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ⓘ Badia Fiorentina. L’ Abbazia di Santa Maria a Firenze meglio conosciuta come Badia Fiorentina è un importante luogo di culto cattolico di Firenze, situato nel c ..




Badia Fiorentina
                                     

ⓘ Badia Fiorentina

L’ Abbazia di Santa Maria a Firenze meglio conosciuta come Badia Fiorentina è un importante luogo di culto cattolico di Firenze, situato nel cuore della città antica davanti al Bargello e intitolato alla Vergine Maria.

"Badia" è una contrazione popolare della parola abbazia. A Firenze e dintorni sono esistite cinque abbazie, situate come ai punti cardinali della città: a nord la Badia Fiesolana, a ovest la Badia a Settimo, a sud labbazia di San Miniato, a est la Badia a Ripoli e al centro la Badia fiorentina.

                                     

1.1. La storia delledificio Lalto medioevo

Antichissima esisteva in questo luogo la chiesa di Santo Stefano detta "del popolo", che è ricordata già nel 960, quando venne venduta da un privato a Willa di Toscana, madre del marchese Ugo, per costruirvi attorno labbazia benedettina detta poi Badia Fiorentina badia significa abbazia. La primitiva chiesa si trova dove oggi sorge la cappella Pandolfini, a fianco della chiesa principale, ricostruita nel Rinascimento su disegno di Benedetto da Rovezzano.

Labbazia fu fondata invece nel 978. Ugo, divenuto marchese di Toscana, accrebbe con grande munificenza le donazioni della madre e il suo ricordo è stato perpetuato nei secoli, tanto che ogni 21 dicembre viene ancora celebrata una messa per il nobile benefattore, detto da Dante il Gran barone: sulla sua tomba posto un cuscino di fiori bianchi e rossi i colori del suo stemma e celebrata allaltar maggiore una messa solenne di suffragio con la partecipazione di popolo e autorità.

Grazie ad altre ingenti donazioni ed anche ai privilegi concessi da papi e da imperatori, labbazia acquistò o ereditò varie proprietà ad essa circostanti, ove aprirono le loro attività cartolai, miniatori, legatori, librai, che connotarono la zona con una produzione legata alla realizzazione di libri e pergamene.

Bonifacio di Canossa insediò come abate della badia il monaco eremita benedettino San Maurilio, che lasciò lincarico nel 1055 per essere eletto da Guglielmo I dInghilterra vescovo di Rouen.

Nel 1071 fu annesso un ospedale al monastero. Fra le attività dei monaci cera anche la viticoltura, come suggeritoci anche dal nome della vicina via della Vigna Vecchia.

                                     

1.2. La storia delledificio Il Duecento: Arnolfo di Cambio

Nel 1285 la chiesa subì un radicale rifacimento in stile gotico ad opera di Arnolfo di Cambio, che ne cambiò lorientamento con labside verso via del Proconsolo. Lorientamento era quello più tradizionale, con le finestre del retro a oriente per ricevere la luce solare ogni mattina. Ancora sono chiaramente visibili su via del Proconsolo i profili delle finestre gotiche, ormai cieche, e la parete absidale esterna, sulla quale è stato appoggiato, con una strettissima intercapedine, la struttura della chiesa odierna.

Anche una parte dellantica facciata gotica, sopravvissuta solo per la parte superiore con timpano e rosone, è visibile dal cortile della Pretura in via de Magazzini: si possono notare ancora gli inserimenti di materiale ceramico a decorazione. La chiesa aveva tre navate ed il suo aspetto era molto colorato: aveva un pavimento in materiale ceramico colorato, più antico di quello odierno del battistero, del quale è stata trovata qualche traccia durante alcuni scavi; era coperta da capriate anchesse coperte di motivi ornamentali, le quali sopravvivono ancora oltre il soffitto a cassettoni odierno; inoltre si era iniziato a istoriare le sue pareti di affreschi.

La chiesa è legata anche a memorie dantesche. Qui, secondo la Vita Nuova, Dante Alighieri vide Beatrice Portinari per la prima volta, durante una messa. In seguito Boccaccio tenne in questa chiesa le celebri letture della Divina Commedia.

                                     

1.3. La storia delledificio Il Trecento

Il campanile 1310-30 cuspidato e a base esagonale è un punto celebre del profilo cittadino e si staglia fra le torri di Palazzo Vecchio e del Bargello ultimo restauro terminato nel 2001. Per secoli le sue campane hanno scandito le ore in tutta la città. Fu costruito a base esagonale al posto di un vecchio campanile a base circolare.

Nel 1307 il campanile fu abbattuto a metà per punire i monaci riluttanti a pagare una tassa cittadina, ma fu comunque restaurato presto nel 1330. La sua altezza attuale è di circa 70 metri.

Risalivano per lo più a questo secolo gli affreschi che istoriavano le pareti. Sotto lintonaco bianco seicentesco sono state ritrovate ampie porzioni di pittura, soprattutto parti di una rappresentazione della Tebaide nella controfacciata odierna e nella cosiddetta "cappella di San Bernardo", che un tempo era alla testata della navata sinistra. Anche nellintercapedine della parte posteriore della chiesa sono stati trovati affreschi nascosti. Tra gli esecutori sono stati fatti i nomi di Nardo di Cione e Maso di Banco. Sullaltare campeggiava un bellissimo polittico di Giotto che oggi si trova agli Uffizi.



                                     

1.4. La storia delledificio Il Rinascimento

Nei secoli successivi, labbazia benedettina vide alternarsi periodi di decadenza a periodi di rinnovato splendore. Nel Quattrocento fu un centro di cultura umanistica sostenuto dallabate portoghese Dom Gomes Eanes OSB "il Beato Gomezio"; a quel periodo risale la costruzione e la decorazione del chiostro degli Aranci, opera di Bernardo Rossellino per larchitettura e di Giovanni da Consalvo per la maggior parte degli affreschi 1432-38. Numerose opere darte in stile rinascimentale la abbellivano: oltre alle sculture di Mino da Fiesole e di Bernardo Rossellino, lArte dei Giudici e Notai che aveva la sua sede proprio nel vicino palazzo in via del Proconsolo ed usava talvolta la badia per riunioni e funzioni pubbliche, aveva commissionato al grande Masaccio, tra laltro egli stesso era figlio di un notaio, la realizzazione su un pilastro della badia di un SantIvo affrescato, in quanto protettore dellarte.

Pare che Cosimo il Vecchio si fosse offerto di finanziare la ristrutturazione della chiesa, ma il rifiuto dei padri benedettini di apporre il suo stemma lo fece ripiegare sulla chiesa di San Marco. Alla badia campeggia da secoli solo lo stemma del marchese Ugo di Toscana, visibile sia sul portale di via Ghibellina, sia al di sopra dellaltare maggiore.

Sempre al Quattrocento risale il preziosissimo parato di seta rossa ed oro con il classico motivo a "S", che nelle occasioni più importanti poteva coprire lintera superficie interna della chiesa, cambiandone radicalmente laspetto. Questenorme quantità di tessuto prezioso ci è provvidenzialmente pervenuta e fu sorprendente quando questo apparato, il più antico del genere a Firenze e tra i più notevoli per antichità e preziosità in Europa, venne casualmente scoperto e riconosciuto nel suo valore durante un sopralluogo casuale di poche decine di anni fa, effettuato dalla professoressa dellUniversità di Firenze Dora Liscia. Il tessuto, che ricopriva anche il soffitto, le pale daltare, eccetera, è ovviamente tagliato sulle dimensioni della chiesa di Arnolfo, e per la sua inutilizzabilità venne relegato ad un armadio per circa tre secoli.

Ai primi del Cinquecento Giovan Battista Pandolfini fece ristrutturare a Benedetto da Rovezzano la parte del monastero allangolo fra via del Proconsolo e via Dante Alighieri: vennero così costruiti la cappella Pandolfini e la loggia nord, che oggi si attraversa per entrare in chiesa.

                                     

1.5. La storia delledificio La ristrutturazione seicentesca

Il senese Serafino Casolani, divenuto abate nel 1624, volle infatti trasformare completamente la chiesa arnolfiana, probabilmente suggerendo lui stesso il progetto di ristrutturazione allarchitetto Matteo Segaloni che dette inizio ai lavori; fra il 1627 e il 1631 mutarono di nuovo lorientamento dellaltare, ora posto a sud in direzione dellArno, realizzando un tempio a croce greca.

Soppresso nel 1810 il monastero venne frazionato e manomesso per essere occupato da abitazioni, negozi, magazzini, uffici.

Nel 1998 parte del complesso ha ripreso la funzione di monastero con larrivo della comunità religiosa delle Fraternità monastiche di Gerusalemme.

                                     

2.1. Descrizione Interno

Linterno della chiesa, ulteriormente trasformata anche nel Settecento, presenta una sovrapposizione di stili e strutture. Laula è dominata da un sontuoso soffitto ligneo intagliato, realizzato da Felice Gamberai entro il 1631, che nasconde le capriate gotiche. Il presbiterio, con un coro cinquecentesco di Francesco e Marco Del Tasso, presenta notevoli affreschi di Gian Domenico Ferretti 1734 e del quadraturista Pietro Anderlini.

Subito a sinistra dopo lingresso, spicca la grande pala di Filippino Lippi Apparizione della Vergine a san Bernardo, di altissima qualità pittorica 1482-1486. Commissionato da Piero di Francesco del Pugliese, il dipinto fu trasferito dalla chiesa di Santa Maria del Santo Sepolcro, nel monastero delle Campora, alla Badia nel 1530 per salvarlo dai danni dellassedio di Firenze. Un particolare curioso è la raffigurazione di un demonio coperto di pelliccia e con minacciose zanne nascosto nella roccia sotto al santo, il quale è raffigurato in estasi per la visione mariana.

Tracce di affreschi trecenteschi si trovano sia sulla controfacciata, sia nella Cappella di San Bernardo, dove era presente un ciclo con Storie di Cristo attribuito a Nardo di Cione.

La barocca Cappella di San Mauro, a destra, anticamente la seconda campata della navata, è completamente stata affrescata da Vincenzo Meucci 1717, mentre sullaltare è presente una tela di Onorio Marinari con San Mauro risana gli storpi. Sopra la cappella si trova un grande organo in legno intagliato e dorato risalente al 1717.

Le due cappelle a fianco dellaltare ospitano le tele della Pentecoste di Mirabello Cavalori a destra e della Salita al Calvario di Giovan Battista Naldini 1570 circa, a sinistra.

Sulla parete sinistra, sopra il monumento a Ugo di Toscana, nella cantoria è conservata la pregevole tela dell Assunta e santi di Giorgio Vasari 1568.



                                     

2.2. Descrizione Corredo scultoreo

Numerosi sono i monumenti sepolcrali, fra i quali i più importanti sono quelli quattrocenteschi: il Sepolcro di Giannozzo Pandolfini morto nel 1456 della bottega di Bernardo Rossellino, la Tomba di Bernardo Giugni di Mino da Fiesole, un celebre avvocato e diplomatico morto nel 1456, posta vicino allingresso, e soprattutto, dello stesso Mino, la Tomba del Marchese Ugo di Toscana 1466-1481, rifacimento della sepoltura del primo benefattore della Badia, morto nel 1001, in marmo e porfido, sormontata dalla personificazione della Carità e posta sotto la cantoria del braccio sinistro.

Di Mino da Fiesole è anche il dossale Neroni con la Madonna con Bambino fra i Santi Leonardo e Lorenzo.

                                     

2.3. Descrizione Organo a canne

Sulla cantoria del braccio destro del transetto, si trova lorgano a canne, costruito nel 1558 da Onofrio Zeffirini e restaurato tra il 1979 e il 1981 da Pier Paolo Donati.

Lo strumento è a trasmissione meccanica ed è racchiuso allinterno di una cassa lignea riccamente decorata. La consolle è a finestra ed ha ununica tastiera e pedaliera a leggio di 20 note, e dispone di 6 registri.

                                     

2.4. Descrizione Il chiostro degli aranci

Nonostante le trasformazioni subite nei secoli, la Badia ha mantenuto integro allinterno del complesso il suggestivo Chiostro degli Aranci realizzato tra il 1432 e il 1438 da Bernardo Rossellino. Al piano superiore del chiostro è presente un ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto dipinto dal 1436 al 1439 da un autore a lungo tempo considerato ignoto, ma che recentemente è stato finalmente identificato come il portoghese Giovanni da Consalvo Joâo Gonsalves. Lo stile delle scene attinge dal meglio delle novità contemporanee, quali Beato Angelico e Filippo Lippi, mentre liconografia ha numerosi esempi coevi: uno dei più a portata di mano fu la sagrestia di San Miniato al Monte.

Una lunetta fu aggiunta in seguito dal giovane Agnolo Bronzino, mentre due lunette angolo sud-est hanno uno stile più tardo-gotico e forse appartengono a un periodo antecedente. Gli affreschi furono staccati nel Novecento ed oggi sono visibili in loco anche le sinopie delle opere.

                                     

3. Opere già nella Badia

  • Giotto, Polittico di Badia, oggi negli Uffizi
  • Masaccio, SantIvo, oggi perduto
  • Fra Bartolomeo, Apparizione della Vergine a san Bernardo, oggi agli Uffizi
  • Andrea Orcagna, Pentecoste, oggi nella Galleria dellAccademia
  • Giotto, Testa di pastore, oggi nella Galleria dellAccademia