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ⓘ Sidney Sonnino. Sidney Costantino Sonnino è stato un politico italiano. Barone, nato in una nobile famiglia da padre di origini ebraiche e da madre britannica, ..




Sidney Sonnino
                                     

ⓘ Sidney Sonnino

Sidney Costantino Sonnino è stato un politico italiano.

Barone, nato in una nobile famiglia da padre di origini ebraiche e da madre britannica, era anglicano. Ministro delle finanze e ministro del tesoro del Regno dItalia dal 1893 al 1896, riportò il bilancio dello Stato al pareggio e si oppose alla dispendiosa politica aggressiva di Francesco Crispi in Etiopia.

Fu liberale conservatore ed esponente della Destra storica. Nel 1897 intravide nel clericalismo cattolico e nel socialismo delle minacce per il Paese e sostenne la necessità di un maggiore rispetto dello Statuto albertino con una piena restaurazione del potere esecutivo da parte del re.

Fu presidente del consiglio dei ministri dall8 febbraio al 29 maggio 1906 e dall11 dicembre 1909 al 31 marzo 1910.

Nel 1914 divenne Ministro degli affari esteri e con tale carica, che conservò fino al 1919, condusse le trattative che portarono alla firma del patto di Londra. Con tale accordo lItalia si impegnò ad entrare nella prima guerra mondiale contro lAustria. Dopo la vittoria, alla conferenza di pace, partecipò alle trattative rivendicando per lItalia i territori promessi dal patto di Londra contro la posizione degli Stati Uniti.

Fu meridionalista e si occupò delle problematiche della classe contadina sostenendola.

                                     

1. Le origini e la gioventù 1847-1877

Sidney Sonnino era figlio di un commerciante di origine ebraica residente per lunghi anni in Egitto, Isacco Saul Sonnino 1803-1878. Sua madre, britannica, era Georgiana Sophia Arnaud Sonnino, nata Dudley 1823-1907. Sidney, di confessione anglicana, ereditò il nome dal nonno materno, Sidney Tery.

Con il fratello Giorgio 1844-1921 conseguì con brillanti risultati lammissione al secondo corso del Liceo Dante di Firenze e successivamente la licenza. Tornato a Pisa nel 1862, ridusse i corsi universitari a tre anni così come aveva ridotto a due il liceo. Laureatosi a pieni voti e con lode nel 1865 in Diritto internazionale, manifestò il suo futuro temperamento nella ritrosia a prendere parte al banchetto di rito e a prestarsi alla fotografia di gruppo.

Nel 1866, di fronte allimminente guerra contro lAustria, il diciannovenne Sonnino vedeva come fondamentali i collegamenti fra politica interna ed estera, rammaricandosi che lItalia fosse tanto giovane e debole internamente in un momento così delicato.

Dopo la delusione per la modesta prova bellica del suo Paese nella terza guerra di indipendenza e dopo aver tentato la professione di avvocato, grazie alla sua brillante laurea in Diritto internazionale, nel 1867 optò per la diplomazia. Fu alle ambasciate di Madrid, Vienna, Berlino e si trovò in Francia nel turbinoso periodo del 1870 Guerra franco-prussiana. Fu di nuovo a Madrid e poi trasferito a San Pietroburgo, la cui residenza non volle accettare abbandonando nel 1873 la diplomazia. Lanno prima, intanto, aveva fatto pubblicare Del governo rappresentativo in Italia, dove già si esprimeva negativamente sugli eccessi del parlamentarismo e sui compromessi a cui il capo del governo doveva ricorrere per mantenere la carica. Compromessi e sotterfugi che non consentivano allesecutivo di seguire una linea politica.

                                     

1.1. Le origini e la gioventù 1847-1877 Linchiesta sulla Sicilia

Tornato in Italia, riprese gli studi politici interessandosi alla condizione dei contadini della sua regione, la Toscana. Tradusse varie opere di autori anglosassoni fra cui Principi fondamentali dellEconomia politica dellirlandese John Elliott Cairnes 1823-1875. Allievo dello storico e meridionalista Pasquale Villari, Sonnino nel 1876 partì per la Sicilia allo scopo di studiare la situazione dellagricoltura locale, anche nel timore che un mancato miglioramento della condizione delle masse rurali avrebbe portato allo scontro di classe. Il risultato fu linchiesta, redatta con lamico Leopoldo Franchetti, La Sicilia nel 1876 1877, che costituì la base di tutti gli studi successivi e dei provvedimenti legislativi sulla materia. In essa vennero evidenziati gli aspetti negativi del latifondo e denunciato lassenteismo dei proprietari terrieri dellItalia meridionale.

                                     

2. Deputato e giornalista 1878-1893

Per esporre con maggiore efficacia le sue tesi, Sonnino fondò assieme a Franchetti nel 1878 la rivista Rassegna settimanale, in cui sostenne il mantenimento della società nella forma dellepoca, con un potere forte, ma a condizione di graduali concessioni di riforme sociali.

Dopo due anni il giornalista Sonnino approdò definitivamente alla politica, venendo eletto deputato per il seggio di San Casciano in Val di Pesa nella XIV legislatura il 16 maggio 1880. Schierandosi con la destra moderata fu rieletto nel Collegio IV di Firenze che comprendeva quello dorigine fino alla XXIV legislatura inclusa 1913. Durante tale periodo Sonnino rappresentò, assieme a Emanuele Fenzi, uno dei principali promotori della tranvia del Chianti.

Del primo periodo in Parlamento si segnalano diversi interventi a favore della classe contadina, come il discorso del 7 maggio 1883 che denunciava le condizioni dei lavoratori del riso e più ancora dei miserabili della Campagna romana, costretti a vivere in luride grotte senza luce.

Importante anche il suo discorso del luglio 1890, sulle leggi sociali, nel quale con osservazione dei fatti, ammonì i ricchi oziosi definendoli" vera piaga corruttrice della società”. Ancora il 24 aprile 1883 argomentò in Parlamento sulle condizioni sanitarie delle abitazioni rurali in alcune province del Regno; e il 28 aprile 1891, a proposito della legge per il Risanamento di Napoli, invocò abitazioni salubri per la povera gente.



                                     

2.1. Deputato e giornalista 1878-1893 La politica estera

Diffidente per quello che avrebbe rappresentato linfluenza della Terza Repubblica francese sul Regno dItalia, Sonnino in quegli anni appoggiò risolutamente lidea di far uscire il suo Paese dallisolamento con lingresso in unalleanza con Austria e Germania. Appena eletto deputato, già il 29 maggio 1881, nella sua Rassegna settimanale esaminava le questioni di Trieste e Trento dimostrandosi contrario allirredentismo.

Nel discorso in Parlamento del 6 dicembre dello stesso 1881 si spinse oltre, dichiarando che chi vuole la pace deve mostrarsi pronto alla guerra auspicando un patto con Austria e Germania. Ciò in linea con il governo Depretis, che concluse la Triplice alleanza lanno dopo nello spirito difensivo auspicato da Sonnino.

In quello stesso anno però egli definì unoccasione mancata linvito inglese, disatteso da Depretis, di collaborare ad una spedizione europea in Egitto devastato dalle sommosse. Nel 1885, daltronde, Sonnino si dichiarò favorevole al colonialismo. Egli condivideva su questi temi le idee di Francesco Crispi del quale appoggiò la politica filogermanica quando, nel 1887, questultimo divenne Presidente del Consiglio.

                                     

2.2. Deputato e giornalista 1878-1893 Sottosegretario

Ma gli Affari Esteri avrebbero impegnato Sonnino a tempo pieno solo diversi anni dopo. Sin dalla sua seconda elezione infatti novembre 1882 egli fu chiamato a far parte della Giunta generale del Bilancio, la quale gli affidò il delicato compito della relazione delle Entrate. Nella successiva legislatura la XVI fu ancora nominato l8 gennaio 1889 Sottosegretario di Stato per il Tesoro, entrando così nel primo governo di Francesco Crispi. In questo breve periodo che durò fino al 9 marzo 1889 Sonnino subì linflusso del ministro Costantino Perazzi il cui rigore gli fu da guida nelle successive cariche.

                                     

3. Ministro delle finanze e del tesoro 1893-1896

Caduto il primo governo di Giovanni Giolitti nel 1893 per lo scandalo della Banca Romana, dopo concitate trattative con Zanardelli, Re Umberto decise di optare per Crispi che il 15 dicembre 1893 formò il suo terzo governo. Sidney Sonnino fu nominato ministro delle finanze e ministro del tesoro.

                                     

3.1. Ministro delle finanze e del tesoro 1893-1896 Il risanamento economico

Due mesi dopo, di fronte alla grave crisi finanziaria che colpiva il Paese, il 21 febbraio 1894 il neo-ministro Sonnino annunciò alla Camera il suo programma di risanamento. Tenendo conto che il deficit ammontava a 155 milioni di lire, che non si poteva tagliare spese che per 27 milioni e che lItalia non poteva contrarre prestiti, egli decise, coraggiosamente, di aumentare le tasse. Le sue proposte si sforzarono tuttavia di essere socialmente eque. Egli propose a carico delle classi ricche unimposta sul reddito e la reintroduzione dei due decimi dellimposta fondiaria; un aumento della tassa sul sale, che avrebbe colpito le classi meno abbienti; e infine un aumento dellimposta sugli interessi dei Buoni del Tesoro, a carico soprattutto delle classi medie.

Il dibattito parlamentare sul programma di Sonnino si aprì il 21 maggio 1894. Lopposizione alle sue proposte fu vigorosa, sia da parte dellestrema sinistra sia da parte dei proprietari terrieri. Crispi fece appello al patriottismo dei deputati, ma la Camera si spaccò e il governo ottenne unesigua maggioranza. La sera del 4 giugno Sonnino si rese conto che la sua posizione stava divenendo insostenibile e diede le dimissioni. Immediatamente Crispi annunciò la caduta dellintero governo.

Re Umberto rinnovò il mandato a Crispi che il 14 giugno 1894 presentò il suo nuovo esecutivo alla Camera. Crispi sostituì Sonnino con Boselli alle Finanze e mantenne il primo al Tesoro. Due giorni dopo, il 16 giugno, subì un attentato che fallì. Lepisodio rafforzò enormemente la posizione di Crispi e a luglio si poté approvare la tassa del 20% sugli interessi sui Buoni del Tesoro.

Questo provvedimento, chiave di volta della legge di Sonnino, fu il modo per arrivare al pareggio del bilancio. Si trattò di una vittoria che allontanò lItalia dalla crisi e preparò la via della ripresa economica. A tale riguardo Sonnino aveva voluto introdurre la riforma anche per incoraggiare gli italiani ad investire in titoli meno sicuri ma più vantaggiosi per limprenditoria privata, come i titoli industriali.



                                     

3.2. Ministro delle finanze e del tesoro 1893-1896 La crisi con la Francia

La grave crisi diplomatica fra lItalia e lEtiopia, confinante con la colonia italiana dellEritrea che si determinò dal 1890, portò anche ad una crisi europea a causa dei rifornimenti darmi che la Francia elargiva allimperatore etiope Menelik II.

Con linizio della Campagna dAfrica, Sonnino, nel 1895, difese per ragioni finanziarie una politica coloniale di prudenza. Crispi invece, nel timore di uno scontro anche con la Francia, il 24 ottobre 1895 parlò di potenziare il programma degli armamenti. Ciò era finanziariamente impossibile ribatté Sonnino, visto che il governo doveva difendere il pareggio di bilancio, che tutti i risparmi erano già stati fatti e che era politicamente impossibile aumentare le tasse. Dopo ulteriori insistenze tuttavia, il 13 novembre, il ministro del tesoro acconsentì ad un esborso di 3 milioni per lesercito e 1 milione per la marina cifre irrisorie se paragonate a quelle della Campagna dAfrica in corso. La guerra europea, alla fine, non ci fu.

                                     

3.3. Ministro delle finanze e del tesoro 1893-1896 La guerra di Abissinia

Nel gennaio del 1895 intanto le truppe italiane erano entrate nella Regione di Tigrè in Etiopia settentrionale. Dopo la sconfitta dellAmba Alagi a dicembre, Crispi approntò i piani per richiamare altri 25.000 uomini alle armi. Sonnino, non informato preventivamente, chiese le dimissioni ma Crispi le respinse assicurando il ministro che lesercito si sarebbe tenuto sulla difensiva.

Con loccupazione etiope dellavamposto italiano di Macallè gennaio 1896, Crispi fu sopraffatto dallambizione e parlò di ottenere una vittoria decisiva. La stampa montava lopinione pubblica e dopo la richiesta di ulteriori rinforzi, il 7 febbraio 1896 Sonnino ebbe un grave alterco con Crispi.

Il giorno dopo in un Consiglio dei Ministri" tempestosissimo” Sonnino espose le maggiori spese che si richiedevano per la prosecuzione della Campagna: 64 milioni non compresi nel bilancio, e combatté vivamente i progetti di altre spedizioni. Di fronte alle offerte di pace del nemico, intanto pervenute, sottolineò limportanza di dimostrare che la colpa di ogni ulteriore prosecuzione della guerra non doveva apparire dellItalia. Crispi tentò di nascondere lesistenza delle offerte di pace e accusò Sonnino di aver negato i mezzi finanziari incolpandolo degli avvenimenti. Sonnino ribatté che la guerra era stata annunciata come difensiva e fu sostenuto dai ministri Giuseppe Saracco e Costantino Morin. Al termine del Consiglio, durato quattro ore, si deliberò che il comandante della spedizione Oreste Baratieri avrebbe bloccato lavanzata delle truppe su Assab e iniziato le trattative con gli etiopi.

Interrotte quasi subito queste ultime, Baratieri propose di ritirarsi. Il 21 febbraio 1896, di fronte alle dichiarazioni del ministro della guerra Mocenni che senza ulteriori rinforzi si rischiava la catastrofe, Sonnino accettò le decisioni del Consiglio dei Ministri per una sostituzione di Baratieri e per linvio di altri 10.000 soldati. Crispi lo ringraziò e propose una spedizione nellHarar o in Somalia, ma Sonnino non ne volle sapere dicendosi preoccupato unicamente di salvare la colonia dellEritrea.

Il 1º marzo lesercito italiano fu definitivamente sconfitto ad Adua e il governo Crispi cadde quattro giorni dopo e con lui lincarico a Sonnino.

                                     

4. Torniamo allo Statuto 1897

Offeso dal crollo di prestigio dellItalia ed esasperato dai giochi di potere parlamentari, Sonnino riordinò le sue idee nellarticolo Torniamo allo Statuto in cui si chiedeva una lettura più restrittiva dello Statuto albertino allora in vigore come carta costituzionale del Paese.

Nellarticolo, pubblicato il 1º gennaio 1897 sulle pagine di Nuova Antologia, Sonnino sostenne che per salvare lo Stato liberale dal socialismo e dal clericalismo ed eliminare linefficienza delle istituzioni bisognava tornare ad una rigida interpretazione della Carta del 1848. Specificatamente auspicò una restaurazione dei poteri del re e una riaffermazione della responsabilità del governo unicamente nei confronti del sovrano.

Larticolo ebbe una notevole risonanza ma, per il suo contenuto anacronistico, non un seguito parlamentare.

                                     

5. I governi di Destra 1896-1900

Dopo la caduta di Crispi si susseguirono dal marzo 1896 al giugno 1898 ben quattro governi guidati dallesponente di Destra Antonio di Rudinì che alla fine si dimise di fronte ai gravi moti del maggio 1898 ai quali erano seguite le disposizioni di stato dassedio.

Durante questo periodo si sviluppò la crisi di Creta che, ribellatasi nel 1897 allImpero ottomano, ottenne uno statuto autonomo dopo lintervento in suo favore di Gran Bretagna, Francia, Russia e Italia. Sonnino sostenne le ragioni dei rivoltosi affermando in un discorso in Parlamento 12 aprile 1897 la necessità di mobilitarsi di fronte alla comunità internazionale a favore di qualunque nazionalismo, trovando in questo principio le ragioni dellesistenza del Regno dItalia.

Dopo la fallimentare esperienza di Rudinì prese la guida del Paese il generale Luigi Pelloux. Questa fu loccasione per Sonnino 21 febbraio 1899 di schierarsi contro le leggi eccezionali promulgate da Rudinì e di tutte le regolamentazioni di stato dassedio in tempo di pace. Il secondo governo Pelloux del 1899-1900 risentì sensibilmente dellindirizzo politico di Sonnino che ormai raccoglieva intorno a sé una buona parte dellarea conservatrice-liberale.

Egli, nella breve vita del secondo governo Pelloux, si batté principalmente per lapprovazione del decreto legge che sostituiva i provvedimenti bloccati dallostruzionismo parlamentare da lui considerato la negazione del diritto della maggioranza di decidere. Ma di fronte a questa e ad altre iniziative il governo dovette cedere ad una vera mobilitazione dei deputati.



                                     

6. A capo dellopposizione conservatrice 1900-1906

Con le elezioni del 1900, che registrarono un aumento dei socialisti, Umberto I affidò al moderato Giuseppe Saracco la guida del governo. Fu una delle sue ultime decisioni perché il 29 luglio dello stesso anno fu assassinato. Durante questa legislatura che durò fino al 1904 e quella successiva Sonnino guidò lopposizione liberal-conservatrice sostenuto dal quotidiano Giornale dItalia che nacque nel novembre del 1901 da un suo progetto condiviso con Antonio Salandra.

Nel corso degli avvenimenti che in quegli anni videro la diplomazia italiana sempre più avvicinarsi alla Francia, Sonnino passò da una prima fase di diffidenza ad un giudizio negativo riguardo a tale politica. Rispetto al ministro degli esteri Prinetti egli infatti sostenne lesigenza di uno stretto, sicuro e stabile rapporto con i Paesi della triplice alleanza.

                                     

6.1. A capo dellopposizione conservatrice 1900-1906 I contratti agrari

Nel 1901 Sidney Sonnino si manifestò contrario alle tasse sui valori industriali e contrario alle tasse di successione, perché contribuivano alla svalutazione della proprietà immobiliare di quella parte del Paese, il Mezzogiorno, oggetto di unimportante riforma che presentò in quel periodo.

Fra il 1900 e il 1902, infatti, Sonnino si fece iniziatore della proposta di legge sui contratti agrari proponendo per il Mezzogiorno una larga riforma con la quale si chiedeva lintervento dello Stato a difesa del colono costretto ad accettare contratti che lo privavano della giusta remunerazione. Il 26 novembre 1902 presentò la proposta di legge relativa ottenendo la firma di altri 35 deputati. Essa prevedeva la diminuzione dellimposta fondiaria, la facilitazione del credito agrario, la diffusione dellenfiteusi e il miglioramento dei contratti agrari allo scopo di combinare gli interessi dei contadini con quelli dei proprietari; veniva inoltre introdotto il principio della garanzia data dal proprietario ai prestiti fatti dai coloni. Ma il provvedimento non passò.

Rientrata la politica estera italiana nei ranghi dellalleanza, nel 1904 Sonnino tornò ad interessarsi con passione alla questione rurale. Nel discorso del 13 febbraio, in riferimento alla presentazione di un disegno di legge del Presidente del Consiglio Zanardelli a favore della Basilicata, pur dichiarando il suo appoggio, criticò il provvedimento definendolo unoccasione mancata per risolvere i problemi strutturali del Mezzogiorno. Sonnino illustrò anche alcune proposte, fra le quali la promozione dellenfiteusi.

                                     

7.1. Le esperienze come presidente del Consiglio 1906-1910 Il primo governo Sonnino

Caduto il secondo governo Fortis allinizio del 1906 dopo quattro crisi in cinque anni, Vittorio Emanuele III affidò il compito di formare un nuovo governo a Sidney Sonnino, oppositore della maggioranza giolittiana. Ciò fu possibile più per i disaccordi avvenuti nella maggioranza che per la possibilità da parte del nuovo esecutivo di ottenere un consistente appoggio parlamentare. Sonnino fu quindi costretto, dopo lunghe trattative, a costituire una compagine eterogenea.

Tuttavia, per i trascorsi di Sonnino, laspettativa nel campo delle riforme era notevole e, in buona parte, sopravvalutata vista la debolezza dellappoggio parlamentare. Tale debolezza si concretizzò sia nella novità costituita dallingresso dei radicali nel governo, sia nel programma che poneva al centro dellinteresse la Questione meridionale, sia nellappoggio esterno ed occasionale dei socialisti. A ciò si aggiungeva lavversione da parte delle forze più dinamiche delleconomia e dei grandi proprietari terrieri meridionali.

Il primo governo Sonnino ebbe infatti vita brevissima, durando dall8 febbraio 1906 sino al 18 maggio seguente, giorno delle dimissioni. Tecnicamente lesecutivo cadde per un puntiglio dello stesso Sonnino, che chiese alla commissione parlamentare che si occupava del riscatto da lui stipulato per le Ferrovie Meridionali di riferire entro otto giorni. La proposta parve intesa a forzare la mano, ci furono delle proteste e delle richieste di rinvio ma Sonnino fu irremovibile e il parlamento gli tolse il consenso.

In questo breve periodo al potere, Sonnino gestì una buona parte dellazione italiana alla Conferenza di Algeciras 16 gennaio - 7 aprile 1906 sulla diatriba franco-tedesca sul Marocco. In questa occasione egli condivise e appoggiò la linea di conciliazione e di amicizia con la Francia dellinviato italiano Visconti Venosta.

                                     

7.2. Le esperienze come presidente del Consiglio 1906-1910 Sulla crisi bosniaca

Un ulteriore e significativo intervento in politica estera di Sonnino si ebbe in occasione dellannessione austriaca della Bosnia nel 1908 senza che lalleato italiano avesse avuto voce in capitolo né ricompense. A dicembre Sonnino si dichiarò ancora sostenitore della Triplice alleanza, ma aggiunse, rivolto allAustria, di auspicare maggiori reciproci riguardi fra alleati e, rivolto allItalia, che viene più facilmente trascurato chi è disarmato e i suoi interessi messi in secondo piano, nonostante le alleanze e i trattati che ha stipulato.

Con questo spirito, fiducioso nel mezzo e nellarma aerea, Sonnino fra il 1907 e il 1908 partecipò a Roma alla fondazione del Club Aviatori, che confluirà poi con unanaloga iniziativa milanese nellAero Club dItalia nel 1911.

                                     

7.3. Le esperienze come presidente del Consiglio 1906-1910 Il secondo governo Sonnino

Di fronte ad una forte opposizione dellala conservatrice del Parlamento che non accettò alcune disposizioni di ordine economico, nel dicembre 1909 cadeva il terzo governo Giolitti. Di conseguenza fu indicato per la formazione del nuovo esecutivo lonorevole Sonnino, che assunse la carica di Presidente del Consiglio l11 dicembre 1909. La compagine dei ministri rispondeva alla causa per cui si era originata, era cioè un governo prettamente conservatore.

Forte dellesperienza del breve governo precedente, Sonnino, temendo le trappole degli oppositori, non chiese il voto di fiducia, limitandosi a domandare che si aspettasse a giudicarlo dai fatti. Questa strada, allepoca percorribile, era chiara ma meno adatta a vincolare i voti dei dubbiosi. Il programma fu esposto il 10 febbraio: vi si comprendevano tributi locali, istruzione, riduzione della ferma militare, Banca del Lavoro e istituzione del Ministero delle Ferrovie.

Sonnino però dovette subito affrontare il problema delle convenzioni sulla riorganizzazione e il potenziamento dei trasporti marittimi. Su questo tema era caduto il precedente governo e, per evitare molte delle opposizioni, Sonnino propose una soluzione ridotta. Le resistenze, tuttavia, continuarono e il consiglio di Giolitti di rinviare la discussione per escogitare il modo di battere lopposizione non fu accolto da Sonnino che il 31 marzo 1910, senza aspettare la votazione, presentò le dimissioni.

                                     

8. Dalla Guerra italo-turca allo scoppio della Grande guerra 1910-1914

Fu ancora la politica estera, tuttavia, a distrarre Sonnino dalle sue delusioni parlamentari. Egli infatti fu particolarmente attivo prima e durante la campagna militare che portò lItalia alla conquista della Libia ottomana.

Nel 1911 ricopriva la carica di ministro degli esteri il marchese di San Giuliano, che durante il primo governo Sonnino era stato inviato a Parigi come ambasciatore. Costui era fermamente intenzionato alla conquista della Libia e lottava con un titubante Giolitti a capo del suo quarto governo. San Giuliano mobilitò allora il fronte interno conservatore capeggiato da Sonnino. Questultimo sostenne limpresa attraverso il suo Giornale dItalia e indirettamente attraverso il Corriere della Sera di cui era diventato il riferimento politico.

Linfluenza di Sonnino si esercitò anche sulle modalità di conquista della Libia. Il Corriere della Sera si schierò infatti per la completa annessione e Sonnino si dichiarò dello stesso avviso il 5 ottobre 1911, prima di imbarcarsi egli stesso per Tripoli. Il 5 novembre la Libia fu completamente annessa.

Nel marzo del 1914 divenne presidente del Consiglio Antonio Salandra, conservatore, amico di Sonnino e suo ex ministro. Agli Affari esteri rimase San Giuliano che, dal 28 giugno 1914, data dellattentato di Sarajevo, dovette gestire la difficile posizione dellItalia di fronte alla crisi di luglio e di fronte allo scoppio della prima guerra mondiale 28 luglio 1914.

Nei primi giorni del conflitto, San Giuliano, e soprattutto Sonnino, considerarono la possibilità - quasi la necessità - di scendere in campo al fianco degli alleati Austria e Germania.

Tuttavia, nei giorni successivi San Giuliano, forte delle sue buone relazioni con la Gran Bretagna e la Francia, cominciò a considerare la possibilità di far cambiare rotta allItalia, allo scopo di coronare le aspirazioni di unità nazionale che unamicizia con lAustria avrebbe precluso. Le sue precarie condizioni di salute, però, dopo la dichiarazione di neutralità 3 agosto 1914 e un mese e mezzo di trattative, lo portarono alla morte 16 ottobre 1914. La carica di ministro degli esteri fu assunta ad interim da Salandra.

Il 31 ottobre, anche il vecchio nemico dellItalia nella guerra italo-turca, lImpero ottomano, entrava in guerra, formando unalleanza con Austria e Germania.

In questo periodo Sonnino concretizzò la sua passione per Dante Alighieri fondando nel 1913 la Casa di Dante in Roma attiva tuttora per la promulgazione e la diffusione della Divina Commedia.

                                     

9. Ministro degli esteri 1914-1919

Dopo la morte di San Giuliano, Salandra decise di passare a Sonnino, con cui aveva condiviso trentanni di solidarietà politica, lincarico di ministro degli Affari esteri. Salandra riconobbe in lui la persona più adatta: colto, studioso, indipendente, consacrato alla politica, preparato nelle questioni di politica estera come in quelle di ogni altra questione dello Stato.

Sonnino, dopo un momento di incertezza iniziale, accettò. Il primo governo Salandra diede le dimissioni il 31 ottobre 1914 e il 5 novembre fu annunciato il secondo governo Salandra con Sonnino agli Affari esteri.

                                     

9.1. Ministro degli esteri 1914-1919 Le trattative con Berchtold e Bülow

Fin dal luglio 1914 lItalia aveva posto la questione che secondo larticolo 7 della triplice alleanza lAustria avrebbe dovuto riconoscere dei compensi allItalia per la sua guerra doccupazione alla Serbia. La Germania, preoccupata di un disimpegno dellItalia dalla Triplice alleanza, finì per sostenere il punto di vista di Roma.

Sonnino, in un telegramma al ministro degli esteri austriaco Leopold Berchtold, datato 9 dicembre 1914, riprese il tema dei compensi sollecitando uno scambio di idee al riguardo e un concreto negoziato. Berchtold rispose che la guerra dellAustria era difensiva in quanto la Serbia aveva intenzione di privare lAustria della Bosnia. Né, secondo Berchtold, si potevano considerare occupazioni vere e proprie quelle operate durante i combattimenti, quando i territori potevano essere abbandonati da un giorno allaltro. Con un nuovo telegramma datato 16 dicembre Sonnino rispondeva che essendo stato nominato perfino un governatore militare nella capitale della Serbia, Belgrado, le occupazioni rientravano nel contesto dei compensi previsti dallarticolo 7. Egli ricordava inoltre che durante la guerra italo-turca lAustria, appellandosi allarticolo 7 si era definita contraria salvo ricevere compensi a diverse operazioni militari dellItalia la quale aveva dovuto rinunciarvi.

In questa situazione di stallo la Germania decise di fare da mediatrice. Lex cancelliere tedesco ed ex ambasciatore in Italia Bernhard von Bülow, partì da Berlino e il 18 dicembre 1914 incontrò Sonnino. Questi dichiarò a Bülow che il Paese era per la neutralità, ma col presupposto che si potessero soddisfare alcune aspirazioni nazionali, intendendo con ciò compensi territoriali da parte dellAustria.

Il 30 dicembre Bülow tornò da Sonnino e lex Cancelliere chiese di limitare tutte le pretese dellItalia al solo Trentino la provincia di Trento poiché Trieste, laltra aspirazione italiana, era considerata lunico vero porto dellAustria, il" polmone dellImpero”.

                                     

9.2. Ministro degli esteri 1914-1919 Le trattative con Burián

AllItalia certamente non poteva bastare e si andò avanti con sterili trattative fino al 12 febbraio 1915, quando Sonnino perse la pazienza e telegrafò a Vienna ribadendo che lAustria non aveva ancora risposto neanche sulla eventualità di un accordo e che da quel momento riteneva una violazione allarticolo 7 dellalleanza qualunque azione militare austriaca nei Balcani, ciò che avrebbe potuto" portare a gravi conseguenze”.

Dopo ulteriori scambi di telegrammi e la sconfitta austriaca allAssedio di Przemyśl, il 27 marzo 1915 lAustria formalizzò la proposta di voler cedere una porzione del Tirolo meridionale comprensiva anche della città di Trento. Ciò non convinse né Salandra, né Sonnino che l8 aprile telegrafò le controproposte italiane per il nuovo ministro degli esteri austriaco Stephan Burián. Esse comprendevano oltre alla cessione allItalia del Trentino ai confini del 1811 e di alcune isole nellAdriatico, un ampliamento dei confini orientali che avrebbero compreso Gorizia, la costituzione di Trieste come città autonoma e indipendente, il riconoscimento dellAustria della sovranità italiana su Valona, in Albania, e il disinteresse dellAustria su questultimo territorio ottomano. Di contro lItalia offriva allAustria 200 milioni di lire italiane in oro come compenso per i territori ceduti e la sua neutralità nei confronti sia dellAustria che della Germania per tutto il periodo della guerra. Tali proposte furono in pratica rifiutate dallAustria che si spinse poco oltre la sua proposta iniziale. Così, dopo altri scambi dopinione, il 3 maggio 1915 Sonnino spediva a Vienna il telegramma con il quale lItalia rompeva formalmente le trattative dichiarando senza più alcun effetto il trattato dalleanza con lAustria.

Il 26 aprile 1915, infatti, lItalia aveva firmato il patto di Londra, con il quale si impegnava ad entrare nel conflitto al fianco dellIntesa entro un mese. Ulteriori proposte dellAustria vennero considerate da Sonnino e Salandra non soddisfacenti neanche nel caso in cui non fosse già stato firmato tale accordo.

                                     

9.3. Ministro degli esteri 1914-1919 I contatti con lIntesa per lintervento

Nella previsione che non si sarebbe arrivati ad un accordo definitivo con Austria e Germania, Sonnino, proseguendo la strada aperta da San Giuliano, il 16 febbraio 1915 spedì via corriere allambasciatore a Londra Imperiali le condizioni, accettate le quali, lItalia sarebbe entrata in guerra al fianco delle Potenze dellIntesa. Il telegramma che autorizzava lambasciatore a leggere il contenuto del memorandum di Sonnino al ministro degli esteri britannico Edward Grey fu spedito il 3 marzo. Il giorno dopo Imperiali eseguì le disposizioni mettendo a conoscenza di Grey le intenzioni dellItalia.

Le condizioni principali erano le seguenti: obbligo per gli eventuali quattro futuri alleati di non concludere pace separata; concentrazione di forze russe ai confini austriaci; cooperazione delle flotte alleate; in caso di vittoria: cessione dallAustria allItalia del Trentino e dellAlto Adige, di Trieste, di Gorizia, di Gradisca, dellIstria, della Dalmazia e di varie isole dellAdriatico; cessione dallImpero ottomano allItalia di Valona e territorio circostante; costituzione di uno Stato autonomo smilitarizzato in Albania centrale; congrua parte allItalia in caso di ulteriore spartizione fra le potenze vincitrici dellImpero ottomano o di concessioni economiche che lo riguardino; indennità di guerra allItalia; prestito di non meno di 50 milioni di Sterline allItalia.

La risposta delle potenze dellIntesa si fece attendere fino al 21 marzo 1915 quando Grey la consegnò allambasciatore italiano Imperiali. Essa accoglieva sostanzialmente le condizioni italiane tranne che per la Dalmazia, sulla quale aveva già messo gli occhi la Serbia. Sonnino lo stesso giorno rispose risoluto che il motivo principale delleventuale entrata in guerra dellItalia a fianco dellIntesa era il desiderio di liberarsi dalla situazione di inferiorità nellAdriatico con lacquisizione della Dalmazia. Per il resto infatti lItalia avrebbe potuto ottenere la maggior parte delle soddisfazioni alle sue aspirazioni nazionali dallAustria, rimanendo fuori dal conflitto ed evitando i terribili rischi della guerra.

Tuttavia, per venire incontro agli interlocutori, Sonnino e Salandra rinunciarono a Spalato. In quei giorni, inoltre, terminava lassedio di Przemyśl con la vittoria russa e Sonnino si rese conto di dover concludere le trattative prima che il valore militare di unentrata in guerra dellItalia diminuisse consistentemente. Il primo ministro britannico Herbert Henry Asquith lo capì e il 1º aprile comunicò un riassunto delle proposte dellIntesa che accettava sostanzialmente le richieste del governo di Roma, ma prevedeva una riduzione dei siti strategici da assegnare allItalia in Dalmazia. Il 3 aprile Sonnino telegrafò a Imperiali a Londra: "Non ci è possibile accettare emendamenti elencati da Asquith a nome Triplice Intesa.".

                                     

9.4. Ministro degli esteri 1914-1919 Il Patto di Londra

Dopo altre perplessità soprattutto della Russia, sollecitati dai capi militari che attribuivano massima importanza allentrata in guerra dellItalia, i governi dellIntesa cedettero e il 25 aprile 1915 laccordo era pronto. Le condizioni chieste dallItalia erano state accolte tutte pressoché nella forma iniziale, in cambio Sonnino propose lentrata in guerra al fianco dellIntesa ad un mese dalla firma. La Russia, che insisteva per un ingresso rapido dellItalia, si oppose. Grey allora suggerì, e Sonnino accettò, che lItalia sarebbe entrata in guerra il più presto possibile, ma non oltre un mese dalla firma dellaccordo. La Russia acconsentì malvolentieri. Il 26 aprile 1915 laccordo che impegnava lItalia ad entrare nella prima guerra mondiale al fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia fu firmato a Londra, alle ore 15.

Rispettando i tempi, lItalia dichiarò guerra allAustria il 23 maggio 1915. Eccettuato il Libro verde che comprendeva i documenti diplomatici delle relazioni fra Italia e Austria e che fu presentato da Sonnino al Parlamento il 20 maggio, non si ebbe notizia di altri contatti o accordi con altre Potenze, benché intuibili. Solo alcuni parlamentari furono messi a conoscenza del patto di Londra del quale il popolo italiano non ebbe notizia fin quasi la fine della guerra.

                                     

9.5. Ministro degli esteri 1914-1919 Durante la prima guerra mondiale

Durante la guerra il governo Salandra, in relazione alloffensiva austriaca del Trentino del 1916, cadde e fu seguito dal governo di Paolo Boselli 18 giugno 1916 che riconfermò Sonnino agli Esteri. Questi fu ancora confermato al suo posto da Vittorio Emanuele Orlando che divenne Presidente del Consiglio dopo Caporetto il 29 ottobre 1917 e il cui mandato durò fino al 23 giugno 1919.

                                     

9.6. Ministro degli esteri 1914-1919 Il problema dei Balcani

Sonnino nel 1915 dovette tenere a bada Serbia e Montenegro i cui eserciti sconfinarono in Albania; indusse il Consiglio dei Ministri a dichiarare guerra alla Turchia avvenuta il 21 agosto 1915 e temporeggiò su unanaloga azione contro la Germania; nello stesso tempo rifiutò di fare concessioni alla Serbia coerentemente a quanto convenuto a Londra. Spinse inutilmente per lentrata in guerra della Bulgaria contro la Turchia; ma si rifiutò ancora di concedere importanti vantaggi alla Serbia affinché questa consentisse compensi alla Bulgaria. Invitò le altre tre potenze dellIntesa a garantire alla Bulgaria la Macedonia al termine della guerra, chiedendo di non impegnarsi subito anche con Serbia e Grecia. Il 6 settembre, tuttavia, la Bulgaria, mentre i ministri dellIntesa discutevano ancora la proposta da inviarle, firmò un trattato segreto di alleanza con gli Imperi centrali.

Sonnino consigliò fino allultimo di non rompere completamente con la Bulgaria, anche dopo che questa aveva mobilitato lesercito 21 settembre, ma alla dichiarazione di guerra della Bulgaria alla Serbia 5 ottobre approvò, in difesa di questultima, la spedizione alleata di Salonicco.

                                     

9.7. Ministro degli esteri 1914-1919 Al convegno per la Turchia di San Giovanni di Moriana

A metà settembre del 1916, Sonnino venne a conoscenza dei dettagli degli accordi precedenti e seguenti allentrata in guerra dellItalia fra Gran Bretagna, Francia e Russia riguardanti lAsia Minore. In considerazione di una suddivisione equa delle sfere dinfluenza alleate in Turchia prevista dal patto di Londra, Sonnino protestò e il 23 settembre ottenne limpegno da parte della Gran Bretagna di non ritenere chiusa la questione fin quando non fosse stata definita la zona di competenza dellItalia.

Per stabilirla, nellaprile del 1917, Sonnino si incontrò con il primo ministro britannico David Lloyd George e con il Presidente del Consiglio francese Alexandre Ribot a Saint-Jean-de-Maurienne, in Francia. In quella sede Lloyd George presentò una carta dellAsia Minore proponendo per lItalia la città di Smirne e un protettorato comprendente la parte settentrionale del vilayet provincia omonimo, una zona ancora più a nord e una porzione di territorio ad ovest di Mersin. Dopo ampie discussioni sia Sonnino che Ribot accettarono la proposta britannica. Sonnino ottenne inoltre Konya, oggetto di una precedente proposta britannica. In cambio Lloyd George chiese allItalia un contingente da mandare a Salonicco per dare il cambio alle truppe inglesi da schierare contro la Turchia, oppure un contingente italiano da mandare contro la Turchia. Sonnino rifiutò dichiarando che sarebbe stato" vitalmente pericoloso” disimpegnare truppe dal fronte austriaco.

Il 10 maggio arrivò laccettazione ufficiale del governo francese alle decisioni di Saint-Jean-de-Maurienne, ma, ancora a giugno Sonnino doveva denunciare" il contegno dilatorio” degli alleati per chiudere definitivamente la questione. Finalmente, il 27 luglio, fu trovato un compromesso con la Francia sul confine fra le zone italiana e francese e il 18 agosto a Londra fu firmato laccordo che prevedeva per lItalia una zona molto vasta in Anatolia meridionale comprendente Smirne, Aydın, Adalia e Konya. Oltre a Sonnino concordarono il testo definitivo Ribot e Pierre de Margerie 1861-1942 per la Francia, il ministro degli esteri Arthur Balfour e Robert Cecil per la Gran Bretagna, e Giacomo De Martino e lambasciatore Imperiali per lItalia.

                                     

9.8. Ministro degli esteri 1914-1919 Linattesa pubblicazione del Patto di Londra

Dalla primavera del 1917 si susseguirono, specie da parte britannica, proposte allItalia di considerare la possibilità di una pace con lAustria. Ciò avrebbe incluso una revisione dei termini del patto di Londra: Sonnino rifiutò, anche quando in agosto Papa Benedetto XV invitò i belligeranti ad accordarsi.

Scoppiata la Rivoluzione russa, ci fu la pubblicazione da parte della stampa sovietica dal 23 novembre 1917 in poi degli atti dellIntesa, fra cui il patto di Londra che, come abbiamo visto, era segreto perfino alla maggioranza dei parlamentari italiani. A dicembre, alla Camera, Sonnino dovette rispondere delle azioni sue e del governo Salandra. Il 13, il deputato Giacomo Ferri 1860-1930 fece notare che il 26 aprile 1915 lItalia si impegnò ad entrare in guerra contro lAustria quando ancora era sua alleata. Con Vienna si disimpegnò infatti solo il 4 maggio. Non solo, ma poiché il Patto di Londra prevedeva il conflitto sia con lAustria che con la Germania, questultima fu illusa fino al 28 agosto 1916 che lItalia non le avrebbe dichiarato guerra. Il giorno dopo il deputato Alfredo Sandulli chiese le dimissioni di Sonnino e il 15 il deputato Guglielmo Gambarotta 1877-1961 chiese di affrettare la pace. Lo stesso giorno Sonnino ricevette lattacco più grave dal socialista Giuseppe Emanuele Modigliani che lo accusò di aver ingannato il Parlamento facendogli credere che la guerra sarebbe stata ristretta allAustria. Modigliani dichiarò inoltre che se Sonnino avesse detto tutto subito la sua politica sarebbe stata condannata.

                                     

9.9. Ministro degli esteri 1914-1919 La difesa del Patto di Londra in Parlamento

La risposta di Sonnino non si fece attendere. Alla Camera riunita in comitato segreto il 17 dicembre 1917, secondo gli appunti rinvenuti, Sonnino dichiarò che il segreto diplomatico cera sempre stato ed era indispensabile per non cadere in una condizione dinferiorità. Latto di divulgazione commesso dai sovietici bastava a giustificare il più severo giudizio morale a loro carico. Daltra parte, sostenne, il primo passo decisivo per lUnità dItalia consistette negli accordi di Plombières del 1859 che furono per lappunto segreti. Ad ogni modo si dovevano mantenere gli accordi presi e quindi non si poteva rispondere a tutte le interrogazioni per non turbare negoziati ancora in corso o questioni ancora da regolarsi.

Nel 1918 Sonnino sostenne la necessità di salvare a tutti i costi lalleanza con la Russia, sostenuta ormai solo dallUcraina e da qualche altro governo provvisorio. Rifiutò lidea che i governi locali antisovietici dovessero arrivare ad un compromesso con Pietrogrado e chiese di incoraggiarli a combattere i bolscevichi.

Nonostante il crollo della Russia zarista e la Germania continuasse la guerra, lAustria, il 3 novembre firmava la resa con tutte le potenze alleate. Larmistizio entrò in vigore il giorno dopo.

                                     

9.10. Ministro degli esteri 1914-1919 Alla Conferenza di pace di Parigi

Dopo la resa degli Imperi centrali, le potenze vincitrici si riunirono alla Conferenza di pace di Parigi 18 gennaio 1919 - 21 gennaio 1920. Tale convegno determinò il Trattato di Versailles che fu firmato il 28 giugno 1919 e che stabilì le clausole contro la Germania, e il Trattato di Saint-Germain che fu firmato il 10 settembre 1919 e che stabilì le clausole contro lAustria.

I capi di governo delle quattro maggiori potenze vincitrici: Georges Clemenceau per la Francia, David Lloyd George per la Gran Bretagna, Thomas Woodrow Wilson per gli Stati Uniti e Orlando per lItalia, con i loro più fidi collaboratori, costituirono un gruppo ristretto incaricato di discutere le questioni principali. Tra i collaboratori di Orlando figurava ovviamente Sonnino il quale, conoscendo linglese così come Clemenceau, consentì a tutto il gruppo di esprimersi e discutere nella lingua di Lloyd George e Wilson.

Nei primi giorni della Conferenza, il 21 gennaio, Lloyd George propose di invitare i bolscevichi al negoziato. Clemenceau e Sonnino si opposero non volendo concedere loro credibilità. Il primo tuttavia, si disse disposto ad adeguarsi al volere degli alleati; Sonnino invece tenne duro e propose di radunare tutti i russi bianchi e di fornire loro le truppe necessarie. Quando però Lloyd George chiese quanti soldati poteva procurare ognuna delle nazioni rappresentate, la risposta di tutti fu evasiva.

Avviati i negoziati, Sonnino insistette perché le contrapposte rivendicazioni dellItalia e quelle iugoslave fossero discusse solo dal gruppo ristretto di nazioni, il cosiddetto Consiglio supremo, temendo, giustamente, che un comitato di esperti più ampio si sarebbe preoccupato più della correttezza delle frontiere rispetto alle etnie locali che alle clausole del patto di Londra. In questo periodo Sonnino, che rifiutò anche di discutere su di uneventuale impiccagione di Guglielmo II, si conquistò presso gli alleati una fama di intransigente. Così che quando a fine marzo il Consiglio supremo si ridusse ai soli quattro capi di governo, si disse che la decisione era stata presa per sbarazzarsi di Sonnino.

                                     

9.11. Ministro degli esteri 1914-1919 Contro il presidente statunitense Wilson

Sonnino non mancò tuttavia di rendersi partecipe dei negoziati, soprattutto quando il Presidente statunitense Wilson assunse posizioni contrarie alle richieste italiane. Wilson infatti, poiché gli Stati Uniti non avevano partecipato alle trattative che avevano portato al patto di Londra, si ritenne libero di contestarlo e di rifiutarlo. Tale accordo violava secondo il presidente degli Stati Uniti il principio dellautodeterminazione dei popoli dato che allItalia erano stati promessi territori abitati da slavi.

Fin dal 13 gennaio Wilson aveva informato Orlando che aveva raggiunto la conclusione che il patto di Londra non fosse più valido e in questi termini la questione rimase ferma per alcune settimane. Sonnino, infatti, coerentemente con quanto stabilito con Francia e Gran Bretagna riteneva il patto di Londra sacro. Il carattere intransigente del ministro italiano era accompagnato dalla estrema riservatezza e dal rifiuto di manovrare dietro le quinte per conto del suo Paese, convinto che "ricorrere a tale mezzo fosse un abbassarsi al livello di quei piccoli popoli che andavano mendicando territori allopinione pubblica mondiale". Verso la fine di gennaio, il direttore del Times Wickham Steed 1871-1956 riferì che Wilson aveva avuto un" colloquio tempestoso” con Sonnino "che pare abbia perduto la pazienza e sia arrivato a dire a Wilson di non immischiarsi negli affari europei, ma di pensare soltanto alla sua America".

                                     

9.12. Ministro degli esteri 1914-1919 Il ritiro dellItalia

Il 7 febbraio 1919, fu presentato alla Conferenza il memorandum ufficiale italiano il quale riepilogava le richieste italiane. Esse erano le stesse di quelle del patto di Londra, delle quali le uniche che furono accolte senza difficoltà furono quelle che assegnavano allItalia il Trentino e il Sud Tirolo.

Il 19 aprile 1919, il sabato prima di Pasqua, si aprì una discussione che sarebbe durata sei giorni di fila. Wilson spronò i delegati italiani a pensare in termini nuovi ma questi rimasero sulle loro posizioni. Sonnino ribatté: "Dopo una guerra così piena di enormi sacrifici, ove lItalia ha avuto 500.000 morti e 900.000 mutilati, non è concepibile dover ritornare ad una situazione peggiore di prima, perché la stessa Austria-Ungheria, per impedire lentrata dellItalia in guerra, ci avrebbe concesso alcune isole della costa dalmata. Voi non vorreste darci nemmeno queste. Per il popolo italiano ciò sarebbe inspiegabile" definendo, poi, le conseguenze: "Non avremo il bolscevismo russo, ma lanarchia". Nello stesso tempo gli iugoslavi dichiararono di essere pronti a combattere qualora lItalia avesse ottenuto Fiume o la costa dalmata.

Wilson, risoluto a non cedere alcunché della Dalmazia allItalia, il 23 aprile 1919 inviò una dichiarazione ai giornali con le motivazioni per le quali riteneva che il patto di Londra dovesse essere messo da parte. Orlando decise di abbandonare la Conferenza e tornare in Italia il 24, Sonnino lo seguì dopo un paio di giorni.

                                     

9.13. Ministro degli esteri 1914-1919 La caduta del governo Orlando

Orlando e Sonnino il 5 maggio 1919 annunciarono che sarebbero tornati a Parigi, e lo fecero, ma il clima ormai era compromesso, sia in Francia che in Italia. Il 23 giugno, proprio su di una proposta di politica estera, il governo Orlando si dimetteva, ma Sonnino e altri due membri della delegazione italiana si fermarono a Parigi per firmare il Trattato di Versailles 28 giugno 1919.

Rispetto al patto di Londra lItalia otteneva solo i territori geograficamente italiani che avrebbero consentito in futuro una migliore difesa della nazione da parte dellAustria che, tuttavia, scomparve completamente come potenza. Tali territori erano: il Trentino e il Sud Tirolo, oltre allarea comprendente Trieste, Gorizia, Gradisca e lIstria. Nulla o quasi ottenne riguardo a quanto pattuito sullAdriatico e la Dalmazia materia del Trattato di Rapallo del 1920, né riguardo allImpero ottomano.

                                     

10. Gli ultimi tempi 1919-1922

Caduto il governo Orlando, gli succedette quello del radicale Francesco Saverio Nitti, che assegnò la carica di ministro degli esteri a Tommaso Tittoni.

Amareggiato per come si era conclusa la Conferenza di Parigi, il settantaduenne Sonnino si ritirò dalla vita politica e non volle presentarsi alle elezioni per la XXV legislatura iniziatasi nel dicembre 1919; né la nomina a Senatore a vita, conferitagli il 3 ottobre 1920, lo incitò a rientrare fattivamente in politica.

Negli ultimi tempi si dedicò maggiormente agli studi danteschi, che lo avevano sempre appassionato, e morì, il 23 novembre 1922, a Roma. Ai suoi solenni funerali, che si svolsero il giorno seguente nella capitale, parteciparono il neopresidente del Consiglio Benito Mussolini e i presidenti di Camera e Senato Enrico De Nicola e Tommaso Tittoni; al passaggio del feretro, i fascisti gli resero omaggio con il saluto romano. La sua salma riposa in una grotta scavata in una scogliera a picco sul mare, presso il castello che lo stesso Sonnino fece costruire come sua residenza a Quercianella, vicino Livorno.

                                     

11. Opere di Sonnino

Non sono citati i numerosissimi articoli, per i quali si rimanda a Scritti e discorsi extraparlamentari, 2 voll. Laterza, Bari, 1972.

  • Diario, 3 voll. Laterza, Bari, 1972.
  • Discorsi parlamentari, 3 voll. Tipografia della Camera dei Deputati, Roma, 1925.
  • Il suffragio universale in Italia. Con osservazioni e rilievi dattualità, Nerbini, Firenze, 1906.
  • Discorsi per la guerra, Foligno, Campitelli, 1922.
  • Il canto VI del Paradiso, Roma-Firenze, Sansoni, 1905.
  • Libro Verde. Documenti diplomatici presentati al Parlamento Italiano dal Ministro degli Affari Esteri Sonnino, Treves, Milano, 1915.
  • Il perché della nostra guerra. Documenti del "Libro verde" nel testo integrale, Torino, Torellini, 1915.
  • I discorsi parlamentari di Sidney Sonnino, 1915-1919, a cura di Pier Luigi Ballini, Polistampa, Firenze, 2015.
  • Scritti e discorsi extraparlamentari, 2 voll. Laterza, Bari, 1972.
  • Lettere di Sidney Sonnino ad Emilia Peruzzi, 1872-1878, Scuola normale superiore, Pisa, 1998.
  • Carteggio, 3 voll. Laterza, Bari, 1974-1981.
  • La Sicilia nel 1876, II, I contadini in Sicilia, Barbera, Firenze, 1877.