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ⓘ Carl Schmitt. Schmitt nasce in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Vestfalia prussiana e protestante. Laureatosi nel 1910 e ottenuto nel 1915 il dot ..




Carl Schmitt
                                     

ⓘ Carl Schmitt

Schmitt nasce in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Vestfalia prussiana e protestante. Laureatosi nel 1910 e ottenuto nel 1915 il dottorato in diritto allUniversità di Strasburgo allora parte della Germania e nel 1916 la libera docenza, pubblicò nel 1921 Die Diktatur La dittatura, sulla costituzione della Repubblica di Weimar, nel 1922 Politische Theologie Teologia politica, ostile alla filosofia del diritto di Hans Kelsen, nel 1923 Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus La situazione storico-intellettuale del parlamentarismo odierno sullincompatibilità fra liberalismo e democrazia di massa e nel 1927 Der Begriff des Politischen Il concetto di politico, sul rapporto amico/nemico come criterio costitutivo della dimensione del politico. Allinizio degli anni 30 aderì alla corrente politico-culturale denominata Rivoluzione conservatrice Konservative Revolution.

Dopo aver insegnato in varie università tedesche, divenne professore allUniversità Humboldt di Berlino nel 1933, incarico che sarebbe stato costretto ad abbandonare nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Aveva aderito al partito nazista il 1º maggio 1933, e a novembre dello stesso anno era divenuto presidente della Vereinigung der nationalsozialistischen Juristen Unione dei giuristi nazionalsocialisti; nel giugno 1934 divenne direttore della Deutsche Juristen-Zeitung Rivista dei giuristi tedeschi.

In riferimento alla promulgazione delle Leggi di Norimberga del 1935, in cui si proibiscono i matrimoni e i rapporti extraconiugali tra ebrei e non ebrei in nome del mantenimento "della purezza del sangue tedesco", Schmitt osserva: "Oggi, il popolo tedesco è ritornato ad essere tedesco, anche da un punto di vista giuridico. Dopo le leggi del 15 settembre, il sangue tedesco e lonore tedesco sono ritornati ad essere i concetti portanti del nostro diritto. Lo Stato è ormai un mezzo al servizio della forza dellunità völkisch. Il Reich tedesco ha un solo stendardo, la bandiera del movimento nazionalsocialista; e questa bandiera non è solamente composta di colori, ma anche di un grande e autentico simbolo: il segno del giuramento popolare della croce uncinata" in: C. Schmitt, "La costituzione della libertà" 1935.

Nel dicembre 1936 fu tuttavia accusato di opportunismo sulla rivista delle SS e dovette rinunciare a giocare un ruolo da protagonista nel regime. Non allineato al regime, il partito nazista puntò contro di lui lindice accusatore nel 1937 con un rapporto riservato in cui si contestava la sua dottrina, troppo intrisa di" romanità”, si criticavano i suoi rapporti con la Chiesa cattolica e infine si guardava con sospetto al suo presidenzialismo.

Fino alla fine del nazionalsocialismo, Schmitt lavorò principalmente nel campo del diritto internazionale e in questo settore mirò a fornire al regime delle parole chiave. Così forgiò nel 1939, allinizio della seconda guerra mondiale il concetto di Völkerrechtlichen Großraumordnung macro-pianificazione del diritto internazionale, una sorta di dottrina Monroe tedesca, come giustificazione della politica espansionistica di Adolf Hitler. Così Carl Schmitt fu impegnato in quello che viene chiamato Aktion Ritterbusch, dove molte personalità accompagnarono come consulenti la politica nazionalsocialista di insediamento in un territorio occupato.

Catturato dalle truppe alleate alla fine della guerra, rischiò di essere imputato al processo di Norimberga, ma fu rilasciato nel 1946 e tornò a vivere nella cittadina natale, dove continuò a lavorare privatamente e a pubblicare nel settore del diritto internazionale. Le esperienze di questo periodo si riflettono nei saggi Risposte a Norimberga e Ex Captivitate Salus.

Morì nel 1985, alletà di quasi 97 anni.

                                     

1. Pensiero

Come giurista Schmitt è uno dei più noti e studiati teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale. Le sue idee hanno attirato e continuano ad attirare lattenzione di molti filosofi, studiosi di politica e del diritto, tra cui Walter Benjamin, Leo Strauss, Jacques Derrida, Gianfranco Miglio, Giorgio Agamben.

Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotò attorno alle questioni del potere, della violenza e dellattuazione del diritto. Tra i concetti chiave ci furono, nella loro lapidaria formulazione, lo" stato deccezione” Ausnahmezustand, la" dittatura” Diktatur, la" sovranità" Souveranität e il" grande spazio” Großraum, le definizioni da lui coniate, come" teologia politica” Politische Theologie," custode della costituzione” Hüter der Verfassung," compromesso di formula dilatorio” dilatorischer Formelkompromiss," la realtà della costituzione” Verfassungswirklichkeit, il "decisionismo" o formule dualistiche come" legalità e legittimità” Legalität und Legitimität," legge e decreto” Gesetz und Maßnahme e" hostis - inimicus ” il rapporto "nemico-avversario" come criterio costitutivo della dimensione del politico.

Le sue opere si accostano, oltre al diritto pubblico e internazionale, ad altre discipline, quali la politologia, la sociologia, le scienze storiche, la teologia e la filosofia con particolare riguardo agli aspetti ontologici del diritto.

Schmitt oggi viene descritto dai detrattori come un" criminale giurista”, un teorico discusso e ostile alle democrazie liberali, ma è allo stesso tempo indicato come un" classico del pensiero politico” Herfried Münkler, non ultimo per linfluenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella prima Repubblica Federale Tedesca per esempio riguardo al" voto di sfiducia costruttivo” e ai solidi vincoli posti in caso di modifica costituzionale.

In Italia, dopo un periodo di diffidenza dovuta ai suoi legami con il nazismo, il suo pensiero è ricorrentemente oggetto di attenzione, soprattutto con riferimento ai problemi giuridici e filosofico-politici della globalizzazione, alla crisi delle categorie giuridiche moderne, ai processi di transizione costituzionale e allesperienza paradigmatica della Repubblica di Weimar.

Schmitt è stato decisamente influenzato, nella formazione del suo pensiero, da filosofi politici e teorici dello Stato come Thomas Hobbes, Jean Bodin, Emmanuel Joseph Sieyès, Niccolò Machiavelli, Jean-Jacques Rousseau, Louis de Bonald, Joseph de Maistre, Juan Donoso Cortés, ma anche da contemporanei come Georges Sorel, Ernst Jünger e Vilfredo Pareto. Schmitt considerava come suo maestro il giurista francese Maurice Hauriou, massimo esponente dellistituzionalismo, che cita ripetutamente nelle sue opere e che definisce come "il maestro della nostra disciplina".

                                     

2. Il concetto di Stato

La comprensione di Schmitt dei concetti della dottrina moderna dello Stato è improntata alla sua convinzione che il sistema della scienza giuridica, in particolare il diritto pubblico, non è autonomo, bensì impregnato, nel corso della secolarizzazione, della concettualità teologica. Tutti i concetti della dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati. Questa trasposizione non riguarda solamente lo sviluppo storico dei concetti, ma anche la componente metafisica.

La tesi di Schmitt sulla secolarizzazione si rispecchia nel suo concetto di Stato. Lo Stato è unistanza assoluta secolarizzata, ed è la forma più intensiva di unità politica. Questa unità si è andata disgregandosi allinizio del XX secolo, con lavvento della democrazia parlamentare, determinata dallantagonismo di classe e dal confronto fra diversi gruppi di interesse economici e sociali che rendono difficile o impossibile decisioni politiche unitarie. Lo stesso principio di maggioranza e minoranza parlamentare non è accettabile. Lunità può essere ottenuta solamente se esiste non solo unuguaglianza formale, ma anche una "sostanziale uniformità di tutto il popolo", che si può ottenere attraverso lesclusione o lannientamento di qualsiasi elemento estraneo alluniformità. Uno Stato nel quale tutti i cittadini solo uguali gli uni agli altri è uno "Stato totale", che rappresenta il massimo grado di unità, poiché grazie al suo ordinamento può impedire la scomposizione in gruppi sociali conflittuali e può opporsi a tutto ciò che contraddice luniformità sostanziale. Questo ordinamento crea una polarità che permette di distinguere fra amico e nemico. Il nemico non è un avversario in generale, ma è "essenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa daltro e di straniero"

                                     

2.1. Il concetto di Stato Forma dello Stato

La statualità si caratterizza grazie al diritto alleliminazione dei nemici esterni ed interni allo Stato. I primi possono essere individuati grazie allo ius belli, i secondi grazie allidentificazione ed eliminazione di coloro che "disturbano la tranquillità, la sicurezza e lordine" dello Stato.

Questa concezione del "nemico interno" fu ampiamente usata come giustificazione dell’idea di razza propugnata al convegno dei giuristi nazionalsocialisti tedeschi a Lipsia del 1933. Senza tale idea di uniformità razziale, uno Stato nazionalsocialista non sarebbe potuto esistere. Lo Stato di Schmitt è quindi ununità politica suprema, fondata sullunità sostanziale di tutti i suoi membri, e mostra la propria forza nella possibilità di disfarsi di nemici interni ed esterni, arrivando anche al loro annientamento se necessario.

                                     

3. Opere

  • Politische Theologie II. Die Legende von der Erledigung jeder Politischen Theologie. 1970.
  • Staatsgefüge und Zusammenbruch des Zweiten Reiches. Der Sieg des Bürgers über den Soldaten. 1934.
  • Gesetz und Urteil. Eine Untersuchung zum Problem der Rechtspraxis. 1912.
  • Das internationalrechtliche Verbrechen des Angriffskrieges., 1993.
  • Über Schuld und Schuldarten. Eine terminologische Untersuchung. 1910.
  • Der Begriff des Politischen. 1932
  • Der Begriff des Politischen. In: Archiv für Sozialwissenschaften und Sozialpolitik Bd. 58 1927, S. 1 bis 33.
  • Theodor Däublers ‚Nordlicht: Drei Studien über die Elemente, den Geist und die Aktualität des Werkes. 1916.
  • Das Reichsstatthaltergesetz. 1933.
  • Der Völkerbund und das politische Problem der Friedenssicherung. 1930, 2. ed., 1934.
  • Volksentscheid und Volksbegehren. Ein Beitrag zur Auslegung der Weimarer Verfassung und zur Lehre von der unmittelbaren Demokratie. 1927.
  • Land und Meer. Eine weltgeschichtliche Betrachtung. 1942.
  • Die Kernfrage des Völkerbundes. 1926.
  • Ex captivitate salus. Erinnerungen der Zeit 1945/47. 1950.
  • Über die drei Arten des rechtswissenschaftlichen Denkens. 1934.
  • Der Wert des Staates und die Bedeutung des Einzelnen. 1914.
  • Verfassungslehre. 1928.
  • Schattenrisse. 1913.
  • Die Rheinlande als Objekt internationaler Politik. 1925.
  • Politische Theologie. Vier Kapitel zur Lehre von der Souveränität. 1922.
  • Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff. 1938.
  • Politische Romantik. 1919. Digitalisat
  • Völkerrechtliche Großraumordnung und Interventionsverbot für raumfremde Mächte. Ein Beitrag zum Reichsbegriff im Völkerrecht. 1939.
  • Die Buribunken. in: Summa 1/1917/18, 89 ff.
  • Glossarium. Aufzeichnungen der Jahre 1947–1951., 1991.
  • Theorie des Partisanen. Zwischenbemerkung zum Begriff des Politischen. 1963.
  • Römischer Katholizismus und politische Form. 1923.
  • Der Hüter der Verfassung. 1931
  • Der Nomos der Erde im Völkerrecht des Jus Publicum Europaeum. 1950.
  • Donoso Cortes in gesamteuropäischer Interpretation. 1950.
  • Frieden oder Pazifismus? 2005.
  • Staat, Bewegung, Volk. Die Dreigliederung der politischen Einheit. 1933.
  • Hamlet oder Hekuba. Der Einbruch der Zeit in das Spiel. 1956.
  • Hugo Preuß. Sein Staatsbegriff und seine Stellung in der dt. Rechtslehre. 1930
  • Positionen und Begriffe im Kampf mit Weimar – Genf – Versailles 1923–1939. 1940.
  • Verfassungsrechtliche Aufsätze aus den Jahren 1924–1954. 1958
  • Staat – Großraum – Nomos. 1995.
  • Der Leviathan in der Staatslehre des Thomas Hobbes. 1938.
  • Legalität und Legitimität. 1932.
  • Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus. 1923.
  • Die Lage der europäischen Rechtswissenschaft. 1950.
  • Die Diktatur. Von den Anfängen des modernen Souveränitätsgedankens bis zum proletarischen Klassenkampf. 1921.
  • Gespräch über die Macht und den Zugang zum Machthaber. 1954.


                                     

3.1. Opere Opere tradotte in italiano

  • Sul Leviatano, Il Mulino, Bologna, 2011
  • I principi politici del nazionalsocialismo con saggio introduttivo di Delio Cantimori, Sansoni, Firenze 1936.
  • Il nomos della terra nel diritto internazionale dello "Jus publicum europaeum".
  • La Dittatura, Laterza, Roma-Bari 1975
  • Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste, Neri Pozza, Vicenza, 2012
  • Stato, Movimento, Popolo, Edizioni Si24, Palermo, 2018 ISBN 978-88-31-93501-2
  • Ex Captivitate Salus. Esperienze degli anni 1945-47, Adelphi, Milano 1987.
  • Il custode della Costituzione, Giuffrè, Milano 1981.
  • La guerra di aggressione come crimine internazionale, a cura di C. Galli, Il Mulino, Bologna, 2015
  • Le categorie del "Politico": saggi di teoria politica a cura di Gianfranco Miglio e Pierangelo Schiera, Il Mulino, Bologna 1972.
  • Stato, grande spazio, nomos, a cura di G. Maschke e G. Gurisatti, Adelphi, Milano, 2015
  • La formazione dellesprit in Francia e altri scritti sullEuropa e sullo Stato, a cura di C. Pontorieri, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2015
  • Dottrina della Costituzione, Giuffré, Milano 1984.
  • Romanticismo politico, Giuffré, Milano 1981.
  • Lenigma della modernità. Epistolario 1971-1978 e altri materiali con Hans Blumenberg, Laterza, Roma-Bari 2012
  • Amleto o Ecuba. Lirrompere del tempo nel gioco del dramma, il Mulino, Bologna 1983.
  • Machiavelli con testo tedesco a fronte, a cura di G. Cospito, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2014
  • Legge e giudizio. Uno studio sul problema della prassi giudiziale, a cura di Emanuele Castrucci, Giuffrè, Milano, 2016
  • Dialogo sul potere, a cura di G. Gurisatti, Adelphi, Milano, 2012
  • Il valore dello Stato e il significato dellindividuo, a cura di C. Galli, Il Mulino, Bologna, 2013