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ⓘ Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio. Le sotto-compagnie: Compagnia de Battuti Neri, i Buonomini delle Stinche e lo spedale del Tempio Esiste molta co ..




                                     

ⓘ Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio

Le sotto-compagnie: Compagnia de Battuti Neri, i Buonomini delle Stinche e lo spedale del Tempio

Esiste molta confusione nella storia della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio detta anche Compagnia del Tempio da ora detta Compagnia; confusione dovuta a mal interpretazione di eventi storici di date e per luso spregiudicato dei nomi. Per i fiorentini è famosa la Compagnia de Neri o Battuti de Neri o anche solo i de Neri che è però una sotto-compagnia, come anche lo spedale al Tempio, i Buononimi delle Stinche, della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio. Questa Compagnia si è distinta per molte opere pie e per una nascita davvero singolare come anche di una rinascita come Arci-confraternita nel 1912.

                                     

1. Stemma

Lo stemma della compagnia era, secondo il Migliore di Vanni, una croce rossa in campo argento con una S e una M da un lato e la T dallaltro. Questo stemma è ancora presente nellarchitrave del portone delloratorio ed anche se consunto dal tempo e privato dei colori originali si riconosce la croce centrale tipica templare le lettere che alla sinistra della croce sono SM e alla destra della croce è la T.

Secondo Gio. Battista Uccelli A era invece una scritta latina rossa in campo azzurro o bianco, nel mezzo una croce in campo di stelle con i monogrammi SM e T, la frase latina era" S. Societatis S. Marie de Cruce ad Templum Fiorente” A pag. 8.

Due stemmi intagliati sono presenti anche sul portone in legno dellOratorio, nei due lobi superiori. In quello di sinistra è rappresentato lo stemma della Compagnia e in quello di destra lo stemma della famiglia Torrigiani.

                                     

2. Storia della nascita della Compagnia

La Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio nasce a Firenze il 25 marzo del 1347. La storia della nascita è singolare, dovuta ad alcuni giovinetti del Popolo di San Simone che si radunavano presso langolo di via de Macci già via San Francesco con via de Malcontenti oggi via San Giuseppe e prima del 1333 via del Tabernacolo e prima ancora via del Tempio di fronte ad un tabernacolo con unimmagine della Madonna per cantarne le lodi A pag. 8/9.

Allepoca a Firenze i tabernacoli agli angoli delle vie erano frequenti tanto che erano più gli incroci delle vie che avevano unimmagine religiosa di quelli senza. Oggi ne restano pochi conservati ed ognuno ha una storia da raccontare.

La Vergine sembra avesse concesso molte grazie e sulla scia di queste erano tante le persone che si fermavano per una preghiera. Probabile che sia stato il desiderio di rendere grazie alla Santa Maria che accese il desiderio dei giovani fedeli di riunirsi in una Compagnia che potesse portare in cambio gentilezza, preghiera e aiuto a chi era meno fortunato.

Il Tabernacolo della Vergine oggi non esiste più e taluni, sbagliando, credono che si tratti del Tabernacolo della Vergine o di SantOnofrio allincrocio fra via de Malcontenti e via delle Casine, tabernacolo che invece è stato eretto più tardi.

Secondo il Fioretti E la Vergine del tabernacolo cui ci si riferisce doveva essere della Maria Vergine del Giglio che indusse anche la formazione della Confraternita di San Giuseppe E pag. 87.

I Giovani decisi a creare la Compagnia si organizzarono per mettere insieme dei fondi e fra gli scopi il più sentito era il desiderio di erigere un luogo dove i condannati potessero pregare e chiedere perdono per lultima volta prima che si eseguisse la sentenza. Si accordarono per tassarsi e mettere da parte 4 denari ogni settimana con lo scopo di creare una cappelletta o una chiesetta possibilmente in prossimità dei Prati della Giustizia. Durante i loro incontri ognuno proponeva idee per delle opere pie. Due si affermarono maggiormente, una era alleviare materialmente e spiritualmente il supplizio dei condannati a morte, e laltra portare conforto materiale e preghiera ai condannati del Carcere delle Stinche.

I canti le voci dei fanciulli che in fronte al Tabernacolo si battevano in penitenza attiravano molto il popolo facendo aumentare il numero dei membri della Compagnia che si arricchi non solo di giovani ma anche di adulti. Allo stesso tempo aumentarono le elemosine le donazioni dati i buoni propositi dei confratelli A pag. 9.

La Compagnia crebbe così tanto da doversi radunare sotto le volte di Santa Croce sul lato di via Largo Piero Bargellini, si dice riferendosi presso Santa Maria Maddalena ndr. forse si intende la cappella Rinuccini che è consacrata a Maria Maddalena iniziata a costruire nel 1333 A pag. 9.

Sotto le volte di Santa Croce fu redatto il primo statuto ed eletto il primo Sindaco; nello statuto fu stabilito che il loro officio principale, ma non unico, era confortare i rei condannati a morte e ricondurli al pentimento. Fu deciso inoltre di allestire uno spedale, di far visita caritatevole ai carcerati delle Stinche ed aiutare le partorienti A pag. 9.

A causa della pestilenza che appestava Firenze in quel periodo solo il 10 maggio 1355 furono approvati gli statuti della Compagnia da Matteo da Narni vicario di Francesco vescovo di Firenze. In seguito approvati nel 1366 dal Cardinal Pietro Corsini Vescovo di Firenze e infine approvati nel 1369 da Papa Urbano V che li arricchi di privilegi e indulgenze A pag. 10.

Gli statuti dellepoca sono andati persi, ma Uccelli A nel suo libro da pag. 33 a pag. 58 riporta i capitoli degli statuti redatti da Benedetto Titi e tratti dal Codice 43 ndr: o 45, Cl. VIII Magliab ndr: Biblioteca Magliabechiana.

La Compagnia assunse il nome di Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio. Il nome non fu inventato ma derivava in parte da uno spedale presente in via de Malcontenti indicato nei pressi della Porta San Francesco che nel 1332 era diretto da Sor Giovanni. Spedale chiamato appunto di Santa Maria della Croce e come vedremo in seguito era forse nellattuale via San Giuseppe presso i civici 12 e 14.

La parte" al Tempio” invece è incerta nella sua origine ed ha più versioni A pag. 7.

Prima di illustrare le ipotesi, da più studiosi formulate, e trarne le mie conclusioni, vorrei ricordare che tutta larea che da Santa Croce si estendeva verso Piazza Piave era chiamata al Tempio, taluni sostengono per la presenza di un grande tempio templare identificato con la Cappella dei Pazzi. Questo avvalorerebbe la presenza templare nellarea in oggetto e quindi la possibilità concreta anche della presenza di uno spedale con relativa cappella. Questo è scritto anche dallUccelli citando una provvisione della signoria del 30 giugno 1318 in cui si ordina di terminare il Carcere delle Stinche nellarea indicata come al Tempio A pag. 8.

  • Giungiamo alla quarta versione, forse la più probabile. La sede prima e principale della compagnia fu lOratorio, ancora esistente, in via San Giuseppe. Consideriamo che allepoca anche questo tratto di via si chiamava de Malcontenti e ancora prima si chiamava via del Tabernacolo e prima ancora via del Tempio. Il nome antico della via del Tempio deriva con buone probabilità dal fatto che in quella via era presente un Tempio Templare e con buonissima probabilità si trattava appunto dellOratorio che rimasto libero dopo il 1307 fu affidato alla Compagnia formatosi nel 1347 e da qui deriva quasi certamente il nome al Tempio.
  • Una prima versione vuole che" al Tempio” derivi dal fatto che larea scelta per costruire la chiesetta atta allultima preghiera dei condannati e alla loro successiva sepoltura fosse fuori delle mura ai Prati della Giustizia ndr: oggi piazza Piave. Il luogo in oggetto era fuori da porta San Francesco o Porta della Giustizia ndr: in antichità chiamata anche Porta San Candida a ridosso delle mura di fortificazione e sembra che in quellarea ci fosse un tempio dedicato agli idoli e da questo derivi la scelta al Tempio. Ancora oggi è presente il Lungarno del Tempio che da piazza Piave arriva sino al ponte da Verrazzano. Questa è la versione creduta da Tozzetti e Targioni ed anche dallUccelli A B pag. 28. Questa versione sembra però inverosimile, sarebbe il primo caso e mai ci sarebbe stato un caso analogo, in cui una Compagnia religiosa assuma una denominazione pagana.
  • Una seconda versione vuole che la dicitura" al Tempio” derivasse dalla vicina Chiesa di Santa Croce e Dindico C ne è sostenitore affermando che anche il vicino Convento di San Francesco nella via omonima oggi de Macci era chiamato S. Francischi a Templo de Maccis C pag. 4. Anche questa versione sembra alquanto improbabile se non nel fatto che tutta larea, come descritto, era chiamata al tempio.
  • Una terza versione vuole che esistesse uno spedale fuori dalle mura in prossimità di Porta San Francesco di appartenenza templare. In attesa della costruzione della chiesetta della Compagnia sembra fosse usata, provvisoriamente, per lultima preghiera dei condannati la cappella dello spedale templare e da cui il nome" al Tempio”. Esiste però un controsenso nelle date infatti sappiamo che lordine templare fu abolito da Clemente V nel 1307 ed è quindi improbabile che sia stata usata la cappella dello spedale in oggetto dalla Compagnia che nasce invece nel 1347.

Non solo, ma lo spedale templare di cui parlavamo prima potrebbe essere stato proprio nellOratorio infatti il Fioretti E afferma in una nota sul suo libro a pag. 59 che in un codice del Lami nº3212 fasc. V nº 29 si leggono queste parole" Xenodochium Sanctae M. Templi, pro pauperibus mendicantibus. Haec olim erat Mansio aequestris Ordinis Templariorumquae nomen Templi adhuc retinet ”. Quindi se ne deduce che lo spedale Templare non era fuori dalle mura fiorentine ma entro le mura e dove poteva essere se non in una via dedicata ai templari stessi, appunto via del Tempio e dove se non nel Tempio stesso.

Inoltre sempre il Fioretti E afferma che la sede della Compagnia era una cappella o chiesetta sita in via de Malcontenti fra via de Macci e via dei Pelacani oggi via delle Conce, vicino alla Chiesa di San Giuseppe e che era di antica struttura con una tettoia ndr: tetto sporgente sopra la porta E pag. 75/76.

Questo spiegherebbe anche la presenza della croce templare inclusa nello stemma della Compagnia magari per rendere omaggio al luogo che ospitava la Compagnia stessa.

Loratorio, oggi sconsacrato, assumeva quindi il nome Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio. Anche questo nome ha indotto spesso in errore in quanto è presente una variazione rispetto al nome della Compagnia e cioè lappellativo" Vergine”. Questa chiesetta, un Oratorio, svolgeva la funzione di chiesa privata in quanto di pertinenza solo della Compagnia come luogo di riunione e di preghiera.

Ragionando in questi termini si comprende anche perché sia stato inclusa la gestione di uno spedale nelle opere pie della Compagnia che si trovavano a gestire oltre lOratorio anche lo spazio che un tempo era lo spedale templare.

Infine che la sede ufficiale della Compagnia fosse lOratorio trova concorde anche il Cappelli B pag. 35 il quale evidenzia come fosse inadeguata la chiesetta al Tempio terminata nel 1366 per le riunioni le preghiere della Compagnia e di come fosse inadeguato come luogo per i raduni dato che si trovava fuori dalle mura cittadine; gli incontri si dovevano svolgere necessariamente entro le mura.

Ruolo diverso assume la chiesa ancora da costruire fuori dalle mura. Una piccola anticipazione, per dissipare altri dubbi, la chiesetta fuori dalle mura, sede dellultima preghiera per i condannati è sempre stata chiamata al Tempio.

Queste incertezze per la provenienza del nome" al Tempio” sono alla base di tanti errori nel riportare la storia della Compagnia, dellOratorio e della chiesetta al Tempio.

                                     

3. Organizzazione della Compagnia le opere pie

La struttura organizzativa della Compagnia si modificò molto nel corso del tempo dato che le opere pie aumentavano sia in diversificazione sia in attività sul campo e necessitando quindi di nuovi elementi questo ha portato a modifiche successive dello statuto.

Le prime modifiche risalgono al 27 gennaio 1442, poi una nuova riforma degli stessi il 26 ottobre 1488. Il 20 gennaio del 1572 ad opera del Granduca Cosimo I furono eletti dei riformatori che rielaborassero gli statuti della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio A pag. 20/21.

Anche se la Compagnia era una al suo interno esistevano delle divisioni dovute alla ripartizione dei compiti per lo svolgimento delle opere pie. Queste componenti pur rifacendosi sempre alla Compagnia del Tempio godevano di una discreta autonomia A pag. 18.

I confratelli erano eterogenei, la Compagnia si componeva di nobiluomini e professionisti ma anche di artigiani e bottegai e pur nella differenza delle classi sociali il lavoro era svolto in equità di funzione. I confratelli provenivano da tutti i vari quartieri fiorentini ed anche da aree fuori dalle mura. Nei primi anni di attività della Compagnia venivano eletti ogni sei mesi sei Capitani ed un certo numero di consiglieri e ufficiali. Tutti, ogni due mesi, si radunavano presso lOratorio per decidere gli uffizi da compiere. Ogni 5 anni veniva eseguito un censimento degli appartenenti alla Compagnia A pag. 18.

Le sotto-compagnie allinterno della Compagnia erano varie, si conosce:

I" Buonomini delle Stinche”, la" Compagnia de Neri o Battuti Neri”, chi si occupava della gestione dello spedale del Tempio, cioè lo" Spedalingo”. Erano presenti poi altre figure come i Consiglieri, dei Provveditori, due persone con il compito di Maestri dei Novizi ed altri con svariate mansioni.



                                     

3.1. Organizzazione della Compagnia le opere pie Buononimi delle Stinche

La Compagnia eleggeva a sorteggio quattro persone dette i" Buononimi delle Stinche ” le quali si occupavano di gestire lopera pia presso il Carcere delle Stinche.

Allepoca i carcerati vivevano di privazioni e stenti e solo chi poteva permettersi di pagare otteneva un trattamento migliore, chi non aveva agiatezza economica era abbandonato a se stesso. Insieme ai Buononimi delle Stinche prestavano servizio altri 4 uomini scelti per meriti dallo steso Granduca.

Il Carcere fiorentino delle Stinche si trovava al posto dellattuale Teatro Verdi ed occupava lintero isolato, ancora oggi la via dietro il teatro prende il nome di" Isola delle Stinche”.

La Confraternita mediante i Buononimi delle Stinche cercava di alleviare queste sofferenze prestando la sua opera allinterno delle carceri cioè forniva oltre ad assistenza spirituale anche unassistenza materiale ai prigionieri. Questi confratelli si occupavano di amministrare le donazioni e i lasciti che provenivano dai fiorentini di buon cuore e usavano il denaro per migliorare il vitto e per le cure mediche dei prigionieri.

Lammirazione dei fiorentini fece loro assumere nel tempo tanta autorità, addirittura gli fu concesso di scegliere fra i detenuti per debito persone che potevano essere rilasciate, liberare dalla prigionia, con la promessa di vigilare se i debiti contratti dai rei fossero correttamente ripagati, assumano quindi un ruolo di garanti A pag 17.

Nel 1428 la Repubblica Fiorentina autorizzò la Compagnia ad assumere del personale che i Buonomi delle Stinche potevano usare presso le carceri per migliorare la loro opera pia; furono assunti un medico, un cappellano, un custode ed un barbiere A pag. 13/14. Questa opera meritoria, svolta con solerzia e abnegazione rese la Compagnia talmente benvoluta dalla gente da indurre la Repubblica ad emettere delle sovvenzioni pubbliche pari a 112 fiorini doro allanno che si integravano alle donazioni ed ai lasciti dei fiorentini.

Alcune di queste donazioni sono riportate come quella di Michele di Donato pianellaio che il 28 aprile 1413 lasciò incarico allo spedale di Santa Maria Nuova che per ogni 25 marzo doveva fornire due staja di pani fatti e un barile di vino alla Compagnia la quale li girava ai carcerati delle Stinche e in caso di mancanza Santa Maria Nuova perdeva il diritto su un podere in val di Greve A pag. 13.

                                     

3.2. Organizzazione della Compagnia le opere pie Compagnia de Neri o Compagnia de Battuti Neri o anche semplicemente Neri

I" Battuti Neri ” erano coloro che si occupavano del conforto spirituale e religioso dei condannati a morte. Si caratterizzavano per luso di abiti neri e per un cappuccio, anchesso nero, calato sulla testa con lo scopo di celare la loro identità, chi compiva unopera buona non lo faceva per tornaconto personale ma per carità cristiana e questo era legge per i Neri. Questabito prendeva il nome di buffa.

Gli uomini della quale Compagnía del Tempio dato che sè il comandamento dellanima ad alcuno, che dee esser giustiziato, vanno a confortarlo tutta notte, e il dì laccompagnano a uso di battuti, colla tavoluccia in mano, sempre confortandolo.” A pag. 6.

Da considerare che allepoca la giustizia negava ai condannati ogni benevolenza ed anche ogni tipo di sacramento, non solo in vita ma anche nella morte privandoli anche di una degna sepoltura in terra consacrata, i corpi venivano gettati semplicemente in fosse comuni se non ceduti per ricerca scientifica A pag. 10.

Per la Compagnia questa mancanza dei sacramenti che riconducessero il reo al pentimento in grazia di Dio erano intollerabili e il loro impegno per rendere le ultime ore del condannato meno dure e per riavvicinarlo a Dio erano encomiabili.

Il 28 aprile 1356 la Compagnia de Neri per la prima volta vegliò per tutta la notte e seppellì dopo lesecuzione un giustiziato. Un codice Riccardiano racconta che la processione post condanna, con i Neri al seguito, passando con il carro che trasportava il cadavere in una viuzza stretta fra Porta Guelfa e Porta della Giustizia ebbero un incidente dovuta al cavallo che imbizzarrito forse per la folla si impennò. Nonostante la tanta gente presente non ci fu danno per nessuno se non per il cadavere del giustiziato che cadde a terra A pag 10. Lepisodio sembrò di malaugurio per la Compagnia che però perseverò nonostante il brusio popolare conquistando nel tempo il plauso dei fiorentini.

La Compagnia de Neri allinterno della Compagnia di Santa Maria della Croce al tempio fu però istituita ufficialmente come sotto compagnia il 27 gennaio del 1442 riformata poi il 26 ottobre del 1488 e poi in via definitiva il 20 gennaio del 1572 da Cosimo I.

Il servizio de Neri cominciava quando il Magistrato degli Otto condannava a morte un prigioniero. La sentenza veniva inviata al luogo di detenzione che poteva essere il Bargello o anche il carcere delle Stinche ed anche alla Compagnia de Neri. Un servo ricevuto lavviso andava di negozio in negozio e casa per casa ad avvertire i confratelli dellimminente suplizio. I confratelli della Compagnia de Neri si preparavano con la buffa nera con il cappuccio ben calato sulla testa e si radunavano presso la cappella del Bargello cioè la Cappella di Maria Maddalena o Cappella del Podestà dove era condotto anche il reo. I Neri gli comunicavano sia la sentenza di morte sia il metodo per giustiziarlo. Per tutta la notte lo confortavano facendo dei turni di unora, lo invitavano al pentimento e alla confessione A pag. 18. Non solo sussisteva una carità spirituale, ma anche materiale mediante liquori o dolcetti tipo confetti o altro, rendere quieto il corpo per recuperare lo spirito.

Le sentenze potevano essere eseguite sia al Bargello, di solito con il taglio della testa, sia ai Prati della Giustizia, di solito per impiccagione, ma anche per le piazze o strade di Firenze. Sia che la sentenza fosse eseguita presso il Bargello che fuori dalle mura lo scopo era spettacolarizzare levento, infatti si eseguivano le sentenze al Bargello a porte aperte in maniera da renderle monito per le persone.

Unora prima della sentenza il suono della Campana Montanina cioè la campana del Bargello avvertiva i fiorentini dellimminente esecuzione.

Lassistenza spirituale e materiale de Neri si protraeva, se la sentenza non veniva eseguita al Bargello ma ai Prati della Giustizia, per tutto il percorso del condannato sino al patibolo. Si formava una processione formata dagli sbirri e dai Neri seguiti dalla popolazione e il condannato veniva accompagnato al luogo del supplizio; i confratelli durante il percorso recitavano i salmi. La processione si soffermava davanti ai vari tabernacoli e lultima sosta era alla chiesetta al Tempio, fuori dalle mura, dove i rei ricevevano gli ultimi sacramenti per poi essere condotti innanzi al patibolo dove i Neri chiedevano suppliche per lanima del condannato.

Possiamo leggerne testimonianza nella" Storia Fiorentina” di Benedetto Varchi:

Evvi eziandio la memorabile Compagnia del Tempio, chiamata de Neri, gli uomini della quale, dato che sè il comandamento dellanima ad alcuno, che deve esser giustiziato, vanno a confortarlo tutta notte. ”

Lopera della Confraternita non cessava nemmeno terminata lesecuzione ma proseguiva anche dopo in quanto provvedevano a seppellire i giustiziati A pag. 18 che avveniva presso il cimitero della chiesetta al Tempio.

Proprio questa carità cristiana e per laspetto nero e cupo i fiorentini conoscevano bene ed apprezzavano molto i Neri che divennero così famosi da generare confusione sul fatto di essere una compagnia indipendente e non una parte della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio.

Questo impegno solenne divenne nel tempo lopera pia principale della Compagnia, addirittura con lapprovazione degli statuti del 1360 da parte dal Cardinal Pietro Corsini questa opera di assistenza materiale e spirituale dei rei divenne lo scopo principe della Compagnia.

Da ricordare che fra i loro assistiti ci fu anche il Savonarola che nel 1498 rinchiuso nella torre di Arnolfo in Palazzo Vecchio fu confortato da Jacopo Niccolini facente parte dei Neri.

                                     

3.3. Organizzazione della Compagnia le opere pie I percorsi

  • Il percorso dei condannati a morte fino al luogo delle esecuzioni fu lo stesso per diversi secoli. Il corteo composto dagli sbirri e dai Neri partiva dal Bargello e percorsa via Dei Leoni entrava in via de’ Neri, svoltava verso sinistra per raggiungere piazza San Remigio, proseguiva in via Magalotti per svoltare a destra in Borgo de’ Greci e da cui accedeva a Piazza Santa Croce che attraversata per la sua lunghezza conduceva il corteo a Largo Pietro Bargellini che poi diveniva via de Malcontenti sino alle antiche mura. Oggi il tratto da Largo Bargellini a via de Malcontenti si chiama via San Giuseppe. Il corteo usciva dalle mura cittadine da Porta San Francesco o anche detta Porta della Giustizia, accedendo a quella che oggi è Piazza Piave e che allepoca era conosciuta come" Prati della Giustizia” dove veniva eretto il patibolo e compiuta la sentenza ad opera del boia. Lo spazio ai Prati della Giustizia si prestava molto bene per le esecuzioni capitali in quanto permetteva alla popolazione di assiste in massa allevento. La tradizione fiorentina di appendere i giustiziati a morte sul muro del Bargello come esempio per il popolo proseguiva nel rituale del percorso dei condannati lungo le vie fiorentine e poi nello spettacolizzare levento ai" Prati della Giustizia”, sempre con lo scopo di rendere pubblica e monito la giustizia stessa. Lultimo tratto del percorso spiega il nome della via detta appunto de Malcontenti in quanto era lultimo tratto percorso da coloro che andavano a morire; la strada allepoca si caratterizzava per la presenza di uno spedale e un orfanotrofio, luoghi altrettanto popolati da persone non contente. Alla testa del corteo che accompagnava i detenuti veniva usavano un crocifisso che oggi è conservato nella Chiesa di San Giuseppe.

Dei tanti membri della Compagnia solo alcuni erano autorizzati a confortare i condannati a morte e il loro nome doveva restare segreto pena lespulsione, per questa ragione si coprivano il volto con il cappuccio nero. La buffa aveva proprio lo scopo di nascondere lidentità di chi compiva buone opere. Da questo aspetto rituale deriva il nome che in termini popolari fu assegnato ai confratelli," La compagnia de Neri” o anche i" Battuti de Neri” in quanto era rituale che gli incappucciati accompagnando il giustiziato al patibolo si battessero con una tavoluccia in segno di penitenza A pag. 6.

Nel 1368 la Compagnia cominciò a redigere un registro dei condannati assistiti dove venivano annotati non solo i nomi ma anche i luoghi di sepoltura dei condannati.

Nel 1408 il Capitano limitò al numero di 12 i Neri e poi nel 1423 ne raddoppiò il numero in quanto 12 non erano sufficienti. Nel 1442 si arrivò ad accreditare 50 confratelli in questo ruolo A pag. 19.

Dal 1420 il registro dove vengono annotati i condannati le sepolture viene redatto da Giovanni dAndrea di Lorenzo Sommaia A pag. 19.

Nel 1477 il prete Amedeo Amedei impose un legato perpetuo al rettore della Cappella di San Giuliano della chiesa di San Niccolò che consisteva nellassistere il condannato e fargli avere un panellino dolce di 3 once fatto dalle monache, pratica che dopo qualche anno cadde in disuso. I Cappellani di questa chiesa erano eletti anche con un voto della Compagnia de Neri; da ricordare come cappellano Lorenzo Grossi che lasciò memoria dei giustiziati da lui assistiti sullapposito registro dal 6 maggio 1661 al 23 luglio 1695.

Sempre nel 1477, il 1º Agosto, Pietro Gianni Cardajolo pagò 70 fiorini doro per allestire armadi e acquaio presso la chiesetta al Tempio A pag. 15.

Il 20 maggio del 1503 a causa di una esecuzione mal fatta dal boia nel supplizio di Girolamo di Sandro si scatenò una sassaiola da parte del popolo contro il boia che ne fu ucciso, la sassaiola rischiò di coinvolgere involontariamente anche i componenti della Compagnia.

Il Registro tenuto della Compagnia si danneggiò per lalluvione di Firenze del 1557, si riuscì però a farne una copia. Grazie a questo registro oggi si conosce molti dettagli riguardo alle condanne di molti personaggi celebri e non.

Nel 1558 La Compagnia de Neri fu gemellata a quella della Misericordia di Roma che si occupava degli stessi compiti A pag.24.

Cosimo I il 20 gennaio del 1572 elesse dei riformatori per modificare gli statuti della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio. I riformatori furono: M. Marco di Giovanbattista degli Asini, M. Vincenzo di Niccolò Godemini, Benedetto di Giovanni Covoni e Benedetto di Jacopo Antonio Busini. Nei nuovi statuti fu definito il nuovo assetto della Compagnia che sarebbe stata guidata da 9 Capitani, 3 eletti nel quartiere di Santa Croce e 2 per ogni altro quartiere. 12 persone avrebbero fatto parte della Compagnia de Neri e dovevano essere di famiglie che avessero goduto del Gonfalonierato di Giustizia o del Priorato, erano detti infatti" Beneficiati” e altri 38 potevano essere di famiglia nobile o popolare ma dovevano abitare in Firenze o nellimmediato contado e tutti avevano lo specifico scopo di assistere i condannati fino al momento della loro esecuzione, tutti si eguagliavano allinterno della Compagnia de Neri. La Compagnia de Neri dipendeva interamente dalla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio e ogni lascito o donazione doveva essere girata alla Compagnia madre. Alcuni monasteri furono aggregati alla Compagnia de Neri in maniera che fossero avvisati dellimminente supplizio di un giustiziato e che quindi potessero intonare delle preghiere per lo stesso A pag 20/21.

Sarebbe bello dedicare un capitolo intero alla devozione e alla pazienza de Neri durante il loro uffizio, come ha fatto il Cappelli B, ma preferisco rimandare alla lettura di questo raro libriccino per apprezzarne la narrazione.



                                     

3.4. Organizzazione della Compagnia le opere pie Spedale al Tempio

Nel 1428 con una spesa di 300 fiorini doro avuti in eredità da Simone Buonarrota viene aperto ndr: o forse sarebbe meglio dire riaperto in via De Malcontenti uno spedale ad opera della Compagnia. Fra gli ufficiali era eletto uno" Spedalingo” che gestiva lo spedale insieme ad otto infermieri e paciali. Di questo spedale non sarebbe rimasto ricordo se nel 1633 il giovane Michelangelo Buonarroti non avesse apposto una targa oggi visibile allinterno dellOratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio A pag. 12.

La stessa targa testimonia che lo scopo della Compagnia era puramente assistenziale ed è affissa allinterno dellOratorio dato che lo stesso era divenuto parte del complesso dello spedale che sembra si estendesse alle case alla sinistra dellOratorio e sembra che la cucina fosse allangolo fra via de Macci e via San Giuseppe B pag. 40.

Dal 1356 al 1575 furono fatte molte donazioni e lasciti alla Compagnia da utilizzare per lo spedale e per le opere pie verso i prigionieri del carcere delle Stinche. Beni alimentari e liturgie spirituali per i carcerati e cure mediche per gli indigenti erano finanziate con questi denari A pag. 13/14.

Tutte queste donazioni sono state riportate fedelmente nei registri dal 1356 al 1575.

Particolare ricordo è la donazione fatta da Niccolò di ser Vanni, paria a 534 ducati con lo scopo di mantenere un cappellano che fosse eletto con 1 voto degli eredi del Vanni e due voti uno del Capitano e uno del Sindaco della Compagnia, cappellano che probabilmente era a dimora allultimo piano nellattuale via San Giuseppe 12 B pag.41.

Nel 1751 lo spedale della Compagnia fu soppresso e ceduto al Bigallo ed assieme ad esso anche loratorio e tutte le pertinenze, compresa la casa abitata dallo spedaligo allangolo fra lallora via de Malcontenti e via de Pelacani A pag. 14/15.

                                     

4. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio

Come abbiamo già accennato più di una volta cè stata molta confusione nel riportare i fatti rispetto alla Compagnia, non meno confusione per quanto riguarda le sedi utilizzate.

                                     

4.1. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio LOratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio

Nelle ricerche per capire da dove derivasse il nome" al Tempio” abbiamo postulato che questa fosse loriginaria sede della Compagnia, già esistente in quanto tempio templare, a due passi dal Tabernacolo allangolo con via de Macci dove nasceva la Compagnia stessa.

Questo Oratorio era destinato alla preghiera e alle riunioni della compagnia, non era però pubblico e vi si poteva accedere solo come membri della Compagnia o con il loro permesso.

La sua architettura si confà al periodo, la facciata appare semplice con pietre irregolari disposte a filareto, al centro un portone in legno lavorato dove si riconoscono nei due polilobi superiori due stemmi, uno della compagnia e laltro della famiglia Torrigiani.

In perpendicolare sopra il portone cè un rosone a vetri quadrati e al lato del portone due finestre con arco a tutto sesto protette dalle originali inferiate in ferro battuto. Sempre al lato del portone allaltezza del basamento delle finestre ci sono due ghiere originali in ferro battuto, fatte ad anelli, che servivano per posizionare gli stendardi della Compagnia. La facciata si caratterizza inoltre per due elementi particolari. Il primo è un tetto sporgente non convenzionale, non in uso allepoca e laltro per una interruzione delle pietre posta orizzontalmente sopra la porta che sembra dividere la parte inferiore dellOratorio dalla superiore. Il primo elemento è dirimente nella descrizione del Fioretti E per identificare questo Oratorio come la sede ufficiale della Compagnia E pag. 76, il secondo ci permette di avvalorare, complici anche le finestre, una struttura della pianta interna allepoca molto diversa dallattuale.

Linterno dellOratorio oggi ci appare come un vano rettangolare a navata unica con un pavimento in cotto e coperto da un tetto a capriate.

Le due pareti laterali presentano due porte con stipiti ed architrave in pietra serena che chiudono due armadi a muro, sono presenti inoltre sei nicchie atte probabilmente a porvi dei lumi. Sempre sulle pareti laterali in fondo allOratorio sono presenti due targhe. La prima del 1428, quando un antenato di Michelangelo Buonarroti lasciò uneredità alla Confraternita per la ristrutturazione dello spedale Targa mostrata in precedenza. Laffresco nellarco ad ogiva della parete di fondo risale al 1928 ed è una celebrazione della Confraternita voluta dal parroco di allora della vicina chiesa di S. Giuseppe, Mons. Luigi dIndico C. Laffresco presenta sullo sfondo le mura fiorentine, sotto la Madonna del Giglio in gloria tra due angeli, Madonna del Giglio che come sostiene il Fioretti E era la Madonna che ispirò i giovinetti a formare la Compagnia E pag. 87). Due cortei che si incontrano, quello proveniente da destra è dei confratelli, il corteo di sinistra è capeggiato da Lorenzo il Magnifico. Al davanti del corteo di sinistra Papa Eugenio IV parla con il Battista. Al davanti del corteo di destra San Francesco indica la Vergine al Savonarola. Sempre nel corteo di destra si vede il ritratto di Benito Mussolini.

Laffresco risulta fortemente danneggiato dallalluvione di Firenze del 1966 ed oggi appare come nella foto a destra mentre nel disegno a sinistra se ne può apprezzare loriginale immagine.

Un piccolo mosaico con il volto di Cristo sulla parete destra eseguito nel 1923 ricorda il nome di Monsignor DIndico che fu colui che riattivò la Compagnia ed appunto una pittura a metà della parete sinistra ricorda la rinascita della Compagnia come Confraternita nel 1912, di questo tratteremo in seguito.

Si deve fare un inciso sulla pianta interna dellOratorio che oggi appare molto diversa dalloriginale. In origine erano presenti due stanze appena entrati, una alla destra e una alla sinistra e il tetto delle due stanze era un ballatoio subito al disotto del rosone. Il piano di calpestio del ballatoio si riconosce allesterno sulla facciata dallinterruzione orizzontale che divide la parte inferiore dalla superiore. Le due finestre quindi servivano a dare luce alle due stanze e il rosone per dare luce allOratorio. Ne descrive questa pianta anche Richa G che ricorda una stanza a destra di chi entrava utilizzata per le adunanze segrete e una a sinistra dove la Compagnia dava udienza ai poveri e a chi si rivolgeva a loro A pag. 15. Questa disposizione ci viene anche testimoniata dal Dott. Giampiero Cioni, forse lultimo vivente ad aver fatto parte della Compagnia in tenerissima età Il Dott. Cioni ci ha rilasciato un racconto che inseriremo alla fine. Questa struttura è stata probabilmente abbattuta in seguito allalluvione del 1966. A testimonianza di questa architettura è anche la lettura dellUccelli A per quanto riguarda i beni delle Compagnia A pag. 29.

Nel registro dei beni posseduti dalla Compagnia Libro I° spedali c.4 dellanno 1548 si trova fra le proprietà:" Una casa alato la di sopra tiene il capelano per suo abitare. La proprietà era di Mona di Bartolomea donna di Tanino di Bartolomeo da Monte Cuccoli e che fu lasciata alla Compagnia". Questa casa si riferisce al terra-tetto in via San Giuseppe 12, cioè al lato sinistro dellOratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio. Il fatto che sia specificato oltre che alato anche sopra ne avvalora il sospetto infatti chi percorrendo via San Giuseppe si fermasse ad osservare noterebbe che questa casa ha unestensione sopra lOratorio, cioè sormonta con unala il tetto dellOratorio. Durante dei lavori di ristrutturazione di questa ala furono trovati i primi due scalini di una scala a chiocciola che in verticale calava nellangolo a sinistra entrando nellOratorio. Considerando che era ad uso abitativo del cappellano questo avrebbe un senso in quanto lo stesso avrebbe avuto un accesso diretto alOratorio. La stessa scala oltre che raggiungere la stanza di sinistra si apriva anche sul ballatoio che nel 1912 dopo la riapertura della Compagnia veniva usato per cantare le novene di Natale, come appunto ci ricorda il Dott. Cioni per aver fatto parte del coro.

Da dire inoltre che nel 1428 grazie alla donazione dellantenato del Michelangelo, Simone Buonarroti, di cui abbiamo già parlato, questa sede si integrò con lo spedale che la Compagnia allestì alla sinistra dellOratorio stesso B pag. 40, o che forse già esisteva in passato ed era proprio lo spedale templare già nominato.

                                     

4.2. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio Chiesetta al Tempio

La chiesetta al Tempio è il luogo che fin dalla creazione della Compagnia è stato obbiettivo iniziale dei confratelli. I 4 denari che venivano accantonati ogni settimana le donazioni arrivate nel tempo servivano per edificare questa chiesetta. Il fatto che si chiamasse al Tempio ha creato molta confusione sulla desinenza del nome della Compagnia come vi ho già illustrato.

Il 30 settembre 1361 a seguito della richiesta al Comune da parte di Migliore di Vanni fornaio del popolo di SantAmbrogio Sindaco eletto della Compagnia fu concesso un terreno braccia 30 di terreno fuori dalle mura presso Porta San Francesco dove erigere una chiesetta e un cimitero A pag. 11

Riporto la dicitura della concessione:" Cappellam cum cemeterium iuxta locum justitie pro salute animarum dampnatorum. ” e".petiam terre positam iuxia locum justitie prope menia civitatis extra portam Sancti Francisci in populo Sancti Jacobi inter foveas quarterij Sancte Crucis. Que petia terre est longitudinis brachiorum 35 et latitudinis brachiorum 25 vel circa, cui hi suntconfines: a primo et secundo platea sive pratum porte Sancti Francisci, que platea sive pratum vocatur locus justitie, a tertio flumen Arni, a quarto murus piscarie molendicorum communis Florentie ”.

La chiesetta fu terminata nel 1366. Fino al 27 gennaio del 1366 i giustiziati venivano sepolti presso Santa Candida A pag. 24.

Testimonianza delledificazione in corso di questa chiesetta viene anche dallelemosina di lire 20 fatta dallo Strozzi il 25 luglio del 1366 per conto dellArte dei Mercanti con lo scopo di". fabbricar la cappella fondata e cominciata fuor dalla detta porta ”; se ne trova scrittura nei protocolli di ser Guido Guidi e testimonia il fatto che ancora la chiesetta al 25 luglio non era ancora terminata A pag. 7.

Il Cappelli B riporta una citazione a pag 33 di Guido Carrocci che descrivendo la chiesetta al Tempio la definisce si piccola, ma graziosa e caratteristica con sulla facciata degli affreschi di Spinello Aretino.

Fino al 1529 anno dellassedio di Firenze lultima preghiera dei condannati e la loro sepoltura dopo lesecuzione avveniva in questa chiesetta fuori dalla Porta San Francesco, in prossimità del patibolo e vicino allArno A pag. 24.

La chiesetta al Tempio a causa dellassedio di Firenze, che durò larco di due anni dal 1528-1530, fu nel 1531 distrutta per volere del duca Alessandro de Medici. Lo scopo del duca era quello di migliorare le fortificazioni della città ed erigere un bastione di difesa a fronte dei Prati della Giustizia, Per questa ragione fu chiusa Porta San Francesco o Porta della Giustizia, fu sotterrata sotto un cumulo di detriti la chiesetta al Tempio e distrutte 40 case li vicine.

Il luogo delle esecuzioni fu spostato al prato fuori Porta alla Croce detto appunto Pratello della Giustizia che era sito nellattuale Piazza Beccaria.

La distruzione della chiesetta al Tempio portò alla perdita delle pitture in essa presenti, sia gli affreschi sulla facciata di Spinello Aretino sia unopera del Pisanello, che nel periodo di costruzione della chiesetta era a Firenze per perfezionarsi, come dichiara il Vasari I pag. 302, il quale dipinse nella chiesetta lepisodio del pellegrino che andando a San Jacopo di Gallizia fu infamato da una figlia di un oste mettendogli in tasca una coppa dargento perché fosse punito come ladro, salvato da San Jacopo e ricondotto a casa.

Prima della distruzione due tavole furono salvate, una di fra Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, intitolata" Compianto della Croce al Tempio” dove è raffigurato un Cristo morto portato al Sepolcro degli Apostoli ed esposta nella chiesetta al Tempio sullaltare dietro il crocifisso e che fu rimossa e trasportata presso la Galleria delle Belle Arti e in seguito spostata al Museo Nazionale di San Marco sempre a Firenze.

La seconda tavola rimossa era unopera di Rodolfo di Domenico Bigordi Ghirlandaio e vi era dipinta la decollazione di San Giovanni Battista anchessa salvata e trasferita alla nuova sede della Compagnia A pag. 25.

Una piccola digressione. Ai tempi di Firenze Capitale 1865 fu perso il senno e sotto la guida di un demolitore seriale quale fu Giuseppe Poggi si abbatterono le mura fiorentine per far posto ai viali di circonvallazione. Durante i lavori la piccola chiesetta al Tempio vide nuovamente la luce e riaffiorò, ma invece di essere difesa fu ignorata in nome dellinnovazione e demolita.

Il percorso dei condannati si modificò dalloriginale ed iniziò a seguire un tragitto diverso passando in Borgo degli Albizi poi in via Pietrapiana e in piazza Sant’Ambrogio per poi passare in Borgo la Croce ed infine raggiungere piazza Beccaria. Questa fu la ragione che indusse la Compagnia a trasferire la sua sede originale dallOratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio a San Niccolò degli Aliotti al Ponte a Rubaconte.

Inoltre la signoria di Firenze nel 1531 concesse alla Compagnia una sede fuori dalla Porta a Pinti in prossimità di un piccolo cimitero ndr: probabilmente lattuale cimitero degli inglesi gestito dallarcispedale di Santa Maria Nuova. Questa sede fu però temporanea tanto che nello stesso anno la Compagnia labbandonò.



                                     

4.3. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio San Niccolò degli Alliotti al Ponte al Rubaconte

Il 15 luglio del 1531 i Capitani del Bigallo con atto redatto da Bartolomeo dAntonio donarono alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio uno spedale sito in Borgo della Porta alla Croce oggi Borgo la Croce chiamato San Niccolò degli Alliotti al Ponte a Rubaconte aperto dalla Compagnia del Bigallo nel 1425 per volontà di Niccolò di Tosio o Totto Alliotti.

Questa fu la nuova sede della Compagnia fino al 1785 anno in cui la Compagnia cessò di esistere per la soppressione voluta da Pietro Leopoldo con la legge generale del 21 marzo che abolì la pena di Morte A pag. 26. Lubicazione della sede doveva essere al nº 2 e 4 di Borgo la Croce, dove ancora oggi si possono vedere gli stemmi del Bigallo e della Compagnia. Nelle case vicine alla nuova sede della Compagnia abitava anche il carnefice A pag. 26.

La Cappella presente nellex spedale divenne la nuova chiesetta al Tempio.

Nel 1547 la nuova chiesetta al Tempio fu consacrata ad opera del Reverendissimo Mons. Pandolfini Vescovo di Troia che per gratitudine fu ammesso fra i Capitani senza spesa e con piedi diritti B pag. 44.

La chiesetta era caratterizzata da tre altari. Quello a destra era degli Acciajoli e dedicato a San Giovanni Battista e qui fu trasferita dalla chiesetta al Tempio la tavola dipinta dal Ghirlandaio. Quella di sinistra presentava un crocifisso con 4 santi attorno opera di Santi di Tito. Laltare maggiore presentava un quadro molto antico della SS. Annunziata forse scampato anche questo dalla chiesetta al Tempio. Davanti allaltare maggiore erano impiombate alla pietra delle campanelle di ferro dove venivano legati i condannati. La necessita di legare il condannato derivò a causa di un episodio in cui Baldo detto Baldone da Pecchio il 29 aprile 1620 tentò la fuga. Nel rocambolesco tentativo di fuggire il Baldo chiese aiuto anche ai confortatori della Compagnia che si rifiutarono. Il Balbo fu poi bloccato dagli sbirri ne fu eseguita la sentenza con impiccagione e squartamento.

Dal Lato dellepistola si entrava in un cimitero dove erano sepolti i giustiziati e sotto le logge che circondavano il cimitero si ponevano le ossa come era usanza allepoca A pag. 27.

Nel 1566 data la grande affluenza di fedeli le tante offerte fu deciso di assumere un sacerdote secolare ed il primo, con stipendio di 3 scudi al mese, fu il reverendo P. Matteo Cofferati, seguirono poi Vincenzo Bandini P. Tosi ed altri B pag. 45.

Allepoca i Neri in processione usavano un bellissimo stendardo in cui Santi di Tito aveva dipinto su un lato San Giovanni che predicava e sullaltro lingresso di Cristo a Gerusalemme. Questo stendardo era usato per dar suffragio ai morti per giustizia ma anche nella data del 2 novembre per i morti e del 29 agosto giorno della decollazione del Battista Il 24 agosto la Compagnia in processione usciva dalla Porta alla Croce per raggiungere il pratello della Giustizia cantando luffizio dei morti.

Dal 1738 al rientro dalla porta dopo ogni funzione i Neri dovevano scappucciarsi ed essere riconosciuti, questo per ordine del Governo che temeva che dei soldati disertori potessero accedere alla città sotto mentite spoglie A pag. 28.

Questa chiesa fu distrutta dopo poco il decreto Leopoldino del 1785 che soppresse la Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio.

                                     

4.4. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio San Simone

Un breve accenno alla chiesa di San Simone non perché sede della compagnia, ma perché al suo interno compare lo stemma della stessa Compagnia in un sepolcreto. Come sappiamo le esecuzioni avvenivano principalmente al Bargello o ai Prati della Giustizia prima o fuori porta alla Croce dopo lassedio fiorentino, ma nella realtà spesso erano eseguite in varie località e piazze fiorentine e i giustiziati talvolta venivano sepolti presso la chiesa più vicina. San Simone probabilmente è stata sede di molte sepolture, tanto da meritare lo stemma della Compagnia stessa. Non scordiamo inoltre che i giovinetti che fondarono la Compagnia erano originariamente del Popolo di San Simone ed è quindi probabile che ci fosse un legame speciale con questa chiesa.

                                     

4.5. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio Santa Maria Novella

Presso la basilica di Santa Maria Novella la Compagnia aveva un altare e i suoi stemmi ed ogni ultima domenica di gennaio andava a fare offerta alla Beata Villana presso la basilica portando 80 torchietti e lire 16 per i frati.

                                     

4.6. Le sedi della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio San Firenze

Anche in San Firenze la Compagnia aveva degli stemmi e provvedeva in questa chiesa alle sepolture dei condannati giustiziati in Palazzo Pretorio o nelle aree della città nei dintorni della chiesa.

                                     

5. Personaggi che hanno fatto parte della Compagnia

Nel corso del tempo molte persone si sono avvicinate alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio e tanti ne hanno fatto parte. Alcuni personaggi sono famosi nella storia, altri sono meno conosciuti e taluni assolutamente sconosciuti. Riportiamo alcuni nomi di spicco che nellarco temporale di attività della Compagnia ne hanno fatto parte.

  • Iacopo Niccolini non solo apparteneva ad una delle famiglie più antiche di Firenze ma durante la sua attività nella Compagnia rimase famoso per essere fra coloro che confortarono il Savonarola prima della sua esecuzione, il P. Burlamacchi ne lasciò testimonianza scritta Vita del Savonarola Giuntini Lucca pag. 170 B pag. 66.
  • Primo fra tutti va citato Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, della cui storia sarebbe assurdo farne citazione dato che è conosciuta ai più B pag 55.
  • Il Pontefice Eugenio IV saputo dellopera della Compagnia non poteva credere a tanta abnegazione dei confratelli che in nome di Dio e della carità svolgessero opera tanto devota decise quindi in incognito di vestire la lugubre veste de Neri e così celato confortare un reo. Rimase così colpito dalla Compagnia da arricchirne le ampie indulgenze.
  • Lorenzo Lippi, il geniale poeta fiorentino, fece parte della Compagnia come confortatore.
  • Luca della Robbia fu un mirabile artista e illustre confratello della Compagnia ed è grazie ai suoi scritti che si conosce oggi la causa e sentenza di morte di Agostino Capponi e Pietro Paolo de Boschi condannati a morte nel 1512 per aver cospirato contro la vita del Cardinal Giovanni de Medici B pag. 66.
  • Il 29 febbraio del 1596 Ippolito Galantini entrò nella Compagnia. Era un setaiolo fiorentino fondatore della Congregazione della Dottrina Cristiana e nella rispettiva chiesa è esposto il suo corpo B pag. 66.
  • Michelangelo Buonarroti ha fatto parte della Compagnia ne è testimonianza proprio la lapide presente nellOratorio fatta mettere da Michelangelo in onore del suo avo.
                                     

6. Le concessioni plenarie

La dimostrazione di come la Compagnia fosse tenuta sempre in maggior considerazione è data non solo dalle concessioni del Comune e della Repubblica che cercavano di fornire tutto ciò che la Compagnia necessitava, ma anche dalla benevolenza di papi come Eugenio IV e Leone X. Eugenio IV concesse 25 anni e 25 quarantene di indulgenze, confermate poi da Clemente VII. Addirittura Clemente VII concesse che il supplizio potesse avvenire dopo mezzanotte corretto poi dal Concilio di Trento e che i confratelli della Compagnia de Neri potessero officiare loro i sacramenti A pag.23.

Paolo III concesse loro che nel giorno della decapitazione del Battista 24 agosto la Compagnia poteva salvare dalla morte un condannato e Giulio III proclamò che la liberazione avvenisse senza sostenere spesa alcuna A pag.23.

Paolo IV concesse indulgenza plenaria nel giorno che i confratelli entravano nella Compagnia e in articulo mortis invocando il nome di Dio B pag. 68.

Innocenzo VI confermato poi da Leone XI, concesse vari privilegi alla Compagnia, fra cui quello di poter seppellire i giustiziati nelle chiese della Compagnia, unindulgenza verso i confratelli che nelle cause di Roma ndr: immagino legali non potevano essere convocati se non dallAuditorio Generale ed inoltre che i condannati a morte potessero lasciare erede dei loro beni la Compagnia stessa senza pregiudizio del fisco ed erano sufficienti due testimoni che lo certificassero A pag.24.

Molte altre concessioni furono fatte da Cardinali e dalla Repubblica, ne è testimonianza anche la lapide esposta fuori della Porta alla Croce.

                                     

7. Chiusura e rinascita della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio

La Compagnia fu soppressa da Pietro Leopoldo di Toscana nel 1785 quando il Granduca stava progettando labolizione della pena di morte influenzato non poco dalle letture e dagli studi di Cesare Beccaria. Labolizione avvenne il 30 novembre del 1786 sancita con il Codice Leopoldino. Nella realtà delle cose la pena di morte fu reintrodotta dallo stesso Leopoldo I nel 1790 per alcuni crimini eccezionali. Data la chiusura della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio il compito di conforto e inumazione dei cadaveri fu affidato alla Confraternita di Santa Maria della Misericordia F pag. 481/482.

Con il codice Leopoldino non si chiudeva solo la Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio, ma praticamente tutte le Compagnie presenti sul territorio. Le uniche due salvate dal codice furono lArciconfraternita della Misericordia e lArciconfraternita della Dottrina Cristiana.

Le ragioni di Leopoldo I a questa drastica decisione furono soprattutto che molte confraternite e compagnie che nel tempo avevano derivato dai loro statuti e ceduto a ricchezze, privilegi e bagordi; con cene luculliane fuori porta nelle campagne e sperperi di denaro. Leopoldo di Toscana volle sicuramente" pulire” la sporcizia che aveva contagiato la carità ma rivalutando a posteriori commise una leggerezza con la Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio che in 400 anni di servizio non aveva mai deviato dai suoi intenti e mestamente mai approfittato del denaro o del potere B pag. 74/75.

La sede di Borgo la Croce, ex spedale degli Alliotti chiuse e la chiesetta fu distrutta dopo poco, come già detto, lunica sede sopravvissuta fu lOratorio di via San Giuseppe. Abbandono e in disfacimento passò di mano per un breve periodo ad una Compagnia detta di San Carlo e poi in seguito usato come asilo mortuario per la Parrocchia di San Giuseppe e alla fine definitivamente abbandonato.

In stato di trascuratezza si arriva al 1911 quando Monsignor Luigi DIndico, Parroco di San Giuseppe, cominciò dei lavori di ristrutturazione ingaggiando larchitetto G. Castellucci. I due assieme cercarono informazioni e riportarono lOratorio ad antico splendore, cancellando gli obbrobri che ne avevano alterato facciata ed interni. I Lavori terminarono celermente già nel 1912 B pag. 75/76/77.

La Compagnia prese di nuovo vita il 1º gennaio 1912 e fu riattivata da una richiesta di Monsignor Luigi DIndico al Cardinal Alfonso Maria Mistrangelo che ne decretò la rinascita.

Questo il testo del decreto:

Alfonso Maria Mistrangelo, per grazia di Dio e della Santa Sede, Arcivescovo di Firenze e Principe del S. R. Impero.

Vista la domanda presentata dal M. R. Sac. Luigi DIndico attuale parroco di San Giuseppe colla quale ci faceva istanza perché volessi permettere lerezione canonica della ricostruita Arciconfraternita di Santa Maria della Croce al Tempio detta dei Neri soppressa già da Pietro Leopoldo con decreto ministeriale del 1785;

Visti gli articoli provvisori presentati per la lapprovazione;

Viste le leggi canoniche che regolano la presente materia;

Visto quanto era da vedersi;

In virtù delle facoltà ordinarie e straordinarie a Noi competenti in ragione del Nostro ufficio o comunque attribuiteci da SS. Canoni, abbiamo decretato e

DECRETIAMO

Art. I – È nuovamente eretta la Ven. Arciconfraternita di Santa Maria della Croce al Tempio nella Parrocchia urbana di San Giuseppe, con tutti i privilegi, diritti e oneri ecc. ;

Art. II – I Capitoli provvisori in via desperimento avranno valore per 5 anni.

Firenze, addì 1º Gennaio 1912.

IL VICARIO GENERALE

Can. Andrea Casullo. ”

La sede ufficiale divenne la Parrocchia di San Giuseppe in quanto lOratorio era di sua competenza ma la sede della sua azione cristiana e caritatevole fu nuovamente lOratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio.

Linaugurazione di quella che adesso era lArciconfraternita avvenne il 23 maggio 1912 alla presenza di molte personalità dellepoca e come oratore partecipò il pro. Can. Emanuele Magri trattando il tema" Della Compagnia de Neri nella storia di Firenze ”.

Un anno dopo nellanniversario della morte del Savonarola il Prof. Federico Ferretti dei Predicatori trattò il tema" Il trionfo della Croce secondo il concetto di Fra Girolamo Savonarola ” B pag. 78/79.

Il Cappelli nella descrizione dellOratorio a pag. 82 Parla di una stanza a sinistra con due affreschi del secolo XIV rappresentanti le stigmate di San Francesco. Descrive anche una porta che dal vestibolo introduce alla cappella, costruita dalla ditta Parenti e decorata dalla ditta Mattheis con due vetrate dipinte con lo stemma della Compagnia su una e lo stemma del Monsignor Dindico sullaltra.

Questo ci conferma che la struttura interna originaria è diversa dallattuale 2015 e che probabilmente dopo lalluvione del 1966 invece che restaurare la cappella secondo origine si preferì abbattere ciò che si era danneggiato seguendo la scellerata scuola di Poggi.

                                     

7.1. Chiusura e rinascita della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio I Nuovi Capitoli della Confraternita di Santa Maria della Croce al Tempio in San Giuseppe

Art. 1. - È ripristinata nei propri antichi locali la compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio presso la Chiesa Prioria di San Giuseppe in via dei Malcontenti.

Art. 2. - La Compagnia, composta di fratelli di ogni classe sociale purché di spirito veramente cristiano e di sorelle aggregate, è retta da un Correttore e da 6 Capitani.

Art. 3. - Il Correttore, salvo casi straordinari da giudicarsi volta per volta, devessere sempre il Parroco.

Art. 4. - La Confraternita, indipendente nella propria amministrazione e dipendente nella direzione al Correttore, sottoporrà allapprovazione dellOrdinario i Capitoli ed ogni deliberazione di speciale interesse, sanzionata dallapprovazione dei Capitani, del Correttore e del Corpo Generale.

Art. 5. - I Capitani verranno eletti dal Corpo Genarale di Compagnia e scelti fra i primi 50 più anziani, che si chiameranno fratelli Conservatori.

Art. 6. - Il Corpo della Compagnia elegge ogni 3 anni i 6 Capitani, un Provveditore ed un Segretario, i quali sotto la Presidenza del Correttore ne costituiscono il Consiglio direttivo ed amministrativo, che a sua volta sceglie fra i Capitani il Governatore. Tutti gli eletti possono essere riconfermati soltanto per due volte.

Art. 7. - La Compagnia oltre allesercizio di opere di pietà da praticarsi nel proprio Oratorio, si intende ripristinata per coadiuvare il Parroco in tutte le opere di Carità Cristiana necessarie ai tempi nuovi; per riunire in sé per mezzo di diverse sezioni tutte le opere morali, religiose, ed anche economiche di carattere cattolico che potessero nascere o già esistenti nella parrocchia, per favorire lo sviluppo e la devozione della Santissima Eucaristia nelle molteplici manifestazioni e per praticare per mezzo e con laiuto di un numero di aggregati o porti non Fratelli ma disciplinati nella Compagnia, lesercizio prezioso del trasporto dei defunti.

Art. 8. - La Confraternita si raccoglierà ogni seconda domenica del mese o più spesso, se il Correttore ed il Consiglio dei sei lo reputassero necessario.

Art. 9. - I Fratelli godranno di tutti gli antichi privilegi concessi dai SS. Pontefici allantica Confraternita dei Neri e dopo morte, oltre alluffizio cantato in Compagnia, avranno N. 3 messe se Fratelli e N. 2 se Sorelle, celebrate nella Chiesa Parrocchiale.

Art. 10. - Il Parroco penserà al Provveditore per ogni trasporto funebre a pagamento una tassa da stabilirsi ed il Provveditore penserà a retribuire i porti aggregati.

Art. 11. - Il Provveditore avrà cura di provvedere tutto quello che sarà necessario per le funzioni e i diversi servizi della Confraternita. Riceverà gli ordini necessari dal Governatore per riguardo ai servizi funebri, Comunione agli infermi, Processioni o qualsiasi altra opera richiesta dal Parroco.

Art. 12. - I Fratelli indosseranno lantica veste dei Neri e nelle pubbliche processioni o nei servizi avranno costantemente la buffa calata, paghi che solo Dio conosca le loro opere buone.

                                     

7.2. Chiusura e rinascita della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio Testimonianza, fatta di ricordi, del Dott. Giampiero Cioni

Presumo di essere lunico sopravvissuto fra coloro che partecipavano alle attività della" Compagnia dei Neri” riattivatasi Grazie a Mons. DIndico che perorò la rinascita della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio.

Allepoca, circa il 1950, il priore della parrocchia di San Giuseppe, Monsignor Ulderico Masti, dato la miseria imperante nel Quartiere di Santa Croce aiutava le famiglie ove avveniva un decesso nel trasporto della salma. Miseria voleva dire, per fare un esempio, sfamarsi per tutto il giorno con un fetta di polenta di castagne, detta" pattona”, dal costo di pochi centesimi ma che teneva ben pieno, senza i crampi della fame, lo stomaco.

Allepoca ero il più giovane che partecipava assieme ad altri al corteo che si formava allinterno della Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio in Via San Giuseppe. Ci vestivamo con le tipiche lunghe tuniche nere e con il cappuccio per la testa," detto buffa”, che lasciava solo lapertura per gli occhi. La tunica aveva un grande simbolo rosso della Confraternita sul petto.

Alloccorrenza venivamo avvisati dal Governatore dellepoca Maestro Silvestri, tramite il Sagrestano Fortini, di trovarci allOratorio per la vestizione le preghiere di rito.

LOratorio, subito dopo lingresso, aveva due piccole stanze che precedevano la porta a vetri che immetteva nella Cappella. In quella di sinistra si vestiva il Sacerdote, in quella di destra vi erano delle cassettiere che contenevano le nostre tuniche nere, il Crocifisso e due lunghe e robuste aste che terminavano in alto con delle torce di fuoco. Sopra le due stanzette adibite a sagrestia, vi era un soppalco, a cui si accedeva con una scala a chiocciola dalla stanza di sinistra, ed era usato per il coro durante le novene di Natale, canti che il Priore voleva fossero fatte nellOratorio dei Neri.

Il corteo funebre partiva dallinterno della" Cappella” con allinizio il Crocifisso le due Torcere, portate dai confratelli, a cui seguivano dai sei ai dieci confratelli tutti proceduti dal Sacerdote.

Giunti allabitazione del defunto alcuni confratelli salivano a recuperare la bara. Il morto il più delle volte era in una bara di legno grezzo dallaspetto del compensato fornita dal Comune ai più poveri. I confratelli dovevano portare la bara in strada e la cosa non sempre era semplice date le scale strette delle case del quartiere; infatti a volte veniva usato un telo per portare in strada lestinto e la bara vuota e leggera la si poteva far scendere in posizione verticale per le scale, in strada poi vi si riponeva il cadavere allinterno.

Il corteo funebre in preghiera si dirigeva alla Chiesa di San Giuseppe, per la funzione funebre, seguito dai familiari ed il popolo dei conoscenti.

Questo tipo di servizio era fatto per tutti i parrocchiani gratuitamente, ed a volte la famiglia del defunto avendone possibilità dava unofferta al Governatore della Compagnia che poi provvedeva a dividere fra i confratelli. Confesso, che allepoca, anche quelle poche lire, erano assai gradite per un ragazzino quale ero, ma vedevo che anche gli altri confratelli le accettavano con piacere.

Con il tempo, questo servizio funebre, migliorando la situazione economica dellItalia, cominciò ad essere campo delle pompe funebri private e la Compagnia dei Neri andò esaurendo il suo compito.

Firenze 16/12/2015 Dott. Giampiero Cioni

                                     
  • L ex - Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio è un Oratorio appartenuto alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio È situato in
  • 268467 E43.766658 11.268467 La Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio fece costruire la chiesetta al Tempio come luogo per l ultima preghiera
  • L opera è documentata con la commissione da parte della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio nell aprile del 1436 e saldata nel dicembre dello stesso
  • confratelli della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio che come sotto compagnia aveva i Battuti de Neri che si occupavano proprio di preparare
  • uscendo dalle mura attraverso la porta alla Croce La Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio di cui facevano parte i Battuti de Neri che assistevano
  • da Bartolomeo d Antonio donarono il complesso alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio di cui facevano parte i Battuti Neri, che assistevano
  • doveva essere della Maria Vergine del Giglio che indusse anche la formazione della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio ad opera di giovinetti
  • passò alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio circa nel 1347 anno di fondazione della Compagnia diventando prima sede della Compagnia stessa
  • Basilica di Santa Croce disambigua Coordinate: 43 46 06.2 N 11 15 46.2 E 43.768389 N 11.262833 E43.768389 11.262833 La basilica di Santa Croce nell omonima
  • chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti è un luogo di culto ubicato in via Giovanni da Procida tra la via Roma e via Maqueda, nel centro storico della città