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ⓘ Stemma dellAquila. Lo stemma dellAquila è costituito da uno scudo sannitico recante unaquila di Svevia, nera su campo argento, sormontata da una corona e attorn ..




Stemma dellAquila
                                     

ⓘ Stemma dellAquila

Lo stemma dellAquila è costituito da uno scudo sannitico recante unaquila di Svevia, nera su campo argento, sormontata da una corona e attorniata dalla scritta Immota manet e dal trigramma PHS. Nel gonfalone leffigie è caricata su un drappo di velluto verde e accompagnata dagli stemmi dei quattro Quarti della città, ovvero San Marciano, Santa Maria, San Pietro e Santa Giusta.

                                     

1. Blasonatura

Con decreto del 14 luglio 1937, il Capo del Governo riconobbe alla città dellAquila il diritto di fare uso dello stemma. Ha la seguente blasonatura:

Il Comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali, del gonfalone, riconosciuto secondo quanto previsto dalla vigente normativa. Il gonfalone ha la seguente blasonatura:

                                     

2.1. Storia Origine dello stemma

Lorigine dello stemma è legato alle vicende della fondazione della città ed in particolare alla scelta del suo toponimo. Difatti LAquila è una città di fondazione, nata nel XIII secolo per motivi economici e politici dallunione di una moltitudine di villaggi novantanove secondo la leggenda facenti parte delle diocesi di Amiterno e Forcona. Sempre secondo la leggenda la scelta del nome fu dovuta allapparizione di unaquila con velo bianco sul becco avvenimento ritenuto di buon augurio durante la fondazione della città; tuttavia Aquilio, o meglio Acculum, Acculae, Accule o Aquili così chiamato per labbondanza delle sorgenti, fu anche uno dei vicus che contribuirono alledificazione della città o, forse, una preesistenza dellurbe federiciana.

I continui riferimenti ad Aquilio come il luogo ove far nascere la nuova città presenti nelle epistolae di papa Gregorio IX nonché il diploma di fondazione di Federico II di Svevia, riconoscono al nome scelto di Aquila dal 1861 Aquila degli Abruzzi e solo dal 1939 LAquila la duplice origine derivante dal luogo e dalle insegne del casato che ne patrocinò la fondazione.

Il primo esemplare di stemma cittadino è situato alla base della torre civica in piazza del Palazzo, unica parte superstite dellantico Palazzo del Capitano oggi Palazzo Margherita, sede del comune. Un altro stemma antico, ma posteriore a quello della torre, è presente sulla porta della Sala della lapidi dello stesso palazzo municipale; questesemplare riporta il motto Immota Manet e il PHS.

In omaggio al suo simbolo in città venivano tenute in una gabbia varie aquile, così come a Roma avveniva per i lupi per la Lupa capitolina e a Firenze riguardo ai leoni per via del Marzocco. Nella prima metà del Novecento questa gabbia oggi scomparsa fu sistemata sul perimetro delle mura urbiche a poca distanza dalla fontana luminosa e in corrispondenza di viale Ovidio che, per questo motivo, è ancora oggi nota come via delle Aquile.

                                     

2.2. Storia Colori civici

Le origini miste, insieme papali e reali, della città, che tanto giovarono alla sua fioritura, si ritrovano quindi nello stemma: se lemblema dellaquila è un omaggio al casato di Svevia a un riferimento al luogo di fondazione, i colori storici che lo compongono sono da ricondurre alla simbologia papalina. Di fatto lo stemma originario era così descritto:

Ove la bicromia bianco-rossa, presente non a caso in molti degli stemmi di città o famiglie italiane, è considerata tipica della Chiesa. A tal proposito è da ricordare che nel 1259 la città venne accusata di essere troppo schierata su posizioni papali e per questo distrutta da Manfredi, figlio di Federico II. Secondo altri storici laquila argentea su campo rosso è considerata simbolo dindipendenza, condizione in cui LAquila effettivamente si trovò per almeno un secolo, prima della dominazione spagnola. Laquila bianca su fondo rosso, accompagnata dai gigli angioini altro simbolo guelfo, come riportato nel 1320 da Buccio di Ranallo, venne usata nelle lotte degli aquilani contro i reatini ghibellini.

In ogni caso LAquila fece suoi i colori tanto da essere riproposti sui principali monumenti cittadini come ad esempio la basilica di Santa Maria di Collemaggio e la fontana delle 99 cannelle.

Nel tempo lo stemma modificò gradualmente i suoi colori le sue forme fino ad arrivare alla stesura attuale con laquila nera su campo argento, curiosamente più simile alleffigie di Svevia di quanto non lo fosse loriginale. Il superamento definitivo degli antichi colori civici avvenne allindomani del terremoto dellAquila del 1703 allorché vennero scelti come nuovi colori cittadini il nero e il verde, rispettivamente a ricordo del lutto e in segno di speranza.

Il nero e il verde sono oggi i colori predominanti di stemma e gonfalone; tuttavia il bianco e il rosso sopravvivono nelle insegne della diocesi dellAquila e di altri circoli culturali, oltre che nello storico gonfalone.



                                     

2.3. Storia Motto

Dal XVII secolo, per mezzo di Salvatore Massonio che lo aveva prelevato da un brano delle Georgiche di Virgilio, fa la sua comparsa sullo stemma dellAquila il motto Immota Manet associato al trigramma PHS, ancora oggi presente, sul significato del quale si sono fatte varie ipotesi, come ad esempio:

  • Immota publica hic salus manet La salute pubblica qui rimane immutata
  • Immota publica his salus manet Rimane salda a difesa della pubblica salute, dellinteresse della comunità
  • Immota per hoc signum manet Rimane salda grazie a questo segno

Molti storici tuttavia tendono a separare il trigramma dal resto della locuzione o, addirittura, fa risalire il phs ad un errore di trascrizione del più noto ihs la cui diffusione sul portale di molti edifici civili nel centro Italia e allAquila in particolare è dovuta alloperato di san Bernardino da Siena che nel capoluogo abruzzese trascorse lultima parte della sua vita sino alla morte, avvenuta nel 1440. La popolarità della sigla allAquila è ricordata dal Leosini nel suo Annali della città dellAquila 1886

Lipotesi è confermata da una delle monete emesse dalla Zecca aquilana e riportanti larma cittadina; questa moneta, emessa sotto Carlo VII, porta su un lato il monogramma di San Bernardino che sovrasta laquila incoronata e tutto intorno la scritta Civitas Aquilana.

In questo caso l Immota Manet Rimane ferma, ben salda, separato dal contesto, può essere fatto risalire proprio alla tenacia degli aquilani a ricostruire la città in seguito ai terremoti che si sono ciclicamente avvicendati a partire dalla fondazione.

                                     

2.4. Storia I sigilli le monete

I sigilli antichi della città, ad ostia, presentavano unaquila "coronata al volo abbassato di nero, rostrata, linguata e armata con scritta nellesergo Fidellis.Aquil.Urbs.Samnit.Princeps". Una variante del 1799 presenta uno scudo a forma di cetra, tenuto da due putti, con la stessa scritta; un altro esemplare, circolare, riporta la scritta Sigillum Conmunis Civitatis Aquile.

Monete riportanti il simbolo della città furono coniate dalla zecca aquilana durante il XV secolo, oltre che – come sopra riportato – durante il regno di Carlo VIII, anche sotto i regni di Giovanna II, Renato I, Alfonso I e Ferdinando I. In alcuni di questi esemplari laquila è la figura principale di una delle facce della moneta mentre in altri casi appare in forma rimpicciolita a lato della figura principale. Oltre ai regnanti riportati anche Papa Innocenzo VIII emise una moneta riportante laquila circondata dalla scritta Aquilana Libertas.

                                     

2.5. Storia Ultimi secoli

Il 7 luglio 1881 il sindaco pro tempore dellAquila rispondeva al prefetto, nellambito di una statistica sugli stemmi usati dai comuni del Regno, che egli condivideva quanto riportato dallarchivista comunale Teodoro Bonanni dOcre intorno allarma comunale, il cui blasone era:

Durante il periodo fascista dai documenti comunali si desume lutilizzo di uno stemma composto da uno scudo sagomato riportante laquila ma con il motto Immota PHS Manet posto lungo il lato inferiore; lo stemma era accompagnato da uno scudo ellittico contenente il fascio littorio sostituito in seguito, così come previsto dal regio decreto n. 1430 del 14 giugno 1928, da uno scudo sannitico contenente il fascio e sormontato da unaquila ad ali spiegate.

                                     

3. Gonfalone

Il primo gonfalone cittadino venne inaugurato il 25 luglio 1462 ma di esso non è rimasta traccia. Un secondo esemplare, anchesso scomparso, fu dipinto da Rinaldo Fiammingo nel 1575, in occasione del Giubileo.

Nella costituzione del 28 dicembre del 1476 si dichiarava che i vessilli comunali andavano fatti "ut magnarum et excellentium civitatum consuetudo servaretur".

Nel 1579 Paolo Cardone, allievo di Pompeo Cesura, realizzò per volere dellamministrazione cittadina il Confalone de Santo Bernardino, un drappo di seta rossa fregiato doro di enormi dimensioni 315 centimetri in larghezza e 442 in altezza. Il dipinto reca in primo piano limmagine della città dellAquila ed è evidente la ricerca dellanalisi prospettica e della verosomiglianza, soprattutto in confronto alla Pianta dellAquila disegnata solo 4 anni prima da Girolamo Pico Fonticulano: sono infatti visibili la piazza del Mercato, il Forte spagnolo, la basilica di San Bernardino e tutte le altre chiese principali, mentre il punto di vista è probabilmente un luogo reale, riconducibile alla sommita di Monte Luco. La città è sorretta dai suoi quattro patroni, Massimo dAveia, Celestino V, San Bernardino da Siena e SantEquizio, e sormontata da Gesù sorreggente una croce e affiancato dalla Madonna e da un angelo, entrambi inginocchiati. Nella parte inferiore tre profili riferiti a San Francesco, San Bernardino a Siena e Giovanni da Capestrano intervallati da due figure vescovili.

Il gonfalone è stato conservato fino al 2009 al Museo nazionale dAbruzzo e in seguito trasferito temporaneamente nel Museo della Preistoria di Celano AQ. Da ricordare che la collezione del Museo nazionale dAbruzzo comprende anche il gonfalone storico della città di Siena, donato alla città dellAquila in occasione del pellegrinaggio del 20 maggio 1610, anniversario della nascita di San Bernardino.

Successivamente furono adottati vessilli più semplici contenenti il solo stemma cittadino, spesso contornati dagli stemmi dei quattro Quarti in cui è divisa storicamente LAquila. Il gonfalone attuale, risalente al 2000, riporta proprio lo stemma circondato dalla scritta LAquila in oro in basso, dal motto Immota Manet ai fianchi e dalla riproposizione entro scudo sannitico dei simboli dei Quarti, San Pietro, Santa Maria, San Marciano e Santa Giusta, rigorosamente in senso orario a partire dallangolo in alto a sinistra. È stato criticato da alcuni storici per lassenza del trigramma PHS che modificherebbe il significato del motto cittadino nella sua interezza.



                                     

4. Altri simboli

Oltre allo stemma civico, simboli riconosciuti della città sono le armi dei Quarti ovvero le quattro zone in cui fu divisa LAquila per facilitarne lopera di fondazione e accentuare il senso di appartenenza di ogni singola comunità ; tale suddivisione, infatti, non si fermò alla cinta muraria ma fu estesa in tutto il contado ed ogni locale che costituiva insieme ad altri un singolo quarto era riferito ad un preciso villaggio del circondario. Ogni Quarto aveva inoltre un villaggio principale che costruì intra moenia una chiesa capoquarto.

I quattro Quarti possono essere raggruppati in due fazioni riconducibili allarea amiternina ad ovest o forconese ad est.

Il quarto di San Pietro corrisponde allarea nord-occidentale, nel settore amiternino. Allinterno della città la chiesa capoquarto è quella di San Pietro collegiata al vicus di Coppito. La blasonatura del suo stemma, che è rappresentato nel primo quadrante del gonfalone, è:

Il quarto di Santa Maria corrisponde allarea nord-orientale, nel settore forconese. Allinterno della città la chiesa capoquarto è quella di Santa Maria collegiata al vicus di Paganica. La blasonatura del suo stemma, che è rappresentato nel secondo quadrante del gonfalone, è:

Il quarto di Santa Giusta anticamente San Giorgio corrisponde allarea sud-orientale, nel settore forconese. Allinterno della città la chiesa capoquarto è quella di Santa Giusta collegiata al vicus di Bazzano. Originariamente la chiesa capoquarto era quella di San Giorgio di Goriano Valli, da cui discende il nome storico del rione. La blasonatura del suo stemma, che è rappresentato nel terzo quadrante del gonfalone e utilizza la croce di San Giorgio, è:

Il quarto di San Marciano anticamente San Giovanni corrisponde allarea sud-occidentale, nel settore amiternino. Allinterno della città la chiesa capoquarto è quella di San Marciano collegiata al vicus di Roio. Originariamente la chiesa capoquarto era quella di San Giovanni Battista di Lucoli, da cui discende il nome storico del rione. La blasonatura del suo stemma, che è rappresentato nel quarto quadrante del gonfalone, è:

La rappresentazione dei quattro stemmi nel gonfalone non corrisponde precisamente alla collocazione geografica dei Quarti essendo quello di Santa Giusta e di San Marciano invertiti.