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ⓘ Tecnica. La tecnica è linsieme delle norme applicate e seguite in unattività, sia essa esclusivamente intellettuale o anche manuale. Tali norme possono essere a ..




Tecnica
                                     

ⓘ Tecnica

La tecnica è linsieme delle norme applicate e seguite in unattività, sia essa esclusivamente intellettuale o anche manuale.

Tali norme possono essere acquisite empiricamente in quanto formulate e trasmesse dalla tradizione, ad esempio nel lavoro artigianale, o applicando conoscenze scientifiche specializzate e innovative quando si verifica il passaggio dalla manifattura alla produzione industriale.

La tecnica implica ladozione di un metodo e di una strategia nellidentificazione precisa degli obiettivi e dei mezzi più opportuni per raggiungerli.

                                     

1. Scienza e tecnica

La scienza è strettamente legata alla tecnica e alla tecnologia dal momento che le conoscenze scientifiche sono prese in prestito dalle scienze applicate per la progettazione e realizzazione di oggetti, strumenti, opere e infrastrutture; viceversa la tecnica offre alla scienza strumenti di indagine scientifica strumenti di misura e osservazione sempre più avanzati, che consentono levoluzione delle conoscenze scientifiche. Scienza e tecnica sono dunque fattori indissolubili di parte del progresso della società noto come progresso tecnico e scientifico, favorito a sua volta da processi di ricerca scientifica e tecnologica.

                                     

2.1. La tecnica nella storia della filosofia Origini

Il concetto greco di τέχνη téchne è molto antico e in origine veniva usato per indicare una prerogativa degli dèi di cui è stato fatto dono agli uomini per sopperire alla loro intrinseca debolezza. È importante sottolineare che le divinità possedevano le tecniche non perché le avessero apprese o inventate, bensì perché a loro sostanziali: Efesto e Atena esercitavano le technai perché esse si identificavano con loro.

Con il passare del tempo, la divisione del lavoro e la nascita di nuovi mestieri allinterno delle comunità, il problema divenne preminente e il concetto stesso di techne si ampliò progressivamente. Le tecniche, da prerogativa divina, diventano invenzione umana: così appare infatti nelle opere di Senofane, Eschilo, Sofocle. A propendere verso questa considerazione positiva delle tecniche vi è anche il fatto che in Grecia e ad Atene in particolare vi fu laffermazione di una nuova classe sociale di artigiani démiourgoi, il cui peso politico si accrebbe progressivamente, anche grazie allo sviluppo degli scambi commerciali. Le technai iniziarono così ad avere una propria autonomia, e tra esse spiccano per importanza laritmetica, la geometria e la medicina. Proprio larte ippocratica fornisce il più interessante modello teorico di metodo hodós, in cui ogni nuova scoperta utile tiene conto delle precedenti, a cui è legata e dalle quali è resa possibile. Essa inoltre restringe il proprio campo allosservazione, e riconosce limportanza della correggibilità della tecnica, quale mezzo per poter distinguere tra corretto e scorretto.

Non mancavano però posizioni contrarie e ostili alle technai. Tra esse spiccano la scuola eleatica e il suo esponente Melisso di Samo, secondo il quale esse negavano lunità e lomogeneità dellessere. Né daltra parte laffermazione della medicina come techne autonoma scardinava le superstizioni che parlavano di malattie divine, curabili solo attraverso incantesimi: a conferire forza a questi argomenti era il fatto che se il malato guariva il merito veniva attribuito alla magia, se invece moriva si trattava di una manifestazione della volontà del dio.

                                     

2.2. La tecnica nella storia della filosofia La tecnica della retorica

Specialistiche tecniche dialettiche dellargomentare e del confutare cioè dimostrare logicamente la falsità dellantitesi, laffermazione contraria alla tesi erano già state utilizzate da Zenone allinterno della scuola eleatica, ma fu soprattutto con i sofisti che esse si affermarono e si affinarono. La dialettica divenne una disciplina filosofica essenziale e influenzò profondamente la retorica, ponendo laccento sullaspetto persuasivo dei discorsi, fino a scadere nelleristica.

A coloro infatti che obiettavano di quale sapere fossero sapienti i relativisti sofisti essi rispondevano che non insegnavano cultura, verità, ma quelle conoscenze che sono più capaci di produrre utilità e piacere nellindividuo.

Ed è proprio questo che richiedevano gli arricchiti ateniesi desiderosi di fare carriera politica, di potersi difendere con efficacia nei tribunali.

Essi insegnavano una "techne", un sapere particolare che era larte del vivere bene che si possedeva col rendere più forte il discorso più debole ", con la retorica.

La virtù con i sofisti non dipendeva più dalla nascita ma dal sapere tecnico accessibile a tutti quelli che potevano pagarselo. Essi superavano lantico ideale aristocratico e guerriero del bello e del buono kalokagathia, della forza fisica e del valore, e per questo furono avversati dai regimi conservatori e benpensanti scandalizzati dallinsegnamento a pagamento di una educazione che prima si trasmetteva di padre in figlio. e che ora era fatta di regole pratiche applicate alla parola. La tecnica sofistica, voleva ricongiungere il sapere alla pratica della vita.

Affermava Protagora nel dialogo platonico a lui dedicato:



                                     

2.3. La tecnica nella storia della filosofia Il paradigma socratico-platonico

Il concetto di techne diventa centrale nella filosofia socratico-platonica. Socrate, figlio di un artigiano e artigiano egli stesso, si era dimostrato fiducioso nei confronti dei tecnici: in un noto passo della Apologia, il filosofo riferisce di aver interrogato gli uomini politici, i poeti e infine gli artigiani o démiourgoi, e solo questi ultimi hanno evidenziato delle reali capacità e conoscenze, ma limitate al loro specifico campo professionale. Il démos ha quindi una sua dignità e una sua cultura. Con il riferimento alle tecniche si spiega la genesi della tesi secondo cui la virtù è una scienza e il filosofo ha lo scopo di indagare la possibilità di un sapere tecnico nel campo della morale e della politica.

La techne ricoprirà così un ruolo fondamentale anche nei dialoghi di Platone, e in particolare negli scritti giovanili, dove esse vengono additate come modello epistemologico per eccellenza.

La tecnica circoscrive in modo chiaro e riconoscibile il proprio oggetto, ed è perciò il modello epistemologico a cui si rifà anche il filosofo. Ciò diventa ancora più evidente nella contrapposizione della filosofia con la poesia e la retorica, le quali invece non sono in grado di restringere il loro oggetto. Dice infatti Socrate ai sofisti Gorgia e Polo, a proposito della retorica:

La retorica, cardine dellinsegnamento sofistico, non è una techne ma una forma di adulazione, paragonabile in tutto e per tutto alla culinaria e alla cosmesi, e per questo non buona ma cattiva. Discutendo con il sofista di Leontini, Socrate dimostra che questi non è in grado di dire quale sia loggetto del proprio insegnamento, ma anzi dà consigli nellassemblea su cose che non conosce, muovendosi sempre e solo nel campo dellopinione doxa. E così anche alla poesia viene negato il titolo di "arte", nonostante le rimostranze del rapsodo Ione:

La medesima concezione positiva della tecnica si ritrova infine in Aristotele, il quale però, in polemica con il maestro, ascrive al campo delle téchnai anche la poesia e la retorica: esse rientrano tra quelle attività umane governate razionalmente, che consistono in una sequenza di operazioni finalizzate al conseguimento di una forma compiuta, e che in questo modo imitano il processo di generazione naturale. Presentando la tragedia e la poesia in generale come mimesis della natura, lo Stagirita ne riconosce lintrinseca bontà liberandosi così delle obiezioni di Platone.

                                     

2.4. La tecnica nella storia della filosofia Età moderna

Solo nel Seicento ha inizio la tecnica nel senso moderno, non più contrapposta alla "vera" scienza, ma parte integrante di essa. Nei secoli successivi, ed almeno fino ai primi del Novecento, la tecnica viene alternativamente vista in una luce positiva Illuminismo, Positivismo, o negativa Romanticismo, Idealismo. È noto che il Positivismo, specie nella formulazione di Comte, affida agli scienziati il ruolo di guide della società, e prevede uno sviluppo della società in 3 stadi, alla fine del quale tutta lumanità approderà alla scienza come sua unica guida, anche in senso spirituale. Secondo Marx, che su questo tema appare vicino al Positivismo, grazie alla tecnica lumanità potrà progressivamente liberarsi dalla servitù del lavoro, delegando alle macchine lo "scambio organico con la Natura" in cui consiste la civilizzazione.

Gli avversari della tecnica le rimproverano di produrre un mondo volgare e senzanima. In entrambi i casi la tecnica viene identificata con il progresso e lindustrializzazione. Poi, nel quadro dellirrazionalismo filosofico e della "crisi dei fondamenti" di fine secolo, si va oltre lalternativa accettazione/rifiuto. Già in Schopenhauer, poi in Emerson, Nietzsche e Bergson si afferma una concezione pragmatica del pensiero, dove il "conoscere" è un "fare", rivolto essenzialmente alla soddisfazione di bisogni individuali e sociali. In questa ottica la tecnica costituisce lesito necessario della conoscenza, quando questa si sia liberata dalle pastoie della metafisica e per alcuni della religione. La "morte di Dio" apre così lepoca del nichilismo attivo, dove lumanità utilizzerà consapevolmente le forze della Terra in direzione del dominio sulle cose. Lalternativa a questo resta la filosofia dei giorni formulata nel saggio Le opere e i giorni di Emerson.

                                     

2.5. La tecnica nella storia della filosofia Il Novecento

Il panorama culturale di inizio secolo, specie quello tedesco, è impegnato in una indagine critica sul senso della tecnica e della modernità in generale. Sulla scorta di Nietzsche si apre una nuova riflessione. Il concetto-guida è quello di "nichilismo", identificato in vari modi con la tecnica, ed assunto come destino della civiltà occidentale. Lantitesi spengleriana tra "Kultur" e "Zivisation", la profezia weberiana sul "disincanto del mondo" e lavvento della "gabbia dacciaio" burocratico-tecnologica, oppure le pessimistiche riflessioni di Freud sul disagio della civiltà moderna, sembrano identificare le linee di fondo della modernità con la decadenza e questultima con lavvento generalizzato della tecnica. In particolare Max Weber identifica la tecnica con il dominio del "pensiero calcolante", tema poi ripreso da Heidegger. La novità di queste posizioni risiede nella accettazione della tecnica come destino inevitabile ed improcrastinabile della civiltà moderna, che ne fa laspetto caratterizzante della nostra epoca.

Gli anni della Repubblica di Weimar sono duri per la Germania; una sensazione generale di fallimento e di crisi, unitamente alla volontà di riscatto dellumiliazione subìta a Versailles, accentuano le tendenze reazionarie di una parte della cultura. Autori come Ernst Jünger o Mõller van der Bruck, raccoltisi negli anni 20 intorno al gruppo della cosiddetta "Rivoluzione conservatrice", rilanciano la tecnica e la tecnologia come "forze nuove", che devono essere usate senza pregiudizi al servizio della potenza tedesca. In Junger lesaltazione delle forze primordiali e barbariche della "giovane razza tedesca" si uniscono al vagheggiamento di un mondo aristocratico, basato sui valori della tradizione e della eccellenza. Questo inedito cocktail di esaltazione tecnologica e primitivismo sta anche alla base del Futurismo italiano, soprattutto nella elaborazione di Filippo Tommaso Marinetti.

Per restare in Germania, Edmund Husserl vede nella concezione oggettivistica della Natura, impostasi a partire da Galileo Galilei, la causa della crisi che avvolge la Civiltà Europea. Si tratta di una crisi di senso e di significato, nel momento in cui la tecnica pare raccogliere i suoi maggiori successi. Scienza e tecnica forniscono sempre nuovi risultati, ma non sanno rispondere alle domande fondamentali che coinvolgono luomo e la sua esistenza nel mondo. La tecnica rivolge alle cose uno sguardo distaccato, freddo, che tende ad "oggettivizzare" anche il soggetto che guarda, rendendo luomo una cosa tra le cose. Husserl ripropone con forza lantitesi tecnica-filosofia, nei termini di alienazione-riappropriazione della ragione da parte delluomo.



                                     

2.6. La tecnica nella storia della filosofia La riflessione heideggeriana

Con Martin Heidegger abbiamo una profonda riflessione sulla tecnica. Sulla scia di Nietzsche, la tecnica è vista come lesito destinale della civiltà Occidentale, dominata internamente dalla metafisica. Lesser-ci umano ha disimparato ad interrogarsi sul senso dellessere, per volgersi al mondo degli enti, delle cose, che, prima che belle o vere, si mostrano già preliminarmente come "essere-alla-mano" Zuhandenheit, nella luce della loro utilizzabilità. Man mano che procede la presa di possesso dellente da parte dellUomo, lautentico senso del mondo, che Heidegger identifica con lessere dellente, si ritira sullo sfondo fino a farsi del tutto dimenticare Emerson dice che "ci furono offerte le opere e i giorni, e noi prendemmo le opere" e descrive lallontanarsi dei Giorni. Infine lessere si offre solamente come oggetto di manipolazione, ovvero nella luce della Volontà di potenza, che a Heidegger pare il culmine della metafisica, ed il momento in cui essa si risolve nella tecnica.

Nietzsche viene letto come colui che conclude la metafisica, mettendone a nudo lessenza nichilistica. Anche sul piano della società la tecnica costituisce lultimo atto della metafisica, quando oramai il mondo, nella sua totalità, si identifica con ciò che può essere conosciuto, dominato ed utilizzato. Tale destino è nichilistico, ovvero si apre unepoca dove" dellessere non ne è più niente ” come notoriamente afferma Heidegger: si è dimenticato non solo il senso dellessere, ma persino che tale senso è andato perduto; lumanità occidentale ha dimenticato non solo la risposta, ma anche la domanda. Il dominio sullente si rivela come fine a se stesso, sprovvisto di un orizzonte o un senso più ampio entro cui essere iscritto. Nella successiva Lettera sullumanesimo 1947 Heidegger lega laffermarsi della tecnica a quello del dominio del soggetto, il cui senso recondito è la volontà di controllo totale sullente.

Successivamente Heidegger pare rivedere la propria posizione sulla tecnica: se questultima è lessenza del presente, tra le maglie del controllo totale sullente si dis-vela il senso dellessere nellepoca della tecnica. Il discorso di Heidegger ha ancora un taglio ontologico: la tecnica non viene vista solo nel suo rapporto con lesserci, ma anche in se stessa come manifestazione-nascondimento dellessere, e quindi come lessenza stessa della nostra epoca in quanto epoké, sospensione nel darsi dellessere. Quindi una autentica nel senso heideggeriano interrogazione filosofica non può essere posta contro la tecnica, pena il precludersi del pensiero alla comprensione del senso dellessere nellepoca della tecnica. Linquietudine che la tecnica moderna suscita nel filosofo viene positivamente assunta come "apertura al mistero dellessere".

                                     

2.7. La tecnica nella storia della filosofia Emanuele Severino

Tra i prosecutori della riflessione heideggeriana sulla tecnica occorre nominare Emanuele Severino, il quale si muove allinterno della prospettiva ontologica e della distinzione essere-ente. La lettura dellOccidente come nichilismo ed il tentativo di un pensiero post-metafisico sono esigenze condivise da molta filosofia contemporanea. In Severino queste istanze si legano strettamente al tema della tecnica. Nel recente saggio sulla tecnica Severino scrive:

Tale progetto è totalizzante e totalitario, poiché tende a costituire come ente tecnico luomo stesso: "La civiltà della tecnica. si è già incamminata verso la produzione delluomo, della sua vita, corpo, sentimenti, rappresentazioni, ambiente, e della sua felicità ultima." Laspetto totalizzante della tecnica va a costituire lorizzonte ontologico entro cui qualsiasi azione, anche rivolta contro la tecnica, non può mai porsi comunque del tutto al di fuori di essa: "È allinterno di questo progetto produttivo-distruttivo che si realizza ogni preoccupazione mirante a non rendere disumana la civiltà della tecnica"

                                     

2.8. La tecnica nella storia della filosofia Il secondo Novecento

La Scuola di Francoforte, con Max Horkheimer e Theodor Adorno, porta allo scoperto la volontà di dominio e di sfruttamento che muove la Ragione illuministica portandola a piena realizzazione nella società capitalistica e ipertecnologica. In questo modo la lettura della tecnica come nichilismo viene ad unirsi ad una critica della società capitalistica che attinge a Marx e Freud. Ne Luomo a una dimensione, fortunato best seller di Herbert Marcuse 1964, la tecnologia viene presentata come lessenza totalitaria del capitalismo, che opera attraverso la manipolazione dei bisogni umani da parte del potere costituito. Così la tecnica, da sempre identificata con il progresso e trasformazione sociale, viene al contrario vista come strumento di conservazione dello status quo.

Su tuttaltro versante si pone il movimento cyberpunk il quale, a partire dagli anni ottanta, assume le tecnologie digitali e la realtà virtuale come "luoghi" di una possibile liberazione politica e sociale, come nuova agorà nella quale possano svilupparsi un pensiero ed una pratica sociale alternativi rispetto al sistema capitalistico: non più liberarsi dalla tecnica, ma attraverso di essa. In tal modo il movimento cyberpunk oltrepassa la alternativa tra tecnologia come alienazione/ come liberazione, proponendo una sorta di "iper-alienazione" la quale, in una sorta di rovesciamento dialettico, libererebbe luomo dallalienazione medesima attraverso la tecnica. Di fatto, e al di là delle teorizzazioni di "guru digitali" come Nicholas Negroponte o William Gibson, la tecnologia digitale è oggi uno strumento elettivo del movimento no global, i cui membri comunicano tra loro ed imbastiscono iniziative sociali e politiche tramite il tam-tam di Internet, dei suoi blog e dei suoi gruppi di discussione. Viene così a realizzarsi nella pratica almeno una delle profezie del Sessantotto, la nascita di quei "gruppi informali in fusione" nei quali Sartre e il già citato Marcuse vedevano una alternativa veramente rivoluzionaria rispetto alla oramai obsoleta forma del partito politico.

                                     

2.9. La tecnica nella storia della filosofia Salvatore Natoli

Nel corso della sua storia lanimale uomo si è distinto dagli altri animali perché è stato in grado di adattare con la scienza e la tecnica le condizioni naturali ai suoi bisogni piuttosto che conformarsi allambiente dato. Scienza e tecnica quindi da sempre si sono sviluppate assieme ma dalletà illuminista e specialmente nellOttocento si è parlato soprattutto di progresso scientifico inaugurando con la riduzione della fatica nel lavoro, con la crescita del benessere, con la proroga della morte, una sorta di filosofia del progresso che aveva per protagonista la tecnica.

Ma se in passato la tecnica ha ridotto i rischi dellesistenza ora è lei stessa a introdurre nuovi rischi alterando i processi naturali e creando conseguenze dannose forse reversibili solo ricorrendo ancora alla tecnica stessa che abbatte i limiti umani ma non li elimina poiché essa è sempre stata collegata alla necessità di superare il limite: senza di esso non sarebbe stata neppure concepibile.

Occorre quindi tornare a una riflessione sulla propria finitezza che nessun avanzamento della tecnica riuscirà mai a eliminare.