in vista di uno scopo. Recependo infatti linsegnamento fenomenologico, secondo Heidegger lesistenza umana significa essenzialmente trascendenza, protesa però allo stesso tempo verso il mondo, al fine di modellarlo e progettarlo. Luomo quindi non è presenza ma progetto, o alternativamente esser-ci Dasein, essere nel mondo, in quanto nodo inestricabile di situazioni nel quale si trova calato.



                                     

2.2. Pensiero Uomo come progetto

Se si intende lessere come progettare, si modifica anche la concezione dellessere degli oggetti, o degli "enti intramondani": questi non sono più presenze che sussistono in maniera indipendente da noi, come induce a credere il metodo scientifico, ma vengono visti come strumenti in funzione del nostro progetto. Un progetto che consiste appunto nel "preoccuparsi" di tali strumenti, averne cura nel senso latino del termine, un compito che luomo, per sua natura, ha nei confronti di essi. Del resto, anche la presunta oggettività con cui la tecnica dice di guardare loro, è in realtà in funzione della loro strumentalità o utilizzabilità.

Poiché ogni strumento coopera con altri strumenti in vista di un orizzonte più vasto che è il fine ultimo a cui devono servire, essi vanno compresi entro una totalità, alla luce del mondo complessivo creato e unificato dalluomo che persegue i suoi progetti. Ciò significa che lessere di questi enti intramondani è dato dal fatto che cè luomo: è luomo che li fa venire allessere.

Tale risultato, che per certi aspetti avvicina Heidegger allidealismo trascendentale e alla coscienza fenomenologica, per i quali appunto era il soggetto a creare loggetto, viene a questo punto ricondotto da Heidegger allesigenza sua propria di connetterlo alla concretezza dellesistenza. Lesserci, infatti, che progettando il mondo lo fa venire allessere in quanto coscienza trascendentale, si trova ad essere a sua volta "progettato": egli stesso è progetto gettato Geworfenheit; nasce e muore senza averlo deciso, e si ritrova limitato dalla sua finitezza. Il Dasein, pertanto, da un lato denota libertà in quanto trascendenza, dallaltro però questa stessa libertà comporta di accettare le condizioni in cui essa si va ad esplicare immanenza.

                                     

2.3. Pensiero Essere per la morte

Su questa auto-limitazione della libertà si inserisce la riflessione di Heidegger sulla morte, che non viene affrontata con intento moraleggiante, ma viene studiata per la sua funzione di dare senso e struttura al progetto dellesserci.

Mentre per le metafisiche passate, come ad esempio quella hegeliana, la morte aveva per lo più rappresentato un intoppo, un ostacolo al procedere della ragione assoluta di cui luomo era ritenuto portatore, la filosofia heideggeriana vuole mostrare che solo attraverso la morte luomo si costituisce come coscienza trascendentale, che "aprendo al mondo" lo fa venire allessere. La morte, infatti, si differenzia da ogni altra possibilità di scelta che luomo può trovarsi ad avere nella sua esistenza, perché non solo è una possibilità permanente con cui dovrà misurarsi comunque, ma è lunica che, quando si realizzi, annulla e rende impossibili tutte le altre: morendo si perde infatti ogni altra possibilità di scelta. Solo la morte, però, è costitutiva dellesserci come tale, cioè come Dasein, mentre le altre possibilità non realizzano la sua vera essenza.

Scegliendo di vivere una possibilità particolare come fondamentale e ineludibile, luomo sviluppa unesistenza inautentica. Questa è connotata da ununiformità di tipo circolare, per la quale egli tende a ricadere in futuro nei modi di essere del passato, o in situazioni già vissute, conducendo unesistenza quotidiana sostanzialmente insignificante e anonima, dove prevale ladeguamento a modelli impersonali dettati dal termine "si" man in tedesco ossia alle convenzioni dei vari "si dice" o "si fa".

Per ritrovare l"autenticità" dellesistenza, termine ripreso da Kierkegaard ma in un senso nuovo, occorre fare della morte il cardine delle proprie possibilità di scelta, non in unottica pessimistica, ma anzi per trascendere le situazioni particolari in cui di volta in volta ci si viene a trovare: per evitare cioè lirrigidimento in esse, salvaguardando la propria trascendenza e la propria libertà, la cui essenza è proprio la possibilità di scelta.

Il sentimento che mantiene aperta sulluomo la minaccia della morte è langoscia, che non è da intendere come timore, altrimenti foriero di debolezza e di desiderio di fuga dal proprio destino, ma va vista come il momento di comprensione emotiva della propria nullità. Di fronte allangoscia, infatti, "luomo si sente in presenza del niente, dellimpossibilità possibile della sua esistenza". Solo langoscia, mostrando ogni situazione alla luce della morte, gli consente di realizzare la storicità dellesistenza, evitando di cristallizzarla su possibilità già verificatesi; e daltro lato, vivendo per la morte, luomo riesce ad accettare più liberamente anche quelle circostanze che tendono a ripetersi, per poter restare fedele al destino suo e della comunità cui appartiene. Lessere-per-la-morte SeinZumTode, facendogli prendere coscienza del significato della storia, costituisce quindi il progetto dellesserci in quanto tale.

                                     

2.4. Pensiero Orizzonte temporale del progetto

Poiché ogni progetto è limitato dalla morte, esso si ritrova calato in una dimensione temporale, crocevia di passato, presente e futuro. E dal momento che, come si è visto, gli oggetti intramondani vengono allessere attraverso quel progetto storico-temporale che è luomo, si può dire che lessere si dà nel tempo; un concetto, questo, già di derivazione neoplatonica e agostiniana, per il quale lEssere non solo "è", ma appunto "si dà", "avviene", rivelandosi entro lorizzonte della storia, dove ciò che sarà è destinato a cadere in ciò che è stato, e al cui destino luomo è chiamato a prestare fedeltà. Heidegger dirà più tardi: "Lavvenire è lorigine della storia. LInizio è ancora. Non è alle nostre spalle, come un evento da lungo tempo passato, ma ci sta di fronte, davanti a noi. Linizio, in quanto è ciò che vi è di più grande, precede tutto ciò che è sul punto di accadere e così è già passato oltre di noi, al di sopra di noi". Le ulteriori riflessioni di Heidegger sulle consonanze tra Essere e tempo sono incompiute per limpossibilità di disporre di una terminologia linguistica adeguata, che non fosse ereditata dalla metafisica tradizionale.

                                     

2.5. Pensiero Sull Essenza della Verità

Nel corso della conferenza Essenza della Verità tenuta nel 1930, Heidegger amplierà tuttavia le sue riflessioni sul tempo, sostenendo limpossibilità di darne una definizione oggettiva, ma assimilandolo al linguaggio che è analogamente un orizzonte entro il quale ci troviamo ad operare: il linguaggio per lui non è uno strumento manipolabile arbitrariamente, così come non lo sono il tempo e gli enti intramondani, ma sono "quadri", aperture, nel quale ci troviamo gettati e da cui veniamo condizionati, noi con i nostri progetti le nostre esperienze. Quella tra linguaggio ed essere è per Heidegger più che unanalogia: con il linguaggio, ad esempio, abbiamo la libertà di esprimerci nei modi che vogliamo, usando parole e costrutti in vista di quel che più ci preme affermare, ma restando pur sempre vincolati dalle regole del discorso, della grammatica, dei vocaboli disponibili: la nostra libertà di linguaggio ha quindi un limite in quella libertà più basilare dellEssere, che attraverso il linguaggio si rivela. Non possiamo usare dellessere a piacimento, perché non è un oggetto: con unimmagine ripresa dalla teologia neoplatonica, lEssere lo si può pensare piuttosto come la "luce" grazie a cui è possibile vedere gli oggetti.

                                     

2.6. Pensiero Evoluzione dellontologia heideggeriana

Mentre nellopera capitale del 1927, Essere e tempo, Heidegger aveva affrontato principalmente le tematiche connesse allesistenza delluomo, trattazione che fu accolta come innovativa e importante anche in campo teologico, tanto da accendere un ampio dibattito presso vari teologi come Bultmann e Kuhlmann, nei decenni successivi egli venne maturando una svolta, o Kehre come sostenne lui stesso, sebbene non si trattasse di una rottura delle posizioni esistenzialiste già espresse in precedenza, ma piuttosto di unattenzione maggiormente rivolta allo studio dellontologia, e quindi in fondo di quellEssere che determina e condiziona la stessa esistenza umana.

Diversi studi e ricerche avevano portato Heidegger ad approdare a questa nuova fase, le cui linee guida erano già state accennate nella conferenza del 1930, e il cui periodo iniziale coincise con la sua breve adesione al nazismo. Linfluenza che le vicende politiche possano aver avuto sul suo pensiero è piuttosto discussa, dato che non mancarono riferimenti di Heidegger alla sua situazione storica, che a suo dire vedeva lEuropa stretta "nella grande tenaglia tra Russia e America", fra il totalitarismo sovietico da un lato e il regime monopolista dallaltro, ma accomunati entrambi dal fatto di esprimere "lo stesso triste correre della tecnica scatenata". Nella soverchiante struttura di questi apparati sovraindividuali Heidegger vedeva la conferma di come il singolo uomo non possa decidere arbitrariamente del proprio operato rispetto al mondo, ma di come si trovi inevitabilmente condizionato da situazioni storico-linguistiche fuori dal suo controllo.

A testimonianza di questo suo convincimento vi sono i suoi studi rivolti in particolare a Nietzsche, che molto aveva insistito sulla liberazione dellindividuo dagli schemi di pensiero precostituiti, e poi un saggio del 1946 riguardante un frammento dellantico filosofo Anassimandro, a cui si dedicò non per un interesse storiografico, ma per cercare di trascendere le forme tipiche del linguaggio odierno cristallizzate ormai a suo dire dalla riflessione metafisica, andando alla ricerca della libertà basilare dellEssere che fonda e condiziona il nostro modo di pensare e di parlare.

Non a caso il suo metodo di indagine si basò sempre più spesso sulla rilettura di testi poetici o filosofici ed in particolar modo di frammenti di pensatori greci arcaici.

                                     

2.7. Pensiero Lettera sull "umanismo"

Con la pubblicazione della Lettera sull "umanismo" Heidegger rese note le tematiche dellevoluzione del suo pensiero, rispondendo anche alla pressante richiesta di unetica che completasse la sua ontologia. Risalendo al detto di Eraclito, secondo cui "Ethos anthròpo daimon" "il carattere proprio delluomo è il suo destino", Heidegger lo analizza interpretando etimologicamente la parola ethos come soggiorno, dimora: ed il linguaggio viene ad essere considerato appunto come il luogo aperto, la finestra, attraverso cui lEssere si può manifestare alluomo nella sua verità. In un celebre passaggio della lettera, Heidegger afferma che:

Luomo, quindi, non può imporre allessere la sua verità, ma si deve piuttosto comportare, nei confronti di ciò che è, come nei confronti dellospite atteso: custodire e preparare la dimora, rammemorando un incontro passato, e predisponendosi consapevolmente alla possibilità di un incontro futuro. Il suo umano essere-nel-mondo, connotato dalla ricerca del senso dellessere quale fondamento della sua possibilità di scelta, viene ora interpretato come un soggiornare e-statico ossia fuori di sé nella verità dellEssere, concetto dal resto già presente in Essere e tempo dove, come sottolinea Heidegger, il Dasein "esperisce lesistenza estatica come "cura". Luomo diventa così il "pastore dellEssere", "la cui dignità consiste nellesser chiamato dallEssere stesso a custodia della sua verità" e "la cui essenza, in quanto e-sistenza, consiste nellabitare nella vicinanza dellessere". Ciò a cui danno voce i poeti ed i pensatori, ossia innanzitutto il "pensiero poetante", in quanto maggiormente dedito alla cura del linguaggio, meglio saprà, secondo Heidegger, predisporre allascolto della parola e dellavvento dellessere.

Nella stessa "lettera" Heidegger respinge pertanto ogni forma umanistica di etica, cioè che riconduca letica alla volontà e soggettività di "unumanità che, come subiectum, è a fondamento di tutto lente", facendone qualcosa di intrinsecamente nichilista. Lunica etica possibile è quella che viene prima di ogni etica, che tenga conto di quella differenza ontologica che consente alluomo di esperire la trascendenza dellessere rispetto allente, e quindi di abbandonare la pretesa di impossessarsi dellente e di manipolarlo riducendolo a mero strumento della propria tecnica.

                                     

2.8. Pensiero Destino dellEssere

Il tema della differenza ontologica tra enti ed Essere, ossia tra la dimensione ontica dei primi e quella ontologica del secondo, è stato affrontato da Heidegger negli ultimi anni in relazione alla domanda, già posta in Essere e tempo, sul perché lEssere sia stato via identificato con loggettività e la semplice-presenza. LEssere infatti non è un oggetto, cosa che comporta limpossibilità di definirlo; ma poiché luomo non sceglie arbitrariamente il linguaggio in cui si esprime, essendogli dato dal modo in cui lEssere liberamente si rivela, non si può attribuire ai filosofi che via si sono succeduti la responsabilità dellargomentare metafisico che ha determinato l "oblio" dellEssere. Una tale questione deve avere a che fare piuttosto con il destino stesso dellEssere Seinsgeschick.

Ripercorrendo le tappe della storia della filosofia, Heidegger qualifica come "metafisica" tutto il pensiero che si è sviluppato dopo Parmenide. Questultimo ancora parlava di Essere senza attribuirgli un predicato, e quindi senza farne un oggetto, ma dopo di lui lEssere è stato progressivamente confuso con gli enti e reso dialettico. Già con Platone ha avuto inizio il tentativo di oggettivarlo, sebbene costui lo identificasse con lEnte sommo situato al di sopra della dialettica. In seguito, dopo che le dieci categorie di Aristotele da leggi della mente furono divenute leggi dellente, Kant con lo schematismo trascendentale fornirà un equivalente spazio-temporale per ognuna di esse, collocandole nello spazio e nel tempo. Lo strumento del pensiero filosofico sono diventate così le categorie aristoteliche, e un essere concepito in filosofia è via divenuto un essere categoriale, che per la teoria di Kant è anche un essere spazio-temporale, non trascendente, ma ente anchesso.

Con Hegel infine si è avuto il culmine di quel modo di pensare che di fatto ha estromesso lontologia dalla filosofia, sancendo il primato definitivo della metafisica e del "sistema". Di fronte alloccultamento dellEssere operato dalla dialettica hegeliana non rimane che tentare un superamento di questultima e del suo presunto "sapere assoluto", consapevoli però degli esiti irreversibili cui è approdato il pensiero occidentale.

Paradossalmente, lultimo esponente della metafisica è stato colui che più di tutti ne ha tentato il superamento, cioè Nietzsche, ma in realtà si è rivelato l"ultimo metafisico" "der letzte Metaphysiker" ovvero il "pensatore del compimento della metafisica" "Nietzsche als Denker der Vollendung der Metaphysik"; il quale, pur mostrando lillusorietà e il nichilismo di fondo celato dietro ai valori della tradizione filosofica occidentale, ne è rimasto imprigionato opponendovi la volontà di potenza, che di quelli rappresenta la radice per via del suo carattere oggettivante e quindi nichilistico: "La metafisica di Platone non è meno nichilistica di quella di Nietzsche. In quella lessenza del nichilismo resta solo celata, in questa giunge interamente alla comparsa".

La fine della metafisica porta adesso a ripensare il ruolo della filosofia, per accordarlo ad una verità il cui disvelamento non è affatto progressivo e crescente: Heidegger infatti legge la storia della filosofia alla luce della filosofia della storia, secondo una visione per cui lessere si dis-vela e ritorna a "nascondersi" nelle varie epoche: questo processo è da lui chiarito attraverso unindagine linguistica ed etimologica sul vocabolo greco indicante la verità, cioè a-létheia "non-nascosto". Si tratta di un termine composto da "alfa privativa" che indica appunto la negazione, e dalla radice della parola léthe oblio, presente anche nel verbo lantháno significante "nascondere". In quanto alétheia, quindi, lessere si ri- vela termine che contiene in sé una contraddizione interna: manifestarsi, celandosi come un uscir fuori dalloblio e dallessere nascosto; e tuttavia il termine primo di questa dialettica resta pur sempre loblio, il ritrarsi dellessere a ogni sua rappresentazione nellente.

In questo aspetto si avvertono echi della teologia negativa: come nellimmagine neoplatonica citata in precedenza, lEssere è come la luce che non vediamo direttamente, ma solo in quanto rende visibili gli oggetti. Così lEssere rimane nascosto dietro quel che fa apparire: e ciò che appare è la storia con le sue epoche. Anche qui lanalisi della temporalità dellessere si fonda su unindagine linguistica, in questo caso della parola greca epoché, "sospensione". Lepoca è la forma propria della temporalizzazione, ed ogni epoca indica una particolare modalità di sospensione dellessere, il quale, in quanto alétheia, se per un verso "si dà" e si disvela, per laltro rimane sempre in qualche misura in sé stesso, appunto, in sospensione, ossia nascosto.

Alla verità dellessere, dunque, appartiene originariamente, etimologicamente, la possibilità del suo nascondimento, e quindi la sua non-verità: a partire da questo aspetto è possibile comprendere meglio il senso dellinautenticità della condizione umana, centrale già in Essere e tempo, che non è una connotazione morale, ma la modalità in cui innanzitutto e per lo più luomo esperisce il suo riferimento allessere. Il nichilismo stesso della nostra epoca non può essere considerato una degenerazione del pensiero filosofico, ma un evento dellessere, un suo destino.

                                     

2.9. Pensiero La questione della tecnica

La riflessione sulla tecnica, condotta più volte, aveva portato Heidegger già in Essere e tempo a evidenziare come luomo, il cui compito è "prendersi-cura" degli utilizzabili, ossia degli enti intramondani, tenda invece a ridurli a semplici mezzi sottoposti alla sua manipolazione.

In particolare nella conferenza La questione della tecnica, del 1953, il pensatore tedesco pone la domanda circa lessenza della tecnica moderna, rintracciando la sua origine nella mentalità metafisica, che riduce tutto al livello delloggettività misurabile e pianificabile, a partire dalla sua impiegabilità concreta. La tecnica è divenuta così il modo prevalente del "disvelamento" aletheia, nel senso che luomo di oggi esperisce la verità dellEssere sotto forma di tecnica, la quale si "impone" alluomo come "pro- vocazione". Essa è cioè un appello dellEssere: per definirne lessenza Heidegger usa il termine Gestell che spinge luomo a dirigere ogni elemento della natura, ogni energia, persino sé stesso al fine di immagazzinarli, modificarli e nuovamente impiegarli.

Di fronte a questa im- posizione, luomo può recuperare la sua libertà soltanto divenendo consapevole del vero carattere della tecnica, che al fondo non è qualcosa di meramente strumentale, e la cui "montatura" non ha nulla di tecnico, ma è ancora una volta parte del destino dellessere. Questo, da un lato, non può essere dunque contrastato, tuttavia una sorta di amor fati, di assunzione di responsabilità nei confronti di un tale destino, può consentirci di custodire la possibilità di una salvezza, oggi messa in grave pericolo dalla tecnocrazia. Come aveva scritto Friedrich Hölderlin, è proprio nel pericolo che si annida ciò che salva; e Heidegger in questottica, a partire dal senso originario della parola techne "arte", ne riscopre laffinità con la poiesis: entrambe, nellantica Grecia, stavano a indicare la produzione del vero e del bello.

A quel tempo, opere darte e opere "tecniche", erano, in un certo senso, lo stesso, e lestetica non era diventata ancora una branca del tutto separata nel modo di conoscere umano. È proprio questa, quindi, la via di salvezza che Heidegger propone alluomo moderno: essa passa per un ambito che è strettamente affine alla tecnica stessa, e tuttavia ne è distinto nel fondamento, ovvero lambito dellarte, poiché

                                     

2.10. Pensiero Labbandono

Il fatto che Heidegger ritenesse un destino ineluttabile lavvento dellera tecnocratica ha indotto alcuni critici a vedere in questa sua convinzione, paradossalmente, una sorta di giustificazione e apologia della tecnica stessa. Quel che traspare dai suoi scritti, tuttavia, è una speranza e quasi unattesa religiosa che, se pure il destino del mondo sfugge alle decisioni dei singoli uomini, un cambiamento epocale potrà un giorno verificarsi.

Il termine utilizzato in proposito da Heidegger nella conferenza del 1955 è Gelassenheit "abbandono", termine che, come sempre accade nellultima fase del pensiero di Heidegger, pone significativi problemi di traduzione. Il pensatore tedesco intende con questa espressione richiamare luomo a un atteggiamento speculativo di fronte alla realtà, che consiste, a suo avviso, in un raccoglimento cui allude il prefisso tedesco ge-, che lascia-essere le cose così come sono, senza intervenire.

Heidegger volge così sempre più il suo pensiero a un atteggiamento mistico, sintetizzabile nella formula "ormai solo un dio ci può salvare", che egli pronunciò in una celebre intervista. Egli intende lanciare una sorta di allarme nei confronti della tecnica, con cui luomo mette a repentaglio sé stesso nellobiettivo di conseguire legemonia sullente, obiettivo che lo ha infatti portato, egli sostiene, sulla soglia dellera atomica. Si tratta quindi, di fronte al predominio della tecnica, di approdare ad unetica originaria, attraverso una duplice condotta:

  • labbandono agli enti, agli oggetti del mondo, ossia una disposizione mentale che, riconoscendo sul nascere gli schemi di pensiero originantisi nel linguaggio, rifiuti latteggiamento calcolante proprio della tecnica, per ri-meditare la relazione fra luomo e lente fino a cogliere quel senso trascendente che nel mondo della tecnica si cela;
  • lapertura al mistero, che consiste nel mantenersi aperti, mediante una tale meditazione sulla tecnica, alla possibilità di una nuova manifestazione della verità dellEssere.

Questo atteggiamento meditabondo, che recupera la mistica renano-fiamminga rappresentata soprattutto da Meister Eckhart, Johannes Tauler ed Enrico Suso, non esclude neanche il silenzio quale modo per cercare di superare le forme linguistico-concettuali della metafisica, il che non significa affatto rinunciare ad indagare i "massimi problemi". Occorre piuttosto trovare un altro mezzo che possa farci riaccostare allEssere senza i limiti del linguaggio. La poesia può servire a questo. Essa infatti è la prima forma di linguaggio che, per la sua giovinezza, mantiene ancora intatta la vivacità dellEssere.

                                     

2.11. Pensiero Ricezione critica

I primi studi su Heidegger risalgono agli anni trenta in seguito alla pubblicazione di Essere e tempo, che accese un vivo dibattito sui temi dellesistenzialismo, soprattutto in Francia, mentre in Germania si inseriva in quello già avviato da Karl Jaspers. In Italia Heidegger fu introdotto da studiosi di formazione cattolica, come Carlo Mazzantini e Luigi Pareyson, in contrapposizione allidealismo immanentista e storicista della tradizione hegeliana, dominante in quegli anni e rappresentato soprattutto da Benedetto Croce, che su di lui espresse un giudizio fortemente negativo. Ad una rivalutazione della sua filosofia esistenzialistica, ma al di fuori di un contesto religioso, concorse anche la ricezione di Nicola Abbagnano e Pietro Chiodi.

In seguito agli sviluppi del pensiero heideggeriano nel secondo dopoguerra, lo stesso Chiodi e diversi seguaci come Löwith presero le distanze dalla sua "svolta", giudicandola uninvoluzione. Tra gli altri critici, soprattutto di area marxista, Jean Wahl contestò il tentativo heideggeriano di unire i temi del soggettivismo esistenzialista, come langoscia e la cura, con quelli del realismo ontologico attraverso la categoria di essere-nel-mondo, mentre Levinas e Derrida, pur essendone stati inizialmente influenzati, lo accusarono di ricadere nella metafisica per via degli aspetti logocentrici presenti nella sua filosofia.

Diverse letture hanno invece sottolineato limportanza dellispirazione religiosa ed escatologica che fa da sfondo alla filosofia di Heidegger, ad esempio da parte di Otto Pöggeler, di Enrico Garulli, o di Umberto Regina, per il quale il filosofo tedesco, rivelando la direzione ontologica della conoscenza umana, ne ha svelato anche la dignità e la destinazione teologica.

A vario titolo, Heidegger ha dato spunto ad altri pensatori come Umberto Galimberti, Emanuele Severino, Emil Cioran, Jean-Paul Sartre, Albert Camus, Alexandre Kojève, Georges Bataille, Herbert Marcuse, Michel Onfray.

                                     

2.12. Pensiero Ispiratori

Sugli anticipatori le ascendenze teologiche che possano aver ispirato il pensiero di Heidegger, oltre agli interpreti già citati, soprattutto Hans-Georg Gadamer ha evidenziato la nota mistico-religiosa che risuona spesso nelle sue pagine, dovuta in particolare allinfluenza esercitata su di lui da San Paolo e dal giovane Lutero, nonché da altri esponenti del misticismo tedesco come Angelus Silesius e i renano-fiamminghi. La stessa avversione di Heidegger verso loggettivismo e la metafisica sarebbe nata dallidea che questa sia stata inquinata dal concetto greco dellEssere, e quindi resa incapace di pensare la visione cristiana dell Eschaton.

Sarebbe dovuto in particolare a Platone e Aristotele il fatto di averci tramandato un concetto travisato dellEssere, che pure gli antichi greci avevano conosciuto nelloriginaria purezza con cui laveva enunciato Parmenide, verso il quale Heidegger si fece quindi fautore di un ritorno, e nel cui alveo viene fatta inserire la sua riflessione.

Un altro filosofo ad aver ispirato Heidegger, specialmente nella sua seconda fase, è Friedrich Schelling, anticipandolo nel fare dellarte lorgano della filosofia che più si avvicina alla comprensione dellessere. Di Schelling Heidegger apprezzò in particolar modo le riflessioni da lui condotte intorno al 1809 sulla libertà umana in funzione di contrapposizione al nascente sistema filosofico onnicomprensivo di Hegel; fu proprio verso questultimo invece che Heidegger ebbe un approccio sintetizzabile nella seguente formula: "tenere il sistema di Hegel in cima allo sguardo e quindi pensare in una direzione totalmente opposta". E aggiungeva: "io stesso non so ancora abbastanza chiaramente come debba essere definita la mia "posizione" rispetto a Hegel. Come "posizione antitetica sarebbe troppo poco".

Tra i filosofi più recenti a cui invece Heidegger esplicitamente si richiamò emergono Edmund Husserl, padre della fenomenologia, di cui fu discepolo, oltre a Friedrich Nietzsche, il poeta Friedrich Hölderlin, Soren Kierkegaard, e Arthur Schopenhauer, che già svolsero prima di Heidegger riflessioni analoghe anche sulla poesia, la tecnica, lessere, la temporalità, labitare.

Il filosofo contemporaneo Stanley Cavell, emerito di Harvard, ha rilevato notevoli somiglianze fra il pensiero di Heidegger le principali opere dei due primi grandi filosofi americani dell800, Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson. Analoghe forti somiglianze sono state evidenziate con il neoplatonismo greco e cristiano, specialmente sul tema dellineffabilità dellessere. Al di fuori invece della filosofia occidentale, è oggi ammesso e documentato un accostamento di Heidegger al taoismo e al buddhismo Zen.

                                     

2.13. Pensiero Heidegger e la Foresta Nera

Il legame particolarmente forte, quasi atavico, di Heidegger con la Foresta Nera è stato messo in luce da un testo, Il messaggero della Foresta Nera, pubblicato da Fréderic de Towarnicki, un giovane francese che nel 1945 aveva raggiunto e conosciuto il pensatore proprio nella sua baita montana, restandone vivamente impressionato. In seguito alla pubblicazione di numerose fotografie di Heidegger, che lo ritraevano in atteggiamenti di vita quotidiana nella sua baita di Todtnauberg, sempre nella Foresta Nera, lo scrittore austriaco Thomas Bernhard sembra invece stigmatizzare causticamente la figura del pensatore.

Un segnale del legame di Heidegger con la Foresta Nera si trova anche nel suo breve scritto Warum bleiben wir in der Provinz Perché restiamo in provincia, nel quale il filosofo considera il rapporto delluomo con la propria terra alla stregua di un legame ontologico.

                                     

3.1. Opere Gesamtausgabe

La Martin Heidegger Gesamtausgabe abbreviato in GA o HGA è ledizione completa di Heidegger, pubblicata dalla casa editrice tedesca Vittorio Klostermann, con sede in Francoforte sul Meno.

Le opere di Heidegger corrispondono, per larga parte, alla rielaborazione degli appunti inerenti alle lezioni universitarie svoltesi nei semestri accademici; seguendone il percorso si può seguire lo sviluppo negli anni del suo pensiero filosofico.

Heidegger ha tuttavia lasciato un suo scritto, datato 1937-1938, in cui suggeriva un percorso di lettura della sua opera. Tale scritto, Über die Bewahrung des Versuchten, è in GA 66.

Franco Volpi ritiene che tale scritto spieghi le ragioni per cui, ad esempio, lopera Beiträge zur Philosophie Vom Ereignis in GA 65, "Contributi alla filosofia. Dellevento") sia risultata inedita fino alla morte del filosofo. Secondo Volpi, Heidegger intendeva applicare quel criterio "tradizionale" proprio del Corpus Aristotelicum, quindi una suddivisione delle opere "exoteriche", dirette al pubblico, e un insieme di opere "esoteriche", dirette a coloro che risultavano pronti a recepirne i contenuti. Quindi una specie di cammino "iniziatico" verso il "cuore" del suo pensiero. Tale lettura è stata recepita anche da Donatella Di Cesare, secondo la quale ciò spiegherebbe, tra laltro, limportanza degli Schwarze Hefte nella complessiva opera heideggeriana.

Il "percorso" suggerito da Heidegger in Über die Bewahrung des Versuchten è il seguente:

1. Lezioni universitarie die Vorlesungen 2. Le conferenze die Vorträge

Hegelvortrag Amsterdam Über das Wesen der Wahrheit Die gegenwärtige Lage der Philosophie Konstanzer Vortrag Vom Ursprung des Kunstwerks Freiburger Vortrag Vom Ursprung des Kunstwerks Frankfurter Vorträge

3. Appunti per le esercitazioni seminariali, in particolare: die Aufzeichnungen zu den Übungen, im besonderen

zu Kants transzendentaler Dialektik und zur Kritik der praktischen Vernunft zu Hegels Phänomenologie des Geistes zu Leibniz, Monadologie zu Kants Kritik der aesthetischen Urteilskraft zu Schillers Briefen über die aesthetische Erziehung zur Nietzschevorlesung

4. Lavori preparatori per lopera Vorarbeiten zum Werk

dazu die Selbstkritik von" Sein und Zeit

5. Überlegungen und Winke Heft II- IV -V 6. die Hölderlinvorlesung und Vorarbeiten zum" Empedokles "7. Vom Ereignis Beiträge zur Philosophie dazu Nr. 4

                                     
  • Voce principale: Martin Heidegger Il rapporto tra il filosofo tedesco Martin Heidegger e il nazismo è stato, ed è tuttora, oggetto di una controversia
  • La Martin Heidegger Gesamtausgabe Martin Heidegger Opere complete acronimo: GA, anche HGA è l edizione completa delle opere del filosofo tedesco
  • Voce principale: Martin Heidegger Nell autunno del 1924 la studentessa diciottenne Hannah Arendt giunge da Königsberg a Marburgo con l intenzione di seguire
  • Segnavia Wegmarken è una raccolta del 1967 del filosofo tedesco Martin Heidegger di testi usciti precedentemente in forma separata su rivista pubblicato
  • politico svizzero Martin Heidegger 1889 1976 filosofo tedesco Ferdinand Heidegger 1899 - 1978 politico liechtensteinese Hermann Heidegger 1920 storico
  • tedesco Brief über den Humanismus è una lettera del filosofo tedesco Martin Heidegger scritta nel dicembre 1946 e pubblicata nel 1947. L autore tenta qui
  • contengono una serie di riflessioni filosofiche opera del filosofo tedesco Martin Heidegger Il nome Schwarze Hefte fu assegnato loro dallo stesso filosofo. Tali
  • Che cos è metafisica? Was ist Metaphysik? è un opera filosofica di Martin Heidegger del 1929 successivamente modificata nel 1943 con l aggiunta di un poscritto
  • tedesco: Einführung in die Metaphysik è un opera del filosofo tedesco Martin Heidegger Consiste nella versione pubblicata del corso di lezioni che egli tenne
  • Aufsätze è una raccolta di conferenze e seminari del filosofo tedesco Martin Heidegger rielaborati e riuniti da lui stesso secondo tre fili conduttori principali: