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ⓘ Storia di Ragusa, Croazia. La città venne fondata col nome di Ragusium nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum i ..




                                     

ⓘ Storia di Ragusa (Croazia)

La città venne fondata col nome di Ragusium nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum in fuga dalle invasioni degli Slavi e degli Avari. Successivamente, la città entrò sotto la protezione dellImpero Bizantino ed iniziò a sviluppare un fiorente commercio nellAdriatico e nel Mar Mediterraneo orientale. NellXI secolo Ragusa era ormai una florida città mercantile e grazie alla salda alleanza con Ancona riuscì a resistere allo strapotere veneziano in Adriatico e poté svilupparsi ulteriormente come repubblica marinara. Caduta Costantinopoli durante la IV Crociata, la città passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e tale rimase, seppur con brevi interruzioni, fino al 1358. In questo periodo Ragusa mutuò dalla Serenissima il proprio assetto istituzionale.

                                     

1. Repubblica di Ragusa

Approfittando della sconfitta dei Veneziani 1358 per opera dellUngheria, Ragusa si sottomise formalmente a questultima in cambio di un tributo annuale, che si pagava sia in termini di denaro che di imbarcazioni, garantendosi tuttavia unindipendenza di fatto. Ottenuta in questo modo la libertà i cittadini poterono di nuovo scegliere un proprio assetto istituzionale eleggendo un consiglio cittadino e un proprio senato. Ragusa iniziò a prosperare grazie ad una spiccata attitudine mercantile ed allabilità dei suoi governanti. Nel giro di pochi decenni la città divenne un primario centro commerciale e culturale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Neppure il declino della potenza ungherese battaglia di Mohács, 1526 riuscì a scalfire la prosperità di Ragusa: la città si diede, così come aveva fatto con gli ungheresi, allImpero ottomano e preservò ancora una volta, tramite il pagamento di un tributo, la sua sostanziale indipendenza. Nel 1416 la repubblica di Ragusa fu il primo Stato europeo ad abolire la schiavitù e luso degli schiavi.

La prima fase del declino della città è dovuto alla scoperta dellAmerica nellanno 1492 che escluse il Mediterraneo dalle principali rotte commerciali. Ma solo con il dominio Ottomano del XVI secolo iniziò per la città un lento quanto inarrestabile declino, dovuto anche al terremoto che scosse la città nel 1520 e accelerato soprattutto dal terribile terremoto del 6 aprile 1667, che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime. Ragusa risorse velocemente dalle macerie dotandosi di un impianto urbanistico moderno: la città avrà una pianta molto regolare a differenza delle altre città veneziane con vie e viuzze strette e irregolari, le calli saranno disposte in modo parallelo tra loro fino ad incontrare perpendicolarmente lo Stradone, cioè larteria viaria principale; questa via taglia la città a metà, parte da Porta Pilla e in direzione del mare scende verso oriente fino alla Torre dellOrologio in prossimità del porto con la diga Le Casse. La città venne sempre più a dipendere dal gioco delle potenze straniere e poté conservare la sua indipendenza solo grazie alla sua modesta importanza. Nellanno 1806 la città venne occupata militarmente dalle truppe napoleoniche, e nel 1808 un proclama del Maresciallo Auguste Marmont pose fine alla secolare repubblica di Ragusa. Lamministrazione francese la riconobbe parte del Regno dItalia napoleonico nel 1808 e successivamente venne annessa alle Province Illiriche nel 1809.

                                     

2. Ragusa nella Dalmazia asburgica

Nel 1815, lex governo di Dubrovnik la sua assemblea nobiliare si incontrò per lultima volta a Ljetnikovac a Mokošica. Ancora una volta furono adottate misure estreme per ristabilire la Repubblica, ma fu tutto inutile. Dopo la caduta della Repubblica, la maggior parte dellaristocrazia fu riconosciuta dallimpero austriaco.

Assegnata definitivamente allAustria con il Congresso di Vienna 1815, Ragusa fu unita alla Provincia della Dalmazia e rimase fino al 1918 termine della prima guerra mondiale sotto il dominio diretto degli Asburgo. Le nuove autorità asburgiche stabilirono un Regno di Dalmazia suffraganeo della corona dAustria, governato da una propria assemblea Sabor con sede a Zara, in cui si confrontavano gli esponenti del Partito autonomista e del Partito popolare. La Dalmazia era allora una regione di una monarchia di lingua tedesca, con unélite locale bilingua croata e italiana e una popolazione generale con una maggioranza cattolica croata e una minoranza ortodossa serba.

Fu in questo periodo che la città divenne teatro di uno scontro dovuto alla formazione delle varie coscienze nazionali, che tendevano ad attribuire a sé non solo il territorio comunale, ma anche lantica e gloriosa storia della millenaria repubblica marinara. Questo scontro vide tre componenti in campo: quella croata - maggioritaria - quella serbo/montenegrina e infine la componente italiana: ognuna si organizzò in un partito e per un certo periodo di tempo serbi e italiani si coalizzarono in funzione anticroata, riuscendo anche a far eleggere lautonomista italiano Marino Bonda al Parlamento imperiale di Vienna: fu lultimo rappresentante italiano ad ottenere questa carica. Nello scontro serbo/croato sulla paternità etnico/storica della Repubblica di Ragusa si possono vedere in filigrana alcune delle motivazioni che centanni dopo avrebbero portato i governanti serbo/montenegrini ad accampare diritti sulla città.

Nel 1832 il barone Šišmundo Getaldić-Gundulić Sigismondo Ghetaldi-Gondola 1795-1860 fu eletto sindaco di Ragusa, servendo per 13 anni; il governo austriaco gli concesse il titolo di "barone".

I primi rappresentanti del gruppo nazionale croato furono proprio personaggi provenienti da famiglie di lingua e cultura italiane ad esempio Ivo De Giulli, al secolo Giovanni De Giulli, che reputarono più utile divenire promotori del nascente nazionalismo panslavo, quando non esclusivamente croato.

Nel 1861, la maggioranza croata della città, sconfitti gli italiani, mandò come propri rappresentanti della città al Parlamento di Vienna i deputati bilingui, ma dichiaratisi di nazionalità croata, Michele Klaić poi Miho Klaić e il conte Costantino Vojnović poi Kosta Vojnović. Klaić divenne particolarmente noto per lo zelo con cui si adoperò, nel tempo, per la chiusura di tutte le scuole italiane in Dalmazia.

Il Conte Rafael Pucić Raffaele Pozza, 1828-1890 fu eletto per la prima volta Podestà di Ragusa nellanno 1869, dopo di che fu rieletto nel 1872, 1875, 1882, 1884) e eletto due volte nel Consiglio dalmata nel 1870 e 1876. La vittoria dei nazionalisti a Spalato nel 1882 fu sentita fortemenente nelle zone di Curzola e Ragusa. A Ragusa essa fu salutata con favore dal podestà Pucić, dal National Reading Club di Dubrovnik, dallassociazione dei lavoratori di Dubrovnik e dalla rivista Slovinac "; e dalle comunità di Kuna e Orebić, questultima che aveva ottenuto un governo nazionalista ancor prima di Spalato.

Nel 1873 il conte Marino Bonda, della gloriosa famiglia ragusea, riuscì tuttavia a strappare uno dei due seggi ai croati locali seggio che dovette poi cedere al croato Borčić nel 1885. Lelemento italiano, ormai minoritario, necessitava di allearsi con i serbi locali. Tuttavia le sue divisioni interne, strette tra semplice desiderio di autonomia allinterno dellAustria-Ungheria e annessione allItalia, impedirono questa alleanza. Di fronte a tali divisioni, il conte Serragli tentò di riunificare gli italiani e riuscì a farsi eleggere deputato nel 1889. Intanto, però, numerosi italiani come ad esempio Raffaele Pozza e Gaetano Bulat che vennero eletti deputati nel 1879 andarono ad ingrossare le file dei nazionalisti croati. Un altro italiano divenne uno dei più grandi politici croati e fautore del Regno degli Slavi del Sud, Frano Supilo al secolo Francesco Supilo, originario di Ragusavecchia. Gli italiani locali, ma anche gli italofili, erano detti taljanaši, e secondo i nazionalisti slavi locali si trattava di slavi che avevano abbandonato e tradito la loro identità originaria.

La politica di collaborazione con i serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise agli italiani la conquista del Comune di Ragusa nel 1899. Nel 1889, la cerchia serbo-cattolica sostenne il barone Francesco Ghetaldi-Gondola, il candidato del Partito autonomista, contro il candidato del Partito popolare Vlaho de Giulli, nellelezione del 1890 alla Dieta dalmata. Lanno seguente, durante le elezioni del governo locale, il Partito autonomo vinse la rielezione municipale con Francesco Gondola, che morì al potere nel 1899. Lalleanza vinse nuovamente le elezioni il 27 maggio 1894. Frano Getaldić-Gundulić aveva anche fondato la Società Filatelìa il 4 dicembre 1890.

Linaugurazione del monumento a Ivan Gundulić nel 1893 segnò un momento di particolare tensione a Ragusa. Commissionato dal sindaco Rafael Pucić, il monumento opera dello scultore croato Ivan Rendić fu finanziato con fondi comunali 11 fiorini e con donazioni private di Niko Pucić 5 fiorini, Vlaho DeGiulli 10 fiorini e del re di Serbia Aleksandar Obrenović. Linaugurazione, presenziata dal barone Frano Getaldić-Gundulić, ultimo membro della casata, vide la partecipazione di un gran numero di croati, fatti confluire in città dalle organizzazioni del Partito dei Diritti Croato e del Partito Croato Popolare per dare un carattere nazionale e politico allavvenimento - nonostante la parallela mobilitazione dei serbo-cattolici del Partito Serbo. Ai rappresentati del governo asburgico non fu offerto un posto donore.

Nel 1905 fu istituito il Comitato per listituzione del servizio di tram elettrici, guidato da Luko Bunić - sicuramente una delle persone più meritevoli che contribuirono alla realizzazione del progetto. Altri membri del Comitato erano Ivo Papi, Miho Papi, Artur Saraka, Mato Šarić, Antun Pugliesi, Mato Gracić, Ivo Degiulli, Ernest Katić e Antun Milić. Il servizio di tram a Ragusa restò in funzione dal 1910 al 1970.

Frano Supilo, con il suo giornale Crvena Hrvatska, si mostrò lacerrimo avversario delle istituzioni italiane in città. In ciò venne aiutato dal deputato raguseo Pero Čingrija Pietro Cingria, 1837-1921, che riuscì a far rimuovere dalla carica di governatore della Dalmazia il conte Handel, colpevole di cercare una conciliazione tra i vari nazionalismi locali. Čingrija, uno dei leader del Partito popolare in Dalmazia, svolse il ruolo principale nella fusione del Partito popolare e del Partito della destra in un singolo partito croato nel 1905.

Nel censimento austriaco del 1910, su 14.367 cittadini del comune di Ragusa, 10.879 dichiaravano come propria madrelingua il serbo-croato, 486 si dichiaravano di lingua italiana, e 2.177 invece venivano conteggiati fra gli stranieri. Fra di essi, una parte consistente era costituita da italiani, prevalentemente pugliesi, marchigiani e veneti.

                                     

3. Ragusa nel Regno di Jugoslavia

Nel 1919 Ragusa divenne parte del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi Regno di Jugoslavia, con il nome di Dubrovnik. Il nome italiano Ragusa non è più utilizzato da allora. Dubrovnik divenne uno dei 33 oblast del Regno jugoslavo. Quando nel 1929 la Jugoslavia fu divisa tra 9 banovine, la città divenne parte della Banovina della Zeta. Nel 1939 Dubrovnik entrò brevemente a far parte della nuova Banovina della Croazia.

Con lingresso della città di Ragusa nel Regno di Jugoslavia, la situazione per gli Italiani locali non migliorò. Contro la politica di croatizzazione forzata del Čingrija, nel 1919 venne fondato da Giovanni Jelich e Giovanni Marotti, il locale Fascio Nazionale, che alla Conferenza di Pace di Parigi, inviò un memorandum per chiedere lannessione allItalia. Gli Italiani di Ragusa, una comunità di più di cinquecento persone dichiarate, denunciarono i soprusi e i maltrattamenti a cui il governo jugoslavo sottometteva la minoranza italiana della Dalmazia meridionale: divieto di esporre insegne italiane nei negozi e di parlare italiano in pubblico, soppressione dellinsegnamento dellitaliano nelle scuole e delle prediche in italiano nelle chiese, minaccia di assalire le sedi sociali qualora gli italiani avessero ricostituito le proprie società soppresse dallAustria nel periodo di guerra. Per i Ragusei italiani la Dalmazia meridionale era sempre stato qualcosa di diverso per stile di vita, costumi, e civiltà dal retroterra balcanico e quindi lunione allItalia sembrava un fatto naturale e giusto. Tuttavia lItalia, nel corso della Conferenza di Pace di Parigi decise di non rivendicare Ragusa, al fine di ottenere la parte di Dalmazia promessale dal patto di Londra. Non di meno, nel corso della conferenza venne anche avanzata la proposta di creare uno Stato dalmata indipendente, di cui Ragusa, per il suo carattere mistilingue, avrebbe fatto parte.

Con lingresso di Ragusa nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, a seguito della firma del Trattato di Rapallo, agli italiani locali venne data la possibilità di optare per la cittadinanza italiana, pur mantenendo la residenza in città, tuttavia poche furono le domande di opzione. Infatti a Ragusa molti italiani, che in precedenza avevano manifestato intenzione di optare, erano ormai decisi a rimanere cittadini jugoslavi: soprattutto coloro che avevano rilevanti interessi economici da tutelare, per non esporsi a persecuzioni ed angherie. Peraltro, ancora nel 1927, 660 cittadini continuavano a dichiararsi italiani e nel 1933 il locale asilo italiano aveva 130 iscritti. La comunità italiana a Ragusa, infatti, mantenne una certa vivacità, essendo stata Ragusa sempre esclusa dalle rivendicazioni territoriali italiane. A ciò contribuì anche la peculiarità culturale dei ragusei, nei quali sopravviveva un radicato patriottismo municipale che attenuava lo scontro nazionalista italo-jugoslavo. Un elemento di forza della comunità italiana a Ragusa, inoltre, erano le forti relazioni economiche e commerciali con la Puglia, il che aveva tradizionalmente comportato lesistenza di un flusso migratorio pugliese verso la città. Pertanto, per mantenere viva lidentità e la cultura nazionale degli italiani autoctoni e di quelli provenienti dalla Puglia, era urgente lapertura di una scuola italiana a Ragusa. Nel corso degli anni venti la comunità italiana ragusea riuscì a costituire una scuola elementare mista e un giardino dinfanzia, grazie alla donazione immobiliare ricevuta da Giovanni Avoscani, capo del partito autonomo-italiano raguseo fra la fine dellOttocento e la Prima guerra mondiale e ai finanziamenti dellItalia. La scuola e lasilo mostrarono di essere istituzioni vivaci ed attive, segnale di una certa vitalità della comunità italiana locale. La collettività italiana, divisa da contrasti personali e dissensi politici, era organizzata in due associazioni, lUnione Italiana e la Società Operaia Italiana. Fra i principali esponenti della comunità vi erano Giovanni Jelich ed Edmondo Weiss, commerciante e direttore dellUnione Italiana negli anni venti; Arnaldo Vladovich e Natale Bongi erano a capo della Società Operaia Italiana.

La conflittualità interna alla minoranza italiana, il suo pluralismo politico e lestraneità di alcuni suoi esponenti al fascismo provocarono le ire dei rappresentanti consolari dellItalia fascista. Alla metà degli anni trenta, il console Carlo Staffetti decise di imporre una" bonifica” fascista alla comunità di Ragusa, imponendo lo scioglimento della Società Operaia, il concentramento di tutti gli italiani ragusei nellUnione Italiana, leliminazione della vecchia direzione dellUnione e la nomina ai suoi vertici di elementi fedeli al fascismo e graditi al consolato, non per elezione ma per acclamazione imposta dal console. La cosa alienò parecchie simpatie verso le istituzioni italiane della città, anche allinterno della stessa minoranza.



                                     

4. Seconda guerra mondiale

Con la Seconda guerra mondiale, lelemento italiano finì quasi completamente per integrarsi nella maggioranza slava. Ragusa fu lunica città importante della Dalmazia a non essere inglobata nel Governatorato di Dalmazia del Regno dItalia, tra laprile 1941 ed il settembre 1943. Nel settembre 1941 Mussolini ne propose lannessione al Governatorato della Dalmazia cioè al Regno dItalia con la creazione della Provincia di Ragusa di Dalmazia, che però non fu costituita per lopposizione del leader croato Ante Pavelić. Ragusa fu comunque occupata militarmente dalle truppe italiane nellautunno del 1941. Le autorità italiane vi aprirono una scuola media.

Dopo l8 settembre 1943 Dubrovnik fu occupata dalle truppe tedesche. Nellottobre del 1944 i partigiani jugoslavi occuparono Dubrovnik, arrestando più di 300 cittadini e fucilandone 53 senza processo; questo evento divenne noto, dalla piccola isola su cui si verificò, come il massacro di Daksa. I processi politici continuarono negli anni successivi, per culminare il 12 aprile 1947 con la cattura e limprigionamento di oltre 90 cittadini ragusei.

                                     

5. Ragusa nella Jugoslavia socialista

Dal 1945, Ragusa fece parte della Repubblica Socialista di Croazia nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Dal 1979 la città è parte della lista di siti patrimonio dellumanità dellUNESCO.

                                     

6. Ragusa nella Croazia indipendente

In seguito alla dissoluzione della Jugoslavia socialista e alla successiva guerra dindipendenza croata, la città si trovò quasi sulla linea del fronte e il 6 dicembre 1991 venne bombardata dalle forze armate jugoslave serbe, montenegrine dalle montagne alle spalle della città, facendo 19 morti e 60 feriti. Le bombe causarono molte vittime e non risparmiarono neppure il centro storico, che venne notevolmente danneggiato. La città rimase assediata dallesercito popolare jugoslavo JNA dal 1º ottobre 1991 al maggio 1992. Il totale delle vittime civili secondo la Croce Rossa fu di 114 persone, tra cui il poeta Milan Milišić. Dal 1992 al 1993 Ragusa resta bersaglio dellartiglieria serbo-montenegrina, attestata sulle alture di Zarkovica, a nord-est della città. Il 68% degli edifici della città vecchia sarebbero stati colpiti direttamente o indirettamente dai tiri dobice.

Con la fine delle ostilità la città si è velocemente ripresa ed ha riacquistato la sua vocazione culturale e turistica. La ricostruzione si è svolta nel rispetto delle tecniche traduzionali, pur applicando i moderni criteri anti-sismici. Le tegole dei tetti provengono da una fabbrica francese presso Tolosa.

Dopo la dissoluzione della Jugoslavia di Tito 1992 ci fu anche un timido risveglio degli italiani a Ragusa e in Dalmazia.