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ⓘ Polizeiregiment Bozen. Il Polizeiregiment Bozen, già Polizeiregiment Südtirol e in seguito SS-Polizeiregiment Bozen, era un reparto militare della Ordnungspoliz ..




Polizeiregiment Bozen
                                     

ⓘ Polizeiregiment "Bozen"

Il Polizeiregiment "Bozen", già Polizeiregiment "Südtirol" e in seguito SS-Polizeiregiment "Bozen", era un reparto militare della Ordnungspolizei creato in Alto Adige nellautunno 1943, durante loccupazione tedesca della regione. La truppa era formata da coscritti altoatesini mentre gli ufficiali e i sottufficiali provenivano dalla Germania.

Composto da tre battaglioni, è noto principalmente in quanto il terzo fu impiegato con compiti di guardia e sorveglianza nella Roma occupata, dove il 23 marzo 1944 l11ª Compagnia fu colpita dallattentato di via Rasella compiuto da partigiani gappisti, riportando trentatré caduti e cinquantacinque feriti. Per rappresaglia, il giorno seguente i tedeschi perpetrarono leccidio delle Fosse Ardeatine, alla cui esecuzione i sopravvissuti della compagnia attaccata non parteciparono, nonostante in base alla consuetudine militare germanica spettasse a loro "vendicare" i commilitoni caduti.

Le caratteristiche del "Bozen" rappresentano uno dei vari aspetti controversi dellattentato di via Rasella: per questo motivo, nellambito delle pluridecennali polemiche sullargomento, sono state tratteggiate descrizioni del reggimento tra loro notevolmente difformi, in cui la capacità offensiva e il grado di adesione al nazismo dei suoi uomini sono enfatizzati o al contrario minimizzati, rispettivamente per affermare o negare la legittimità morale e lefficacia militare dellazione partigiana.

Il primo battaglione fu operativo in Istria e il secondo nel Bellunese dove fu coinvolto nella strage della valle del Biois dellagosto 1944, svolgendo entrambi prevalentemente attività antipartigiane, compito a cui fu adibito anche il terzo battaglione dopo il suo ritiro da Roma e trasferimento al nord. Tutti e tre si arresero negli ultimi giorni di guerra agli eserciti alleati o ai partigiani.

                                     

1. Contesto storico

Dopo lannuncio dellarmistizio italiano dell8 settembre 1943 i tedeschi dettero avvio allinvasione dellItalia. Sin dal 10 settembre le province di Bolzano Alto Adige, Trento e Belluno furono sottoposte al diretto controllo del Terzo Reich venendo incluse nella Zona doperazioni delle Prealpi in tedesco Operationszone Alpenvorland – OZAV. Su tale territorio la Repubblica Sociale Italiana, entità statuale satellite della Germania, era titolare di una sovranità puramente formale. Il governo della zona, con la carica di commissario supremo, fu affidato a Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo-Vorarlberg.

Allo scopo di procedere con la creazione di unità militari fu istituito a Bolzano lUfficio Centrale di Reclutamento, una commissione mista composta da membri dellamministrazione civile, della Wehrmacht e delle SS, con il compito di sondare la disponibilità della popolazione a servire in armi il Terzo Reich. In un primo momento lattenzione delle autorità germaniche era limitata agli Optanten, cioè a quegli altoatesini che, in base al sistema delle opzioni di cittadinanza risalente allaccordo italo-tedesco del 1939, avevano optato per la cittadinanza tedesca. In seguito, visti gli scarsi risultati, Hofer emanò delle direttive che stabilirono i criteri per larruolamento coatto della popolazione maschile della regione: la direttiva n. 30 del 6 novembre 1943 dichiarava che "per raggiungere la vittoria finale per una nuova Europa è necessario limpiego totale di tutte le forze". In base a tale disposizione, tutti gli appartenenti alle classi 1924 e 1925 furono chiamati dalle autorità tedesche ad assolvere il servizio di guerra nellOrganizzazione Todt, nel SOD Südtiroler Ordnungsdienst, nel CST Corpo di sicurezza trentino, nei Polizeiregimenter, nei corpi delle SS e nella Wehrmacht. Larruolamento in formazioni militari della Repubblica Sociale Italiana, pur formalmente previsto, venne ostacolato in tutti i modi.

La successiva ordinanza n. 41 del 7 gennaio 1944 specificava che "tutti i cittadini italiani di sesso maschile delle classi dal 1894 al 1926 incluso, che hanno la residenza nel territorio della Zona di Operazioni delle Prealpi oppure vi risiedono non solo transitoriamente, sono obbligati alla prestazione del servizio di guerra". Furono quindi obbligati allarruolamento tutti gli uomini appartenenti alle classi di leva indicate, di lingua italiana o tedesca che fossero, compresi coloro che a suo tempo avevano optato per lItalia anziché per la Germania i cosiddetti Dableiber, i quali furono tacciati di tradimento, sottoposti a vessazioni e angherie e in molti casi inviati al fronte orientale.

La chiamata al servizio di guerra nellAlpenvorland è stata definita da qualche autore un vero e proprio "rastrellamento di sudtirolesi" nelle vallate, dovuto alla nota volontà dei tedeschi di impiegare tutte le risorse umane disponibili, che nelle ultime fasi del conflitto li avrebbe portati a schierare finanche i giovanissimi della Hitlerjugend e gli anziani del Volkssturm. Per la maggior parte, gli arruolati erano contadini, artigiani, pastori e mugnai, molti dei quali montanari; ricevettero una cartolina indirizzata "Allobbligato al servizio di guerra", che lapidariamente enunciava: "Vi viene dato lordine di presentarVi in base allordinanza del commissario supremo". Chi avesse tentato di rifugiarsi in montagna per sottrarsi allarruolamento avrebbe rischiato la condanna a morte, nonché la persecuzione dei propri cari secondo il principio penale nazista detto Sippenhaft traducibile come "responsabilità del clan", come minacciava un manifesto in lingua italiana del gennaio 1944:

Chi si presentava, dopo un paio di settimane di addestramento, riceveva un modulo prestampato individuale da firmare, sul quale era scritto: "Larruolato svolge il proprio servizio presso il reggimento in qualità di volontario" ; a chi tentò di rifiutarsi di firmare fu spiegato che ciò avrebbe comportato il trasferimento immediato al fronte oppure in un lager. Josef Prader, reduce del III Battaglione del "Bozen", anni dopo ricordò: "Ci fecero firmare cartellini sui quali era scritto che eravamo volontari. Io dissi che, se volevano, potevano anche arruolarmi, ma non come volontario. Mi risposero che mi avrebbero definito come pareva e piaceva a loro, e che se facevo tante storie, sarei finito in Russia. Ecco come eravamo volontari.".

Larruolamento forzato dei Dableiber e lestensione nei loro confronti delle dure sanzioni per i renitenti come avvenne nel caso di Franz Thaler costituiva violazione di almeno tre articoli della Convenzione dellAia del 1899, sottoscritta e mai denunciata dalla Germania:

  • Art. 45: "È proibito costringere la popolazione di un territorio occupato a prestar giuramento alla potenza nemica".
  • Art. 44: "È proibito forzare la popolazione di un territorio occupato a prendere parte alle operazioni militari contro il proprio paese".
  • Art. 46: "Lonore e i diritti della famiglia, la vita degli individui e la proprietà privata, al pari delle convinzioni religiose e dellesercizio dei culti, devono essere rispettati".

Solo in provincia di Belluno questo tentativo di coscrizione obbligatoria fallì e – malgrado il rischio di condanne a morte e di ritorsioni sui famigliari – la gran parte dei giovani aderì con diverse modalità al movimento di liberazione, che in zona era già bene organizzato e operava anche per sabotare in vario modo il reclutamento da parte degli occupanti. A Trento e a Bolzano si verificarono invece solo sporadiche defezioni da queste milizie costituite con giovani del posto, tuttavia non mancarono casi di diserzione e di partecipazione a forme di resistenza, specie quando fu chiaro che queste truppe venivano impiegate in azioni antipartigiane e di ritorsione sui civili, dentro e fuori il territorio dellAlpenvorland. Per tutelare le loro famiglie, i disertori in genere dissimulavano la fuga, ad esempio inscenando in pubblico un arresto da parte di bande partigiane.

                                     

2. Costituzione e addestramento

Un primo nucleo del reggimento fu costituito nellottobre 1943 sotto le direttive del colonnello Alois Menschick, con il nome di Polizeiregiment "Südtirol", successivamente cambiato a seconda delle fonti, il 29 ottobre o nel corso di novembre in "Bozen" Bolzano. Furono poi creati altri tre reggimenti sudtirolesi Südtiroler Regimenter anchessi identificati non con un numero, come accadeva per gli altri reggimenti di polizia tedeschi, ma con dei riferimenti geografici: "Alpenvorland" Prealpi, "Schlanders" Silandro e "Brixen" Bressanone. Complessivamente questi reparti avevano una consistenza di circa diecimila uomini.

Entro la fine del mese di ottobre il "Bozen" raggiunse le duemila unità venendo suddiviso in quattro battaglioni, poi ridotti a tre, dei quali solo il terzo svolse il proprio servizio fuori dalle due zone doperazioni create dai tedeschi nellItalia nord-orientale Prealpi e Litorale adriatico. Ogni battaglione era composto da quattro compagnie numerate progressivamente I Battaglione: compagnie dalla 1ª alla 4ª; II Battaglione: compagnie dalla 5ª all8ª; III Battaglione: compagnie dalla 9ª alla 12ª. Gli uomini, inizialmente optanti delle classi 1900-1912, furono addestrati fino al febbraio 1944 prima di essere inviati nelle zone designate. Lidea originaria di costituire un reggimento integralmente con volontari fu abbandonata a causa della scarsità degli stessi e si procedette alla leva delle classi citate.

Alle reclute venne impartito un addestramento di tre mesi sulluso di granate, fucili, mitra e mitragliatrici molte di preda bellica soprattutto italiana, come gran parte dellabbigliamento integrato dalle mostrine tedesche, mimetizzazione, sicurezza, combattimento in piccoli gruppi e controguerriglia. Secondo i reduci il "Bozen" fu il meglio addestrato dei quattro reggimenti, fatto che in parte spiegherebbe perché le sue perdite di guerra furono più contenute di quelle, ad esempio, del reggimento "Alpenvorland". A differenza dello "Schlanders", al "Bozen" e agli altri reggimenti non furono impartite lezioni ideologiche sul cosiddetto Judensystem "sistema ebraico". Il 30 gennaio si svolse la cerimonia di giuramento, alla presenza del generale Karl Wolff, comandante supremo delle SS e della polizia in Italia, e del commissario prefettizio di Bolzano Karl Tinzl.

La paga per il soldato semplice di un reggimento di polizia sudtirolese equivaleva a 12.5 lire al giorno, 2.5 lire in più rispetto alla paga dellesercito.

                                     

3. Primo battaglione

Il primo battaglione – articolato su quattro compagnie per un totale di circa 900 uomini, al comando del maggiore della Schutzpolizei Schupo Oskar Kretschmer – fu inviato nel febbraio 1944 in Istria, inclusa nella Zona doperazioni del Litorale adriatico OZAK. Con base ad Abbazia e sotto il diretto controllo del comandante dellOrdnungspolizei di Trieste – il tenente colonnello SS-Obersturmbannführer und Oberstleutnant der Schupo Hermann Kintrup – ma indirettamente dipendente dal comandante in capo delle SS dellOZAK, Odilo Globočnik, fu impiegato in operazioni antipartigiane, accerchiamenti e rastrellamenti, oltre a sorvegliare le linee ferroviarie e di trasporto per garantire i rifornimenti, operando soprattutto nella zona a nord-ovest di Fiume, lungo le vie di comunicazione per Trieste e Lubiana. Questo battaglione – interamente motorizzato – fu lunico a essere munito di veicoli blindati, disponendo di quattro mezzi italiani catturati dopo l8 settembre 1943: unautoblindo AB41 e una Lancia 1ZM, una tankette L3/33 e una L3/35.

Il 5 aprile si svolse loperazione Bozen, condotta dal primo battaglione, nella zona di Brnčići vicino a Castua, nel corso della quale fu incendiato il villaggio di Gornji Turki. Dal 25 aprile al 6 maggio 1944 il battaglione prese parte alloperazione Braunschweig contro i partigiani jugoslavi, diretta da Odilo Globocnik, sempre nella zona a nord-ovest di Fiume. Nel corso di tale operazione il 30 aprile fu compiuta – ad opera di reparti delle SS-Karstwehr – la strage di Lipa un paese nei pressi di Mattuglie, in cui furono uccisi 263 civili. Secondo la ricercatrice croata Petra Predoević, alcune testimonianze dellepoca incrociate con dati darchivio suggeriscono un possibile coinvolgimento del "Bozen" nei fatti che portarono alla strage: suoi potrebbero infatti esser stati alcuni reparti incolonnati attaccati dai partigiani, e questa potrebbe esser stata la causa immediata del successivo attacco al centro abitato. Il 3 maggio la terza compagnia era in azione a Cacitti tra Divaccia ed Erpelle-Cosina, mentre la seconda compagnia partecipò alloperazione come Sicherungsgruppe gruppo di sicurezza nella zona di Susgnevizza, probabilmente come forza di sbarramento per impedire ai partigiani di ritirarsi.

Larretramento del fronte balcanico lo costrinse in seguito a trasferirsi per breve tempo ad Aidussina e poi a Tolmino, per ritirarsi infine fino al passo del Predil oggi presso il confine italo-sloveno nel vano tentativo di frenare lavanzata dell8ª Armata britannica, alla quale si arrese nella successiva ritirata nel maggio 1945 a Thörl-Maglern, in Carinzia. I prigionieri furono inviati in un campo di raccolta a Kötschach-Mauthen, da dove alcuni di loro riuscirono a fuggire per tornare in Alto Adige attraverso la Gailtal; furono quindi trasferiti prima a Udine e poi a Rimini-Bellaria, sorvegliati con maggior rigore da guardie neozelandesi e polacche. Coloro che avevano eluso la sorveglianza ed erano tornati alle proprie case, essendo sprovvisti del foglio di congedo regolare, dovettero presentarsi presso la Caserma "Vittorio Veneto" di Bolzano, dove in breve tempo furono concentrati molti ex appartenenti ai corpi di polizia altoatesini, sottoposti a una sorveglianza piuttosto blanda; tuttavia, in seguito i prigionieri furono per la maggior parte trasferiti presso il campo di Rimini e poi a Taranto, venendo rilasciati nel settembre 1946.



                                     

4. Secondo battaglione

Il secondo battaglione fu inviato nel febbraio 1944 nella provincia di Belluno, dove tra marzo e dicembre effettuò ottantacinque operazioni antipartigiane, in particolare nella valle del Biois in agosto e sul monte Grappa in settembre. Tra la mattina del 20 agosto e la sera del 21, uomini di questo battaglione al comando del maresciallo Zugwachtmeister der Schutzpolizei Erwin Fritz comandante di plotone della 6ª Compagnia, furono coinvolti, insieme ad alcuni reparti della Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" e della SS-Gebirgs-Kampfschule Scuola dalta montagna delle Waffen-SS di Predazzo, nella strage della valle del Biois, in cui furono uccisi quarantaquattro civili e distrutte 245 abitazioni, lasciando 645 persone senza tetto. Inoltre, nel marzo 1945, in seguito alluccisione di tre militari sudtirolesi nel corso di un attacco partigiano, uomini di questo battaglione parteciparono allimpiccagione di quattordici persone in una piazza centrale di Belluno. Secondo lo storico sudtirolese Leopold Steurer, "a Belluno il Polizeiregiment Bozen divenne tristemente famoso a causa della sua brutalità".

Alla fine della guerra la maggior parte dei membri del reparto fu fatta prigioniera dai partigiani il 2 maggio 1945 ad Agordo. Alcuni tentarono di scappare attraverso lAgordino, ma furono nuovamente catturati dai partigiani e internati nel campo di Cencenighe, dove vari partecipanti alleccidio del Biois furono riconosciuti e immediatamente fucilati. I prigionieri restanti, consegnati agli statunitensi, furono inviati nel campo di Rimini e condivisero la stessa sorte di quelli del primo battaglione.

Durante il processo per il massacro della valle del Bios celebrato a Bologna nel 1979, i militari sudtirolesi imputati furono assolti per mancanza di prove e, chiamati a testimoniare, accusarono i loro ex comandanti per il comportamento tenuto nel corso delloperazione, fornendo elementi decisivi per la determinazione dei capi daccusa. Lex maresciallo Erwin Fritz, nativo di Berlino e residente nella Germania Ovest a Gottinga, commissario di polizia a riposo, fu processato in contumacia poiché il governo tedesco non ne concesse lestradizione; la sua difesa venne affidata allavvocato Roland Riz, vicepresidente della Südtiroler Volkspartei SVP e deputato, il quale ne chiese lassoluzione con formula piena. Fu inizialmente condannato allergastolo dalla Corte dassise di Bologna, la quale tuttavia in appello venne dichiarata incompetente per difetto di giurisdizione. Processato nuovamente dal Tribunale militare di Verona, nel 1988 Fritz fu assolto per insufficienza di prove e tale sentenza venne poi confermata dal Tribunale supremo militare.

                                     

5.1. Terzo battaglione Invio a Roma e impiego operativo

Il trasferimento del terzo battaglione a Roma avvenne dal 12 al 19 febbraio 1944, in condizioni difficili a causa delle contemporanee operazioni per le prime due battaglie di Montecassino e per contrastare lo sbarco di Anzio. Il commissario supremo dellAlpenvorland Hofer, nonostante fosse a capo di unamministrazione civile, riteneva che i reggimenti di polizia sudtirolesi fossero ai suoi ordini, avendo alle sue dipendenze il locale comandante delle SS e della polizia, generale Karl Brunner. Per questo aveva formalmente preteso che ogni loro spostamento al di fuori dellOZAV dovesse ottenere la sua autorizzazione, cosicché il trasferimento del reparto a Roma fu, con ogni probabilità, oggetto di un accordo tra lui e il generale Karl Wolff. Teoricamente alle dipendenze di Wolff, nellassolvimento dei compiti di sorveglianza a Roma il battaglione era sottoposto al comandante militare della piazza, il generale della Luftwaffe Kurt Mälzer. Nel settembre 1946, fatto prigioniero, il generale Wolff dichiarò:

I compiti di guardia a cui era destinato erano stati fino a quel momento svolti dal Wachzug der 2. Fallschirmjäger-Division plotone di guardia della 2ª Divisione paracadutisti e dal Fallschirmjäger-Bataillon Schirmer Battaglione paracadutisti Schirmer. Il battaglione, ridotto a sole tre compagnie, trovò alloggio nelle soffitte del Palazzo del Viminale, ex sede del ministero dellInterno dopo la fondazione della RSI trasferito a Toscolano Maderno. Gli incarichi operativi furono così ripartiti: alla 9ª Compagnia fu affidata la sorveglianza dei lavori di allestimento di strutture difensive ad Albano Laziale; la 10ª fu impiegata nel centro della città per la guardia agli stati maggiori tedeschi, al Vaticano e agli edifici pubblici; mentre l11ª fu posta in riserva. In base al processo di rotazione delle unità, il 24 marzo l11ª avrebbe dovuto sostituire la 10ª, la quale sarebbe quindi passata in riserva.

Non avendo particolari incarichi oltre al servizio di guardia al ministero dellInterno, l11ª Compagnia fu sottoposta per oltre un mese a unattività addestrativa supplementare di marcia e di tiro, in attesa di dare il cambio alle altre due compagnie. Gli uomini della truppa ricoprivano tutti il grado di Unterwachtmeister, il più basso dopo quello di allievo. Quasi ogni mattino marciavano fino al campo di esercitazioni e al poligono di tiro di Tor di Quinto, nei pressi del foro Mussolini, per poi fare ritorno verso le 14:00 seguendo sempre lo stesso percorso: piazza del Popolo, via del Babuino, piazza di Spagna, via dei Due Macelli. Giunti allincrocio con via del Tritone, sebbene questa strada fosse più comoda per raggiungere via delle Quattro Fontane, il maggiore Hans Dobek per errore spesso chiamato "Dobbrick", comandante del battaglione che seguiva spesso gli spostamenti dei suoi uomini, ordinò che la colonna continuasse lungo via del Traforo per poi svoltare a via Rasella, parallela di via del Tritone mal lastricata e più ripida, per evitare il traffico del centro. La colonna marciava con alla testa il comandante della compagnia, il sottotenente Walter Wolgasth di Amburgo, divisa in tre file con un sottufficiale davanti a ognuna; gli uomini più alti erano nelle prime file, in modo da dare unimpressione di forza. La marcia era spesso accompagnata dal canto Hupf, mein Mädel Salta, ragazza mia, imposto dal maggiore Dobek con dure punizioni per chi non avesse cantato. Sebbene fosse intonato molto controvoglia dai militari altoatesini, che si sentivano ridicoli, il canto era considerato dai partigiani una provocazione e una dimostrazione di spavalderia.

Agli uomini, tra cui vi erano dei ladini che parlavano tedesco con difficoltà, fu vietata la libera uscita per impedire ogni contatto con la popolazione romana, venendo severamente puniti qualora avessero comprato qualcosa allesterno o, essendo per la maggior parte cattolici praticanti, si fossero recati segretamente in chiesa. Durante laddestramento, gli ufficiali tedeschi erano soliti insultarli come "traditori", "maiali" e "bastardi". Per la difficoltà nelladdestrarli e la scarsa marzialità dimostrata anche dopo ore di esercitazioni, li definivano inoltre "teste di legno tirolesi" Tiroler Holzköpfe.

                                     

5.2. Terzo battaglione Lattentato di via Rasella

Il 23 marzo, giorno in cui si celebrava lanniversario della fondazione dei Fasci italiani di combattimento, l11ª Compagnia fu colpita dallattentato di via Rasella a opera di varie unità dei Gruppi di Azione Patriottica GAP, riportando trentatré caduti vedi elenco e cinquantacinque feriti. Giorgio Amendola, uno dei comandanti dei GAP a Roma, dichiarò di aver scelto personalmente il "Bozen" come obiettivo, avendo notato la ripetitività del suo percorso di marcia e la puntualità del suo passaggio ogni pomeriggio. Secondo unaltra versione, a notare il reparto in marcia e a proporlo come oggetto di unazione armata fu il gappista Mario Fiorentini "Giovanni", di padre ebreo, che aveva riconosciuto in quei soldati "le stesse uniformi verde marcio" degli uomini venuti a prendere i suoi genitori.

Carla Capponi ricordò che la notte precedente lattentato, avendo "bisogno di ritrovare tutte le ragioni che presente limpossibilità tecnica di poter eseguire lordine nel termine di ventiquattro ore", mentre egli non aveva la stessa possibilità di defilarsi.

Negli anni novanta, nel corso del processo a Erich Priebke e Karl Hass, il rifiuto del maggiore Dobek di far eseguire la rappresaglia ai suoi uomini, giudicato da Kappler pretestuoso, insieme al successivo "autentico rimbalzo di responsabilità che si verificò tra i vari Comandi militari tedeschi", è stato considerato la prova che la legittimità dellordine apparve dubbia ad alcuni tra gli stessi ufficiali tedeschi. Quindi secondo la corte gli imputati lo eseguirono "non perché convinti della sua legittimità, ovvero perché non consapevoli della sua manifesta criminosità, ma solo perché preferirono anteporre il proprio personale interesse allesecuzione di centinaia di innocenti". Inoltre, il comportamento di Dobek – talvolta considerato un coraggioso atto di disobbedienza motivato dal non volersi macchiare dellorrore delleccidio – è stato citato come argomento per dimostrare che per i militari tedeschi non fosse impossibile sottrarsi a ordini di rappresaglia, in modo da contraddire la linea difensiva di coloro che, accusati di crimini di guerra, invocavano lo stato di necessità sostenendo che non obbedire a tali ordini avrebbe comportato la propria condanna a morte.

È stato ipotizzato che dietro il mancato coinvolgimento del "Bozen" nelleccidio vi fosse la volontà del Gauleiter Franz Hofer di evitare che i "suoi uomini sudtirolesi" si macchiassero di un crimine tale da aggravare le sue responsabilità, compromettendo le sue speranze di conservare il governo della regione in seguito a una futura trattativa di pace con gli Alleati. Hofer credeva infatti di poter sopravvivere politicamente alla sconfitta della Germania nazista, creando con il favore degli Alleati con i quali era in contatto tramite il diplomatico Eugen Dollmann una repubblica tirolese indipendente che avrebbe messo fine alle pretese austriache e italiane sulla regione e sarebbe servita agli statunitensi come baluardo verso lest.



                                     

5.3. Terzo battaglione Vicende successive

I funerali dei caduti furono celebrati il 25 marzo presso il cimitero militare germanico di Pomezia, allepoca chiamato Heldenfriedhof cimitero degli eroi, dove tuttora sono sepolti ventisei dei trentatré militari uccisi. I tedeschi ordinarono ad alcuni soldati del "Bozen" di formare un Blumenkommando, una squadra che aveva il compito di reperire il maggior numero possibile di fiori per il luogo della cerimonia. Parteciparono le massime autorità tedesche e della RSI a Roma, tra cui il generale Eberhard von Mackensen, comandante della 14ª Armata; fu presente anche il generale Wolff, che nel pomeriggio si recò a visitare in due ospedali i feriti della compagnia attaccata. Trenta militari, non essendosi ripresi dal trauma dellattentato, disertarono e tornarono alle loro case in Alto Adige. Denunciati, furono costretti a presentarsi presso la caserma di Gries, inquadrati in compagnie punitive e inviati al fronte orientale, da cui la maggior parte di loro non fece ritorno.

Con lapprossimarsi della caduta del fronte a Cassino e dellavanzata alleata verso Roma, al III Battaglione fu ordinato di ritirarsi fino a Firenze, dove il reparto decimato nellattentato fu ricostituito. Grazie a documenti tedeschi dellepoca, è stato possibile ricostruire gli spostamenti del battaglione dopo via Rasella. Diversamente dalle altre unità del Polizeigruppe Rom il gruppo dei corpi di polizia tedesca impiegati a Roma, che furono schierate sul fronte nei Colli Albani riportando gravi perdite presso Albano Laziale e Rocca di Papa, il III Battaglione del "Bozen" alla fine di marzo o al più tardi nei primi giorni dellaprile 1944 fu inviato nellItalia settentrionale; venne segnalato a Castelfranco probabilmente Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa il 22 giugno e a Lecco il 28 giugno e il 25 luglio. Secondo le ricerche dello storico Christoph Hartung von Hartungen, durante la permanenza del battaglione a Lecco, la più lunga dopo la partenza da Roma, il maggiore Dobek fu ucciso dai partigiani mentre tentava di recarsi in Svizzera. Da documenti darchivio risulta che il maggiore fu ucciso il 5 luglio 1944 ed è sepolto nel cimitero militare tedesco di Costermano. Poi il reparto si spostò in varie località in provincia di Torino: il 29 luglio a Chiomonte, il 9 agosto ad Avigliana e Susa, il 18 agosto a Bussoleno, il 21 agosto a Bruzolo, il 9 settembre a Susa; in novembre era operativo a Bologna. Dal 17 febbraio allaprile 1945 fu segnalato a Pieve di Cadore Belluno. Altri documenti segnalano il passaggio della 9ª Compagnia a Cismon del Grappa Vicenza il 27 agosto 1944 e a Roncegno Terme Trento nellottobre 1944.

Risulta quindi che nellautunno 1944 il III Battaglione cominciò a rientrare nei confini dellAlpenvorland. Il 2 maggio 1945 le truppe schierate nella zona del Cadore ricevettero lordine di ritirata attraverso la linea Livinallongo-Falzarego-Schluderbach ma, dopo pochi chilometri, i sudtirolesi si trovarono di fronte a posti di blocco partigiani che permisero loro di rientrare in Alto Adige attraverso la val Pusteria, in direzione di Brunico. Durante lestate la maggior parte di loro ricevette lordine di presentarsi alle autorità statunitensi di Bolzano: coloro che seguirono lordine furono trattenuti in città per circa un mese e poi, salvo complicazioni, definitivamente congedati.

Robert Katz afferma che, nel corso delle attività antipartigiane nel Nord Italia, il terzo battaglione commise delle atrocità contro i civili.

                                     

6.1. Relazione con le SS La polizia tedesca le SS

Il Polizeiregiment "Bozen" era un reparto della Ordnungspolizei polizia dordine, subordinata come tutte le forze di polizia del Reich al comando delle SS sin dal 17 giugno 1936, allorché Heinrich Himmler, già capo delle SS, era stato nominato anche capo della polizia, suddivisa in Ordnungspolizei al comando di Kurt Daluege e Sicherheitspolizei polizia di sicurezza, al comando di Reinhard Heydrich. Linserimento della polizia allinterno della struttura di comando delle SS rientrava nel processo di "sincronizzazione" Gleichschaltung con il regime nazista di tutte le componenti della società tedesca. Il prefisso "SS-" anteposto alla denominazione del reggimento derivava da un provvedimento di Himmler del 24 febbraio 1943, con il quale era stato disposto che tutti i reggimenti di polizia – in virtù della stretta connessione tra la polizia le SS e in segno di riconoscimento per il loro valido impiego sul fronte orientale – fossero rinominati in SS-Polizeiregimenter, senza tuttavia modificarne lappartenenza alla Ordnungspolizei. Dal bollettino dei comandanti della polizia relativo allanno 1944 risulta peraltro che al nome del "Bozen" fu aggiunto il prefisso "SS-" solo ventiquattro giorni dopo via Rasella, il 16 aprile. Anche nel caso del Polizeiregiment "Alpenvorland" il provvedimento fu applicato con molto ritardo, il 29 gennaio 1945, mentre il "Brixen" e lo "Schlanders" nacquero direttamente come SS-Polizeiregimenter.

                                     

6.2. Relazione con le SS Lerronea identificazione con le SS

Generalmente trascurato dalla storiografia sullattentato di via Rasella, per decenni il "Bozen" è stato oggetto di descrizioni inesatte e contraddittorie, venendo spesso identificato erroneamente come un reparto di SS formato da volontari, tanto che questa versione – come ha notato lo storico Lorenzo Baratter, autore di varie pubblicazioni sui reggimenti di polizia altoatesini – è stata ricopiata negli anni "con la stessa, sorprendente, caparbietà degli antichi amanuensi". Ad aver sostenuto lappartenenza di questi militari alle SS è stato in particolare il giornalista statunitense Robert Katz, il quale nel suo Morte a Roma la cui prima edizione in inglese è del 1967, citando appunti presi durante unintervista allex gappista Mario Fiorentini del 27 marzo 1965, scrive: "Sui risvolti delle loro uniformi grigie e sul fronte dei loro elmetti, come Fiorentini può vedere, portano la doppia saetta, simbolo delle SS".

In nota Katz riporta che "I tedeschi ed i fascisti più tardi affermarono che la colonna non si componeva di SS" e liquida tali affermazioni come "pretestuose" e funzionali a "descrivere la colonna come un gruppo di uomini anziani ed innocui".

In merito alla descrizione delle uniformi fornita da Katz sulla base dellintervista a Fiorentini, lo storico statunitense Richard Raiber rileva: "Tutto ciò era immaginario. Avrebbe dovuto essere noto ai partigiani – se non a Katz – che i poliziotti, fossero SS o meno, non portavano le Sigrunen sulla mostrina destra delle loro divise, un distintivo riservato solo a membri delle Waffen-SS al di sotto del grado di colonnello delle SS SS-Standartenführer, mentre la "doppia saetta" era raffigurata sul lato destro, e non sul fronte, degli elmetti indossati dai membri delle SS". Raiber afferma inoltre di non aver trovato fonti a sostegno dellaffermazione di Katz per la quale è citato un libro della giornalista britannica Elizabeth Wiskemann secondo cui il battaglione aveva la reputazione di essere "notoriamente crudele". Joachim Staron ha inoltre notato che la fonte citata da Katz parla genericamente di disumanità del "Bozen", senza alcun riferimento al battaglione degli uomini colpiti a via Rasella.

Da Morte a Roma di Katz è stata tratta la sceneggiatura del film Rappresaglia 1973 di George Pan Cosmatos, in cui gli uomini del "Bozen" sono rappresentati come Waffen-SS in divisa grigia con le tipiche mostrine recanti la doppia "S" dellalfabeto runico. Sempre Katz, nel più recente Roma città aperta, ha descritto il reparto come un "battaglione SS" composto da optanti per la Germania che, "di fronte allobbligo del servizio militare, avevano compiuto lulteriore scelta di arruolarsi nelle SS piuttosto che nella Wehrmacht".

Lidentificazione dei soldati uccisi con le SS ha rappresentato un elemento di legittimazione dellattentato. In un suo romanzo storico pubblicato nel 1973, lo scrittore Leonida Repaci scrive:

                                     

6.3. Relazione con le SS Documenti e testimonianze

Lerrata indicazione come SS degli uomini attaccati in via Rasella si riscontra anche in alcune fonti coeve ai fatti. Nella telefonata fatta a Benito Mussolini la sera del 23 marzo, il prefetto riferì di una compagnia di SS. Il comunicato tedesco del 25 marzo parla invece di una "colonna tedesca di Polizia", così come "polizia tedesca" è la definizione usata nel comunicato del comando dei GAP scritto da Mario Alicata in rivendicazione dellattentato, pubblicato su lUnità clandestina del 30 marzo. Nel comunicato con cui il Comitato di Liberazione Nazionale denunciò leccidio delle Fosse Ardeatine era viceversa scritto che a via Rasella loccupante tedesco "aveva perso trentadue dei suoi SS".

Nel suo diario il gappista Franco Calamandrei non parla mai di SS: il 17 marzo scrive genericamente che era in preparazione un attentato contro "una colonna tedesca", mentre pochi giorni dopo i fatti, il 27 marzo, più dettagliatamente annota: "Si sa che la colonna colpita il 23 era formata di alto atesini passati al momento dellarmistizio dallesercito italiano a quello germanico, e in questo impiegati appunto come forze di Polizia in vista della loro conoscenza dellitaliano". Secondo lo storico Aurelio Lepre, tali affermazioni sembrano escludere che i gappisti agirono credendo che la compagnia da colpire fosse delle SS.

Nel diario di Carlo Trabucco i soldati attaccati sono invece sarcasticamente indicati come "le care e beneamate S. S.".

Giorgio Amendola, comandante dei GAP a Roma, non ha mai parlato di SS nei suoi scritti, definendo lobiettivo dellattentato "reparto di gendarmeria" o "plotone di gendarmi". Rosario Bentivegna, nel suo libro Achtung Banditen! scritto nei primi anni cinquanta e pubblicato nel 1983, non specifica il corpo di appartenenza dei militari attaccati, ma scrive che "venivano su, verdi nelle loro divise come ramarri": le divise verdi erano caratteristiche della polizia dordine, nota infatti colloquialmente come Grüne Polizei polizia verde, mentre luniforme di servizio delle SS era di colore grigio. Intervistato nel 1994 nellambito di uninchiesta giornalistica su via Rasella, in risposta allosservazione dellintervistatore "Si è insistito molte volte, ed anche Lei lo ha affermato in questa sede, che i Tedeschi uccisi in Via Rasella fossero delle SS, invece non è vero", Bentivegna ha dichiarato:

Anche Carla Capponi ha parlato di "SS di Bolzano, gruppi speciali". Nel corso della stessa inchiesta, il reduce del reggimento Arthur Atz, interrogato su quale fosse il suo corpo di appartenenza, ha risposto: "Polizia. questi del Bozen con le SS non avevano nulla a che fare".

Lorenzo Baratter, rilevando che il prefisso "SS-" fu aggiunto diversi giorni dopo lattentato, osserva: "A prescindere dalle considerazioni che riguardano luso del termine SS associato ai Polizeiregimenter, è dunque dimostrato che il 23 marzo il "Bozen" non apparteneva nemmeno sotto il profilo formale alle SS". Lo stesso autore ha fatto notare che tra lOrdnungspolizei le SS potevano esistere relazioni funzionali: ad esempio, per gli ufficiali subalterni e superiori il grado ricoperto valeva in entrambi i corpi, mentre i generali avevano un doppio grado assegnato automaticamente a partire dal 1942-43; ma tra lappartenere alluno o allaltro corpo vi era una differenza sostanziale poiché, mentre le SS furono dichiarate organizzazione criminale dal Tribunale internazionale di Norimberga, i componenti dellOrdnungspolizei poterono rimanere in servizio anche nel dopoguerra.

Richard Raiber definisce lidentificazione del "Bozen" con le SS "un mito creato dai partigiani dopo la guerra". Baratter attribuisce la persistenza dellerrore nelle ricostruzioni storiche a "storici militanti che nel dopoguerra hanno commesso delle strane "sviste", evitando di ammettere che a Via Rasella furono colpiti dei soldati che non appartenevano nemmeno formalmente alle SS, non erano dei volontari e che, per la loro stessa origine, sudtirolese, avevano subito da fascismo e nazismo per almeno ventanni quello che i partigiani romani nemmeno lontanamente potevano intuire".



                                     

7. Nazionalità dei soldati

Esistono versioni discordanti su quale fosse leffettiva nazionalità dei componenti dell11ª Compagnia attaccata a via Rasella. Una parte delle fonti afferma che era formata interamente da uomini che in seguito alle opzioni di cittadinanza avevano deciso per la Germania Optanten. Secondo Robert Katz erano uomini che "al tempo dellunione con la Germania, avevano scelto la cittadinanza tedesca". La Corte suprema di cassazione, allinterno della sentenza di condanna inflitta nel 2007 al quotidiano Il Giornale per diffamazione ai danni dei gappisti, ha dichiarato che "facendo parte dellesercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica".

Tuttavia è storicamente comprovato che le autorità tedesche dellAlpenvorland, dopo un primo insoddisfacente tentativo di limitare larruolamento agli optanti per la Germania volontari, tramite varie chiamate di leva obbligatoria, estesero larruolamento a tutti gli appartenenti alle classi 1894-1926 minacciando severe pene per i renitenti, compresi coloro che avevano optato per lItalia Dableiber. In questo quadro altre fonti delineano una situazione più complessa, ammettendo in varia misura la possibilità che nel reggimento militassero anche cittadini italiani. Secondo Michael Wedekind nel "Bozen", primo reggimento di polizia sudtirolese formato, militavano "perlopiù politicamente affidabili Optanten", mentre i reggimenti costituiti in seguito – l"Alpenvorland", lo "Schlanders" e il "Brixen" – erano composti prevalentemente da Dableiber. Friedrich Andrae scrive che nel "Bozen" militavano anche "coloro che nel 1939 non avevano optato per la Germania ma per lItalia, quindi de jure cittadini italiani a tutti gli effetti". Lutz Klinkhammer afferma che i militari sudtirolesi in servizio a Roma erano "in parte Optanten, ma perlopiù Dableiber Nessuno di noi pensava o voleva vendicarsi, lordine arrivò molto dallalto".

                                     

8. Età dei soldati

Nel complesso il reggimento era formato per la maggior parte da uomini delle classi di leva 1900-1912, aventi quindi tra i 31 e i 43 anni.

Letà dei caduti di via Rasella vedi elenco andava dai 26 anni di Franz Niederstätter ai 42 di Jakob Erlacher. Arrotondando per difetto letà di ogni caduto considerando gli anni compiuti alla data del 23 marzo 1944, letà media risulta di 33.6 anni. Arrotondando invece letà per eccesso considerando gli anni che ognuno avrebbe compiuto nel corso del 1944, il più giovane risulta avere 27 anni, il più anziano 43 e letà media sale a 38. In base alle settantasette schede personali della lista delle perdite, letà media di tutti coloro che furono colpiti dallattentato, sia i morti che i feriti, ammonta a 35.5 anni ed emerge che circa il 40% erano padri di famiglia.

La testimonianza del portinaio del collegio scozzese situato nelle vicinanze degli alloggiamenti del battaglione raccolta dallo scrittore Raleigh Trevelyan nel suo Roma 44 e spesso citata in varie ricostruzioni, secondo cui i militari "Erano vecchi, vecchi di Bolzano, padri di famiglia", per Lorenzo Baratter è "alquanto forzata e inopportuna". Nelle polemiche su via Rasella i critici dellattentato hanno spesso enfatizzato lanzianità dei militari attaccati, definendoli "anziani riservisti". Alessandro Portelli scrive: "Non sono truppe scelte né freschissime, anche se la vulgata antiresistenziale esagera facendone dei vecchietti". La definizione di "vecchi padri di famiglia" è invece ripresa da Joachim Staron.

                                     

9. Armamento e dotazioni

La Corte di cassazione, nel condannare come diffamatoria verso gli ex gappisti laffermazione del quotidiano Il Giornale secondo cui gli uomini attaccati erano disarmati, ha dichiarato che erano dotati di sei bombe a mano ciascuno e maschinenpistolen. Secondo la testimonianza del reduce Konrad Sigmund, furono proprio le cinque o sei bombe al cinturone di ogni militare che, esplodendo dopo essere state colpite da schegge dellordigno o a causa del calore, resero ancora più devastante lesplosione generando una reazione a catena.

Nelle sue memorie Rosario Bentivegna scrive che la colonna era dotata di una mitragliatrice su motocarrozzetta. La presenza e lutilizzo di almeno una mitragliatrice sono attestati da una lista di sopravvissuti proposti per la Croce al merito di guerra di seconda classe.

                                     

10.1. Il "Bozen" nel dibattito su via Rasella Dal dopoguerra agli anni settanta

Il 24 marzo 1954, decimo anniversario delleccidio delle Fosse Ardeatine, nel suo discorso commemorativo il vicepresidente della Camera Cino Macrelli affermò che "per via Rasella passavano gli uomini che col ferro e col fuoco erano riusciti ancora una volta a dominare lItalia" e che la bomba "puniva loltraggio e loffesa dei nuovi Teutoni".

Nei decenni successivi, per le sue particolari caratteristiche di reggimento composto da altoatesini arruolati forzosamente e impiegato a Roma come unità non combattente, la scelta di colpire il "Bozen" è stata uno dei punti toccati dal dibattito su via Rasella. Nel 1979 il giornalista Umberto Gandini pubblicò in allegato al quotidiano Alto Adige uninchiesta sul "Bozen" dal titolo Quelli di via Rasella. La storia dei sudtirolesi che subirono lattentato del 23 marzo 1944 a Roma, con varie interviste ai superstiti della bomba gappista. Dalla ricerca emergono lestraneità degli uomini attaccati in via Rasella alle SS, il loro arruolamento forzato, la loro devozione cattolica e lontananza dal modello del soldato nazista, nonché i particolari della mancata partecipazione alla strage delle Fosse Ardeatine. Circa la sorte dei caduti, Gandini commenta: "Una volta premesso che nessun uomo "merita" di morire, ed accettata quindi solo per momentanea esigenza dialettica lorribile "logica" che regola le vicende di guerra, si può dire tranquillamente che quel giorno di marzo, in via Rasella, morirono i soldati tedeschi meno tedeschi di tutti quelli che imperversavano in quegli anni per lEuropa; e i soldati tedeschi che meno di tutti "meritavano" quella fine, perché non avevano fatto assolutamente niente di male, non erano stati nemmeno messi nella condizione di poter fare del male".

Uno dei primi personaggi pubblici a criticare lazione gappista e a esprimere vicinanza ai caduti fu Marco Pannella, leader del Partito Radicale, che sempre nel 1979 affermò: "Ricordare che erano sud-tirolesi i ragazzi di via Rasella è fare insulto alla Resistenza? funzionale a una rappresentazione peggiorativa della lotta gappistica quale inutile spargimento di sangue", e continuando a parlare di "SS saltate in aria in via Rasella". Ha polemizzato con Vespa anche il presidente dellANPI di Roma Massimo Rendina, che ha definito gli uomini del "Bozen" "alto atesini che arruolandosi nelle SS avevano giurato fedeltà al Fuehrer".

Nel 2005 Baratter, in un saggio sulla storia dellAlpenvorland, ha scritto che i caduti di via Rasella, in quanto sudtirolesi, "erano stati tra le vittime predilette dalla repressione nazista e fascista", e alla luce delle nuove acquisizioni storiografiche ha definito "disarmante che ancora oggi si continui a sostenere, in malafede, che il "Bozen" fosse formato da volontari appartenenti alle famigerate SS, già responsabili di efferate azioni contro cittadini inermi ed ebrei, o addirittura corresponsabili della strage delle Fosse Ardeatine".

In due occasioni anche a via Rasella sono state affisse, senza autorizzazione, lapidi in memoria dei caduti del "Bozen" poi rimosse dalla polizia: nel 1996 dal gruppo di estrema destra Movimento Politico e nel 2000 da sconosciuti.

                                     

11. Ordine di battaglia

Comandante: Oberst der Schutzpolizei colonnello di polizia Alois Menschik

Aiutante: Hauptmann der Schutzpolizei capitano di polizia Ullbrich

Battaglioni:

  • II/SS-Polizei Regiment Bozen Comandante: Major der Schutzpolizei Ernst Schröder
  • Polizei Ersatz Bataillon Bozen battaglione rimpiazzi
  • III/SS-Polizei Regiment Bozen Comandante: Major der Schutzpolizei Hans Dobek
  • I/SS-Polizei Regiment Bozen Comandante: Major der Schutzpolizei maggiore di polizia Oskar Kretschmer
                                     

12. Decorazioni

Il Bozner Tagblatt annunciò vari conferimenti di decorazioni ai militari del "Bozen":

  • Febbraio 1945: quattordici Croci al merito di guerra di seconda classe con spade "per comportamento valoroso" quattro sottufficiali, dieci militari di truppa.
  • Febbraio 1945: sei Croci di Ferro di seconda classe ; trentuno Croci al merito di guerra di seconda classe con spade.
  • Novembre 1944: cinque Croci al merito di guerra di seconda classe con spade tutte a militari di truppa "per comportamento coraggioso contro sovversivi".
  • Agosto 1944: quindici Croci di Ferro di seconda classe un ufficiale, otto sottufficiali e sei militari di truppa "per comportamento coraggioso nella lotta contro i banditi".
  • 13 ottobre 1944: tre Croci di Ferro di seconda classe ; ventotto Croci al merito di guerra di seconda classe con spade un ufficiale, due sottufficiali e venticinque militari di truppa.

Il totale delle decorazioni annunciate dal Bozner Tagblatt ammonta a centodue ventiquattro Croci di Ferro di seconda classe, settantotto Croci al merito di guerra di seconda classe con spade. Tra queste, dato che solo i militari di truppa provenivano dallAlto Adige, il numero di decorazioni assegnate agli altoatesini del reggimento ammonta a sessantuno otto Croci di Ferro di seconda classe, cinquantatré Croci al merito di guerra di seconda classe con spade.

                                     
  • che causò la morte di trentatré militari tedeschi sudtirolesi del Polizeiregiment Bozen Dopo la fine della guerra, oltre a esercitare la sua professione
  • Studente diciannovenne, il 23 marzo 1944, nell attacco contro il Polizeiregiment Bozen di via Rasella, svolse il ruolo di tramite tra i comandanti Carlo
  • l esecuzione sommaria di dieci partigiani da parte del 2º battaglione del Polizeiregiment Bozen Belluno 7 marzo 1945. Le truppe tedesche si recarono al poligono
  • punto di vista militare: sebbene il reparto tedesco colpito, il Polizeiregiment Bozen appartenesse alla Ordnungspolizei polizia d ordine i suoi soldati
  • italiano e del Vaticano le caratteristiche del reparto attaccato, il Polizeiregiment Bozen del quale si è discusso il valore militare e simbolico come obiettivo
  • d occupazione tedesche, l 11ª Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment Bozen appartenente alla Ordnungspolizei polizia d ordine e composto
  • l attentato dinamitardo in via Rasella, contro una compagnia del Polizeiregiment Bozen Mälzer era impegnato in un pranzo all Hotel Excelsior, in Via
  • carretto della nettezza urbana che venne utilizzato per l attacco al Polizeiregiment Bozen e che provocò, tra i nemici, 33 morti e 110 feriti. Nell attentato
  • Musu  Rosa Lucia Ottobrini  Maria Silvio Serra Obiettivo Polizeiregiment Bozen Vittime civili Piero Zuccheretti Eccidio delle Fosse Ardeatine