Топ-100
Indietro

ⓘ Policlinico di Modena. LAzienda Ospedaliero - Universitaria Policlinico di Modena è una delle due Aziende Sanitarie di Modena. Si è costituita nel 1994 a seguit ..




Policlinico di Modena
                                     

ⓘ Policlinico di Modena

LAzienda Ospedaliero - Universitaria Policlinico di Modena è una delle due Aziende Sanitarie di Modena. Si è costituita nel 1994 a seguito della Riforma Sanitaria BIS ed è incentrata su un unico presidio ospedaliero, lo storico Policlinico universitario della città.

                                     

1. Storia e stemma

Era il 996 quando il vescovo di Modena, Giovanni, nella Charta donationis con cui fondava il Monastero di San Pietro, prescriveva lobbligo di adempiere al dovere di ospitalità. In questo modo si ottemperava, in verità con notevole ritardo, ai dettami del Concilio di Nicea del 325 che aveva prescritto la costruzione in ogni città di un luogo adibito al ricovero dei pellegrini, dei poveri e degli infermi. Per obbedire allordine vescovile, i monaci di San Pietro fondarono, poco dopo lanno Mille, lOspitale di San Nicolò, documentato tuttavia soltanto a partire dal 1169 in un documento di papa Alessandro III. Il testamento di Pietro Breda, dell8 gennaio 1248, ci fornisce un interessante elenco degli ospedali presenti in città: Ospedale di San Nicolò, Ospedale del Tempio, Ospedale di San Leonardo, Ospedale di San Cataldo, Ospedale di San Lazzaro, Ospedale di San Salvatore, Ospedale di Santa Croce. A questi vanno aggiunti gli ospedali delle associazioni dei lavoratori, delle Arti, che a Modena erano molto organizzate: lOspedale dei Mercanti era in Borgo Saliceto, quello di Santa Maria dei Battuti era nei pressi di Porta San Pietro. Interessante anche lOspedale della Confraternita di San Geminiano, fondato nel 1348 in occasione di una pestilenza e che nel 1448 venne convertito in monastero. Oggi ospita la Facoltà di Giurisprudenza. La concentrazione ospedaliera a Modena, cioè laccorpamento in ununica amministrazione delle antiche Opere Pie, avvenne nel 1541 sotto la spinta di un lungo periodo di forte carestia durato tre anni che aveva mostrato tutta linadeguatezza del sistema assistenziale cittadino. I Conservatori del Comune approvarono in tutta fretta la riforma, proposta dal canonico Guido Guidoni, con lassenso ducale, nel timore delle resistenze che essa avrebbe provocato. Le vecchie confraternite, certamente inefficienti, vennero esautorate mentre il controllo del nuovo ente fu affidato alloligarchia cittadina. La decisione provocò uno scontro tra il potere laico e il Vescovo Morone per la composizione degli organi collegiali di governo della Santa Unione 1541-1764. La Santa Unione accorpò i principali ospedali presenti in città in quel periodo. Tra questi cera lospedale di S. Lazzaro – lantico lebbrosario posto vicino allattuale Policlinico – quello di Santa Maria dei Battuti – posto nella cinquantina di San Lorenzo, a Porta S. Pietro presso il ponte del Calcagno, ricettacolo di infermi ed esposti – lOspedale di S. Giovanni della Morte – che si trovava nei pressi di Piazza Grande, originariamente gestito dalla Compagnia che assisteva i condannati a morte e che accoglieva anche infermi e forestieri – quello di San Bartolomeo – gestito dallArte dei Pellicciai, che si trovava a Cittanova – quello di Gesù – situato nei pressi di Porta San Francesco e che era destinato allassistenza dei poveri – quello di San Giobbe destinato agli infermi affetti dal morbo gallico, cioè la sifilide - e, infine, la Casa di Dio, meglio nota come Cadé, che fu la sede dellOspedale dellUnione e che era stato fondato da Guglielmo della Cella nel 1260 nella zona oggi occupata dal vecchio ospedale Civile che ne inglobò diversi locali. La Santa Unione incorporò anche il Desco dei Poveri, i beni dei Ponti Alto e Basso, i beni della Compagnia dellAnnunziata, lOpera del Priatto, lOpera Pia, i beni del Pater Pauperum, tutte Opere Pie presenti in città. Allatto della sua istituzione, la Santa Unione adottò anche lemblema che da secoli identificava lassistenza erogata dalle Opere Pie. Si trattava della" Mano benedicente", con lanulare e il mignolo ripiegati, derivante probabilmente da quella della statua di San Geminiano posta nel 1376 sulla Porta Regia del Duomo. Nel 1529, intanto, erano stati istituiti i Conservatori della Sanità di Modena, un organismo che doveva mettere in atto tutti gli interventi per preservare la sanità pubblica. Di nomina comunale, ma di approvazione ducale, tra i loro compiti cera" presidiare le Porte per lasciar fuori animali o individui provenienti da zone considerate a rischio". Dovevano anche occuparsi della pulizia dei fossi, delle androne, cioè i canali di smaltimento delle acque luride, il controllo degli animali randagi. Nel 1629 il Duca ordinò loro lesame autoptico di alcuni cadaveri nel corso di una inspiegabile epidemia. Nel 1759, poi, la pratica autoptica sarebbe stata estesa ai deceduti in ospedale per cause non chiare. Si deve al Duca Francesco III DEste1737-1780 la costruzione del Grande Ospedale degli Infermi, sorto sul vecchio Ospedale della Santa Unione in Piazza SantAgostino che è rimasto in funzione sino al terzo millennio che in origine era intitolato a San Giuseppe, come appare da numerosi documenti delle Sorelle della Carità, lordine di suore che ne gestì lassistenza sino a oltre la metà del Novecento. La prima pietra venne posta nel 1754 e il nuovo edificio fu inaugurato il 30 novembre 1758, ma completato solo nel 1761; la spesa per realizzarlo, oltre un milione di lire, fu coperta dal Duca, dalla Comunità di Modena e di altri centri della Provincia oltre che da una generosa donazione di Papa Benedetto XIV. Il nuovo ospedale venne gestito da una Congregazione Generale, facente capo al Ministro del Buon Governo, in pratica il Ministro dellInterno, composta da due sottopriori del Consiglio dei Riformatori, nominati dalla Comunità ma scelti dal Duca, da un canonico del Duomo, dal Presidente dei parroci, dal presidente dellOpera di Carità, dal Medico anziano visitatore, da un Notaio del Collegio cittadino, dallOrdinario degli Ospitalieri, da quello della Confraternita delle Stimmate, dal Massaro dei mercanti e da quello dei fabbri. Lassistenza religiosa dal 1742 al 1764 fu affidata ai Cappuccini, poi passò agli Scolopi, provenienti da Milano e Pavullo. Lospedale era diviso in un reparto infermi, uno per i feriti, uno per gli incurabili. I vecchi locali, collegati ai nuovi con un corridoio coperto, accoglievano gli esposti le loro balie. I reparti erano divisi in sezioni separate, uomini e donne. Nel 1720, su impulso di Ludovico Antonio Muratori, venne istituita la Compagnia della Carità, con lo scopo di mettere in pratica gli ideali filantropici del grande abate. Istituita con lapprovazione vescovile, essa iniziò a lavorare nel 1721, soccorrendo chiunque si trovasse in bisogno, colmando le lacune dellassistenza" pubblica”, e promosse il potenziamento della Santa Unione, accrescendo i capitali dei monti dei pegni per contrastare lusura ed ampliare i reparti dellospedale. La compagnia si finanziava con i lasciti le donazioni. Da citare, nel 1746 quello di Antonio Pavarotti, uomo ricco e privo di eredi, che finanziò un nuovo monte dei pegni. È ricordato da un ritratto che ora campeggia nellaula della Direzione Generale del Policlinico. Si trattava di un progetto organico a favore di tutti i bisognosi. Il 30 aprile del 1764 la Santa Unione veniva sciolta e veniva istituita lOpera Pia Generale dei Poveri, che avrebbe gestito sia lospedale, sia il Grande Albergo dei Poveri, costruito sul vecchio Convento degli Agostiniani e sullantico arsenale ducale, nel complesso che oggi ospita il Palazzo dei Musei. Quindi, il Grande Ospedale Civile, che sorge di fronte alla Chiesa di SantAgostino ha assunto quel nome, ora traslato al Nuovo Ospedale di Baggiovara, dalla piazza. In origine esso era solo il Grande Ospedale, intitolato a San Giuseppe, come si evince anche dagli atti delle Suore della Carità, che ne gestivano lassistenza. A differenza della Santa Unione, lOpera Pia era unistituzione con un forte controllo ducale che drenò anche le risorse delle elemosine che parrocchie, ordini religiosi e corporazioni erano soliti destinare periodicamente alla città. Il Successore di Francesco III, Ercole III dEste 1780-1796 nel 1788 riformò lAmministrazione, su proposta dalleconomista Ludovico Ricci e del Supremo Ministro Giovan Battista Munarini, ripartendo lamministrazione dellOpera Pia in tre Aziende: dellOspedale, dellAlbergo e del Ritiro. LAzienda dellOspedale gestiva anche le strutture militari e gli ospedali per dementi di Modena e Reggio, oltre al Cimitero di San Cataldo. La riforma del 1788 va collocata nel periodo dellassolutismo illuminato di Ercole III e tentava, per dirla con una terminologia moderna, di introdurre laziendalizzazione nella gestione dellassistenza. Le Opere Pie furono obbligate a presentare bilanci e statuti per pianificarne il risanamento economico. LAlbergo dei Poveri venne trasformato in una casa lavoro per i poveri che non avevano altro strumento che questuare, grazie a progetti tra limprenditoria locale e il governo, che miravano a rilanciare leconomia. Lassistenzialismo venne limitato a chi non aveva veramente mezzi propri e furono quindi inasprite le pene per chi, potendo lavorare, mendicava. Interessante notare come per Ricci il medico fosse un individuo ozioso, ignavo, scioperato, un peso per lo Stato! Questo perché leconomista era legato alle idee del tempo per cui la ricchezza di una nazione veniva dalla terra e dal lavoro manuale, non certo intellettuale. Nel 1807, in epoca napoleonica, le Opere Pie Assistenziali passarono sotto la diretta dipendenza del Ministero degli Interni, con levidente intento di laicizzare unisi tituzione tradizionalmente gestita dalla Chiesa. Venne creata la Congregazione di Carità che era articolata in tre commissioni, alla prima delle quali era affidata lamministrazione dellospedale. La riforma ebbe il merito di uniformare la gestione delle diverse Congregazioni e di inculcare il concetto che i cittadini possono pretendere lassistenza dallo Stato. Dal punto di vista gestionale, però, la Congregazione fu un fallimento, tanto che al ritorno degli Estensi nel 1814 essa versava in difficili condizioni economiche. Per porvi rimedio, Francesco IV dEste1779-1846 dovette creare nel 1829 lIntendenza dellOpera Pia Generale e nel 1839 la Congregazione Generale delle Opere Pie che dipendevano direttamente dal Duca.

                                     

1.1. Storia e stemma Periodo dallUnità dItalia a inizio Novecento

Con lUnità dItalia 1859-1862, a Modena venne estesa la legislazione sabauda che confermava, sul modello di quella francese, la soggezione delle Opere Pie allo Stato, pur lasciando una certa autonomia organizzativa agli enti che portò a forti contrasti tra istituzioni religiose e statali per la gestione degli ospedali, anche perché i Municipi tendevano a confinare negli ospedali i poveri, in modo da non doversi sobbarcare il loro mantenimento. La legge 6972 del 1890, voluta da Francesco Crispi, inserì gli Enti di beneficenza sotto il controllo statale, attraverso il loro riconoscimento di persone giuridiche pubbliche. Si riorganizzava il settore, introducendo una forte gestione burocratica, disciplinando per la prima volta il diritto allassistenza ospedaliera: per i malati poveri e quelli urgenti venivano definiti definitivamente le condizioni di ospedalizzazione. Lultimo Comune di residenza del malato si doveva accollare le spese. Il legislatore si preoccupò di ridurre" lingerenza di forze estranee sulle Opere Pie”, riferendosi soprattutto alla Chiesa Cattolica, e incluse nella gestione delle Opere Pie anche gli ospedali che sarebbero rimasti confusi in esse sino allepoca fascista, pur iniziando quella differenziazione che sarebbe definitivamente giunta a maturazione nel Novecento.

                                     

1.2. Storia e stemma Periodo del XX secolo

Una vera cesura nella storia della sanità italiana fu il Primo Conflitto Mondiale 1915-1918 che, soprattutto in Emilia-Romagna, per la sua posizione nelle immediate retrovie, portò alla nascita di veri laboratori di conoscenze e pratiche di tipo civile e sanitario. Non stupisce quindi che il primo dopoguerra portasse a maturazione una serie di interventi normativi in materia. Il Regio decreto del 30 dicembre 1923 n. 2841 obbligava i Comuni a ripianare il deficit degli ospedali, allargando il diritto allassistenza legale. Il decreto portò a contrasti tra Comuni e Opere Pie per la gestione e a spese più grandi per i Comuni. Il Testo Unico contenuto nella legge sanitaria n. 1265 del 1934 e il Regio Decreto n.1631 del 1938 portarono alla trasformazione dellospedale in una vera azienda erogatrice di un servizio pubblico, in grado di autoalimentarsi sulla base del reddito prodotto.

Il sistema delineato dal regime fascista segnava da un lato il massiccio intervento dello stato nella gestione della questione ospedaliera, dallaltro, però, fu il primo grande intervento sanitario della storia unitaria con listituzione di piani regolatori ospedalieri e linee guida per la costruzione di ospedali. La riforma fascista fu portatrice di modernità e stimolò per la prima volta il dualismo tra la componente sanitaria e quella tecnico-amministrativa, addetta a compiti gestionali. La L. 847 del 1937 impose la trasformazione delle Congregazioni di Carità in Enti comunali di assistenza ECA, allargando la sfera di influenza del prefetto e, quindi, del governo centrale. Anche le 20 Opere Pie di Modena dovettero confluire nellECA assieme alla Congregazione di Carità. Il processo fu completato nel 1938. Il nuovo ente gestiva sia le attività ospedaliere e sanitarie sia quelle assistenzali, come le case di riposo, il ricovero dei cronici, il manicomio, lorfanatrofio. Il Comitato di Amministrazione dellECA modenese era composto da rappresentanti di nomina prefettizia e guidato dal presidente Guido San Donnino, podestà del Comune di Modena, mentre il direttore era Raimondo Gigli. Nel 1944 lente fu diviso in ECA generica cui facevano capo le Opere Pie e lECA Istituto Ospedali che gestiva lOspedale e che col DPR n. 990 del 25 luglio 1956, sarebbe stata trasformata in Istituti Ospedalieri Modenesi IOM.

Nel tempo, quindi, il Grande Spedale si andò caratterizzando sempre più fortemente come unistituzione laica e, quindi, la mano benedicente – che si può ancora trovare nei rilievi sui finestroni delledificio di Piazza SantAgostino – divenne" patente!” con il motto "Patet omnibus", che significa" aperto a tutti" le trivelle, simbolo di Modena. Questo emblema risale allOpera Pia generale istituita da Francesco III 1764 al posto della Santa Unione e contraddistinse sia la Congregazione di Carità sia gli Enti Comunali di Assistenza e gli Istituti Ospedalieri Modenesi 1956. La scelta di questo emblema sottolineava la differenza fra un Ente – la Santa Unione – di origine privata e carattere religioso, e la nuova Opera pia, istituzione laica di diritto pubblico.

Nel 1933 venne bandito un concorso per la costruzione di un Nuovo Ospedale Clinico, perché il vecchio Grande Spedale non era più adeguato. Tra i 29 progetti venne premiato quello di Ettore Rossi. I lavori cominciarono nel 1940, furono interrotti a causa della seconda guerra mondiale e vennero ripresi, tra mille difficoltà, nel 1951. Terminarono nellestate 1963 quando il nuovo ospedale poté finalmente funzionare. Nel 1968 il Policlinico divenne ospedale di riferimento regionale – nellambito della riorganizzazione promossa dalla L. 132/1968 – e adottò come emblema la" Mano patente" gialla su fondo blu in campo araldico, in ciò facendo propri i colori della città. Nel 1994 la nuova Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena ladottò come proprio stemma, in una versione moderna, più stilizzata, verde chirurgico, che aveva sempre caratterizzato ledificio. Nel 2007, infine, la Mano Patente scomparve dal logo del Policlinico in virtù della decisione da parte della Regione Emilia-Romagna di creare un logo unico del Servizio Sanitario Regionale. Nel 2009, tuttavia, venne utilizzata per coniare il Sigillo dellAzienda Ospedaliero – Universitaria Policlinico di Modena donato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante linaugurazione del nuovo Pronto Soccorso. Da quel momento gli ospiti donore dellAzienda ricevono questo sigillo, simbolo di una storia secolare di cui il Policlinico è stato tra i protagonisti.



                                     

2. Capiscuola

Nei cinquantanni della sua storia, il Policlinico di Modena ha legato il suo nome ad alcuni grandi della medicina non solo italiana. Bruno Bagolini 1924-2010, Direttore della Clinica Oculistica del Policlinico dal 1972 al 1984. Volle la convenzione con gli IOM per istituire al Policlinico il Centro di Oftalmologia Sociale, unico del genere in Emilia – Romagna con lo scopo di indagare sulle cause della cecità. Nel febbraio del 1977 la sua équipe effettuò il primo trapianto di cornee al Policlinico di Modena. Bruno Bonati 1924-2002. Direttore della Semeiotica Medica dal 1971 al 1978. Direttore della Patologia Medica – Medicina III dal 1978 al 1995. Allievo di Mario Coppo, seppe creare una scuola fiorente che proseguì gli studi del grande maestro ma ne ampliò notevolmente il campo di ricerca, ponendo le basi al Policlinico per la nascita dellEndocrinologia e lo studio delle malattie del metabolismo. I suoi studenti ne ricordano il carisma, leleganza e la capacità di fare squadra. Augusto Bonola 1907-1976. Direttore della Clinica di Ortopedia e Traumatologia 1945 – 1976. Cofondatore della Società Italiana di Chirurgia della Mano 1959 che non a caso ha come logo quello del Policlinico. Fondatore della chirurgia della mano a Modena e in Italia. Dalla sua scuola, oltre alla Chirurgia della Mano, è sorta anche la Chirurgia Plastica. Mario Coppo 1908-1999, direttore della Patologia Medica 1947-1951, della Clinica Medica 1951-1978, Preside di Facoltà 1959-1965, presidente di diverse cocietà scientifiche. È tra i più grandi epatologi della storia. A Modena dalla sua scuola sono derivate: Gastroenterologia ed endoscopia digestiva, Endocrinologia, Geriatria, Cardiologia. Nicola Cortesi 1927-2002, Fondatore della Chirurgia dUrgenza dal 1973-1996. Allievo di Gibertini, fu uno dei padri europei della Laparoscopia maestro di molti chirurghi modenesi. Un" grande chirurgo, veloce, deciso” che" Rispettava il lavoro altrui e chi meritava. Per questo era amato e rispettato da chi lo conosceva bene. L. Piccagliani”. Alla sua morte la villa fu messa allasta e il ricavato, oltre 2 milioni di euro, fu donato allAteneo per listituzione di borse di studio per giovani laurenadi in farmacia, medicina e chirurgia. Giuseppe Gibertini 1917-1984. Direttore della Patologia Chirurgica 1964-1968 e della Clinica Chirurgica 1968-1979. Ha proseguito e consolidato la scuola di Pezzuoli. Grande chirurgo addominale. Mario Lenzi 1909-1989. Direttore dellIstituto di Radiologia 1956-1979, direttore della Scuola di Specializzazione 1956-1984. Allievo di Ruggero Balli, fu pioniere nella diagnostica neurologica e nella radioterapia. Colse tra i primi lutilità dellecografia e dalla scuola Lenzi – Balli gemmarono Radiologia, Radioterapia, Neuroradiologia. Lenzi fu anche un ottimo pittore. Bianco Mariani 1908-2000. Direttore della Clinica di Pneumologia e Tisiologia dal 1955 al 1974. Presidente Società Medico Chirurgica di Modena dal 1972 al 1974. Fondatore disciplina Modena. Ha già unaula intitolata. Fausta Massolo 1934-1999. Direttore dellOncoematologia Pediatrica 1984-1999. È la donna che ha fortemente voluto e lottato per la nascita dellOncoematologia pediatrica al Policlinico. Giuseppe Pezzuoli 1920-2010. Direttore della Clinica Chirurgia 1963-1967. È stato uno dei più grandi chirurghi italiani, tra i primi a cimentarsi con i trapianti. A Modena ha sperimentato la cardiochirurgia e ha creato una grande tradizione di chirurgia toracica e addominale. Romolo Rossini morto nel 1980 Rossini prof. Romolo Psichiatria 1957-1973. Il professor Rossini è stato antesignano dei moderni indirizzi di Neuropsichiatria biologica e di Neuroendocrinologia. Rossini proveniva da Bologna ed era membro della scuola pavese di Ottorino Rossi 1877-1936. Era, infatti, giunto nellateneo petroniano, da Parma, nel 1951 al seguito di Paolo Ottonello. Rossini è stato autore di importanti testi tra cui il notissimo Trattato di psichiatria del 1971. Edoardo Storti 1909-2006, Direttore della Patologia Medica 1951-1969, Presidente della Società Italiana di Ematologia 1973-1977. Uno dei fondatori dellematologia in Italia e tra i più quotati maestri della materia a livello internazionale. Nel 1959 la sua équipe, sperimentò tra le prime i trapianti di midollo. Dalla sua scuola sono derivati: Ematologia, Oncologia, Nefrologia e Dialisi, Immunoematologia, Laboratori.

                                     

3. Reparti

  • Dermatologia
  • Chirurgia II
  • Anestesia e rianimazione 2
  • Urologia
  • Chirurgia dei trapianti
  • Radioterapia
  • Ematologia
  • Neonatologia
  • Radiologia II
  • Microbiologia e virologia
  • Medicina legale
  • Laboratorio di tossicologia
  • Riabilitazione della Mano
  • Area Critica
  • Nefrologia e dialisi
  • Laboratorio analisi chimico-cliniche
  • Medicina nucleare
  • Malattie dellapparato respiratorio
  • Chirurgia della mano
  • Osservazione Breve Intensiva
  • Ginecologia
  • Tossicologia e Farmacologia clinica
  • Reumatologia
  • Immunotrasfusionale
  • Medicina interna ed Area critica
  • Radiologia I
  • Chirurgia pediatrica
  • Chirurgia Cranio Maxillo Facciale
  • Oncologia
  • Sviluppo neuropsichiatria infantile
  • Pediatria
  • Chirurgia plastica e ricostruttiva
  • Cardiologia
  • Gastroenterologia
  • Anestesia e rianimazione 1
  • Odontoiatria e chirurgia maxillo-facciale
  • Chirurgia I
  • Chirurgia toracica
  • Otorinolaringoiatria
  • Oculistica
  • Malattie infettive
  • Centro Malattie Eredometaboliche del Fegato CEMEF
  • Ostetricia
  • Genetica medica
  • Anatomia patologica
  • Ortopedia e traumatologia
  • Malattie del Metabolismo e Nutrizione Clinica
  • Pediatria ad Indirizzo Oncoematologico
  • Medicina I
  • Rianimazione
  • Degenza postacuzie
  • Centro Cefalee
  • Medicina II
  • Fisica sanitaria
  • Nido
  • Pronto Soccorso e Medicina dUrgenza