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ⓘ Vincenzo Pinali. Nel 1840 Pinali iniziò linsegnamento clinico e nel 1857 venne chiamato come successore di Giuseppe Corneliani alla direzione della cattedra di ..




Vincenzo Pinali
                                     

ⓘ Vincenzo Pinali

Nel 1840 Pinali iniziò linsegnamento clinico e nel 1857 venne chiamato come successore di Giuseppe Corneliani alla direzione della cattedra di Clinica Medica dellUniversità di Padova, incarico che mantenne fino alla morte. Quando ricevette lincarico direttivo la situazione circa gli strumenti medici era di estrema povertà. Vincenzo Pinali dotò la clinica padovana di ogni strumento necessario, tanto da collocarla tra le più complete ed esemplari dEuropa. Lesempio più significativo fu lintroduzione che egli fece, per primo, dello stetoscopio nella Clinica Medica a Padova; questo nuovo strumento per la diagnostica delle malattie polmonari, inventato da René Laennec, era diffuso anche nelle migliori cliniche di Parigi e Vienna.

In seguito alla sua morte, avvenuta nel primo mattino nella sua casa a Padova, il 7 dicembre 1875, Vincenzo Pinali lasciò allUniversità di Padova la sua ricca biblioteca e un cospicuo lascito in denaro. Dei suoi numerosi scritti rammentiamo quelli sulla miliaria, sul colera, sulla polmonite per la quale raccolse per cinque anni dati statistici sui casi studiati nella sua clinica, sulluso terapeutico del solfito di sodio nelle malattie dello stomaco.

                                     

1. Il pensiero e la personalità

Vincenzo Pinali fu tra i primi a condividere alcuni insegnamenti teorici e pratici che erano propri di affermati maestri europei; ad esempio egli fu un esponente dellemergente teoria dellorganicismo.

A fianco di una preparazione teorica manteneva costante quella pratica; era solito mettere in primo piano gli esami sistematici dellammalato; dopo aver acquisito una serie di dati a lui significativi, passava ad esporre la sua valutazione. A causa del suo spirito innovatore, da un lato si trovava in conflitto con i suoi colleghi medici che agivano e lo contrastavano su posizioni opposte e dallaltra invece ciò gli giovava nel campo dellinsegnamento, su cui versava ogni attenzione, in quanto negli allievi vedeva il futuro della medicina ". Il suo metodo educativo era racchiuso in una sola parola: la severità. Non concepiva altro mezzo di educazione. Ed i tratti del suo volto descrivevano interamente il suo essere persona severa ed autorevole. Era pallido e serio, mai allegro e iroso; riflessivo in ogni suo movimento; freddo nei modi e, a chi lo conosceva superficialmente, non risultava per nulla gradevole. A fianco della sua severità e caparbietà nello studio e nellapplicazione di medico aveva la modestia che era altrettanto conosciuta ed apprezzata da colleghi e studenti. Mai Pinali disprezzò il lavoro ed il sapere di chi lo circondava, con cui sapeva confrontarsi e non si imponeva.

Obbligava gli studenti a parlare come lui pretendeva poiché li considerava una parte di sé. Per i negligenti, gli svogliati aveva parole amare e severe, tanto era contraria al suo sentimento la noncuranza per larte. Sul piano delle teorie, utilizzava la tattica di non accogliere dimpeto ogni dottrina che giungesse e potesse generare un atteggiamento di repulsione o di freno e allo stesso tempo abbandonava quelle che comunque a lui parevano ormai tramontate. Sperimentava e adeguava le nuove proposte ai risultati che otteneva.

Nonostante il successo, continuava a dedicare tutto il suo tempo allo studio, ad eccezione di alcuni giorni di pausa che si permetteva per vedere la sua terra natia, il Friuli.

La cura di chi soffriva e la somministrazione delle medicine richiedeva per Pinali il massimo della sua attenzione e scrupolosità; il letto degli ammalati era il momento in cui faceva la sintesi del suo studio e delle sue capacità.

Di fronte a situazioni di difficile intervento, quando le aspettative potevano essere veramente ridotte, era solito stimolare i pazienti a porsi positivamente in ogni situazione, nella prospettiva di raggiungere un miglioramento, convinto che la rassegnazione non portava alcun beneficio alla persona.

Sosteneva poi di apprendere assai più da una diagnosi sbagliata che non da cento indovinate: lerrore lo faceva riflettere e lo stimolava a prospettare una nuova soluzione allindagine. Venerava i maestri Ippocrate e Galileo e nel cogliere al meglio ciò che offrivano le innovazioni, imponeva se stesso una distinzione tra il vero, lapparente ed il falso.

                                     

2. La produzione letteraria

Pinali non si dedicò molto alla scrittura, era orientato piuttosto verso il contatto diretto con il malato. Tra i suoi scritti vanno ricordati: La Melancholia 1831, Intorno al cholera di Padova 1837, SullOrganicismo e sul Vitalismo 1862-63, Statistica quinquennale delle pneumoniti curate nella sua Clinica 1870, Lezioni ed osservazioni cliniche dirette allo scopo di rischiarare gli effetti del salasso nella cura della pneumonite 1870.

Tra questi studi, quello sulla tubercolosi lo portò alla ribalta europea per aver introdotto, per primo, la statistica sui casi da lui studiati nellarco di cinque anni: un articolato resoconto sulle questioni riguardanti la diagnosi, le complicazioni le cure di questa temuta malattia, frequentemente causa di morte.

                                     

3. Il testamento e il lascito allUniversità di Padova

Nellatto testamentario manifesta la volontà di lasciare una gran parte del proprio cospicuo patrimonio allUniversità di Padova affinché vi fosse istituita una biblioteca medica:

Vincolò quindi il denaro allesclusivo uso da lui citato e per un buon impiego sarebbero intervenuti il Rettore, il preside e i professori. Il tutto doveva concretizzarsi nellarco di tre anni, un limite messo espressamente, temendo che la realizzazione delle opere potesse perdersi in inconcludenti meandri burocratici. In caso contrario tutto sarebbe andato a beneficio dei suoi eredi.

Nacque così, nel 1873, la Biblioteca Pinali, così chiamata proprio in onore del medico che ne permise la costruzione.