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ⓘ Carlo Vecchiarelli è stato un generale italiano, veterano combattente della prima guerra mondiale. Tra le due guerra mondiali ricoprì gli incarichi di Addetto M ..




Carlo Vecchiarelli
                                     

ⓘ Carlo Vecchiarelli

Carlo Vecchiarelli è stato un generale italiano, veterano combattente della prima guerra mondiale. Tra le due guerra mondiali ricoprì gli incarichi di Addetto Militare presso lAmbasciata dItalia a Praga, Aiutante di campo onorario di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, Addetto Militare presso lAmbasciata dItalia a Vienna, comandante del 7º Reggimento alpini, della 1ᵃ Brigata alpini, della 47ª Divisione fanteria "Murge", della 132ª Divisione corazzata "Ariete", e del V Corpo darmata di Trieste. Durante la seconda guerra mondiale fu comandante del I e del XX Corpo darmata, e dell11ᵃ Armata di stanza in Grecia, ed avente Quartier generale ad Atene. Dopo la proclamazione dellarmistizio dell8 settembre 1943, anche in base ad ambigue disposizioni ricevute dal Comando Supremo, nella mattinata del 9 settembre 1943 impartì lordine di cedere le armi pesanti ai tedeschi con limpegno di questi ultimi a rimpatriare lArmata, riuscendo così ad evitare il massacro dei suoi soldati. Lordine fu eseguito da quasi tutte le Unità dellArmata, ma non dalla 33ª Divisione fanteria "Acqui" di stanza a Cefalonia, al comando del generale Antonio Gandin, ciò che diede luogo a una serie di avvenimenti che portarono allo sterminio da parte tedesca di migliaia tra ufficiali e soldati della Divisione.

                                     

1. Biografia

Nacque a Cingoli il 10 gennaio 1884, figlio di Girolamo e Amalia Cavallini. Nel 1902 si iscrisse alla Facoltà di Lettere delluniversità di Bologna, ma lanno successivo intraprese la carriera militare, entrando come allievo alla Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, da cui uscì il 7 settembre 1905 con il grado di sottotenente dellarma di fanteria. Nello stesso anno frequentò la Scuola di Applicazione di Fanteria a Parma. La sua carriera proseguì senza intoppi, promosso al grado di tenente nel 1908, venne ammesso al Corso di Stato Maggiore della Scuola di guerra di Torino nel 1910. L11 febbraio 1912 convolò a giuste nozze con la signorina Caterina Tranquilli, dalla quale ebbe tre figlie.

Nel 1913, al termine del Corso di Stato Maggiore, fu assegnato a prestare servizio presso Comando del Corpo di Stato Maggiore di Roma e successivamente a quello di Chieti, ove nellaprile 1914 è promosso capitano. Nel successivo mese di dicembre viene trasferito presso il Comando di Stato Maggiore di Perugia, ritornando presso quello di Roma nel marzo del 1915.

                                     

1.1. Biografia La prima guerra mondiale

Il 23 maggio dello stesso anno, a seguito dellentrata in guerra del Regno dItalia, è inviato al fronte presso il Comando Supremo, in qualità di addetto allUfficio 1°. Nel dicembre 1916 diviene maggiore, e nel giugno 1917 è trasferito nuovamente allo Stato maggiore ottenendo la promozione al grado di tenente colonnello il 7 ottobre dello stesso anno. Il 1º marzo viene nominato Capo dellUfficio Informazioni della 7ª Armata di stanza nelle Alpi Giudicarie. Il 30 aprile è insignito del titolo di Cavaliere dellOrdine della Corona dItalia, e il successivo 19 agosto della Croce al merito di guerra. Con la fine delle ostilità lasciò il suo incarico, e nel 1919 venne insignito del titolo di Cavaliere dellOrdine Militare di Savoia. Nel corso del 1919 diviene Addetto Militare presso lAmbasciata dItalia a Praga Cecoslovacchia, ricevendo dal governo locale la Croce di guerra. Nel 1920 viene nominato Aiutante di campo onorario di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III.

Nel 1923 assunse il comando di un battaglione appartenente all8º Reggimento alpini. Nel marzo 1926 viene nominato Addetto Militare presso lAmbasciata dItalia a Vienna ed è successivamente promosso al grado di colonnello. Rientrò in Italia nel dicembre 1928 assumendo il comando del 7º Reggimento alpini, e nel corso 1932 viene nominato Capo di stato maggiore del Corpo darmata di Alessandria. Nel giugno del 1934 è promosso al grado di generale di brigata, assumendo successivamente il comando della 1ᵃ Brigata alpini di Torino, che dal 1935 si trasformerà nella 1ª Divisione alpina "Taurinense". Nel marzo 1937 passò al comando della 47ª Divisione fanteria "Murge" a Bari e in settembre viene promosso Generale di divisione. Nel marzo 1939 assume il comando della 132ª Divisione corazzata "Ariete" a Verona, e il 1 dicembre dello stesso anno diviene comandante del V Corpo darmata di stanza a Trieste.

                                     

1.2. Biografia La seconda guerra mondiale

Nellaprile del 1940 assume il comando del I Corpo darmata di Torino, e nel mese di maggio è elevato al rango di generale di corpo darmata. Con lentrata in guerra del Regno dItalia, il 10 giugno successivo, prese parte alle operazioni contro la Francia lungo la frontiera occidentale, che gli valgono il conferimento del titolo di Ufficiale dellOrdine Militare di Savoia. Alla fine del mese di giugno, con la capitolazione francese, entra a far parte della Commissione per lArmistizio con la Francia CIAF, rimanendovi fino allagosto del 1941. In quel mese viene destinato ad assumere il comando del XX Corpo darmata operante in Tripolitania Africa settentrionale italiana.

Nel gennaio 1942 ritornò a Roma per ricoprire il ruolo di Sottocapo di Stato Maggiore del Regio Esercito. In questo ruolo venne incaricato dal Capo di Stato Maggiore Generale Ugo Cavallero, di procedere, come Comandante Superiore, alla stesura del piano per linvasione dellisola di Malta, poi non effettuato per svariate ragioni. Nei primi giorni del maggio 1943 viene promosso Generale designato darmata e inviato dal nuovo Capo di Stato Maggiore Generale, generale Vittorio Ambrosio, in Grecia a sostituire il generale Carlo Geloso al comando della 11ᵃ Armata, con Quartier generale ad Atene.

Dopo la proclamazione dellarmistizio dell8 settembre 1943 con gli anglo-americani, e raggiunto da unambigua direttiva emanata due giorni prima dal Comando Supremo italiano il cosiddetto "Promemoria N. 2" nella notte dell8-9 settembre 1943 intavolò una febbrile trattativa con i tedeschi, che disponevano in Grecia di una forza enormemente superiore che, in caso di conflitto, avrebbe portato al massacro dei soldati italiani.

Vale la pena, a tale proposito, riportare la descrizione della situazione dellArmata italiana contenuta nel lavoro del generale Mario Torsiello dellUfficio Storico dellEsercito:

Le forze italiane erano schierate a cordone, pressoché frantumate in piccoli e numerosi presidi lungo le coste e nell’interno per assicurare l’ordine nel territorio, la difesa costiera e la repressione delle forze partigiane. Per contro le forze germaniche - dotate in larga misura di unità corazzate e blindo-corazzate - erano raccolte in grossi blocchi, con funzioni di manovra, vere e proprie riserve mobili e perciò schierate su posizioni centrali, sempre pronte ad intervenire in qualsiasi momento e in ogni direzione. Se ne può subito dedurre che, per il solo effetto del diverso schieramento, la situazione delle forze italiane, in caso di contrasti, sarebbe divenuta insostenibile, con l’aggravante che esse erano rinserrate fra la costa le truppe mobili tedesche, o addirittura frammischiate ad esse, ciò che consentiva ai comandi germanici il controllo di tutti i collegamenti e servizi, fino al punto di regolare persino alcuni rifornimenti basilari.

Quanto agli effettivi, l’apparente vantaggio numerico degli italiani era neutralizzato dall’assenza di forze corazzate o motorizzate, e dall’armamento antiquato. Notevole fra le truppe lo stato di disagio per l’insabbiamento o la sensibile riduzione delle licenze dovute a deficienze di trasporti marittimi, le difficoltà alimentari, i disservizi postali, la malaria imperante quasi ovunque - talune unità avevano sul totale circa il 60 per cento di malarici - le ripercussioni per i bombardamenti aerei e la scarsezza di oggetti di vestiario e di calzature. La consistenza organica dei reparti era sensibilmente ridotta: le divisioni erano per la maggior parte binarie e difettavano i mezzi motorizzati. In sintesi, una situazione logistica precaria, soprattutto per la crisi dei trasporti e delle disponibilità alimentari, che era purtroppo nota agli ufficiali di collegamento tedeschi.”

Nella serata dell8 settembre diramò un primo ordine di carattere interlocutorio alle Unità dipendenti, tra cui la 33ª Divisione fanteria "Acqui" del generale Antonio Gandin, redatto sulla base delle ambigue disposizioni ricevute poche ore prima dal Comando Supremo con il citato "Promemoria N. 2", documento che prescriveva di non prendere iniziative ostili ai tedeschi, ma di rispondere se attaccati.

Raggiunse, infine, un accordo che prevedeva, a fronte della cessione ai tedeschi delle sole armi pesanti, il rimpatrio dellArmata da parte degli stessi tedeschi. Dopo la conclusione delle trattative, nella mattinata del giorno 9 egli emise alle sue unità un secondo ordine, con il quale comunicava quindi che si doveva cessare ogni resistenza, e cedere le armi pesanti ai tedeschi, i quali avrebbero in cambio rimpatriato lArmata.

Tuttavia, a differenza degli altri Comandanti, il generale Gandin non diede immediata esecuzione a tale ordine, sinché, alcuni giorni dopo, ricevette dal ricostituito Comando Supremo italiano fuggito a Brindisi dopo l8 settembre lordine di resistere ai tedeschi, e ciò sfociò nel successivo eccidio di Cefalonia.

I tedeschi, prendendo a pretesto la vendita delle proprie armi leggere fatta da soldati italiani ai partigiani greci, contravvenendo agli accordi disarmarono le truppe italiane e, anziché in Patria, le internarono nei campi di prigionia.

Analogo destino toccò a lui. Il 18 settembre 1943 i tedeschi, infatti, lo misero agli arresti domiciliari, insieme a tutti gli ufficiali generali che si trovavano nellarea di responsabilità del Gruppo di Armate E del generale Alexander Löhr, avente Quartier generale a Salonicco. Poco tempo dopo fu trasferito presso il campo di prigionia per ufficiali Offizierslager 64Z di Schocken nel quale venne concentrato un elevato numero di alti ufficiali italiani. Egli rimase in quel luogo per poco più di quattro mesi, nei quali tra laltro ebbe modo di rifiutare recisamente lofferta fattagli dai nazifascisti di ricoprire un importante incarico nellesercito della Repubblica di Salò.Il 24 gennaio 1944 fu quindi riportato in Italia, dove giunse il giorno 28 per essere rinchiuso nel Carcere degli Scalzi di Verona. Il processo a suo carico tenuto presso il tribunale della Repubblica Sociale Italiana di Brescia si concluse l11 gennaio 1945 con la condanna a 10 anni di reclusione per comportamento antitedesco in Grecia.

Il 25 aprile 1945 venne liberato dai partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale di Brescia, e si unì alla Compagnia "Fiamme Verdi" di "Bruno", partecipando per pochi giorni alla guerra di Liberazione. Il 1º giugno ricevette una lettera dellallora Ministro della guerra Alessandro Casati che esprimeva compiacimento per la felice liberazione di V.E. dal carcere nazi-fascista, e gli richiedeva formalmente di prendere contatto con gli organi chiamati a vagliarne loperato, presentando dettagliate relazioni. Evase tale richiesta in data 12 giugno 1945, ma il 27 agosto dello stesso anno il nuovo Ministro della guerra, Stefano Jacini, inopinatamente chiedeva per iscritto al Presidente del Consiglio Ferruccio Parri il suo collocamento in congedo assoluto in base al Decreto Legislativo N. 257. Egli dovette quindi intraprendere una dura battaglia legale per ottenere lannullamento dellingiusto provvedimento. Dopo diversi circostanziati ricorsi, in data 27 novembre 1947 il Consiglio dei Ministri, presieduto da Alcide De Gasperi, decretava infine lannullamento del provvedimento di collocamento in congedo assoluto, comunicato allinteressato con una lettera inviatagli dal Ministro Cipriano Facchinetti, il 27 gennaio 1948. Si spense a Roma il 13 dicembre dello stesso anno.