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ⓘ Armi e armature romane. Per armi ed armature romane si intende linsieme delle armi da offesa e da difesa utilizzate sia dal singolo individuo sia in modo collet ..




Armi e armature romane
                                     

ⓘ Armi e armature romane

Per armi ed armature romane si intende linsieme delle armi "da offesa" e "da difesa" utilizzate sia dal singolo individuo sia in modo collettivo da un gruppo di armati nella storia di Roma dalle forze di soldati che servirono nelle legioni dallepoca monarchica e repubblicana a quella imperiale e tardo imperiale. Roma riuscì a imporre il suo dominio su un vastissimo territorio grazie a un esercito estremamente organizzato, discliplinato, ben addestrato ed equipaggiato. Le armi romane furono, quindi, di fondamentale importanza per ottenere i rilevanti successi contro tutti i nemici che essa incontrò durante la sua storia più che millenaria. La supremazia tecnologica di Roma fu uno dei vantaggi decisivi della superiorità romana.

Larma da offesa meglio conosciuta fu sicuramente il gladio, che per alcuni secoli, unito alla sapienza tattica romana, rese temibile il legionario nel mondo conosciuto. Tra le armi dassedio collettive, vale la pena invece ricordare, tra le principali, lo scorpione, lariete, la catapulta e la torre mobile; in questultima vi erano diverse baliste, armi create per scagliare frecce ad alta velocità.

I legionari erano armati, oltre che col gladio, di lance e giavellotti, mutate nel corso dei secoli. Gli scudi le armature, antiquate in età repubblicana, furono modernizzati in età imperiale: dalle cotte di maglia si passò poi a armature composte da piastre di ferro sovrapposte. La loro resistenza era maggiore di quella delle cotte di maglia ed erano più leggere rispetto ad esse del 30%. Lo scudo ovaliforme, rinforzato nella parte centrale da una nervatura metallica o con al centro lumbone, diventò rettangolare, reso resistente con bordi in ferro contro i colpi delle lame del nemico.

Nelle epoche successive, durante lanarchia militare e poi il periodo del dominato, perso il binomio gladium-pilum, i soldati dellesercito romano ripiegarono sulluso di lance e armi da tiro, forse in conseguenza di mutamenti strategici profondi che non richiedevano più approcci offensivi alla guerra come era stato ai tempi delle grandi conquiste. Larmamento tipico del miles divenne la lancia e lo scudo, mentre la spatha, dopo la carica con l hasta, era utilizzata per la fase finale del combattimento.

                                     

1.1. Epoca per epoca Del singolo miles

Sulla base dei recenti ritrovamenti archeologici si è potuto notare che il primo esercito romano, quello di epoca romulea, era costituito da fanti che avevano preso il modo di combattere e larmamento dalla civiltà villanoviana della vicina Etruria. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi, muniti di lance o giavellotti, spade, pugnali ed asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi unarmatura completa, dotata di elmo e corazza, o solo una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore. Gli scudi avevano dimensioni variabili. Quelli di grande forma rotonda i cosiddetti clipeus, vennero abbandonati, secondo Tito Livio, attorno alla fine del V secolo a.C. Plutarco racconta, inoltre, che una volta uniti tra loro, Romani e Sabini, Romolo introdusse gli scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature.

Larmamento dei cavalieri, invece, consisteva in un elmo, un piccolo scudo rotondo in bronzo, oltre ad una lancia leggera ed una spada. Secondo Polibio non avevano invece una corazza, bensì una semplice trabea, che gli permettesse di salire e scendere da cavallo in modo sufficientemente comodo, anche se negli scontri correvano grossi rischi poiché combattevano privi di una vera e propria protezione.

In seguito alla riforma operata da Servio Tullio,

  • la quinta era armata solo con una fionda e pietre da scagliare.
  • la seconda era equipaggiata con elmo, scudo rettangolare o oblungo scutum a maggior protezione per la mancanza di una corazza, oltre a schinieri; come armi doffesa avevano un hasta ed una spada;
  • la terza era equipaggiata con elmo e scudo rettangolare o oblungo scutum; come armi doffesa avevano un hasta ed una spada;
  • la quarta era equipaggiata, o come racconta Tito Livio, di un hasta ed un giavellotto verutum, oppure come suggerisce Dionigi di Alicarnasso, di una spada ed un hasta ;
  • la prima classe risultò munita di armamento pesante costituito da elmo, scudo rotondo argolico clipeus, schinieri, corazza in bronzo o ferro; come armi doffesa avevano un hasta ed una spada;

In sintesi potremmo dividere le armi e lequipaggiamento del legionario romano, come segue:

Armi doffesa
  • un pugnale con lama di lunghezza compresa tra i 25 ed i 41 cm.
  • un verutum, giavellotto;
  • una falcata, ricavata sul modello della kopis greca, vale a dire una spada con lame normalmente in bronzo, ed in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 ed i 56 cm;
  • Uno spiculum o hasta, vale a dire la lancia da urto, lunga più di 2 metri;
Equipaggiamento da difesa
  • un elmo di varie tipologie, variamente decorati, anche con cimieri;
  • Italici, fino al V secolo;
  • Negau, dal VII secolo fino al IV secolo;
  • Calcidico-Attico, fino al IV secolo;
  • Corinzio, fino al V secolo;
  • Italico-Corinzio o Apulo-Corinzio, fino al III secolo;
  • Frigio;
  • un pettorale bronzeo, nelle fatture più pregiate trilobato e decorato con scene mitologiche o simboliche, delle dimensioni di circa 15 x 22 cm.
  • uno o due gambali ocreae, indossati sulle gambe esposte al combattimento;
  • un clipeo oplitico ovvero lo scudo, denominato hoplon in greco e clipeo, fatto di legno, coperto da pelle o talvolta da uno strato di bronzo, di forma circolare e concava con dimensioni variabili comprese tra i 50 ed i 97 cm;
  • un linothorax con pteruges, composto da più strati di lino e in alcuni casi coperto ulteriormente da uno strato di piastrine di bronzo o ferro.
  • una corazza del tipo lorica musculata per la prima classe della riforma serviana;
                                     

1.2. Epoca per epoca Armi collettive

Sappiamo che in seguito alla riforma militare di Servio Tullio, la prima classe disponeva di due centurie aggiuntive di fabbri, armaioli, falegnami e operai, che avevano il compito di costruire e trasportare le prime e rudimentali macchine da guerra romane.

                                     

1.3. Epoca per epoca Del singolo miles

In seguito alla riforma manipolare e alla tripartizione censoria dellesercito in Hastati, Principes e Triarii, larmamento si modellò in base a questa gerarchia: gli hastati erano armati di hasta, termine che indica sia la lancea da urto, sostituita in seguito da un giavellotto chiamato pilum, equipaggiati con corazze leggere spesso di cuoio o composte di piastroni di metallo sul petto, con uno scudo che copriva lo spazio tra il piede e la cintola, con una spada corta e con un pugnale; i principes erano armati con corazze più pesanti solitamente cotte di maglia lunghe fino al bacino con uno scudo simile a quello degli hastati, con due giavellotti, con una lancia, con una spada corta e un pugnale; infine i triarii erano in grado di permettersi una corazza pesante. Erano inoltre armati con una lunga lancia, con uno scudo molto alto, con la spada corta e con il pugnale. Oltre allarmamento i triarii avevano il tipico elmo con i lunghi paraguance, uniti sotto il mento da un cinghia e due asticelle con una lunga piuma sopra la fronte, simili a due piccole corna. Hastati, Principes e Triarii utilizzavano, infine, lunghi scudi ovali, detti scuta quelli rotondi, detti clipei furono abbandonati verso la fine del V secolo a.C.

In seguito alla riforma mariana, le divisioni tra hastati, principes e triarii divennero solo nominali e in breve tempo sparirono e tutti i legionari indossarono lo stesso equipaggiamento ciò favoriva lomogeneizzazione dellarmamento e dell"uniforme", prima rese eterogenee dal reclutamento basato sul censo, fornito loro dallo Stato assieme al salario. Essi indossavano una lorica a maglia di ferro, due pila ciascuno, il corto gladius spada lunga circa 60–68 cm con una punta affilata, realizzata per penetrare con piccoli affondi nel corpo del nemico portato a destra per non intralciare la mano con lo scutum ed il tradizionale pugnale. Scomparvero, pertanto, le divisioni interne velites, hastati, principes e triarii. Altra grande innovazione di Gaio Mario fu la suddivisione della legione in 10 coorti di 6 centurie ciascuna, che a sua volta, costituiva ununità più solida del manipolo e più maneggevole della legione.

Armi doffesa
  • Una hasta, picca lunga usata dai triarii, antico retaggio della formazione oplitica, lunga tra i 200 e 225 cm con punta tra 20 e 30 cm; i triarii non ricorrevano al pilum, prima della riforma mariana;
  • Un parazonium, uno stiletto, più stretto e lungo del pugio, in uso presso gli ufficiali, in quanto elemento distintivo del rango.
  • Un pugio, di origine ispanica, portato sul lato sinistro, usato come arma di riserva per dare il colpo di grazia al nemico, oppure come utensile quotidiano;
  • Un gladius hispaniensis, portato a destra del cingulum ; la particolarità dellarma, rispetto ai modelli successivi, consisteva nella forma sinuosa e nel fatto di avere una lunghezza superiore; il vantaggio del gladio rispetto alle spade di tipo italico stava nel fatto che poteva essere utilizzato anche come arma di taglio su entrambi i lati;
Armi da tiro
  • Un soliferreum, un giavellotto interamente in ferro, ma per questo più costoso del normale giavellotto con asta in legno e punta metallica, lungo tra i 160 e 200 cm.
  • Due pila, di due tipi, più pesante o più leggero, con asta di legno lunga circa 140 cm e gittata di 15–30 m; quello pesante in epoca repubblicana andò incontro a due innovazioni, luna introdotta da Mario che comportò la sostituzione di uno dei rivetti di ferro che bloccavano il gambo della punta dellasta con una spina di legno, per rendere larma più flessibile allimpatto, e laltra che portò alla fabbricazione della punta in acciaio non temperato, sempre allo scopo di renderla deformabile, modifica da alcuni attribuita a Cesare;
  • Un verutum, giavellotto di un metro di lunghezza, con punta metallica di 25 cm circa, deformabile in modo da non poter essere riutilizzata dal nemico dopo il primo utilizzo;
Equipaggiamento di difesa
  • Un elmo di numerose tipologie in questepoca, per la maggior parte decorati con cimieri o ageminati
  • Attico, fino al II secolo;
  • Agen-Port è attestata durante le campagne cesariane, dotata di paragnatidi con sistema a cerniera;
  • Beotico, fino al I secolo a.C.;
  • Celtico, fino al I secolo;
  • Pilos, dal V secolo fino al III secolo;
  • Haguenau, fino al I secolo, antenato del modello imperiale;
  • Montefortino oppure nelle sue varianti Coolus e Buggenum con paragnatidi dal IV secolo a.C. al I d.C. era fatto di bronzo, proteggeva solo il volto con dei para-guance, in modo da non ostruire la visuale dei soldati, ludito e la respirazione; Polibio sostiene che il fante ornava il suo elmo con tre alti pennacchi neri o viola per sembrare più alto e impressionante al nemico;
  • Uno schiniere ocrea, una gambiera dalla caviglia al ginocchio, indossata sulla gamba esposta al combattimento solitamente la destra, o su tutte e due.
  • Uno scutum ligneo, piatto e ovaliforme, con le parti superiore e inferiore tondeggianti, oppure ovale italico o semi-circolare, percorsi da una nervatura rilevata spina in legno con al centro una borchia metallica umbo, formato da due strati di legno, coperto da tela e pelle di vitello; aveva dimensioni tali da coprire quasi interamente il soldato misurava 120 cm per 75 di larghezza, il peso doveva andare dai 5 ai 10 kg, mentre la superficie esterna era ricoperta da tessuto di lino e di pelle di vitello o pecora, mentre il bordo superiore ed inferiore erano rafforzati da una struttura in ferro o rame, che rendeva lo scudo più sicuro contro i colpi delle lame inferti dal nemico; se ne attestano anche bronzei di altre fogge in epoca alto-repubblicana, rotondi Villanoviani, Etruschi, Sannitici, Celtici, a mezzaluna, trapezoidali, tutti riccamente decorati;
  • Una lorica hamata, maglia di anelli di ferro del peso di 10-15 kg, dotata di humeralis, rinforzo per le spalle, o un pettorale metallico legato al busto con fasce di cuoio; Polibio ritiene che solo i milites della prima classe indossassero questo genere di cotta di maglia, mentre il resto utilizzava un pectorale, una piccola piastra quadrata per proteggere il cuore.
Altro equipaggiamento

Mario era riuscito a rendere la figura del legionario una figura professionale e completamente indipendente nellapprovvigionamento, poiché ogni legionario fu equipaggiato a spese della Repubblica romana, di tutto loccorrente per provvedere alla propria autonomia durante le lunghe marce. Ogni singolo legionario era dotato, infatti, al fine di rendere più veloce lavanzata riducendo i reparti delle salmerie, di una sacca di pelle tenuta sulle spalle contenente le razioni per alcuni giorni di viaggio, oltre a due lunghi pali appuntiti per formare il campo, strumenti agricoli e da scavo, mentre la tenda di pelle una ogni otto legionari era portata da un singolo mulo. È vero che, se da un lato il legionario era sì più autonomo nellapprovvigionamento, era però anche meno agile nei movimenti di marcia, considerando che era costretto a trasportare diverse decine di chilogrammi di equipaggiamento. Non a caso i legionari di Mario erano definiti muli mariani ", a causa delleccessivo carico di impedimenta. Tra i vari componenti dellequipaggiamento troviamo:

  • foderi, anche finemente lavorati, per spade e pugnali;
  • un paio di caligae o scarpe chiuse, alloccorrenza unite alluso di calzettoni di cuoio o stoffa udones, specie nelle regioni o durante le stagioni a clima freddo;
  • un sagum, mantello rettangolare usato dai militari sin dallepoca repubblicana, orlato di frangiature e decorato con vari motivi, o un paludamentum per gli ufficiali;


                                     

1.4. Epoca per epoca Armi collettive

Appartengono, inoltre, a questo periodo i primi importanti assedi ad opera dei Romani. Nel 250 a.C. lassedio di Lilibeo comportò per la prima volta lattuazione di tutte le tecniche dassedio apprese durante le guerre pirriche degli anni 280-275 a.C., tra cui torri dassedio, arieti e vinea. Vi è da aggiungere che un primo utilizzo di macchine da lancio da parte dellesercito romano sembra sia stato introdotto dalla prima guerra punica, dove fu necessario affrontare i Cartaginesi in lunghi assedi di loro potenti città, difese da imponenti mura e dotate di una sofisticata artiglieria, comportando un miglior e maggior impiego del genio militare legionario.

                                     

1.5. Epoca per epoca Del singolo miles

Sul finire del principato di Tiberio, la classica armatura a" maglia di ferro” lorica hamata del legionario fu sostituita con quella della lorica segmentata, ben rappresentata sulla colonna traiana. Questa la descrizione che fa Giuseppe Flavio dellarmamento che utilizzava lesercito romano durante la prima guerra giudaica 66-74:

Armi doffesa del legionario romano
  • Il gladio portato alla destra della cintura, nella sua variante hispaniensis di derivazione iberica in uso fino alla fine del I secolo a.C. lungo dai 75 agli 85 cm, o nelle altre Magonza più corta rispetto all hispaniensis, con punta allungata e lama leggermente rientrante nella parte centrale, Fulham leggermente più corta della precedente ma nel complesso simile, e Pompei, introdotta alla metà del I secolo d.C., con punta più corta ogivale e lama dritta 42-55 cm di lunghezza per 5–6 cm di larghezza;
  • Il pilum, un giavellotto con punta deformabile si fa più corto e più pesante nel II secolo, lanciato con lintento non tanto di uccidere il bersaglio, quanto di conficcarsi nello scudo dellavversario che era così costretto a privarsene, rendendo quindi vantaggioso il corpo a corpo per il legionario;
  • Il pugio, pugnale impiegato quando si rimaneva sguarniti del gladius o utilizzato per dare il colpo di grazia al nemico;
  • Un parazonium, uno stiletto, più stretto e lungo del pugio, in uso presso gli ufficiali.
Equipaggiamento da difesa

Tutte le armi dei legionari romani hanno subito negli anni delle storia di Roma antica una evoluzione. Le armi da difesa del legionario romano comprendevano:

  • Un clipeus ovale, di solito per le truppe ausiliarie;
  • Delle manicae, fasce metalliche o di cuoio a protezione delle braccia o di un solo arto, il loro uso è attestato nel Trophaeum Traiani.
  • Un elmo, chiamato cassis munito di paragnatidi per collo, orecchie e guance, di tipo gallico o imperiale detto Weisenau, oppure nella sua variante italica;
  • Una lorica hamata più utilizzata, indossata su un farsetto di lana, segmentata, oppure squamata a lamelle sovrapposte, importata dallOriente, che inizia ad impiegarsi dal I secolo, inizialmente per gli ufficiali, nei secoli seguenti poi, divenuta usuale, anche per la truppa; più rara la musculata, tutte elaborate per essere flessibili, ma resistenti;
  • Uno scutum rettangolare concavo o piatto, utilizzato anche come strumento di offesa per far vacillare il nemico e romperne la difesa, quando veniva colpito con lumbone o con la costola rilevata che attraversa verticalmente lo scudo; luso di rivestimenti in pelle e di custodie per proteggere lo scudo erano essenziali per garantire la preservazione del legno e della tenuta delle assi.
Equipaggiamento del singolo ausiliario

Va premesso che, poiché le unità ausiliarie erano costituite con elementi prelevati da province assai diverse tra loro, le loro armature, indumenti ed armi erano spesso eterogenee. Queste unità, che costituivano truppe di completamento accanto alla fanteria pesante legionaria, erano solitamente armate alla leggera, ma potevano anche avere armamento simile a quello legionario; i loro reparti potevano essere muniti:

  • di armi da lancio, di telae, frecce in dotazione ai sagittarii arcieri, fundae, frombole usate dai frombolieri lanciatori di pietre, formidabili erano quelli delle Baleari, lanceae, giavellotti usati dai lanciarii ;
  • di scudi ovali rinforzati o di un piccolo scudo rotondo parma o parmula con intelaiatura in ferro usato inizialmente dai velites, poi principalmente dalla cavalleria, dalla fanteria ausiliaria e dagli ufficiali come i signiferi, o semplicemente di cuoio, oppure solo rivestito chiamato caetra.
  • di hastae, lance lunghe usate dalle truppe provinciali destinate a proteggere i fianchi dello schieramento dei legionari, specialmente contro la cavalleria nemica in assenza di cavalleria ausiliaria alleata si ricordi luso che ne fece Cesare a Farsalo;
Altro equipaggiamento
  • Una patera, scodella di legno;
  • Un paio di caligae, cioè i sandali da marcia, unite alluso di calze di cuoio o stoffa;
  • Tra gli altri impedimenta, uno o più pila muralia o sudes, pezzi di legno a sezione quadrata appuntiti, sorta di cavalli di frisia.
  • Una tunica di colore rosso per gli ufficiali e di colore bianco per la truppa, comune a tutti i legionari;
  • Un loculus, una cartella generalmente in pelle 45 per 30 cm o più piccola, della giusta dimensione per essere tratta da un unico pezzo di pelle di capra o vitello;
  • Una tunica e un mantello sagum, e talvolta anche la toga, nel caso il soldato fosse stato premiato con la cittadinanza romana, che costituivano la tenuta regolamentare del soldato;
  • Una dolabra, specie di piccone usato come pala e ascia, probabilmente impiegato anche con finalità offensive il vittorioso generale di Nerone, Domizio Corbulone amava dire ai suoi soldati che la vittoria andava conquistata a colpi di dolabra;
  • Una paenula, pesante mantello con cappuccio, usato nel periodo invernale;
  • Un balteus o cingulum militaris cintura per reggere le armi e per decorazione;
  • Un trulleus, pentola di bronzo;
                                     

1.6. Epoca per epoca Armi collettive

Lartiglieria romana comprendeva baliste ogni legione ne aveva 55 circa, servite ciascuna da 11 uomini, ossia grandi balestre montate su ruote, che grazie alla torsione delle loro corde riuscivano a scaraventare anche a molti metri di distanza enormi dardi, che potevano essere incendiati. Insieme alle baliste cerano anche gli "scorpioni", simili alle precedenti ma molto più piccoli e maneggevoli.

Insieme alle baliste venivano schierati gli onagri catapulte chiamate così per il rinculo che producevano durante il lancio, che lanciavano massi ricoperti di pece, cui si appiccava il fuoco, creando vere e proprie "bombe incendiarie", con lo scopo di abbattere le difese nemiche, distruggendo mura ed edifici.

I genieri in forza alle legioni erano in grado di costruire e schierare potenti armi collettive, in funzione sia offensiva che difensiva, tra cui i già citati onagri 10 per legione, ovvero 1 per coorte, catapulte, scorpiones e carrobaliste 55 per legione, queste ultime parti essenziali dellartiglieria legionaria, introdotte nel II secolo e usate per la prima volta da Traiano. Le macchine mobili avevano una funzione tattica analoga a quella della attuale artiglieria campale; inoltre vi erano altre macchine usate esclusivamente per lassedio, come baliste, arieti, torri dassedio, vinee.

Artiglieria


                                     

1.7. Epoca per epoca Del singolo miles

Lequipaggiamento romano era prodotto in massa nelle fabricae statali, che mettevano insieme avanzate tecnologie di forgiatura e abili artigiani. Limpero aveva dovuto fare maggiore ricorso a queste fabbriche per sostenere lofferta dei privati, ormai in calo, a causa delle difficoltà economiche, e produrre da sé le armi, che venivano fornite ai soldati dietro sostituzione al momento del pensionamento. A partire da questepoca il connubio gladio - pilum che aveva fatto il successo dellepoca precedente decadde a favore del ricorso sempre maggiore alle lance e alle armi da tiro. Le spade più lunghe, tali da non potersi più definire gladii, accanto ai pugnali e a un incipiente uso di asce e più raramente mazze e bipenni, continuano a utilizzarsi per questepoca nella fase del combattimento corpo a corpo. Per quanto concerne le armature, la lorica segmentata, la grande innovazione dei due secoli precedenti, scompare nel III secolo, facendo spazio a loriche hamatae e squamatae, poi anchesse sempre più rare fino alla fine dellimpero.

Le armi romane erano fabbricate con quantità variabili di acciaio, come il chalbys noricus, prodotto nelle miniere imperiali, che, sebbene di qualità inferiore allacciaio prodotto in quel periodo in Asia centrale e in Cina, risultava notevolmente superiore al ferro non forgiato. Di contro, la tecnologia della forgiatura e gli artigiani esperti erano molto più rari nei paesi esterni allimpero, sebbene vi siano prove che la produzione e standardizzazione dellequipaggiamento erano notevolmente aumentate dallepoca del Principato. Luso dellacciaio era noto ad esempio nella Germania libera, dove si producevano spathae e stocchi in acciaio flessibile. La produzione di prodotti forgiati sofisticati, in un caso esemplare come quello delle fucine alemanniche, come armature di metallo, elmetti e spade, era tuttavia sicuramente su scala inferiore a quella dei romani. Armi semplici come asce e coltelli erano spesso realizzati in ferro non forgiato. La protezione delle truppe romane era ottenuta tramite armature metalliche, normalmente una lorica hamata armatura a maglia, ed elmi, oltre agli scudi, di varie fatture.

Armi di offesa
  • Una hasta, lancia medio-lunga, con punta anche seghettata, simile allangone usato dai Franchi;
  • Una spatha, di varie fatture, e una semi-spatha, un tempo tipiche degli ausiliari;
  • Un pugio, leggermente diverso da quello del I secolo, con lama più larga;
  • Un contus, lancia lunga e pesante, usata nelle forze di cavalleria;
  • Una picca,lancia di legno lunga i 4 e i 6 metri con punta metallica di varie forme
Armi da tiro
  • Una lancea, giavellotto medio, in uso presso le truppe di lanciarii schermagliatori;
  • Vari pila più pesanti e più corti, con fusti a incastro o muniti di codolo, utilizzati allesordio del secolo;
  • Uno spiculum, lungo giavellotto;
  • Alcune plumbatae o martiobarbuli, piccoli dardi o giavellotti corti.
Equipaggiamento da difesa
  • Un elmo di tipo: Intercisa con paranuca e paragnatidi di matrice sasanide, diffusosi verso la fine del III secolo e impiegato fino al V sec., Niederbieber, Weiler riccamente elaborato e ornato, specie da cavaliere, Berkasovo, con protezione per il naso o anche paragratidi;
  • Un elmo di tipo imperiale o nella variante italica, con paragnatidi e paranuca, agli esordi del secolo;
  • Loriche hamatae, più raramente squamatae ; il tipo Alba Iulia rappresentato in una sola scultura ritrovata nel sito omonimo, avvicinabile a una variante di segmentata, non è attestato come modello di fabbricazione diffuso, forse neppure inquadrabile nella categoria delle loriche;
  • Uno scutum rettangolare con rilievo metallico trasversale e umbone ancora allinizio del III secolo.
  • Un clipeus rotondo o ovale, composto di assi di legno con rinforzi di ferro munito di umbone, oppure, più raramente, completamente metallico;
Altro equipaggiamento
  • Scarponi, simili a quelli usati dai civili, ormai sempre più usati rispetto alle caligae, alloccorrenza accompagnati alluso di udones calze.
  • Un budriere o balteo per sostenere la spatha;
  • Una tunica indossata sotto la lorica, di solito larga, a maniche lunghe;
  • Un paio di pantaloni bracae, inizialmente importati dai Galli Transalpini, entrati nelluso anche dei legionari;
                                     

1.8. Epoca per epoca Del singolo miles

Per il tardo impero si segnala la grande eterogeneità delle uniformi. A partire dalla fine del IV secolo, infatti, lo Stato non conferiva più il vestiario direttamente al soldato, ma forniva delle indennità per il suo acquisto. A tal proposito va evidenziato un diverso abbigliamento, e con tutta probabilità anche una difformità di armamento, segnatamente tra limitanei e comitatensi. Si suppone che i primi, alloggiando presso i castella di confine, si rifornissero presso le fabbriche segnalate in 35 dalla Notitia Dignitatum, ma in totale se ne contano una quarantina e i magazzini statali dei forti, e quindi godessero di una maggiore uniformità di equipaggiamento. Per i comitatensi, in genere per lesercito regolare, la situazione era diversa. Lintroduzione dellindennità era infatti diretta a superare le difficoltà logistiche della distribuzione delle uniformi e nel caso di questi ultimi, trattandosi di truppe "mobili" anche se tale presunta "mobilità" rispetto ai limitanei è stata messa in discussione e più soggette a spostamenti, è plausibile pensare che leterogeneità di vestiario e armamento fosse ancora più accentuata, proprio a motivo della molteplicità degli scenari toccati da questi soldati e del continuo impegno sul campo di battaglia, aspetto che postulava un frequente ricambio e una ripetuta sostituzione di armi e equipaggiamento, vuoi perché danneggiate, vuoi perché inadatte al nuovo nemico che si apprestava ad affrontare.

A ciò va aggiunto che la consuetudine di richiamare le legioni da altre regioni di confine, sempre più pericolante a partire dallepoca di Marco Aurelio, per tamponare situazioni di emergenza, imponeva inevitabilmente un adeguamento dellarmamento e del vestiario. I soldati potevano passare da operare in climi freddi, allo svolgere operazioni belliche in climi torridi, o viceversa. Va tenuto conto, infine, del fatto che, solitamente, alla fine di una guerra, specie vittoriosa, gli uomini potevano tornare in patria reduci dagli scontri con indosso armature e indumenti peculiari del popolo sconfitto. A tal punto che un esercito di ritorno da una o più campagne poteva riportare con sé un variegato melting pot di elementi di abbigliamento, mode e usanze.

Per quanto riguarda la produzione statale di armi, in questepoca, a partire dal III secolo, si incrementa il ruolo dello Stato prima compensato dai privati nel fornire armi ai soldati che venivano restituite da questi al momento del congedo, attraverso lapertura di numerose officine in tutto limpero. La situazione di crisi ai confini, linstabilità politica, le difficoltà finanziarie non permettevano una fornitura attraverso il naturale ciclo economico dellarmamento, richiedendo il sostegno sul lato dellofferta dalle fabricae. Questi opifici poi chiamati ginecei per lattivo ruolo che vi avevano le donne erano diverse da quelle di età alto-imperiale, allocate allinterno degli accampamenti, risultando totalmente indipendenti da essi.

Tra i legionari romani, scomparsa la lorica segmentata, continuarono a essere impiegate la lorica hamata e la lorica squamata, fino al definitivo accantonamento, secondo alcuni, delle armature sotto Graziano quando non furono più prodotte, anche se è probabile che si continuarono a usare anche se in misura inferiore. Il soldato romano tardo-imperiale indossava un elmo del modello Ridge con una calotta costituita da due metà saldate insieme da una cresta metallica oppure Spangenhelm con una calotta conica costituita da sei piastre, mentre la lorica hamata sopra una tunica a maniche lunghe finemente ornata quella degli ufficiali. Qualora non fosse fornito di armamento pesante indossava un berretto pannonico più comune in occidente o un berretto frigio più comune in oriente. Solitamente brandiva uno scudo ovale o rotondo dipinto con lo stemma della sua unità, lo spiculum simile al pilum, il verutum giavellotto o la lancea. Appesa al cingulum al cinturone portava la spatha.

Potevano essere armati con spathae di varia lunghezza; con vari tipi di armi da lancio: uno spiculum, equivalente al vecchio pilum, un vericulum, probabilmente un giavellotto leggero, e, a partire dal IV secolo, un particolare tipo di dardo chiamato plumbata, che doveva essere lanciato senza lausilio di armi; infine con una lancia da urto che assunse sempre più importanza, tanto da diventare arma fondamentale nellequipaggiamento della fanteria pesante. Lelemento essenziale dellarmamento era divenuta ormai la coppia lancia-scudo, supportante da un uso più massiccio di armi da lancio, probabilmente segnale di una involuzione delle strategie offensive o delle capacità di attacco degli stessi soldati. Nei combattimenti corpo a corpo poteva essere più agevole utilizzare una spada corta, chiamata semispatha. Lo scudo, di circa un metro di diametro, era principalmente di forma ovale o tonda, con decorazioni che indicavano lunità di appartenenza, mentre lumbone poteva essere semisferico oppure conico.

Armi da offesa
  • Un pugio, leggermente diverso da quello del I secolo, con lama più larga;
  • Altre armi attestate: asce dolabre e più raramente mazze;
  • Una spatha, più lunga rispetto al gladius ormai in disuso, appesa al balteo o una semispatha, più corta;
  • Uno spiculum o hasta, una lancia lunga, con asta di 1.60–70 m e punta di ferro triangolare di lunghezza variabile, che poteva essere resa più dannosa con seghettature o laggiunta di più alette;
Armi da lancio
  • Dei telae, delle frecce utilizzate dalle truppe munite di arco;
  • Alcune plumbate, speciali dardi o giavellotti con punta di metallo, definiti da Vegezio mattiobarbuli, fissati allo scudo; sempre Vegezio sostiene che laddove armati di questi dardi i soldati scudati svolgono la stessa attività degli arcieri ";
  • Un verutum, un giavellotto corto, con asta di 1 m e punta di ferro di 12 cm;
  • Una funda, ovvero una frombola per il lancio di piccoli proietti;
  • Lanceae, giavellotti medi, di cui erano ancora dotati i lanciarii.
  • Costituivano i massilia, ovvero le armi da lancio, molto usate in questepoca rispetto allepoca imperiale
Equipaggiamento da difesa
  • Lelmo, di solito sormontato da un pennacchio o un cimiero metallico, si predilige di forma semplice, a semisfera due semicalotte fissate tra loro o a più piastre unite insieme, a cui venivano aggiunte protezioni per la nuca, per le gote e per il naso; le tipologie più frequenti sono: Intercisa con paragnatidi e paranuca, Berkasovo con paranaso, Spangenhelm con paragratidi e senza paranaso e paranuca, Augst variante molto simile allIntercisa e Budapest; si attesta luso anche di elmi attico-romani come risulta dai rilievi di epoca costantiniana nellArco di Costantino;
  • Una lorica hamata o lorica squamata, più raramente musculata, oppure un semplice farsetto imbottito, talvolta munito di pteruges ; larmatura scompare con lapprossimarsi alla fine del secolo V.
  • Un clipeo ovale o rotondo, formato da assi di legno con profilo di cuoio attorno, munito di umbone;
Altro equipaggiamento
  • Un berretto pesante di pelle "pannonico", portato perché lelmo non sembrasse pesante durante il combattimento ";
  • Le calzature si segnalano simili a quelle dei civili; in particolare gli scarponi erano con laccio integrato, dotati di suola chiodata o liscia; non più prodotta da tempo la caliga.
  • Un sagum, mantello rettangolare usato dai militari sin dallepoca repubblicana, orlato di frangiature e decorato con vari motivi;
  • Dei pantaloni o brache, assieme alla tunica o indossata separatamente da questa;
  • Una dalmatica, tunica corta e larga, a maniche lunghe, oppure una camisia, con maniche a tubo, che in epoca tarda si sostituisce, quando non è indossata la toga, alla tunica nel IV secolo plissettata come tenuta regolamentare;
  • Un subarmalis, farsetto imbottito al di sotto dellarmatura;