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San Bonifacio (Italia)
                                     

ⓘ San Bonifacio (Italia)

San Bonifacio dista 26 chilometri a est di Verona. Confina con la provincia di Vicenza. È facilmente raggiungibile grazie allautostrada A4 uscita Soave-San Bonifacio, alla strada regionale 11 ed alla linea ferroviaria Milano - Venezia. Come giurisdizione ecclesiastica il Comune di San Bonifacio appartiene alla diocesi di Vicenza e comprende le parrocchie del Duomo patrono SantAbbondio, ma chiesa dedicata a Santa Maria Maggiore, del quartiere Praissola San Giuseppe lavoratore, di Villanova San Pietro; titolo abbaziale, di Prova patrono San Biagio, ma chiesa dedicata alla Presentazione della Vergine Maria, di Lobia Santa Lucia e di Locara San Giovanni Battista. È distante 29 km da Vicenza, 60 km da Padova, 95 km da Venezia, 100 km da Treviso, 70 km da Rovigo e 145 km da Belluno

                                     

1.1. Storia Le origini e lepoca romana

Nella zona di San Bonifacio probabilmente esistevano piccoli villaggi vicus o pagus fin da epoche remote con epicentro sullaltura della Motta, tuttavia non se ne hanno prove documentarie o archeologiche. Di epoca romana abbiamo lara dedicata a Mercurio, unara di marmo dedicata a Giove, una lapide funeraria entrambe nella cripta dellabbazia di Villanova e iscrizioni trovate a Villabella ora in musei di Verona. La via Postumia attraversava probabilmente a nord il territorio di San Bonifacio. In particolare, a Villanova, venne trovato nel 1942 in occasione dellallargamento dellex SS 11, a circa due metri sotto il letto del torrente Tramigna che qui si getta nellAlpone un ponte romano sovrastato da una via romana dai caratteristici blocchi di sasso nero, consumati dal passaggio di ruote. Si è inoltre confermato che già in epoca romana i confini tra Verona e Vicenza passavano per la frazione Locara: infatti la strada Lobia - Locara costituiva lultimo cardine orientale della centuriazione dellagro veronese di Colognola ai Colli oltre questa strada iniziava la centuriazione di Lonigo. Nella frazione di Lobia, nel 1490, venne scoperto un importantissimo cippo romano attualmente presso il Museo Lapidario Maffeiano di Verona che indicava i confini tra il territorio romano dEste e quello di Vicenza.

                                     

1.2. Storia Il Medioevo

Questo confine fu mantenuto anche durante il periodo medievale fino ad arrivare ai nostri giorni, nonostante modesti cambiamenti. Importante è la località chiamata "Torri di Confine" con la sua chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo, venerato specie dai Longobardi come difensore dei confini. È proprio un luogo di culto come la chiesetta di San Michele a Torri di Confine in Locara a testimoniare la presenza longobarda sul territorio del comune sambonifacese mentre monaci benedettini, tra VI e VII secolo d.C. edificarono labbazia di Villanova dedicandola a San Pietroprobabilmente in sostituzione di un antico tempio pagano dedicato a Giove. La storia riferisce che intorno al 763, santAnselmo del Friuli, fondatore del monastero di Nonantola, fece costruire una chiesetta ai confini della diocesi vicentina, dedicandola a San Pietro. Questa si presume possa essere stata, nella sua struttura originaria, nellabside destra dellabbazia di Villanova. I benedettini chiamarono a raccolta gli abitanti del luogo e col loro aiuto bonificarono lintera campagna che dalla Postumia si estendeva fino allAdige. Nel periodo carolingio la zona di San Bonifacio rientrava nel Comitato Vicentino che si estendeva verso occidente ben oltre gli attuali confini della provincia di Vicenza visto che comprendeva località come Porcile lodierna Belfiore, Montecchia di Crosara, Arcole ed Albaredo dAdige. Di pari estensione era la Diocesi vicentina, tantè che ancora il Comune di San Bonifacio, pur essendo in provincia di Verona, ne fa parte. Dissolto limpero carolingio, la minaccia veniva da est ed erano gli Ungari: probabilmente il castello della Motta venne costruito in tal occasione.

Nella zona "sambonifacese" esistevano già degli agglomerati rurali e, con la disgregazione del Comitato vicentino, il marchese Milone di San Bonifacio, di origine franca e capostipite della famiglia dei Conti di San Bonifacio, approfittò della situazione per estendere i suoi domini anche in queste terre "sambonifacesi" dando così lattuale nome al paese. La Famiglia dei Conti di San Bonifacio primeggiò per quasi due secoli nella Città di Verona, della quale i San Bonifacio furono anche spesso Conti e Podestà. Il testamento di Milone 955 parla di un castello e di una cappella dedicata a San Bonifacio. Questa chiesetta, di cui non resta nulla ma si sa che si trovava allinterno delle mura del castello sulla Motta diede probabilmente il nome al castello ma anche a tutto il territorio da qui il nome del paese in parte incolto e coperto da boschi e paludi e in parte coltivato terre appartenenti ai Conti ma anche allabbazia di Villanova. Intorno al XII secolo, nel territorio fra il castello della Motta e labbazia, stava nascendo una numerosa comunità rurale; per tale motivo si costruì una nuova chiesa dedicata a SantAbbondio vicino alle mura del castello, una pieve che possedeva alcuni terreni nella zona.

Sempre nel XII nacquero alcune realtà rurali come i Comuni di San Bonifacio, di Villanova e Locara ma sarà il primo ad avere un territorio molto grande. Non è un caso che la chiesa di SantAbbondio venga costruita fuori dalle mura e a Locara si costruisca una nuova chiesa indipendente dallabbazia di Villanova: questi sono segni di una volontà dindipendenza come quella di un comune rurale. Nel 1222 abbiamo il primo documento che dimostra lesistenza della chiesa di Santa Maria Maggiore, chiesa nella quale si trasferì larciprete di SantAbbondio ancora prima della distruzione del castello. Sia la chiesa di SantAbbondio che la chiesetta di San Bonifacio, infatti, vennero distrutte nel 1243 assieme al castello dal tiranno Ezzelino da Romano che già aveva assediato il castello nel 1237. San Bonifacio, passata sotto il dominio scaligero, divenne così una villa di confine e la sua Pieve dipendeva dalla Diocesi di Vicenza. Per assicurarsi la fedeltà dei sambonifacesi, nel 1299 Bartolomeo della Scala stipulò un patto col Comune di San Bonifacio ripreso da tutti i successivi dominatori di Verona. Sotto Cansignorio della Scala il territorio scaligero venne ordinato in Capitaniati ovvero aggregazioni di Comuni; la zona sambonifacese apparteneva al Capitaniato con centro Soave. I Capitaniati, ebbero però breve durata e a fine Trecento furono sostituiti dai "Vicariati" aventi minore estensione. Sede del Vicariato nella zona divenne San Bonifacio con giurisdizione su località come Torri di Confine, Locara e Villanova. Ad una maggior potenza del Comune sambonifacese corrispondeva il periodo di decadenza dellabbazia di Villanova. La dominazione veneziana portò con la pace un aumento dei traffici e degli scambi commerciali tra i prodotti rurali e quelli della città. Per questo nel secolo XV San Bonifacio godette di una gran prosperità arricchendosi di estese campagne, ricostruendo molte case in muratura, allargando larea abitativa del paese e vedendosi riconfermare nel 1407 i privilegi concessi dal patto del 1299. Dellaumentata ricchezza della zona ne approfittano anche lAbate di Villanova e lArciprete della pieve di San Maria Maggiore. Il primo, Guglielmo da Modena, tra fine Trecento e inizio Quattrocento fece restaurare labbazia dopo un lungo periodo di decadenza le restituì gran parte del perduto prestigio. Fu lui a far elevare lenorme cuspide del campanile di Villanova e, probabilmente, fu sempre lui ad arricchire la chiesa con lancona absidale. LArciprete della pieve, invece, nel 1417 promosse lampliamento della chiesa di Santa Maria-SantAbbondio, ormai incapace ad accogliere le persone che in sempre maggior numero assistevano alle celebrazioni sacre. Oltre alla chiesa appena citata venne costruita anche unaltra chiesa dove ora si trova il Cinema Centrale detta di Santa Maria della Misericordia oppure della Disciplina, con accanto un piccolo ospedale adesso entrambi distrutti. Sarà presa invece a fine Quattrocento la decisione di ricostruire la chiesa di SantAbbondio nel luogo dove si trovava ovvero fuori dalle mura del distrutto castello.

                                     

1.3. Storia Letà moderna

La rinascita dellabbazia di Villanova durò poco visto che dal 1450 al 1562 venne data in "commenda perpetua e talora ereditaria" ad altissimi prelati molti dei quali vissero a Roma facendo così cadere la vita monastica e linteresse per la cura danime a favore di riscossione di decime e livelli. Nel 1562, a seguito del Concilio di Trento, i frati benedettini rinunciarono allabbazia di Villanova e a loro subentrarono gli Olivetani, anchessi aventi per regola quella benedettina. San Pietro di Villanova restò dunque per qualche tempo aggregato al monastero olivetano anchesso di Santa Maria in Organo di Verona ma poi, a fine Cinquecento, la vita monastica riprese.

Dopo la peste del 1630 le guerre specie nel Cinquecento la popolazione lentamente si stava riprendendo. Nel 1743 larciprete di Santa Maria Maggiore segnalò al Comune la cattiva situazione della sua chiesa tanto che una visita pastorale del 1745 segnalerà la mancanza di vetri alle finestre che era divenuta piccola per le necessità dellepoca. Nel 1753 iniziarono i lavori mentre la chiesa vecchia veniva incapsulata in quella nuova, permettendo così la continuità dei divini offici ma questi durarono a lungo e procedettero con lentezza per motivi finanziari ma anche di continui cambi di direzione della costruzione fino agli anni sessanta dellOttocento. L8 settembre 1883 la chiesa venne consacrata ufficialmente. Mentre si edificava la nuova parrocchiale, il Senato della Serenissima soppresse il monastero di San Pietro di Villanova 1771. Labbazia diveniva così sottoposta alla giurisdizione della Diocesi vicentina.

Era arrivata lepoca napoleonica e l11 novembre 1796, prima della celebre battaglia dArcole, Napoleone fu sconfitto a Villanova in uno scontro furioso contro il generale austriaco Alvinczy che vi aveva posto il quartier generale. Dello scontro restano alcune tracce lasciate dai proiettili dei cannoni visibili sulle murature dellabbazia e del suo campanile. Oltre 400 soldati francesi, feriti o ammalati, furono ammassati nellantico complesso monastico. In seguito, comunque, il generale francese vinse ad Arcole: San Bonifacio risentì solo marginalmente della battaglia.



                                     

1.4. Storia Letà contemporanea

Ciò che cambiò profondamente il paesaggio sambonifacese sarà, negli anni cinquanta dellOttocento il tracciato della "strada ferrata lombardo-veneta" detta anche "Ferdinandea". Essa aveva una stazione eretta nel 1849 nel Comune di San Bonifacio e lo attraversava interamente collegando Milano a Venezia. Fu una fortuna per leconomia locale. Vista limportanza come centro del Distretto austriaco, il livello economico di molti cittadini e la facilità di comunicazione con i comuni vicini e con le città di Verona e Vicenza, San Bonifacio fu uno dei pochi comuni dotati di un teatro stabile durante la dominazione austriaca: era il "Teatro Adelfico". Nel 1876, con San Bonifacio nel regno dItalia, si costruì lodierno Municipio, realizzato su disegno di Antonio Caregaro Negrin. Nello stesso anno si sostituì il vecchio ponte sullAlpone quello che conduceva alla Motta con un altro avente strutture in ferro ma più basso degli argini.

Per favorire lattività produttiva agricola, nel 1892, venne costituita lAssociazione Agraria del Basso Veronese che prese successivamente il nome di Unione dei Consorzi Agrari di Legnago, Cologna Veneta, Isola della Scala, Sanguinetto e San Bonifacio. Fu grazie allUnione che si sviluppò in maniera particolare la coltivazione delle barbabietole da zucchero che portarono alla costruzione dello zuccherificio a Villanova edificio esistente, esempio di archeologia industriale seppure in stato di abbandono. Altro campo dintervento fu la zootecnia per cui venne rilanciata lantica Fiera di San Marco in occasione del 25 aprile e continuò la felice tradizione della Fiera di San Michele che prima si svolgeva a Torri di Confine il 29 settembre. Verso la fine del XIX secolo Locara volle dotarsi di una chiesa più grande per soddisfare le esigenze della popolazione aumentata. Così nel 1875 vennero gettate le fondamenta del nuovo edificio sacro poco lontano dalla vecchia chiesa del 1750. I lavori però si bloccarono e ripresero solamente nel 1906 e, nel 1911, il parroco benediceva il nuovo edificio. Agli inizi del XX secolo venne restaurata anche lantica chiesa di SantAbbondio.

Altri episodi da segnalare nella prima metà del Novecento sono la bonifica della valle Zerpana nel primo dopoguerra, la nascita della parrocchia di Lobia 1925, linaugurazione dellospedale Zavarise Manani 1933, la nascita delloratorio con la chiesa di San Giovanni Bosco 1935, la costruzione della nuova chiesa di parrocchiale di Prova anni quaranta. Durante la seconda guerra mondiale, causa la linea ferroviaria e il ponte per Monteforte dAlpone, il paese le sue vicinanze subirono bombardamenti e mitragliamenti intensi provocando anche alcuni morti e sfiorando labbazia di Villanova.

Nel 2014 il ponte della Motta viene rimosso per poter consentire la messa in sicurezza degli argini e sostituito da una passerella pedonale.

Il ponte nuovo viene inaugurato dal sindaco il 19 ottobre 2017.

                                     

1.5. Storia Simboli

Lo stemma adottato dal comune di San Bonifacio è composto di uno scudo diviso in quattro mediante linea a croce nel mezzo. Nel quarto superiore a sinistra e inferiore a destra si trovano due stelle dargento in campo azzurro; nel quarto inferiore a sinistra e superiore a destra tre fasce verticali dargento in campo azzurro.

                                     

2.1. Monumenti e luoghi dinteresse Architetture religiose

  • Abbazia di San Pietro - VII secolo

Labbazia romanica di San Pietro di Villanova, sicuramente ledificio storico più interessante del paese, venne costruita nel VII secolo, è facilmente visibile e raggiungibile vista la sua vicinanza allex-SS 11 ora strada regionale. È una chiesa in stile romanico a tre navate con tre absidi rivolte verso est.

  • Duomo di Santa Maria Maggiore - XII secolo

La chiesa parrocchiale e Duomo, che chiude a sud la piazza centrale del paese, piazza Costituzione, intitolata a Santa Maria Maggiore, fu costruita allinizio del XII secolo e ricostruita nel 1417. Successivamente venne trascurata a tal punto che fu riedificata nel 1769 ed ampliata nel 1837 in stile ottocentesco e consacrata l8 settembre 1883. Attualmente si presenta ad ununica navata e con sei altari laterali. Da segnalare la pala di San Rocco attribuita a Bonifacio de Pitati. Pochi anni fa è stato restaurato lalto campanile che si slancia alla sinistra della facciata; da notare che nella costruzione venne usata, come pietra angolare, unara romana dedicata al dio Mercurio.

  • Chiesetta di SantAbbondio alla Motta - XV secolo

Poco lontana dal Duomo, verso sud, al di là dellAlpone, si trova la chiesetta romanica di SantAbbondio, ad ununica navata, ricostruita nel biennio 1491 - 1493 sopra i resti di una precedente chiesetta dedicata ai Santi Abbondio e Bonifacio distrutta con il castello dei Conti di San Bonifacio nel 1243 ad opera di Ezzelino da Romano. Allinterno vi sono vari affreschi opera di anonimi, dipinti, alcuni ex voto, una statua dedicata al Santo titolare e una Pietà in terracotta.

Vicino alla chiesa, la vegetazione del" Parco della Rimembranza”, sulla collinetta della Motta nasconde i ruderi del distrutto castello dei Conti di San Bonifacio, coloro che diedero il nome al paese.

  • Chiesetta di San Biagio - XVII secolo

Dallaltro lato della strada che delimita villa Carlotti, troviamo, addossata alla corte Lora, la chiesetta detta anche oratorio di San Biagio, prima chiesa parrocchiale di Prova con la costituzione della parrocchia nel 1838.

Ledificio sotto il quale si trova una cantina a volta venne terminato nel 1695, come attesta una lapide sopra laltare, che attribuisce la costruzione al marchese Giulio Carlotti. Il portale dingresso è probabilmente proveniente da unaltra chiesa, più antica e anchessa dedicata a San Biagio, che doveva trovarsi non lontano e che andò in rovina. La chiesetta è ricca internamente di affreschi di pregevole valore storico, è stata restaurata negli anni novanta del XX secolo.

La pianta è di forma poligonale secondo una metodologia tipica del periodo barocco; loriginale copertura a capriate lignee della navata è attualmente occultata da un controsoffitto. Al centro dellaltare troviamo la pala attribuita al Prunati ma sicuramente precedente dedicata a San Biagio tra San Carlo Borromeo e San Francesco, anchessa restaurata per motivi di conservazione ma anche a causa di un trafugamento che aveva subito.

  • Chiesa parrocchiale di Lobia - XVII secolo

Passata la frazione di Prova, sulla strada per Lonigo, troviamo il paese di Lobia e la sua chiesa dedicata a Santa Lucia. Venne eretta nel 1645 ad unica navata e fu affidata alla gestione di un curato che dipendeva dalla pieve di San Giovanni di Locara.

Nel 1925 venne costituita la parrocchia di Lobia e per loccasione la chiesa venne ampliata con due navate laterali; un ulteriore ampliamento fu realizzato nel 1935.

  • Chiesa parrocchiale di Locara - XX secolo

Lattuale chiesa parrocchiale di Locara fu ricostruita a tre navate negli anni 1906-1909 e fu consacrata il 23 luglio 1927. È dedicata a San Giovanni Battista e si trova a pochi metri dalla precedente chiesetta del 1750. In realtà lesistenza della parrocchia è documentata già precedentemente dai registri parrocchiali di metà 600; inoltre è probabile che risalga al VII secolo il ruolo di Locara come oratorio luogo di preghiera dipendente da Montecchia di Crosara.

Interessante è la presenza di una statua di San Benedetto allinterno della chiesa in quanto ricorda i benedettini di Villanova mentre sullaltare dedicato a San Giovanni Battista è posta una tela della "Natività" del santo, opera di scuola veneziana del Tiziano questo era anche laltare maggiore della vecchia chiesa; tutti gli altari della parrocchiale e il fonte battesimale provengono dalla vecchia chiesa. Accanto alla sacrestia cè la cappella con laltare barocco in marmo dedicato alla Madonna della Salute la cui immagine viene portata in processione il 15 agosto e nella festa del Santo Rosario.



                                     

2.2. Monumenti e luoghi dinteresse Ville

  • Villa Carlotti - XVIII secolo

Uscendo dal centro e dirigendosi verso Lonigo, nella campagna ad est della frazione Prova abbiamo villa Carlotti ora abitata dalla famiglia Colli avente struttura tipica di un palazzo signorile del primo settecento: a tre piani, vastissima, con ampie sale ad ogni piano ed in ottimo stato di conservazione.

Allaltezza del tetto si erge un attico, al centro del quale si trova una statua raffigurante "Giove con aquila" ai cui piedi è sistemato lo stemma dei marchesi Carlotti con la data 1704 anno in cui si completò il rinnovamento della primitiva villa. La statua della divinità greca, attribuita a "Francesco Filippini", è probabilmente lunico pezzo superstite di un più ampio ciclo di sculture raffigurante divinità dellOlimpo e resta unico segno dello splendore settecentesco che il palazzo ha smarrito con la perdita degli arredi originali.

  • Villa Gritti - XV secolo

Si tratta della villa più nota di San Bonifacio, e proprio la sua gradevolezza ha finito col trasmettere il nome alla frazione Villabella. Si trova collocata su unantica terrazzatura dellAdige dominante la vasta pianura sottostante.

Probabilmente i primi proprietari furono dei componenti della famiglia Cavalli, ricchi possidenti veronesi che troviamo nel territorio di San Bonifacio e in quello di Soave allindomani della vendita delle proprietà della "fattoria scaligera" da parte di Venezia tra il 1406 e il 1417. Pietro Cavalli infatti nel 1408 concluse un ingente acquisto di terreni nella zona. Nel 1480 la fabbrica venne ceduta a Bianca Malaspina, marchesa di Fosdinovo e moglie di Gabriele Malaspina, questultima maritava in seconde nozze Virgilio Sforza di Attendolo, conte di Cotignola il quale nel 1522 diede la villa e tutti i possedimenti annessi in dote alla figlia Giulia sposa al nobile veneziano Alvise Gritti.

Fu la famiglia Gritti che provvide ad ingrandire la villa dandole le dimensioni attuali, trasformandone lorganizzazione col trasferimento delle barchesse dal lato Est a quello Ovest della casa padronale come si desume dal confronto tra due cabrei datati rispettivamente 1619 e 1687. I Gritti tennero per circa tre secoli la proprietà che tra il 1687 ed il 1795 doveva aggirarsi sui 1100 campi come è attestato dai disegni di Matteo Alberti e Stefano Codroipo e da quello di Gaetano Pellesina eseguito per Franco e Marcantonio Gritti; poi Francesco Gritti nel 1830 la cedette ai Camuzzoni che la rilevarono pressoché in stato di abbandono, situazione questa dovuta forse sia ai numerosi straripamenti dei fiumi ad essa vicini, sia a causa delle conseguenze patite per le battaglie napoleoniche combattute qualche decennio prima nei territori circostanti.

Fu in particolare Giulio Camuzzoni che si occupò di riportare la villa alla sua antica bellezza, anzi sotto la sua proprietà essa raggiunse il massimo dello splendore con le migliorie che egli vi apportò come: lingresso al giardino con la cancellata, disegnata dallamico patriota Carlo Montanari, tra due pilastri decorati da vasi in pietra che fu chiamata "Albertina" in onore di una componente della famiglia; la costruzione delle serre in stile neomoresco, caratterizzate da slanciati contrafforti poligonali terminanti in pinnacoli che suddividono uno spazio in cui si aprono delle finestre di chiara foggia araba; ledificazione della torre in cotto ornata da merli, suddivisa in una parte più bassa, denominata con titolazione familiare, "Antonietta" 1856 e in una più elevata detta "Eleonora" 1890; le modifiche al prospetto delledificio padronale in stile neoclassico più sotto descritto, così come le trasformazioni di altri edifici nelle facciate secondo lo stile neomedioevale. Linsieme viene così ad assumere laspetto tipico delleclettismo della seconda metà dellottocento, caratterizzato dalla compresenza di una pluralità di stili architettonici.

Il complesso si presenta assai differente nelle due facciate che lo caratterizzano: la facciata Nord è la più importante, quella di rappresentanza, arricchita dal bel giardino allitaliana, è caratterizzata dal corpo centrale in stile neoclassico con un frontone triangolare modanato sorretto da quattro semicolonne di ordine ionico poggianti su di un alto plinto. Una doppia gradinata conduce direttamente al piano nobile caratterizzato da finestre architravate di forma allungata sormontate da timpani aggettanti. Ledificio è affiancato da due fabbricati a due piani; quello a nord-est è in stile eclettico, e laltro a nord-ovest è in stile moresco.

La facciata Sud è invece molto più semplice, essa costituisce la parte produttiva della villa; si apre su una grande aia, con pavimento in cotto, bordata in tufo, con numerosi corpi di fabbrica che la delimitano come le grandi barchesse dai volti ad arco ribassato le case dei "laorenti" a testimonianza della grossa azienda agricola qui esistente, dedita in particolar modo, sia nel periodo dei Gritti che in quello dei Camuzzoni, alla risicultura. A questo proposito, in fondo al giardino che circonda laia, si trova un rustico del tardo Cinquecento con porticato a piano terra costituito da colonne doriche in tufo di epoca settecentesca, denominato "La Pila".

Dietro il porticato vi è il rustico con doppia destinazione di abitazione e magazzino. Parte delledificio ed il porticato, con pavimentazione in pietra, erano adibiti alla pilatura del riso. Tutta la proprietà è interessata da un insieme di canalizzazioni ideate da Giulio Camuzzoni che servivano nella zona meridionale della proprietà a scopo irriguo, mentre a Nord erano sfruttate per creare giochi dacqua al fine di abbellire il giardino arricchito anche da accorgimenti tecnologici, come il mulino posto a Nord Est nel parco, da realizzazioni artistiche ad esempio la vasca con fontana ingentilita agli angoli da alti pilastri in pietra e posta nei pressi delle serre. Chiude langolo Nord-Ovest del giardino la chiesa dedicata a San Matteo che originariamente si trovava in posizione diametralmente opposta nella proprietà, ma qui collocata durante il riordino funzionale della villa apportato come già detto dai Gritti, ornata di un campanile a tre campane fu restaurata nel 1926 in seguito alla sepoltura di Rosabianca Cazzola, figlia di Stanislao, proprietario che succedette ai Camuzzoni. La facciata sobria presenta un frontone sorretto da due coppie di lesene con capitello ionico. Subito dopo la seconda guerra mondiale la villa passò dai Cazzola ai Matarazzo e dal 1973 alla famiglia Conforti.

  • Villa Scudellari - XVII secolo

La villa è situata in località Motta, sulle pendici di un piccolo colle di origine vulcanica.

In questo luogo, il cui toponimo Motta indica appunto un rialzo del terreno, era situato il castello di San Bonifacio della omonima famiglia, possente maniero sito in posizione rilevata e protetto dal fiume e dalle estese aree paludose circostanti, ciononostante preso nel 1243 da Ezzelino III da Romano e successivamente dopo il 1276 demolito dagli scaligeri in ottemperanza alle disposizioni di pace sottoscritte con i Padovani che prevedevano la demolizione di tutte le fortificazioni ad oriente della val dAlpone verso Vicenza e Padova. Attorno al castello era sorto il primo nucleo abitato di San Bonifacio e ancor oggi limpianto urbanistico di questa zona è assai interessante perché ricalca chiaramente quella antica disposizione. Lattuale aspetto della villa ci suggerisce di datarla verso la fine del Settecento - inizi Ottocento, anche se molto probabilmente il suo impianto è molto più antico. Sarà utile sottolineare come oggi essa si trovi su un piano assai più rialzato rispetto alla chiesa di SantAbbondio, quando invece in immagini depoca unantica cartolina essa appariva sullo stesso livello della chiesa. La stranezza deriva dal fatto che durante dei lavori di restauro della antica pieve di SantAbbondio effettuati nel 1900, ci si accorse che il livello del pavimento originario della chiesa si trovava almeno un metro e mezzo più in basso. Si provvide perciò a operare uno scavo che riportasse laltezza della costruzione ai valori primitivi, cosicché la villa adiacente risultò sopraelevata nei riguardi della chiesa. Probabilmente il rialzo fu dovuto alla distesa di rovine del castello demolito per ordine di Alberto Della Scala, macerie che avevano riempito lantico vallo situato attorno a una delle tre cinte di mura del Castello, ove oggi passa la strada, seppellendo parzialmente anche la chiesa che comunque, anche se in certa misura invasa dalle rovine, continuò a essere utilizzata dal momento che subì altri interventi come dimostrano gli affreschi della zona absidale bella annunciazione della fine del Trecento e i numerosi ex-voto successivi ad un ripristino strutturale avvenuto nel 1491.

Attualmente il palazzo è di proprietà della famiglia Burato che la acquisì dal amministrazione comunale di San Bonifacio. Questa ne era venuta in possesso a seguito di una permuta con la Parrocchia di SantAbbondio, la quale a sua volta laveva ricevuta dal Seminario di Vicenza beneficiario del lascito nel 1952 di Maria Annunciata Scudellari. La Scudellari era lultima discendente di una famiglia che aveva detenuto la villa da lungo tempo assieme a unampia dotazione di campi e di caseggiati. Secondo alcune notizie sembra che nel XVI secolo la chiesa e lannessa casa siano state date in gestione ai Morando, nobile famiglia veronese, che a San Bonifacio possedeva ampie proprietà e almeno unaltra villa, in località Fossabassa. Tuttavia lo stemma riportato sopra il portale dingresso del palazzo della Motta, non corrisponde a questa famiglia e nemmeno a quello di nessunaltra tra le casate nobili veronesi, aprendo così uninteressante questione circa la vera attribuzione della proprietà di questo stabile.La facciata principale della villa è orientata ad ovest, essa si sviluppa su due piani più il granaio e presenta solamente quattro finestre per piano, a differenza della facciata ad est più antica nei caratteri che ne presenta sei. Il prospetto ad ovest è databile, come già ricordato, tra la fine del Settecento e linizio dellOttocento, ciò si evince dagli elementi architettonici visibili al primo piano, mentre il portale dingresso ad arco, di pregevole fattura, con il famoso fregio, sembra presentare forme del 6-700. La struttura delledificio ha la tipica disposizione della casa veneta con salone centrale, stanze e scale che si aprono sui lati di questo. Sul lato orientale si apre la corte che si trova su una sorta di terrazza che domina e che sporge sul piano di campagna sottostante raggiungibile per mezzo di una scala. Delle semplici barchesse cingono i lati del cortile. Di qualche interesse architettonico è un piccolo deposito con due aperture ad arco ribassato costruito alle spalle della chiesa che ne ingloba labside. In una mappa del 1614 è già visibile il complesso della villa che presenta una colombara, ora non più esistente, posto in corrispondenza allattuale accesso carraio alla corte.

  • Villa Thiene - XV secolo

La villa è situata a Torri di Confine Il toponimo Torri di confine induce a ritenere che in questo luogo doveva esserci un importante confine amministrativo tale da determinare ledificazione di una o più torri, vale a dire una fortificazione. Attualmente, come sappiamo, qui passa il confine tra la Provincia di Verona e la Provincia di Vicenza, ma nel passato non era sempre stato così, visto che il confine in epoca carolingia tra il distretto veronese e quello vicentino si fermava sullAlpone. Fu solo in seguito alla pace di Fontaniva 28 marzo 1147 stipulata tra Vicenza e Padova, che a Verona, alleata di Vicenza, furono cedute da questultima le ville di Costalunga, Montecchia di Crosara, Locara, Villanova, San Bonifacio, Zimella e Cologna Veneta. Il territorio del comune di San Bonifacio passò quindi dalla pertinenza vicentina a quella veronese solamente dalla data della pace di Fontaniva. Si può ritenere che da questo momento in poi il sito sia divenuto importante agli scopi confinari. Esso lo fu almeno fino a quando gli Scaligeri non acquisirono i territori vicentini 1311; specialmente nei cinquantanni precedenti tale data quando imperversavano le scorrerie dei Carraresi signori di Padova, che in più occasioni cercarono di acquisire Lonigo e il suo territorio rendendo così assai critica la condizione di tutta larea e in particolare della zona di confine con Verona. È da considerare quindi che furono gli Scaligeri a ordinarne le fortificazioni. Il documento più antico che possediamo su Torri di Confine è limmagine riportata in una mappa quattrocentesca anonima, senza titolo, in cui è riportato il toponimo con la seguente dicitura: "Tore de confin soto Sanbonifacio", e in cui è rappresentato un edificio munito di grossa torre. Dopo la dedizione a Venezia 1405 ogni valore difensivo fu definitivamente perduto e la fortificazione fu trasformata in villa rustica. Sembra che i primi acquirenti di questo bene, alienato assieme agli altri facenti parte della cosiddetta Fattoria Scaligera, siano stati i Da Lisca con il milite Giovanni nel 1407. Quindi la proprietà passò alla nobile famiglia dei Thiene di cui resta traccia nello stemma scolpito sopra il portone dingresso carraio del grande edificio lungo la strada.

Probabilmente furono i membri di questultima famiglia a far costruire il fabbricato che costeggia la Statale, la cui tipica lavorazione riprende motivi tratti da esempi romani e ci induce a datarne ledificazione alla fine del 400. Il complesso si discosta dal modello di villa, vertendo maggiormente in senso di edificio urbano, probabilmente perché la propria funzione riguardava anche lessere stazione di posta verosimilmente in sostituzione della vecchia mansiones romana, di qui poco lontana, tuttavia a proprio corredo presenta i tipici annessi rurali delle ville come la colombara e la cappella consegnandoci così una costruzione dotata di caratteristiche distintive. È anche assai interessante effettuare un paragone con il contemporaneo palazzo Miniscalchi in via Marconi a San Bonifacio in cui si possono notare importanti analogie. Il complesso è costituito da due edifici posti ortogonalmente tra loro, la parte più antica comprende la torre costituita da muratura mista in mattoni e pietrame e ledificio collegato avente nella facciata esterna una piccola finestra a volto acuto che ne consente una datazione nei primi del 400. La facciata verso la strada, la più recente, doveva essere originariamente simmetrica, con lelemento centrale più alto, caratterizzato dal grande volto. Tutta lala sinistra, successivamente trasformata in stalla, presenta nella muratura evidenti segni dei contorni delle finestre assai simili a quelli del lato destro. Lingresso dellabitazione avveniva dal sottoportico, i due balconcini nel corpo centrale sono successivi e derivano dalla trasformazione di due finestre in porte. Dalla parte opposta della strada statale, in comune di Gambellara, si trova la piccola cappella dedicata a San Michele Arcangelo. Lattuale edificio risale al 1700 e presenta una struttura assai rimaneggiata. La sua origine sembra assai più antica. Sicuramente originale il contorno della porta dingresso con timpano spezzato e stemma della famiglia Thiene. Da sottolineare come lantica fiera di San Michele per il bestiame, prendesse origine in questo luogo proprio in forza di questa cappella, e solo successivamente fosse spostata a San Bonifacio.

  • Villa Negri - Ca DellOra - XVIII secolo

Nelle mappe dell800 la zona in cui è ubicata questa villa è indicata come proprietà dei Negri, una famiglia della nobiltà vicentina, che aveva grandi possedimenti in questa parte di San Bonifacio. È del resto evidente come la proprietà terriera collegata allaltra villa Negri di Perarolo, si estenda oltre la strada statale, fino al torrente Chiampo in unarea contigua a quella di Cà dellOra. Questa villa fu fatta erigere dalla famiglia Negri. La si può ammirare dalla strada Statale venendo da Vicenza a destra un po allinterno, circondata da unestesa campagna. Fu probabilmente la residenza di Pier Eleonoro Negri, eroe del risorgimento. Le forme sono quelle del Neopalladianesimo della fine 700, primi 800, un po rigide e senza invenzioni.La casa, un volume compatto e pulito, risulta un po isolata in uno spazio vuoto che neanche il bel giardino riesce a colmare e gli annessi rustici, piuttosto consistenti ma semplici, sono a una distanza tale da non poter interferire. La casa è stata restaurata qualche decennio fa ed è stato aggiunto un consistente corpo di fabbrica a nord, che risulta invisibile almeno dalla vista frontale. Inoltre la scelta dei coppi scuri, ha aumentato il senso di alterigia che già di per sé ledificio promana. Tra le ville venete sambonifacesi, questa è senzaltro quella in cui la rappresentatività è messa al primo posto, arrivando alla soluzione della casa tempio. Questo genere inventato dal Palladio, nelle mani del grande architetto, ha prodotto dei veri capolavori di armonia di tutto linsieme. Le opere del 700 - 800 che hanno ripreso i modelli Palladiani, solo raramente sono riusciti a ricrearne la suggestione. La facciata a sud è la parte più significativa della villa: limpostazione è classica, con lelemento centrale a pronao, che emerge leggermente dal volume compatto delledificio e crea, al piano nobile il forte chiaroscuro della loggia con le quattro colonne ioniche sorreggenti il timpano. Nella trabeazione si legge la scritta: "LAN IX DE LEMPIRE DE NAPOLEON LE GRAND", quindi 1813. Non è certo che questa sia leffettiva data di costruzione della villa, o solo un motto celebrativo. La datazione rimane unincognita. Tutto il piano terra è rivestito in marmo, creando forse volutamente, un netto stacco col piano superiore invece molto ricco di elementi decorativi. Nel complesso le proporzioni della facciata risultano ben equilibrate. Gli annessi costituiscono un lungo edificio allineato alla casa padronale. Comprendono una barchessa le case dei "laorenti". Linsieme non presenta particolari significativi: la povertà delle finiture contrasta nettamente con la solennità delledificio padronale, ma questa distinzione è sicuramente voluta. Nellevoluzione della villa veneta dai primi esempi del 400 fino alla fine del 700, si assiste al progressivo allontanamento degli annessi rustici dalla casa del padrone, questo anche per dimostrare simbolicamente il distacco, richiesto alla nobiltà dal lavoro. Luso della villa diventa quindi sempre più per svago e rappresentatività che per un effettivo controllo, comera in origine, dello svolgimento delle attività agricole.

                                     

2.3. Monumenti e luoghi dinteresse MUSEI

  • Museo Civico Geopaleontologico

Sede: Il Museo Civico Geopaleontologico di San Bonifacio "Abate Don Giuseppe Dalla Tomba" è situato allinterno del complesso dellAbbazia di San Pietro.

Lorigine e lallestimento museale: Il Museo nasce dalla donazione fatta al Comune di San Bonifacio nel 1984 della collezione di reperti geopaleontologici di Don Giuseppe Dalla Tomba, Abate a Villanova di San Bonifacio dal 1939 fino al 1980, con il vincolo di offrire loro, unadeguata esposizione museale. Il materiale geopaleontologico è stato esposto inizialmente nel museo situato presso il Palazzo della Cultura in via Marconi e inaugurato nellottobre del 1994. Successivamente, il 4 ottobre 2003, è stato trasferito nellattuale sede. Il progetto scientifico di allestimento è stato elaborato dal geologo Dott. Enrico Castellaccio. I materiali del Museo sono esposti in 21 vetrine allinterno di due sale. Il Museo illustra gli aspetti geologici del territorio di San Bonifacio e, attraverso una ricca collezione di fossili provenienti da molte aree diverse, rappresenta tutte le Ere geologiche in un viaggio nel tempo che ci permette di capire le trasformazioni più importanti delle forme di vita avvenute sulla Terra fin dal lontanissimo Archeozoico circa 4.6 miliardi di anni fa. Tra i fossili esposti ci sono alcuni esemplari provenienti dalle località fossilifere di Bolca. Inoltre si possono osservare 78 minerali raccolti in due vetrine.

                                     

3. Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

  • Come in buona parte del Veneto, anche San Bonifacio è caratterizzato da una nutrita presenza di cittadini stranieri, che al 31 dicembre 2015 risultavano essere 4 083, ovvero il 19.18% della popolazione del comune.
                                     

4.1. Cultura Eventi

  • Palio delle contrade - sabato e domenica della prima settimana di settembre
  • Fiera di San Marco

Parcheggio Palù vicino al centro di San Bonifacio intorno al 25 aprile

  • Festa di San Giuseppe lavoratore

Quartiere Praissola intorno al 1º maggio

  • Festa di San Bonifacio

Il sabato più prossimo al 5 di giugno

  • Festa di SantAntonio a Coalonga

Piazza SantAntonio verso il 13 giugno

  • Festa della Sorana

A Locara in agosto

  • Sagra di SantAbbondio

Ultima settimana di agosto presso la chiesa di SantAbbondio località Motta

  • Truck Festival

Festival dei camion a Lobia in maggio

  • Sagra di San Biagio

A Prova, nei weekend adiacenti al 3 febbraio piazzale Michelangelo

  • Sagra Madonna della Neve

A San Bonifacio, Piazzetta Asiago, inizio agosto.

  • Concerto di Capodanno

Orchestra da Camera Alio Modo Ensemble dal 2001 - Sala Barbarani, 1º gennaio ore 17.00

  • Concerto della domenica delle Palme
  • Rassegna Teatrale "Il febbraio del sabato sera"

Teatro Centrale, tutti i sabato di febbraio

  • Rassegna Teatrale "Teatro in Villa"

Villa Gritti Villanova di San Bonifacio, luglio

  • Mercato Settimanale

Ogni Mercoledì mattina per le vie del centro

  • Mercato KM ZERO

Ogni Venerdì pomeriggio in Piazza Costituzione



                                     

5. Istruzione

Nel territorio di San Bonifacio sono presenti tre asili nido, diverse Scuole dellInfanzia, quattro scuole primarie, le scuole medie "Bonturi" e "Piubello", Il liceo "Guarino Veronese" e listituto tecnico statale "Luciano Dal Cero".

                                     

6. Economia

Questa è una zona di produzione del vino Arcole DOC.

San Bonifacio presenta nel territorio comunale molte aziende sviluppatosi a seguito del boom degli anni 80, nella periferia del comune si trovano coltivazioni di mais, frumento, soia, uva, frutta e ortaggi.

Numerosi sono i negozi allinterno del centro storico oltre alla presenza di un centro commerciale situato lungo la SP7.

Servizi sanitari

Lospedale Girolamo Fracastoro è il più grande e più attrezzato centro di assistenza sanitaria dellest Veronese e in esso sono attivi i dipartimenti di:

  • medicina specialistica ;
  • dipartimento interaziendale farmacia ospedaliera, trasfusionale ed immunologia;
  • materno infantile pediatria, ostetricia - ginecologia;
  • medicina generale ;
  • urgenze - emergenze anestesia – rianimazione, prontosoccorso.
  • chirurgia ;
  • continuità assistenziale ;
  • servizi ;

Sono inoltre presenti farmacie nei vari centri abitati ed una casa di riposo nel centro cittadino.

                                     

7. Infrastrutture e trasporti

A San Bonifacio è presente il casello di Soave - San Bonifacio dellautostrada A4; la città è inoltre interessata dalle strade provinciali SP12 da Lonigo, SP7 da Cologna Veneta, SP38 da Belfiore e dalla Strada statale 11 Padana Superiore.

La stazione ferroviaria si trova in Corso Venezia, vicina al centro ed è posta sulla ferrovia Milano-Venezia; vi fermano i treni regionali svolti da Trenitalia nellambito del contratto di servizio con la Regione Veneto.

La località svolse inoltre, fra il 1881 e il 1956, unimportante funzione di nodo tranviario, per la presenza delle tranvia Verona-Caldiero-San Bonifacio, che percorreva la suddetta statale, della San Bonifacio-Lonigo-Cologna Veneta e della diramazione San Bonifacio-San Giovanni Ilarione. La tranvia per Verona fu sostituita nel 1959 da una filovia, soppressa nel 1981.

                                     

8. Sport

  • Nella pallacanestro femminile la New Polibasket San Bonifacio è il club più prestigioso della provincia di Verona e vanta molte stagioni nella Serie A1.
  • Nel basket maschile la Pallacanestro Ferroli San Bonifacio è la squadra del territorio. Presente con attività dal 1962, nel 1976 ha sfiorato la promozione in A2 disputando gli spareggi del campionato di serie B a Forlì. Nella stagione 2012/2013 partecipa per il quarto anno consecutivo alla Divisione Nazionale C. Il campo di casa è il Palaferroli, realizzato dal main sponsor e donato allAmministrazione comunale. Limpianto da 1.500 posti è stato inaugurato il 9 ottobre 2010.
  • Dopo la promozione in Lega Pro Seconda Divisione del 2007-2008 la Sambonifacese è stata la terza squadra professionistica di calcio della provincia di Verona dopo Hellas Verona e Chievo Verona. Il campo di casa è lo stadio Renzo Tizian
                                     

9. Medaglia d’argento al valore militare

  • Basilio Garbin, aspirante ufficiale del 12º Reggimento bersaglieri, medaglia d’argento al valore militare, cadde ferito gravemente sul Monte Tondarecar il 4 dicembre 1917.