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ⓘ Le Pietre di Pantalica è una raccolta di racconti di Vincenzo Consolo pubblicata nel 1988. Pantalica, necropoli rupestre formata da circa 5.000 grotte scavate f ..




Le pietre di Pantalica
                                     

ⓘ Le pietre di Pantalica

Le Pietre di Pantalica è una raccolta di racconti di Vincenzo Consolo pubblicata nel 1988. Pantalica, necropoli rupestre formata da circa 5.000 grotte scavate fra il XIII e lVIII secolo a.C., vale come esempio di luogo da conservare intatto per la sua suggestione naturale e artistica, ma soprattutto come simbolo di una autenticità umana che sembra in via di estinzione.

La storia ha inizio con la fine della seconda guerra mondiale, e la prima sezione del libro, Teatro, raccoglie i frammenti di un possibile romanzo sulla Sicilia allepoca dello sbarco degli americani nel 1943. La liberazione e il dopoguerra avevano alimentato una grande speranza di riscatto, cui ha fatto seguito però una grande disillusione. Non per caso in Teatro, soprattutto nella serie "Ratumeni", dedicata a un episodio di occupazione di terre, si ritrovano molti problemi che erano già al centro de Il sorriso dellignoto marinaio: anzitutto la continuità del potere economico-sociale al di là dei cambiamenti formali di governo, e lestraneità della gente siciliana allo stato italiano.

Il titolo di questa prima sezione sottolinea però anche un altro aspetto della concezione del mondo consoliana, ovvero lidea che la vita umana sia sorretta da un gioco illusionistico, e assomigli a una rappresentazione teatrale. È una concezione barocca, che, per i legami profondi fra la cultura siciliana e quella spagnola, si ritrova in molti scrittori dellisola.

La seconda sezione, Persone, raccoglie una serie di ritratti di intellettuali: Sciascia, Buttitta, Antonino Uccello, Lucio Piccolo. A questi si aggiunge, ne I linguaggi del bosco, una rilettura di una fase dellinfanzia di Consolo stesso attraverso due fotografie del 1938, che ritraggono il padre dello scrittore accanto al suo principale strumento di lavoro, un fiammante camion. Si ripropone così esplicitamente un altro motivo caro a Consolo, dal Sorriso a Retablo, quello cioè dellintreccio fra larte della parola e quella dellimmagine.

Con Eventi, la successiva sezione, lo scrittore si porta ad un contatto ravvicinato con la cronaca. Per esempio il "Memoriale di Basilio Archita" è una riscrittura, a pochi giorni dai fatti, di un atroce episodio di clandestini africani buttati in pasto ai pescecani da un mercantile greco. Usando la prima persona grammaticale Consolo si mette nei panni di un immaginario marittimo italiano coinvolto nel delitto, ricostruendo un gioco di suspense e anticipazioni narrative. Né si deve trascurare lo sforzo di fingere un linguaggio poverissimo, carico di forme del parlato comune, lontanissimo dunque dello stile consueto dellautore. Curiosamente però nel personaggio di Basilio, in teoria distante dalla personalità di chi lo ha inventato, cè anche un autoritratto, e nemmeno tanto nascosto: "Io non sono buono a parlare, mi trovo meglio a scrivere".

In effetti Consolo dissemina e nasconde nelle sue opere autoritratti. Anche la bambina compagna di giochi dellautore nellunico racconto direttamente autobiografico, Amalia, che rivela a Vincenzo "il bosco più intricato e segreto" e che conosce infinite lingue, sembra, oltre che un personaggio reale, anche un alter ego del narratore. Amalia infatti "Nominava" le cose "in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava".