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ⓘ Eccidio di Caffè del Doro. L eccidio di Caffè del Doro fu una strage nazi-fascista, avvenuta il 17 novembre 1944, nella quale sette antifascisti vennero uccisi ..




Eccidio di Caffè del Doro
                                     

ⓘ Eccidio di Caffè del Doro

L eccidio di Caffè del Doro fu una strage nazi-fascista, avvenuta il 17 novembre 1944, nella quale sette antifascisti vennero uccisi dalle SS nei pressi del Caffè del Doro, alla periferia della città di Ferrara.

Si verificò ad un anno di distanza da unaltra strage nazi-fascista, ovvero leccidio del Castello Estense avvenuto il 15 novembre 1943 in cui undici cittadini erano stati uccisi dai fascisti nei pressi del fossato del Castello di Ferrara.

Questo lelenco delle sette vittime.

Mario Agni, nato il 30 marzo 1919 a Bondeno, milite in servizio presso la Guardia Nazionale Repubblicana ferroviaria.

Mario Arnoldo Azzi, nato il 4 settembre 1919, medico, commissario politico dei GAP Gruppi di Azione Patriottica ferraresi, membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Ferrara. Azzi era riuscito a far fuggire un altro partigiano, Giuseppe DAlema che si trovava a Ferrara per riorganizzare le fila dei partigiani. Il DAlema era ormai braccato dai fascisti quando Azzi, dandogli la propria bicicletta, gli consentì di sfuggire alla cattura. Azzi per questo venne arrestato.

Giuseppe Franceschini, nato il 23 gennaio 1910 a Ostellato, commerciante.

Gigi Medini, nato il 30 giugno 1915, medico chirurgo presso lospedale SantAnna viene ricordato con una lapide allinterno della vecchia struttura dellospedale stesso.

Michele Pistani, nato il 29 novembre 1896 a Ferrara, ragioniere presso il Comune di Ferrara.

Alberto Savonuzzi, nato il 25 maggio 1914 a Ferrara, avvocato.

Antenore Soffritti, nato il 19 dicembre 1912 in servizio presso la Guardia Nazionale Repubblicana ferroviaria

I sette antifascisti vennero arrestati tra il 7 e il 26 ottobre del 44 su ordine del capo dellUfficio politico della Questura di Ferrara, Carlo De Sanctis, noto per la ferocia e cinismo con cui conduceva gli interrogatori. Tutti subirono sevizie e torture. La mattina del 17 novembre alle 5 e 30 vennero prelevati dal carcere da sottufficiali delle SS, fatti salire su un camion messo a disposizione della Questura e guidato da un autista delle SS, DAgostino. Portati appena fuori dalla città in direzione Pontelagoscuro vennero fatti scendere nei pressi del Caffè del Doro dove una bomba aveva fatto un cratere e vennero tutti uccisi con un colpo di rivoltella alla nuca. Esecutore materiale fu il maresciallo Gustav Pustowka delle SS. Il giorno del massacro sui registri del carcere accanto ai nomi dei sette antifascisti fu apposta la scritta" Deportati in Germania”.

Del gruppo avrebbe dovuto far parte anche Carlo Zaghi, giornalista e storico antifascista, ma il suo nome venne tolto allultimo momento dallelenco per intervento del prefetto di Ferrara, Altini.

Zaghi venne trasferito alle carceri di Padova e più tardi scriverà sugli eventi di quella giornata nel libro "Terrore a Ferrara durante i 18 mesi della Repubblica di Salò" sottolineando come

Fu solamente nellagosto del 1945 che venne rintracciato lautista DAgostino il quale indicò il luogo dove erano stati sepolti.

Il 29 agosto 1945 si celebrarono i funerali.

Il processo contro i responsabili delleccidio iniziò il 2 ottobre dello stesso anno presso la Corte dAssise Straordinaria di Ferrara. Per il De Sanctis fu gravissimo "lelenco dei capi di accusa: 23 omicidi, 300 casi di torture, 500 cittadini costretti in schiavitù nei campi di concentramento tedeschi. E cioè: di avere cagionato la morte di Azzi e compagni compilando a tale scopo denuncia alle SS germaniche esageratamente grave nei confronti di tali persone, mettendo a disposizione di dette SS il torpedone della Questura di Ferrara". "Listruttoria fu condotta con la più scrupolosa obiettività e la maggior diligenza" dal Pubblico Ministero Antonio Buono che nella sua requisitoria sottolineò che "in tutti gli imputati vi è una uniforme costante complicità ed una smania di superarsi alla presenza delle vittime mano a mano che le torture si aggiungevano alle torture". Il P.M. rifiutò la perizia psichiatrica al de Sanctis perché "Voi non siete un malato di mente - ma possedete unastuzia raffinata ed agite coscientemente. Un delitto è sempre un sovvertimento psicologico ma egli il De Sanctis n.d.r è luomo dallira pallida". Il Pubblico Ministero chiese e ottenne per il De Sanctis e altri quattro, Domenico Apollonio, Luigi DErcole, Giulio Valli, e Mario Balugani la condanna a morte il 4 ottobre 1945. Presidente della Corte era il dottor Giovanni Vicchi. La Cassazione il 12 febbraio 1946 annullò la sentenza e la pena fu ridotta in seguito allamnistia. Il cippo marmoreo che ricorda il massacro è posto nei pressi del Caffè del Doro. Ma il luogo esatto dove avvenne la strage è nel campo adiacente dove adesso cè una casa colonica.