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Salvador Montes de Oca
                                     

ⓘ Salvador Montes de Oca

Salvador Montes de Oca è stato un vescovo cattolico venezuelano, poi novizio certosino, ucciso dalle SS, in Italia, con undici compagni, durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Strage di Farneta.

                                     

1.1. Biografia I primi anni

Salvador Montes de Oca nacque nella cittadina di Carora, nel comune di Torres, a poca distanza da Barquisimeto, capoluogo dello Stato di Lara in Venezuela, il 21 ottobre 1895 ed era uno dei cinque figli di Andrés Montes de Oca Zubillaga e di Rosario Montes de Oca Perera.

Dopo gli studi primari nella città natale, allievo di Lucio Montes de Oca, entrà nel seminario di Barquisimeto e, dopo essere stato notato per le notevoli qualità sia personali che di studio dal proprio vescovo diocesano Aguedo Felipe Alvarado Liscano, nel 1914 fu accompagnato proprio dal suo vescovo a Roma per continuare la propria preparazione presso il Pontificio Collegio Pio Latino Americano.

Si trattenne in Italia diversi anni per poi fare ritorno in Venezuela, e terminare i propri studi presso il Seminario arcivescovile" Santa Rosa da Lima” di Caracas.

Fu ordinato sacerdote il 14 maggio 1922 a Barquisimeto dal vescovo Alvarado Liscano e cantò la prima Santa Messa a Carora, sua città natale

A Barquisimeto divenne segretario del Vescovo, direttore spirituale del Seminario diocesano" della Pastora” e cappellano del Santuario della Paz.

                                     

1.2. Biografia Vescovo di Valencia

Alla morte del primo vescovo di Valencia, Francisco Antonio Granadillo, avvenuta il 23 gennaio 1927, il Congresso venezuelano inserì il nome di Salvator Montes de Oca nella terna di nomi presentata al Papa, nonostante non fosse ancora trentaduenne e non fossero trascorsi che cinque anni di sacerdozio: fu eletto da Pio XI, il 20 giugno di quellanno, secondo vescovo di Valencia, capitale dello Stato di Caraboto e terza città del Paese.

La consacrazione avvenne il successivo 23 ottobre per mano del nunzio apostolico Fernando Cento, arcivescovo titolare di Seleucia Pieria, futuro cardinale, assistito da Marcos Sergio Godoy, vescovo di Zulia, diocesi che, nel 1953, prenderà il nome di Maracaibo, e da Enrique María Dubuc Moreno, vescovo di Barquisimeto.

Nei due anni successivi Montes de Oca assunse delle nette posizioni di difesa dei perseguitati politici e dei carcerati per gli stessi motivi, scontrandosi con le autorità, sia locali che nazionali.

Il 4 ottobre 1929 fece leggere in tutte le parrocchie della propria diocesi un suo scritto Istruzione sul matrimonio, nella quale ricorda la posizione della Chiesa sullindissolubilità dello stesso, che viene anche pubblicata, sul giornale diocesano" El Observador”. Tale scritto provocò uno scontro frontale con il governo venezuelano, presieduto da Juan Bautista Pérez, installatosi il 30 maggio 1929, ma considerato un governo fantoccio in realtà controllato dal ventennale potere dittatoriale di Juan Vicente Gómez, comandante in Capo dellesercito e già presidente della Repubblica.

Tale scontro portò allespulsione di Montes de Oca, con atto firmato da Pérez l11 ottobre successivo, atto controfirmato dal Ministro degli Interni, Rubén Gonzalez Cárdenas, con laccusa di ribellione contro la" sovranità nazionale”,

Il vescovo, che portò una copia del suo scritto al quotidiano" La Religion” di Caracas, affinché fosse pubblicato ed avesse così una più ampia diffusione, ma al momento di tornare dalla capitale in automobile, fu arrestato a Los Teques obbligato ad imbarcarsi nel porto di La Guaira su di un vapore diretto a Port of Spain, nellisola di Trinidad, appena dieci chilometri al largo della costa orientale del Venezuela, che, con la vicina Tobago, formava una colonia appartenente alla Gran Bretagna.

Fu accolto fraternamente dallarcivescovo di Port of Spain, il domenicano irlandese John Pius Dowling, e dai Padri Domenicani dellisola, e prese la decisione di occuparsi dellassistenza spirituale dei circa quattromila cattolici di lingua spagnola residenti a Trinidad; successivamente però fu costretto a partire per lEuropa.

Lespulsione del vescovo di Valencia creò una forte tensione tra il governo e lepiscopato del Venezuela, con una nota di protesta del Nunzio apostolico, Fernando Cento, del 12 ottobre, giorno successivo al decreto di espulsione, cui segue, il 16, quella dellarcivescovo di Caracas, Felipe Rincón González, al presidente della Repubblica. A tal proposito ebbero inizio una lunga serie di incontri tra le parti nel tentativo di trovare una soluzione al problema che risulta estremamente scomodo per il Governo.

La questione fu risolta soltanto quando, rimosso dalla presidenza Pérez, tornò al potere il 13 luglio 1931 il Generale Gómez, il quale, sotto forti pressioni interne, il successivo 3 agosto decise di firmare il decreto con il quale lespulsione di Montes de Oca fu sospesa, il quale senza dover ritrattare le proprie posizioni fu autorizzato a tornare in patria.

Il 10 ottobre 1931, a due anni, meno un giorno, dallinizio del suo esilio, Salvador Montes de Oca sbarcò nel porto di La Guaira, con una accoglienza trionfale, per poi riprendere la propria attività pastorale.

Il 18 marzo 1934 partì per Roma per visita ad limina a papa Pio XI, ma soffrì di un violento attacco di peritonite.

Nel frattempo iniziarono a giungere in Vaticano una serie di calunnie contro di lui, aventi origine nella stessa Valenza, che lo portarono il 22 dicembre 1934 a lasciare, da Roma, il governo della diocesi, che rimase vacante per quasi tre anni, fino al 29 agosto 1937, quando viene nominato come suo successore Gregorio Adam Dalmau, e ad essere nominato vescovo titolare di Bilta.

In Italia entrò prima nella Congregazione del Santissimo Sacramento, meglio conosciuta come Padri Sacramentini, ma, successivamente, desiderando una vita più austera dedicata alla preghiera e alla solitudine ed al silenzio, optò per lOrdine Certosino.

Nel 1940 rinunziò anche al titolo vescovile di Bilta.

                                     

1.3. Biografia La morte

Nel 1943 diventò novizio con il nome di padre Bernardo presso la Certosa dello Spirito Santo a Farneta a sette chilometri da Lucca.

Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale e i monaci della Certosa non esitarono ad aprire le porte del monastero a sfollati, ebrei, perseguitati politici, senza distinzione di partiti, di nazionalità e di religione.

Nei pressi della Certosa si trovava un reparto di rifornimento della 16ª divisione" Reichsführer SS”, e spesso i soldati chiedevano ai monaci del cibo; inoltre saltuariamente si servivano del contributo del maestro dei novizi, dom Pio Egger, svizzero di lingua tedesca, come interprete, anche al di fuori del monastero. Tuttavia, i tedeschi si insospettirono per alcune presenze ritenute" non permesse dalle leggi germaniche” allinterno del cenobio.

Alle 23.15 della notte tra il 1º e il 2 settembre 1944, mentre i monaci si apprestavano a cantare il mattutino, bussò al portone della Certosa il sergente Eduard Florin, conosciuto dallanziano fratello converso portinaio Michele Nota con la scusa di consegnare un pacco urgente convincendolo ad aprire: subito un drappello di una ventina di soldati fece irruzione perquisendo lintero complesso e radunando i monaci e i civili, che non riuscirono a fuggire o a nascondersi, in una stanza della portineria.

Il mattino seguente i militari tedeschi obbligarono i religiosi a togliersi il saio e ad indossare abiti civili; quindi un gruppo, composto dal priore dom Martino Binz e da padre Egger, viene trasferito, con un camion, a Nocchi di Camaiore, nel capannone di un vecchio frantoio, dove, la sera stessa, furono raggiunti dagli altri prigionieri provenienti dalla certosa.

Per alcuni giorni il vecchio frantoio divenne luogo di scene di violenza nei confronti dei reclusi e solo la mattina del 6 settembre il gruppo dei monaci certosini venne diviso in due gruppi: quelli "abili al lavoro", da deportare in Germania, e gli invalidi, da eliminare.

Il padre priore, il maestro dei novizi, oltre al procuratore, dom Antonio Costa, e al novizio Bernardo Salvador Montes de Oca, furono condotti al Castello Malaspina di Massa, usato come carcere.

Il giorno seguente, il 7 settembre, furono costretti ad affrontare un lungo percorso a piedi, di fronte al quale il priore Binz e dom Bernardo, con i polsi legati dal fil di ferro, incapaci di camminare, furono uccisi di spalle a colpi di mitraglia: i loro corpi furono cosparsi di benzina e dati al fuoco, poi gettati in un fosso e coperti da poche palate di terra.

Il destino degli altri dieci certosini, in età compresa tra i 39 e i 74 anni, si compì la mattina di domenica 10 settembre, ed è conosciuto come la strage di Farneta, allinterno della più ampia operazione di sterminio dei prigionieri denominata strage delle Fosse del Frigido, che avvenne proprio nei giorni 10 e 16 settembre: in gruppetti di due o tre per volta furono prelevati con una camionetta e trasportati nel luogo designato, fatti scendere e uccisi con un colpo alla testa dopo essere stati impiccati con del filo spinato.

I Certosini presenti a Farneta al momento dellirruzione tedesca erano 28, di essi 16, riconosciuti validi al lavoro, dopo essere stati rinchiusi nella caserma Dogali di Carrara, dove subirono inaudite violenze, furono poi avviati al campo di concentramento di Fossoli. Ma il vescovo di Carpi, il cappuccino Vigilio Federico Dalla Zuanna, ottenne dal comando tedesco che partissero solamente i dieci" fratelli laici”, pratici del lavoro manuale, i quali sarebbero stati deportati a Berlino, dove avrebbero lavorato in una fabbrica per essere liberati solamente nel febbraio del 1945, mentre gli altri, sacerdoti o studenti, vennero a lui affidati in custodia e quindi salvati.

Una volta terminata la guerra, lentamente i superstiti della comunità certosina si ricostituirono, ritrovandosi nella Certosa di Farneta, dove la vita claustrale ricominciò a svolgersi regolarmente.

Il sergente Florin, processato dal Tribunale militare di Bologna, nel 1948, fu" assolto per non aver commesso il fatto”, come pure il suo diretto superiore, Hermann Langer, lo sarà dal Tribunale militare di La Spezia solamente il 10 dicembre 2004.

Nel 1954, a dieci anni dai tragici avvenimenti di Farneta, il Comune di Lucca fece apporre una lapide alla porta principale della Certosa con il seguente testo:" Nei tristi giorni della servitù, vi fu chi cercò salvezza dalla incombente minaccia di morte fra queste mura, che solo conoscono la pietà e la vita dello spirito, ma ogni speranza fu travolta e alla cecità della violenza si aggiunse la beffa del lusinghevole inganno e del cinico tradimento. Nel decennale della Liberazione il Comune di Lucca e il Comitato cittadino.”

La notizia della tragica uccisione di Salvador Montes de Oca giunse in Venezuela lanno successivo, provocando unondata di commozione e di sincero dolore tra quanti lo avevano conosciuto.



                                     

1.4. Biografia Il ritrovamento del corpo e la sepoltura

Nel 1947, dopo lunghe ricerche in vari cimiteri della zona, in quello di Montemagno, frazione di Camaiore, in provincia di Lucca, con la collaborazione di don Antonio Palazzi, certosino sfuggito al massacro, ed al paziente lavoro del medico, dottor Andrea Mariotti, furono identificati i resti del padre priore e del vescovo venezuelano, questultimo identificato soprattutto attraverso il calco dentale e gli oggetti a lui appartenuti, quali il breviario che aveva con sé al momento dellassassinio.

Dopo un rito funebre celebrato nella Chiesa parrocchiale di Montemagno, i pochi resti furono riportati in Venezuela da mons. Rotundaro, che è stato, a suo tempo, uno dei seminaristi del vescovo di Valenza, giungendo, nel porto di La Guaira, l11 giugno 1947.

Un solenne rito funebre fu celebrato a Caracas, e successivamente anche a Valencia, per essere subito dopo inumati sotto laltare maggiore della Cattedrale diocesana di Nostra Signora del Soccorso.

Numerose vie ed una piazza di Valencia con una grande statua in marmo e bronzo sono intitolate al suo nome.

Domenica 14 giugno 2009, trenta vescovi venezuelani, con a capo larcivescovo di Caracas, il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, in Italia per la" visita ad limina”, giungono alla Certosa di Farneta, concelebrano la Santa Messa con i padri del monastero e visitano i luoghi in cui ha vissuto quello che, in Venezuela, è ricordato come il Vescovo Martire, per il quale si chiede, da tempo, lapertura del processo di beatificazione.

                                     

2. Genealogia episcopale

  • Cardinale Scipione Rebiba
  • Cardinale Giovanni Tacci Porcelli
  • Papa Clemente XIII
  • Cardinale Fernando Cento
  • Cardinale Giulio Antonio Santorio
  • Cardinale Amilcare Malagola
  • Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
  • Cardinale Ulderico Carpegna
  • Cardinale Bernardino Giraud
  • Vescovo Salvador Montes de Oca
  • Cardinale Filippo de Angelis
  • Papa Benedetto XIII
  • Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
  • Cardinale Pietro Francesco Galleffi
  • Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
  • Cardinale Alessandro Mattei
  • Papa Benedetto XIV
  • Cardinale Ludovico Ludovisi
  • Cardinale Juan Gualberto Guevara
  • Cardinale Luigi Caetani
                                     

3. Onorificenze

Dei dodici monaci certosini, sei padri e sei conversi, uccisi nella Strage di Farneta, undici hanno ricevuto, il 5 settembre 2001, la Medaglia dOro al Merito Civile, concessa dal Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, mentre a padre Antonio Costa è stata conferita la Medaglia dOro al Valor Militare. Essi sono:

  • fra Michele Nota, italiano, fratello laico, 56 anni
  • fra Raffaele Cantero, spagnolo, fratello laico, 47 anni
  • padre Adriano Compagnon, francese, fratello laico, 70 anni
  • padre Pio Maria Egger, svizzero, maestro dei Novizi, 39 anni
  • padre Martino Binz, svizzero, priore della comunità, 65 anni
  • fra Alberto Rosbach, tedesco, fratello laico, 74 anni
  • padre Benedetto Lapuente, spagnolo, sacerdote, sacrista della certosa, 70 anni
  • fra Giorgio Maritano, italiano, fratello laico, 62 anni
  • padre Bernardo Montes de Oca, vescovo venezuelano, novizio, 49 anni
  • padre Antonio Costa italiano, procuratore, 46 anni
  • fra Bruno DAmico, italiano, fratello laico, 60 anni
  • fra Adriano Clerc, svizzero, fratello laico, 74 anni


                                     
  • salvadoregno Pablo Montes 1947 2008 velocista cubano Salvador Montes de Oca 1895 1944 vescovo cattolico venezuelano Vicente di Montes .. X secolo
  • Ponte Forno, 10 settembre 1944 Bernardo Salvatore Montes de Oca nato Andrés Salvador Montes de Oca Carora, Venezuela, 21 ottobre 1895 - Pendici del
  • della Certosa di Farneta, mentre altri due monaci, Martino Binz e Salvador Montes de Oca erano già stati fucilati tre giorni prima, il 7 settembre. L uccisione
  • spagnolo Muro de Alcoy, n.1948 Salvador Lazo Lazo, vescovo cattolico filippino Faire, n.1918 - Manila, 2000 Salvador Montes de Oca vescovo cattolico
  • della Certosa di Farneta, mentre altri due monaci, Martino Binz e Salvador Montes de Oca erano già stati fucilati tre giorni prima, il 7 settembre. L uccisione
  • Farneta Fondi librari in Toscana Antonio Costa Giorgio Maritano Salvador Montes de Oca Michele Nota Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons
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  • de Isidoro Montes de Oca municipio dello Stato Guerrero La Unión, provincia della regione di Arequipa La Unión, distretto della provincia di Dos de
  • Antonio Granadillo 22 giugno 1923 - 13 gennaio 1927 deceduto Salvador Montes de Oca 20 giugno 1927 - 22 dicembre 1934 dimesso Gregorio Adam Dalmau