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ⓘ Cesare Nerazzini

Poiché nella colonia vi erano pochi ufficiali in servizio, a Nerazzini furono affidati anche degli incarichi diplomatici: nel marzo del 1885 prese parte alla delegazione italiana, guidata dal capitano Vincenzo Ferrari, inviata allimperatore Giovanni IV dEtiopia a Gondar, per comunicargli loccupazione italiana del porto di Massaua, avvenuta agli inizi di quellanno. Riuscì inoltre a far riconoscere dal negus il diritto dinfluenza italiana su Cassala e sulla regione dei Bogos. Poi, nel febbraio - marzo del 1886, si recò da Ras Alula, potente capo locale etiopico, per concordare il passaggio della spedizione del generale Giorgio Pozzolini dallEritrea in Etiopia, poi annullata per via delle frizioni che aveva suscitato loccupazione del litorale a sud di Massaua. In giugno rientrò ad Assab, con le funzioni di diplomatico ufficiale, con lincarico di vigilare i rapporti con il sultano dellAussa. Quando, un anno più tardi, lamministrazione della colonia passò dal ministero degli Esteri a quello della Guerra, Nerazzini passò al servizio di questo dicastero, venendo assegnato come addetto diplomatico a Massaua del generale Alessandro Asinari di San Marzano, comandante della spedizione di rivincita dopo la battaglia di Dogali, avvenuta nel gennaio 1887, dove una colonna di 500 italiani furono massacrati dalle truppe etiopiche di ras Alula. Al termine dellincarico, Nerazzini si recò in licenza in Italia, dove sposò, il 10 settembre 1888, a Montepulciano, Egle Carletti, figlia del conte Alamanno Carletti e di Filomena Stefanini, da cui ebbe tre figli, due maschi e una femmina. La sua esperienza in materia di questioni africane ne fece con il tempo uno degli uomini di punta degli agenti diplomatici italiani, tanto da venir utilizzato per missioni di primaria importanza presso i vari ras locali o presso il nuovo negus, Menelik II, con cui lItalia si era legata dal 2 maggio 1889 con il trattato di Uccialli. Nei suoi rapporti diplomatici, Nerazzini fece più volte menzione ai suoi superiori di stare in guardia dalle intenzioni del negus, per nulla disposto ad accettare il protettorato italiano sul suo regno. Dopo la battaglia di Adua del 1º marzo 1896, in cui le truppe italiane, al comando del generale Oreste Baratieri, furono sconfitte dalle truppe del negus, il nuovo governo di Antonio di Rudinì, succeduto a quello di Francesco Crispi, scelse Nerazzini come ministro plenipotenziario per condurre le trattative di pace con Menelik, che sfociarono nel Trattato di Addis Abeba del 26 ottobre 1896, firmato per il governo italiano dallo stesso Nerazzini. Il testo dellaccordo, redatto in francese per evitare ambiguità, abrogava il trattato di Uccialli e riconosceva la piena indipendenza dellEtiopia, mentre i prigionieri italiani catturati dopo la battaglia vennero riscattati al prezzo di 10 milioni di lire. Subito dopo la stipula dellaccordo, nel marzo del 1897 Nerazzini fu incaricato dallo stesso re Umberto di Savoia di negoziare con il negus la fissazione dei confini tra la Colonia eritrea e lEtiopia, riuscendo a stabilire la linea confinaria sul fiume Mareb, in contrasto con le direttive del governo che volevano un certo ripiegamento dei confini della colonia italiana sul litorale. Per questi meriti, nel 1901 fu nominato console generale a Shanghai, dove favorì la penetrazione economica italiana in Cina; rivestì la carica di console fino al 1906, quando ebbe le credenziali di ministro plenipotenziario in Marocco. Rimpatriato nellestate del 1910, Nerazzini passò gli ultimi anni di vita nel paese natio, dove morì il 4 febbraio 1912, a 62 anni.

Massone, non si sa ne dove ne quando sia stato iniziato, ma sicuramente negli anni 80 del 1800 fu membro della loggia Venti settembre di Pisa.