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ⓘ Seconda guerra di Morea. La seconda guerra di Morea fu combattuta tra la Repubblica di Venezia e lImpero ottomano tra il 1714 e il 1718. È stato lultimo conflit ..




Seconda guerra di Morea
                                     

ⓘ Seconda guerra di Morea

La seconda guerra di Morea fu combattuta tra la Repubblica di Venezia e lImpero ottomano tra il 1714 e il 1718. È stato lultimo conflitto tra le due potenze, e si è concluso con una vittoria ottomana e la perdita del possesso principale di Venezia nella penisola greca, il Peloponneso ; tale sconfitta veneziana sarebbe potuta divenire ancora più pesante se non fosse stato per lintervento della monarchia asburgica, nel 1716: infatti, le vittorie austriache sul fronte del Danubio costrinsero gli Ottomani alla firma, nel 1718, del trattato di Passarowitz, che pose fine alla guerra. Il conflitto è noto anche con il nome di settima guerra ottomano-veneziana o la piccola guerra ; in Croazia è nota anche come guerra di Sinj.

                                     

1. Contesto storico

Alla fine del gennaio 1699 si concludevano con la pace di Carlowitz i negoziati tra lImpero ottomano e i vittoriosi componenti della Lega costituitasi tra il 1683 e il 1686 in avversione al Turco. Fra di essi vi faceva parte pure la Repubblica di Venezia, la quale dopo 15 anni di ininterrotte campagne belliche, attraverso le imprese del" peloponnesiaco” Francesco Morosini acquistava nuovi territori nellOltremare.

La Dalmazia veneta, i cui confini raggiunsero la cosiddetta linea Grimani dal nome del commissario veneto che li delimitò, si ingrandì notevolmente attraverso lannessione delle città di Knin, Sign e Ciclut, al pari dellAlbania veneta, dove venivano annesse Castelnuovo e Risano; nel mar Jonio entrava a far parte della Repubblica di Venezia lisola di Santa Maura, nellarcipelago del mar Egeo lisola di Egina, ma soprattutto il Regno di Morea così era chiamato pomposamente dai veneziani lodierno Peloponneso, sino allistmo di Corinto.

Veniva altresì eliminato il tributo annuale di 1.500 ducati che sino ad allora da oltre centanni la Serenissima aveva dovuto corrispondere alla Porta per il mantenimento del possesso di Zante 500 ducati dal 1503, stabiliti a 1.500 nel 1573. Tali conquiste portavano allo Stato da mar veneziano cospicui territori, anche se il sultano ottomano per mezzo dei propri rappresentanti a Carlowitz fu risoluto a non cedere a Venezia le altre terre poste a nord della Morea cadute pure esse in mano della Repubblica Veneta nel corso del conflitto tra le quali la piazzaforte di Lepanto, che avrebbero permesso di arginare e difendere con maggior efficacia una potenziale futura offensiva turca via terra diretta nel Peloponneso.

                                     

2. La guerra

Non passò molto tempo che lImpero ottomano difatti meditò di riprendersi quanto era stato costretto a cedere alla Serenissima pochi anni prima, in primis la Morea, e recuperare quindi il controllo dellEgeo. La Sublime Porta aveva ripreso fiducia in merito alle proprie capacità belliche a seguito dellesito fortunato della guerra contro la Russia nel 1711, ed oltretutto Venezia con la proclamazione della neutralità al conflitto dinastico per il trono spagnolo guerra di successione spagnola, era rimasta isolata diplomaticamente. Il momento per aprire una ennesima recrudescenza armata con la Repubblica Veneta fu perciò considerato propizio, ed il 9 dicembre del 1714 cogliendo a pretesto la cattura di una nave ottomana e lasilo politico dato al vladica di Montenegro, il quale sconfitto dalle armate turche si era rifugiato a Cattaro dove i veneziani si erano poi rifiutati di consegnarlo, il gran visir Silahdar Damat Ali Pascià arrestò il bailo veneziano di Costantinopoli Andrea Memmo dichiarando guerra alla città lagunare.

Già pochi mesi prima il Memmo aveva posto in guardia il Doge Giovanni II Corner sugli ingenti preparativi militari effettuati dalla Porta, quali il riattamento delle principali fortezze antistanti il Levante Veneto, larruolamento di truppe in Bosnia e in altre province dellImpero turco, lintensa attività di costruzione navale incorsa nellArsenale di Costantinopoli. Al precipitare degli eventi, Venezia nominò capitano generale da mar Daniele Dolfin e provveditore generale in Morea Alessandro Bon. Questultimo tuttavia poteva opporre al turco nel Peloponneso solamente poco più di 7.000 uomini regolari e uno scarso quantitativo di milizie locali. In un dispaccio inviato alla Repubblica in quel periodo, lamentò infatti egli di come Napoli di Romania, capitale del Regno di Morea, possedesse solamente 1.269 soldati, e quantunque si aspettasse un rinforzo di oltre 500 teste, la difesa del sito ne richiedeva almeno 3.000.

Lapporto dei greci abitanti di Morea nei confronti dei veneziani si rivelò daltronde piuttosto scarno, soprattutto perché essi sotto la dominazione turca avevano goduto di larghe autonomie, a discapito invece delle misure accentratrici di Venezia, presenti sia dal punto di vista commerciale che da quello religioso vigeva il divieto di comunicare con il patriarcato di Costantinopoli. Perfino i Mainotti residenti nella Maina, da sempre conosciuti come i più zelanti sostenitori della presenza veneziana in Morea, titubavano ad appoggiare la Serenissima per non esporre il proprio paese a saccheggi e devastazioni da parte dei turchi. Per quanto riguarda il naviglio militare in dotazione di San Marco, alla vigilia della seconda guerra di Morea erano dislocati nel riparto del Levante 8 navi di linea, non completamente equipaggiate, come lamentava in una relazione del dicembre 1714 il capitano straordinario delle navi, e 11 galere.

Dei rinforzi pervennero dalle isole Ionie, constanti in 2 galere e 2 galeotte provenienti da Zante, 1 galera allestita a spese di Cefalonia e 620 soldati forniti dai fratelli Logoteti di Zante. Nellarsenale di Venezia nel frattempo venivano varati i vascelli San Francesco e Terrore, unitamente allarmamento di altri presenti negli scali. Allo scopo di ricevere sostegni anche dagli Stati europei, la Repubblica Veneta si appellò al pontefice e al Sacro Romano Impero in vista dellaspra lotta che lavrebbe presto opposta agli ottomani. Tuttavia se lo Stato della Chiesa assicurò un simbolico sostegno immediato con linvio di 6 galeotte e 4 galere, limperatore, reduce dal lungo conflitto di successione spagnolo, esitava a distogliere truppe dal sud Italia dove si temeva una spedizione militare degli iberici volta al recupero delle terre perse, mostrandosi inizialmente indifferente agli eventi che colpivano la città lagunare. Nel corso della guerra, ausili di bastimenti da battaglia, seppur alquanto esigui, pervennero comunque da Spagna, Portogallo, Repubblica di Genova, cavalieri di Malta e Granducato di Toscana, anche per lintercessione offerta da papa Clemente XI.

                                     

2.1. La guerra La perdita dei domini veneziani nellEgeo

La prima azione intrapresa dalla Repubblica Veneta fu quella di inviare lArmata Grossa veneziana agli ordini del capitano straordinario delle navi Fabio Bonvicini, nei pressi del Capo Matapan Peloponneso, allo scopo di fornire protezione ai convogli che vi transitavano da Venezia diretti a Napoli di Romania capitale del Peloponneso, mentre il capitano generale da mar Dolfin restò a Climinò nellisola ionica di Santa Maura, in attesa del sopraggiungere delle forze navali alleate e di quelle inviate dalla Dominante. Il naviglio ausiliario arrivò a Corfù nel giugno 1715, ma dopo un mese di conce solamente l11 luglio successivo si congiunse ai legni marciani nelle acque di Patrasso. Tale ritardo spinse il Dolfin, che disponeva di 22 vascelli, 22 galere, 2 galeazze e 10 galeotte, oltre a 4 galere pontificie, 2 maltesi, 3 toscane e 2 genovesi, ad intraprendere la decisione di non recarsi con le proprie forze nellArcipelago a contrastare il naviglio nemico, veleggiando su Modone con lintento di fornire ausilio alla siffatta piazza, prossima a subire lassalto turco.

Lattacco ai possedimenti della Repubblica Veneta nel Levante, fu pianificato dallImpero ottomano per lestate del 1715. Il provveditore veneziano in Morea, date le esigue forze disponibili rispetto alla vastità del territorio da difendere costituito da ben 1600 chilometri di coste frastagliate, deliberò di abbandonare le zone di Mistrà, Calamata, Calavvita, Gastuni, Arcadia, Patrasso, concentrando armati e abitanti nella difesa delle piazze di Napoli di Romania Nauplia, Corinto, Malvasia, Modone, Castel di Morea, e nelle due fortezze di Chielafà e Zarnata, poste nel sud del Peloponneso nella penisola della Maina. Le piazzeforti della Morea erano appena state rimodernate dalla Serenissima negli ultimissimi anni di permanenza nel Regno, tuttavia lavanzata ottomana fu tanto rapida quanto fortunosa. La flotta turca, complessivamente forte di 58 navi a vela tra ottomane, barbaresche ed egiziane, 5 brulotti, 30 galere, 60 galeotte e numerosi bastimenti da trasporto, il 5 giugno sbarcò un numeroso gruppo di armati presso Tino, isola veneziana dellEgeo, la quale, su decisione del governatore Bartolomeo Bobbi e del comandante Bernardo Balbi che constatarono il mancato appoggio dei greci, capitolò senza combattere. Il presidio della piazzaforte fu trasportato a Nauplia, dove il Balbi fu giudicato per la propria condotta e condannato alla prigione perpetua, sorte riservata anche a Francesco Bembo, arresosi il 7 luglio presso la seconda e ultima isola dellArcipelago rimasta in mano a Venezia, Egina.

Contemporaneamente larmata di terra ottomana, costituita da oltre 80.000 uomini al comando del Gran Visir, penetrava in Morea dallistmo di Corinto il 20 giugno, cingendo dassedio lomonima piazza 9 giorni più tardi. Nonostante i propositi di resistenza del Provveditore straordinario Giacomo Minotto, il 4 luglio dopo un intenso bombardamento che fece crollare il portone principale, i veneziani si arresero. Analoga fu la sorte a cui andò incontro Napoli di Romania, difesa da 2.000 regolari e 1.000 volontari circa. Seppure la bontà delle fortificazioni fece sperare una lunga resistenza, linesperienza degli artiglieri, la scarsità delle forze e la mancanza di minatori contribuirono fortemente alla caduta del sito il 17 luglio dopo 9 giorni di assedio. Particolarmente audace in tale occasione fu lazione effettuata da parte di un commando turco, il quale, impadronitosi del molo arrivandovi a nuoto e scalando la muraglia, ove non erano presenti difensori, occupati a respingere lattacco via terra, penetrò indisturbato in città. Alla perdita di Nauplia tenne dietro quella di Castel di Morea l8 agosto, stretta in blocco dai turchi da solo 4 giorni, di Modone per lammutinamento del presidio al provveditore Vincenzo Pasta, il quale era invece intenzionato a continuare la resistenza, e infine di Malvasia.

Questultima, la più munita fortezza veneziana del Peloponneso eretta su uno scoglio in posizione quasi imprendibile a detta degli stessi ottomani, capitolò per volontà del Provveditore Federico Badoer senza che fosse stato sparato un colpo di fucile, comportamento che comportò al patrizio veneto la condanna alla prigionia. Alla fine di agosto dunque lintera Morea con lisola di Cerigo giaceva nuovamente in potere degli ottomani, i quali in pochi mesi avevano dissolto limpero marittimo creato da Francesco Morosini dopo lunghi anni di sanguinose lotte.

Il capitano generale da mar Daniele Dolfin nel corso delloffensiva ottomana in Morea sembrò mostrare una scarsa decisione nella propria condotta guerresca, non apportando un sostegno convincente ai siti costieri veneziani attaccati dagli ottomani. La flotta della Porta rifuggiva inoltre da ogni scontro col naviglio della Serenissima. Solamente il 12 agosto lArmata turca fu avvistata nel golfo di Calamata, tuttavia le imbarcazioni da guerra venete non giunsero al contatto con essa dato lincorrere di una persistente bonaccia e una folta foschia, ritirandosi infine a Climinò nellisola di Santa Maura. Proprio questa piazza si rivelava essere il successivo obiettivo ambito dai turchi allo scopo di estromettere linfluenza della Serenissima oltre che dal controllo dellEgeo pure dal mar Ionio. Appreso che la Porta presto vi avrebbe sbarcata una forza ingente di oltre 30.000 uomini per porre lassalto alla fortezza, la consulta di guerra veneziana, appurata limpossibilità ad effettuare ogni seria resistenza in oppugnazione allavversario, stabilì levacuazione dellisola da parte di difensori e abitanti, unitamente alla demolizione di ogni fortificazione.

Nel novembre inoltre, le uniche due fortezze della Repubblica Veneta rimaste a Creta, la Suda e Spinalonga, dovettero arrendersi dopo oltre 4 mesi di duro assedio da parte del pascià di Candia, impossibilitate a proseguire la difesa a fronte del mancato pervenimento di rifornimenti e soccorsi adeguati. La campagna bellica del 1715 finì dunque in modo disastroso per la Repubblica, la quale aveva visto il Proprio Stato da Mar dimezzarsi territorialmente nello scacchiere dellestremo oriente, e accrescere seriamente il pericolo di assalto turco anche alle isole dellArcipelago dello Ionio. Solamente in Dalmazia si riuscì a respingere lattacco ottomano a Sinj, effettuato nondimeno da un quantitativo di truppe non particolarmente elevato dato limpiego della maggior parte delle forze turche in Morea.



                                     

2.2. La guerra La lega tra Venezia e il Sacro Romano Impero

Il rovinoso andamento della guerra provocò accese discussioni in seno al Senato veneziano, concernenti principalmente proprio loperato del capitano generale da mar Daniele Dolfin. Egli fu accusato di molteplici mancanze ed imperdonabili errori commessi dallalto della propria carica, in primis quello di non essersi portato con la flotta nellimmediato inizio delle ostilità nellalto arcipelago per impedire luscita dai Dardanelli del naviglio da guerra ottomano. Grave in aggiunta era ritenuto dal Consiglio dei pregadi il non aver sostenuto la difesa delle fortezze di Napoli di Romania, Castel di Morea e Malvasia, il mancato rifornimenti di armi e vettovagliamenti ai siti di la Suda e Spinalonga, più volte richiesti dai provveditori di siffatte piazze, laffrettata decisione nellabbandonare al nemico lisola di Santa Maura.

A fronte delle anzidette riconosciute colpe, il Dolfin fu rimosso dalla proprio ruolo nominando al suo posto come capitano generale da mar Marineria veneziana il provveditore generale delle isole Ionie carica istituita solamente in tempo di guerra Andrea Pisani. Secondo provvedimento intrapreso dal governo veneziano fu poi quello di porre a capo dellesercito di San Marco un uomo altamente competente in materia militare in vista della presunta controffensiva dellanno seguente, individuato nel condottiero sassone Johann Matthias von der Schulenburg, uno dei più valenti generali europei dellepoca, nominato con mandato triennale feldmaresciallo alla fine del 1715 per la prima volta Venezia subordinava la carica di capitano generale da mar a quella di comandante delle forze di terra, simboleggiando in tal modo limportanza assunta dai soldati rispetto alla flotta. Lo Schulenburg rimarrà poi al servizio della Repubblica quale comandante supremo delle forze terrestri marciane sino allanno della sua morte, avvenuta nel 1747.

Considerevole risultato sul piano politico fu infine lintesa raggiunta con limperatore asburgico Carlo VI, per la cui entrata in guerra al fianco della Serenissima erano state riaperte delle trattative già da alcuni mesi. Il felice esito conseguito fu facilitato dal fatto che la posizione di non belligeranza mantenuta dagli Asburgo sul principio del conflitto turco-veneziano, stava incrinandosi progressivamente in favore dellintervento armato. La tracotanza ottomana, acuitasi con le facili vittorie ottenute in Morea, fece intendere allAustria la possibilità non remota di un prossimo attacco turco in Ungheria nel caso in cui il Sultano si fosse impossessato della Dalmazia Veneta, venendo a rafforzare oltretutto le proprie posizioni in Adriatico pure a discapito dellimpero. A fronte di ciò la Lega con Venezia fu nondimeno stipulata il 16 aprile 1716. Essa prevedeva, oltre allalleanza volta a combattere gli infedeli, una mutua difesa dei rispettivi domini in Italia. Da parte propria la Serenissima si impegnava nel caso di attacco spagnolo nelle terre della penisola in mano allAustria, a fornire 8 navi e 6.000 fanti, mentre nel caso di attacco turco avrebbe contribuito con 800 uomini e 12 navi.

                                     

2.3. La guerra Lassedio turco di Corfù

Con la perdita dei possedimenti nellEgeo e levacuazione di Santa Maura, era diventato indubbiamente certo che il prossimo attacco della Porta sarebbe stato diretto contro il più importante sito del Levante rimasto a San Marco: Corfù. La posizione di tale isola, considerata la porta dellAdriatico, era estremamente importante visto che la sua caduta avrebbe permesso allImpero Ottomano di minacciare direttamente Venezia allinterno del golfo effettuando una manovra a tenaglia sulla Dalmazia con un assalto congiunto dalla parte di terra e mare. In mancanza di basi di appoggio presenti nelle coste dalmate la Repubblica sarebbe stata soffocata nelle proprie lagune, con grave pericolo per la propria esistenza. Per questi motivi nella classe del patriziato vigeva uno stato di apprensione riguardo ai futuri fatti darme in cui sarebbe stata coinvolta la Serenissima.

Il feldmaresciallo Von der Schulenburg raggiunse lisola il 15 febbraio 1716, ponendosi immediatamente a riattare le fortificazioni e costruire nuovi trinceramenti tra il monte dAbramo e il monte San Salvatore, alture dirimpetto a Corfù dalle quali sarebbe stato possibile per gli ottomani bombardare la città in una vantaggiosa posizione sopraelevata. La Repubblica altresì provvide in quei mesi a rafforzare la propria flotta acquistando presso Genova e Livorno 2 navi di linea, il vascello Nostra Signora del Rosario e il San Pietro Apostolo. Allinizio della campagna navale del 1716 il naviglio da guerra veneziano constava di 26 vascelli, 18 galere, 2 galeazze, 12 galeotte e 2 brulotti. Nella primavera si stabilì che lArmata Sottile sostasse a Corfù mentre lArmata Grossa, sottoposta alla guida del nuovo capitano straordinario delle navi Andrea Corner, fu dislocata a Zante con lincombenza di contrastare nellarcipelago larmata navale ottomana diretta su Corfù, a ulteriore conferma dellattestato e definitivo ruolo subordinato delle unità a remi rispetto alle imbarcazioni a vela. Tuttavia la flotta turca effettuò una rotta insolita passando a sud dellisola di Candia ed entrando indisturbata nel mar Ionio senza che fosse avvistata dai veneziani.

Il capitano generale Pisani avvistato il naviglio nemico e constatata la disparità delle forze vigente lasciò Corfù dirigendosi in direzione dellarcipelago per congiungersi con lArmata Grossa e attaccare il nemico con lintera forza navale. L8 luglio dunque gli ottomani indisturbati diedero lavvio alle operazioni di sbarco di sbarco dellesercito assiepato a Butrinto nella costa Albanese prospiciente Corfù, composto da circa 30.000 fanti e 3.000 cavalieri preposti alla conquista dellisola di San Marco. Nondimeno nel medesimo giorno sopraggiunse la squadra veliera marciana la quale diede battaglia con le navi della Porta avviando dunque il primo scontro navale della seconda guerra di Morea.

A seguito di oltre 3 ore di cannoneggiamento da ambo le parti, lesito del confronto si dimostrò irresoluto, costante comune che si riscontrerà lungo tutto il corso dellintero conflitto, dando a vedere, come del resto era già stato posto in luce nei capitoli precedenti, la limitata potenzialità offensiva dei vascelli a fronte di una metodica guerresca contraddistinta dallimpiego della linea di fila.

Difatti, quantunque gli ottomani patissero le maggiori perdite, quantificate in 2 vascelli, 1 galeone, 2 galeotte affondate e 1300 tra morti feriti contro 70 morti, 130 feriti e leggeri danni a talune imbarcazioni per i veneziani, la loro flotta rimase pressoché integra riuscendo a compiere felicemente il trasporto dei soldati a Corfù. Gli uomini del presidio posti a difesa della capitale dellisola constavano a circa 2.000, costituiti da 1.429 mercenari tedeschi, 249 mercenari parmensi, 311 veneti i soldati sudditi di San Marco provenienti dai domini veneziani di terraferma in tutto non saranno più di 700 in totale nel corso dellassedio, ai quali pervenne a luglio un rinforzo di 1.112 soldati oltremarini armati arruolati in Dalmazia e greci. Tuttavia i difensori, dei quali 1/3 era malato le truppe tedesche male armate e indisciplinate, dovevano opporsi a una forza nemica di oltre 30.000 uomini.

Alla fine di luglio pervenne il naviglio da battaglia ausiliario di Malta, Stato della Chiesa, Spagna, Toscana e Genova, andando a completare la forza navale cristiana che si dispose nella rada di Corfù a eventuale sussidio della piazza posta sotto assedio come segue: in prossimità dellisola di Vido il capitano generale da mar con 18 galere e 2 galeazze veneziane, 3 galere e 4 vascelli maltesi, 4 galere e 2 vascelli del Papa, 2 galere di Genova, 5 galere di Spagna e 3 galere di Toscana.

Sulla linea da Vido alla costa epirota 3 Divisioni di vascelli veneziani e 4 vascelli di Malta allestremo della formazione nella parte posta a oriente. Dietro tale schieramento trovavano posto 5 vascelli pontifici e altre navi sussidiarie.

Nel frattempo il 24 dello stesso mese fu intrapreso da parte degli assedianti il primo attacco, respinto dallartiglieria, ma il giorno successivo i turchi riuscirono a penetrare nel borgo del Mandracchio nella parte nord-occidentale della città, da dove poterono effettuare il bombardamento terrestre della piazza. A seguito di manovre volte a saggiare la resistenza delle fortificazioni, il 1 agosto iniziò lassalto decisivo protrattosi per 3 giorni nei confronti delle alture poste nei pressi di Corfù dalle quali poter tenere sotto tiro con pezzi dartiglieria la città. I tedeschi sgombrarono il Monte S. Salvatore dopo una flebile resistenza, mentre gli Schiavoni oltremarini mantennero con eroismo fino al 3 agosto le posizioni sul Monte dAbramo, tuttavia decimati dovettero infine cedere il passo agli ottomani. Le proposte di resa pervenute al Provveditore Generale delle Isole Ionie Loredan furono sdegnosamente respinte, e il morale degli assedianti fu risollevato l8 agosto dalla notizia della vittoria austriaca nella battaglia campale di Petervaradino avvenuta pochi giorni prima, unita alla comunicazione dellimminente arrivo di nuovi rinforzi, pervenuti il 15 agosto in numero di 1.500 uomini circa. Sino ad allora le perdite subite dagli assediati ammontavano a poco più di 500 unità, ed estromessi gli inabili ai combattimenti ora lo Schulenburg poteva contare su una forza complessiva di 4.000 soldati. La notte del 19 il condottiero sassone decise quindi di ordinare una sortita per riconquistare il Monte dAbramo.

Deputati allimpresa furono 600 oltremarini e 300 tedeschi, ma sebbene inizialmente gli schiavoni ottennero qualche successo contro il nemico, alcuni oltramontani mercenari tedeschi presi dal panico presero a sparare allimpazzata uccidendo 60 dalmati, sbandando e provocando poi una fuga generale. Il contrattacco turco non si fece attendere. Già allalba a seguito delloccupazione di un rivellino struttura difensiva, 3.000 giannizzeri scalarono lo Scarpone, ai piedi della Fortezza Nuova, che fu preso con il ritiro immediato dei 400 tedeschi incaricati della sua difesa, cui seguì lassalto generale al forte stesso. Per 6 ore divampò lo scontro ai piedi delle mura, e Schulenburg, conscio del sopraggiunto momento decisivo per le sorti dellintero assedio, si pose alla guida di 800 italiani e oltremarini in un eroico contrattacco che portò alla riconquista dello Scarpone e alla rotta degli ottomani, i quali lasciarono sul campo 1.200 uomini a fronte dei 300 caduti fra i difensori. Come se non bastasse il 20 agosto si scatenò un violento nubifragio che provocò ingenti danni allaccampamento turco, al materiale dassedio e alle navi, demoralizzando ulteriormente gli attaccanti già prostrati per gli insuccessi sinora sofferti, i quali il 21 agosto tolsero il blocco al sito reimbarcandosi.

Con tale vittoria dei veneziani era stato salvato quanto rimasto dello Stato da Mar della Repubblica, e inferto un duro colpo allImpero ottomano in un assedio costato alla Porta 15.000 uomini, quasi la metà della forza preposta alla conquista di Corfù, contro le 3.000 perdite subite dai soldati di stanza nella capitale dellisola. Il 25 agosto il naviglio ottomano abbandonò lo Ionio veleggiando su Costantinopoli e nel contempo gli armati della Porta si ritirarono da Santa Maura la quale venne rioccupata dallArmata Grossa veneziana, azione con cui si chiuse la campagna navale del 1716. Ultimo evento degno di nota dellanno fu infine loccupazione marciana della piazza di Butrinto nellEpiro, verificatasi in tarda estate. A Schulenburg, artefice della vittoriosa resistenza marciana a Corfù, la Serenissima mostrò la propria riconoscenza mediante la concessione di una pensione vitalizia di 5.000 ducati annui, il dono di una spada gioiellata e lerezione di una statua sul luogo dellassedio, ad opera di Imbianci onore sino ad allora spettato solamente a Francesco Morosini

                                     

2.4. La guerra Gli ultimi anni di guerra

Nellinverno 1716 la flotta della Repubblica, stanziata interamente a Corfù, subì un riallestimento in vista dellimminente campagna navale. Nellanno successivo essa arrivò a constare di 28 vascelli guidati dal capitano straordinario delle navi Lodovico Flangini, in sostituzione del Corner, 18 galere, 2 galeazze, 10 galeotte, 4 brulotti, e 2 corvette. Larmata navale ausiliaria comprendeva invece 7 vascelli portoghesi, 5 pontifici, 4 maltesi, 5 galere spagnole, 4 pontificie, 3 maltesi, 3 toscane e 2 genovesi. Si rivela utile rilevare che ogni nave di linea della Serenissima, in tale rispondente congiuntura di guerra, imbarcava a bordo sino a circa 500 soldati. Analogamente a quanto avvenuto nella prima battaglia navale del luglio 1716, i 3 scontri per mare avuti luogo nel 1717 tra i navigli a vela degli schieramenti contrapposti, mediante lutilizzo della linea di fila, non si rivelarono risolutori. Nel primo di essi, incorso il 12 maggio presso Imbro, una vittoria di stretta misura arrise a Venezia: questultima ebbe 123 morti e 94 feriti tra le milizie e 160 feriti fra i marinai, a fronte di 2 vascelli e 2 galeotte colati a picco fra gli ottomani.

Nella battaglia navale del 16 maggio fra il promontorio di Monte Santo e lisola di Strati il divario in termini di perdite fra i due contendenti si ridusse ulteriormente, benché ancora minore fra i veneti, avendo avuto essi 192 morti e 409 feriti tra le milizie e 139 morti e 204 feriti fra i marinai. La Porta lamentò invece luccisione di 8 comandanti di nave e la morte o ferimento di 2500 uomini. In siffatto combattimento perì il capitano straordinario Flangini, il cui posto fu assunto da M. A. Diedo. Dati gli ingenti danneggiamenti subiti dallArmata Grossa in particolar modo negli alberi e vele dei bastimenti, il neo comandante dispose lancoraggio di esse nellisola di Termia per le riparazioni, nondimeno pochi giorni dopo le corvette inviate in esplorazione riferirono lavvistamento dellarmata turca, circostanza che provocò luscita in mare del naviglio veneziano e il contatto con il nemico nel golfo di Pagania il 19 luglio battaglia di Matapan, anchesso irresoluto come i precedenti, con 164 morti e 300 feriti tra la milizia e 60 morti e 57 feriti tra i marinai per la Serenissima; nelle file ottomane vi fu un numero imprecisato di perdite.

Nel corso della campagna navale, lArmata Sottile assunse il ruolo, analogamente a quanto effettuato durante la guerra di Morea 1684-1699, di forza marittima adibita al trasporto e ausilio agli armati nella conquista delle piazzeforti costiere turche: in tal modo alla fine di ottobre furono espugnate Prevesa e Vonizza poste nella costa dellEpiro, con le quali Venezia assumeva il controllo dellinsenatura di Arta. Complici inoltre le molteplici vittorie campali nei Balcani ottenute dal generale austriaco Eugenio di Savoia che impegnavano ingenti armati turchi distogliendoli dallo scacchiere dalmato-levantino, nello stesso anno, il 1717, in Dalmazia il provveditore generale Alvise Mocenigo respinse un nuovo attacco turco contro Sinj, e a seguito del rinforzo ottenuto con larrivo di mercenari tedeschi e svizzeri intraprese la conquista Imoschi.

Nellestate dellanno successivo, il 1718, ebbe luogo lunico fatto darme per mare incorso tra il naviglio della Repubblica Veneta e quello dellImpero Ottomano nel corso della campagna navale di quellanno, lultima prima della pace tra gli Stati coinvolti nel conflitto.

La flotta veneziana, rimessa in efficienza nellinverno precedente con il pervenimento di nuovi vascelli realizzati in Arsenale" Fortuna Guerriera”," S.Spiridone”," Idra”," Falcone”," S. Zaccaria”," S. Pietro dalcantara”, atti a sostituire altrettante unità non più abili a sostenere la navigazione a causa dellanzianità di servizio e delle lesioni strutturali subite nei vari confronti con le imbarcazioni turche, allineava in totale 28 navi di linea 10.121 uomini di equipaggio, 15 galere, 13 galeotte, 2 galeazze, 4 corvette. Il 20 di luglio nelle acque di Pagania lArmata Grossa venne a contatto con la forza marittima ottomana. Ne scaturì un combattimento dilazionatosi in 3 battaglie una al giorno sino al 22 dello stesso mese, conclusosi tuttavia anchesso, come i precedenti, senza né vincitori né vinti e nel quale i veneziani complessivamente soffrirono di 171 morti e 276 feriti tra i marinai e 1380 tra morti e feriti nelle milizie, oltre a riscontrare vari bastimenti disalberati, similmente ai turchi.

LArmata Sottile venne impiegata invece per coadiuvare lassedio di una piazzaforte dEpiro di particolare rilevanza di cui la Repubblica bramava impadronirsi in quanto covo di pirati, Dulcigno, portando il capitano generale da mar Andrea Pisani a sbarcarvi il 23 luglio 1718 una forza costituita da 10.000 armati che iniziarono ad intraprendere le operazioni di blocco della città. Il 1 agosto gli attaccanti erano sul punto di trattare la resa coi difensori questi ultimi avevano già esposto bandiera bianca, quando improvvisamente giunse notizia dellavvenuta firma da parte di tutti i contendenti di un trattato che decreteva la fine immediata delle ostilità.



                                     

3. La pace di Passarowitz

Era stata lAustria, preoccupata per una recrudescenza delle tensioni latenti nel sud Italia con la Spagna, a fungersi quale promotrice del trattato di pace, giunto infausto alla Serenissima, in quanto se i combattimenti fossero proseguiti ancora per qualche mese, probabilmente Dulcigno e altre piazze levantine sarebbero state annesse ai domini di San Marco. Il 21 luglio si giunse alla sottoscrizione dei patti nella città di Passarowitz, e nonostante linviato veneziano Carlo Ruzzini già presente ai precedenti negoziati di Carlowitz nel 1699, nellultima requisitoria per ben 6 ore perorasse la causa veneziana chiedendo la restituzione di Tino, Egina, La Suda, Spinalonga, Cerigo, e della Morea, o al posto di questultima lallargamento dei possedimenti della Repubblica in Albania sino a Scutari, non ottenne quanto sperato.

La Serenissima infatti si dovette accontentare del riacquisto di Cerigo con lannesso scoglio di Cerigotto, dellannessione di Butrinto, Prevesa, Vonizza in Albania, e dei castelli conquistati in Dalmazia di Imoski, Tischowatz, Sternizza, Cinista, Rolok, Creano insieme a 4 miglia di circondario per ognuno di essi. Venezia di contro cedeva al turco in Dalmazia Zarine, Ottovo e Zubzi, assicurando la comunicazione tra lImpero Ottomano e il proprio protettorato di Ragusa. Veniva stabilito il nuovo confine nella Linea Mocenigo.

                                     

4. Conseguenze

Il trattato pose fine allultimo vero conflitto militare a cui partecipò la Repubblica di Venezia, e la definitiva conclusione di oltre 300 anni di lotte interminabili con lImpero Ottomano, iniziate nel 1416 con il vittorioso scontro navale dei veneti al largo di Gallipoli. Passarowitz sanzionò inoltre la definitiva involuzione politica della Serenissima, la quale abbandonò per sempre una posizione di rilevanza nel Mediterraneo orientale ove conservò solamente pochi lembi del suo antico Impero marittimo. Svanite le prospettive di rivincita nel Levante, nate dallepopea del conquistatore Morosini, Venezia sino alla sua caduta, manterrà in Oltremare, al pari della terraferma, una posizione ligia alla neutralità e alla conservazione di quanto rimastole. Inutili saranno i ripetuti inviti austriaci avutisi tra il 1736-39 nel corso del conflitto austro-russo in opposizione al turco, a una discesa in guerra in cambio delle promesse di nuove annessioni nellOltremare, e un simile atteggiamento non fu disertato neanche nei due successivi confronti armati del 1768-74 e 1787-92.

Nel 1770, a coloro i quali sollecitavano unalleanza con lAustria, il procuratore Francesco Morosini omonimo delleroe di Candia e della Morea fece presente" lassioma politico che allorché una potenza piccola diventa lalleato di una grande, la piccola potenza diventa suddita e dipendente dallaltra”. Altresì lImpero Ottomano iniziava anchesso una lenta decadenza con il ritiro progressivo dalle proprie posizioni nei Balcani a scapito dellAustria, vera trionfatrice a Passarowitz mediante lannessione di parte della Valacchia e Serbia settentrionale. Era poi diventato chiaro ormai, che Venezia era passata da potenza presentante peculiari caratteri propri di una Repubblica marinara, a Stato continentale, seppure il patriziato seguitò a permanere nella linea politica di preminenza e maggior considerazione riservata nei confronti dellOltremare rispetto ai domini della Terraferma, posizione che sconterà drammaticamente quasi 80 anni dopo trovandosi impreparata agli eventi che portarono alla conseguenza della sua caduta nel 1797.