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ⓘ Operazione Rabat. L operazione Rabat era un piano nazista per invadere il Vaticano e catturare il Santo Padre Pio XII, per poi costringerlo a firmare unenciclic ..




Operazione Rabat
                                     

ⓘ Operazione Rabat

L operazione Rabat era un piano nazista per invadere il Vaticano e catturare il Santo Padre Pio XII, per poi costringerlo a firmare unenciclica contro il giudaismo e dintonazione filonazista.

                                     

1. Ipotesi

Diversi autori hanno sostenuto che vi era un complotto per rapire Papa Pio XII dai nazisti quando essi occuparono Roma durante la seconda guerra mondiale. Tra questi si citano Karl Wolff, Erwin von Lahousen e Wessel Freytag von Loringhoven, Rudolf Rahn, John Cornwell e Dan Kurzman.

Altri autori hanno invece negato lesistenza di tale piano: Owen Chadwick, David Alvarez e Robert A. Graham.

                                     

1.1. Ipotesi Il piano originale

Léon Degrelle, capo dei nazisti belgi, aveva fondato il movimento rexista derivato da Christus Rex che compariva sulle sue insegne. Tale movimento era sì conservatore, ma anche antisemita; esso si ispirava inoltre al nazionalsocialismo cercando di avvicinarsi però ai princìpi cattolici. Degrelle, anni prima tentò di cestinare una lettera pastorale dellepiscopato del Belgio a favore dellantisemitismo. A tale avvenimento, Volker Schloendorff dedicò il suo film Der neunte Tag "Il nono giorno", che non fu mai pubblicato in Italia.

Ad inizio del 1944, Degrelle mise a punto un progetto che prevedeva di rapire papa Pio XII per deportarlo in Germania in Slesia o in Liechtenstein e costringerlo a firmare unenciclica la quale doveva condannare il giudaismo e allo stesso tempo approvare il nazionalsocialismo. Nel Belgio oramai occupato da nazisti, Degrelle aveva una sua divisione di SS che dimostrò la sua potenza sul fronte orientale; ciò bastò al Führer per esaudire ogni suo sogno.

Il piano presentato a Hitler era scritto tutto nel minimo dettaglio: gli agenti delle SS erano incaricati di travestirsi da sionisti che dimostrassero di essere in combutta con i partigiani italiani. Questi si dovevano introdurre in Città del Vaticano e armati dovevano sequestrare papa Pacelli. Dopo di che, la Wehrmacht avrebbe messo in scena il finto salvataggio del pontefice per poter proteggerlo e quindi portarlo in un luogo maggiormente sicuro, ovvero in Germania. Trasportato lì, la Gestapo, mediante torture doveva riuscire a fargli firmare lenciclica scritta appositamente.

Adolf Hitler decise che il piano per rapire papa Pio XII doveva essere eseguito; egli approvò lOperazione Rabat.

                                     

1.2. Ipotesi Il piano modificato

A Karl Wolff, generale delle SS, e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato tale piano dato che non si fidava di nessuno. Il generale, mentre testimoniava al processo di Norimberga, dichiarò di aver disobbedito a un ordine di Hitler per rapire il Papa; egli infatti lo aveva informato di persona la notte del 10 maggio 1944. La maggior parte delle altre accuse riguardanti un complotto per rapire Pio XII si basano su 1.972 documenti e su interviste personali di Wolff, prima della sua morte nel 1984, pubblicati sul quotidiano Avvenire.

Nonostante ciò, il generale Burgdorf, uomo fedele al Führer, elaborò una variazione al piano originale. In primis i sequestratori dovevano essere più che credibili nel loro ruolo. I nazisti dovevano sembrare come degli ebrei che provenivano da Odessa e quindi dovevano provenire dai reparti delle SS ucraine. Per quanto riguarda invece i partigiani italiani, si è deciso di avvalersi dellaiuto dato dal generale Enea Navarini, il comandante del Centro addestramento dei reparti speciali della Repubblica Sociale Italiana, un reparto specializzato nella controguerriglia. Così facendo, il reparto era facilitato nellagganciare altre bande partigiane.

Le prime esercitazioni del reparto si svolsero nel castello di Bracciano. Ma la loro presenza non sfuggì alla famiglia Orsini, proprietaria del castello, che si insospettì, contattando il monsignor Montini il successivo papa Paolo VI.

Monsignor Montini, nella più totale segretezza, attivò un canale con una nobildonna romana che manteneva i contatti con i servizi segreti della Legione straniera francese. Egli sapeva che lunica via di scampo era la liberazione di Roma da parte degli alleati, ma la loro avanzata era bloccata sullAgro Romano da un cannone rotabile ad alto raggio riparato dagli attacchi aerei in un tunnel nella zona dei castelli romani.



                                     

1.3. Ipotesi Wilhelm Canaris

Il piano del 25 luglio 1943, organizzato dal Reichssicherheitsamt Quartier generale per la sicurezza del Reich di Berlino per rapire il Papa è stato discusso presso lhotel Danieli nel Lido di Venezia. Lammiraglio Wilhelm Canaris ricevette lautorizzazione dal Oberkommando der Wehrmacht, ovvero dal generale Wilhelm Keitel che fu in seguito impiccato il 16 ottobre 1946 a seguito del processo di Norimberga. Lammiraglio atterrò a Venezia il 29 luglio 1943 a bordo di un Heinkel He 111 dove incontrò due colonnelli, Erwin von Lahousen e Wessel Freytag von Loringhoven. La scusa dellammiraglio era di voler validare la fedeltà degli italiani dopo larresto di Mussolini avvenuto 4 giorni prima, ma in realtà dovevano incontrare il capo del Servizio informazioni militari SIM, il generale Cesare Amé. Nel pomeriggio del giorno seguente, si apprese del progetto nazista di rapire Pio XII. In seguito Amé, rientrato a Roma, sparse la voce sui progetti nazisti nei confronti del re e Pio XII, le quali arrivarono anche allambasciatore del Reich presso il Vaticano Ernst von Weisäcker. Fu così che il piano non riuscì.

                                     

2. Dichiarazioni post belliche

Il generale delle SS, Karl Wolff, dichiarò il 9 aprile 1974 presso il tribunale arcivescovile di Monaco di Baviera, durante il processo di beatificazione di Pio XII, di aver ricevuto il 13 settembre 1943, ovvero pochi giorni dopo larmistizio, lordine da parte di Hitler di rapire e deportare papa Pio XII.