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ⓘ Marchesato di Dolceacqua. Il marchesato di Dolceacqua era una piccola entità territoriale, indipendente dal 9 aprile 1276 al 14 giugno 1797, governata da un ram ..




Marchesato di Dolceacqua
                                     

ⓘ Marchesato di Dolceacqua

Il marchesato di Dolceacqua era una piccola entità territoriale, indipendente dal 9 aprile 1276 al 14 giugno 1797, governata da un ramo della famiglia genovese Doria. Oltre al borgo, tuttora dominato dallimponente castello, la signoria, poi elevata a marchesato, comprendeva anche Isolabona, Apricale, Perinaldo e la contea di Rocchetta. Il possedimento doriano era situato nellattuale Riviera di Ponente, in una posizione strategica tra il ducato di Savoia e la repubblica di Genova, in prossimità del confine con il regno di Francia.

                                     

1. Storia

Il capostipite della famiglia Doria è considerato il visconte Arduino di Narbona, vissuto nellXI secolo. La casata si divise in vari rami titolari di molti domini, tra cui: Loano, Torriglia, Santo Stefano dAveto, Oneglia, Castelsardo, Monteleone Rocca Doria; questi ultimi, in Sardegna, appartenevano a Brancaleone, marito della giudicessa Eleonora dArborea.

Il 9 aprile 1276 il ghibellino Oberto, fratello di Lamba, acquistò Dolceacqua dal conte di Ventimiglia Oberto: incominciò, dunque, un durevole rapporto del borgo con la dinastia che si estinse solo nel 1900 con la morte della marchesa Teresa.

Nel periodo della signoria 1276-1651 emerse la figura di Imperiale I detto "il tiranno" 1348-1387, ricordato per aver potenziato i commerci del feudo, ma anche per aver esercitato lo ius primae noctis, abolito con un editto del 16 agosto 1364 in seguito ad una decisa sollevazione popolare.

Le relazioni tra Ventimiglia e i Doria di Dolceacqua erano sovente tese a causa delle tasse gravose e arbitrarie che erano costretti a pagare per il transito delle loro merci, soprattutto del vino, e del sale importato.

Enrichetto I 1421-1459 merita un ricordo per aver aggiornato nel 1429 gli Statuti della signoria e reso più potente il castello, destinato a subire distruzioni e ripetuti assedi.

I primi anni del Cinquecento furono caratterizzati da una fosca vicenda che ebbe come protagonisti il famoso Andrea Doria 1466-1560 figlio di Ceva e di Caracosa di Dolceacqua e suo nipote Bartolomeo II che organizzò lassassinio dello zio materno Luciano di Monaco: lammiraglio genovese si rivolse al duca di Savoia Carlo II perché accettasse latto di vassallaggio del signore di Dolceacqua, privato del favore imperiale per la delittuosa azione compiuta. La famiglia marchesale si imparentò più volte con i Grimaldi di Monaco.

Lamministrazione di Stefano 1553-1580, invece, fu apprezzabile e proficua per il feudo dolceacquino: costituì una piccola ma fastosa corte nellimponente castello che arricchì di nuovi ambienti e decorazioni. Ottenne, nel 1559, dal duca sabaudo Emanuele Filiberto la contea di Rocchetta. Lestensione, il prestigio e la prosperità del territorio, così, aumentarono sensibilmente.

La situazione, però, negli anni successivi, non si mantenne rosea per Dolceacqua che si trovò coinvolta nella guerra tra i Savoia e la repubblica di Genova, dovendo subire la devastazione eseguita dai soldati corsi. Le acque poi si calmarono e Francesco, con Lettere Patenti dinvestitura del 7 novembre 1652, fu elevato al rango di marchese dal duca Carlo Emanuele II di Savoia: la nomina ebbe come conseguenza il definitivo legame di Dolceacqua con il Piemonte.

Il quinto marchese Marcantonio Scipione trasformò, con radicali e accurati restauri, il castello in sfarzosa dimora gentilizia senza immaginare che il destino delledificio era segnato. Nel 1742 fu dichiarata, infatti, la guerra di successione austriaca: lesercito franco-spagnolo si acquartierò nei dintorni di Bordighera e, il 27 luglio 1744, la fortezza doriana, protetta dal conte piemontese Rivara e da ottanta militi, fu ridotta definitivamente ad imponente rudere, che, tuttavia, nel 1884, insieme al vicino ponte romanico, affascinò Claude Monet, tanto da farne soggetti di alcuni quadri.

Il maniero, per volere dei Savoia, non fu restaurato e i marchesi si trasferirono nel palazzetto secentesco detto anche "della Caminata" a fianco della chiesa parrocchiale di SantAntonio abate, nella cui cripta sono sepolti alcuni membri della famiglia, come Stefano, Costantino e Giulio.

Similmente ad altri piccoli Stati della penisola, il feudo era ormai prossimo allestinzione. Nel 1792 le truppe rivoluzionarie francesi entrarono a Nizza e venne istituito nel 1793 per la prima volta il dipartimento delle Alpi Marittime. Il cantone di Perinaldo, nel distretto di Mentone poi di Monaco, comprendeva i territori del marchesato.

I Doria, perso leffettivo potere, mantennero formalmente la titolarità marchionale fino allunione del vecchio feudo alla Repubblica ligure, avvenuta il 14 giugno 1797.

Larea fu poi annessa al regno di Sardegna in virtù delle decisioni del Congresso di Vienna 1 novembre 1814-9 giugno 1815. Gli eredi dellultimo marchese sovrano conservarono il patrimonio immobiliare compreso il castello e i titoli, da Giuseppe Francesco a Teresa, ultima della stirpe.

Con leditto del 27 ottobre 1815, susseguente allincorporazione della Liguria nel regno sabaudo, la riorganizzazione amministrativa, sancita il 10 novembre 1818, prevedette, infine, laggregazione dellex marchesato nella provincia di Sanremo divisione di Nizza.