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ⓘ Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Uggiate. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo è un edificio di culto che si trova ad Uggiate. Il titolo attuale risale a metà del ..




Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Uggiate)
                                     

ⓘ Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Uggiate)

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo è un edificio di culto che si trova ad Uggiate. Il titolo attuale risale a metà del 600, quando iniziarono le opere di rifacimento dellantica chiesa che era denominata solamente di S. Pietro. Era chiesa plebana collegiata prepositurale, da cui dipendevano le diciassette chiese della Pieve.

                                     

1. La chiesa di San Pietro

Lantica chiesa plebana era dedicata solo a S. Pietro, ne troviamo una prima parziale descrizione negli atti della visita apostolica del vescovo di Vercelli Bonomi nel 1578. Dagli ordini impartiti dal visitatore apostolico si deduce che vi erano cinque altari: laltare maggiore con davanti il coro dei canonici, laltare di S. Stefano a meridione, laltare di S.Maria a settentrione, ai cui lati vi erano altri due altari che il Bonomi ordina di levare, poiché troppo angusti. Dei due nomina solo quello di S. Erasmo.

La seconda visita rimasta nellarchivio storico della diocesi di Como ASDC è quella del vescovo Volpi nel 1581, che, però non dice nulla di nuovo rispetto alla precedente.

Più interessante è quella del Ninguarda che passa ad Uggiate nel 1592. Egli trova la chiesa a tre navate non proporzionate, ma una più ampia dellaltra. Laltar maggiore è inserito in unabside semicircolare ed è ornato con unicona dipinta e dorata antica; davanti il coro con otto stalli. Gli altri due altari sono dedicati allAssunta e a santo Stefano. Singolare è lubicazione del battistero in una cappella a destra della porta principale, cioè a sud, mentre secondo le norme liturgiche avrebbe dovuto trovarsi a nord. Il campanile è staccato dalla chiesa, davanti allingresso principale, e tuttintorno si trova il cimitero.

Nel 1597 passa in visita il vescovo Filippo Archinti che dà la descrizione più dettagliata delledificio:

  • Infine viene data una descrizione generale dellantica chiesa: è costruita verso oriente come oggi. È consacrata e il giorno della dedicazione è il 19 novembre. Ha tre navate non proporzionate, infatti la più a nord è più ampia e decorosa di quella in mezzo e questultima è più ampia di quella a sud. Le navate laterali sono a volta e imbiancate, quella centrale è a volta sopra il coro e a soffitto per il resto. Il pavimento è in cotto, la facciata è dipinta.
  • La quarta riguarda laltare di S. Stefano. Anche qui troviamo unicona lignea dorata raffigurante la Deposizione del Signore. Il visitatore dà un ordine interessante: proibisce di esporre in questo altare il SS. Sacramento e ordina di esporlo allaltar maggiore.
  • La terza è laltare di S. Maria. Dalla descrizione veniamo a sapere che vi è unicona dipinta e dorata, raffigurante lAssunzione della Vergine, con due ante di legno per chiuderla.
  • La prima conferma è il battistero che viene descritto in fondo alla navata meridionale.
  • La seconda è laltar maggiore di cui si specifica che vi è una grande icona con le immagini di S. Maria Vergine e dei santi Pietro e Paolo. Inoltre si precisa che è staccato dallabside circa due metri. Da notare il coro che, trovandosi davanti allaltar maggiore, occupa quasi tutta la navata centrale, giungendo fino alla seconda colonna ve ne sono tre per parte.

Vi sono due porte: una nella navata centrale dalla quale si scende in chiesa con 4 gradini, laltra laterale nella navata a nord a livello del pavimento della chiesa. Il cimitero si trova davanti alla chiesa, in esso ci sono molte piante di gelso e molte erbacce da togliere quanto prima. Nel cimitero davanti alla porta principale vi è il campanile, che però è solo metà, essendo andata distrutta la parte mancante. La sacrestia è posta dietro labside. Vi sono i messali secondo il rito patriarchino senza aggiunte.

                                     

2. Ledificio attuale

La chiesa, come la vediamo oggi, ha una pianta a croce latina con la navata a due volte e il presbiterio con abside semicircolare pure a volta. La costruzione si può dividere in due fasi: la prima dal 1699 ai primi decenni del 700, quando furono realizzati dalla popolazione, con il sostanzioso concorso economico della famiglia Turconi, la navata e il transetto; la seconda dal 1858 al 1876 per il completamento, con la costruzione del presbiterio, del coro e della sacrestia nuova su impulso del Prevosto mons. Mojana. Infine il portale nel 1880 e la facciata nel 1906. Il titolo della collegiata plebana è nel frattempo cambiato, infatti il vescovo Torriani la chiama già nel 1676 "Chiesa Collegiata dedicata ai Ss. Pietro e Paolo.

Le volte della navata sono affrescate con pregevoli opere di Carlo Innocenzo Carloni, pittore intelvese di Scaria. Nella tazza centrale della volta verso labside, vi è raffigurata lapoteosi di san Pietro,

mentre in quella minore la glorificazione di san Paolo.

Possiamo datare con certezza la prima, poiché sulla quadratura dipinta sullarcone che divide le due volte compare la scritta 1733.

Il secondo affresco appare più maturo sia dal punto di vista figurativo sia dalla maggior cura dei colori.

Il catino dellabside presenta affreschi eseguiti nel 1876 dal pittore Giuseppe Carsana di Bergamo. In essi si trovano raffigurati il papa Pio IX, il vescovo di Como Pietro Carsana e il prevosto Luigi Mojana nella scena dellAdorazione del Sacro Cuore.

                                     

2.1. Ledificio attuale Laltar maggiore

Laltar maggiore risale a unepoca precedente la costruzione della nuova chiesa. Il vescovo Ambrogio Torriani 1666-1679 nella sua prima visita a Uggiate, il 4 maggio 1671, rileva che oltre al tabernacolo non vi è alcuna immagine. In precedenza, infatti, laltare primitivo conservava unantica pala lignea, dorata, raffigurante la Vergine Maria col Figlio, i santi Pietro e Paolo e altri santi. Probabilmente in quegli anni si era creata nella chiesa una situazione nuova, per iniziativa dei canonici la vecchia sacrestia umida e angusta era stata demolita ne era stata approntata una nuova sul lato nord del presbiterio. Era stato così possibile ingrandire il coro dietro laltare e collocarvi gli stalli dei canonici che prima occupavano i due terzi della navata centrale. Il nuovo presbiterio, così, non terminava con labside semicircolare della chiesa medievale, bensì con un coro rettangolare, nel quale erano stati posti i seggi canonicali sui due lati opposti. È probabile che in tali interventi anche lantico altare con il dipinto sia stato rimosso e almeno allepoca della visita suddetta non ancora sostituito. Tuttavia nella seconda visita dello stesso vescovo si nota che leucaristia viene conservata in arcula tabernaculi lignei che sembra indicare il ciborio arcula dove si conservava il SS. Sacramento inserito in unancona tabernaculum lignea, che potrebbe essere lattuale. In pratica durante la ristrutturazione del coro e del presbiterio è stato realizzato anche laltare nuovo che il prevosto Mojana conservò allorquando rifece la stessa parte di chiesa che non si armonizzava con la nuova costruzione settecentesca.

"A sostegno di tale ipotesi concorre, in maniera non irrilevante, la vicenda dei cinque reliquiari che costituiscono il degno corredo della preziosa ancona seicentesca. Infatti, nel 1685 il prevosto di Uggiate ed alcuni canonici furono a Roma per un prolungato soggiorno. Era Sommo Pontefice in quegli anni il comasco Benedetto Odescalchi, col nome di Innocenzo XI 1676-1689 e proprio per disposizione papale i membri del clero uggiatese ricevettero, in tre occasioni successive, il 5 e il 16 maggio e il 3 dicembre, alcune reliquie insigni, donate loro dai prelati di curia con facoltà di trasferirle in parrocchia ed esporle alla venerazione dei fedeli. Ritornati da Roma, prevosto e canonici ottennero dallautorità diocesana i necessari permessi, a seguito della canonica ricognizione fatta dal Vicario Generale il 12 luglio 1687. Le reliquie, però, erano ancora custodite nelle cassette con le quali erano state trasportate da Roma; si attendeva che si eseguissero i nuovi reliquiari appositamente fatti preparare. Questi, quattro a forma di urna e uno a forma di croce, furono terminati nellanno successivo così che, nellottobre del 1688 si provvide alla definitiva sistemazione delle reliquie nelle preziose urne, accolte in paese con particolare solennità nella festa di Tutti i Santi. Un evento, dunque, molto importante, che costituiva quasi un completamento e una conclusione del complesso di opere che avevano interessato la chiesa e la stessa vita parrocchiale tra gli anni 1671-1688, in particolare laltare maggiore.".

È stato sottoposto ad un restauro radicale nel 1987 ad opera di Antonio Zaccaria di Bergamo, che ha riportato laltare alle sue dimensioni originali, poiché alcuni interventi del 1955 lo avevano alterato in altezza. Oggi si presenta a forma piramidale, poggiante su tre gradini che fanno da sopralzo allantica mensa, ora inutilizzabile, perché ridotta in profondità. Risulta composto da tre piani. Quello inferiore presenta ai lati gli Apostoli titolari della chiesa e al centro in una nicchia l" Ecce homo ", cioè Gesù flagellato. Nel piano soprastante si trovano allestremità san Michele arcangelo e santAntonio abate con al centro in una nicchia la Madonna Assunta. Alla sommità sopra una cupola campeggia il Risorto.

Dietro laltare, nellabside, fu collocato nel 1928 un coro ligneo. "Una bella pagina di mons. Tam ricorda: "Nella solennità patronale di S. Pietro fu inaugurato e benedetto il nuovo coro artistico, ricco dintagli ed adorno delle statue dei Santi Apostoli, lavoro eseguito e collocato dallo scultore accademico Demetz in Val Gardena. Per effettuare questa magnifica opera darte, che venne a costare L. 42.108 si era costituita una commissione."

Sempre nellabside, al centro della parete, sopra il coro, campeggia lUltima Cena, affrescata dallartista uggiatese Torildo Conconi ed inaugurata il Giovedì Santo, 20 aprile 1972.

Nel catino dellabside, come detto, è rappresentata la scena delladorazione del Sacro Cuore. A sinistra dellaltare, tra gli ecclesiastici raffigurati, possiamo riconoscere il Papa e il Vescovo allora viventi e il Prevosto che ha commissionato lopera.

Lo stesso pittore Giuseppe Carsana affrescò anche la volta del presbiterio, "col soggetto lAssunzione di Maria santissima, e i quattro Evangelisti nei pennacchi. Questo lavoro ricorda ai posteri lanno del giubileo 1875 e il secondo centenario della rivelazione fatta alla B. M. Margherita Alacoque della divozione del Cuore santissimo di Gesù".

Ai lati del presbiterio, erano state eseguite in origine solo delle campiture violacee, alquanto cupe. Verso il 1920 il prevosto Rumi si adoperò con il munifico interessamento dellonorevole Francesco Somaini per riempire le pareti con due affreschi di un pittore marchigiano di nome Zapparoli, a destra uno rappresentante la vocazione di San Pietro e a sinistra laltro avente come soggetto la predicazione di San Paolo allAreopago. I due affreschi, però, risultarono tanto deludenti per la qualità scadente dellinsieme che, in un primo tempo, si pensò di distruggerli subito. In realtà rimasero al loro posto fino al 1958, quando larciprete don Virginio Sosio, dopo aver notato due grandi tele abbandonate nella cappella delloratorio femminile di Olgiate Comasco, le acquistò le fece restaurare, grazie ancora al munifico mecenatismo della famiglia Somaini, allesperto Mosè Turri. Si scoprì allora che erano firmate da Paolo Pagani, pittore valsoldano, e datate 1714 e 1715. Furono poi sistemate sulle pareti del presbiterio e coprendo del tutto gli affreschi sottostanti danno alla parte più sacra della chiesa un tono certamente più dignitoso. "La prima tela, eseguita nel 1714, raffigura S. Antonio da Padova che riattacca il piede m. 4.13 X 3.53; la seconda, dipinta nel 1715, rappresenta S. Antonio che conforta un martire m. 4.08 X 3.53. In ambedue le tele si rivela integralmente lautore, anzitutto per il forte rilievo dato al nudo umano, nella possanza vigorosa delle membra, e per il simpatico raggruppamento delle persone entro lambito equilibrato della scena, quindi per la contenuta morbidezza del disegno ed il lirismo cromatico, la evidente ispirazione religiosa, tutto avvolto dal profondo spazio cilestrino, caro ai pittori veneziani. Gli attuali quadri di Uggiate si devono valutare, comparandoli con lintera produzione paganesca, ossia con le tele veneziane, di Dresda e dellHermitage per la solennizzazione della festa di S. Francesco Zaverio". si doveva celebrare, il giorno 3 dicembre, una Messa cantata in terzo allaltare del Santo, preceduta da una novena di Benedizioni.

Inoltre, da un inventario della chiesa del 1906 si viene a sapere che i tre dipinti che ornano la cappella furono donati da "Donna Overa". Essi sono così descritti: "I. Quadro allaltare di S. Francesco rappresentante la morte. nellisola di Malacca, opera di pennello stimato. 2. Altro quadro di S. Francesco rappresentante lispirazione del Santo. 3. Ed altro quadro di San Francesco rappresentate labbandono del Santo al Crocifisso: tutti dipinti ad olio su tela in cornice dorata incastonati nel muro". Si può concludere che questo altare fu voluto esplicitamente dalla famiglia Turconi e da essa dotato delle tre tele, probabilmente anche del paliotto in scagliola ora irrimediabilmente guasto e di quanto poteva servire per luso liturgico.".



                                     

2.2. Ledificio attuale Laltare della Madonna del Rosario

La cappella settentrionale del transetto è dedicata alla Madonna del Rosario. A differenza dellaltare di S. Francesco Saverio, di nuova titolazione, quello della Madonna era dedicato alla Vergine anche nella chiesa antica e si trovava nella stessa parte delledificio sacro. Nella collegiata medievale laltare in testa alla navata settentrionale custodiva unicona raffigurante lAssunzione della beata Vergine Maria e in esso era stata eretta la confraternita del S. Rosario. Probabilmente la presenza di tale "scuola" e la devozione crescente per il Rosario portò prima del 1685 Visita del Vescovo Ciceri a sostituire licona con una statua lignea della Madonna del Rosario vestita di seta e protetta da una porta di vetro. Forse era ancora quella che trovò Mons. Mojana e che sostituì con lattuale.