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ⓘ Castagneto Po è un comune italiano di 1 782 abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte. Situato a circa 25 chilometri a nord-est di Torino, sulle ..




Castagneto Po
                                     

ⓘ Castagneto Po

Castagneto Po è un comune italiano di 1 782 abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte. Situato a circa 25 chilometri a nord-est di Torino, sulle colline torinesi a Sud del fiume Po, è un comune dal territorio prevalentemente collinare, la cui quota varia dai 180 m ai 583 m del punto più alto.

                                     

1. La storia

Così come scrive il Casalis a proposito di questa amena località: "I paesi che non hanno altro nome, fuorché quello tratto da boschi, sono riguardati come dei più antichi." e in effetti alcuni ritrovamenti archeologici testimonierebbero la presenza romana nellattuale frazione di San Genesio, nota ab immemorabili per la sua sorgente di acqua termale. Tuttavia, la prima documentazione di Castagneto o Castagnetto o Castigneto risale al 1014, quando venne citata in un diploma dellimperatore Enrico II a favore dellabbazia di San Michele della Chiusa.

Nel 1019 Ottone Guglielmo, conte di Borgogna e unico figlio di Adalberto II re dItalia e già marchese dIvrea, donò allAbbazia di Fruttuaria anche la metà del villaggio portuale di Chivasso col Castello Castaneo ultra Padum e tutte le loro pertinenze: ciò conferma lappartenenza della località alla marca dIvrea. Il dominio diretto su Castagneto fu poi prerogativa dei vescovi dIvrea, i quali la consideravano uno dei feudi maggiori della loro chiesa, e ciò fin quando questi non ne investirono, assieme a Chivasso e a Casalborgone, il Marchese Bonifacio II del Monferrato nel 1227, con una riconferma del 1257.

Dagli anni immediatamente successivi essa fu direttamente soggetta ai marchesi, prima Aleramici e poi Paleologi, come emerge da due diplomi del 1259 dellImperatore Federico II a favore dessi marchesi. Nel 1428, Gian Giacomo del Monferrato investì del feudo il nobile Giovanni Provana del Sabbione, residente nella vicina e fiorente capitale Chivasso chera sede della prestigiosa corte marchionale monferrina.

La presenza di una non trascurabile popolazione locale verrebbe suggerita sia dallantica pieve di San Pietro Apostolo, sia dalla chiesa parrocchiale romanica di San Genesio, fatta edificare nellXI secolo dai monaci della Fruttuaria in luogo duna precedente cappella e dove essi probabilmente istituirono un hospitium per i pellegrini diretti dalla Francia a Roma.

Più che da un unico agglomerato abitativo, gravitante in passato su San Genesio, Castagneto era formata da parecchie cascine e borgate disseminate sul suo territorio, dove sorgeva tra laltro il castello che in realtà doveva essere una rocca di dimensioni non notevoli. Per rinforzare laspetto difensivo di questa strategica zona collinare, il marchese Teodoro II Paleologo fece edificare verso lanno 1400 ulteriori strutture fortificate minori tra cui delle piccole torri, molto probabilmente assegnate a un gruppo di nobilibus armigeris sabaudi e ai loro uomini, passati nel 1392 a servizio dello stesso Teodoro e stanziatisi qui stabilmente.

Queste fortificazioni dovettero poi svilupparsi in borgate e cascine e ciò lo testimonierebbero alcuni toponimi e porzioni murarie. Come erroneamente è stato scritto, non fu il castello di Castagneto a essere bruciato da Facino Cane nel 1397, ma quello di Castagnito, ubicata alcune decine di chilometri più a sud.

Quando nel 1431 Chivasso venne conquistata dai Savoja, Castagneto rimase sì sotto i Paleologo ma si trovò improvvisamente da essere strategico centro limitrofo alla capitale a periferica località di frontiera.

Insieme ai Provana, altre nobili casate ebbero nel corso dei secoli la giurisdizione anche parziale sul feudo e ciò per periodi talvolta assai limitati e spesso con ridottissimi beni feudali; a parte i Trabucco, nessuna di queste ebbe qui la propria residenza.

Ad esse si affiancava una Magnifica Comunità piuttosto antica, poiché i suoi Statuti le venivano riconfermati nel 1304 dallultimo marchese aleramico Giovanni I. Per quanto piccola, essa aveva un suo patriziato, suoi notai, suoi maestri e una sua curia il tribunale; le cariche erano ricoperte per lo più dalle famiglie patriziali quali i Maja, i Capello, i Bonetia alias Bonessa, i Borca, i Dazzi alias Dasso, i Castello, i Faletti, i Soardi, i Cavalli, i Chiapusso, i Pitroni, i Gastaldi alias Castaudo.

Dapprima il consiglio della Comunità era composto da quindici membri tra cui venivano eletti due priori che lo presiedevano e due consoli che sovrintendevano agli aspetti militari del luogo; in epoca più tarda i consiglieri vennero ridotti a dieci, tra i quali venivano eletti due nobili sindici mentre un notaio svolgeva la funzione di podestà, ovvero di cancelliere. Durante il dominio sabaudo, il consiglio venne infine dimezzato, trovandosi così composto di quattro consiglieri e un sindaco, scelti in una rosa piuttosto ristretta di capifamiglia. In casi straordinari si riuniva l Università degli uomini: il luogo delle adunanze era la chiesa di San Giovanni Battista, di cui era proprietaria la Magnifica Comunità che la destinava solo a quelluso e alla quale era annesso un edificio contenente il tribunale e larchivio pubblico. Sin dal 1319 la Comunità veniva rappresentata da uno o due deputati alle sedute del Parlamento monferrino.

Le vicende di Castagneto rimasero legate alle sorti del Monferrato anche dopo la sua devoluzione ai Gonzaga 1536 e sino al Trattato di Cherasco del 1631 col quale ne venne sancito il definitivo passaggio ai Savoia. Di quel periodo ricordiamo loccupazione francese durata dal 1537 alla Pace di Cateau-Cambrésis del 1559.

Stante la sua plurisecolare posizione strategica, nellinverno del 1704 si attestò tra Castagneto e Chivasso la linea difensiva contro lavanzata dellesercito francese che intendeva porre sotto assedio Torino; dopo che le truppe regie assieme ai castagnetesi respinsero due attacchi nemici, lo Stato Maggiore sabaudo decise di far brillare la locale fortezza danneggiando pesantemente labitato. Durante quel periodo e quando Castagneto non era esposta a rischi bellici, qui soggiornarono per alcune settimane i Savoia con la corte ducale.

In tempi più moderni divenne famosa lacqua minerale solforosa di San Genesio rinomata tuttavia da prima dellanno 1000 e molto probabilmente già in epoca romana, dai benéfici effetti che la definivano persino miracolosa e la cui sorgente termale è custodita allinterno di un piccolo edificio: il Regio Fonte di San Genesio, così denominato nel 1824 per concessione del re Carlo Felice di Savoia, al quale si deve la costruzione delledificio stesso. Lacqua che qui sgorga veniva citata nei principali trattati italiani ed europei di idrologia, quale limportantissimo Dictionnaire général des eaux minérales et dhydrologie médicale del 1860 o in importanti convegni medici. Ricordiamo che oltre a quella del Regio Fonte, esistono in loco diverse sorgenti minori, tutte con peculiari caratteristiche minerali ripetutamente oggetto di analisi scientifiche sin dal XVIII secolo.

Oltre ai diversi edifici signorili, nuovi o frutto di ristrutturazioni, la ventata di rinnovamento architettonico coinvolse nel 1838 anche la chiesa di San Pietro e ad essa nel 1847 vennero donati dal Re Carlo Alberto la pala daltare raffigurante la Vergine Assunta e San Pietro Apostolo e vari paramenti sacri. Questo gesto testimonia lo stretto rapporto tra il sovrano e il conte castagnetese Cesare Trabucco, suo Segretario privato, Senatore e Sovrintendente generale del Patrimonio e della Cassa privata del Re, nonché Sindaco di Castagneto.

Altre nobili famiglie piemontesi ebbero qui dimora, tra cui i San Martino di Agliè, i Turinetti di Priero, i Thaon di Revel, i Bongioanni di Castelborgo, i Blavet di Briga, i Fé dOstiani, i Bunis, i Pellion di Persano, i Ceriana; di questi ultimi citiamo lingegner Arturo Ceriana che modificò sapientemente lantica chiesa di San Genesio e che rese ancor più sontuoso il castello, poi passato ai Bruni Tedeschi dei quali ricordiamo lingegner Alberto Bruni Tedeschi e Carla Bruni Tedeschi Sarkozy.

Con Regio Decreto 682 del 5 giugno 1913, il comune fu autorizzato a cambiare il nome da Castagneto in Castagneto Po. In quello stesso anno venne fondata la Società operaio agricola di Mutuo soccorso.

                                     

2. Monumenti e luoghi dinteresse

Punti di interesse nel comune sono:

  • la Riserva naturale speciale del Bosco del Vaj, caratterizzata dalla presenza ormai rara nella collina torinese di faggeti ad una quota inferiore ai 600 metri di altitudine; qui ha sede lEnte di gestione delle aree protette del Po e della collina torinese che gestisce la riserva naturale speciale del Bosco del Vaj -71.50 ha- e il parco naturale della Collina di Superga -745.85 ha-
  • Villa Cimena, che fu di proprietà dei Turinetti di Priero e quindi acquistata allinizio dellOttocento dal conte Ignazio Thaon di Revel; il figlio di questultimo, Ottavio, ministro delle finanze, ne commissionò la radicale ristrutturazione al regio architetto Carlo Sada 1809-1873. Dalla collina di Cimena lomonima villa domina la piana del Po con la sua facciata palladiana incorniciata dal parco e dal bosco. Il parco della villa, realizzato in pochi anni a partire dal 1847, è opera di Marcellino Roda 1814-1892, giardiniere e paesaggista, attivo con il fratello Giuseppe al parco di Racconigi. Nel 1969 villa e tenuta furono acquistati da Renato Rosso che iniziò gli interventi di recupero e restauro degli interni.
  • il Regio Fonte di San Genesio, ubicato nei pressi della sopra citata chiesa; si tratta di un piccolo edificio dentro il quale è racchiusa una sorgente di acqua sulfurea; le acque sono bromo-iodico-sulfuree, efficaci come idropinoterapia contro le malattie polmonari e ghiandolari, le ostruzioni addominali, le infezioni cutanee e ginecologiche; sin dai tempi antichi questacqua era considerata miracolosa
  • la Chiesa romanica e neoromanica di San Genesio, fondata e costruita tra il 1019 ed il 1150 dallabbazia di Fruttuaria, sul luogo di una preesistente cappella. Delledificio originario dellXI-XII secolo restano labside centrale, la piccola abside a nord con la sua cripta e il poderoso campanile in muratura a pianta quadrata, con monofore, bifore e trifore decorate e spartito da cornici di archetti pensili monolitici in sette ordini. Essa è a tre navate, fu ricostruita nel 1620 in stile barocco, danneggiata nel 1705 e ricostruita nel 1716. La chiesa attuale è il risultato di un rifacimento neoromanico completato nel 1912 ad opera dellingegner Ceriana, che ampliò le dimensioni della chiesa originaria rifacendone la facciata le pareti laterali: a quel periodo risalgono sia i pilastri cruciformi che dividono le navate, sia le opere di scultura
  • Villa Poma, che fu di proprietà delle famiglie Ghignone, Blavet, Corradini e Alzona. Distrutta da un incendio nei primi anni del Novecento, villa Poma fu ricostruita tra le due guerre rispettando la cubatura originale e dotandola di unalta torretta secondo lo stile tipico del tempo. Mentre i Blavet di Briga ne erano proprietari, venne costruita una grande cisterna per la raccolta dellacqua piovana che permetteva lirrigazione di giardino e campi
  • il Castello, conosciuto anche come Villa Ceriana. Sorge in Strada Chivasso, allinizio della serie di tornanti che dalla strada statale 590 Torino-Casale conduce al centro del comune. Il castello è documentato dal 1019 e venne fatto riedificare nel 1740 dai conti Trabucco su disegni dellarchitetto Giuseppe Nicolis di Robilant. I lavori di riedificazione furono ultimati nel 1835 da Ernesto Melano, architetto che lavorava presso la corte reale. Acquistato nel 1859 dal banchiere valenzano Vincenzo Ceriana, il figlio di questi, larchitetto Arturo Ceriana 1859-1918, lo abbellì aggiungendovi una galleria disegnata in stile cinquecentesco, decorata con marmi e pietre fini scolpite. Due grandi artisti operanti in Piemonte, Francesco Gonin 1808-1889 e Costantino Sereno 1829-1893, si occuparono inoltre della decorazione di alcune sale. Il castello passò per eredità ai conti Fé dOstiani e nel 1952 fu acquistato dallingegnere, imprenditore e compositore Alberto Bruni Tedeschi, padre dellex topmodel Carla Bruni. Nel 2009 la famiglia Bruni ha venduto il castello per 17.5 milioni di euro al principe reale saudita Al-Walid bin Talal, allepoca il tredicesimo uomo più ricco del mondo. Dopo averlo messo a sua volta in vendita appena un anno dopo, nel novembre 2018 lo ha donato alla Croce Rossa Italiana.
                                     

3. Leggende popolari

Si narra che San Genesio di Arles, recandosi in pellegrinaggio dalla Francia a Roma, passò per Castagneto ove tenne a battesimo il figlio di un falegname; rientrando in patria, ripassò per il medesimo luogo incontrando il figlioccio oramai cresciuto: gli regalò il tappo della propria fiaschetta, il quale era doro e stuzzicò così le avide fantasie di alcuni malandrini. Essi tesero un agguato al Santo credendo di racimolare chissà che bottino: lo uccisero ma si ritrovarono a mani vuote ne seppellirono il corpo sul luogo del delitto. Tempo dopo, alcuni devoti al Santo vennero dalla Francia per recuperarne la salma: la levarono dalla sepoltura, lasciandovene però un dito poi conservato in una teca della chiesa a lui dedicata. Rimosso il corpo, iniziarono a zampillare tre sorgenti, rispettivamente di latte, di olio e di zolfo. Finché i terrazzani le usarono per i loro bisogni, il Santo lasciò fare, ma quando essi ne fecero commercio per arricchirsi, allora egli le confuse tutte tre e da lì nacque la caratteristica acqua lisciviale, con odor di zolfo e dal color biancastro che sgorga in questo luogo. In realtà quel San Genesio morì ai tempi di Diocleziano sulle rive del Rodano per ben altri motivi.



                                     

4. Società

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2017, i cittadini stranieri residenti a Castagneto Po sono 101, così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative: