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ⓘ Pietro Donà. Disilluso e amareggiato, e certamente affaticato dopo tanti anni di carriera, impiegò gli ultimi anni di vita allistituzione di un collegio univers ..




Pietro Donà
                                     

ⓘ Pietro Donà

Disilluso e amareggiato, e certamente affaticato dopo tanti anni di carriera, impiegò gli ultimi anni di vita allistituzione di un collegio universitario, detto Domus Sapientie, aperto a venti studenti bisognosi di diritto canonico. Il progetto incontrò delle difficoltà, tantè che il 14 settembre 1447 aggiornò il suo testamento dando possibilità agli esecutori di erigere, come alternativa alla Domus Sapientie, un monastero di certosini o di altri monaci; ci si orientò, alla fine, per la fondazione della certosa di Padova.

Nel 1446 convocò un sinodo che sentenziò contro la libera distribuzione degli oli santi ai secolari, esprimendosi altresì a favore di un abbigliamento modesto del clero e dellefficace sfruttamento dei beni ecclesiastici, che furono confermati inalienabili. Nello stesso anno finanziò la cattedra di Bartolomeo Cipolla alluniversità e istituì due benefici per linsegnamento di grammatica e musica ai chierici. Nel 1447 liberò da ogni tassazione il Santuario di Monteortone e iniziò il restauro dellepiscopio.

Morì, forse, di peste e fu sepolto nella cattedrale.

                                     

1. Lumanista

Vissuto negli anni dellUmanesimo e in contatto con intellettuali di rilievo, il Donà fu un appassionato bibliofilo. Sin dal 1408 risultava in possesso di un codice di Quintiliano che desiderava il suo maestro Barzizza. Nel 1411 ottenne un Catullo e lanno successivo un De officiis di Cicerone, copiati entrambi dal nipote Girolamo. Nel 1415 egli stesso trascrisse un Nonio Marcello e un codice sconosciuto che il Barzizza aveva ottenuto da Francesco Barbaro. Negli anni 1420 prestò diversi esemplari ad Ambrogio Traversari Vangeli e orazioni di Cicerone, mentre in un testamento stilato prima di partire per Basilea citava un codice di Giovanni dAndrea in parte autografo e vari testi di diritto civile ed ecclesiastico.

Durante la permanenza al concilio continuò a coltivare la sua passione, facendosi copiare dal suo cappellano Giovanni da Monterchi un Lectionarium evangeliorum e, forse, una raccolta di epistole di san Girolamo. Nel 1436 rinvenne un codice di Spira, comprendente tredici opuscoli fra cui la Cosmographia Aethici che ricopiò lui stesso. Nello stesso periodo realizzò una silloge epigrafica oggi conservata a Berlino.

Dopo il suo ritorno il Traversari gli dedicò una traduzione delle Contra gentiles di Atanasio di Alessandria, completandola con una breve prefazione celebrativa. Nella sua biblioteca conservava anche l Heptalogus o De septem verbis Domini nostri Iesu Christi in cruce pendentis, poema di Mariano da Volterra, una traduzione di Luciano di Lauro Querini, il Libellus de conservanda sanitate di Bartolomeo da Montagnana e un non meglio identificato Scriptum super libro offitiorum di Cicerone; tutte opere comprendenti una dedica nei suoi confronti.

Giovanni Degli Agostini cita anche una traduzione di Apuleio inviatagli di Guarino Veronese, Paolo Sambin il poema Gesueide dedicatogli da Girolamo Dalle Valli, Margaret L. King il Libellus de magnificis ornamentis civitatis Padue dedicatogli da Michele Savonarola, il De confessione christiana dedicatagli da Sicco Polenton e la traduzione del De septem mundi spectaculi di Gregorio Nazianzeno dedicatagli da Ciriaco dAncona.

Mentre si trovava a Firenze frequentò la bottega del libraio Vespasiano da Bisticci che gli procurò almeno lo Speculum historiae mundi di Pietro Comestore e che gli dedicò una delle sue Vite.

Alla fine il Donà si ritrovò con una biblioteca fornitissima il Sambin vi ha contato trecentocinquantotto codici, una delle più importante collezioni private dellepoca. Alcuni testi risultano in più copie, probabilmente perché li rendeva disponibili al prestito.

Attorno a sé riunì una cerchia di scriptores: oltre al già citato Giovanni da Monterchi, si ricordano Arnoldo Rempenich di Colonia, Enrico Luberti di Sassonia, Pangrazio di Vienna; si tratta di scrittori in massima parte di origine tedesca, testimonianza del suo legame con quella cultura che formò, certamente, durante il periodo a Basilea. Dagli anni 1440 al gruppo si aggiunse il giurista Francesco Alvarotti.

Ebbe inoltre rapporti con Palla Strozzi, come lui collezionista di codici, e con umanisti quali Benedetto Ovetario, Poggio Bracciolini, Antonio Carabello, Lapo da Castiglionchio, Pietro del Monte, Ognibene Scola e i già citati Traversari, Barbaro, e Guarino Veronese.

Per quanto riguarda le opere pubblicate, ha lasciato l Oratio in exequiis cardinalis Francisci Zabarellis, di cui si è già detto, l Oratio in laudem pape, l Oratio de laudibus philosophiae in suo principio in artibus e l Oratio.ad reverendissimos patres in concilio Basiliensi existentes. Francesco Sansovino e gli assegna anche una Defensio pro Alexandro contra Averroem de augmentatione.