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ⓘ Unità militare terrestre. Le unità militari terrestri sono le unità operative o amministrative in cui viene strutturata una forza armata. La branca dellarte mil ..




Unità militare terrestre
                                     

ⓘ Unità militare terrestre

Le unità militari terrestri sono le unità operative o amministrative in cui viene strutturata una forza armata. La branca dellarte militare che studia lorganizzazione delle unità militari è lorganica. Qualsiasi forza armata deve operare in modo tale che non venga perso il controllo sulle azioni dei componenti, quindi, considerando che spesso deve intervenire su aree più vaste di quelle raggiungibili in tempi utili per modificare il corso di unazione, la forza armata viene suddivisa in un certo numero di unità che possono agire sotto un controllo più diretto di quello che sarebbe possibile ottenere con un unico controllo centrale.

Le unità militari, indipendentemente dalla forza armata, hanno una "propria" struttura gerarchica, che funge pure da raccordo tra le unità maggiori le unità minori. Naturalmente le capacità operative delle unità militari diminuiscono man mano che viene ridotta la loro dimensione.

                                     

1. Origine delle unità militari

Le origini delle unità militari si perdono agli inizi della storia, tanto che, nel mondo occidentale, già nell Iliade i guerrieri sono raggruppati per nazione di provenienza. Le unità militari in questo senso sono più gruppi di soldati che combattono insieme che unità organiche che si differenziano per il relativo impiego. Si può concludere che, anche se le unità militari non esistevano al tempo della spedizione contro Troia, certamente esistevano allepoca di Omero.

In Egitto certamente lesercito era organizzato in grandi unità complesse già nel XIII secolo a.C., allepoca della battaglia di Kadesh: larmata del faraone Ramesse II era organizzata in quattro "divisioni" di 5.000 uomini ciascuna, ognuna con una forza di fanteria e carri da battaglia organicamente assegnata, ed ognuna reclutata in una zona diversa del paese; i 4.000 fanti, in maggioranza arcieri, erano divisi in 20 compagnie sa di 200 - 250 uomini, ciascuna dotata di un proprio stendardo, mentre i restanti 1.000 uomini fungevano da equipaggio per i 500 carri ognuno con un auriga ed un arciere, assegnati 25 per ogni sa. Le divisioni marciavano separatamente, ma ad una distanza tale da permettere un rapido ricongiungimento; di fatto potevano operare in maniera indipendente, ognuna con un proprio obbiettivo specifico assegnatole.

Nelle strutture militari orientali la divisione degli eserciti in unità minori è già riportata da Sun Zi VI secolo a.C., quindi può essere ritenuta una pratica già in uso negli stati cinesi dellepoca. Mentre con Sun Pin, vissuto nel secolo successivo, vengono riportate differenziazioni delle unità per quanto riguarda il loro impiego.

                                     

2.1. Unità militari in epoca classica Il mondo greco

La prima unità organizzata di cui si ha notizia in occidente in epoca classica è la falange oplitica delle città-stato della Grecia, comparsa attorno allVIII secolo a.C. Questa unità, occupata da persone abbienti che potevano permettersi armi e armature, era ulteriormente divisa in unità minori, a Sparta in enomotía 23 opliti con quattro enomotíae che formavano un lóchos disposto su 8 linee. Successivamente, ai tempi di Senofonte, i lóchoi furono portati a 144 uomini, con quattro lóchoi che formavano una mora, con 6 morae che costituivano tutto lesercito spartano quindi di circa 3600 opliti. È proprio con la nascita della falange oplitica che nasce il concetto di unità militare táxis in cui ogni componente ha una funzione collegata a quella del soldato che ha accanto eutaxía. A fianco della falange oplitica compaiono unità di cavalleria e di fanteria leggera peltastai solo successivamente alla guerra del Peloponneso.

A parte alcune eccezioni battaglia di Leuttra, lo scontro tra falangi era una semplice spinta fra le prime linee che potevano arrivare fino a 40 per tenere alto il morale e impressionare il nemico, anche se spesso non se ne utilizzavano più di 8, in cui le linee posteriori non avevano unarma offensiva in grado di nuocere al nemico la lancia delloplita era lunga circa 2.45 m. La falange macedone dotò i componenti di una lancia molto più lunga, in modo che anche le linee dopo le prime due o tre fossero in grado di impegnare il nemico. La nuova lancia sarissa, ora lunga circa 6 m, non poteva essere tenuta con una mano sola, quindi fu necessario ridurre il peso sia dello scudo sia della protezione generale del soldato, e la falange oplitica divenne il syntagma della falange macedone. La táxis, unità base di fanteria, su dodici linee di guerrieri, era una perfetta macchina in difensiva, capace di rompere ogni attacco frontale, ma, in offensiva, era lenta ed estremamente vulnerabile sui fianchi, quindi, a fianco delle táxis, dovevano essere schierate unità di fanteria leggera hypaspistài o di cavalleria hetàiroi per aggirare il fianco del nemico e spingerlo contro le lance della fanteria pesante. La táxis a sua volta era divisa in unità minori, con valore "amministrativo" più che tattico. In questo modo la falange diventava la prima unità pluriarma a comparire negli eserciti occidentali, con un rapporto fra fanteria e cavalleria di circa 2:1 allepoca di Alessandro Magno. Queste caratteristiche resero la falange macedone lunità militare più avanzata dellepoca, praticamente invincibile nella pianure dellAsia Minore. Nei regni dei diadochi la falange organicamente ebbe unulteriore evoluzione, con linserimento di unità di cavalleria leggera ed anche di elefanti, tuttavia limpiego tattico non fu più così brillante come alle origini, riducendosi progressivamente ad uno scontro frontale fra taxis, con un aumento continuo del rapporto fra fanteria e cavalleria.

                                     

2.2. Unità militari in epoca classica Roma

La falange oplitica venne adottata anche da Roma che probabilmente la mutuò dai coloni greci residenti in Italia. La data di questo fatto non è certa ma sembra che questo si debba collocare negli scontri, vittoriosi, che Roma ebbe con gli etruschi circa VIII secolo a.C. Servio Tullio, sesto re di Roma secondo la tradizione, riformò lesercito censendo tutti i cittadini le rispettive proprietà terriere, quindi li divise in classi ognuna con lobbligo di equipaggiarsi secondo le proprie possibilità economiche per poi inquadrarli in centurie.

Lesercito rimase inizialmente una milizia temporanea. Il senato infatti decideva ogni anno quanti cittadini reclutare e dove inviarli e, almeno fino a quando Roma rimase una piccola comunità, questo significò inviarli tutti nelle stesse battaglie. La civiltà romana, che nelle guerre sannitiche aveva apprezzato la facilità con cui i Sanniti riuscivano ad organizzarsi in terreno impervio, grazie alla loro capacità di far operare indipendentemente unità di dimensioni ridotte, sentì la necessità di operare con formazioni meno serrate di quelle con cui operava la falange e questo costrinse i romani anche a modificare lorganizzazione dellesercito, quindi una legione circa 4200 fanti e 300 cavalieri allepoca delle guerre puniche era divisa su tre linee, di cui le prime due armate con due giavellotti pila da utilizzare nella prima fase del combattimento, per poi continuare la mischia con la spada gladium, solo la terza linea i triarii, circa 600 uomini tra i più anziani e quindi con più esperienza restava armata di picca, con un utilizzo tattico come riserva durto per rompere definitivamente il fronte del nemico o come copertura in caso di ritirata della legione. In prima linea stavano gli hastati, gli uomini più giovani, seguiti dai principes, di circa trentanni e con esperienza di combattimento sulle spalle, e infine, come già detto, dai triarii. Il fatto rivoluzionario in tutto questo era che ogni linea della fanteria era a sua volta divisa in dieci manipoli 120 uomini ripartiti in due centurie di ugual dimensione, che, disponendosi a quinconce, permettevano il sostegno reciproco, facendo avanzare e retrocedere hastati e principes a seconda della necessità. La legione, in quanto grande unità pluriarma, aveva anche contingenti di cavalleria alae e contingenti specializzati di alleati socii.

In realtà la legione ebbe unevoluzione continua, passando dallo schema descritto sopra usato dalle guerre sannitiche fino alla battaglia di Canne ad uno schema concepito da Scipione Africano in cui, pur essendo conservato lo stesso organico, le tre linee operavano come "brigate indipendenti", permettendo azioni sul fianco nemico da parte di principes e triarii, mentre il fronte era bloccato dagli hastati. Furono queste innovazioni tattiche che permisero alla legione di risalire la china della seconda guerra punica ed arrivare alla vittoria finale contro Cartagine. Sul piano dellarmamento queste modifiche tattico-organiche portarono allabbandono della picca anche da parte dei triarii, che ora non avevano più funzioni per il combattimento in ordine chiuso. Nello stesso periodo fu introdotta unulteriore modifica organica nella legione, cioè ununità intermedia fra manipolo e legione, che raggruppava tre manipoli dei tre diversi ordini hastati, principes e triari, detta coorte. Inizialmente la coorte utilizzò i triarii ancora armati di picca in prima linea, in modo da opporre uno schieramento compatto e fornito di armi lunghe alle spade ed allimpeto dei guerrieri Celtiberi e Lusitani in Iberia, guerrieri che avevano messo più volte in difficoltà le forze regolari romane. La coorte offriva diversi vantaggi al comandante di una legione: semplificava lassegnazione degli ordini, che ora dovevano essere impartiti a 10 coorti anziché a 30 manipoli; costituiva un distaccamento efficace nel caso fosse stato richiesto il suo intervento in unoperazione che non giustificasse luso dellintera legione; rendeva più flessibile lesercito.

Lesercito "temporaneo" venne abbandonato verso la metà del II secolo a.C. perché lespansione militare richiese uomini sempre più validi e pronti a trascorrere anni lontano da casa. Lasciando la propria terra infatti, un soldato, se tornava, andava spesso incontro a gravi problemi di natura economica. Questo mutamento, da esercito temporaneo a esercito di professione, è associato a Gaio Mario, ma probabilmente avvenne gradualmente. Il servizio militare occupò così gran parte della vita adulta del cittadino e creò distinzione tra soldato e civile. Le guerre civili del I secolo a.C. segnarono la fine della Repubblica in favore del Principato, durante il quale si concluse il processo di cambiamento che portò alla nascita di vere e proprie unità permanenti attive, in alcuni casi, anche per secoli, formate da uomini spesso poveri che decidevano di sottostare a una ferma di 25 anni. Nella prima età imperiale la legione si arricchì di armi neurobalistiche il genio militare era invece attivo da più tempo, mentre tese ad aumentare la componente di cavalleria sempre abbastanza ridotta in epoca repubblicana, diventando così una vera e propria unità indipendente, in grado di condurre anche assedi senza la necessità di supporti esterni.

Con il tardo impero III e IV secolo la legione scesa ora a circa 1.000 uomini che facevano sempre più affidamento sulla cavalleria in occidente venne suddivisa in vexillationes equivalenti più o meno a dei distaccamenti, destinate a coprire solo postazioni locali, ed alla fine dellimpero praticamente era equiparabile alle unità barbariche con cui doveva combattere. Per far fronte alle crescenti minacce si privilegiò la difesa delle postazioni fortificate le battaglie campali si ridussero lasciando il posto a rapidi attacchi a sorpresa. In oriente levoluzione della legione portò ad aumentare continuamente le componenti di cavalleria, più in termini di peso nellimpiego tattico che in termini di peso numerico. A partire dagli imperatori Diocleziano e Costantino I, anche se non è possibile avanzare una data certa, lesercito imperiale cominciò a dividersi fra le vexillationes di fanteria che difendevano il limes le sue fortificazioni ed una forza di cavalleria, il comitatus, che operava come corpo scelto con limperatore per intervenire dove fosse sorta la necessità di bloccare le forze che avevano superato il limes. Inizialmente il comitatus era un corpo limitato come numero di componenti, ma di elevata qualità come addestramento e morale. Successivamente il numero di componenti del comitatus aumentò, con una necessaria riduzione della qualità media dei componenti stessi.



                                     

3.1. Unità militari in epoca medioevale Alto medioevo e Sacro romano impero

Nel corso degli ultimi secoli dellImpero romano in occidente la legione lentamente si dissolse, per essere sostituita dalle istituzioni militari dei barbari. Questa evoluzione fu dovuta al progressivo inserimento di personale barbarico particolarmente Vandali, Goti e Franchi nei ranghi della legione. Questo inserimento di personale non omogeneo entro una struttura che era centrata sulla fanteria pesante ebbe leffetto di trasformarla in base allarmamento e alladdestramento delle nuove reclute.

Mentre larmamento base del legionario romano era il gladium lungo circa 50 cm e lo scutum che copriva praticamente tutto il corpo larmamento dei barbari appiedati era su spada lunga 100 cm e scudo rotondo, dato che lo scudo romano sarebbe stato di ingombro eccessivo se si doveva maneggiare unarma delle dimensioni della spada. Questo comportava uno schieramento diverso della fanteria, che doveva avere i ranghi più larghi per poter usare larma, ma per questo motivo era maggiormente soggetta agli attacchi della cavalleria pesante, armata di lancia. A questo punto, avendo la fanteria pesante perso il suo ruolo centrale nella battaglia, il ruolo di "arma decisiva" venne progressivamente assunto da parte della cavalleria, che era principalmente cavalleria pesante, armata di lancia. Con lo sviluppo della cavalleria e la perdita di importanza della fanteria pesante assunse maggiore rilevanza la fanteria leggera, meno protetta della fanteria pesante, ma fornita di armi da getto archi e giavellotti. Sulle istituzioni militari barbariche mancano fonti scritte, quindi non è facile capire quanto delle modifiche nella legione furono evoluzioni di tendenze già presenti e quanto fu invece importato dalle istituzioni presenti nelle forze armate dei barbari.

Con Carlo Magno, che completò lopera di suo nonno Carlo Martello, i gradi militari e nobiliari furono equiparati, in quanto i nobili dovevano fornire allesercito imperiale un numero di uomini dipendente dallestensione dei loro possedimenti feudi, uomini di cui restavano formalmente capi, creando quindi un sistema di unità militari strettamente legato alla figura del capo ed alla contiguità geografica fra gli appartenenti allunità stessa. A fianco dei comandi militari veri e propri inizialmente appannaggio dei nobili si crearono incarichi militari particolari, da cui spesso derivano i nomi dei gradi militari usati ancora oggi. In unepoca in cui la forza militare risiedeva essenzialmente nella cavalleria, in Francia il comes stabuli connétable conestabile o conte destinato alla gestione delle scuderie aveva un incarico di responsabilità elevatissima per tutto lesercito, sotto al conestabile stava il marskalk maréchal maresciallo, cioè il maniscalco. Levoluzione del feudalesimo, che, ancor prima della fine del IX secolo, rese ereditario e quindi non più soggetto a revoca il titolo nobiliare, permise ai nobili di avere eserciti propri, non più soggetti al controllo dellimperatore. Attorno alla fine del millennio comparve il nemico che avrebbe cancellato la cavalleria dal campo di battaglia: larma da getto. La reazione dei cavalieri fu la creazione di una nuova unità tattica, la "lancia", basata sul cavaliere e sullo scudiero supportati da tre arcieri e un coustilier valletto armato di pugnale. Ad ogni lancia corrispondevano poi quattro cavalli: due per il cavaliere, uno per lo scudiero e uno per il trasporto. Gli eserciti dei re francesi erano dunque composti da batailles costituiti dalle lance e dai "satelliti", i fanti regolari che venivano impiegati alla stregua dei velites romani per scompaginare le formazioni nemiche dando via libera alla carica della cavalleria. Con il tempo le lance furono organizzate in "compagnie", che, al tempo di Carlo VII di Francia 1453 contavano ognuna 100 lance.

Lo strapotere che man mano i vassalli andavano guadagnando spinse Luigi VI di Francia a chiedere consiglio allabate Sugerio di Saint-Denis per riformare lesercito in modo da avere un vero e proprio esercito nazionale da contrapporre alle milizie locali. Venne dunque delineandosi un sistema di reclutamento di massa, utilizzato però solo in gravi occasioni, che, nonostante il suo carattere "nazionale", affidò ad ogni recluta il compito di armarsi da sola, sicché vi erano nobili con armature pesanti e cavalli, "borghesi" con archi e balestre e povera gente armata con gli strumenti del proprio mestiere. Questa novità spinse anche a formare milizie comunali per difendersi dalle scorrerie dei briganti. I capitani di queste giovani unità avevano armatura e cavallo ma non potevano, per distinguersi dai cavalieri nobili, armarsi di lancia o spada bensì di spiedo, scheltro una sorta di giavellotto o mazza; i soldati semplici erano chiamati "sergenti", termine derivato da servientes, servitori.

                                     

3.2. Unità militari in epoca medioevale Impero romano dOriente

Diversamente si evolsero i costumi militari nellImpero orientale, dove le unità militari ebbero unevoluzione progressiva dalla legione, che, tuttavia, perse completamente le sue caratteristiche tattiche, diventando molto più simile alla falange macedone. Infatti larma più rilevante dal punto di vista tattico era la cavalleria pesante cataphracti, mentre la fanteria forniva quando ci riusciva il perno di manovra per le azioni della cavalleria, supportata anche da cavalleria leggera di arcieri. Lunità base era la banda o il numerus, formata da circa 350 uomini, cinque bandae formavano una turma di solito comandata da un duca, infine due turmae formavano un thema, comandato dal generale e ritenuto capace di operare senza bisogno di appoggio. Ogni thema si basava sul proprio distretto militare thema, mentre le zone critiche, in cui sorgevano le fortezze più importanti, erano indicate come clissurae e poste sotto il comando di un clissurarca.

Per tutto il periodo dellimpero Bizantino fu estremamente curato laddestramento delle truppe, che dovevano operare con armamenti non sempre maneggevoli per esempio larco composito richiedeva un addestramento continuo delle truppe che lo utilizzavano. Laddestramento dei soldati, che quindi dovevano essere dei professionisti e non dei coscritti, richiedeva lunghi periodi, tanto che nel VI secolo d.C., i soldati restavano nei battaglioni di addestramento per un anno a differenza delle sei settimane per gli eserciti NATO della seconda metà del XX secolo e, quando venivano trasferiti alle unità combattenti, erano comunque considerati ancora inaffidabili per il combattimento.

                                     

3.3. Unità militari in epoca medioevale Arabi

Un cenno a parte meritano le unità militari arabe, che, nel VII secolo, dilagarono in tutto il Mediterraneo partendo da quello che oggi è il Vicino Oriente. Le unità arabe in Siria si organizzarono, a somiglianza delle unità bizantine, su 4 iniziali distretti militari jund: Homs, Damasco, Giordano e Palestina), a cui poi si aggiunse quello di Qinnasrin. Diverso fu lo sviluppo nella Penisola Iberica, dove i musulmani, per più di 500 anni, si scontrarono con i cristiani in quella che in spagnolo fu indicata come la "Reconquista". Uno scontro di quella durata, naturalmente, ebbe un notevole influsso sulle istituzioni militari di entrambi i partecipanti: le unità arabe, sotto il califfato omayyade, erano organizzate in tre e successivamente due kùwar simili ai jund, protetti da una linea di fortificazioni thugùr, con capoluogo a Saragozza e a Medinaceli. I reparti combattenti erano composti sia da truppe mercenarie haslam, sia regolari, che potevano essere volontari pagati muttawia o combattenti per il jihād mugahidìn o ahl al-ribàt, non pagati, ma partecipanti alla divisione del bottino. Lorganizzazione era su gruppi di circa 5000 uomini di origine etnica omogenea raya, a loro volta divisi in reggimenti ′àlam di 1000 uomini, comandati da un qàid, che, a loro volta, si suddividevano in unità minori liwà di 200 uomini, band di 40 uomini ed infine ′uqda di 8 uomini. Lorganizzazione in battaglia era simile a quella dellesercito partico, in cui un perno di manovra di fanti armati di picca e scudo permetteva agli arcieri di agire con il tiro indiretto contro le fanterie nemiche ed alla cavalleria di operare lo sfondamento finale del dispositivo nemico.



                                     

3.4. Unità militari in epoca medioevale Mongoli

Sul finire del XIII secolo, sotto il regno di Gengis Khan prima e dei suoi successori poi, i rozzi guerrieri tribali della Mongolia vennero trasformati in una forza da combattimento perfettamente organizzata, altamente disciplinata e con pochi eguali nella sua epoca; la storica Cecelia Holland ha rilevato che "era come se in un mondo medioevale fosse stato calato un esercito moderno".

Larmata mongola era organizzata sulla base di un semplice sistema decimale: lunità più piccola era una truppa di 10 uomini arban, guidati da un ufficiale; 10 arban formavano uno squadrone jagun di 100 uomini, lunità tattica di base; 10 jagun formavano un reggimento di 1.000 uomini minghan, e 10 minghan formavano lunità più ampia, il tumen di 10.000 uomini. Una tipica armata mongola ordu poteva contare due o tre tumen, anche se nelle spedizioni più importanti spesso erano il doppio; territorialmente esistevano tre ordu, ed una di queste era la Guardia imperiale keshik, composta dalle truppe migliori e direttamente sotto il comando del sovrano, il quale era costantemente accompagnato da almeno un minghan di guardie. Il trasferimento da ununità allaltra era strettamente proibito, ed ogni uomo aveva una posizione ed un incarico ben specifico allinterno di essa. Il servizio militare era obbligatorio anche in tempo di pace solo per le guardie, ma sovente i coscritti rimanevano in armi per tutta la vita; erano reclutati tutti gli uomini abili dai 14 ai 60 anni detà, e tutte le unità, anche le più piccole, erano composte da uomini provenienti da famiglie o tribù diverse, in modo che la fedeltà andasse al Khan e non ad una singola fazione.

I guerrieri mongoli erano praticamente tutti cavalieri, assegnati o alla cavalleria leggera dotata di spada e giavellotti, ma senza corazza o alla cavalleria pesante dotata di corazza ed armata con lancia, spada e mazza; in genere, un ordu era composta da un 40% di cavalleria pesante ed il resto di cavalleria leggera. Tutti i guerrieri, di cavalleria leggera o pesante, portavano un arco del tipo composito sviluppato in Asia, quindi utilizzabile stando anche a cavallo. In battaglia, ogniqualvolta era possibile, la tattica usata era la tulughma "manovra tipica": i guerrieri si schieravano in cinque file per jagun, disposti a scacchiera ed ognuno separato da ampi intervalli, con la cavalleria pesante a formare le prime due file e la cavalleria leggera le restanti tre. Quando la battaglia aveva inizio, la cavalleria leggera passava negli intervalli tra gli jagun ed attaccava il nemico con un tiro continuo di frecce e giavellotti; se attaccata, la cavalleria si ritirava lentamente verso la protezione fornita dai guerrieri pesanti, continuando a bersagliare di frecce il nemico. Una volta che il nemico era stato disorganizzato, la cavalleria pesante veniva lanciata alla carica, mentre la cavalleria leggera manovrava sui fianchi del nemico mantenendo un tiro costante; il nemico veniva avvolto ma mai completamente circondato, fatto che lo avrebbe spinto a battersi fino allultimo: veniva sempre lasciata una stretta via di scampo da cui potesse fuggire, per poi falciarlo in campo aperto durante la fuga. Un nemico sconfitto veniva inseguito a fondo, anche per molti giorni; ciascun guerriero si portava appresso due o tre cavalli di riserva, in modo da avere sempre una cavalcatura fresca.

                                     

4.1. Unità militari in epoca rinascimentale Mercenari

Attorno al 1300 nascono le prime milizie mercenarie, che, essendo forze armate permanenti, devono basarsi su una disciplina ed unorganizzazione molto più spinta di quella delle milizie feudali, ed anche delle milizie nazionali che nascono nello stesso periodo. Mentre i mercenari svizzeri sono organizzati in insegne di alcune centinaia di uomini, i Lanzichenecchi presentano una struttura più complessa, lunità base è il reggimento Regiment al cui comando si trova un colonnello Obrist o Feldoberst, cui sono sottoposti capitano Hauptmann, luogotenente Leutenant, addetto alla logistica Quartiermeister, il capo della polizia interna Profoss e il pagatore Pfenningmeister. Fra la truppa e i sottufficiali si distinguono alfiere Fänrich o Fahnenträger, tamburo Trommelschläger, piffero Pfeifer, maresciallo Feldweibel, sergente Gemeinweibel, furiere Fourier e caporale Rottmeister. Come si vede è con queste truppe mercenarie che comincia la distinzione fra ufficiali, sottufficiali e truppa. Il reggimento, che selezionava con prove fisiche chi poteva farne parte e disponeva di un campo daddestramento, era composto da 10-16 compagnie Fahnlein ciascuna di 400 uomini, divise a loro volta in plotoni Rotten di 10 uomini o sei uomini armati di spada a due mani e con armatura completa Doppelsölden, perché pagati il doppio rispetto ai loro commilitoni. I Lanzichenecchi erano ripartiti, oltre che sul piano dellorganica, anche per specializzazione dimpiego: picchieri, colubrinieri, alabardieri ed i già citati Doppelsölden.

Il dispiegamento tattico tanto dei picchieri svizzeri quanto dei lanzichenecchi era su quadrati di 3000-4000 uomini per i primi e 6000-8000 uomini per i secondi, disposti generalmente a scalare su linee di tre quadrati, cui il quadrato avanzato doveva fare da perno di manovra bloccando frontalmente il nemico, mentre i due quadrati arretrati generalmente più piccoli dovevano cercare lavvolgimento su uno dei fianchi.

Altri mercenari al servizio di chi li avesse pagati più lautamente erano i raitri soldati a cavallo originari della Sassonia armati di spada e pistola, gli stradioti, gli argoulets e i carabins cavalieri leggeri dorigine spagnola attivi in Francia verso la fine del XVI secolo, armati di pistola e archibugio.

                                     

4.2. Unità militari in epoca rinascimentale Spagna

Fra la fine del Medioevo e linizio del Rinascimento la potenza della Spagna si diffuse in tutta Europa, lorganizzazione militare di questa nazione si era strutturata in modo estremamente efficace nel corso della riconquista della Spagna dai Mori e nelle guerre che avevano visto combattere fra loro i principi cristiani. Lunità base dellesercito spagnolo era il tercio, composto da 3000 uomini, fra picchieri e moschettieri, i tercios formarono il nerbo delle forze imperiali, e fino alla Battaglia di Breitenfeld, furono considerati quasi imbattibili. Gli organici ridotti del tercio derivano dal fatto che, con lo sviluppo delle armi da fuoco, una massa compatta come quella dei quadrati del primo rinascimento presentava un bersaglio estremamente pagante anche per le ridotte capacità delle armi da getto dellepoca. Il problema del tercio, che fu sentito fra gli studiosi militari fino agli ultimi anni del XVII secolo era quello di determinare la proporzione fra picchieri e moschettieri, dato che le caratteristiche delle due specialità si integravano, ma non erano sostituibili. Questo portò ad una progressiva riduzione dei picchieri nei confronti dei moschettieri, tanto che nella seconda metà del XVII secolo i picchieri erano ridotti ad un terzo dei moschettieri. La soluzione definitiva al problema fu trovata nella seconda metà del XVII secolo con lintroduzione fra le armi della baionetta, che permetteva ai moschettieri di operare tatticamente come picchieri, naturalmente la baionetta da sola non avrebbe modificato i campi di battaglia come ha fatto, se, insieme non ci fosse stato un sensibile progresso anche dellarma da fuoco, che diminuì di peso e aumentò la cadenza di tiro. Lultima nazione a mettere in campo unità di picchieri fu la Svezia a Poltava 1709. Comunque, ancora nel 1792, nellAssemblea nazionale francese veniva proposta la creazione di unità di picchieri.

                                     

4.3. Unità militari in epoca rinascimentale Mamelucchi

In età mamelucca 1249-1517 la guida dellEgitto era affidata al Sultano, comandante di tutte le formazioni militari composte da Mamelucchi e di quelle della halqa, formate da soldati non-mamelucchi. Gli ufficiali dei suoi reggimenti si distinguevano in Amīr di 10" uomini", in Amīr di 40", in Amīr mia muqaddam alf ", ossia "comandanti di 100 cavalieri mamelucchi e di 1000 soldati non mamelucchi. Un punto di grave debolezza, che li mise in condizione di essere infine sconfitti dagli Ottomani di Selim I nel 1517, fu tuttavia la loro decisa avversione per le armi da fuoco le artiglierie, da essi giudicate strumenti "vili" di combattimento, perché evitavano il confronto diretto col nemico.

Le unità mamelucche, che prendevano il nome dal loro comandante-padrone erano di cavalleria furūsiyya, in pratica guidate da quello che era nei fatti il vice-Sultano, vale a dire l atābeg al-asākir, cioè atābeg tutore o reggente dei soldati".

Nel periodo cosiddetto "circasso" la terza carica sultanale divenne quella di dawādār kabīr, cui era assegnata la percezione delle imposte del Sultanato quindi una sorta di ministro delle Finanze ma anche quella della formazione dei reparti militari non-mamelucchi halqa e la gestione del barīd quindi una sorta di ministro delle Comunicazioni e capo del controspionaggio.

Di rilievo militare nel medesimo periodo fu la carica di amīr silāh lett. "Comandante delle armi" che in periodo cosiddetto "turco" era invece un semplice funzionario di palazzo addetto alla persona del Sultano.



                                     

4.4. Unità militari in epoca rinascimentale Impero Ottomano

Fra il Rinascimento e lepoca moderna si affermò in Europa la potenza turca ottomana, che, partita dalla Penisola anatolica, espanse il suo controllo sulla regione dei Balcani fino allUngheria ed allUcraina, arrivando nel 1683 ad assediare Vienna. Lesercito turco fino alla fine del XVIII secolo era basato su coscrizione regionale, con corpi speciali che svolgevano compiti particolari. Particolarmente apprezzato era l ocaq lett. "famiglia" dei giannizzeri, guardia personale del sultano addestrata fin dalletà pre-adolescenziale al "mestiere delle armi" e dotata della migliore artiglieria dellepoca. Questi erano organizzati sulla base dell orta, unità di forza variabile da qualche centinaio a qualche migliaio di uomini; da notare come il termine, leggermente mutato in orda, sia tuttora nel linguaggio comune con significato spregiativo.

Dopo la conquista di Costantinopoli 1453, con linizio dellespansione in Europa, lesercito turco, pur restando su base feudale nei suoi reparti di cavalleria akinci, migliorò il suo già ottimo armamento grazie a un addestramento particolarmente curato, superando in molti casi per qualità quello degli altri eserciti europei, seguitando a lungo a contare sul suo dominio nel settore dellartiglieria.

                                     

4.5. Unità militari in epoca rinascimentale Evoluzione tattico-organica della cavalleria

Nel corso di questo periodo le unità di cavalleria ebbero unevoluzione parallela a quella della fanteria, sia in termini di armamento sia in termini di organica. Alla fine del Medio Evo le unità di cavalleria erano organizzate in lance, su cavalieri armati appunto di lancia e con una protezione estesa a tutto il corpo. Data larma offensiva principale lancia i cavalieri dovevano impegnare il nemico a forte velocità, tuttavia anche i cavalli più robusti, con il carico del cavaliere e dellarmatura, riuscivano a tenere la velocità massima solo su tratti piuttosto brevi un centinaio di metri, quindi i cavalieri restavano soggetti per tempi relativamente lunghi al tiro delle nascenti armi da fuoco. Inoltre il singolo cavaliere aveva bisogno di tutto il suo seguito per montare e smontare da cavallo, cosa che diminuiva notevolmente il suo valore tattico. Quindi lo sviluppo delle cavallerie si orientò a ridurre la protezione del cavaliere e, con la nascita dellaccensione a ruota, ad armare anche i cavalieri con armi da fuoco. In questo ambito nacquero i retiri e la tattica del caracollo. Questa tattica presupponeva che i cavalieri, avanzando al trotto, si portassero a distanza di tiro dal nemico e scaricassero su di esso le proprie pistole. Una volta effettuato ciò, la prima riga eseguiva una conversione per lasciare libero il campo di tiro alla riga successiva e, rimettendosi in coda, aveva il tempo di ricaricare le proprie armi. Le conseguenze organiche di questa tattica furono che la cavalleria fu organizzata in grosse unità, su una profondità che arrivava anche a 34 righe.

Questa tattica fu completamente sovvertita da Gustavo Adolfo, re di Svezia, che, organizzando il suo esercito su criteri più moderni, ridusse la protezione della sua cavalleria ad un semplice pettorale e laddestrò ad operare avanzando sul nemico al galoppo ed impegnandolo con la sciabola invece che con armi da fuoco carica. A questo punto non sussisteva più la necessità di usare la cavalleria in masse come quelle richieste per il caracollo e, alla fine del XVII secolo, si passò allutilizzo della cavalleria in squadroni di circa 150 uomini su tre righe.

Le specialità della cavalleria a quellepoca erano le corazze o mezze corazze, armate di sciabola e pistola e destinate a caricare il nemico fanteria e cavalleria con compiti risolutivi della battaglia; i dragoni, armati di archibugio o moschetto, destinati a fungere come fanteria montata per azioni rapide su punti critici del nemico ed infine i "cavalli leggeri", destinati allesplorazione ed allo sfruttamento del successo dopo la battaglia. In genere i cavalleggeri avevano denominazioni diverse a seconda dei paesi di origine, fra essi gli ussari ungheresi; differenti erano gli husaria lancieri alati polacchi, organizzati sul modello ungherese ma più simili ad una cavalleria pesante con lunghe lance e corazza. Il valore di questi cavalieri venne dimostrato alla battaglia di Vienna del 1683 nella carica sotto la guida di Jan III Sobieski. La percentuale di cavalleria negli eserciti europei tende a diminuire fino alla riforma di Gustavo Adolfo, per aumentare successivamente fino ad arrivare a circa due terzi della forza totale alla fine della guerra dei trentanni.

                                     

5.1. Unità militari in epoca moderna e napoleonica La Prussia e gli eserciti settecenteschi

Le innovazioni nel campo delle armi da fuoco introdotte sul finire del XVII secolo ebbero profondi effetti anche nellorganizzazione e nello schieramento degli eserciti: ladozione generalizzata dei più semplici fucili a pietra focaia, in luogo delle ingombranti armi a miccia o a ruota, consentì di ridurre lo spazio necessario al maneggio delle armi, e quindi di restringere i ranghi dei fucilieri accrescendo la potenza di fuoco che una formazione poteva scatenare; inoltre, lintroduzione della baionetta rese del tutto superflua la funzione dei picchieri, che infatti andarono progressivamente scomparendo nei primi anni del Settecento. La maggiore velocità di caricamento delle armi data dallintroduzione delle cartucce fece puntare lattenzione sulla potenza di fuoco, con gli uomini addestrati a sparare e ricaricare il più velocemente possibile; le dense formazioni a quadrato cedettero il posto a schieramenti lineari, che guadagnavano in fronte quanto perdevano in profondità: i soldati erano disposti su tre file originariamente quattro, ma a volte ridotte anche a due, la prima in ginocchio, la seconda in piedi, e la terza che infilava le canne dei fucili tra gli spazi della seconda, ed ognuna di queste si alternava nello sparare e ricaricare, in modo da mantenere un fuoco continuo sul nemico.

Lesempio tipico di un esercito del XVIII secolo era lesercito prussiano di Federico Guglielmo prima e di Federico II poi, forza presa a modello da molte altre nazioni dopo i suoi successi nella guerra di successione austriaca 1741 - 1748 e nella guerra dei sette anni 1756 - 1763. Corpo centrale dellarmata prussiana era la fanteria, la cui organizzazione era stata particolarmente curata dal re Federico Guglielmo: non essendoci formazioni permanenti più grandi, lunità di base era il reggimento, normalmente formato da due battaglioni più raramente tre, ma spesso ridotti ad uno a causa delle perdite in battaglia; i battaglioni costituivano lunità tattica di base il reggimento era praticamente solo ununità amministrativa, e non sempre i due battaglioni di uno stesso reggimento prestavano servizio insieme. I reggimenti erano comandati da un colonnello-comandante o Chef, più spesso con il grado di generale, responsabile delle attività amministrative e finanziarie al punto che poteva considerare lunità come una sua "proprietà privata"; sovente, i reggimenti portavano il nome del loro Chef attualmente in servizio. Ogni battaglione, guidato da un colonnello o da un maggiore, comprendeva cinque compagnie di fucilieri ed una di granatieri, comandate ciascuna da un capitano; anche in questo caso le compagnie erano poco più che unità amministrative, ed in battaglia il battaglione era diviso in otto plotoni, sovente accoppiati a due a due per formare una "divisione". Le unità di granatieri persero progressivamente la loro funzione originaria il lancio delle granate, per divenire semplicemente delle unità scelte che ricomprendevano i soldati migliori, più esperti e coraggiosi; le compagnie granatieri normalmente non prestavano servizio con il loro reggimento dorigine, ma allinizio di una campagna le unità di due reggimenti e quindi quattro compagnie formavano un battaglione ad hoc di granatieri, a cui spesso venivano affidati gli incarichi più pericolosi.

La cavalleria prussiana era stata notevolmente trascurata da Federico Guglielmo, ma il suo successore Federico II vi dedicò più attenzioni; come negli altri eserciti europei, le specialità erano sostanzialmente tre: i corazzieri o "cavalleria pesante" utilizzati per le cariche le azioni durto, gli ussari o "cavalleria leggera" specialità originaria dellUngheria ma diffusasi ben presto in tutta Europa, erano utilizzati per la ricognizione e linseguimento, ed i dragoni o "cavalleria media". Lorganizzazione rispecchiava in parte quella della fanteria: non esistevano unità permanenti al di sopra del reggimento, che era ununità unicamente amministrativa; unità tattica di base era lo squadrone, a sua volta diviso in due compagnie di due plotoni ciascuna. I reggimenti pesanti e medi disponevano di cinque squadroni, ognuno forte di 6 ufficiali, 12 sottufficiali, 150-160 militari di truppa e 4 musicanti due tamburini e due trombettieri; i reggimenti di ussari disponevano invece di dieci squadroni, ognuno forte di 3 ufficiali, 8 sottufficiali, 102 militari di truppa ed un trombettiere, ma raramente tutti gli squadroni di un reggimento venivano utilizzati insieme contemporaneamente, essendo abituale impiegarli singolarmente. In battaglia, la formazione tipica prevedeva uno schieramento su tre file: la prima, costituita dalla cavalleria pesante, era impiegata nelle cariche per travolgere il nemico ed aprire falle nel suo schieramento; la seconda, costituita di solito dalla cavalleria media, seguiva la prima ed eventualmente manovrava sui fianchi della formazione nemica; la terza, costituita dalla cavalleria leggera, veniva impiegata come riserva, entrando in battaglia solo per inseguire il nemico sconfitto o per proteggere la ritirata delle proprie truppe.

A livello superiore lesercito, per motivi di comando e controllo, era diviso grossolanamente in tre forze: in marcia unavanguardia, un centro ed una retroguardia, organizzati con tre comandi diversi ma tutti dipendenti dal generale comandante lesercito, che solitamente era anche il comandante del centro; queste forze, quando lesercito si spiegava per il combattimento, formavano il centro, lala destra e lala sinistra dello schieramento. Comunque nel corso del XVIII secolo tutti e tre questi reparti operavano in modo congiunto, tenendosi fra loro ad una distanza minima, tale da poter intervenire immediatamente in aiuto del reparto minacciato.

Nel XVIII secolo avvenne un evento rivoluzionario per lartiglieria, in quanto il generale francese Gribeauval, basandosi sulle esperienze della guerra dei sette anni, che aveva seguito come osservatore, trasformò radicalmente lartiglieria, standardizzando i calibri ed alleggerendo notevolmente gli affusti. La riforma di Gribeauval si estese, dalla Francia da cui era partita, in tutta Europa e praticamente dettò le linee di sviluppo dellartiglieria fino alla guerra di Crimea. Oltre alla standardizzazione dei calibri si deve a lui la suddivisione dellartiglieria nelle classi da fortezza, da costa, da assedio e da campagna. Mentre le prime due classi erano sostanzialmente fisse, le altre erano incavalcate su affusti ruotati. Per quanto riguarda lartiglieria da campagna che era quella che doveva seguire lesercito in manovra furono stabiliti tre calibri 4, 8 e 12 libbre per i cannoni e due calibri 6 e 8 libbre per gli obici. Con questa riforma lartiglieria da campagna fu anche organizzata in batterie di 8 pezzi, destinate ad operare come singola unità sul campo di battaglia e ad ogni divisione di fanteria 4 reggimenti fu assegnata una batteria di artiglieria, creando così il primo abbozzo di grande unità pluriarma, già proposta nel 1761 dal maresciallo de Broglie.

                                     

5.2. Unità militari in epoca moderna e napoleonica La rivoluzione francese e la Grande Armée napoleonica

Gli eventi convulsi della rivoluzione francese ebbero effetti anche sullorganizzazione militare del vecchio esercito reale francese, primo fra tutti lintroduzione della leva militare per tutti i maschi di età compresa fra 18 e 25 anni 23 agosto 1793. Le riforme maggiori si ebbero nel gennaio del 1794 ad opera di Lazare Carnot: il termine "reggimento" venne abolito perché ritenuto troppo legato all Ancien Régime, e tutta la fanteria venne riorganizzata in demi-brigade letteralmente "semi-brigate" di tre battaglioni ognuna; la demi-brigate era ottenuta riunendo ad un battaglione del vecchio esercito reale francese due battaglioni di coscritti o della Guardia nazionale rivoluzionaria, combinando così, secondo il principio dellamalgama Amalgame, laddestramento e la disciplina delle truppe regolari con il fervore rivoluzionario dei coscritti. Le demi-brigate di fanteria erano classificate come "di linea" Demi-brigate de Bataile, poi Demi-brigate de Ligne o "leggere" Demi-brigate Légère, essendo queste ultime destinate alle azioni di schermaglia in ordine sparso; in ogni caso questa distinzione era solo formale, visto che anche le unità di linea erano addestrate ad operare come fanteria leggera, e viceversa. Ognuno dei battaglioni di una demi-brigate comprendeva otto compagnie di fucilieri su tre ufficiali, 15 sottufficiali, due tamburini e 104 soldati, ed una compagnia di granatieri che riuniva gli uomini migliori forte di tre ufficiali, 14 sottufficiali, due tamburini e 64 soldati; era inoltre aggregata ad ogni demi-brigate una batteria dartiglieria "reggimentale" con sei poi tre pezzi da 4 libbre.

La tattica di base prevedeva che il battaglione regolare si schierasse in linea al centro, per fornire appoggio di fuoco ai battaglioni di coscritti che, schierati in colonna sui due lati, compivano rapidi assalti frontali contro il nemico; questa tattica di base venne portata avanti e sviluppata successivamente da Napoleone Bonaparte nel sistema dell ordre mixte, applicata a tutti i livelli dal battaglione alla divisione: una unità forniva fuoco di copertura mentre le altre caricavano alla baionetta, alternandosi nei due compiti. Le unità di cavalleria mantennero invece la vecchia designazione di "reggimenti", composti ognuno da un numero variabile di squadroni da tre a sei, di solito quattro su due compagnie; le specialità rimasero quelle settecentesche, con cavalleria pesante, leggera e media i dragoni. A livello superiore, lesercito continuò ad essere organizzato in "divisioni" combinando insieme un numero variabile di demi-brigate, squadroni di cavalleria e batterie dartiglieria, a loro volta inquadrate in "armate" più ampie, in pratica dei piccoli eserciti indipendenti ben 13 nel 1795.

Il termine "reggimento" venne ufficialmente reintrodotto in luogo di demi-brigate nel settembre del 1803, dopo la definitiva presa del potere da parte di Napoleone; le unità di fanteria continuavano ad avere tre battaglioni in alcuni casi quattro, ognuno su sette compagnie di fucilieri fusiliers per i reggimenti di linea, chasseurs per quelli leggeri, una di granatieri grenadiers, carabiniers per quelli leggeri ed una di fanteria leggera specificamente designata per fungere da schermagliatori voltigeurs per quelli di linea, flanqueurs per i leggeri. Unulteriore riforma della struttura dei reggimenti si ebbe nel febbraio del 1808, quando lorganico di ognuno di essi venne portato a quattro battaglioni effettivi ed un "battaglione deposito", questultimo destinato alladdestramento delle reclute ed a fornire rimpiazzi per gli altri battaglioni; lorganico dei singoli battaglioni venne diminuito a quattro compagnie fucilieri, una di granatieri ed una di schermagliatori. Lorganizzazione della cavalleria rimase di fatto invariata, con lo squadrone come unità tattica di base. Lartiglieria venne organizzata in due specialità, "a piedi" o "a cavallo", ed organizzata in reggimenti di due battaglioni su 20 compagnie.

Le maggiori innovazioni di organica si ebbero ai livelli superiori: come prima cosa, vennero abolite tutte le armate indipendenti dellepoca rivoluzionaria, riunendo le principali forze da campagna in ununica Grande Armée sotto il comando centralizzato dello stesso imperatore coadiuvato da Grand Quartier Général, di fatto uno dei primi esempi di stato maggiore; tale armata venne suddivisa in corpi darmata semi-autonomi, di fatto piccoli eserciti in miniatura con in organico truppe delle tre armi, ognuno capace di sostenere da solo uno scontro, ma tutti disposti ad uno-due giorni di marcia luno dallaltro, onde permettere un rapido ricongiungimento dellintera armata. La composizione di un corpo darmata poteva variare moltissimo, anche durante una stessa campagna, adattandosi alla situazione del momento; in genere, un corpo darmata disponeva di un certo numero di divisioni di fanteria, una divisione di cavalleria leggera con due o più brigate di cavalleria leggera su due o tre reggimenti, con in appoggio una batteria di artiglieria a cavallo di sei cannoni, un distaccamento dartiglieria con dodici pezzi da 12 libbre, nonché unità del genio, pontieri, mediche e di approvvigionamento. Le unità di cavalleria pesante e media venivano raccolte di solito in apposite divisioni a loro volta riunite in una "Riserva di cavalleria", di fatto un corpo darmata composto solo da truppe montate.

                                     

5.3. Unità militari in epoca moderna e napoleonica La guerra di secessione americana

Il sistema militare dei neonati Stati Uniti dAmerica differiva da quello delle nazioni europee contemporanee. Lesercito regolare statunitense United States Army era una formazione piccola: nel 1861, allo scoppio della guerra di secessione americana, esso comprendeva appena 16.000 uomini su una popolazione totale di circa 31 milioni di abitanti; le truppe regolari erano divise in dieci reggimenti di fanteria ognuno su due battaglioni di otto compagnie ciascuno, cinque reggimenti di cavalleria ognuno su tre battaglioni di due squadroni ciascuno, e quattro reggimenti di artiglieria ognuno su dieci batterie di sei pezzi ciascuna, ma nel corso del conflitto vennero aggiunti ulteriori nove reggimenti di fanteria, uno di cavalleria ed uno di artiglieria.

Sia lUnione che la Confederazione fecero massiccio ricorso per i propri ranghi al sistema delle milizie statali: i governatori dei vari Stati ricevevano periodicamente dai governi centrali la richiesta di fornire un dato numero di reggimenti; il governatore sceglieva quindi una personalità eminente del suo Stato le conferiva il comando di un reggimento di solito con il grado di tenente colonnello, incaricandola di reclutare il personale e di scegliersi gli ufficiali, le cui designazioni erano confermate dal governatore e approvate poi dal ministero della guerra. I reggimenti volontari di fanteria avevano ognuno dieci compagnie composte da tre ufficiali, 13 sottufficiali, due tamburini e 60-80 soldati, tutte persone provenienti da una ristretta area geografica; i reggimenti volontari di cavalleria avevano ognuno quattro, cinque o sei squadroni, ciascuno formato da due compagnie comprendenti ognuna tre ufficiali, 14 sottufficiali, due trombettieri, sei artigiani e 56 soldati; i reggimenti volontari di artiglieria avevano ognuno 12 batterie di sei o otto pezzi divise in sezioni di due pezzi ciascuna, e composte da tre - cinque ufficiali, 14-20 sottufficiali, due musicisti, e 58-122 soldati.

Unità tattica di base era la brigata, forte di quattro o cinque reggimenti e con un organico teorico di 5.000 uomini nella realtà, spesso molti di meno; da due ad un massimo di sei brigate di solito tre formavano una divisione, e due o più divisioni formavano un corpo darmata. Le divisioni erano unità monoarma, o interamente di fanteria o interamente di cavalleria; lartiglieria operava praticamente sempre a livello di batteria, assegnate in numero variabile a ciascuna divisione.

                                     

5.4. Unità militari in epoca moderna e napoleonica Il Sudafrica: boeri e zulu

Del tutto peculiari erano le organizzazioni militari di due popolazioni dellattuale Sudafrica: il regno africano degli zulu, le piccole repubbliche bianche dei boeri.

Al contrario di molte altre popolazioni africane, gli zulu seguivano un rigido sistema di organizzazione militare, messo a punto dal re Shaka a cavallo tra 700 ed 800. La struttura di base era fondata su reggimenti amabutho, al singolare ibutho diversificati in base alletà dei loro componenti: ogni due anni, il re convocava tutti i giovani che avevano compiuto 18 o 19 anni e li riuniva in un unico reggimento, affidando loro anche una zona in cui erigere la caserma ikhanda dove sarebbero stati acquartierati durante tutto il servizio; i guerrieri rimanevano in armi fino a che il re non concedeva a tutto il reggimento il permesso di sposarsi di solito al compimento dei 30 anni, ma in casi di emergenza il servizio poteva essere prolungato fino ai 40 anni: in questo caso il reggimento passava dal servizio attivo alla riserva nazionale, convocata solo in caso di gravi emergenze. In battaglia gli amabutho erano le unità tattiche di base, divisi in due ali a loro volta suddivise in compagnie di 50-70 guerrieri ciascuna, per un totale di circa 1.500 uomini per ogni reggimento in alcuni casi potevano essere di più; i comandanti delle singole compagnie erano eletti direttamente dai guerrieri, mentre i comandanti delle ali ed il comandante dellintero esercito erano nominati dal re che solo raramente guidava i guerrieri in battaglia. La formazione dattacco tipica era la impondo zankomo "le corna della bestia": un gruppo di amabutho veterani formava il centro dello schieramento "petto" che lanciava un attacco frontale contro il nemico; gli amabutho più giovani formavano invece due ali "corna" che compivano un movimento accerchiante sui due lati del nemico; altri guerrieri veterani erano tenuti in riserva "fianchi" dietro il centro.

Le due piccole repubbliche boere del Sudafrica, lo Stato Libero dellOrange ed il Transvaal, disponevano di ridottissime forze armate regolari, principalmente unità di polizia paramilitare e di artiglieria; il grosso dellesercito boero era formato da una milizia di cittadini armati, convocata solo in caso di guerra. Il territorio delle repubbliche era diviso in un certo numero di distretti elettorali, ognuno dei quali doveva fornire in caso di mobilitazione un commando di uomini armati; la responsabilità di radunare gli uomini spettava ai veldkornets magistrati locali, di solito due o tre per distretto: tutti gli uomini abili tra i 16 ed i 60 anni avevano il dovere di presentarsi, equipaggiati a proprie spese di fucile, cavallo, munizioni e razioni per otto giorni. Le dimensioni dei commando variavano a seconda della popolazione del distretto, andando da un minimo di 200 ad un massimo di 3.000 uomini; gli uomini non erano pagati, in quanto il loro servizio era considerato un necessario dovere civile collettivo. Il commando era guidato da un commandant, eletto dagli uomini burghers ai suoi ordini; il commandant di solito prendeva i veldkornets del distretto come propri ufficiali inferiori, mentre il presidente poteva nominare dei vecht commandants per guidare i gruppi formati da più commando. Lautorità degli ufficiali sugli uomini dipendeva solo dalla loro personalità o reputazione: un ufficiale poteva dare ordini, ma non poteva obbligare gli uomini ad eseguirli o punirli se non lo facevano; tutte le decisioni di tattica o di strategia venivano prese in pubblici consigli di guerra krygksraad tramite votazione: un burgher era libero di ignorare la decisione, ma se dava il suo appoggio era moralmente tenuto a seguire le indicazioni prese.

                                     

6.1. Unità militari contemporanee Prima guerra mondiale

Dopo lepoca napoleonica il sistema dei corpi darmata fu accolto anche nelle altre nazioni europee, mentre la divisione continuò ad essere praticamente ununità monoarma anche se fornita di artiglieria propria fino alla prima guerra mondiale. Nel corso della prima guerra mondiale lunità di impiego, dato il fronte ristretto e congestionato su cui operavano le truppe, fu il reggimento, mentre la divisione ebbe compiti praticamente solo amministrativi e limpiego a livello di grande tattica avvenne nei corpi darmata. Dopo il 1916 lesercito tedesco, sviluppando le nuove tattiche di fanteria basate sulliniziativa dei comandanti a livello inferiore, rivalutò limportanza tattica del battaglione, che non fu più solo una divisione amministrativa del reggimento, ma divenne lunità minima per limpiego tattico, mentre negli altri eserciti coinvolti in guerra questa rivoluzione tattica non fu sviluppata fino a dopo la guerra, quando fu possibile studiare gli scritti teorici dello Stato Maggiore tedesco. Nel corso della guerra larma che ebbe la massima evoluzione organica fu lartiglieria, che fu suddivisa in artiglieria di divisione, artiglieria di corpo darmata ed artiglieria di armata, in base alla maggiore unità a cui era sottoposta. Questa suddivisione in base allorganico si rifletteva anche sui calibri, in quanto lartiglieria di divisione in prossimità della prima linea doveva essere sufficientemente mobile per sfuggire al tiro di controbatteria nemico e riprendere una nuova posizione in tempi relativamente brevi, quindi non poteva avere un calibro eccessivo. In base a considerazioni simili i calibri dellartiglieria di corpo darmata erano maggiori ed i pezzi dellartiglieria darmata avevano calibri tali che spesso erano richiesti serventi in numero molto elevato solo per caricare il pezzo.

                                     

6.2. Unità militari contemporanee La guerra corazzata

Dopo la prima guerra mondiale lo sviluppo dei mezzi corazzati spinse allo studio di nuovi tipi di divisione, in cui operassero congiuntamente aliquote delle varie armi, così, a fianco delle divisioni di fanteria, furono create divisioni di cavalleria in cui erano previsti battaglioni o compagnie di unità corazzate o blindate e, nella seconda metà degli anni 30, divisioni corazzate, in cui operavano congiuntamente reggimenti corazzati e di fanteria.

In Italia nel 1939, con la riforma Pariani fu tentato lesperimento della "divisione binaria", cioè di una divisione in cui fossero presenti solo due reggimenti di fanteria invece dei tre inquadrati generalmente. Questa riforma, che avrebbe dovuto portare ad unità combattenti più flessibili ovviamente a spesa di un maggior rapporto fra personale amministrativo e personale combattente nella realtà italiana condusse ad unità troppo deboli in attacco, soprattutto per la cronica mancanza di artiglierie moderne del Regio Esercito e per la mancata motorizzazione totale delle divisioni, che pure era prevista. La maggiore conseguenza della riforma Pariani fu che, allinizio della seconda guerra mondiale, non tutte le divisioni erano ancora state organizzate sul nuovo ordinamento, quindi parte delle divisioni era di un tipo e parte di un altro. Durante il conflitto si ebbe inoltre una convergenza tra carro armato e artiglieria, con la creazione dellartiglieria semovente, formata da scafi di carro armato con un pezzo di artiglieria di grosso calibro posto direttamente sullo scafo; di questi vennero formate delle unità organiche che tuttora fanno parte delle unità corazzate e meccanizzate.

                                     

6.3. Unità militari contemporanee Evoluzione dellorganica nel secondo dopoguerra

Nel corso della seconda guerra mondiale la diluizione delle truppe nellarea del combattimento portò ad una situazione che non era confrontabile con quella del precedente conflitto mondiale, in cui le truppe erano ammassate su fronti molto ristretti, quindi anche lorganica fu costretta ad adeguarsi a questa nuova realtà del campo di battaglia. Lunità di impiego delle unità combattenti divenne il battaglione, coordinato a livello divisione per unoperazione di grande tattica. Il corpo darmata divenne ununità praticamente amministrativa, mentre, dato il gran numero di truppe impiegate sui vari teatri di guerra, fu creata una grande unità superiore allarmata, cioè il gruppo di armate. Nel corso della guerra apparve sempre più spesso chiaro che la divisione non era la formazione più adatta ai compiti richiesti dalla guerra mobile, la quale necessitava frequentemente di unità di manovra più snelle, seppure autosufficienti per supporto logistico e appoggio di fuoco. Fu per questo che nel 1941 lesercito tedesco riorganizzò le sue divisioni corazzate Panzerdivision trasformandole in divisioni binarie, su un reggimento corazzato ed un reggimento di fanteria meccanizzata, oltre alle unità di artiglieria e di supporto logistico. Nelle operazioni sul fronte russo, allinizio delloperazione Barbarossa le Panzerdivision tedesche vennero raggruppate in gruppi corazzati, unità fortemente mobili, ma nel 1942 prima della battaglia di Stalingrado, i gruppi vennero trasformati in armate corazzate con un aumento di effettivi in termini di fanteria ed artiglieria con un maggiore supporto ma una netta diminuzione della mobilità. Tuttavia anche questa riduzione organica non fu sufficiente, e, nella seconda metà della guerra, soprattutto dopo lo sbarco alleato in Normandia, i comandanti di divisione ricorsero sempre più spesso ai gruppi di combattimento Kampfgruppe, unità pluriarma create ad hoc per operazioni particolari dalla consistenza variabile. Nellesercito statunitense le divisioni di fanteria, sempre ternarie, quando necessario venivano divise in RCT Regimental Combat Team, analoghi ai Kampfgruppe tedeschi, ma su base strettamente organica, comprendendo un reggimento della divisione più uno dei gruppi dellartiglieria divisionale, secondo un concetto molto simile a quello che farà tornare in auge la "Brigata" nel dopoguerra. Invece le divisioni corazzate, vennero organizzate differentemente: i vari battaglioni non erano inquadrati in reggimenti ed erano alle dirette dipendenze della divisione, la quale aveva tre comandi subalterni chiamati "Combat Command" A e B, più R reserve) senza forze assegnate che assumevano il controllo operativo dei vari battaglioni e dei supporti a seconda della missione assegnata, secondo concetti molto simili al "Kampfgruppe" tedesco. Fu con queste strutture che lUS Army combatté la Guerra di Corea, mentre successivamente negli anni sessanta i combat command vennero convertiti in brigate.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel periodo della guerra fredda, in ambito NATO le divisioni restarono sostanzialmente ternarie, almeno inizialmente, con due reggimenti di fanteria ed un reggimento corazzato divisione di fanteria o due reggimenti corazzati ed un reggimento di fanteria meccanizzata divisione corazzata. Comunque la struttura organica divisionale era tale che fosse possibile operare per combat command sostenendo carri armati e fanterie con gruppi dellartiglieria divisionale, come avveniva nellesercito statunitense durante la seconda guerra mondiale con luso degli "RCT": fu questa la struttura su cui si allinearono quasi tutti gli eserciti facenti parte del "Patto Atlantico". Durante gli anni 50, supponendo che anche le forze terrestri avrebbero dovuto sostenere i combattimenti nellambito di un conflitto nucleare, gli USA tentarono di trasformare le proprie divisioni rendendole capaci di schierare cinque raggruppamenti autosufficienti di dimensioni decisamente più piccole dei precedenti reggimenti, creando così le "Pentomic Division", costituite da cinque unità equiparabili a grossi battaglioni "misti" composti da compagnie di carri, di fanteria e di batterie dartiglieria. Tale trasformazione si rivelò un semplice esperimento che venne abbandonato già nei primi anni 60, quando si tornò ad una divisione capace di esprimere tre "Combat Command" che vennero ridesignati "Brigate", sempre senza forze assegnate come era stato per le sue divisioni corazzate durante lultimo conflitto mondiale e con sub-unità più convenzionali costituite da battaglioni monoarma: questa è lorganizzazione con la quale lUS Army ha combattuto la guerra del Vietnam e che ha mantenuto fino agli anni 90. Con labbandono della "Pentomic Division" da parte statunitense, gli altri paesi aderenti alla NATO trasformarono le proprie divisioni passando dalla struttura reggimentale a quella più flessibile basata su "Brigate", che già organicamente erano autosufficienti e dotate di artiglieria, anche se con organici fissi e predefiniti, a differenza degli statunitensi. I paesi aderenti al patto di Varsavia invece, hanno sempre mantenuto la rigida struttura divisionale su base reggimentale ternaria, seppure laggiunta dei supporti di artiglieria e del genio, oltre che logistici a tali reggimenti, abbiano reso questi ultimi praticamente paragonabili alle brigate occidentali e la differenza fosse sostanzialmente e puramente nominale.

Con la fine della guerra fredda gli eserciti hanno ridotto il numero di effettivi e, nella maggior parte degli stati, è stato abolito il servizio di leva. Le divisioni, con il loro numero estremamente elevato di soldati raggruppati sotto un singolo comando la divisione NATO aveva un numero di effettivi prossimo a 12.000, non rappresentano più la soluzione ottimale per comando e controllo delle unità sul campo. Inoltre limpiego tipico dei militari almeno nelle nazioni NATO ed ex patto di Varsavia è diventato quello in operazioni di peace keeping, quindi basato su numero di effettivi ridotto e con necessità di una struttura di controllo quanto più flessibile possibile. Per questi motivi si sta tendendo ad eliminare le divisioni nellorganica, sostituendole direttamente con brigate, cioè unità su più battaglioni con i relativi servizi ed armi di accompagnamento.

NellEsercito Italiano, pur eliminando i comandi divisionali dotati organicamente di brigate predefinite in numero fisso, si è operato in modo leggermente diverso ai livelli organicamente più bassi, ristrutturando ma non sempre i battaglioni in reggimenti su un unico battaglione invece che su tre più una compagnia servizi che dovrebbe espletare la parte logistica ed amministrativa; le brigate sono poi state organizzate su alcuni reggimenti di fanteria o cavalleria corazzata così creati e su reggimenti delle armi di appoggio vedi organigramma della brigata Corazzata Ariete.

                                     

6.4. Unità militari contemporanee US Marine Corps e Reggimento San Marco

Il corpo dei Marines degli Stati Uniti USMC, partendo da unità convenzionali reggimenti e divisioni, costituisce ed impiega unità complesse MEF - Marine Expeditionary Force e MEU che hanno anche unaviazione dattacco organica, come sono organici artiglieria e blindati. Per esempio, una MEU Marine Expeditionary Unit è una unità integrata a livello di reggimento che ingloba:

  • un battaglione logistico da combattimento.
  • un gruppo aereo,
  • un battaglione di fanteria,

Una struttura simile si trova nella Brigata San Marco della Marina Militare Italiana, dotata di elicotteri leggeri e medi e di mezzi da sbarco, inquadrati nel Gruppo Mezzi da Sbarco.

                                     

6.5. Unità militari contemporanee Adeguamento dellorganica per missioni internazionali

Poiché gli impegni internazionali tendono a creare unità complesse multinazionali, lEsercito Italiano recentemente ha ricreato la struttura a livello di divisione, intesa come comando senza forze proiettabile, quindi una struttura con stato maggiore e comunicazioni che va integrata di volta in volta con le unità necessarie alla missione da assolvere. Ovviamente, alcune di queste unità possono essere di altri paesi, come ad esempio avviene nella KFOR in Bosnia ed Erzegovina; spesso queste unità sono composte da paesi che hanno in comune la dottrina militare e lappartenenza ad unalleanza, tipicamente la NATO, ma anche a livello UEO, come la Forza da sbarco SILF spanish-italian landing force italo-spagnola o la Divisione franco-tedesca esistenti da tempo.