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ⓘ Alessandro Appiano. La tradizione e la linea di pensiero di alcuni storici era volta a far credere che lassassinio di Alessandro Appiani sia stato frutto di una ..




                                     

ⓘ Alessandro Appiano

La tradizione e la linea di pensiero di alcuni storici era volta a far credere che lassassinio di Alessandro Appiani sia stato frutto di una congiura di natura popolare per la sua natura tiranna e dissipata o la vendetta di un parente di una delle tante donzelle piombinesi che amava frequentare o tutte due le cose. In realtà, tramite lesame di documenti cruciali, sappiamo che la congiura che costò la vita ad Alessandro fu lepilogo di ben altra vicenda. Detto Signore era di temperamento forte e dispotico, di carattere difficile, ma lo era per lo più con le classi più abbienti, i ceti alti, i nobili e i suoi pari regnanti in altri Stati; era invece assai generoso e magnanimo col popolo e la cittadinanza media, ne sono di riprova le numerose riforme fiscali atte ad alleggerire tasse e gabelle sulle necessità primarie. Con questo non stiamo ad intendere che il popolo lo amasse lo osannasse ma di certo non lo odiava a tal punto di organizzare e mettere in atto una congiura.

Molte fonti storiche determinanti, documentazioni e cronache depoca mettono in chiaro la situazione: la congiura che costò la vita ad Alessandro fu un gesto politico, un golpe cruento, un autentico colpo di Stato atto a spodestare lui e la famiglia Appiani dalla sovranità di Piombino.

Ripercorrendo la storia di Alessandro, sappiamo essere sposato con Isabella de Mendoza, nobildonna spagnola figlia del Conte di Binasco e che a Piombino vi fosse secondo i vigenti trattati di alleanze e protezione una nutrita guarnigione spagnola a protezione della città e della Signoria, al comando del Capitano don Felix dAragona. La vita privata tra Alessandro e la moglie era un rapporto di convenienza e vite separate; sovente, Alessandro soggiornava fuori Stato, spesso a Genova, altre volte e Siena o Roma ed era noto a tutti che, di indole libertina, amasse sostenere relazioni extra coniugali con altre donne, con predilezione verso le popolane. Altrettanto nota era la relazione, alcune volte imbarazzante e spudorata che, da anni, Isabella portava avanti con don Felix; uno spiacevole episodio, riportano le cronache, accadde una notte che un cortigiano sorprese in camera da letto i due, in una stanza del palazzo: tempo dopo ne parlò con qualcuno, facendo nascere il pettegolezzo, pettegolezzo che gli costò la vita. Ad ogni modo luno sapeva dei tradimenti dellaltro, ma la cosa andava bene così. Ma le bramosie di potere che Isabella nutriva col suo amante Felix dAragona portarono i due, nel tempo, a premeditare, organizzare, pianificare con il coinvolgimento delle famiglie più in spicco e della nobiltà piombinese, la congiura ai danni del marito.

Ripercorrendo i fatti, la sera del 28 settembre 1589, Alessandro faceva ritorno al suo Palazzo in Cittadella passando per via Trapalazzi accompagnato da una piccola scorta; giunto allangolo con via Malpertuso, qualcuno, da una finestra del primo o secondo piano gli sparò; la guarnigione in suo accompagno, si dileguò istantaneamente e questo fa capire la complice premeditazione; lui cadde, si rialzò, provò a portarsi avanti di qualche passo ma, ferito, ricadde; cinque uomini uscirono da un portone e, la tradizione vuole, appoggiandosi ad una pietra dove in seguito è stata collocata una lapide con lincisione di una croce e di quattro lettere F-P-M-D Facinoronsi Plumbinensis Mortem Dederunt, a ricordo dellaccaduto, fu trucidato con pugnali, alabarde e mazze. I cinque sicari erano: Ciapino Pagnali, Filippo Ferracchio, Domenico Vecchioni, Giovanni Volpi e Mazzaferrata Mazzaferrati; le successive indagini hanno portato a smascherare che, oltre gli esecutori materiali, della congiura avevano preso parte esponenti, tra le maggiori e più influenti famiglie piombinesi: Bernardino Barbetti, Muzio Pierini, Gianbossa e Giacomo Buzzaglia, Jacopo Calafati, Matteo Del Prete, Girolamo Todi, Tommaso Venturi, Francesco Belloni, Francesco Cini, Cesare Gatani, Niccolò Calafati, Ambrogio Falconetti, Pietro Moredani, Tullio Trinità e Agostino Garofani.

In quel momento, Felix ed Isabella si trovavano a messa presso la chiesa popolana chiesa di San Francesco fuori le mura, in un contesto molto affollato e ben visibile ai molti presenti. La città subito seppe e reagì: il panico iniziò a diffondersi tra le strade al grido di persone che correvano qua e là col terrore dellavvenuto. Un ufficiale della guardia spagnola, per caso, riuscì a catturare i cinque sicari in fuga; subito incarcerati, vennero rilasciati la mattina seguente su ordine di Don Felix. Tal gesto provocò sgomento, incredulità e disapprovazione tra la popolazione che, tra la quale, molti si stavano armando di forconi, mazze o altre armi improprie alla ricerca degli assassini per far giustizia del defunto Signore. Ma don Felix fece in modo, applicando misure drastiche, che la calma fosse ripristinata: stabilì ronde, pattugliamenti, ad ogni angolo delle strade soldati pronti a reprimere qualsiasi tentativo di sovversione, soldati che, secondo le cronache di allora, molestavano con soprusi, arroganze e minacce gratuite la popolazione inerme e sgomenta di ciò che stesse succedendo. Contemporaneamente Isabella era divenuta Signora di Piombino e Felix regnava con lei; ma per essere ufficialmente co-reggente avrebbe dovuto convolare a nozze, così che ne chiese la mano al padre, dal quale però ebbe un netto rifiuto. Allestì quindi una manifestazione in piazza alla presenza dei Padri Anziani e dei Priori invitando solamente la popolazione che sapeva a lui esser favorevole al fine di essere acclamato: azione dimostrativa atta a mostrarsi come unico difensore del popolo e meritevole di esserne Signore.

Ma nel gennaio 1590 il Re di Spagna, Filippo II, al quale le cose non tornavano e intendeva far chiarezza sullaccaduto, inviò a Piombino una guarnigione militare agli ordini di un suo stretto fiduciatario insieme ad un magistrato; furono disposti interrogatori e processi, dai quali, non emersero colpe imputanti alla popolazione, bensì proprio a don Felix: egli venne immediatamente arrestato e sottoposto a processo a Napoli il 27 maggio 1595, fu dichiarato colpevole e condannato al carcere a vita. Individuati anche i cinque sicari e tutti coloro che si erano reso complici nella congiura, essi ebbero una fine assai peggiore: Ferraccio, Pagnali, Volpi, Mazzaferrata, furono impiccati e poi pubblicamente squartati; il Vecchioni morì in carcere, prima dellesecuzione, forse suicida; degli altri complici, le pene non sono chiare, ma sappiamo variarono a seconda del coinvolgimento: alcuni scomparvero, altri vennero pubblicamente torturati e poi rilasciati. Cronache del tempo riportano, senza però conoscerne il nome, come uno di questi venne condannato a morte e scontato il supplizio: rinchiuso in una botte chiodata, venne fatto rotolare per una via in discesa, forse via del Fossato, forse via Bologna.

Isabella invece, che seppe mostrare incredibili qualità mendaci e teatrali, fece credere tutti della sua estraneità ai fatti e della sua innocenza; addirittura, Ferdinando I, Granduca di Toscana, volle suggerirle di recarsi a Genova presso persone a lui fidate perché lì potesse stare a sicuro e in serena attesa che i processi terminassero, tanto era convinto della sua innocenza. E proprio a Genova, ricevette nellaprile del 1590 ambasciatori e Priori piombinesi che giurarono fedeltà a lei e al figlio Jacopo VII, futuro principe.

A dire il vero, non tutti cedettero alla sua totale estraneità ai fatti; documentazioni depoca riportano come successivamente il fratello di Alessandro, Alemanno Appiani, non convinto ed amareggiato dellesito del processo dichiarò formalmente al Pontefice, Papa Clemente VIII, 19 aprile 1599 che Isabella fosse unassassina, la mente della congiura al marito e Signore di Piombino accusa di uxoricidio. Nonostante ciò, il processo la vide non colpevole ed il popolo ebbe fede e stima in lei; e non solo il popolo, tanto che il 7 febbraio 1594, su decreto Reale dellImperatore Rodolfo II venne investita Principessa e Piombino, dunque, da Signoria diveniva Principato.

Nel punto in cui Alessandro venne ucciso, negli anni settanta del XIX secolo, il Comune di Piombino volle porre una targa marmorea a memoria dellaccaduto, sopra quellantica pietra sulla quale una mano ignota, a pochi giorni dal fatto, incise una croce e lacronimo sopra riportato. Il testo della targa, in italiano, è il seguente:

                                     
  • su Appiano che abbiamo oggi provengono, dunque, dai suoi scritti e una lettera dal suo amico Marco Cornelio Frontone. Allo stato, è certo che Appiano fosse
  • Isabella Appiano Roma, 1577 Roma, 5 agosto 1661 era figlia del principe di Piombino Alessandro Appiano e di Isabella de Mendoza, nel 1611, nonostante
  • Leonardo d Appiano Gherardo Appiano - primo signore di Piombino, figlio di Jacopo I Appiano Isabella Appiano - figlia di Alessandro Appiano principe
  • Alessandra Appiano Asti, 30 maggio 1959 Milano, 3 giugno 2018 è stata una scrittrice, giornalista e autrice televisiva italiana. Con il suo primo romanzo
  • Gli Appiano o Appiani o d Appiano sono una famiglia originaria di Al Piano o Appiano oggi scomparso e individuato in località La Pieve nel comune di
  • ammiraglio della flotta medicea, lasciando che il figlio naturale Alessandro Appiano governasse lo Stato dal 1562 e, dopo essere stato legittimato dall imperatore
  • Jacopo VII Appiano Genova, 1581 Genova, 5 gennaio 1603 è stato un nobile italiano. Figlio di Alessandro Appiano e di Isabella de Mendoza, successe
  • Jacopo III Appiano Piombino, 1439 Piombino, 10 marzo 1474 fu il sesto Signore di Piombino, Scarlino, Populonia, Suvereto, Buriano, Badia al Fango
  • Jacopo V Appiano Piombino, 1480 Piombino, 20 ottobre 1545 fu ottavo Signore di Piombino, Scarlino, Populonia, Suvereto, Buriano, Badia al Fango e