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ⓘ Vittoriale degli Italiani. Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, vie, piazze, un teatro allaperto, giardini e corsi dacqua eretto tra il 1921 ..




Vittoriale degli Italiani
                                     

ⓘ Vittoriale degli Italiani

Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, vie, piazze, un teatro allaperto, giardini e corsi dacqua eretto tra il 1921 e il 1938 a Gardone Riviera, sulla sponda bresciana del lago di Garda, da Gabriele dAnnunzio su progetto dellarchitetto Giancarlo Maroni, a memoria della "vita inimitabile" del poeta-soldato e delle imprese degli italiani durante la prima guerra mondiale. Spesso, per sineddoche, tale nome è riferito soltanto alla casa di dAnnunzio, situata allinterno del complesso.

Il Vittoriale oggi è una fondazione aperta al pubblico e visitata ogni anno da circa 210.000 persone.

"Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri. Il giardino è dolce, con le sue pergole le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il Notturno" scrive dAnnunzio alla moglie Maria in una lettera del febbraio del 1921, cioè pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone; nelle intenzioni del poeta il soggiorno gardesano doveva durare dunque solo poche settimane per completare la stesura del suo ultimo romanzo, mentre oggi si sa che quella gardonese sarebbe diventata la sua ultima e definitiva dimora.

                                     

1. Il complesso monumentale

Il Vittoriale si estende per circa nove ettari sulle colline di Gardone Riviera in posizione panoramica, dominante il lago.

Accoglie il visitatore l ingresso monumentale costituito da una coppia di archi al cui centro è collocata una fontana che reca in lettere bronzee un passo del Libro segreto, ultima opera scritta da Gabriele dAnnunzio: "Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso chio mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato Il Vittoriale". A sormontare la fontana una coppia di cornucopie e un timpano con il famoso motto dannunziano Io ho quel che ho donato ". Dalle arcate dingresso si snoda un duplice percorso: il primo in leggera salita conduce alla Prioria, la casa-museo di Gabriele dAnnunzio, e salendo ancora alla nave militare Puglia e al Mausoleo degli Eroi con la tomba del poeta; il secondo porta verso i giardini, l Arengo, e, attraverso una serie di terrazze digradanti verso il lago, si giunge alla limonaia e al frutteto.

Superato lingresso e presa la via verso la Prioria si incontrano il Pilo del Piave con la scultura della Vittoria incatenata dello scultore Arrigo Minerbi, il Pilo del Dare in brocca cioè colpire nel segno, imbroccare. Sulla sinistra l anfiteatro progettato da Maroni fra il 1931 e il 1938 ma ultimato soltanto nel 1953. Ispirato ai teatri della classicità, e in particolar modo a quello di Pompei dove Maroni venne mandato in missione insieme allo scultore Renato Brozzi, gode di uno strabiliante panorama sul lago avendo come naturale scenografia il Monte Baldo, lisola del Garda, la rocca di Manerba nella quale al poeta tedesco Goethe parve di ravvisare il profilo di Dante e la penisola di Sirmione. È sede ogni estate di una prestigiosa stagione di spettacoli che negli anni ha portato a calcare il palco i più grandi attori italiani, étoiles del mondo della danza come Carla Fracci ed Eleonora Abbagnato, star della musica internazionale come Lou Reed, Michael Bolton, Patti Smith e Ben Harper.

Salendo ancora si giunge alla Piazzetta Dalmata che prende il nome dal pilo sovrastato dalla Vergine di Dalmazia. Su questo spazio si affacciano la Prioria, la casa-museo di Gabriele dAnnunzio, lo Schifamondo, le torri degli Archivi e il tempietto della Vittoria con una copia bronzea della celebre Vittoria alata di Brescia di epoca classica. Sul lato destro è possibile ammirare due delle ultime automobili possedute da dAnnunzio nel corso della sua vita: la Fiat Tipo 4 e lIsotta Fraschini. La sommità del Vittoriale è occupata dal Mausoleo, monumento funebre realizzato dopo la morte di d’Annunzio Il monumento è ispirato ai tumuli funerari di tradizione etrusco-romana ed è costituito da tre gironi in marmo Botticino a rappresentare le vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi. Al centro della spianata superiore è collocata la sepoltura di d’Annunzio e intorno le arche di dieci fra eroi e legionari fiumani cari al poeta Guido Keller, Giuseppe Piffer, Ernesto Cabruna, Mario Asso, Italo Conci, Adriano Bacula, Antonio Locatelli, Luigi Siviero, Antonio Gottardo e Riccardo Gigante.

                                     

2. Prioria

La casa, precedentemente di proprietà del critico darte tedesco Henry Thode, è denominata dal poeta Prioria ovvero casa del priore, secondo una simbologia conventuale che si ritrova in molte parti del Vittoriale. Lantica facciata settecentesca della casa colonica viene trasformata e arricchita dal Maroni, tra 1923 e il 1927, con linserimento di antichi stemmi e lapidi che richiamano alla memoria la facciata del Palazzo Pretorio di Arezzo. Al centro della facciata un araldico levriere illustra il motto dannunziano Né più fermo né più fedele. Il pronao dingresso, in stile Novecento, è decorato con due Vittorie attribuite a Jacopo Sansovino, mentre sul battente della porta, sopra una bronzea Vittoria crocifissa di Guido Marussig, si legge il motto Clausura, fin che sapra - Silentium, fin che parli.

                                     

2.1. Prioria Ingresso

Comincia qui un percorso iniziatico fra presenze simboliche che rammentano il valore sacrale della casa: il cancello dorato, i sette scalini, gli stalli di un coro seicentesco alle pareti, un pastorale e unacquasantiera, la colonnina francescana in pietra di Assisi sormontata da un canestro in cemento con melograni, frutto che dAnnunzio ha eletto a emblema di sé, in quanto simbolo di abbondanza e fertilità. Due porte, sormontate da due lunette del pittore salodiano Angelo Landi e raffiguranti santa Chiara e san Francesco dAssisi conducono a due differenti anticamere, una riservata alle visite ufficiali e una per gli amici del poeta.

                                     

2.2. Prioria Stanza del Mascheraio

La stanza è così denominata dai versi sopra lo specchio del camino, composti in occasione della visita di Mussolini al Vittoriale nel maggio del 1925: Al visitatore / Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro, o mascheraio. / Aggiusta le tue maschere al tuo viso / ma pensa che sei vetro contro acciaio.

Questa anticamera fungeva da sala dattesa per le visite ufficiali. Al suo interno sono collocati circa novecento volumi, fra cui anche spartiti musicali e una ricca collezione di dischi, una radio e un grammofono. Da segnalare il lampadario in vetro di Murano raffigurante quattro cornucopie, il cavallo in bronzo di Dario Elting presentato allEsposizione di Arti Decorative a Parigi nel 1925 Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne, le sedie con lo schienale a lira di Giancarlo Maroni e alcuni vasi faentini in stile déco di Pietro Melandri. Si dice che Dannunzio abbia fatto attendere Mussolini due ore in quella stanza



                                     

2.3. Prioria Stanza della Musica

Inizialmente intitolata a Gasparo da Salò, ritenuto linventore del moderno violino, è una grande sala destinata ai concerti da camera. Qui in particolari occasioni suonava il Quartetto del Vittoriale. Per favorire lacustica e il raccoglimento le pareti sono rivestite da preziosi damaschi neri e argento della ditta Ferrari di Milano raffiguranti bestie feroci e sostenuti da fermacorde a forma di lira: è un rimando al mito di Orfeo che con la musica riesce ad ammansire le fiere. Le vetrate gialle a imitazione dellalabastro, di Pietro Chiesa, ricordano quelle già descritte nelle prime pagine del romanzo Il Piacere. Nella sala sono conservati due pianoforti e altri strumenti musicali: un clarino, uno zufolo e un arciliuto. Sulle pareti si trovano alcuni dipinti della collezione Thode fra i quali un ritratto di Cosima Liszt Wagner, opera di Franz von Lenbach, le maschere funerarie di Ludwig van Beethoven e di Franz Liszt. Larredamento accosta tra loro oggetti déco e statuette orientali, colonne romane sormontate da zucche policrome luminose e cesti di frutti in vetro di Murano di Napoleone Martinuzzi, calchi in gesso di sculture greche, pelli di serpenti come quella di pitone fissata al soffitto. Il gusto eclettico di dAnnunzio che mescola oggetti di diversa provenienza ed epoca trova qui la sua prima e immediata manifestazione.

                                     

2.4. Prioria Sala del Mappamondo

È la biblioteca principale della casa. Qui sono collocati i circa seimila libri darte già appartenuti al critico darte tedesco Henri Thode sul totale dei 33.000 complessivi raccolti da dAnnunzio nel corso della sua esistenza. Il nome della stanza deriva dalla grande sfera geografica settecentesca che troneggia sopra un tavolo. Nella nicchia al centro della sala la xilografica di Adolfo De Carolis raffigurante il Dantes Adriaticus; poco oltre la maschera funeraria di Napoleone Bonaparte e alcuni oggetti realmente appartenuti al condottiero francese durante il periodo di esilio trascorso a SantElena. Sul lato opposto gessi che riproducono il busto di Michelangelo e, nella nicchia sopra il divanetto, il celebre tondo Pitti di Michelangelo Buonarroti il cui originale è conservato al Museo nazionale del Bargello di Firenze. Tra le due finestre un organo americano al quale solitamente sedeva Luisa Baccara, giovane pianista veneziana ma soprattutto compagna ufficiale di dAnnunzio a Fiume e per tutto il periodo del Vittoriale.



                                     

2.5. Prioria Zambracca

Il nome è derivato da un antico vocabolo provenzale che significa donna da camera. Anticamera alla stanza da letto e guardaroba, negli armadi e nei cassettoni ancora oggi vi è la biancheria del poeta, in questa stanza dAnnunzio sbrigava le ultime faccende della giornata e qui, seduto al tavolo, fu trovato morto la sera del 1º marzo 1938. Alle spalle della scrivania la fornita farmacia del poeta, sullarmadio riproduzioni in gesso dei cavalli fidiaci del Partenone. Sulla scrivania il completo da scrittoio firmato da Mario Buccellati, orafo del Vittoriale e soprannominato dal Poeta Mastro Paragon Coppella, la testa daquila in argento di Renato Brozzi, la testa dellAurora di Michelangelo.

                                     

2.6. Prioria Stanza della Leda

Era la camera da letto del Poeta e prende il nome da un grande gesso posto sul caminetto raffigurante Leda amata da Giove trasformatosi in cigno. Sulla porta si legge il motto Genio et voluptati, al genio e al piacere, e dallaltro lato è appesa una piastrella proveniente dal Palazzo Ducale di Mantova con il motto Per un dixir, per un solo desiderio. Sul soffitto, decorato da Guido Marussig, sono riportati i famosi versi della canzone dantesca Tre donne intorno al cor mi son venute. Anche qui lassortimento di oggetti è straordinario: dagli elefanti in maiolica cinese ai piatti arabo-persiani, dai bronzi cinesi alle maioliche azzurre e ai mobili in stile orientale. Notevoli il copriletto in seta ricamata persiana con animali selvaggi, dono a dAnnunzio della moglie Maria Hardouin di Gallese, un dipinto di Mario de Maria, il Ritratto di Dogaressa di Astolfo de Maria e il calco monumentale del Prigione morente di Michelangelo, i cui fianchi dAnnunzio cinge con un drappo a nascondere le gambe ritenute troppo corte rispetto al busto.

                                     

2.7. Prioria Veranda dellApollino

Il piccolo ambiente fu aggiunto da Maroni alla struttura originaria della villa per schermare la luce diretta del sole nella stanza della Leda e fungeva da saletta di lettura affacciata sui giardini del Vittoriale digradanti verso il lago. Il nome del vano deriva dal gesso di un kouros arcaico decorato dal Poeta con occhi azzurri, un prezioso perizoma e un fascio di spighe dorate, simbolo di abbondanza; la stanza è decorata da riproduzioni di ritratti famosi della pittura italiana del Rinascimento, animali in porcellana Lenci e Rosenthal, tappeti e vasi persiani. Su un tavolino le fotografie della madre e di Eleonora Duse.

                                     

2.8. Prioria Bagno Blu

Nel bagno, suddiviso alla francese in sala da toilette e ritirata, sono collocati oltre 600 oggetti i cui toni dominanti sono il blu e il verde. Per la ristrutturazione Maroni si avvalse della consulenza di Gio Ponti. Sul soffitto si legge il motto, da Pindaro, Ottima è lacqua, e alle pareti, oltre alle riproduzioni degli Ignudi della Cappella Sistina di Michelangelo, troviamo a fianco della vasca da bagno una ricchissima collezione di piastrelle di ceramica da parete di produzione persiana, alcune delle quali risalenti anche ai secoli XVII e XVIII. Sul tavolo oggetti da toeletta di Buccellati in argento e pietre, vetri muranesi, collezioni di pugnali e spade. La ritirata contiene tre maschere lignee del teatro giapponese del secolo XVIII e una figurina femminile di porcellana Rosenthal del 1927. La vetrata con i coloratissimi alcioni è opera di Pietro Chiesa.

                                     

2.9. Prioria Stanza del Lebbroso

Questa stanza, chiamata anche Zambra del Misello o Cella dei Puri Sogni, fu concepita da dAnnunzio come luogo di meditazione ove ritirarsi negli anniversari fatidici della sua vita. Alle pareti pelli di daino e sul soffitto nei cassettoni dorati i simboli del martirio di Cristo inframmezzati da figure eteree di sante - Caterina da Siena, Giuditta di Polonia, Elisabetta dUngheria, Odilla dAlsazia e Sibilla di Fiandra - dipinte da Guido Cadorin e che il poeta disse che gli apparvero in sogno per invitarlo ad abbandonare i piaceri del mondo. Su un podio rialzato la statua lignea di San Sebastiano di scuola marchigiana e il letto chiamato dal poeta delle due età perché simile a una bara e al tempo stesso a una culla. Nel quadro in fondo alla parete è raffigurato invece San Francesco nellatto di abbracciare un lebbroso che altri non è che lo stesso dAnnunzio. Di Cadorin è anche il dipinto sulla parete di fondo raffigurante Gesù Cristo nellatto di benedire la Maddalena. Su un tavolino i ritratti fotografici della sorella Elvira, della madre Luisa e di Eleonora Duse, insieme con la splendida Coppa delle Vestali in vetro smaltato di Vittorio Zecchin. Fra tutte le stanze del Vittoriale quella del Lebbroso è forse la più densa di simboli la cui fonte principale sembra essere invece la Storia di San Francesco dAssisi di Chavin de Malan tradotta da Cesare Guasti, pubblicata a Prato nel 1879. In questa stanza, per la veglia privata, venne esposta la salma del poeta nella notte fra l1 e il 2 marzo 1938.



                                     

2.10. Prioria Corridoio della Via Crucis

Prende questo nome dalle formelle in rame smaltato che rappresentano le quattordici stazioni della Via crucis, opera di Giuseppe Guidi. Le pareti sono rivestite con tessuti" vaiati” di Lisio e Ferrari di Milano, recanti il motto "Pax et bonum - malum et pax". Allangolo il calco del frate piangente del sepolcro di Philippe Pot conservato al Museo del Louvre. Dalle finestre si possono vedere il Cortile degli Schiavoni, con lo stemma di Monte Nevoso e il Portico del Parente.

                                     

2.11. Prioria Sala delle Reliquie

È la stanza dove dAnnunzio raccoglie immagini e simboli delle diverse fedi: una piramide di divinità e idoli orientali sormontata da una teoria di santi e martiri della religione cristiana in una sorta di sincretismo religioso affermato anche a lettere doro sulla trabeazione che corre lungo le pareti: Tutti gli idoli adombrano il Dio vivo / Tutte le fedi attestan luomo eterno. Ma reliquia, intesa come simbolo sacro, è anche il volante spezzato – significativamente collocato dinnanzi ad un tabernacolo – del motoscafo di sir Henry Segrave, morto nel 1930 durante un tentativo di superare un record di velocità nelle acque del lago Windermere in Inghilterra. Per dAnnunzio quel volante rappresenta quella che lui definisce la "Religione del rischio", il tentativo cioè delluomo di superare i vincoli impostigli dalla natura. Sul soffitto il rosso gonfalone con le sette stelle dellOrsa Maggiore della" Reggenza del Carnaro”, lo stato rivoluzionario che il poeta aveva fondato a Fiume. Alle pareti troviamo il bassorilievo del leone di San Marco donato a dAnnunzio dalla città di Genova in occasione del discorso interventista del 5 maggio 1915 e quello dipinto da Marussig che era collocato nello studio di dAnnunzio a Fiume e che venne colpito da una granata durante il cosiddetto "Natale di sangue". Le pareti sono rivestite da cortinaggi con disegni a melagrana di Mariano Fortuny e da un grande arazzo di soggetto biblico appeso alla travatura che reca il motto Cinque le dita, cinque le peccata: dai sette peccati capitali dAnnunzio escludeva lussuria e avarizia.

                                     

2.12. Prioria Stanza del Giglio

È uno studiolo contenente circa tremila volumi di storia e letteratura italiana decorato dal Marussig con pannelli raffiguranti steli di giglio, forse con riferimento al progettato ciclo dei Romanzi del Giglio, di cui il poeta scrisse solamente il primo volume, Le Vergini delle rocce. Lambiente è caratterizzato da un piccolo armonium e da due nicchie-confessionali decorate da una preziosa raccolta di vasi da farmacia dei secoli XVI e XVII.

                                     

2.13. Prioria Oratorio Dalmata

Era la sala daspetto riservata agli amici ammessi allinterno della Prioria ed è caratterizzata da stalli cinquecenteschi sui quali sono indicati i posti del priore, del vice priore, del cancelliere. Presso il camino, una colonnetta romanica sorregge un leone proveniente dalla città dalmata di Arbe. Sulle pareti immagini religiose della più varia provenienza e un grande dipinto raffigurante Giobbe, attribuito alla scuola del Ribera. Al centro della stanza è invece raccolta una serie di oggetti liturgici - navicelle, turiboli, aspersori – con forte valore simbolico, mentre al centro del soffitto, ulteriore reliquia, è appesa lelica dellidrovolante con il quale nel 1925 Francesco De Pinedo compì il volo a tappe di 55.000 chilometri da Sesto Calende a Melbourne e Tokyo.

                                     

2.14. Prioria Scrittoio del Monco

Il nome deriva dalla scultura di una mano sinistra tagliata e scuoiata collocata sullarchitrave della porta con il motto Recisa quiescit, tagliata riposa. Era la saletta adibita al disbrigo della corrispondenza: dAnnunzio, non potendo o non volendo rispondere a tutti, ironicamente si dichiarava monco e dunque impossibilitato a scrivere. Gli armadi sono gli unici mobili del Vittoriale provenienti dalla Capponcina, la famosa villa presso Firenze abitata dal Poeta dal 1898 al 1910. Sullarchitrave degli scaffali quattro sentenze: E chi non ha sepoltura è coperto dal cielo, Acciocché tu più cose possa più ne sostieni. Se tu vuoi che la tua casa ti paia grandissima, pensa del sepolcro. Niuna casa è si piccola che non la faccia grande uno magnifico abitatore. Sul soffitto, un motivo di mani stilizzate con i motti spagnoli" Tuerto y derecho” e" Todo es nada”. Fra gli oggetti vi è il vaso Libellula, realizzato a Murano su disegno di Vittorio Zecchin intorno al 1914-1915.

                                     

2.15. Prioria Officina

È lunica stanza della Prioria nella quale entra liberamente la luce naturale del giorno ed è lunica arredata con mobili di rovere chiaro semplici e funzionali. Era lo studio di dAnnunzio, al quale si accede salendo tre alti scalini e passando sotto un basso architrave che costringe chi entra a chinarsi. Larchitrave è sormontato dal verso virgiliano hoc opus hic labor est qui sta limpresa e la fatica con cui nell Eneide si ammonisce Enea che si accinge a scendere nellAde di quanto sia facile laccesso agli inferi ma riuscire a ritornare nel mondo dei vivi sia appunto la vera difficile impresa. In effetti dopo la penombra che caratterizza il resto della prioria la luminosità di questa stanza fa al visitatore leffetto di una risalita dal buio verso la luce. Leggii, scaffali inclinati e teche girevoli circondano il tavolo e lo scanno senza schienale su cui dAnnunzio scrive; a portata di mano stanno le opere di consultazione frequente, a cominciare dai vocabolari e dai repertori di cui lautore si è sempre servito.

Su una delle due scrivanie spicca il busto velato di Eleonora Duse, opera dello scultore ferrarese Arrigo Minerbi. La grande attrice scomparsa nel 1924, fu per dAnnunzio compagna e musa ispiratrice; un foulard di seta ricopre il volto della donna," testimone velata” del suo impegno ininterrotto di scrittore. Ma ad arredare la scena della scrittura sono altresì i calchi della Nike di Samotracia e delle metope equestri del Partenone, le immagini fotografiche della Cappella Sistina. Qui dAnnunzio lavorava anche per sedici ore consecutive e qui, dopo aver ultimato il Notturno compose il Libro segreto, ultima sua opera.

                                     

2.16. Prioria Corridoio del Labirinto

Il nome deriva dallemblema del Labirinto, che si ripete sulle porte le rilegature dei libri, ricavato da quello celebre del Palazzo Ducale di Mantova; dal motto dello stesso Labirinto, dAnnunzio aveva tratto nel 1910 il titolo del romanzo Forse che sì forse che no.

                                     

2.17. Prioria Sala della Cheli

Ultimata nel 1929, lunica sala non triste della casa come dAnnunzio ebbe modo di dire al Maroni, la stanza deriva il suo nome da una grande tartaruga in bronzo opera di Renato Brozzi, ricavata dal carapace di una vera tartaruga donata a dAnnunzio dalla marchesa Luisa Casati e morta nei giardini del Vittoriale per indigestione di tuberose: la sua presenza vale un monito contro lingordigia. Era la sala da pranzo per gli ospiti: negli ultimi anni della sua vita dAnnunzio preferiva pranzare solo nella Zambracca. I vividi colori azzurro e oro, la lacca rosso fuoco o nera, le vetrate a imitazione dellalabastro ne fanno lambiente più compiutamente déco della casa e lo avvicinano a certe soluzioni dei saloni dei contemporanei transatlantici da crociera. Fra gli oggetti il gruppo bronzeo del Fauno e della Ninfa di Le Faguays, i bellissimi piatti in argento incisi da Renato Brozzi con motti dannunziani, i pavoni segnaposto in argento e pietre dure e, nella nicchia sulla destra, entrando, il calco dellAntinoo Farnese, il giovinetto amato dallimperatore Adriano.

                                     

3. Schifamondo

Schifamondo è ledificio destinato a diventare la nuova residenza del poeta, ma che non era ancora ultimato al momento della sua morte 1º marzo 1938. Il nome, ispirato da un passo di Guittone dArezzo e dalla residenza rinascimentale di palazzo Schifanoia degli Estensi di Ferrara, manifesta il desiderio di isolamento del poeta. Ledificio venne concepito dallarchitetto Giancarlo Maroni come linterno di un transatlantico: finestre come oblò, vetrate alabastrine, ambienti rivestiti in boiserie di legno, corridoi alti e stretti e uno studio del tutto simile al ponte di comando di una nave, con decorazioni déco. Oggi ospita il Museo dAnnunzio Eroe. In quella che doveva diventare la sua nuova stanza da letto, venne esposto il corpo del poeta per la veglia pubblica nei giorni immediatamente successivi alla sua morte.

Schifamondo comprende anche lauditorium con una platea per duecento persone, utilizzato anche per convegni e manifestazioni; alla cupola è appeso laereo Ansaldo S.V.A. del celebre volo su Vienna. Negli spazi dellauditorium è possibile vedere due piccole mostre fotografiche sulla vita di Gabriele dAnnunzio, sulla costruzione del Vittoriale e lOmaggio a dAnnunzio, una mostra di artisti contemporanei che a dAnnunzio si sono ispirati: fra questi Giorgio de Chirico e Mario Pompei con i bozzetti per i costumi rispettivamente de La figlia di Iorio e di Parisina, Jonathan Meese, Luigi Ontani.

                                     

4. Museo dAnnunzio Eroe

DAnnunzio, dopo aver arredato la Prioria, pensò di realizzare un museo che celebrasse leroismo suo le imprese del popolo italiano nella guerra del 1915-1918. La morte del poeta sopraggiunse prima che vedesse iniziata questa nuova opera, anche se laereo SVA che troneggia appeso al soffitto dellAuditorium ne rimane evidente testimonianza. Questo suo desiderio tuttavia è stato realizzato nel 2000 quando gli spazi di Schifamondo, sono stati aperti al pubblico valorizzando così il ricco e prezioso patrimonio storico legato allesperienza militare di Gabriele dAnnunzio e alle grandi imprese che lo videro protagonista: il Volo su Vienna, la Beffa di Buccari, limpresa delle bocche di Cattaro e la grande epopea fiumana.

Fra gli oggetti più significativi visibili nelle grandi sale arredate secondo il gusto déco dellepoca, il medagliere personale di dAnnunzio con la medaglia doro al valor militare, quattro dargento ed una in bronzo; le divise da Lanciere di Novara, da Bersagliere, da Ardito e da Generale dellAeronautica; le tenute complete utilizzate per il volo su Vienna e nella Beffa di Buccari; le bandiere fra cui quella nella quale si avvolse il corpo di Giovanni Randaccio, il gonfalone della Reggenza italiana del Carnaro, il motore dellaereo del volo su Vienna.

Nel luglio 2011 il Museo della Guerra ha cambiato titolatura in museo dAnnunzio Eroe e si è arricchito di due nuove sale che ospitano settantaquattro oggetti, fra armi, bandiere e autografi, della Collezione dannunziana dellAmbasciatore Antonio Benedetto Spada. Fra questi una daga donore in avorio e acciaio, un versatoio in argento dorato con simbologie fiumane, un teschio in cristallo di rocca, il messaggio lasciato nella Baia di Buccari nella notte fra il 10 e l11 febbraio 1918, il manoscritto autografo de La notte di Caprera. Esposta in una teca la medaglia doro al valor militare di Ernesto Cabruna, donata dallo stesso Cabruna al Comandante. Nellallestimento non si sono volutamente adottate tecnologie espositive moderne ma si è realizzato un museo che rispecchiasse nel suo complesso latmosfera della Prioria e continuasse lo spirito e lessenza della casa così come dAnnunzio e Maroni lavevano voluta e realizzata.

                                     

5. Il Parco

Dalla piazzetta Dalmata si sale al Parco attraverso il viale di Aligi che prende il nome dal personaggio dellopera teatrale "La figlia di Iorio"; nel 1927 questa tragedia fu messa in scena proprio nel Parco del Vittoriale.

La sommità del Vittoriale è occupata dal Mausoleo, monumento funebre realizzato dal Maroni dopo la morte di dAnnunzio. Il monumento è ispirato ai tumuli funerari di tradizione etrusco-romana ed è costituito da tre gironi in marmo botticino a rappresentare le vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi. Al centro della spianata superiore è collocata la sepoltura di dAnnunzio e intorno le arche di nove fra eroi e legionari fiumani cari al poeta fra cui Guido Keller, Giuseppe Piffer, Ernesto Cabruna, Asso, Conci, Locatelli, Bacula, Siviero, Gottardo e lo stesso Gian Carlo Maroni.

Nei pressi del Mausoleo vi è anche lhangar che ospita il MAS 96 a bordo del quale dAnnunzio con Luigi Rizzo e Costanzo Ciano partecipò alla Beffa di Buccari. Al tempo di dAnnunzio il MAS era ormeggiato alla darsena di Torre San Marco e veniva utilizzato dal poeta per escursioni sulle acque del Garda. Allesterno, lacronimo Memento audere semper riproduce un motto latino coniato da dAnnunzio "ricorda di osare sempre".

Sotto il colle mastio è collocata la nave militare Puglia, forse il più suggestivo cimelio del Vittoriale. La nave, sulla quale trovò la morte Tommaso Gulli nelle acque di Spalato, fu donata a dAnnunzio dalla Marina Militare nel 1923. I lavori per portarla al Vittoriale si rivelarono particolarmente impegnativi: si trattava di sezionare una nave e trasportarne per via ferroviaria la prora a 300 km da La Spezia; per limpresa furono necessari venti vagoni ferroviari e numerosi camion militari. A coordinare linvio dei materiali e dirigere i lavori di ricostruzione venne designato lingegner Silla Giuseppe Fortunato, allora tenente del Genio Navale. La prua, simbolicamente rivolta verso lAdriatico e la Dalmazia, fu adornata da una polena raffigurante una Vittoria scolpita da Renato Brozzi. Nel sottoscafo della nave, dal 2002, è stato allestito il Museo di Bordo che raccoglie alcuni preziosi modelli depoca di navi da guerra della collezione di Amedeo di Savoia, duca dAosta.

Dalla Nave Puglia si può ammirare la valletta formata dai corsi dei torrenti dell’ Acquapazza e dell’ Acquasavia che si uniscono a valle nel laghetto delle Danze a forma di violino. Questo luogo, pensato da dAnnunzio per spettacoli coreutici, è stato riaperto al pubblico nella primavera del 2013, dopo lavori di restauro per rimediare al dissesto idrogeologico dellarea restituendo così al pubblico un altro tassello del parco.

                                     

6. I Giardini

Dalla Piazzetta Dalmata si accede ai Giardini. Sulla sinistra si incontra dapprima il Cortiletto degli Schiavoni, ornato da vere da pozzo veneziane. Il cortile richiama nelle forme quello della casa natale di dAnnunzio a Pescara. Intorno al cortile corre il Portico del Parente, intitolato a Michelangelo Buonarroti, figura alla quale dAnnunzio si sentiva prossimo per affinità e genio. Il cortile e il porticato circostante, durante la permanenza gardonese di Gabriele dAnnunzio venivano spesso arredati con tappeti persiani, tavoli e altro mobilio trasformando questi spazi in una sorta di cenacolo allaperto dove il poeta riceveva e intratteneva i propri ospiti.

Proseguendo nei giardini, oltrepassato un architrave in pietra sormontato da una Venere acefala e la scritta rossa Rosam cape, spinam cave, cogli la rosa, ma stai attento alla spina, si arriva a un boschetto di magnolie al centro del quale si trova l Arengo. Questo è il luogo simbolico dove dAnnunzio riuniva i fedeli fiumani per cerimonie commemorative. Un alto scranno, quasi un trono, e sedili in pietra sono collocati intorno alla Colonna del giuramento, dal capitello bizantino; fuori dal recinto dei sedili si ergono diciassette colonne simboleggianti le diciassette vittorie di guerra. La colonna raffigurante la vittoria della Battaglia di Caporetto è quella più scura e reca sulla sommità unurna contenente terra del Carso. Unica statua, qui, la Vittoria in bronzo di Napoleone Martinuzzi, coronata di spine e con il motto:

Et haec spinas amat Victoria.

Scendendo le terrazze verso il lago si incontra la limonaia con il Belvedere e più sotto la tomba di Renata, la sirenetta, figlia di dAnnunzio e protagonista del Notturno. Proseguendo, in prossimità di un gruppo di cipressi, si arriva al cimitero dei cani e al frutteto al centro del quale su di unalta colonna è collocata la Canefora di Martinuzzi, una grande statua di bronzo raffigurante una donna accosciata che porta sul capo un canestro di frutti. Recingono il frutteto pilastri con grandi aquile e gigli simili a quelli che dAnnunzio aveva, molti anni addietro, ammirato nei giardini di Villa dEste.

Il 19 settembre 2014 a causa di una forte tempesta abbattutasi sul Gardone, tra i vari danni ai giardini, cè stata la caduta di alcuni cipressi secolari dai quali sono state ricavate delle rondelle messe in vendita dalla Fondazione Il Vittoriale. I proventi sono stati utilizzati per sostenere vari progetti di restauro del complesso.

                                     

7. Museo dAnnunzio Segreto

Inaugurato nel 2010 nel grande spazio espositivo del sottoteatro, il museo dAnnunzio Segreto raccoglie quanto fino ad ora era rimasto sconosciuto al grande pubblico perché chiuso negli armadi e nei cassetti della Prioria: i vestiti del Vate, le scarpe e gli stivali, la biancheria, le vesti appositamente fatte confezionare da dAnnunzio per le sue donne, i collari dei cani, gli oggetti da scrivania, il vasellame da tavola, i gioielli. Unintera sezione è dedicata alle eleganti valigie, alle cappelliere e ai bauli a incastro. Le gigantografie del poeta alla Capponcina o nel Parco del Vittoriale, le immagini di alcune fra le sue più note amanti, le lettere damore, i tessuti che arredano le stanze della Prioria, vestono lemiciclo le undici colonne della sala espositiva.

Allingresso sei schermi trasmettono filmati depoca dellIstituto Luce o dellArchivio storico RAI. Il museo dAnnunzio Segreto rappresenta dunque un incontro ravvicinato, intimo con il mondo quotidiano di Gabriele dAnnunzio nel suo stile di vita inimitabile e raffinatissimo.