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ⓘ Armistizio di Cassibile. L armistizio di Cassibile è un episodio della seconda guerra mondiale con il quale il Italia proclamò la nella resa incondizionata il 3 ..




Armistizio di Cassibile
                                     

ⓘ Armistizio di Cassibile

L armistizio di Cassibile è un episodio della seconda guerra mondiale con il quale il Italia proclamò la nella resa incondizionata il 3 settembre 1943 agli alleati della seconda guerra mondiale.

Tale atto sancì il disimpegno dellItalia dallalleanza con la Germania nazista di Adolf Hitler e linizio campagna dItalia e della resistenza nella guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo.

La stipula ebbe luogo in Sicilia nella frazione siracusana di Cassibile, in contrada Santa Teresa Longarini e rimase segreta per cinque giorni, nel rispetto di una clausola del patto che prevedeva che esso entrasse in vigore dal momento del suo annuncio pubblico. Il pomeriggio dell8 settembre 1943 alle ore 17:30 18:30 per lItalia Radio Algeri trasmise la proclama in lingua inglese per bocca del generale statunitense Dwight Eisenhower.

Alle 19:42 italiane il proclama Badoglio dell8 settembre 1943 giunse dal primo ministro Badoglio trasmesso anchesso dai microfoni dellEIAR.

                                     

1. La caduta del fascimo

Nella prima metà del 1943, in una situazione generale di grave preoccupazione, indotta dallopinione, sempre più condivisa, che la guerra fosse ormai perduta e che stesse apportando insopportabili e gravissimi danni al Paese, Benito Mussolini, capo del governo, operò una serie di avvicendamenti, che investirono alcuni dei più significativi centri di potere e delle alte cariche dello Stato, rimuovendo, tra laltro, alcuni personaggi che reputava ostili alla prosecuzione del conflitto accanto alla Germania, o comunque più fedeli al Re che non al regime. Tra gli altri, furono rimossi Giuseppe Volpi, presidente della Confindustria e membro del Gran Consiglio del fascismo, Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri e genero del duce, relegato a servire quale ambasciatore presso la Santa Sede, e il ministro della Cultura popolare Alessandro Pavolini, cui fu affidata la direzione del quotidiano Il Messaggero ".

Secondo alcuni studiosi, fu a seguito di tali sostituzioni, finalizzate a rafforzare il regime in crisi di consenso, se non apertamente ostili al Quirinale dal quale giungevano da tempo segnali critici occulti nei confronti del governo, che re Vittorio Emanuele III avrebbe rotto gli indugi e cominciato a progettare in via esecutiva un piano che consentisse la destituzione del duce. Maria Josè di Savoia, moglie del principe ereditario Umberto, già ai primi di settembre del 1942 - un anno prima dellarmistizio dell8 settembre 1943 - aveva avviato, tramite Guido Gonella, contatti con il Vaticano, nella persona di Monsignor Giovanni Battista Montini, auspicando di potersi avvalere della diplomazia pontificia quale tramite per aprire un canale di comunicazione con gli Alleati in particolare con lambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Myron C. Taylor al fine di far uscire lItalia dalla seconda guerra mondiale.

Per questo fu avvicinato Dino Grandi, uno dei gerarchi più intelligenti e prestigiosi dellélite di comando, che in gioventù si era evidenziato come il solo vero potenziale antagonista di Mussolini allinterno del Partito Nazionale Fascista, e del quale si aveva motivo di sospettare che avesse di molto rivisto le sue idee sul regime. A Grandi, attraverso garbati e fidati mediatori fra i quali il Conte dAcquarone, ministro della Real Casa, e lo stesso Pietro Badoglio, si prospettò lopportunità di avvicendare il dittatore e si convenne che la stagione del fascismo originale, quello della "idea pura" dei fasci di Combattimento, era finita e il regime si era irrimediabilmente annacquato in un qualunque sistema di gestione del potere, avendo perso ogni speranza di sopravvivere a sé stesso.

Grandi riuscì a coinvolgere nella fronda sia Giuseppe Bottai, altro importantissimo gerarca che sosteneva lidea originaria e "sociale" del fascismo operando sui campi della cultura, sia Galeazzo Ciano, che oltre che ministro e altissimo gerarca anchegli, era pure genero del Duce. Con essi diede vita allOrdine del Giorno che avrebbe presentato alla riunione del Gran consiglio del fascismo il 25 luglio 1943 e che conteneva linvito rivolto al re a riprendere le redini della situazione politica. Mussolini fu arrestato e sostituito da Badoglio, anziché, come era stato sempre detto a Grandi, da Enrico Caviglia.

La nomina di Badoglio non significava una tregua, sebbene fosse un tassello della manovra sabauda per giungere alla pace. Attraverso un gran numero di espedienti, si cercò un produttivo contatto con le potenze alleate, cercando di ricostruire quei passaggi delle trattative sempre indicate come spontanee e indipendenti già intessute da Maria José, consorte di Umberto di Savoia, che potevano stavolta meritare lavallo del re.

Il generale Castellano fu inviato a Lisbona per incontrare gli inviati alleati, tuttavia, non poté attuare la missione con la speditezza che la drammaticità della situazione esigeva. Castellano, infatti, fu autorizzato a raggiungere il territorio neutrale soltanto in treno, e impiegò tre giorni per raggiungere Madrid e in seguito Lisbona. Castellano non parlava inglese e poté avvalersi come traduttore e assistente del console Franco Montanari che lo accompagnò in seguito fino a Cassibile. Solo il 19 agosto conferì con i rappresentanti del Comando Alleato. Ripartì il giorno 23, giungendo finalmente a Roma il 27 agosto. La missione era durata quindici giorni. Nel frattempo, per affiancare linviato italiano, furono mandati a Lisbona in aereo il generale Rossi e il generale Zanussi, che si presentarono ai rappresentanti alleati appena ripartito Castellano per Roma. Questa scelta generò anche una certa perplessità tra gli alleati; in particolare il generale Zanussi, già addetto militare a Berlino, non era ben visto dagli alleati peraltro confusi dallinvio di delegazioni così ravvicinate e senza coordinamento. Lambasciatore britannico Ronald Campbell e i due generali inviati nella capitale portoghese dal generale Dwight David Eisenhower, lo statunitense Walter Bedell Smith e il britannico Kenneth Strong, ricevettero la disponibilità di Roma alla resa.

La proposta di resa, in realtà non era considerata con grande euforia da parte alleata, in quanto le sorti della guerra erano già evidentemente segnate verso una probabile prossima sconfitta delle armate italiane. Comunque la resa avrebbe significato unaccelerazione del corso della guerra verso la sconfitta tedesca, anche se poteva limitare in parte i vantaggi che le forze alleate intendevano trarre dalla vittoria militare.

Da autorevoli commenti successivi, e anche dalla vasta memorialistica prodotta nel dopo-guerra dai soggetti coinvolti uno dei quali era proprio Eisenhower, si è dedotto che comunque fu lincertezza nei rapporti fra le potenze alleate, e lintento di evitare, a guerra ancora aperta, pericolose frizioni di interesse fra loro, che spinse gli alleati ad accettare di parlarne con concreta attenzione. Se lItalia fosse stata conquistata, ad esempio, dagli statunitensi già in posizione di supremazia militare nellalleanza, lInghilterra e lURSS avrebbero ovviamente distinto le loro posizioni per garantirsi equilibri che ne pareggiassero la strategica acquisizione, e avrebbero combattuto per loro conto, forse - eventualmente - anche contro gli stessi statunitensi. In più, in uneventuale spartizione, era assolutamente da evitare secondo gli altri che lItalia cadesse in mano britannica, giacché Londra avrebbe potuto monopolizzare il traffico commerciale, coloniale e soprattutto petrolifero del Mediterraneo. Se ancora Jalta non era alla vista, se ne cominciava ad avvertire lincombere.

Accettare la resa rinunciando a conquistare militarmente lItalia, divenne dunque la scelta più utile, per la quale spendere molte energie diplomatiche, sia da parte americana sia degli altri alleati.

Il 30 agosto, Badoglio convocò Castellano, rientrato il 27 da Lisbona con qualche prospettiva. Il generale comunicò la richiesta di un incontro in Sicilia, che era già stata conquistata. La proposta fu avanzata dagli Alleati per il tramite dellambasciatore britannico in Vaticano, DArcy Osborne che collaborava a stretto contatto con il collega statunitense Myron Charles Taylor. Si è congetturato che la scelta proprio di quel diplomatico non fosse stata casuale, a significare che il Vaticano, già attraverso monsignor Montini ben immerso in trattative diplomatiche per il futuro post-bellico, e sospettato dal Quirinale di aver osteggiato la pace in trattative precedenti, stavolta avallasse, o almeno non intendesse ostacolare, il perseguimento di un simile obiettivo.

                                     

2. La scelta delle condizioni

Badoglio, che era convinto di poter negoziare, quantunque si trattasse in realtà di una richiesta di cessazione delle ostilità, inviò Castellano come ambasciatore presso gli Alleati. Castellano fu incaricato di specificare una condizione: lintervento alleato nella penisola. Badoglio decise addirittura di chiedere agli alleati di conoscere quali fossero i loro piani, sebbene il conflitto fosse ancora in corso.

Tra le tante altre condizioni che furono richieste agli alleati, solo quella di inviare 2.000 unità paracadutate su Roma per la difesa della Capitale fu accolta, anche perché in parte già prevista dai piani alleati ma sarebbe stata poi snobbata dagli stessi comandi italiani. Il 31 agosto il generale Castellano giunse a Termini Imerese e fu portato a Cassibile, vicino Siracusa.

Castellano chiese garanzie agli Alleati riguardo alla reazione tedesca contro lItalia alla notizia della firma dellarmistizio e, in particolare, uno sbarco alleato a nord di Roma precedente allannuncio; da parte alleata si ribatté che uno sbarco in forze e lazione di una divisione di paracadutisti sulla capitale unaltra richiesta su cui Castellano insistette sarebbero stati in ogni caso contemporanei e non precedenti alla proclamazione dellarmistizio. In serata Castellano rientrò a Roma per riferire.

Il giorno successivo Castellano fu ricevuto da Badoglio; allincontro parteciparono il ministro degli esteri Raffaele Guariglia e i generali Vittorio Ambrosio e Giacomo Carboni. Emersero posizioni non coincidenti: Guariglia e Ambrosio ritenevano che le condizioni alleate non potessero a quel punto che essere accettate; Carboni dichiarò invece che il Corpo darmata da lui dipendente, schierato a difesa di Roma, non avrebbe potuto difendere la città dai tedeschi per mancanza di munizioni e carburante. Badoglio, che nella riunione non si pronunciò, fu ricevuto nel pomeriggio dal re Vittorio Emanuele, che decise di accettare le condizioni dellarmistizio.

                                     

3. Larrivo di Castellano a Cassibile e la stipula

Un telegramma di conferma fu inviato agli Alleati; in esso si preannunciava anche limminente invio del generale Castellano. Il telegramma fu intercettato dalle forze tedesche in Italia che, già in sospetto di una simile possibile soluzione, presero a mettere sotto pressione, attraverso il comandante della piazza di Roma, Badoglio: questi enfaticamente spese molte volte la propria parola donore per smentire qualsiasi rapporto con gli americani, ma in Germania cominciarono a organizzare delle contromisure.

Il 2 settembre Castellano ripartì per Cassibile, per dichiarare laccettazione da parte italiana del testo dellarmistizio; non aveva tuttavia con sé alcuna autorizzazione scritta a firmare. Badoglio, che non gradiva che il suo nome fosse in qualche modo legato alla sconfitta, cercava di apparire il meno possibile e non gli aveva fornito deleghe per la firma, auspicando evidentemente che gli Alleati non pretendessero altri impegni scritti oltre al telegramma spedito il giorno precedente.

Castellano sottoscrisse il testo di un telegramma da inviare a Roma, redatto dal generale Bedell Smith, in cui si richiedevano le credenziali del generale, cioè lautorizzazione a firmare larmistizio per conto di Badoglio, che non avrebbe più potuto evitare il coinvolgimento del suo nome; si precisò che, senza tale firma, si sarebbe prodotta limmediata rottura delle trattative. Ciò, naturalmente, perché in assenza di un accredito ufficiale, la firma di Castellano avrebbe impegnato solo lo stesso generale, certo non il governo italiano. Nessuna risposta pervenne tuttavia da Roma. Al che, nella prima mattinata del 3 settembre, per sollecitare la delega, Castellano inviò un secondo telegramma a Badoglio, che questa volta rispose quasi subito con un radiogramma in cui chiariva che il testo del telegramma del 1º settembre era già unimplicita accettazione delle condizioni di armistizio poste dagli Alleati.

Ma di fatto continuava comunque a mancare una delega a firmare e si dovette attendere un ulteriore telegramma di Badoglio, pervenuto solo alle 16.30: oltre allesplicita autorizzazione a firmare larmistizio per conto di Badoglio, il telegramma informava che la dichiarazione di autorizzazione era stata depositata presso lambasciatore britannico in Vaticano DArcy Osborne. A quel punto si procedette alla firma del testo dellarmistizio breve.



                                     

4. Le firme

Loperazione ebbe inizio intorno alle 17: apposero la loro firma Castellano, a nome di Badoglio, e Walter Bedell Smith futuro direttore della CIA a nome di Eisenhower. Alle 17.30 il testo risultava firmato. Fu allora bloccata in extremis dal generale Eisenhower la partenza di cinquecento aerei già in procinto di decollare per una missione di bombardamento su Roma, minaccia che aveva corroborato lo sveltimento dei dubbi di Badoglio e che probabilmente sarebbe stata attuata se la firma fosse saltata.

Harold Macmillan, il ministro britannico distaccato presso il quartier generale di Eisenhower, informò subito Churchill che larmistizio era stato firmato senza emendamenti di alcun genere".

A Castellano furono solo allora sottoposte le clausole contenute nel testo dellarmistizio lungo, già presentate invece a suo tempo dallambasciatore Campbell al generale Giacomo Zanussi, anchegli presente a Cassibile già dal 31 agosto, che tuttavia, per ragioni non chiare, aveva omesso di informarne il collega. Bedell Smith sottolineò che le clausole aggiuntive contenute nel testo dellarmistizio "lungo" avevano tuttavia un valore dipendente dalla effettiva collaborazione italiana alla guerra contro i tedeschi.

Nel pomeriggio dello stesso 3 settembre Badoglio si riunì con i ministri della Marina, De Courten, dellAeronautica, Sandalli, della Guerra, Sorice, presenti il generale Ambrosio e il ministro della Real Casa Acquarone: non fece cenno alla firma dellarmistizio, riferendosi semplicemente a trattative in corso.

Fornì invece indicazioni sulle operazioni previste dagli Alleati; in particolare, nel corso di tale riunione, avrebbe fatto cenno allo sbarco in Calabria, a uno sbarco di ben maggiore rilievo atteso nei pressi di Napoli e allazione di una divisione di paracadutisti alleati a Roma, che sarebbe stata supportata dalle divisioni italiane in città perché ormai lItalia avrebbe agevolato gli alleati.

Intanto Hitler, il 7 settembre, aveva chiesto al suo comando di formalizzare in un ultimatum le pressanti richieste che i comandi militari tedeschi facevano al comando supremo italiano. Le richieste comprendevano la libertà di movimento delle truppe tedesche in ogni parte del territorio italiano, in particolare le installazioni della marina militare, il ritiro delle truppe italiane dalle zone di confine con il Reich, la sottomissione di tutte le truppe italiane presenti nella valle del Po alle direttive del Heeresgruppe B, creazione di un grande contingente di truppe italiane per la difesa dellItalia del sud dallinvasione alleata e modifica della catena di comando in favore di un controllo tedesco delle forze armate italiane. Lultimatum doveva essere firmato da Hitler il 9 settembre, ma lannuncio dellarmistizio lo rese inutile.

                                     

5. Gli eventi correlati e la divulgazione

Nelle prime ore del mattino del 3 settembre, dopo un bombardamento aeronavale alleato delle coste calabresi, ebbe inizio fra Villa San Giovanni e Reggio Calabria lo sbarco di soldati della 1ª Divisione canadese e di reparti britannici; si trattò di un imponente diversivo per concentrare lattenzione dei tedeschi molto a sud di Salerno, dove avrebbe avuto invece luogo lo sbarco principale.

Due americani, il generale di brigata Maxwell D. Taylor e il colonnello William T. Gardiner, furono inviati in segreto a Roma per verificare le reali intenzioni degli italiani e la loro effettiva capacità di supporto per i paracadutisti americani. La sera del 7 settembre incontrarono il generale Giacomo Carboni, responsabile delle forze a difesa di Roma. Carboni manifestò limpossibilità delle forze italiane di supportare i paracadutisti americani e la necessità di rinviare lannuncio dellarmistizio. Gli americani chiesero di vedere Badoglio, il quale confermò limpossibilità di un immediato armistizio. Eisenhower, avvisato dei fatti, fece annullare lazione dei paracadutisti, che avevano già parzialmente preso il decollo dalla Sicilia, e decise di rendere pubblico larmistizio. Alle 18:30 dell8 settembre gli alleati annunciarono larmistizio dai microfoni di Radio Algeri. Alle 18:45 un bollettino della Reuters raggiunge Vittorio Emanuele e Badoglio al Quirinale; il re decise di confermare lannuncio degli americani.

Larmistizio fu reso pubblico alle 19:45 dell8 settembre dai microfoni dellEIAR che interruppero le trasmissioni per trasmettere lannuncio precedentemente registrato della voce di Badoglio che annunciava larmistizio alla nazione.

                                     

6. Le conseguenze

Lannuncio dellarmistizio da parte degli alleati colse del tutto impreparate e lasciò quasi prive di direttive le forze armate italiane che si trovavano impegnate in compiti di occupazione allestero, e quelle addette alla protezione del territorio metropolitano: non vi erano ordini né piani, né ve ne sarebbero stati nei giorni a seguire.

Il mattino successivo, di fronte alle prime notizie di unavanzata di truppe tedesche dalla costa tirrenica verso Roma, il re, la regina, il principe ereditario, Badoglio, due ministri del Governo e alcuni generali dello stato maggiore fuggirono da Roma dirigendosi verso il sud Italia per mettersi in salvo dal pericolo di una cattura da parte tedesca. La fuga si arrestò a Brindisi che divenne per qualche mese la sede degli enti istituzionali. Il progetto iniziale era stato quello di trasferire con il re anche gli stati maggiori al completo delle tre forze armate, ma solo pochi ufficiali raggiunsero Brindisi.

Tristemente noto è lepisodio dellimbarco nel porto di Ortona: poiché non cera posto per tutti i componenti del numeroso seguito, molti di loro, pur essendo alti ufficiali delle Forze Armate, si gettarono inutilmente allassalto della piccola corvetta Baionetta ", e una volta respinti a terra, colti dal panico, vestirono abiti borghesi e, abbandonando bagagli e uniformi per terra nel porto, si diedero alla macchia.

Così, mentre avveniva il totale sbandamento delle forze armate, le armate tedesche della Wehrmacht e delle SS presenti in tutta la penisola poterono far scattare lOperazione Achse secondo i piani già predisposti sin dal 25 luglio dopo la destituzione di Mussolini occupando tutti i centri nevralgici del territorio nellItalia settentrionale e centrale, fino a Roma, sbaragliando quasi ovunque lesercito italiano: la maggior parte delle truppe fu fatta prigioniera e venne mandata nei campi di internamento in Germania, mentre il resto andava allo sbando e tentava di rientrare al proprio domicilio. Di questi ultimi, chi per motivi ideologici o per opportunità si diede alla macchia andò a costituire i primi nuclei del movimento partigiano della resistenza italiana.

Nonostante alcuni straordinari episodi di valore in patria e su fronti esteri da parte del regio esercito italiano tra i più celebri si ricordano quelli che si conclusero con leccidio di Cefalonia e con leccidio di Coo, avvenuto dopo la Battaglia di Coo, quasi tutta la penisola cadde sotto la pronta occupazione tedesca e lesercito venne disarmato, mentre lintera impalcatura dello Stato cadde in sfacelo. Le Forze Armate italiane riuscirono a sconfiggere e mettere in fuga il nemico tedesco solo a Bari, in Sardegna e in Corsica che era stata occupata dallItalia. A Napoli, invece, fu la popolazione a mettere in fuga le truppe nazifasciste dopo una battaglia durata 4 giorni episodio che sarebbe poi passato alla storia come le cosiddette quattro giornate di Napoli. Una questione a parte si originò circa la mancata difesa di Roma, che poté essere facilmente espugnata dai tedeschi.

La Regia Marina, che era ancorata nei porti da circa un anno per penuria di carburante, dovette consegnarsi nelle mani degli Alleati a Malta come prescritto nelle condizioni di armistizio. Successivamente, dopo la consegna, le navi maggiori furono internate nei Laghi Amari mentre il naviglio minore si unì alle flotte alleate per combattere contro il nuovo nemico. In seguito buona parte della flotta, in ottemperanza del trattato di Parigi del 1947, venne ceduta alle potenze vincitrici o demolita.

La sera dell8 settembre, quando il ministro della Marina De Courten annunciò alle basi di La Spezia e di Taranto larmistizio e lordine del re di salpare con tutte le navi per Malta, tra gli equipaggi si rischiò la rivolta e in quelle concitate ore cera chi proponeva di lanciarsi in un ultimo disperato combattimento, chi di autoaffondarsi. Il contrammiraglio Giovanni Galati, comandante del gruppo di incrociatori leggeri Luigi Cadorna, Pompeo Magno e Scipione Africano, rifiutò la resa e dichiarò che non avrebbe mai consegnato le navi ai britannici a Malta, mostrando lintenzione di salpare per il Nord, o per cercare unultima battaglia, o per autoaffondare le navi. Lammiraglio Brivonesi, suo superiore, dopo aver tentato invano di convincerlo a obbediire agli ordini del Re, al quale aveva prestato giuramento, lo fece mettere agli arresti in fortezza, insieme con Galati furono sbarcati il Capitano di vascello Baslini e il Tenente di vascello Adorni, che si erano rifiutati di consegnare agli alleati le navi al loro comando.

De Courten nel pomeriggio telefonò La Spezia allammiraglio Bergamini, ammettendo che larmistizio era ormai imminente; dovendo però andare al Quirinale, lasciò al suo vice, ammiraglio Sansonetti, ex compagno di corso di Bergamini, il compito di convincerlo. Bergamini, con riluttanza, accettò formalmente gli ordini lasciando gli ormeggi, ma De Courten nascose la clausola del disarmo che pure era tra le condizioni dellarmistizio così come alcune clausole del Promemoria Dick, allegato allarmistizio. Tale documento prevedeva, fra laltro, di innalzare un pennello nero o blu scuro sullalbero di maestra e di porre in coperta grandi dischi neri; questi segnali saranno innalzati dallammiraglio Oliva solo alle ore 7 del 10 settembre dopo comunicazione della Supermarina, mentre Bergamini innalzò il gran pavese navigando verso Malta, la sua navigazione si concluse il pomeriggio del giorno seguente, quando la Roma venne sventrata da una bomba teleguidata Fritz-X lanciata da un Dornier Do 217 tedesco.

Il naviglio della Regia Marina perso a causa dellarmistizio, sia per autoaffondamento sia per cattura da parte dei tedeschi fu di 294.363 tonnellate per 392 unità già operative, e di 505.343 tonnellate per 591 unità se si aggiungono le unità in costruzione, questo dislocamento rappresentava il 70% del dislocamento di tutte le navi della Regia Marina allinizio della guerra, ed era nettamente superiore al dislocamento del naviglio perso nei precedenti 39 mesi di guerra 334.757 tonnellate

Gli aviatori rimasti fedeli al governo Badoglio, si concentrarono a Decimomannu per poi decollare verso la Sicilia in mano alleata, volando con i carrelli abbassati per indicare lintenzione di non combattere ai piloti dellaviazione alleata in corso di intercettazione. In Sicilia fu loro dapprima offerto di essere inseriti con pari grado nellaviazione americana, offerta rifiutata in quanto implicava di combattere con insegne non italiane, e quindi entrarono a far parte dellAeronautica Cobelligerante Italiana.



                                     

7. Le ricerche storiche sul luogo della stipula

Il luogo esatto della firma è stato per diversi anni oggetto di controversia. Subito dopo la firma, avvenuta, come già detto in una tenda presso un uliveto di proprietà della baronessa Liliana Sinatra Grande a pochi chilometri a nord di Cassibile. Quando i militari andarono via venne lasciata, nel punto esatto della firma, una lapide. Questa lapide però ribattezzata Pietra della pace venne trafugata il 4 giugno 1955 dal giornalista Enrico de Boccard, che per questa ragione venne processato per danneggiamento, ma da allora si persero le tracce del punto esatto.

Negli anni successivi, per errore venne aggiunta una lapide presso il mulino nella proprietà della Marchesa di Cassibile, e comunque la lapide venne più volte distrutta perché considerato un ricordo infame. Anche i tentativi di creare un museo dellarmistizio a Cassibile, fino ad oggi sono stati vani. Il 3 settembre 2016 grazie al sostegno dellassociazione Lamba Doria e il favore dellerede dellantica proprietaria è stata riposizionata una nuova lapide seppur non nel punto esatto dove vi era la precedente. Oggi in quel luogo sorge un country boutique hotel.

                                     

8. Filmografia

  • Tutti a casa, con Alberto Sordi regia di Luigi Comencini, Italia, 1960.
  • Io e il re, con Laura Morante, Franco Nero, Carlo Delle Piane regia di Lucio Gaudino, Italia, 1995.
                                     

9. Opere sullargomento

  • Dwight Eisenhower, Crusade in Europe, Doubleday, New York, 1948
  • Raffaele Guariglia, Ricordi: 1922-1944, S.E.I., 1949
  • Ruggero Zangrandi, LItalia tradita. 8 settembre 1943. Milano, Mursia, 1971
  • Mario Torsiello, Settembre 1943, Cisalpino, 1963
  • Guido Cassinelli, Appunti sul 25 luglio, Sappi, 1944
  • Giuseppe Castellano, Come firmai larmistizio di Cassibile, Mondadori, 1945
  • Ruggero Zangrandi, 1943: 25 luglio-8 settembre. Milano, Feltrinelli, 1964
  • Agostino Degli Espinosa, Il Regno del Sud: 8 settembre 1943-4 giugno 1944, Migliaresi, 1946
  • Silvio Bertoldi, Apocalisse italiana. Otto settembre 1943. Fine di una nazione. Milano, Rizzoli, 1998.
  • Pietro Badoglio, LItalia nella seconda guerra mondiale - memorie e documenti, Mondadori, 1946
  • MarcAntonio Bragadin, Che ha fatto la Marina, Garzanti, 1949
  • Luigi Longo, Un popolo alla macchia. Milano, Mondadori, 1952
  • Silvio Bertoldi, I tedeschi in Italia, Rizzoli, 1964
  • Oreste Lizzadri, Il regno di Badoglio. Milano, Edizioni Avanti!, 1963
  • Davide Lajolo, Il voltagabbana. 1963
  • Mario Toscano, Pagine di storia diplomatica contemporanea, Giuffré, 1963
  • Giacomo Carboni, Più che il dovere, Danesi, 1952
  • Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich, Mursia, 2005
  • Amedeo Tosti ps. Historicus, Da Versailles a Cassibile, Cappelli, 1954
  • Winston Churchill, La Campagna dItalia, Mondadori, 1951
  • Giuseppe Castellano, La guerra continua, Rizzoli, 1963
  • Enzo Collotti, Lamministrazione tedesca dellItalia occupata, Lerici, 1963
  • Enrico Caviglia, Diario: aprile 1925-marzo 1945, Casini, 1952
  • Ivan Palermo, Storia di un armistizio, Mondadori, 1967
  • Enzo Emilio Galbiati, Il 25 luglio e la MVSN, Bernabò, 1950
  • Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Milano, Feltrinelli, 1976
  • Joseph Goebbels, Diario intimo, Mondadori, 1947
  • Mario Roatta, Otto milioni di baionette - lEsercito italiano in guerra dal 1940 al 1944, Mondadori, 1946
  • Giacomo Carboni, Le verità di un generale distratto sull8 settembre, Beta, 1966
  • Rudolph Rahn, Ambasciatore di Hitler a Vichy e a Salò, Garzanti, 1950
  • Rodolfo Graziani, Ho difeso la patria, Garzanti, 1948
  • Rick Atkinson, The Day of Battle, Holt, 2007
  • Samuel Hoare, Ambassador on special mission, Collins, Londra, 1946
  • Stefano Vecchione, I, 19 settembre 2010, pp. 15-21; II, 5 ottobre 2010, pp. 15-21; III, 10 ottobre 2010, pp. 15-21, in Settembre 1943. La Calabria nella grande storia, Il Quotidiano della Calabria.
  • Carlo Scorza, La notte del Gran Consiglio, Cappelli, 1969
  • Alessandro Lessona, Memorie, Sansoni, 1958
  • Attilio Tamaro, Due anni di storia: 1943-1945, Tosi, 1948
  • Cesare Amé, Guerra segreta in Italia, 1940-1943, Casini, 1954
  • Luigi Federzoni, Italia di ieri per la storia di domani, Mondadori, 1967
  • Giacomo Zanussi, Guerra e catastrofe dItalia, Corso, 1945
  • Christopher Buckley, Road to Rome, Hodden & Stoughton, Londra, 1945
  • Bernard Lawrence Montgomery, Memorie, Mondadori, 1959
  • Gianfranco Bianchi, 25 luglio, crollo di un regime, Milano, 1963
  • Carlo De Biase, Lotto settembre di Badoglio, Edizioni Il Borghese, 1968
  • Mario Toscano, Dal 25 luglio all8 settembre, Le Monnier, 1966
  • Antonino Trizzino, Settembre nero, Longanesi, 1956
  • AA. VV., Sicily and the surrender of Italy, Office of the Chief of Military History, Department of the Army, Washington D.C., 1965
  • Ezio Costanzo, "Sicilia 1943. Breve storia dello sbarco alleato", Le Nove Muse Editrice, 2003
  • Marcello Soleri, Memorie, Einaudi, 1949
  • Elena Aga-Rossi, Una nazione allo sbando. Larmistizio italiano del settembre 1943 le sue conseguenze. Bologna, Il Mulino, 2003
  • Peter Tompkins, Italy betrayed, Simon & Schuster, New York, 1966
  • Paolo Monelli, Roma 1943. Torino, Einaudi, 1993
  • Carmine Senise, Quando ero capo della Polizia, Ruffolo, 1946
                                     
  • L armistizio di Malta detto anche armistizio lungo fu un armistizio siglato durante la seconda guerra mondiale, il 29 settembre del 1943, nelle acque
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  • Il proclama di armistizio di Badoglio dell 8 settembre 1943 è l annuncio dell entrata in vigore dell armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio
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  • 1977 è stato un generale italiano. Firmò, a nome dell Italia, l Armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, che sancì la cessazione delle ostilità tra
  • provincia di Lubiana e dell Istria, che erano state occupate dai partigiani jugoslavi, dopo l armistizio di Cassibile Subito dopo l armistizio di Cassibile i
  • Biografia, Asti, Comune di Moncalvo, Stampa Espansione Grafica, 1995 IT ICCU TO0 0634724 Biblioteca civica VEZ Giuseppe Castellano Armistizio di Cassibile
  • torpediniera non entrò mai in servizio per la Marina italiana: l avvenuto armistizio di Cassibile fu annunciato infatti l 8 settembre 1943, lo stesso giorno del
  • aveva firmato a Cassibile la prima versione di un armistizio con gli inglesi e gli americani il cosiddetto armistizio corto abbandonando di fatto l alleanza
  • patria, due marine p. 51 Armistizio di Cassibile Aeronautica Cobelligerante Italiana Campagna d Italia 1943 - 1945 Guerra di liberazione italiana Esercito