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ⓘ Grande rivolta berbera. La Grande rivolta berbera del 739740–743 esplose nel corso del califfato dellomayyade Hishām b. ʿAbd al-Malik e costituì la prima secess ..




                                     

ⓘ Grande rivolta berbera

La Grande rivolta berbera del 739/740–743 esplose nel corso del califfato dellomayyade Hishām b. ʿAbd al-Malik e costituì la prima secessione patita dal califfato, allora con sede a Damasco.

Dietro di essa si affacciava la propaganda kharigita e lirrisolta questione dei mawālī convertiti allIslam non Arabi, che non erano equiparati - specialmente sotto il profilo fiscale - ai musulmani arabi, tanto da essere costretti a versare al Bayt al-māl la jizya e leventuale kharāj cui erano tenuti i sudditi "protetti", appartenenti all Ahl al-Kitāb, anziché la più lieve zakāt cui erano tenuti i musulmani.

La rivolta esplose a Tangeri nel 740, e fu inizialmente guidata dal berbero Maysara al-Matgharī. Si diffuse rapidamente al resto del Maghreb Nordafrica e, attraversando lo Stretto di Gibilterra, penetrò in al-Andalus Spagna.

Gli Omayyadi, per quanto a costo di perdite significative, riuscirono a impedire che la regione assai ricca dellIfrīqiya in gran parte combaciante con lodierna Tunisia e quella di al-Andalus cadessero nelle mani dei ribelli ma il resto del Maghreb non fu mai più recuperato dal califfato omayyade e neppure da quello abbaside. Dopo non essere riusciti a impadronirsi della capitale provinciale omayyade di Qayrawān, le forze ribelli berbere si sciolsero, e il Maghreb occidentale si frammentò in una serie di piccoli staterelli berberi, governati da capi tribali e da imam kharigiti.

La Rivolta berbera fu probabilmente il maggior fenomeno insurrezionale del califfato di Hishām. Da essa emersero alcune realtà politiche, economiche e culturali di rilevante interesse, estranei alla realtà califfale. Talvolta, non senza qualche ottimismo, gli eventi legati alla Rivolta berbera vengono ad esempio considerati come linizio dellindipendenza marocchina, dal momento che mai nella sua storia quellarea fu sotto il governo califfale e di qualche altra potenza dopo di esso, fino alle ingerenze dellOccidente ai primi del XX secolo.

                                     

1. Antefatti

Le cause della rivolta berbera furono le politiche dei governatori omayyadi di Qayrawān Ifrīqiya, del resto del Nordafrica, di Fustāt Egitto e di al-Andalus Spagna.

Dai primissimi tempi della conquista arabo-islamica del Nordafrica, i comandanti delle forze musulmane avevano trascurato lelemento indigeno non-arabo vale a dire essenzialmente i Berberi, quando addirittura non lavevano angariato. Sebbene ai Berberi vada riconosciuto il fondamentale merito delle conquiste dellAfrica del Nord e della stessa Spagna, ed essi si assegnavano porzioni inferiori al dovuto di bottino bellico e frequentemente il trattamento loro riservato era duro, a dispetto della loro conversione alla religione degli altezzosi conquistatori. Ad esempio ai Berberi era assegnato il compito di fungere da avanguardia, con le intuibili maggiori perdite in vite umane rispetto al resto delle formazioni armate, come pure lassegnazione a operare a lungo in avamposti e guarnigioni in cui la vita quotidiana era molto dura. A dispetto del fatto che il governatore arabo dIfrīqiya Mūsā b. Nusayr avesse premiato i suoi luogotenenti berberi, assegnando loro posti di responsabilità, senza alcuna discriminazione rispetto ai loro colleghi arabi un esempio è costituito da Tāriq b. Ziyād che porterà le prime forze islamiche alla conquista della Spagna visigotica il suo successore Yazīd b. Abī Muslim e altri dopo di lui, trattarono le forze berbere con dura albagia.

La cosa più grave fu che i governanti arabi applicarono ai Berberi convertiti allIslam la tassazione prevista per i dhimmi la jizya e il kharāj, violando apertamente la Legge islamica. Questo accadde praticamente in tutto il "secolo omayyade", con lunica eccezione di ʿUmar II.

Nel 718, questi proibì infatti la riscossione delle imposte previste per i dhimmi a carico dei non-Arabi convertiti allislam. Ciò fece diminuire gran parte della tensione. Ma le campagne militari del 720 e del 730 costrinsero le autorità califfali a cercare nuovi modi per riempire le loro tesorerie. Durante il califfato di Hishām b. ʿAbd al-Malik, dal 724, i divieti vennero elusi con reinterpretazioni del disposto coranico ad esempio trasformando il kharāj in unimposta fondiaria sulla terra, piuttosto che legarla alla religione del proprietario.

Ciò fece aumentare il risentimento berbero, che venne fomentato dai propagandisti kharigiti in particolar modo sufriti e ibaditi, che avevano iniziato ad arrivare nel Maghreb dal 720. I kharigiti predicavano una forma radicale dellIslam, promettendo un nuovo ordine politico, in cui tutti i musulmani avessero gli stessi diritti, indipendentemente dalletnia di appartenenza e dallo stato tribale, in coerente applicazione della Legge islamica. Il messaggio kharigita divenne subito popolare tra i Berberi. Ammutinamenti sporadici di guarnigioni berbere vennero repressi con molta difficoltà. Un governatore dellIfriqiya, Yazīd b. Abī Muslim, che aveva ripreso la jizya a carico dei Berberi convertiti e che aveva umiliato guerrieri berberi, marchiandoli sulle mani, fu assassinato nel 721.

Nel 734, ʿUbayd Allāh b. al-Habhāb, che nel 724 era già stato Sāhib al-kharāj, ossia capo degli esattori delle imposte in Egitto) fu nominato governatore omayyade a Qayrawān, con lautorità di controllo di tutto il Maghreb e al-Andalus. Assumendo la carica dopo un periodo di cattiva amministrazione, ʿUbayd Allāh riprese subito la collaudata politica dellimposizione fiscale a carico dei mawālī, ponendo addirittura in vendita alcuni berberi e alcune ragazze berbere, impartendo disposizioni in tale senso ai suoi vicari ʿUqba ibn al-Hajjāj al-Salūlī a Cordova al-Andalus e a ʿUmar ibn al-Murādī a Tangeri attuale Marocco. Il fallimento della costosa spedizione in Gallia nel periodo 732-737, respinta a Poitiers dal Maggiordomo di Palazzo dei re merovingi, Carlo Martello, portò a nuove odiose tasse. Il parallelo scacco degli eserciti califfali in Khorasan e Transoxiana non portò ad alcun afflusso di risorse al Bayt al-māl di Damasco.

                                     

2.1. La Rivolta Rivolta in Maghreb

Lo zelo degli esattori omayyadi delle imposte fece perdere la pazienza ai Berberi. Si dice che a seguito di disposizioni di ʿUbayd Allāh ibn al-Habhāb atte a estorcere più ricavi dai Berberi, ʿUmar ibn al-Murādī, il suo vice-governatore di Tangeri, dichiarò i Berberi giuridicamente come un "popolo conquistato", e, di conseguenza, rendeva legale il sequestro dei loro immobili e la loro riduzione in schiavitù, secondo le regole di conquista.

Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Ispirate da predicatori Sufriti, le principali tribù berbere del Marocco occidentale, ovvero i Ghomāra, i Barghawāta, gli Zanāta e i Miknāsa, decisero di rivoltarsi apertamente contro gli Arabi. Come loro leader scelsero Maysara al-Matghari, che, secondo alcuni cronisti arabi, era un umile venditore dacqua ma molto più probabilmente era un importante capo tribale della tribù berbera degli Ait Matghara.

Lopportunità di fare sentire la propria voce si presentò tra la fine del 739 o i primi del 740, quando il potente generale ifriqiyano Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī, che aveva da poco imposto la sua autorità sulla valle del Sūs, nel Marocco meridionale, ricevette istruzioni dal governatore di Qayrawān ʿUbayd Allāh di condurre unampia formazione militare attraverso il mare contro la Sicilia bizantina. Radunando tutte le forze possibili, Habīb b. Abī ʿUbayda portò il grosso dellesercito ifriqiyano fuori dalle odierne regioni marocchine.

Non appena il potente Habīb si mise in movimento senza problemi, Maysara al-Matgharī radunò per parte sua la sua coalizione di forze berbere, con le teste rasate secondo la moda kharigita sufrita e con scritte del Corano legate alle loro lance e alle loro spade, portandoli a Tangeri. La città cadde immediatamente nelle mani dei rivoltosi e lodiato governatore ʿUmar ibn al-Murādī fu ucciso. Fu a quel punto che si dice Maysara avesse assunto il titolo di Amīr al-muʾminīn "Comandante dei credenti", sinonimo di "Califfo". Lasciata una guarnigione berbera a Tangeri, al comando del convertito cristiano ʿAbd al-Aʿlā al-Hudayj al-Ifrīqī, lesercito di Maysara procedette al rastrellamento del Marocco occidentale, accogliendo nei suoi ranghi nuovi aderenti alla rivolta, sgominando le guarnigioni omayyadi dallo Stretto di Gibilterra a Sūs. Uno dei governatori locali ucciso dai Berberi fu Ismāʿīl ibn ʿUbayd Allāh, figlio dellEmiro di Qayrawān.

La Rivolta berbera sorprese il Wālī di Qayrawān, ʿUbayd Allāh ibn al-Habhāb, che aveva a sua disposizione scarse truppe. Immediatamente egli spedì messaggeri in Sicilia a Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī, per avvertirlo di metter fine alla sua spedizione e di tornare col suo esercito in Africa con la massima urgenza. Nel frattempo, ʿUbayd Allāh organizzò una colonna di cavalleria pesante, composta dallélite aristocratica araba di Qayrawān e pose costoro sotto il comando di Khālid b. Abī Habīb al-Fihrī, inviandola a Tangeri, per bloccare i Berberi che vi si trovavano, mentre attendeva il ritorno di Habīb dalla Sicilia. Un piccolo esercito di riserva fu messo sotto il comando di ʿAbd al-Rahmān b. al-Mughīra al-ʿAbdarī, dandogli listruzione di tenere Tlemcen, in caso le forze berbere avessero sopraffatto la colonna di cavalleria e avessero provato a dirigersi su Qayrawān.

Le forze berbere di Maysara incontrarono la colonna che costituiva lavanguardia ifriqiyana, guidata da Khālid b. Abī Habīb da qualche parte nelle vicinanze di Tangeri Dopo una breve schermaglia con la colonna araba, Maysara ordinò improvvisamente ai guerrieri berberi di tornare a Tangeri. Il comandante della cavalleria araba Khālid b. Abī Habīb non lo inseguì, attestandosi a sud di Tangeri, bloccando così la città berbera, in attesa dei rinforzi attesi della spedizione siciliana che stava tornando.

In quel periodo di tregua, i rivoltosi berberi si riorganizzarono ed effettuarono un colpo di mano. I capi tribali berberi rapidamente deposero e giustiziarono Maysara e scelsero al suo posto il capo dei berberi Zenata, Khālid b. Hamīd al-Zanātī come nuovo "califfo" berbero. Le ragioni di quelle decisioni rimangono oscure ma forse si volle punire quella decisione improvvisa di sganciamento presa da Maysara nella battaglia con gli Arabi, interpretata come un atto di codardia, giudicata inaccettabile nellottica sufrita, secondo cui la lotta contro gli Arabi era ritenuta giusta e doverosa per un buon musulmano, o forse semplicemente perché i berberi Zenāta - le cui tribù erano insediate nelle vicinanze della frontiera ifriqiyana - pensavano di essere maggiormente legittimati a guidare la rivolta.

Il nuovo leader berbero optò per un attacco immediato alla colonna ifriqiyana prima che potesse rafforzarsi. I ribelli berberi, sotto Khālid b. Hamīd, distrussero nellottobre-novembre del 740 la cavalleria di Khālid b. Abī Habīb in uno scontro che sarà chiamato la Battaglia dei nobili ghazwat al-ashrāf, dal momento che la crema dellaristocrazia ifriqiyana che vi combatteva vi trovò la morte.

Limmediata reazione araba al disastro mostra quanto fosse inaspettato quel rovescio. Alle prime notizie circa la disfatta degli aristocratici, lesercito di riserva di Ibn al-Mughīra a Tlemcen piombò nel panico. Vedendo i predicatori sufriti ovunque in città, il generale omayyade ordinò alle sue truppe innervosite di condurre una serie di retate a Tlemcen, molte delle quali si conclusero con massacri indiscriminati. Ciò provocò una massiccia reazione popolare in quella che era stata fino ad allora una cittadina tranquilla. La città, ampiamente abitata da Berberi, espulse le truppe omayyadi dallabitato. La linea del fronte della Rivolta berbera lambiva in quel momento il Maghreb centrale Algeria.

Lesercito della spedizione in Sicilia giunse troppo tardi per impedire il massacro degli aristocratici. Capendo che essi non erano in posizione tale da fronteggiare lavversario berbero, esso si ritirò a Tlemcen, per arruolare soldati di riserva, trovando però che la città era al momento in pieno scompiglio. Lì, Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī incontrò Mūsā b. Abī Khālid, un capitano omayyade che aveva coraggiosamente stazionato nelle vicinanze di Tlemcen, radunando quante più forze leali al Califfato gli era stato possibile. Lo stato di panico e di confusione era tale che Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī decise di addossare ogni colpa allincolpevole capitano e di amputargli le mani e una gamba come punizione.

Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī asserragliò ciò che rimaneva delle truppe ifriqiyane nelle vicinanze di Tlemcen forse a Tahert, e invocò Qayrawān per ottenere rinforzi. La richiesta fu trasmessa a Damasco.

Il Califfo Hishām, sentendo quelle notizie impressionanti, si dice avesse esclamato: "Per Dio, scatenerò contro di loro certamente il furore, con un furore arabo, e manderò contro di loro un esercito la cui testa comincerà lì dove essi si trovano e la cui coda sarà qui dove io mi trovo!"

                                     

2.2. La Rivolta La spedizione siriana

Nel febbraio del 741, il Califfo Hishām nominò Kulthūm b. ʿIyād al-Qushayrī o al-Qāsī in sostituzione di ʿUbayd Allāh caduto in disgrazia come nuovo Governatore in Ifrīqiya. Kulthūm era accompagnato da forze arabe fresche 27.000 uomini, arruolati nei jund del Bilād al-Shām e un contingente addizionale arruolato in Egitto. Il Califfo nominò anche il nipote di Kulthūm, Balj b. Bishr al-Qushayrī suo luogotenente ed eventuale successore, e il comandante giordano Thaʿlaba b. Salāma al-ʿĀmilī come secondo possibile successore.

La cavalleria délite siriana, comandata da Balj b. Bishr, che aveva procedu,to col grosso delle sue forze, fu la prima ad arrivare a Qayrawān nellestate del 741. Il loro breve soggiorno non fu felice. I Siriani erano giunti animati da spirito combattivo ed entrarono in urto con le autorità della città ifriqiyana che, sospettose, avevano riservato loro unaccoglienza fredda. Interpretando quellatteggiamento come ingratitudine, i Siriani simposero in città con la consueta albagia, acquartierandosi e requisendo quanto occorreva loro, senza riguardo per le autorità locali o le loro priorità.

Varrà la pena ricordare come i componenti della spedizione siriana fossero lespressione di diverse tribù, al contrario degli Arabi residenti in Ifrīqiya, quasi interamente di origine yemenita, e quindi kalbiti al contrario dei Siriani provenienti dai Jund, in massima parte, in cui aveva arrogantemente ingiunto di fornire alloggio alla sua cavalleria siriana, obbligando linfastidito zio o cugino di Balj, Kulthūm, a scusarsi con Habīb per linsultante comportamento del suo sciocco parente, che creava inopportune difficoltà per la necessaria fusione tra le forze siriane e quelle ifriqiyana.

Lunione dei due contingenti avvenne non senza difficoltà. Le notizie circa il comportamento siriano a Qayrawān erano giunte alle truppe ifriqiyane, mentre i Siriani, irritati dalla tiepida accoglienza ricevuta in città, trattavano i loro omologhi ifriqiyani in modo prepotente. Habīb e Balj bisticciarono e i loro uomini giunsero quasi alle mani. Con grande e faticosa diplomazia, Kulthūm b. ʿIyād riuscì a tenere i due eserciti insieme, ma il reciproco risentimento avrebbe svolto una parte estremamente negativa dei successivi avvenimenti.

Lesercito ribelle berbero, intanto, al comando di Khālid b. Hamīd al-Zanātī forse congiuntamente con un tal Sālim Abū Yūsuf al-Azdī, se era enormemente più numeroso, era però poveramente armato e attrezzato. Molti guerrieri berberi potevano contare solo su pietre e coltelli, abbigliati con una semplice tunica, col cranio rasato, secondo la consuetudine dei "puritani" sufriti. Potevano però contare sulla loro perfetta conoscenza del terreno, su un morale assai elevato e su un fervore alimentato dalla loro fede sufrita.

Gli eserciti berberi e arabi infine si scontrarono nella Battaglia di Baqdura o Nafdūra nellottobre-novembre 741, sul fiume Subū nelle vicinanze della moderna Fès. Disdegnando il consiglio alimentato dallesperienza e dalla prudenza fornito dagli Ifriqiyani, Kulthūm b. ʿIyād compì diversi gravi errori tattici. Gli schermagliatori berberi abbatterono i cavalli siriani e isolarono i loro cavalieri, mentre la fanteria berbera sovrastò col suo numero quella araba. Gli eserciti arabi furono rapidamente messi in rotta. Secondo alcune stime, due terzi delle forze arabe furono uccisi e catturati dai Berberi a Baqdura. Fra i caduti vi fu il nuovo governatore Kulthūm b. ʿIyād al-Qushayrī e il comandante delle forze ifriqiyane Habīb b. Abī ʿUbayda al-Fihrī.

I reggimenti siriani, ridotti al numero di circa 10.000 uomini, non si dispersero grazie agli efficaci sforzi di Balj b. Bishr e si aprirono la strada con valore e disciplina fino allo Stretto di Gibilterra, dove speravano di ottenere un passaggio che permettesse loro di metter piede in al-Andalus. Un piccolo contingente ifriqiyano, agli ordini del figlio di Habīb b. Abī ʿUbayda, ʿAbd al-Rahmān b. Habīb al-Fihrī, si unì ai Siriani nella loro fuga, ma il resto delle forze ifriqyiane si sparpagliò tornando a Qayrawān. Il grosso dellesercito ribelle berbero si mise dal canto suo allinseguimento dei Siriani e li pose sotto assedio a Ceuta.



                                     

2.3. La Rivolta Offensiva su Qayrawān

Il capo berbero Zanāta Khālid b. Hamīd al-Zanātī che aveva vinto due grandi battaglie ai danni degli Arabi, scompare dalle cronache poco dopo la battaglia. Lannuncio della disfatta araba dette ulteriore vigore alla rivolta e anche molte componenti berbere, rimaste fino ad allora tranquille, si unirono alla causa comune berbera. Essa s allargò quindi anche ad al-Andalus, in cui la componente berbera era particolarmente rilevante.

La minaccia più immediata si presentò in Ifrīqiya meridionale, dove il leader sufrita ʿUkkāsha b. Ayyūb al-Fazārī levò un esercito berbero e mise lassedio a Gabès e Gafsa. Con una rapida sortita a sud con quanto restava dellesercito ifriqiyano, il Qādī di Qayrawān ʿAbd al-Rahmān b. ʿUqba al-Ghifārī provò a sconfiggere e a disperdere le forze di ʿUkkāsha presso Gafsa nel dicembre del 741. Ma il Qādī poteva contare su un numero insufficiente di soldati e ʿUkkāsha riuscì subito a riunire le sue forze nelle prossimità di Tobna, nella valle dello Zab, nellIfrīqiya occidentale attuale Algeria.

Immediatamente dopo aver saputo del disastro di Baqdura, il Califfo Hishām ordinò al Governatore omayyade dellEgitto, Hanzala b. Safwān al-Kalbī di occuparsi rapidamente dellIfrīqiya. Nel febbraio del 742, Hanzala b. Safwān condusse il suo esercito egiziano a ovest e giunse a Qayrawan verso laprile del 742, proprio mentre ʿUkkāsha stava tornando a tentare ancora la sua buona sorte. Le forze di Hanzala respinse di nuovo indietro ʿUkkāsha.

Quando ʿUkkāsha stava radunando le proprie forze, ancora una volta nello Zab, incontrò una numerosa formazione berbera proveniente da occidente, al comando del capotribù berbero degli Hawwāra, ʿAbd al-Wāhid b. Yazīd al-Hawwārī probabilmente avvertito dal Califfo berbero Khalid ibn Hamid al-Zanati, per quanto egli non sia citato nelle cronache arabe. La compagine di ʿAbd al-Wāhid era composta da circa 300.000 soldati berberi, vale a dire la più numerosa formazione armata berbera che si fosse mai vista. Dopo una rapida consultazione, ʿUkkāsha e ʿAbd al-Wāhid concordarono su un attacco congiunto sulla ricca città-santa di Qayrawān, ʿUkkāsha portò i suoi uomini lungo la direttrice meridionale, mentre ʿAbd al-Wāhid, con il suo numeroso esercito, passò attraverso i valichi settentrionali, convergendo così su Qayrawān da opposte direzioni.

Saputo dellavvicinamento delle grandi formazioni armate berbere, Hanzala b. Safwān capì che quello era il momento decisivo per prevenire quel congiungimento. Inviata una formazione di cavalleria per infastidire e rallentare ʿAbd al-Wāhid a nord, Hanzala condusse il grosso delle sue forza a sud, scontandosi con ʿUkkāsha nella cruenta battaglia di al-Qarn, in cui prese prigioniero il comandante nemico. Tuttavia Hanzala aveva avuto gravi perdite e era imminente larrivo del gigantesco e inatteso esercito di ʿAbd al-Wāhid. fatta una rapida retromarcia, Hanzala si dice avesse chiamato alle armi lintera popolazione di Qayrawān per infoltire i suoi ranghi, prima di prendere ancora una volta posizione per il combattimento. In quello che probabilmente è stato il più sanguinoso scontro delle guerre contro i Berberi, Hanzala b. Safwān sbaragliò la grande armata berbera di ʿAbd al-Wāhid b. Yazīd al-Hawwārī a al-Asnam verso il maggio del 742 o forse poco dopo, circa 5 chilometri fuori Qayrawān. Pressappoco 120.000-180.000 Berberi, incluso ʿAbd al-Wāhid, caddero sul campo di battaglia in quel singolo scontro. ʿUkkāsha fu giustiziato poco dopo.

Malgrado Qayrawān fosse stata salvata dal Califfato, e con essa il cuore pulsante economico e spirituale dellIfrīqiya, Hanzala b. Safwān dovette assumersi anche il poco invidiabile compito di riportare allubbidienza di Damasco le province più occidentali, ancora sotto lautorità berbera.

                                     

2.4. La Rivolta Rivolta in al-Andalus

Il colpo di mano che aveva insediato ʿAbd al-Malik b. Qatan al-Fihrī come governante in al-Andalus ai primi del 741 era stato un espediente dettato dallemergenza. Ma una volta che le notizie del disastro della battaglia di Baghdūra si diffusero, uninsurrezione generale berbera in al-Andalus non poteva essere evitata troppo a lungo. Nellottobre del 741, le guarnigioni berbere lungo le frontiere del NO della Galizia si ammutinarono. Esse deposero i loro comandanti arabi e presero il controllo dei luoghi in cui si trovavano, abbandonando poi le loro postazioni per raccogliere una loro armata ribelle nelle località del centro ispanico e marciare contro gli Arabi andalusi nel sud.

Anche se i nomi dei capi della rivolta non sono noti, si sa che lesercito berbero ribelle di al-Andalus era suddiviso in tre colonne, una per prendere Toledo, unaltra Cordova la capitale della Spagna omayyade e la terza Algeciras, dove i ribelli speravano di impossessarsi della flotta della città per traghettare rinforzi verso il Maghreb.

Con le guarnigioni di frontiera del nord-ovest improvvisamente evacuate, il re cristiano Alfonso I delle Asturie fu sorpreso da tanta fortuna, e invase immediatamente le postazioni lasciate sguarnite. Con notevole rapidità e facilità il nord-ovest venne conquistato, le rive superiori dellEbro non tornarono mai più sotto il controllo dei musulmani. Gli Asturiani devastarono diverse città e villaggi sulle rive del fiume Duero, e deportarono le popolazioni locali dalle città e villaggi nella pianura galiziano-leonese, creando una zona cuscinetto spopolata nella valle del fiume Duero deserto del Duero tra le Asturie e al-Andalus, nel sud. Questa nuova frontiera vuota resterà in vigore per i successivi secoli. Si dice che montanari berberi rimasero negli altopiani intorno ad Astorga e León. Queste comunità berbere intrappolate vennero chiamate "maragatos dai cristiani. Anche se alla fine si convertirono al cristianesimo, i maragatos mantennero i loro caratteristici costumi e il loro stile di vita di origine berbera fino alletà moderna.

                                     

2.5. La Rivolta I Siriani in Spagna

Durante buona parte dellinverno del 741-42, i superstiti della spedizione siriana in Ifriqiya, circa 10.000 uomini al comando di Balj ibn Bishr, rimasero a Ceuta, assediati dai ribelli berberi. Il governante di al-Andalus, ʿAbd al-Malik b. Qatan al-Fihrī, diffidava che la presenza dei Siriani nel suo territorio avrebbe complicato la situazione, rifiutando perciò loro il traghettamento in al-Andalus. Infatti vietò loro ogni rifornimento per i Siriani bloccati, spingendosi tanto da torturare pubblicamente a morte un commerciante andaluso che aveva osato inviare un paio di barche di grano a Ceuta per vettovagliare i disperati siriani.

Tuttavia giunse alle orecchie del Wālī di al-Andalus che le forze dei rivoltosi berberi dalla Galizia si erano riorganizzati e si dirigevano verso sud su tre colonne, in direzione di Toledo, Cordova e Algeciras.

Non avendo sufficienti forze arabe a sua disposizione, il Wālī ʿAbd al-Malik b. Qatan al-Fihrī capì di avere una piccola opportunità se avesse usato la forza siriana bloccata a Ceuta per sconfiggere gli eserciti berberi. In un negoziato accuratamente trattato, ʿAbd al-Malik concesse ai Siriani di Balj il permesso di valicare il braccio di mare per la costa spagnola, a condizione che essi promettessero di tornare in Nordafrica entro un anno dalla soluzione del conflitto coi Berberi. Ostaggi vennero presi per assicurarsi la puntuale applicazione da parte siriana dellaccordo.

Il corpo siriano di Balj attraversò il mare ai primi del 742 e immediatamente si attestò nei dintorni di Medina-Sidonia, dove intercettò e si sbarazzò della colonna berbera che puntava su Algeciras. I Siriani si unirono poi agli Arabi di al-Andalus nello sgominare la principale colonna berbera in una feroce battaglia fuori Cordova nella primavera del 742. Poco dopo essi si sbarazzarono anche del terzo contingente berbero, ponendo quindi sotto assedio Toledo.

La ribellione berbera fu così eliminata in Spagna, ma i Siriani non dettero segno di volersene andare. Quando il Governatore andaluso ʿAbd al-Malik ibn Qatan al-Fihrī insisté per lapplicazione dellaccordo, Balj b. Bishr, decise semplicemente di deporlo e di proclamare se stesso Governatore, invocando le sue credenziali di Governatore designato dallo zio, lultimo Governatore ifriqiyano Kulthūm b. ʿIyād al-Qāsī o al-Qushayrī. Come vendetta per la sorte riservata al commerciante di Ceuta, Balj ordinò che lanziano Ibn Qatan fosse torturato a morte.

Non era troppo astratta la possibilità dellesplosione di una guerra civile. Radunati da Qatan e Umayya, figli dellultimo Governatore, gli Arabi andalusi imbracciarono le armi contro il contingente siriano. Esso inflisse tuttavia una secca sconfitta agli Andalusi nella Battaglia di Aqua Portora, fuori Cordova, nellagosto del 742, ma Balj ibn Bishr rimase mortalmente ferito sul campo. Il comando dellesercito siriano fu allora affidato a Thaʿlaba b. Salāma al-ʿĀmilī e nei successivi mesi i Siriani rimasero fermi sul chi vive, mentre gli Andalusi presto raggiunti da ciò che restava dei rivoltosi berberi si riunivano a Mérida.

Gran parte dei mesi successivi trascorse in una guerra civile tra Arabi, mentre il problema berbero veniva accantonata come problema secondario. Infine, stanche della guerra, le parti si appellarono allEmiro ifriqiyano Hanzala b. Safwān al-Kalbī per risolvere la questione. Hanzala inviò suo cugino Abū al-Khattār al-Husām b. Dirār al-Kalbī come nuovo Governatore di al-Andalus. Abū al-Khattār giunse nel maggio del 743 e immediatamente si dette da fare per ripristinare la pace in al-Andalus, liberando i prigionieri arabi e berberi e organizzando una soluzione stabile per una sistemazione delle truppe siriane. Decise infatti di distribuire i soldati siriani in jund andalusi che riprendevano le denominazioni della madrepatria, ritagliando feudi per essi in aree fino ad allora scarsamente popolate: il jund di Damasco fu stabilito fosse a Elvira Granada, il jund del Giordano a Rayyu a Siviglia e a Niebla e quello di Qinnasrin a Jaén. Il jund di Egitto fu diviso tra Beja Algarve a ovest e Tudmir Murcia a est. Al-Maqqari parla di un ulteriore jund di Wāsit Iraq che fu spostato a Cabra, ma tale jund non è ricordato in altre fonti). Ai jund siriani fu assegnato un terzo delle entrate fiscali esatte nelle loro aree di appartenenza e a loro fu riconosciuto il diritto di raccogliere le entrate fiscali e di organizzare il servizio militare al servizio del Governatore di al-Andalus.

Larrivo dei Siriani ebbe forti conseguenze nella successiva storia islamica spagnola. Essi accrebbero notevolmente la consistenza dellelemento arabo, fino ad allora minoritario rispetto a quello berbero e indigeno, rafforzando le tradizioni siriane e filo-omayyadi in al-Andalus. Provocò tuttavia anche qualche problema di non trascurabile rilevanza. Riottosi ad essere governati, i Siriani introdussero alcune note di sapore feudale anarchico, indebolendo alquanto il potere governatorale andaluso.



                                     

3. Ultimi anni

È normale indicare il 742 o il 743 come data che segnò la "fine" della Grande rivolta berbera, dopo il fallimento da parte degli eserciti berberi della conquista di Qayrawan o di Cordova. Ma la salda presa berbera nelle estreme regioni del Maghreb, o nelle zone occidentali e centrali dellMaghreb al-Awsat Maghreb centrale, oggi Algeria sarebbe rimasta come una duratura realtà, portando allinstaurazione dello Stato Barghwata di Tamesna nel 744, dello Stato di Abu Qurra a Tlemcen nel 742 e dellEmirato midraride a Sijilmassa nel 758, mentre lelemento arabo sarebbe rimasto dominante in al-Andalus e Ifriqiya, inclusa la parte orientale dellattuale Algeria.

In seguito, dinastie non berbere giunsero al potere col sostegno dei Berberi, come i Rustemidi, una dinastia di origine persiana che, dal 761, instaurò un Imamato nellarea di Tahert, nella moderna Algeria e, di maggior rilevanza storica, la dinastia sceriffiana idriside in Marocco, dal 789, considerata la dinasti fondatrice del moderno Stato del Marocco.

Altre realtà istituzionali, ma non organizzate come Stati, sorsero in quelle regioni, governate da ribelli di orientamento kharigita, come Gerba, Wargla, Sétif, Tozeur, Gafsa e il Jebel Nafusa.

                                     
  • facente parte del più ampio quadro della grande rivolta berbera Il risultato è stata un importante vittoria berbera sugli arabi nei pressi di Tangeri. Durante
  • i rivoltosi berberi alle forze califfali arabe siriane e ifriqiyane, nel quadro della Grande rivolta berbera La Grande rivolta berbera aveva segnato
  • reprimere la Grande rivolta berbera e successivamente in al - Andalus, dove entrambi avevano trovato rifugio dopo la disfatta patita dai berberi in Nordafrica
  • un rivoluzionario berbero è stato un capo della tribù berbera amazigh dei Madghāra o Matghāra Guidò la Grande rivolta berbera intorno alla quinta
  • regnò sulla Ta ifa di Badajoz. Alcuni Miknāsa parteciparono alla Grande rivolta berbera 739 - 742 adottando l Islam kharigita e fondarono sul bordo settentrionale
  • sommariamente ai primi dell VIII secolo, e alla Grande rivolta berbera di Maysara al - Matghari 739 - 742 i berberi dei Barghawāta dettero vita a un proprio dominio
  • opposto i siriani di Balj b. Bishr al - Qushayrī ai Berberi nel quadro della Grande rivolta berbera che s era estesa anche ad al - Andalus. Pacificò la penisola
  • La rivolta di Edemone ebbe luogo nella Mauretania Tingitana attuale Marocco tra il 40 e il 44, e vide contrapporsi le tribù berbere dei Mauri, comandate
  • risorse sulla letteratura berbera Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla letteratura berbera Letteratura berbera su thes.bncf.firenze.sbn
  • al - Rahman non era comunque sicuro di essere accolto. A seguito della grande rivolta berbera del decennio precedente, la provincia era in uno stato di confusione
  • suo Califfato fu caratterizzato a occidente dall esplodere della grande rivolta berbera dall irruzione armata nell area caspiche dei Cazari e, nell estremo
  • Primavera berbera in cui nacque, nel sangue e nella repressione, un movimento di massa per il riconoscimento della lingua e della cultura berbera Altri