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ⓘ Fonti e storiografia su Tiberio. Per fonti e storiografia su Tiberio si intendono le principali fonti contemporanee alla vita dellimperatore romano Tiberio, non ..




Fonti e storiografia su Tiberio
                                     

ⓘ Fonti e storiografia su Tiberio

Per fonti e storiografia su Tiberio si intendono le principali fonti contemporanee alla vita dellimperatore romano Tiberio, nonché la descrizione degli eventi di quel periodo e linterpretazione datane dagli storici, formulandone un chiaro resoconto, grazie anche allutilizzo di più discipline ausiliarie.

                                     

1.1. Nella storiografia antica Tacito

Tiberio viene descritto da Publio Cornelio Tacito Annales come un tiranno che incoraggiava la delazione come sistema, e ricompensava i delatori, anche se si erano impegnati a sostenere il falso, con favori di ogni genere. Gli ultimi anni del governo di Tiberio vengono descritti da Tacito come anni bui, in cui si poteva finire sotto processo anche semplicemente per aver parlato male dellimperatore persino in casa propria, se in presenza di qualcuno che potesse testimoniarlo. Ancora a livello politico, Tacito critica fortemente lindolenza che caratterizzò la politica estera degli ultimi anni dellimpero di Tiberio: limperatore, infatti, accettò a suo parere laffronto recatogli dai Parti, e si rifiutò di espandere lautorità di Roma sul grande impero orientale. Questo è il giudizio complessivo che Tacito pronuncia dopo il racconto della morte di Tiberio:

Il giudizio di Tacito su Tiberio è comunque considerato poco affidabile: lo storico sente il bisogno di spiegare ogni azione dellimperatore mediante la voglia di dissimulare le proprie intenzioni, e attribuisce il merito delle abili azioni di Tiberio ai suoi collaboratori. Quello di Tacito è daltronde lo spirito dello scrittore che denuncia il sistema del principato tornando a rimpiangere il defunto sistema repubblicano. A Tacito si deve, comunque, anche un icastico ritratto fisico di Tiberio nelletà della vecchiaia: nel denunciare la dissolutezza dellimperatore, che si abbandona alla libidine sfrenata, lo storico ne delinea brevemente laspetto:

                                     

1.2. Nella storiografia antica Svetonio

Anche Gaio Svetonio Tranquillo fornisce, nel libro terzo delle sue Vite dei Cesari, un ampio ritratto di Tiberio, che viene complessivamente giudicato in modo negativo. Poco spazio si dedica alle sue imprese giovanili, che vengono riassunte in pochi capitoli, mentre grande rilievo acquisisce la narrazione del periodo che va dallascesa al potere fino alla morte di Tiberio. Svetonio, come di consueto, analizza minuziosamente il comportamento dellimperatore, ne riferisce prima le virtù:

Ben più numerosi appaiono, tuttavia, i difetti che il biografo imputa a Tiberio:

La crudeltà e i vizi di Tiberio furono stigmatizzati in alcuni versi satirici particolarmente diffusi a Roma. Sulla crudeltà di Tiberio si mormorava: Crudele e violento, vuoi che lo dica in breve?/Che io muoia, se tua madre ti può amare ; sui numerosi fatti di sangue in cui si sospettava lintervento di Tiberio: Hai messo fine al secolo doro di Saturno, o Cesare:/finché tu sarai in vita, vivremo sempre nelletà del ferro ; sullo stesso argomento: Ora non gradisce più il vino, perché ormai ha sete solo di sangue:/infatti ne beve con avidità, nella misura in cui prima beveva il vino senza mescerlo. Svetonio fornisce anche un ritratto fisico di Tiberio, simile a quello di Tacito, ma più ampio e dettagliato:

Mentre anche Cassio Dione fornisce di Tiberio un quadro complessivamente negativo, altri autori, tra cui Velleio Patercolo, Flavio Giuseppe, Plinio il Giovane, Valerio Massimo, Seneca, Filone, Strabone e Tertulliano, ne danno un giudizio positivo, o non accennano comunque alle scelleratezze a cui limperatore si sarebbe lasciato andare durante il ritiro di Capri.

                                     

1.3. Nella storiografia antica Velleio Patercolo

Velleio Patercolo è uno storico contemporaneo di Tiberio che aveva servito limperatore per otto anni in Germania e Pannonia come praefectus equitum e legatus. Lopera di Patercolo che va dalla caduta d Troia alla morte di Livia nel 29 d.C. dà un giudizio molto favorevole del governo di Tiberio e del suo prefetto del pretorio Seiano Negli storici è nato il dubbio se tali giudizi positivi si debbano a una sincera amicizia o al timore di subire rappresaglie dagli amici dellimperatore. In realtà Patercolo fu assassinato nel 31 d.C. proprio perché amico di Seiano con il quale evidentemente era legato da vera amicizia.

                                     

2. Nel Vangelo e nella tradizione religiosa

Nel Nuovo Testamento, Tiberio è menzionato solo una volta, al capitolo 3.1 del Vangelo secondo Luca, in cui si afferma che Giovanni Battista cominciò la sua predicazione pubblica nel quindicesimo anno del regno di Tiberio; tuttavia nei Vangeli ci si riferisce a Cesare o all Imperatore, senza ulteriori specificazioni, per indicare limperatore romano regnante. Il rapporto tra Tiberio e la religione cristiana è però oggetto di una recente indagine storiografica: alcune fonti, infatti in particolare Giustino e Tertulliano, riferiscono di un presunto messaggio inviato da Ponzio Pilato a Tiberio nel 35, riguardo alla crocifissione di Gesù. Limperatore avrebbe di seguito presentato al Senato una proposta tesa ad ottenere il riconoscimento del Cristianesimo come religio licita e, avendo però ricevuto un rifiuto, avrebbe comunque posto il veto ad accuse e persecuzioni nei confronti dei seguaci di Gesù. Il dibattito sullesistenza di questo senatoconsulto è ancora in corso. Sebbene non esistano fonti dellepoca che provino queste teorie, linvio di un messaggio a Tiberio da parte di Pilato e una conseguente discussione in senato possono sembrare plausibili; tuttavia non si sa nulla di certo sullatteggiamento dellimperatore verso i cristiani: al riguardo non fu preso alcun provvedimento ufficiale, ma è certo che i seguaci di Gesù non furono mai perseguitati sotto limpero di Tiberio. Un elemento che confermerebbe latteggiamento favorevole di Tiberio verso i cristiani, e che si inquadra con la politica di pacificazione che egli conduceva verso una provincia difficile come la Giudea, sarebbe la destituzione del sommo sacerdote Caifa da parte di Lucio Vitellio, legato di Siria inviato da Tiberio, nel 36 o 37, ossia subito dopo lesecuzione, ritenuta illegale, del diacono Stefano su iniziativa proprio di Caifa, e solo un anno dopo la presunta relazione di Pilato.

Tiberio, comunque, tollerante verso tutti i culti ad eccezione di quelli caldei e giudaici, non ebbe mai fiducia nella religione, mentre si dedicò più volte allastrologia e alla previsione del futuro. A proposito Svetonio scrive:



                                     

3. Nella storiografia moderna e contemporanea

La storiografia moderna ha riabilitato la figura di Tiberio, denigrata dai principali storici a lui contemporanei, mancando di quella comunicativa propria del suo predecessore Augusto, e pur essendo di indole torva, tenebrosa e sospettosa. Questo suo riserbo, unitamente allinnata timidezza, certamente non gli giovarono. E così pure il costante disagio provato dal disinteresse dimostrato da Augusto nei suoi confronti fino agli ultimi anni della sua vita, gli diedero limpressione di essere stato adottato solo quale ripiego. E così quando divenne Princeps, era ormai disincantato, inasprito e deluso.

Allimperatore si riconosce la grande abilità dimostrata in gioventù al servizio di Augusto: Tiberio mostrò di possedere una grande intelligenza politica nella risoluzione di molti conflitti, e riuscì ad ottenere numerosi successi in campo militare, dimostrando parimenti una notevole abilità strategica. Allo stesso modo, si riconosce la validità delle scelte che prese nei primi anni del suo impero, fino al momento del ritiro a Capri e della successiva morte di Seiano. Tiberio seppe evitare di impegnare le forze romane in guerre dallesito incerto oltre i confini, ma riuscì ugualmente a creare un sistema di stati vassalli che garantissero la sicurezza del limes da pressioni esterne. In politica economica, seppe attuare una saggia politica di contenimento delle spese che portò al risanamento del deficit dello Stato senza che si rendesse necessaria limposizione di nuove tasse ai provinciali. Egli diede, pertanto, prova di essere anche un abile amministratore con indubbie capacità organizzative, aderendo perfettamente ed in modo quasi maniacale alla politica del suo predecessore. Il suo dramma fu quello di essere stato trascinato a ricoprire un ruolo a lui inadatto, per quel suo innato senso del dovere, in una situazione che probabilmente non aveva cercato e che, al contrario, esigeva doti differenti dalle sue. La sua tragedia fu quella di essersene reso conto ormai troppo tardi.

Più controversa resta lanalisi del comportamento di Tiberio durante il lungo ritiro a Capri, e non esiste ancora al riguardo una linea universalmente condivisa: le notizie riportate da Tacito e Svetonio appaiono generalmente come distorte, o comunque non corrispondenti alla realtà. Resta possibile che limperatore abbia dato sfogo ai suoi vizi durante la permanenza sullisola, ma è tuttavia improbabile che, dopo essersi a lungo distinto per il comportamento morigerato, si sia poi abbandonato agli eccessi descritti dagli storici. Vi è accordo nel ritenere che la demonizzazione di Tiberio, la cui figura acquisisce in Svetonio e Tacito una connotazione mostruosa tanto a livello comportamentale quanto puramente fisico, sia determinata in primo luogo dalla scarsa adesione alla realtà da parte dei due storici: luno, Svetonio, mosso dalla volontà di raccontare ogni dettaglio scabroso, laltro, Tacito, dal rimpianto del sistema repubblicano. Tra gli studiosi che nelle loro opere hanno riabilitato la figura di Tiberio si segnalano Amedeo Maiuri, Santo Mazzarino, Antonio Spinosa, Lidia Storoni Mazzolani, Axel Munthe, Paolo Monelli, Giovanni Papini e Maxime Du Camp. Anche il filosofo Voltaire commentò in modo positivo lopera dellimperatore.