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ⓘ DAdda. Secondo gli studi eseguiti dagli storici L. Tettoni ed F. Saladini, la loro origine risalirebbe ad Addo, che Paolo Diacono nellanno 670 d.C., annovera tr ..




DAdda
                                     

ⓘ DAdda

Secondo gli studi eseguiti dagli storici L. Tettoni ed F. Saladini, la loro origine risalirebbe ad Addo, che Paolo Diacono nellanno 670 d.C., annovera tra i capitani darme di Cuniberto, re dei longobardi. Secondo il Campana, i DAdda già in epoca longobarda ottengono in feudo il castello di Olginate. Il Bugatti annovera Giacomo tra i valvassori ed i capitani della città di Milano. Il Sandolino nelle sue opere commenta la splendidezza e la magnificenza di Giacomo, Rinaldo e Francesco DAdda, tutti e tre versatissimi nelle belle lettere, e ricorda anche la contessa Bianca DAdda Beccaria e la contessa Costanza Litta DAdda, quali donne esemplarissime di tutte le virtù del loro secolo. Nei secoli la famiglia si divideva in parecchi rami, salvo poi restarne solo tre a metà Ottocento ed a due soli a fine Novecento.

Tutti i rami riconoscono per loro progenitore il celebre Antonio DAdda, cameriere ducale, fiorito nellanno 1367. Egli fu padre di quel Rainaldo che ebbe per figlio il nobile ed esimio Antonio II. Questultimo generò Pagano, fiorito nel 1475, e del quale la generosità le virtù furono molto commentate. Dai figli di questo Pagano si divisero i rami di Casa DAdda. Palamede fu Tesoriere della Camera Regia sotto re Luigi XII di Francia e poi Consigliere del duca Massimiliano Sforza e Ministro del re Francesco di Francia oltre che Governatore di Normandia. Egli non fu, come può sembrare, favoreggiatore dei Francesi o degli Austriaci, ma si mantenne sempre caldo amatore della patria. Limperatore Carlo V dAsburgo lo ebbe in molta stima, se don Antonio de Leyva, suo Generale, lo accolse con molte dimostrazioni di esultanza, se lo favorì nelle sue imprese, se gli fece dono di molti beni nei dintorni di Pavia, fu proprio su segnalazione dello stesso Imperatore. Palamele ebbe come figlio Ferrante, Dottore del Collegio dei Giudici di Milano, due volte Ambasciatore presso la Corte Inglese per la causa del duca Francesco II Sforza.

Il suddetto Pagano ebbe inoltre per figli il magnifico Francesco o Franceschino da cui discende il ramo estintosi nel 1808. Da Francesco nasce Agostino, conte e Cavaliere di molta splendidezza, assai stimato dai Principi italiani, era ricchissimo e nelle sue azioni mostrava un grande animo. Istituì fedecommesso comuni a tutti i rami della famiglia, lasciando la priorità del godimento alla linea di suo fratello Costanzo, conte di Sale. Costanzo fu Generale sotto Carlo V e fu uno dei XII Provveditori tra il 1568 ed il 1576. Ferrante, figlio di Costanzo, fu un valoroso Capitano di cavalleria dellImperatore, morì sul campo di battaglia nella difesa di Malta contro i Turchi. Suo fratello Francesco fu Comandante di fanteria e cavalleria al servizio del Re di Spagna, combattendo in Piemonte e Monferrato. Fu poi capitano di lance dordinanza e Maestro di Campo in Italia e Fiandra, infine Generale della piazza darmi di Milano. Da Francesco discende suo figlio Costanzo II, Provveditore e Nunzio della città di Milano. Suo figlio Don Ferdinando, Giureconsulto Collegiato di Milano, venne creato dal Papa Referendario di ambo le Segnature, divenne Arcivescovo di Amasi, Nunzio Apostolico presso re Giorgio II dInghilterra, Cardinale della S.R.C., Decano del Sacro Collegio, Capo della Propaganda a cui lasciò tutta la sua eredità e Legato di Bologna. Il Lingard, nella sua "Storia dInghilterra", cita Ferdinando come "gran politico e nunzio a Giacomo II, a cui diede saggi pareri, che se li avesse seguiti avrebbe forse conservato il regno".tomo 14, pagina 120 e seguenti). Costanzo II ebbe anche Francesco conte di Sale, Provveditore e Decurione dal 1672. Da lui Costanzo Maria, conte di Sale, marchese di San Giovanni in Piumesana, Provveditore, Decurione dal 1702 al 1710, Tribuno della Milizia dal 1727. Suo figlio Francesco fu Vicario di Provvigione e Cameriere della Chiave dOro delle Loro Imperiali e Regie Maestà lImperatore Francesco I e lImperatrice Maria Teresa dAustria. Noto per preferire la compagnia maschile a quella femminile, morì senza prole nel 1779. Dei suoi due fratelli, il conte Lorenzo, comandante di fanteria austriaco, morì anchesso senza prole, mentre laltro fratello, don Ferdinando, abate, rifiutò il cappello cardinalizio offertogli da Benedetto XIV e morendo 1808 lasciò tutti i suoi beni ai poveri con listituzione della Causa Pia DAdda, ancora oggi attiva. Con la sua morte cessò anche il suo ramo.

Lillustre propagatore del ramo tuttora fiorente in Milano, insignito dei titoli di duca, marchese, conte, barone, fu cavaliere del Sacro Romano Impero e fu il nobile ed augusto don Gaspare DAdda, figlio del sunnominato Pagano. Gaspare fu padre di Giacomo, Ottaviano e Ludovico. Ottaviano morì senza stirpe, mentre Giacomo, amico e confidente di San Carlo Borromeo, dava ospizio ai poveri presso il feudo di Varallo in Valsesia. Fu capitano di cavalleria, alla sua morte, lascio in eredità una grossa somma agli Orfani di San Martino in Milano perché erigessero un orfanotrofio in Trivulzio. Da lui discesero Girolamo, dottore di ambo le leggi, aggregato al Collegio dei Nobili Giureconsulti, Cavaliere Laureato, conte del Palazzo Lateranense, Giovanni Antonio, abate, Giorgio, cavaliere di Malta, Francesco, patrizio milanese, Geronimo Maria, capitano di fanteria, e la marchese Livia DAdda, sposa del cugino don Giuseppe DAdda. Da Ludovico, figlio di Gaspare, ebbe origine Gaspare II, che elevò la sua famiglia alla più alta nobiltà per aver esercitato le più alte cariche patrie. Due volte Giudice delle Strade e Decurione perpetuo.

Egli procreò Paolo Camillo, Ercole e Dominione. Paolo Camillo fu Decurione, e dopo di se lasciò il figlio Ludovico membro di provvigione, questi fu padre di Camillo II, cameriere di Palazzo e Decurione. Il Dominione generò Giovanni, Decurione. Ercole fu consigliere del Duca di Savoia e propago la seguente discendenza: Giuseppe, che lImperatore Leopoldo I creò Duca di Cassano e Stockerau, Marchese di Pandino, Conte, Cavaliere, Barone del Sacro Romano Impero e lo fece cavaliere del Toson dOro con tutti i suoi discendenti e successori; ed inoltre nel caso di estinzione della famiglia, gli diede ampia facoltà di nominare "personam tibi magno benevisam, vive per quamcumque ultima voluntatem, vive per quemcumque acuta inter vivo, et quandocumque, quale cum omnibus ejus filius et hoeredibus descendentibus nati, et Dei beneficio nascituri in infinitum utriusque sexus universi succeda, privilegiis et prerogative, tibi, tuisque filius et haeredibus descendentibus ut sopra concessi" Diploma Cesareo del 3 ottobre 1682, Vienna. Sempre a don Giuseppe fu accordato il privilegio di batter moneta nel feudo di Valsesia, ma non esistono al momento fonti che attestino lavvenuta coniazione di monete.

Da Giuseppe discendono don Felice ed il di lui figlio Ercole II. Da don Ercole II ebbero origine don Felice, canonico ordinario e decano del capitolo metropolitano, don Paolo Camillo II, capitano di fanteria germanica e colonnello del reggimento Piccolini, don Giuseppe II il quale, rimasti i fratelli senza prole e per succitato Diploma Cesareo, veniva insignito con leredità paterna di tutti i titoli appartenenti alla famiglia DAdda. A don Giuseppe II fu inoltre accordato il diritto di poter scavare tutte le miniere della Valsesia e di detenere una sua propria milizia armata.

Da don Giuseppe II discendono don Giorgio, don Girolamo e don Paolo Camillo IV

Da don Paolo Camillo IV discendono don Ercole, don Girolamo, abate di S. Apollinare in Baggio ora di padronato della famiglia DAdda e cavaliere di S. Stefano, e don Felice. Da don Felice discendono Donna Francesca, sposata al marchese Luigi Cagnola insigne architetto dellarco di Trionfo di Milano e dellarco di Porta Ticinese oltre che tra gli ideatori del piano regolatore della città di Milano e don Paolo Francesco Camillo. Questi fu: paggio dellImperatore Francesco I e suo ciambellano, addetto al servizio dellArciduca Ranieri, Principe del Sacro Romano Impero, cavaliere della Corona Ferrea e cavaliere dellOrdine dei SS. Maurizio e Lazzaro in diamanti concessione di re Carlo Felice di Savoia, ambasciatore in Spagna e Piemonte, commendatore del Venerabile Ordine Gerosolimitano, Presidente della Società dello Studio e patrocinatore di diverse accademie. Morì il 1º luglio 1842.

Da Rinaldo, altro figlio del suddetto Pagano e capostipite del tuttora florido ramo, discesero Giovanni, Erasmo e Pagano II. Giovanni generò Teodoro, mentre Pagano II fu insignito dei feudi di Cassano marchesato e ducato e della contea di Pandino, come pure dei feudi di Garlate ed Oggionno. Egli procreò Ambrogio, Rinaldo, cameriere della chiave doro del Duca di Savoia, e Paolo Camillo che tra i molti onori ebbe dal Re di Francia, Francesco I, il grano collare di San Michele e venne nominato cavaliere e Pari di Francia.

Da Erasmo discesero Baldassarre e Giovanni Battista, da Giovanni Battista, Cesare, cavaliere pontificio, conte palatino ed abbreviatore di Papa Pio IV. Da lui Francesco, dottore di ambo le leggi, conte palatino e cavaliere di Santa Romana Chiesa, e da questi Ambrogio, e da lui Giovanni Paolo.

Giovanni Paolo diede i natali a Benedetto I, e di li a Febo I. Da Febo I venne Benedetto II che fu padre di Febo II. Da Febo II Don Giovanni Battista, ciambellano delle Loro Imperiali e Regie Maestà. Suoi figli furono Ferdinando, cavaliere di Malta, che ebbe in figli Carlo, Febo e Giovanni, e Febo III ciambellano e vice presidente del Regno del Lombardo-Veneto, cavaliere dellOrdine della Corona Ferrea e dellImperiale Ordine di Leopoldo, amico del Parini e socio di varie accademie, morì nel 1836. Da lui Emanuele, Ferdinando, Giovanni, Carlo e Vitaliano che ereditò i titoli del padre. Da Vitaliano si ebbero Febo ed Emanuele.

Alla morte di Febo III, a ridosso del periodo risorgimentale italiano, si verificò una spaccatura in seno ai cinque fratelli. Vitaliano, ciambellano dellImperatore, prese la strada di Vienna, il fratello Carlo fu tra quelli che, a seguito delle cinque giornate di Milano, andarono a Torino a portare le chiavi della città di Milano. Ritornati poi gli austriaci, rimase come consigliere di re Vittorio Emanuele II e fu poi eletto Senatore nel primo parlamento dellItalia unita. Emanuele rimase a Milano e fu tra i fautori del restauro del Castello Sforzesco di Milano, Giovanni divenne abate, Ferdinando, rimasto fedele allimpero, rimase come consigliere del Viceré presso la Villa Reale di Monza, sino allabbandono della stessa da parte degli Asburgo, inviso al resto della famiglia, non si vide mai riconoscere i titoli da casa Savoia, neppure quando tutti i fratelli rimasero senza prole. Si ritirò in provincia e si dedicò alla cura dei possedimenti terrieri tra Pandino, Crema ed il cremonese. Solo il ramo che discende da Ferdinando è al momento esistente e, grazie al riconoscimento del Diploma Cesareo di Leopoldo I da parte dellarciduca Ottone dAsburgo-Lorena nel 2006, detiene tutti i titoli e privilegi conferiti nei secoli alla famiglia.

Protettori delle arti, uno dei membri e citato nella composizione Alla musa di Giuseppe Parini, dove lautore esorta lamico Febo DAdda a riprendere a scrivere poesie. Questa famiglia fu molto generosa verso i più poveri creando asili, scuole, collegi, fondazioni. Sempre secondo il Tettoni-Saladini fecero una donazione di oltre 250.000 scudi. Questa nobile casa fu anche benemerita dellillustrissima Religione di Malta, poiché è ben noto come don Giulio DAdda si sia recato a soccorrere Malta a proprie spese e con un esercito interamente da lui pagato al fine di scacciare i Turchi che la tenevano stretta dassedio.

                                     

1. Membri notabili

Si distinsero poi come banchieri e uomini politici, specie nel Regno Lombardo Veneto. Tra i personaggi di spicco si ricordano;

  • Ferdinando dAdda, conte, abate, fondò a Milano nel 1808 la Causa Pia DAdda, fondazione che tuttoggi si occupa di famiglie disagiate;
  • Ferdinando dAdda, cardinale, legato pontificio;
  • Emanuele dAdda, marchese e senatore del Regno dItalia, finanziatore del restauro del Castello Sforzesco di Milano;
  • Giuseppe DAdda, marchese, imprenditore cremonese, commendatore dellOrdine della Corona dItalia;
  • Febo Borromeo dAdda, marchese, fratello dellAbate Ferdinando, fu Vicepresidente del Regno Lombardo-Veneto e diede il via alla costruzione di Palazzo DAdda, ora Palazzo Borromeo dAdda in via Manzoni a Milano;
  • Carlo dAdda, patriota, noto per aver gettato un busto di marmo verso il corteo imperiale dellimperatore Francesco Giuseppe e della moglie Sissi in visita a Milano;
  • Isabella dAdda, moglie del conte Carlo III Borromeo, donna, si dice, di rara bellezza, alla quale il marito volle dedicare un palazzo sulla più bella delle sue isole del Lago Maggiore lisola Isabella, oggi Isola Bella;
  • Brando Brandolini dAdda, conte, marito di Cristiana Agnelli, sorella di Gianni e Umberto, noto viticultore;
  • Ernesto DAdda, ex calciatore professionista
  • Ottorino DAdda, duca, eroe della Seconda guerra mondiale;
  • Davide DAdda, marchese, imprenditore milanese, Presidente Confcommercio di Milano ACAD
  • Leopolda dAdda, figli del patriota Carlo, andando in sposa ad Annibale Brandolin, associò al marito il suo cognome dando inizio al ramo Brandolini DAdda;
  • Francesco dAdda attore
  • Giovanni dAdda, cardinale, ambasciatore apostolico a Londra;