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ⓘ Allocuzione. L allocuzione è il riferimento linguistico del parlante al suo interlocutore; tutte le forme impiegate dal parlante per denotare linterlocutore son ..




Allocuzione
                                     

ⓘ Allocuzione

L allocuzione è il riferimento linguistico del parlante al suo interlocutore; tutte le forme impiegate dal parlante per denotare linterlocutore sono chiamate allocutivi ; il parlante viene definito come allocutore, mentre linterlocutore è l allocutario.

Non rientrano nella definizione di allocutivo le forme generiche usate per attirare lattenzione o per stabilire un canale di comunicazione funzione fatica, ma solo i termini che denotano lallocutario; per esempio: pronomi personali, titoli, termini di parentela, termini di stima o affetto, insulti.

Nei fenomeni di allocuzione rientra lespressione della "cortesia": gli allocutivi, infatti, si dividono in allocutivi naturali adatti ai rapporti paritari e allocutivi di cortesia detti "formule di cortesia" o "pronomi di cortesia". Questi ultimi sono scelti nei rapporti gerarchici e, in generale, nelle interazioni con persone verso le quali il parlante intende mostrare il proprio rispetto.

Parte dellatto di allocuzione è luso di appellativi come signora, avvocato, dottoressa, professore ; sono di particolare importanza in lingue che non conoscono la distinzione tra il tu ed il lei. Nellesempio in inglese che segue, luso del lei è sostituito da quello dellappellativo sir:

                                     

1. Le ragioni delle forme di cortesia

Lespressione cortese del rispetto è legata a due fattori:

  • La distanza tra parlante ed interlocutore: questultima può essere di natura psicologica o sociale. Ad esempio, il tu tra due colleghi di lavoro che non si conoscono bene può essere scelto per ragioni sociali appartenenza ad uno stesso gruppo. Tra nonna e nipote può esserci una certa distanza sociale anziano-giovane, ma luso del tu sarà giustificato dalla vicinanza psicologica tra due parlanti.
  • Il ruolo sociale del parlante: un bambino occupa ad esempio un altro posto rispetto ad un adulto, per cui può accadere che luso del tu non sia reciproco.
                                     

2. Lei, voi, loro

La conversazione è regolata da norme di cortesia che si manifestano nella lingua secondo determinate strategie che hanno per scopo quello di rendere visibili la distanza o il rispetto che caratterizzano lenunciato. Una strategia di cortesia molto usata è quella di impersonalizzare linterlocutore usando la terza persona al posto della seconda tu, oppure usando il plurale al posto del singolare. In questo modo, lopposizione diventa parte delle regole della lingua. Tipiche soluzioni sono quelle delluso del plurale e della terza persona:

  • In molte lingue del mondo lespressione della cortesia è basata sulluso del plurale. Per esempio in francese si ritrova lopposizione tu~vous, nata nel latino di tarda epoca, tu~vos. Anche molti dialetti dellItalia Meridionale hanno unicamente il voi p.es. napoletano Comme state?.
  • Era questo anche il caso dellinglese, che conosceva la distinzione thou~ye tu~voi ; singolare, plurale; lintroduzione del "voi" da parte dei normanni in Gran Bretagna ha causato il disuso di "thou" ; con lintroduzione del voi ye in antico inglese si passò a considerare irrispettoso rivolgersi con thou. Per questa ragione, alcune grammatiche più tradizionaliste sostengono addirittura che in inglese moderno si dia sempre del voi il che corrisponde alla verità storica, ma non alla percezione dei parlanti. Luso di thou sopravvive, ad oggi, in contesti rari quali le preghiere oppure la comunicazione in alcune comunità come quella dei quaccheri.
  • Altre lingue ricorrono a meccanismi diversi; ad esempio, nellitaliano medievale e rinascimentale si usava soltanto la forma plurale voi come allocutivo cortese. Più tardi si è gradualmente imposto luso - come pronome di cortesia - della 3ª persona singolare femminile lei, che in origine costituiva un riferimento a forme nominali come la Vostra Signoria oppure Vostra Eccellenza. In seguito, questo uso si sarebbe esteso sempre più a danno del voi. In alcune varietà di italiano permane ancor oggi il vecchio uso della seconda persona plurale voi accanto al lei. Si tratta soprattutto di varietà di italiano popolare usato al Sud. Durante il periodo fascista 1938, luso del lei fu proibito perché ritenuto di origine spagnola e quindi estraneo alla cultura nazionale, anche se una tale teoria oggi risulta infondata; si doveva dunque ritornare alla vecchia forma del voi. La riforma fu essenzialmente un fallimento, anche se lasciò tracce abbastanza profonde nelleditoria e nel doppiaggio cinematografico, anche dopo la guerra. Dato che già a quei tempi il voi denotava uno stile linguistico particolare, diversi parlanti decisero a quel punto di rinunciare tanto al voi che al lei per passare al tu. Merita infine di essere ricordata lallocuzione rivolta a più interlocutori: di norma la forma cortese è il voi coincide dunque con quella confidenziale, mentre il loro resta riservato a contesti assai formali o allespressione di particolare reverenzialità, ed è attualmente in forte disuso. In questultimo caso litaliano differisce dallo spagnolo, che utilizza per le formule di cortesia le terze persone singolare e plurale usted e ustedes contrazione di Vuestra Merced, riservando luso della seconda persona plurale vosotros -as alluso confidenziale.
  • Nelle parlate regionali italiane gallo-italiche, ma non nel sardo logudorese che utilizza il bos voi, lallocuzione cortese si rende con la terza persona, come in italiano; con la particolarità, però, che il pronome di cortesia cambia genere a seconda del sesso della persona con cui si parla. Per esempio, in piemontese si ha: Madama, chila a peul setesse sì "Signora, LEI può sedersi qui" contro Monsù, chiel a peul setesse sì "Signore, letteralmente LUI può sedersi qui". Fino a pochi decenni fa era diffuso in piemontese luso del voi pronuncia: vùi, riservato a persone anziane o di grande importanza o superiorità morale: tipicamente, il nipote dava del voi ai nonni, o si dava del voi agli ecclesiastici, ecc. Oggi questo costume è caduto in disuso, mentre rimane valida la differenza tra chiel e chila come pronomi di cortesia. Il voi è maggiormente diffuso, almeno nelluso popolare, nelle regioni alto-meridionali; ma in Abruzzo incluso il sud delle Marche e nel Basso Lazio, sempre nelluso popolare, si preferisce il tu anche rivolgendosi a persone di riguardo.
  • In siciliano è ancora attestabile, nonostante in calo, luso del vossìa, contrazione di Vossignoria che vuol dire "Vostra Signoria" ; oggi è usato in modo prevalente dalla popolazione anziana, oppure quando si intende rimarcare in modo forte la distanza sociale o il rispetto. Similarmente, nel Sardo meridionale è tuttora in uso la formula fusteti, di medesima origine.
  • Nella lingua tedesca si usa la combinazione tra luso del plurale e della terza persona: il risultato sarà Sie loro; il pronome si scrive con la maiuscola per differenziarlo dalla reale terza persona plurale al posto di du. In pratica, si cumulano due strategie di cortesia imparentate tra di loro, quella di scegliere la terza persona e quella di usare il plurale.

In diverse lingue, per finire, lopposizione tra allocuzione familiare e cortese - e dunque lespressione della cortesia - è realizzata con strumenti diversi dalla scelta della persona per pronome o verbo. Come accennato, è questo il caso del latino classico fino al terzo secolo d.C. Che si faccia uso oppure no di un particolare pronome per lespressione della cortesia, generalmente si ricorre comunque anche ad ulteriori strategie come limpiego di titoli.

                                     
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