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ⓘ Mafia italiana e appalti. Il rapporto tra mafia italiana e appalti è stato fondamentale nella costruzione del potere della mafia in Italia; soprattutto per quan ..




                                     

ⓘ Mafia italiana e appalti

Il rapporto tra mafia italiana e appalti è stato fondamentale nella costruzione del potere della mafia in Italia; soprattutto per quanto riguarda la gestione illecita del sistema di aggiudicazione degli appalti pubblici in Sicilia e in altre regioni da parte di Cosa Nostra e delle altre mafie italiane.

Le continue indagini giudiziarie, i processi quasi settimanali, larresto dei prestanome le confische delle proprietà dei malfattori mettono in rilievo sia la grossa consistenza economica sia la sua espansione su tutto il territorio. Questa attività mafiosa è servita sia per laccumulo di enorme ricchezza sia per esercitare il controllo prepotente e sovente violento sul territorio.

Il controllo degli appalti pubblici è utilizzato dai delinquenti mafiosi per fornire lavoro nero ai suoi affiliati, eludendo lautoregolamentazione sindacale dei rapporti di lavoro. In questo modo viene messo sotto controllo non solo lappalto ma anche la gestione del lavoro e la speculazione sullacquisto delle materie prime. La gestione mafiosa degli appalti pubblici ha anche favorito la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e ha accresciuto, con il voto di scambio, lassociazione mafiosa della classe politica con i gruppi criminali.

La corruzione perpetrata riguarda anche quelle persone che dovrebbero controllare la qualità delle opere pubbliche a fine lavori. Il gettito di denaro pubblico di cui i criminali si sono appropriati attraverso gli appalti pubblici, ha contribuito sia a finanziare il sistema mafioso con denaro pulito, che a riciclare il denaro sporco.

                                     

1. Metodo

Il capitale di base viene reperito tramite lestorsione in cambio di protezione, la rapina, il sequestro di persona, la prostituzione. I soldi vengono investiti nellacquisto e spaccio di sostanze stupefacenti, che comporta laccumulo di enormi capitali. Il capitale così accumulato viene poi reinvestito in attività varie, possibilmente legali, come alberghi e ristoranti, dove è possibile spacciare più tranquillamente ma anche illegali come le case da gioco, investire nelledilizia e negli appalti truccati. La novità è che si ricorre alla violenza il meno possibile, per non destare indagini e si cerca un colloquio più corruttivo che prepotente o violento. Poi, per mezzo della corruzione di uomini politici ed amministratori locali, si fanno ottenere gli appalti alle società controllate dai delinquenti, influenzando le relative gare dappalto.

I fondi occulti destinati alle tangenti per i politici e gli amministratori e alla retribuzione dei membri della banda criminale vengono prodotti con lemissione di fatture false per operazioni inesistenti. In particolare, le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio mafioso, a fronte dei pagamenti ricevuti, restituiscono allorganizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi occulti e utilizzati per i pagamenti illeciti.

                                     

2.1. Appalti in Sicilia Sacco di Palermo

Il sacco di Palermo descrive il boom edilizio avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, a Palermo. Nel 1956 Salvo Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne eletto sindaco di Palermo e Vito Ciancimino, gli subentrò Ciancimino nella carica di assessore. Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, il piano regolatore cittadino sembrò andare in porto e vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie nel 1956 e nel 1959 a cui però furono apportati centinaia di emendamenti, in accoglimento di istanze di privati cittadini, molti dei quali in realtà erano uomini politici e mafiosi, a cui si aggiungevano parenti e associati. Nel 1960 le varianti del piano derivate dalle istanze permisero pure alla ditta del mafioso Nicolò Di Trapani pregiudicato per associazione a delinquere di vendere aree edificabili ad imprese edili. In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome di boss mafiosi.

Nel 1961, sempre durante lassessorato di Ciancimino nella giunta del sindaco Lima, il costruttore Girolamo Moncada legato al boss mafioso Michele Cavataio aveva ottenuto in soli otto giorni licenze edilizie per numerosi edifici in viale Lazio e via Cilea mentre il fratello Salvatore pure costruttore e legato al boss Angelo La Barbera riuscì ad ottenere licenze edilizie per costruire in terreni destinati a verde pubblico; anche il costruttore Francesco Vassallo genero di Giuseppe Messina, capomafia della borgata Tommaso Natale riuscì a costruire numerosi edifici nonostante violassero le clausole dei progetti e delle licenze edilizie, avvalendosi di prestiti di comodo rilasciati senza garanzia dalla Cassa di Risparmio, presieduta da Gaspare Cusenza, suocero dellonorevole Giovanni Gioia: per queste ragioni, numerosi appartamenti edificati da Vassallo vennero subito ceduti alle famiglie di Gioia e Cusenza.

Nel 1969 lex sindaco Salvo Lima nel frattempo eletto alla Camera dei deputati verrà incriminato per aver consentito al costruttore Vassallo di poter costruire illegalmente.

                                     

2.2. Appalti in Sicilia Informativa Mafia Appalti 1991

Linformativa Mafia Appalti è stata la prima operazione che ha fatto luce sulle connessioni mafioso-politico-imprenditoriali, svolta in Sicilia. Linformativa Mafia Appalti, nasce dalla collaborazione di Giovanni Falcone, del colonnello Mario Mori e del capitano Giuseppe De Donno ma era contrastata oltre che dai mafiosi, dai politici, dagli imprenditori, perfino da diversi elementi della procura stessa di Palermo: lordinanza fu congelata per 5 mesi, dal procuratore capo di Palermo, che sosteneva linutilità di una tale inchiesta, poi linchiesta fu inviata a tutte le procure della Sicilia, fu inviata a Roma, fu data per intero agli avvocati degli indagati, fu data sottobanco ai politici e mafiosi, in modo da avvisare i delinquenti mafiosi interessati e dare loro tempo di scappare. Infine su 45 richieste di custodia cautelare di mafiosi, noti imprenditori nazionali, progettisti, faccendieri e un paio di politici palermitani, 24 di loro per associazione mafiosa e 21 di loro per associazione per delinquere finalizzate alla spartizione degli appalti pubblici, ne furono eseguite solo 5 personaggi. Linchiesta su mafia e appalti inizia nel 1988, in seguito ad una delazione ricevuta dai carabinieri che indagano sullassassinio di un allevatore in un comune delle Madonie. Il 20 febbraio 1991 il ROS depositò linformativa Mafia e Appalti, relativa alla prima parte delle indagini sulle connessioni tra politici, imprenditori e mafiosi, dove si rivelava lesistenza di un comitato daffari illegale e si facevano i nomi di società e persone coinvolte. Il ROS indicò in Angelo Siino il riferimento centrale per la gestione illecita di tutte le gare pubbliche in Sicilia. Il dossier fu dato a Giovanni Falcone depurato dei nomi di politici, Salvo Lima, Rino Nicolosi, presidente della Regione Siciliana e Calogero Mannino. Il 9 luglio 1991, furono arrestati Angelo Siino organizzatore, un massone mafioso legato ai Brusca di S. Giuseppe Jato. Il geometra Giuseppe Li Pera, capoarea in Sicilia occidentale della Rizzani De Eccher di Udine, e gli imprenditori Cataldo Farinella, Alfredo Falletta e Serafino Morici. Allinizio del 1992, si aggiungeranno Vito Buscemi e Rosario Cascio. Angelo Siino in particolare spiegò che da un dato momento in poi Cosa Nostra non si accontentò più di estorcere tangenti, ma passò direttamente a far aggiudicare gli appalti a imprese a lei sottomesse. Dirigevano gli appalti Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Antonino Buscemi, Giuseppe Lipari, Giovanni Bini responsabile della Calcestruzzi Spa del gruppo Italcementi, di proprietà Ferruzzi, Antonino Reale, Benedetto DAgostino, Agostino Catalano amministratore della Reale costruzioni e consuocero di Vito Ciancimino. Paolo Borsellino aveva deciso di approfondire lindagine mafia e appalti. Pietro Giammanco, procuratore capo della Repubblica a Palermo, il 13 luglio 1992, fece depositare da Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato e controfirmò il 22 luglio la richiesta di archiviazione dellinchiesta Mafia e Appalti, che venne eseguita il 14 agosto 1992.



                                     

2.3. Appalti in Sicilia Cemento depotenziato

Luso di cemento depotenziato ha comportato numerosi crolli in tutta la Sicilia e in altre regioni italiane. Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati sono a rischio di crolli perché costruiti con poco cemento e molta sabbia. Laffare redditizio per i clan della mafia, che in Italia gestiscono il ciclo del cemento aggiudicandosi appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private.

Il 4 giugno 2009 a Trapani, i carabinieri nelloperazione Benny, hanno arrestato limprenditore Benedetto Valenza di Borgetto, vicino ai mafiosi Michele e Leonardo Vitale, di Partinico, che si era reinserito nella produzione e fornitura di calcestruzzo, intestando beni e società a prestanome; nelloperazione sono stati sequestrati 5 impianti di calcestruzzo e una società di trasporto merci, per un valore di circa 20 milioni di euro.

Durante loperazione i carabinieri che hanno rivelato il controllo esercitato sugli appalti pubblici dalla mafia della Sicilia occidentale e lutilizzo di cemento depotenziato per la realizzazione delle opere, allo scopo di incrementare i profitti ma producendo immobili soggetti a crolli. Sequestrato il commissariato di polizia di Castelvetrano, in provincia di Trapani, opera pubblica data in appalto; il sequestro è dovuto perché realizzato con cemento depotenziato.

Sono stati messi in rilievo anche altri appalti nei quali è stato fornito cemento depotenziato, tra cui quelli per gli aeroporti di Trapani Birgi e Palermo Punta Raisi, per il porto di Balestrate operazione Benny 2 e per le infrastrutture dellarea industriale di Partinico e del lungomare di Mazara del Vallo.

Il 17 giugno 2011 a Palermo, la Direzione Investigativa Antimafia, ha sequestrato la cava di marmo di Giuseppe Bordonaro e beni per un valore complessivo di oltre 13 milioni di euro. Limprenditore era coinvolto nel sistema degli appalti di Cosa nostra e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Il cemento depotenziato per i lavori a Punta Raisi era procurato da questo criminale imprenditore per mezzo di società intestate a prestanome. Giuseppe Bordonaro faceva parte del cosiddetto "metodo Siino" per mezzo del quale Cosa nostra controllava laggiudicazione degli appalti, con un "tavolo tecnico", del quale facevano parte imprenditori, politici e mafiosi, e che era presieduto da Angelo Siino, detto il "ministro dei lavori pubblici" della mafia. La società di Bordonaro risulta avere effettuato la fornitura del calcestruzzo povero anche per ledificazione della nuova Pretura di Palermo.

Il 14 luglio 2014 in contrada Petrulla di Licata, in provincia di Agrigento, sulla statale 626 che collega Campobello di Licata, Ravanusa e Canicattì, la carreggiata di un ponte si è piegata in basso crollando da unaltezza di quattro metri.

Il 4 gennaio 2015 sulla strada Palermo-Agrigento è crollato il viadotto Scorciavacche. Il magistrato della Procura di Termini Imerese, in provincia di Palermo, ha aperto unindagine per crollo colposo, il capo progetto Pierfrancesco Paglini, coadiuvato da Davide Tironi e dal direttore tecnico Giuseppe Buzzanca, della ditta Bolognetta scpa, raggruppamento di imprese tra la capofila Cmc di Ravenna, Tecnis e Ccc, sono imputati per difetto di esecuzione.

Il 10 aprile 2015, tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli è avvenuto un nuovo cedimento. Il pilone di sostegno si è spezzato e si è inclinato scontrando la campata opposta. Questa volta la responsabilità è caduta su Pietro Ciucci, direttore generale dellANAS, già indagato per abuso dufficio per la costruzione della statale 275 Maglie-Leuca.

                                     

2.4. Appalti in Sicilia Metanizzazione di Comuni della Sicilia e dellAbruzzo

Il 22 maggio 2013 a Palermo, la Guardia di Finanza sequestrò 48 milioni di euro alla mafia per appalti truccati. Le indagini hanno rivelato le infiltrazioni di "Cosa Nostra" e dei suoi leader, fra cui Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro, negli affari di un gruppo imprenditoriale che ha installato, fra gli anni 1980 e 1990, la metanizzazione di vaste aree in Sicilia.

Le confessioni di alcuni collaboratori di giustizia, in particolare di Giovanni Brusca, Vincenzo Ferro e Nino Giuffrè ed il contenuto di alcune note scritte dei boss mafiosi e lesame dei contratti di appalto e sub appalto hanno consentito di ricreare la "storia economico finanziaria" del gruppo imprenditoriale.

Ingenti somme investite in un affare che si è sviluppato anche grazie alla protezione di "Cosa Nostra" e di appoggi politici, in particolare dellex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione di Comuni della Sicilia e dellAbruzzo, i cui lavori sono stati in più occasioni affidati in subappalto ad imprese direttamente riconducibili alla criminalità organizzata.

Il dicembre 2013 a Palermo, il tribunale aveva sequestrato circa 7.6 milioni di euro, della famiglia Cavallotti di Belmonte Mezzagno, operanti da diversi anni nel settore edilizio e della manutenzione delle reti di gas metano. Secondo le risultanze indiziarie, gli imprenditori avrebbero agevolato delle persone già sottoposti ad indagini e misure di prevenzione antimafia

                                     

3.1. Appalti a Roma Cosa Nostra Beach

Il lido ostiense è soggetto ad appalti criminali da parte di clan mafiosi che si accaparrano aree demaniali e stabilimenti balneari per mezzo della corruzione di pubblici ufficiali, a favore di imprenditori associati ai clan mafiosi. Nel giro di 10 anni, dal 2003 ad oggi, è stata denunciata la presenza di infiltrazioni di stampo mafioso che dal porticciolo di Ostia si sono addentrate sino alleconomia di Roma tramite le famiglie mafiose dei Triassi, dei Fasciani, dei Casamonica, dei DAgati, degli Spada e del clan camorristico Senese.

                                     

3.2. Appalti a Roma Informativa della Guardia di Finanza di Ostia del 2003

Nel 2003, a Ostia, uninformativa della Guardia di finanza parlava dellattività di Fabrizio Sinceri, associato al sistema mafioso, come uomo di collegamento con i fratelli Vito e Vincenzo Triassi. Fabrizio Sinceri con la società Faber Beach costruì una florida attività criminale turistico commerciale sul litorale ostiense. Questa indagine fu bloccata da una serie di esposti anonimi contro le forze di polizia, accusate di aver incassato illegittimamente del denaro, accuse negli anni rivelatesi false.

Linformativa di circa 40 pagine con le descrizioni dettagliate di cosa stava accadendo a Ostia nel 2003, con grafici che evidenziavano i collegamenti delle famiglie mafiose operanti sul litorale, fu fatta insabbiare dalla Mafia romana attraverso le sue connessioni con il mondo della politica e dell’impresa, dal clan Cuntrera-Caruana e dal clan Caldarella. Santo Caldarella, misteriosamente scomparso, che ha due figlie che sono mogli dei fratelli Triassi, era il principale indagato. A partire dal 28 marzo 2003 il gruppo dindagine fu smembrato. Al suo posto iniziò un depistaggio con lindagine denominata Anco Marzio, la quale impiegò 6 milioni di euro senza dimostrare nulla. Cesare Bove, Ispettore di Polaria, era una gramigna allinterno della Polizia di frontiera, coinvolgendo poliziotti e finanzieri dentro un gioco che ha fatto transitare almeno 5 volte il peso della cocaina sequestrata in dieci anni di operazioni. La cocaina veniva introdotta dallaeroporto di Fiumicino, corrompendo i funzionari, aspetti della vicenda che lasciano molti interrogativi sul livello di sicurezza dellaeroporto romano.



                                     

3.3. Appalti a Roma Operazione Nuova Alba

Il 27 luglio 2013, a Roma, la squadra mobile con loperazione Nuova Alba, arresta 51 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel controllo del Porto Turistico di Roma, i mafiosi si sono serviti di imprenditori al di sopra di ogni sospetto.

                                     

3.4. Appalti a Roma Operazione Tramonto

Il 4 marzo 2014, a Ostia, la squadra mobile con loperazione Tramonto, arresta 16 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di beni. In particolare Carmine Fasciani si era insinuato e stabilito nelleconomia legale di Roma, per mezzo della costituzione, per il tramite di prestanome, di molte società operanti nel settore della ristorazione, della gestione di stabilimenti balneari, delle discoteche e della rivendita e noleggio di autovetture. Le società di balneazione sequestrate sono Settesei, Rapanui, Yogusto, Mpm, Dafa, Sand, Kars. Le operazioni condotte sul litorale romano con loperazione Tramonto sono state di fondamentale importanza per rilanciare la parte sana dellimprenditoria locale che non si piega e continua produrre per la città di Roma e per ripristinare la legalità, per cancellare le presenze malavitose che negli anni si sono insediate sul litorale romano, così come su tutto il territorio nazionale.

                                     

3.5. Appalti a Roma Appalti illeciti per stabilimenti balneari

Il 4 novembre 2014 a Ostia, la polizia, i carabinieri e la guardia costiera, hanno scoperto in una indagine congiunta, appalti illeciti e tangenti per gli stabilimenti balneari del litorale. In particolare Aldo Papalini, direttore dellufficio tecnico e dellunità operativa ambiente del XIII municipio aveva revocato la concessione di balneazione dello stabilimento balneare Orsa maggiore al Cral delle Poste e lo aveva riaffidato alla società Blu Dream i cui soci erano Cosimo Appeso, luogotenente della Marina militare e Carmine Spada. È stato arrestato Armando Spada, del clan Spada, associato ai Fasciani, egemone nel territorio di Ostia.

                                     

4. Processo Iblis

Il 9 aprile 2011, a Catania, lindagine Iblīs della Direzione distrettuale antimafia Dda si è conclusa con la scoperta che larmatore Amedeo Matacena Junior, era in affari con la mafia catanese, con la società Amadeus Spa, per la gestione dei traghetti sullo Stretto di Messina. Sono stati arrestati 23 mafiosi e sequestrati 50 milioni di euro. La famiglia Ercolano, di Catania, si è infiltrata in vari settori delleconomia, edilizia, grande distribuzione alimentare e in particolare dei trasporti su iniziativa del boss Enzo Ercolano, figlio di Giuseppe, in combutta con Francesco Caruso e Giuseppe Scuto che avevano rapporti con mafiosi di Catania e Agrigento e con politici corrotti, tra i quali Giovanni Cristaudo e Raffaele Lombardo, imputati nel processo Iblis, con la costituzione nel 2008 del Partito nazionale degli autotrasportatori, per avere un canale privilegiato con le amministrazioni pubbliche e incassare ecobonus.

Tra gli anni 2005 e 2006 i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria erano tenuti dalla Società Servizi Autostrade del Mare in mano agli Ercolano e ai fratelli Aiello, ma intestata al prestanome Francesco Caruso, che aveva preso in affitto dalla società Amadeus spa, tre navi da utilizzare come vettori.

Alla fine del processo Iblis sono stati condannati 23 delinquenti fra cui lex sindaco di Palagonia e deputato regionale Fausto Fagone è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Amedio Matacena, condannato a 5 anni di prigione, per concorso esterno in associazione mafiosa, è fuggito in Dubai.



                                     

5. Video

Arresto di Vincenzo Triassi

Pino Finocchiaro, Arrivo in aeroporto e traduzione in carcere di Vincenzo Triassi, Rai News 24. "Luogotenente a Roma dei Caldarella e i Cuntrera-Caruana".

Operazione Nuova Alba

Operazione Nuova Alba, OstiaTV, 5 novembre 2014. "Ostia, concessioni demaniali e appalti pubblici: arrestati imprenditori e funzionari".

Operazione Tramonto

Operazione Tramonto, OstiaTV, 4 marzo 2014. "Criminalità, smantellate imprese dei clan mafiosi: 16 arresti".

Processo Iblis

Processo Iblis, D1Television, 13 gennaio 2012. "Processo Iblis a Catania: scende in campo "la società degli onesti".