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ⓘ Fonti e storiografia su Alessandro Severo. Per fonti e storiografia su Alessandro Severo si intendono le principali fonti contemporanee alla vita dellimperatore ..




Fonti e storiografia su Alessandro Severo
                                     

ⓘ Fonti e storiografia su Alessandro Severo

Per fonti e storiografia su Alessandro Severo si intendono le principali fonti contemporanee alla vita dellimperatore romano Alessandro Severo, nonché la descrizione degli eventi di quel periodo e linterpretazione datane dagli storici, formulandone un chiaro resoconto, grazie anche allutilizzo di più discipline ausiliarie.

                                     

1. Antica e medievale

È dubbio se, dopo la morte di Alessandro Severo, il suo successore, Massimino Trace, ne abbia decretato la damnatio memoriae, atto di competenza senatoriale di cui non ci sono giunte tracce né testimonianze. Ciò nonostante, alcuni suoi ritratti furono mutilati e sono note alcune epigrafi ove il nome del sovrano e di Giulia Mamea risultano erasi. In ragione della mancanza di un atto ufficiale, si è giunti, pertanto, a ritenere che le mutilazioni siano state atti spontanei, se non direttamente ordinati, certo ispirati dal suo successore il quale, tuttavia, non regnò a lungo e fu ucciso nel 238 da soldati ammutinatisi presso Aquileia durante una rivolta fomentata dallaristocrazia senatoria. Sulla scia di questo evento, il Senato decretò formalmente la damnatio memoriae per lo stesso Massimino e promosse la divinizzazione di Alessandro Severo, in onore del quale fu istituito un collegio di sodales.

Le fonti principali sul suo regno sono le opere storiografiche di Erodiano e Cassio Dione, oltre alla molto meno affidabile Historia Augusta, una raccolta di biografie dei principali imperatori da Adriano a Numeriano scritta oltre un secolo dopo gli eventi. Cassio Dione, storico, console durante il regno dello stesso Alessandro e rappresentante dellaristocrazia senatoriale, ha lasciato un ritratto positivo dellimperatore, di cui sottolineò principalmente la bontà danimo, ma il suo racconto si ferma prima dellinizio della campagna tedesca. Anche il giudizio di Erodiano è positivo, sebbene maggiormente sfumato: lo storico, infatti, descrive Alessandro come un sovrano dolce, benevolo e mite, ma privo di qualità militari, debole di carattere e dipendente dallinfluenza materna, alla quale sono addebitati gli errori che causarono la caduta della dinastia dei Severi. Infine, viene criticata la descrizione dello sconforto del sovrano nei suoi ultimi giorni di vita, come se questi si trovasse di fronte ad un pericolo ineluttabile ed insormontabile; limmagine è stata considerata una concessione di Erodiano agli effetti drammatici e ai suoi intenti morali.

ll giudizio dell Historia Augusta, invece, si spinge fino ad assumere toni da leggendaria glorificazione: in questopera, infatti, limperatore incarna lideale dellImpero e la sua morte è considerata il punto di svolta che segna il passaggio dallordine al caos del III secolo. Molti dettagli contenuti nella biografia circa gli atti di governo dellimperatore sono, però, da considerarsi mere invenzioni.

Altri due autori tardi, Aurelio Vittore e Eutropio, descrivono Alessandro Severo in modo eccessivamente lusinghiero, attribuendogli le stimmate di comandante militare capace ed esperto, forse per via degli influssi della Historia Augusta, e lo stesso Vittore pone la morte di Alessandro come linizio della decadenza dellimpero. Forse tale lusinghiero ritratto dellimperatore è derivato dal netto contrasto con le stravaganze del predecessore e la crudeltà del successore, che indusse i due storici a sottolineare le virtù di Alessandro Severo, in particolar modo la pietà e il senso di giustizia.

Alessandro Severo viene descritto anche dallimperatore Flavio Claudio Giuliano nella sua satira "I Cesari", dove appare come una figura mite ma debole e dolente, in particolar modo a causa della forte influenza materna.

Infine la storiografia cristiana e bizantina medievale si concentra sulla presunta pietà di Giulia Mamea e dello stesso Alessandro, al punto che in alcuni autori troviamo la rappresentazione di un sovrano assai vicino al cristianesimo, se non addirittura cristiano egli stesso; un resoconto assai dettagliato del suo regno fu redatto da Giovanni Zonara nel XII secolo.

                                     

2. Moderna e contemporanea

La sua figura compare ne Il Principe di Niccolò Machiavelli nella consueta veste di sovrano mite, ma inadatto al potere per via della sua debolezza. Tra i suoi errori, stigmatizzati dal politico fiorentino, sono annoverati in primo luogo laver suscitato il disprezzo dei soldati per lindecisione mostrata durante le campagne contro Sasanidi e Germani ed infine leccessiva influenza materna. Non bastò dunque un carattere mite e lamore per la giustizia a salvarlo. Un principe, infatti, deve mostrarsi gagliardo, coraggioso, virile, sprezzante del pericolo e irremovibile, qualità di cui Alessandro Severo difettava.

Nel XVIII secolo la lotta di potere tra Giulia Mamea e Sallustia Orbiana divenne soggetto di numerose opere; tra di esse si ricordano l Alessandro Severo di Antonio Lotti, eseguito nel 1716 o 1717, il cui libretto fu scritto da Apostolo Zeno e la Sallustia di Giovanni Battista Pergolesi, rivisitazione del libretto di Apostolo Zeno in cui è centrale il tema dellamore tra limperatrice Sallustia ed un debole Alessandro, che la sacrificherà impotente agli intrighi della madre Giulia Mamea.

Accanto a ciò rimase inalterato per tutto lIlluminismo e letà romantica il ritratto di Alessandro Severo come un sovrano saggio, virtuoso, amato dalla popolazione come attesta la testimonianza dello storico inglese Edward Gibbon e di Jacob Burckhardt, il quale nel 1853 paragonò limperatore romano a Luigi IX di Francia per via della sua dedizione ai principi morali tale da resistere agli influssi corruttori del dispotismo e per mitigarlo con giustizia e clemenza.

La storiografia contemporanea, invece, è meno indulgente e resta caratterizzata dalla tendenza a giudicare con severità la mancanza di autonomia e di decisione mostrata dallimperatore.

Nel 1909, infatti, Alfred von Domaszewski descrisse limperatore come "il più miserabile di tutti i Cesari" in quanto, sebbene la sua amministrazione si fosse dimostrata come "lultima parvenza di ordine nel regno", la sua politica fu disastrosa e segnò un "crollo totale di tutto il sistema amministrativo".

Seguendo il percorso tracciato da Domaszewski, Ernst Kornemann nel 1939 descrisse il sovrano come debole e aggiunse che il giudizio storico era stato falsato da una lunga tradizione ed in questa critica sono evidenti i riferimenti all Historia Augusta di cui lautore varie volte sottolineò il carattere non veritiero. Sempre nello stesso anno, correggendo in parte i giudizi precedenti, Wilhelm Ensslin presentò il giovane imperatore come una figura importante e positiva per lo stato, sebbene fosse priva delle qualità del suo avo Settimio Severo.

Nel 1960 Alfred Heuss descrisse limperatore come un ragazzo innocente e tredici anni dopo Hermann Bengtson ne riprese il giudizio definendo Alessandro Severo come un governante "debole, moderato, che non fece molto di straordinario né nella politica né nella sfera militare", descrivendo il suo governo come unentità fortemente influenzata dallascendente di Giulia Mamea e delle altre donne della famiglia imperiale.

Ronald Syme, invece, così si espresse circa il problema, da tutti gli storici riferito anche ad Alessandro Severo, dellinfluenza della personalità del sovrano o della mancanza di questa sui pubblici affari:

Infine, nel 1988 Karl Cristo sottolineò che Alessandro non fu "praticamente mai completamente indipendente" e che, scomparsi durezza e assertività, non poté far altro che "virare da una crisi allaltra" e Bruno Bleckmann nel 2002, definì limperatore come un fantoccio nelle mani della madre, la cui influenza sui pubblici affari si spiega semplicemente con lingenuità e la giovanissima età del figlio imperatore. Sempre Bleckmann aggiunse che probabilmente negli ultimi tempi Alessandro Severo si svincolò dallautorità materna ed infine, riguardo al rifiuto di concedere donativi ai soldati, riconobbe che fosse un atteggiamento realistico data la debolezza delleconomia, ma fatale per la vita stessa del sovrano.