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ⓘ Film come arte è una raccolta di saggi scritti da Rudolf Arnheim che risalgono al decennio 1930-1940; divisa in cinque parti, precedute da una nota personale de ..




Film come arte
                                     

ⓘ Film come arte

Film come arte è una raccolta di saggi scritti da Rudolf Arnheim che risalgono al decennio 1930-1940; divisa in cinque parti, precedute da una nota personale dellautore, fu tradotta in italiano nel 1960. Essa contiene:

  • Le idee che fecero muovere le immagini,del 1933;
  • Vedere lontano, del 1935;
  • "Nuovo Laocoonte": le componenti artistiche e il cinema sonoro, del 1938.
  • Il movimento, del 1934;
  • Estratti riveduti da Film, coincidente con la traduzione di alcuni passi da Film als Kunst "Film come arte", opera scritta e pubblicata in Germania nel 1932;

Questopera mette in evidenza lappartenenza dellautore alla scuola della Gestalt,precisamente nel suo aspetto Kantiano, secondo il quale le percezioni visive più semplici delluomo non registrano in modo meccanico la realtà, ma vengono rielaborate dallorgano ricettivo creativamente, quindi il mezzo, in questo caso locchio umano, non permette una mera riproduzione del reale, ma aggiunge un qualcosa in più, ordina il materiale ricevuto secondo quelle che sono le possibilità del mezzo stesso. Lautore focalizza la sua attenzione sul mezzo di riproduzione, su come esso possa dare una forma specifica alla realtà che deve essere rappresentata, non solo scientificamente, ma anche artisticamente. Per comprovare la sua teoria, detta appunto Materialtheorie egli fa del cinema il cinema di riferimento è quello muto un esperimento di verifica, un test critico, poiché anchesso dispone di un mezzo, la macchina da presa, ed a questo punto linterrogativo da porsi è questo: il cinema consente una riproduzione meccanica della realtà o può considerarsi arte,in quanto da una forma al reale preesistente? La seconda osservazione è la tesi che lautore si propone di dimostrare. In primo luogo, lautore confuta la prima osservazione e lo fa attraverso la descrizione e lanalisi del mezzo cinematografico, per mostrare come esso risulti distante dalla realtà. Il cinema infatti non può essere riproduzione passiva della realtà in quanto propone degli elementi differenzianti rispetto alla percezione dellocchio rivolto alla natura, che coincidono con le mancanze stesse della "camera", con dei deficits che non può colmare in quanto macchina, di cui alcuni esempi sono:

  • la superficie bidimensionale su cui viene proiettato il film come riprodurre un solido su una superficie piana?;
  • i limiti dellimmagine cinematografica, rilegata in un quadro rettangolare, facendo attenzione anche alla distanza delloggetto al fine di creare unimmagine proporzionalmente coerente;
  • il problema della riduzione di profondità;
  • la separazione della vista dagli altri organi di senso a cui essa è collegata nella realtà;
  • la mancanza del colore e il bianco e il nero;
  • lassenza di continuità dello spazio e del tempo;

In secondo luogo, lautore ritiene che sia compito del regista rendere queste manchevolezze delle peculiarità del mezzo cinematografico, sfruttarle artisticamente per rendere originale e interessante una scena di un film, un oggetto rappresentato, che nella realtà quotidiana non verrebbe affatto notato. Quindi è proprio nella differenza tra rappresentazione e realtà che sta larte del cinema, nel caricare loggetto di uninterpretazione simbolica, inquadrandolo da un punto di vista insolito, attirando lattenzione sulle sue qualità formali.

Nel prosieguo della raccolta Arnheim affronta levoluzione del cinema, il passaggio dal muto e dalla macchina da cinepresa fissa al sonoro e alla mobilità del negativo, fino a raggiungere la soglia del cinema stereoscopico, o più semplicemente 3d. Nella sua analisi del progresso dellarte cinematografica egli mette in rilievo limportanza del movimento, o meglio dellillusione del movimento prodotta nei confronti dello spettatore attraverso lo spostamento della "camera" poiché, come lautore stesso afferma:

"Ciò che tocca e commuove luomo - soprattutto luomo primitivo - non è lessere, ma laccadere. Troviamo così rappresentate nellarte, sin dal principio, non soltanto le cose in sé, ma le cose in azione nei fatti"

                                     

1. Edizioni italiane

  • Rudolf Arnheim, Film come arte, traduzione di Paolo Gobetti, I fatti le idee, Milano, Feltrinelli, 1982. - Collana Campi del sapere, Feltrinelli, 1989, ISBN 978-88-071-0114-4; Collana Aesthetica n.2, Abscondita, 2013, ISBN 978-88-8416-548-0.
  • Rudolf Arnheim, Film come arte, Prefazione di Guido Aristarco, Milano, Il Saggiatore, 1960.