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ⓘ Ballo degli Ardenti. Il Ballo degli Ardenti o dei Selvaggi è stato un ballo nella forma di mascherata tenutosi il 28 gennaio 1393 a Parigi nel Palazzo Saint-Pol ..




Ballo degli Ardenti
                                     

ⓘ Ballo degli Ardenti

Il Ballo degli Ardenti o dei Selvaggi è stato un ballo nella forma di mascherata tenutosi il 28 gennaio 1393 a Parigi nel Palazzo Saint-Pol durante il quale Carlo VI di Francia si esibì in una danza con cinque membri della nobiltà francese. Quattro dei danzatori perirono in un incendio causato da una torcia portata da uno spettatore, il fratello di Carlo, Luigi I Duca di Orléans. Il re, suo fratello e il nobile cavaliere danzatore Ogier de Nantouillet si salvarono. Il ballo era uno di una serie di spettacoli organizzati per intrattenere il giovane sovrano, che nellestate precedente aveva iniziato a dare segni di instabilità mentale. Levento minò la credibilità di Carlo e la fiducia nella sua capacità di governare. I parigini considerarono levento come prova della decadenza della corte e minacciarono di ribellarsi contro i membri più potenti della nobiltà. Lindignazione dellopinione pubblica costrinse il re e suo fratello, che un cronista dellepoca accusò di tentato regicidio e stregoneria, a scusarsi per lavvenuto.

La moglie di Carlo, Isabella di Baviera, tenne il ballo in onore del terzo matrimonio della sua dama di compagnia Catherine de Fastaverin, vedova del signore di Hainceville. Catherine era al suo terzo matrimonio e quindi, dato che levento da festeggiare era un matrimonio non accettabile moralmente, gli studiosi credono che questo ballo potrebbe essere stato un tradizionale charivari, con i danzatori travestiti da uomini selvatici, creature mitologiche spesso accostate alla demonologia, che erano comunemente rappresentati nelle feste medievali europee e documentati anche in quelle del periodo Tudor. Levento fu riportato da scrittori del tempo, quali il monaco di San Denis e Jean Froissart, e illustrato in numerosi manoscritti miniati del XV secolo da pittori come il Maestro di Antonio di Borgogna. Lincidente fu lispirazione di Edgar Allan Poe per il racconto breve Hop-Frog.

                                     

1. Contesto

Nel 1380, dopo la morte di suo padre Carlo V di Francia, il dodicenne Carlo VI fu incoronato re, con i suoi quattro zii come reggenti, prima del raggiungimento della maggiore età. Entro due anni uno di loro, Filippo II di Borgogna, descritto dallo storico Robert Knecht come "uno dei principi più potenti dellEuropa", divenne il solo reggente al giovane re dopo che Luigi dAngiò saccheggiò la tesoreria reale e partì per una campagna in Italia; gli altri due zii di Carlo, Giovanni di Valois e Luigi di Borbone, mostrarono scarso interesse nel governare. Nel 1387, il ventenne Carlo assunse il pieno controllo della monarchia, congedò immediatamente i suoi zii e reintegrò i Marmouset, i tradizionali consiglieri di suo padre. A differenza dei suoi zii, i Marmousets volevano la pace con lInghilterra, una minore tassazione, e un governo centrale forte e responsabile - politiche che ebbero come risultato una tregua di tre anni con lInghilterra tregua di Leulinghem, e al Duca di Berry di perdere la sua carica di governatore della Languedoc a causa della sua tassazione eccessiva.

Nel 1392 Carlo subì il primo di una lunga serie di attacchi di pazzia, che si manifestò in una "furia insaziabile" durante il tentato assassinio di Olivier V de Clisson, connestabile di Francia e capo dei Marmouset - effettuato da Pierre de Craon ma orchestrato da Giovanni V di Bretagna. Convinto che il tentato omicidio fosse anche un atto di violenza verso di lui e la monarchia, Carlo pianificò rapidamente uninvasione di rappresaglia della Bretagna con lapprovazione dei Marmouset, e entro pochi mesi lasciò Parigi con una forza di cavalieri.

Un giorno caldo di agosto fuori da Le Mans, accompagnando le sue forze lungo la strada per la Bretagna, senza preavviso Carlo sguainò le armi e attaccò i suoi stessi cavalieri compreso suo fratello Luigi di Valois-Orléans - con il quale aveva una stretta relazione - urlando "Avanti contro i traditori. Desiderano consegnarmi al nemico". Uccise quattro uomini prima che il suo ciambellano lo afferrò per la vita e lo sottomise, dopodiché cadde in coma che durò per quattro giorni. Pochi credevano che recuperasse; i suoi zii, i duchi di Borgogna e Berry, approfittarono della malattia del re e presero velocemente il potere, si ristabilirono come reggenti, e sciolsero il consiglio dei Marmouset.

Il re comatoso ritornò a Le Mans, dove Guglielmo dHarcigny - un medico novantaduenne venerato - fu convocato per trattarlo. Dopo che Carlo riprese conoscenza, e la sua febbre scese, fu riportato a Parigi da Harcigny, spostandosi lentamente di castello in castello, con periodi di riposo. Più tardi, a settembre, Carlo stava abbastanza bene da fare un pellegrinaggio di ringraziamento a Notre Dame de Liesse vicino a Laon dopo il quale tornò di nuovo a Parigi.

Linsorgenza di pazzia da parte del re fu vista da alcuni come segno di furia e punizione divina e da altri come risultato di stregoneria; gli storici moderni come Knecht speculano che Carlo possa aver subito linsorgenza della schizofrenia paranoide. Carlo continuò ad essere mentalmente debole, credendo di essere fatto di vetro e, secondo lo storico Desmond Seward, correndo "ululando come un lupo nei corridoi del palazzo reale". Il cronista dellepoca Jean Froissart scrisse che la malattia del re fu talmente grave che egli era "troppo impazzito; nessuna medicina poteva aiutarlo". Durante il periodo peggiore della malattia Carlo non era in grado di riconoscere sua moglie, Isabella di Baviera, ordinando il suo allontanamento quando entrava nella sua camera; dopo che recuperò, Carlo si accordò con lei per lasciarle la custodia dei loro figli. Isabella infine diventò tutore di suo figlio, il futuro Carlo VII di Francia 1403 – 1461, ottenendo così grande potere politico e assicurandosi un posto al consiglio dei reggenti in caso di una ricaduta.

In A Distant Mirror: The Calamitous 14th Century la storica Barbara Tuchman scrive che il medico Harcigny, rifiutando "ogni supplica e offerta di ricchezze per restare", lasciò Parigi e ordinò ai cortigiani di proteggere il re dai suoi incarichi di governo. Disse ai consiglieri del re di "stare attenti a non farlo preoccupare o a irritarlo Caricatelo di lavoro il meno possibile; il piacere le distrazioni gli faranno meglio che qualsiasi altra cosa." Per circondare Carlo di atmosfera festiva e per proteggere dalla durezza del governo, la corte ricorse a elaborati intrattenimenti e a mode stravaganti. Isabella e sua cognata Valentina Visconti, duchessa di Orléans, vestirono abiti carichi di gioielli e capigliature a treccia raccolte coperte da larghi hennin.

Le persone comuni ritenevano eccessiva la stravaganza ma amavano il loro giovane re, che chiamavano le bien-aimé il benamato. Diedero la colpa delleccesso e delle spese non necessarie alla regina straniera, che fu portata dalla Baviera su richiesta degli zii di Carlo. Isabella e sua cognata - figlia dello spietato Duca di Milano - non erano apprezzate né dalla corte né dal popolo. Froissart scrisse nelle sue Cronache che gli zii di Carlo erano contenti di permettere queste frivolezze perché "fintantoché la Regina e il Duca dOrléans ballavano, non erano pericolosi e neanche irritanti".

                                     

2. Il Bal des Ardents le conseguenze

Il 28 gennaio 1393, Isabella tenne una mascherata al Palazzo Saint-Pol per celebrare il terzo matrimonio della sua dama di compagnia, Catherine de Fastaverin. Tuchman spiega che il matrimonio di una vedova era tradizionalmente unoccasione di derisioni e pagliacciate, spesso celebrate con uno charivari caratterizzato da "ogni sorta di permesso, travestimenti, disordini e musica discordante e fragore di piatti". Su suggerimento di Huguet de Guisay, che Tuchman descrive come ben noto per i suoi "progetti oltraggiosi" e la sua crudeltà sei giovani uomini, compreso Carlo VI, si esibì una danza in costume nei panni di selvaggi. I costumi, cuciti sugli uomini, furono fatti di lino immerso nella resina alla quale il lino veniva attaccato "cosicché apparissero irsuti e pelosi da testa a piedi". Le maschere fatte degli stessi materiali coprivano le facce dei danzatori e celarono le loro identità al pubblico. Alcune cronache riportano che i danzatori erano legati insieme da catene. La maggior parte del pubblico non sapeva che Carlo fosse tra i danzatori. Era proibito accendere le torce nonché entrare nella sala con la torcia accesa durante lesibizione, per minimizzare il rischio che i costumi, altamente infiammabili, prendessero fuoco.

Secondo lo storico Jan Veenstra gli uomini saltellavano e ululavano "come lupi", dicevano oscenità e invitavano il pubblico di indovinare le loro identità mentre danzavano. Il fratello di Carlo, Orléans, arrivò con Phillipe de Bar; essi, in ritardo e ubriachi, entrarono nella sala portando le torce accese. I resoconti sono discordanti, ma Orléans potrebbe aver tenuto la sua torcia sopra a una maschera di un danzatore per capire la sua identità quando ci fu una scintilla, che diede fuoco alla gamba del danzatore. Nel XVII secolo, William Prynne scrisse dellincidente che "the Duke of Orleance. put one of the Torches his servants held so neere the flax, that he set one of the Coates on fire, and so each of them set fire on to the other, and so they were all in a bright flame", mentre una cronaca del tempo affermò che egli "lanciò" la torcia a uno dei danzatori.

Isabella, sapendo che suo marito era uno dei danzatori, svenne quando gli uomini presero fuoco. Carlo, tuttavia, era lontano dagli altri danzatori, vicino alla sua zia quindicenne, Giovanna, duchessa di Berry, la quale lo coprì velocemente con il suo strascico per proteggerlo dalle fiamme. Cè discordanza tra le fonti circa il motivo della vicinanza tra il re e la duchessa: per alcune la duchessa si avvicinò alla danza e prese in disparte ilre per parlargli, mentre secondo altre fu il re ad avvicinarsi al pubblico. Froissart scrisse che "Il Re, che procedeva davanti ai non poterono fare nulla per rimediare. Dobbiamo accettare che non era colpa loro ma del duca di Orléans." La reputazione di Orléans fu gravemente danneggiata dallevento, come lo fu alcuni anni prima, dopo che fu accusato di stregoneria per aver assoldato un monaco apostata al fine di infondere un anello, un pugnale e una spada con magia demoniaca. Il teologo Jean Petit in seguito ha testimoniato che Orléans praticava la stregoneria e che lincendio alla danza rappresentava un fallito tentativo di regicidio fatto come rappresaglia per lattacco di Carlo dellestate precedente.

Il Bal des Ardents avvalorò limpressione di una corte intrisa di stravaganza, con un re di salute cagionevole e incapace di governare. Gli attacchi di malattia di Carlo furono via più frequenti, tanto che alla fine del 1390 il suo ruolo era semplicemente cerimoniale. Allinizio del XV secolo egli era trascurato e spesso dimenticato; tale mancanza di leadership contribuì al declino e alla frammentazione della dinastia Valois. Nel 1407, il figlio di Filippo lArdito, Giovanni di Borgogna, fece assassinare suo cugino Orléans a causa di "vizio, corruzione, stregoneria e una lunga lista di malefatte pubbliche e private"; allo stesso tempo Isabella fu accusata di essere stata lamante del fratello di suo marito. Lassassinio di Orléans portò il paese a una guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni gli armagnacchi erano anche detti orleanisti, che durò per diversi decenni. Il vuoto creato dalla mancanza di un potere centrale e dallirresponsabilità generale della corte francese le fece guadagnare una reputazione per i costumi decadenti che durò più di 200 anni.

                                     

3. Rappresentazioni folcloriche e cristiane degli uomini selvatici

In Magic and Divination at the Courts of Burgundy and France Veenstra scrive che il Bal des Ardents porta alla luce la tensione tra le credenze cristiane e il paganesimo latente che esisteva nella società del XIV secolo. Secondo lui, levento "mise a nudo un grande conflitto culturale con il passato ma diventò anche un presagio nefasto del futuro."

Gli uomini selvatici o selvaggi - solitamente raffigurati con mazze o bastoni, vivendo fuori dai confini della civiltà senza rifugio o fuoco, carenti di sentimenti - erano allora una metafora per gli uomini senza Dio. Secondo la superstizione comune, gli uomini selvaggi con i capelli lunghi, conosciuti come lutin, che danzavano alla luce del fuoco o per evocare demoni o come parte di rituali di fertilità, vivevano in aree montagnose come i Pirenei. In alcuni charivari al tempo della raccolta o della semina, i danzatori, vestiti da selvaggi per rappresentare i demoni, furono catturati cerimonialmente e poi una loro effigie veniva simbolicamente bruciata per compiacere gli spiriti malvagi. La chiesa, tuttavia, considerava questi rituali pagani e demoniaci.



                                     

4. Cronache

La morte di quattro membri della nobiltà fu abbastanza importante da far sì che levento fosse riportato nelle cronache del tempo, in particolare da Froissart e dal monaco di San Denis, e successivamente illustrate in una serie di copie di manoscritti miniati. Mentre i due principali cronisti sono concordi nei punti essenziali della serata - i danzatori vestiti da selvaggi, il re sopravvisse, un uomo cadde in una tinozza, e quattro danzatori morirono - ci sono discrepanze nei dettagli. Froissart scrisse che i danzatori erano incatenati luno allaltro, il che non è menzionato nel resoconto del monaco. Inoltre, i due cronisti in disaccordo per quanto riguarda lo scopo della danza. Secondo la storica Susan Crane, il monaco levento come uno charivari selvaggio con il pubblico che partecipa nella danza, mentre la descrizione di Froissart suggerisce che fosse invece uno spettacolo teatrale senza la partecipazione del pubblico.

Froissart scrisse di questo evento nel Libro IV delle sue Cronache che coprono gli anni 1389 fino al 1400; tale resoconto viene descritto dalla studiosa Katerina Nara come pieno di "un senso di pessimismo", dato che Froissart "non approvava tutto ciò che riportò". Froissart incolpava Orléans per la tragedia, mentre il monaco incolpò de Guisay, la cui reputazione per trattare i servitori di umili natali come animali gli ha valso un tale odio universale che "i nobili gioirono alla sua morte atroce".

Il monaco scrisse dellevento in Histoire de Charles VI Storia di Carlo VI, che copre circa 25 anni del suo regno. Sembrava criticare levento perché infranse le usanze sociali e per il comportamento inadatto del re, mentre Froissart lo descrisse come un evento di celebrazione.

Gli studiosi non sanno con certezza se i due cronisti fossero presenti quella sera. Secondo Crane, Froissart scrisse dellevento circa cinque anni dopo, e il monaco circa dieci. Veenstra suppone che il monaco possa essere stato un testimone oculare come lo fu per gran parte del regno di Carlo VI e che il suo resoconto sia il più accurato tra i due. La cronaca del monaco è generalmente considerata essenziale per comprendere la corte del re, tuttavia la sua neutralità potrebbe essere influenzata dalla sua linea pro-borgognoni e anti-armagnacchi, che lo portava a rappresentare la coppia reale in modo negativo. Un terzo resoconto fu scritto a metà del XV secolo da Jean Juvenal des Ursins nella sua biografia di Carlo, LHistoire de Charles VI: roy de France, non pubblicato fino al 1614.

Il manoscritto di Froissart datato dal 1470 al 1472 dalla Harleian Collection custodito nella British Library comprende una miniatura che raffigura levento, intitolata "Danza degli Wodewose", attribuita a un pittore ignoto detto Maestro del Froissart di Harley. Unedizione leggermente successiva delle Cronache di Froissart, datato intorno al 1480, contiene una miniatura dellevento, "Incendio a una danza in maschera", attribuito a un pittore primitivo fiammingo non identificato conosciuto come il Maestro del Froissart di Getty. Il manoscritto di Gruuthuse delle Cronache di Froissart del XV secolo, custodito nella Bibliothèque nationale de France, ha una miniatura dellevento. Unaltra edizione delle Cronache di Froissart pubblicato a Parigi intorno al 1508 potrebbe essere stato fatto appositamente per Maria di Clèves. Questa edizione ha 25 miniature ai margini; lunica illustrazione a tutta pagina è del Bal des Ardents.