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ⓘ Charles-Moïse Briquet. Nato in una famiglia originaria di Châlons-sur-Marne emigrata in Svizzera agli inizi del XVIII secolo per motivi religiosi, Charles-Moïse ..




Charles-Moïse Briquet
                                     

ⓘ Charles-Moïse Briquet

Nato in una famiglia originaria di Châlons-sur-Marne emigrata in Svizzera agli inizi del XVIII secolo per motivi religiosi, Charles-Moïse Briquet, secondogenito di Barthélemy-Marc Briquet e di Jeanne-Louise-Elisabeth Pâris, vide la luce a Ginevra il 30 agosto 1839. Suo padre, come da tradizione famigliare, era un commerciante di libri e di carta allingrosso.

Briquet fu allevato in seno ad una famiglia protestante in cui onestà e pietà erano i pilastri delleducazione. Studente curioso e dotato, frequentò dapprima una scuola lancasteriana a Ginevra e, nel 1848, venne mandato ad apprendere il tedesco come pensionante presso un pastore protestante nel granducato di Baden. Rientrato a Ginevra nel 1850 continuò gli studi in una scuola aperta da un suo zio a Plainpalais, restandovi fino al 1854 quando il padre decise, nonostante il figlio avesse espresso il desiderio di continuare a studiare, di destinarlo al commercio impiegandolo come apprendista in un negozio di profumeria dove resterà due anni. Nel novembre del 1856 lascerà nuovamente la casa paterna per completare la propria educazione tecnica e professionale in una cartiera di La Bâtie, nei pressi Ginevra, restandovi un anno. Nel 1857 si impiegherà finalmente presso il padre che lo assocerà alla ditta nel 1860.

Il periodo di apprendistato tra il 1854 ed il 1857 vide comunque il Briquet frequentare assiduamente numerosi corsi serali nelle più disparate materie, in particolare scientifiche, per affinare la propria educazione acquisendo, nonostante lirregolarità degli studi, unistruzione sérieuse et ètendue.

                                     

1. Imprenditore e cittadino

Al pari del suo periodo di studio-apprendistato, la sua carriera imprenditoriale fu altrettanto intensa. Infatti, oltre a continuare ad occuparsi del commercio della carta, acquistò una casa editrice specializzata nella pubblicazione di riproduzioni litografiche dei paesaggi svizzeri, apportando notevoli migliorie a questa tecnica di stampa. Briquet, che gestiva le proprie attività come un buon padre di famiglia, era un datore di lavoro rispettato ed amato dai suoi impiegati, molti dei quali grazie ai suoi insegnamenti riuscirono successivamente mettersi in proprio aprendo analoghe attività in Svizzera, Germania e Francia.

La sua posizione le sue capacità lo portarono presto a ricoprire incarichi pubblici nella sua città natale. Fece parte della Société de prévoyance pour lHiver occupandosi dapprima della raccolta fondi e divenendone successivamente segretario. Nel 1884 entrò nella lega svizzera contro lalcolismo di cui fu segretario fino al 1888, occupandosi al contempo di una speciale camera del lavoro incaricata di trovare un impiego ad operai ed operaie rimasti disoccupati. Nel 1890 fu incaricato dal governo federale di studiare il problema dellinfanzia abbandonata, studio che portò alladozione di una legge di tutela da parte del cantone ginevrino. Parallelamente fu membro di una società di mutuo soccorso per gli apprendisti e di una associazione di commercianti ed industriali. Nonostante il suo interesse per la cosa pubblica non si candidò mai ad alcuna carica politica, preferendo impegnarsi nel sociale prendendo attivamente parte alle iniziative dellUnione nazionale evangelica.

                                     

2. Storico e pioniere

Dopo aver redatto per proprio uso personale e professionale una tabella sullo stato dellindustria e del commercio della carta in Svizzera, affrontò il problema in chiave storica ma non trovando alcuna informazione al riguardo, incominciò, nel 1878, uno studio comparativo con altre realtà europee che lo assorbirà fino alla morte. Nel suo primo saggio, intitolato Notice historique sur les plus anciennes papeteries suisses, il Briquet indovina già lutilità della raccolta e catalogazione delle filigrane come strumento per la datazione della carta. Si sforzerà quindi di stabilire dei parametri che precisino i luoghi, le date le figure più ricorrenti, nel tentativo inquadrare con lausilio della filigrana ambiti e periodi duso oltreché produttori. In due successivi articoli La légende paléographique du papier de coton le Recherches sur les premiers papiers utilisés en Occident et en Orient du Xe au XIVe siècle, perviene a cinque importanti conclusioni:

  • si devono classificare i supporti per la scrittura in tre tipi: pergamena, papiro, carta;
  • la carta di stracci è di un secolo più antica di quanto pensassero gli storici e data al X secolo;
  • la carta di cotone papier de coton non era mai esistita e si trattava semplicemente di una nomenclatura adottata per indicare un foglio di carta un dato stabilito dopo aver analizzato scientificamente alcuni campioni al microscopio
  • luso di marchi a filigrana è attestato in Occidente a partire dalla fine del XII secolo, mentre in Oriente non è documentato.
  • la carta di stracci fu dapprima utilizzata in Oriente e non entrò in uso in Occidente che dopo due o tre secoli;

I suoi studi apparvero subito di capitale importanza per la paleografia e vennero immediatamente verificati dagli storici che ne attestarono la validità. Sul suo esempio, poco tempo dopo, degli studiosi austriaci utilizzarono ancora il microscopio nellanalisi dei supporti cartacei arrivando a stabilire che la materia prima degli stracci utilizzati era la fibra di canapa o di lino e che i collanti impiegati erano a base di amido di frumento o di grano saraceno.

Nel 1888 Briquet, ritiratosi dagli affari lanno prima, pubblicò una monografia sulle carte le filigrane dellarchivio di Genova ove raccolse ed illustrò oltre cinquecento disegni di filigrane medievali. Raffinando il proprio metodo di datazione, nel 1892, diede alle stampe un saggio intitolato De la valeur des filigranes du papier comme moyen de déterminer lâge et la provenance de documents non datés suscitando non poche polemiche. Prese allora a viaggiare per lEuropa raccogliendo con laiuto della moglie migliaia di riproduzioni di filigrane. I suoi lavori successivi gli procurarono una notevole rinomanza, tanto da essere invitato da uno dei maggiori produttori di carta dellepoca a redigere il catalogo per la mostra retrospettiva sullarte della carta in occasione dellesposizione universale di Parigi, e venne in seguito ammesso a far parte della Société dHistoire et dArchéologie de Genève e della Société nationale des Antiquaires de France. Colpito da una progressiva forma di cecità, Briquet si sforzò di portare a termine il proprio lavoro che pubblicò finalmente nel 1907 col titolo Les Filigranes: dictionnaire historique des marques du papier dès leur apparition vers 1282 jusquen 1600.

Nel 1908 la facoltà di lettere delluniversità di Ginevra gli tributò una laurea honoris causa per il suo dizionario, ma la cecità lo avvolse ben presto completamente e trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita nella più totale oscurità. Rimasto vedovo nel 1912, spese quanto gli restava da vivere continuando a lavorare e dettando le sue memorie e la sua ultima monografia sui Moulins à papier des environs de Tulle. Alla sua morte, il 24 gennaio 1918, tutta la documentazione da lui raccolta venne conferita alla biblioteca di Ginevra, dovè tuttora conservata e consultabile.

                                     

3. Il dizionario delle filigrane

Briquet ha personalmente raccolto più di 40.000 disegni di filigrane, di questi 16.122 sono riprodotti ed illustrati nelle diverse edizioni del suo dizionario. I disegni, veri e propri ricalchi, sono realizzati a matita su carta da lucido e sono catalogati numericamente e classificati a seconda delle figure o del motivo rappresentato: insegne cittadine, lettere e monogrammi, teste di bue, liocorni eccetera. Pur avendone rilevate diverse varianti, Briquet, non ha pubblicato che le più comuni e ricorrenti, accompagnandole da annotazioni grafiche relative al rapporto tra filoni e vergelle, ed ai documenti originali con indicazione di luogo e data. Le informazioni contenute nel suo repertorio permettono lidentificazione della maggior parte delle filigrane, o per analogia del disegno di individuarne presumibilmente lorigine ed il periodo. Il dizionario illustra inoltre la diffusione e la circolazione della carta, permettendo anche una ricostruzione storica del suo commercio, mostrando, tra laltro, come durante il medioevo le carte italiane fossero le più diffuse in Europa. Tra le critiche rivolte al dizionario, vi sono quelle relative al modello di classificazione adottato ed alla nomenclatura, la terminologia impiegata risulta infatti obsoleta e di difficile comprensione, soprattutto quando di tipo araldico. In ogni caso il dizionario di Briquet è ancora uno strumento affidabile ed imprescindibile negli studi storici e filologici, alla prima edizione ginevrina del 1907 in quattro volumi con la riproduzione in scala 1/1 delle filigrane, ne seguì infatti una seconda, in tutto identica, pubblicata a Lipsia nel 1923, una terza ed una quarta edizione in facsimile della seconda, ma in formato ridotto, seguirono rispettivamente nel 1977 e nel 1997.



                                     

4. Opere di Charles-Moïse Briquet

Si dà conto delle sole opere dedicate a carte e filigrane, tralasciando le molte pubblicazioni sullaltra sua grande passione, la montagna.

  • Les anciennes papeteries du duché de Bar et quelques filigranes barrois de la seconde moitié du XVe, Besançon, 1898 estratto da Bibliographe moderne, n. 1.
  • Sur le papier usité en Sicile, à loccasion de deux manuscrit en papier dit de coton, Palermo, 1892.
  • Notions pratiques sur le papier, Besançon, 1905 estratto da Bibliographe moderne, 1905, n. 1 et 2.
  • La légende paléographique du papier de coton, journal de Genève, 29 ottobre 1884.
  • Associations et grèves des ouvriers papetiers en France aux XVII et XVIIIe siècles, Paris, 1897.
  • Le papier arabe au moyen-âge et sa fabrication, Berne, 1888 estratto da Union de la Papeterie, aprile-settembre 1888.
  • Les filigranes ont-ils un sens caché? une signification mystique ou symbolique?, Besançon, 1916 estratto da Bibliographe moderne, 1909, n. 5 e 6.
  • De quelques industries dont le papier est la base, Ginevra, 1885 relazione tenuta alla camera di commercio e industria di Ginevra.
  • La papeterie su le Rhône à Genève et les papiers filigranés à lécu de Genève, Genève, 1901.
  • Les filigranes, dictionnaire historique des marques de papier dès leur apparition vers 1282 jusquen 1600, Genève, 1907 4 volumi contenenti 16.112 riproduzioni di filigrane con note.
  • Quelques faits nouveaux concernant les filigranes, in Bulletin de la Société dHistoire et dArchéologie de Genève, Genève, 1913, t. III, pp. 357–359.
  • La date de trois impressions précisée par leurs filigranes, Besançon, 1900 estratto da Bibliographe moderne, 1900, n. 2.
  • Recherches sur les premiers papiers employés en Occident et en Orient du Xe au XIVe, Parigi, 1886 estratto dalle Mémoires de la Société des Antiquaires de France, t. XLVI.
  • Le symbolisme des filigranes, Besançon, 1916 estratto da Bibliographe moderne, 1914-15, n. 4 e 6.
  • Le papier et ses filigranes; compte rendu des plus récents travaux publiés à ce sujet, Paris, 1894 estratto da Revue des Bibliothèque, luglio 1894.
  • Notices historiques sur les plus anciennes papeteries suisses, in Union de la papeterie, Lausanne, 1883, n.8 e 12; 1884, n. 2-12; 1885, n. 2-7.
  • Papiers et filigranes des archives de Gênes, 1154-1700, Genova, 1888.
  • De la valeur des filigranes du papier comme moyen de déterminer lâge et la provenance de documents non datés, Genève, 1892.
  • Les moulins à papier des environs de Tulles, Besançon, 1912 estratto da Bibliographe moderne, 1911, n. 6.
  • Notice sur le recueil de filigranes ou marques de papiers présentés à lExposition rétrospectives de la papeterie, Paris-Genève, 1900.
  • De lutilité des filigranes du papier et de leur signification, à propos dun récent procès, Berna, 1888.