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ⓘ Costanzo II. Flavio Giulio Costanzo, meglio noto come Costanzo II, è stato un imperatore romano della dinastia costantiniana. Salito al trono nel 337 alla morte ..




Costanzo II
                                     

ⓘ Costanzo II

Flavio Giulio Costanzo, meglio noto come Costanzo II, è stato un imperatore romano della dinastia costantiniana. Salito al trono nel 337 alla morte del padre Costantino I, rimase al potere per 24 anni, difendendo limpero dai nemici esterni e il proprio potere dagli usurpatori e promuovendo il Cristianesimo.

Nominato Cesare imperatore subordinato ad un Augusto dal padre, assieme ai fratelli, alla morte di Costantino I assunse il potere nella parte orientale dellimpero, lasciando gli altri fratelli a spartirsi lOccidente. Si impegnò poi nella difesa dei confini orientali dellimpero dalla minaccia dei Sasanidi, optando per una politica militare a bassa intensità diversa dalle consuetudini romane, che fu efficace, ma che causò una certa insoddisfazione nel mondo romano.

Buon comandante e amministratore, ridusse il peso della burocrazia imperiale e del fisco; in campo militare dovette affrontare anche le incursioni dei popoli barbari attraverso i confini germanico e danubiano, mentre in politica interna fu a lungo impegnato dallusurpatore Magnenzio, cui contese e strappò il potere in Occidente, come pure da altri usurpatori. Non avendo figli, associò al potere gli unici due parenti maschi rimastigli dopo le purghe seguite alla morte di Costantino e che avevano consentito a Costanzo di sbarazzarsi di possibili concorrenti al soglio imperiale: prima scelse il cugino Gallo, cui diede in sposa la propria sorella Costantina e che poi mise a morte a causa della sua disastrosa amministrazione dellOriente, e poi il fratellastro di questi Giuliano, il quale, dopo aver dimostrato insospettate qualità militari e amministrative in Gallia, gli si rivoltò contro, proclamandosi imperatore e succedendogli poi alla sua morte.

Come il padre prima di lui, quale imperatore Costanzo assunse un ruolo attivo allinterno dei confronti dottrinali del cristianesimo, promuovendo larianesimo nellambito della diatriba sulla natura di Cristo; promosse anche diversi concili, rimuovendo e nominando molti vescovi. Con Costanzo il potere e i privilegi della gerarchia ecclesiastica si consolidarono e il cristianesimo divenne sempre più la religione principale dello Stato romano.

                                     

1.1. Biografia Giovinezza

Costanzo II nacque il 7 agosto 317 a Sirmio, in Pannonia, secondo figlio dellimperatore romano Costantino I e di Fausta, e ricevette il nome del proprio nonno paterno, limperatore tetrarchico Costanzo Cloro. Costantino e Fausta ebbero altri due figli, Costantino II e Costante I, e due figlie, Costantina ed Elena.

Il 13 novembre 324, a Nicomedia, Costanzo fu elevato al rango di cesare, alletà di sette anni; due anni dopo resse il suo primo consolato, assieme al padre. In seguito alla pace raggiunta con i Goti dal padre Costantino e dal fratello maggiore Costantino II nel 332, Costanzo fu probabilmente inviato sullalto Danubio per vigilare sul rispetto del trattato conseguito.

Nel 335, con lelevazione a cesare del nipote Dalmazio figlio del fratellastro Dalmazio censore, Costantino I delineò quella che sarebbe dovuta essere la spartizione dellImpero romano dopo la propria morte: ai quattro cesari - Costantino II, Costante I, Dalmazio e Costanzo II - furono assegnate quattro porzioni dellimpero, rispettivamente le province corrispondenti alla prefettura delle Gallie, lItalia e lAfrica, la Grecia, e infine, a Costanzo, lOriente.

Nel 336, in occasione della celebrazione dei tricennalia di Costantino, Costanzo sposò a Costantinopoli la figlia di Giulio Costanzo, fratellastro di Costantino, e di Galla, rinforzando così i legami di parentela, oltre che la presa della dinastia costantiniana sullImpero.

                                     

1.2. Biografia Situazione dellImpero allinizio del regno di Costanzo

Il regno di Costanzo II va compreso allinterno di quel processo di trasformazione dellImpero che era stato iniziato dai tetrarchi, rinvigorito e proseguito da Costantino I e che si sarebbe concluso con la fine della dinastia costantiniana nel 363. In particolare, il regno di Costantino fu importante per due ragioni: la prima fu lo spostamento del centro del potere imperiale dallOccidente allOriente, la cui importanza stava già crescendo, in particolare con la fondazione della nuova capitale, Costantinopoli; la seconda ragione è il sostegno che diede al Cristianesimo, che nel giro di pochi decenni divenne la religione di Stato.

Entrambi questi aspetti della politica imperiale, però, rimasero aperti alla morte di Costantino, e da questi passarono ai suoi figli e successori, in particolare a Costanzo, cui spettò la gestione della parte orientale dellimpero. La scelta di porre la capitale a Costantinopoli era stata dovuta alla volontà di porre il centro del potere imperiale alla stessa distanza dalle due principali frontiere dellimpero, quella danubiana e quella sullEufrate; malgrado ciò, Costantino non riuscì a consolidarle entrambe, tanto che, al momento della sua morte, stava preparando una campagna contro i nemici ad Oriente, i Sasanidi. Sul piano religioso, invece, il cristianesimo era scosso sin nelle sue fondamenta dalla profonda frattura avvenuta sulla natura di Cristo, che opponeva i sostenitori dellortodossia a quelli dellarianesimo.

Entrambi questi problemi impegnarono tutto il regno di Costanzo.

                                     

1.3. Biografia Ascesa al trono

Costantino I morì il 22 maggio 337, mentre preparava una campagna militare contro i Sasanidi: non nominò il suo successore, ma la situazione vedeva il potere spartito tra i suoi cesari. Costanzo, che era impegnato in Mesopotamia settentrionale a supervisionare la costruzione delle fortificazioni frontaliere, si affrettò a tornare a Costantinopoli, dove organizzò e presenziò alle cerimonie funebri del padre: con questo gesto rafforzò i suoi diritti come successore e ottenne il sostegno dellesercito, componente fondamentale della politica di Costantino.

Durante lestate del 337 si ebbe un eccidio, per mano dellesercito, dei membri maschili della dinastia costantiniana e di altri esponenti di grande rilievo dello Stato: solo i tre figli di Costantino e due suoi nipoti bambini Gallo e Giuliano, figli del fratellastro Giulio Costanzo furono risparmiati. Le motivazioni dietro questa strage non sono chiare: secondo Eutropio Costanzo non fu tra i suoi promotori ma non tentò certo di opporvisi e condonò gli assassini; Zosimo invece afferma che Costanzo fu lorganizzatore delleccidio. Nel settembre dello stesso anno i tre cesari rimasti Dalmazio era stato vittima della purga si riunirono a Sirmio in Pannonia, dove il 9 settembre furono acclamati imperatori dallesercito e si spartirono lImpero: Costanzo si vide riconosciuta la sovranità sullOriente. È probabile che i Sarmati, non appena venuti a sapere della morte di Costantino, fecero unirruzione nella pars imperii di Costanzo, venendo respinti dalle truppe dellimperatore, che per loccasione assunse anche il titolo di Sarmaticus maximus.

La divisione del potere tra i tre fratelli durò poco: Costantino II morì nel 340, mentre cercava di rovesciare Costante, e Costanzo guadagnò i Balcani; nel 350 Costante fu rovesciato dallusurpatore Magnenzio, e Costanzo divenne unico imperatore, assumendo il controllo de iure anche della parte occidentale dellImpero.



                                     

1.4. Biografia Confronto con i Sasanidi 338-350

Dopo essere stato proclamato imperatore, Costanzo si recò ad Antiochia di Siria, città che era stata la sua capitale durante gli ultimi anni da cesare, da dove poteva occuparsi meglio della fondamentale frontiera orientale di quanto avrebbe potuto fare restando nella capitale imperiale di Costantinopoli. Qui restò dal 338 al 350.

Per tutto il tempo del suo regno Costanzo II fu impegnato nelle guerre romano-persiane contro il re dei Sasanidi Sapore II. Se prima di morire Costantino I intendeva risolvere una volta per tutte il problema della frontiera orientale, toccò a Costanzo affrontare questo problema, ottenendo risultati variabili. Due erano i principali punti di collisione tra i due grandi imperi: la frontiera orientale, con la contesa della provincia della Mesopotamia, e il controllo del Regno dArmenia, che oscillava tra le orbite delle due potenze confinanti.

Costanzo affrontò per primo il problema dellArmenia. Dopo la morte di Tiridate III, leale alleato dei Romani per tutto il suo lungo regno, i suoi successori si erano fatti influenzare dal partito filo-persiano e il paese era entrato nella sfera di influenza dei Sasanidi. Costanzo riuscì a guadagnarsi la lealtà del sovrano Arsace II Arshak e dellaristocrazia armena per via diplomatica già nel 341, anche grazie ai doni prodigali concessi alla classe dirigente del paese, che tornò sotto linfluenza romana per tutti gli anni 340.

Il conflitto per la Mesopotamia fu invece pienamente militare, ma Costanzo fece in questo caso una scelta originale, almeno secondo le strategie romane consolidate: invece di scegliere lopzione della massiccia campagna militare destinata a colpire il cuore dello Stato nemico, come prevedeva di fare Costantino e come avrebbe in seguito fatto Giuliano, Costanzo scelse di affidarsi ad una linea di fortezze frontaliere disposte in profondità, facendo perno su di esse per contenere gli attacchi sasanidi; si trattò quindi di una guerra difensiva, in cui furono evitate per quanto possibile le manovre in campo aperto con lesercito al completo. Questa scelta, sebbene molto efficace e poco dispendiosa in termini di mobilitazione di truppe, non portava certo a soddisfare laspettativa di vittorie decisive che esisteva nel mondo romano; tra gli episodi principali della guerra vi furono una qualche vittoria ottenuta dai suoi generali, che gli permisero di fregiarsi dal 338 del titolo di Persicus e dal 343 di quello di Adiabenicus Maximus, i due assedi sostenuti dalla fortezza di Nisibi 346 e 350, dopo lassedio dellestate 337 e lunico scontro militare di larga scala, la battaglia di Singara 344 o 348, avvenuto nei pressi di unaltra fortezza frontaliera, in cui la vittoria di Costanzo fu diminuita dalla indisciplina delle truppe.

Quando nel 350 si ebbe la ribellione di Magnenzio in occidente, Costanzo era ad Antiochia, ma le sue forze erano impegnate a difendere Nisibi dal terzo assedio sasanide. Malgrado la minaccia posta da Magnenzio, Costanzo diede la priorità alla frontiera orientale e attese che Sapore si ritirasse, dopo quattro mesi, prima di tornare in Occidente a confrontarsi con lusurpatore. Ad ogni modo, il prospettato attacco sasanide per il 351 non avvenne, in quanto Sapore fu occupato a sedare la rivolta delle genti dellAfghanistan.

                                     

1.5. Biografia Usurpazione di Magnenzio 350-353

Il 18 gennaio 350 laugusto dOccidente, Costante I, fu rovesciato e ucciso da uno dei suoi generali, Flavio Magnenzio, che si proclamò imperatore ad Autun e fu riconosciuto in Britannia, nelle Gallie e in Hispania. Costanzo era allepoca impegnato sulla frontiera orientale, a contrastare loffensiva sasanide su Nisibis, e decise di non allontanarsi immediatamente per contrastare direttamente lusurpatore.

Il 1º marzo di quello stesso anno, il magister militum Vetranione si proclamò a sua volta imperatore, dietro istigazione di Costantina sorella di Costante e Costanzo; questi fu riconosciuto imperatore dalle truppe danubiane. Costanzo stesso riconobbe Vetranione come proprio collega, inviandogli il diadema imperiale e del denaro, in quanto, probabilmente, intendeva impegnare Magnenzio opponendogli un altro usurpatore; il gioco era alquanto pericoloso, prevedendo un ulteriore giocatore: Vetranione, infatti, tentennò nella sua lealtà a Costanzo quando Magnenzio gli propose unalleanza.

Sistemate le cose in Oriente, Costanzo si diresse con parte del proprio esercito in Occidente. Ad Eraclea Sintica in Tracia, incontrò gli ambasciatori di Magnenzio, il quale gli proponeva di riconoscerlo come collega e di suggellare lalleanza con un doppio matrimonio, di Magnenzio con Costantina e di Costanzo con la figlia di Magnenzio; lalternativa era la guerra civile. Costanzo imprigionò come ribelli tutti gli ambasciatori meno uno, che inviò a Magnenzio con la propria sdegnata risposta negativa. Si diresse poi a Serdica la moderna Sofia, in Bulgaria dove incontrò Vetranione e il suo esercito. Lincontro doveva essere il riconoscimento dellesistenza di due imperatori legittimi, ma si trasformò nella deposizione dellanziano usurpatore. Costanzo fece costruire una piattaforma nella pianura, sulla quale salì con Vetranione e, davanti agli eserciti congiunti, iniziò un discorso in cui affermò che un figlio del grande Costantino era degno di reggere limpero da solo: alle grida di acclamazione delle truppe, Vetranione comprese di essere stato raggirato, si tolse il diadema dal capo e, inginocchiatosi, riconobbe Costanzo unico imperatore 25 dicembre 350. Costanzo permise a Vetranione di ritirarsi a vita privata e si mosse verso Occidente.

La deposizione di Vetranione era avvenuta allinsegna della proclamazione dei diritti dinastici di Costanzo: in quanto figlio di Costantino I, Costanzo riteneva di aver diritto al regno. Nellottica di questa politica dinastica va considerata anche lelezione a Cesare dOriente, il 15 marzo 351 a Sirmio, di un altro esponente della dinastia costantiniana, il cugino e cognato di Costanzo, Gallo. Prevedendo di essere impegnato in Occidente contro Magnenzio, Costanzo volle lasciare una presenza forte in Oriente, e si rivolse quindi allunico parente adulto rimastogli per affermare linteresse per la situazione della frontiera con i Sasanidi; volendo rimarcare i legami famigliari e dinastici con Gallo, il Cesare ricevette il nome di Costanzo, fu nominato console assieme allimperatore per gli anni 352, 353 e 354, e sposò Costantina, sorella di Costanzo. Lo scontro si fece anche propagandistico: la guerra civile divenne una "guerra santa" contro lassassino di Costante, apparvero segni divini una croce nel cielo di Gerusalemme, il 7 maggio 351 in favore di Costanzo, le zecche danubiane coniarono monete recanti la legenda di reminiscenza costantiniana HOC SIGNO VICTOR ERIS.

La campagna del 351 contro Magnenzio non iniziò bene per Costanzo: le sue truppe tentarono di penetrare in Italia attraverso le Alpi Giulie, ma furono sconfitte ad Atrans moderna Trojane in Slovenia e costrette a ritirarsi. Magnenzio ordinò ad una parte del suo esercito di avanzare lungo il Sava, penetrando in Pannonia. Qui fu raggiunto da un inviato di Costanzo, il prefetto del pretorio Filippo, che portò la proposta di Costanzo: Magnenzio si sarebbe ritirato in Gallia, rinunciando ad avanzare ancora e Costanzo gli avrebbe concesso la pace. Il vero intento del prefetto di Costanzo era però quello di indagare lo stato delle truppe dellusurpatore; nella stessa occasione Filippo ebbe la possibilità di arringare i soldati di Magnenzio, cui rinfacciò la loro ingratitudine verso la dinastia costantiniana. Magnenzio, di tutta risposta, avanzò su Siscia e la conquistò; infine si diresse verso Mursa. Costanzo reagì facendo avanzare le sue forze sullo stesso obiettivo, dove si ebbe uno scontro decisivo. Nella successiva battaglia di Mursa Maggiore 28 settembre 351 la vittoria arrise a Costanzo, malgrado le gravissime perdite di entrambi gli eserciti, leco delle quali rimase nella letteratura contemporanea; la giornata fu decisa dal tradimento della cavalleria di Magnenzio, comandata da Claudio Silvano, che passò a Costanzo, forse a causa del discorso fatto da Filippo nel campo di Magnenzio. La propaganda che voleva Costanzo combattente con il sostegno divino fu accresciuta dal fatto che limperatore lasciò lo scontro per andare a pregare sulla tomba di un martire lì vicino e per la dichiarazione del vescovo di Mursa, Valente, che disse di aver ricevuto la notizia della vittoria di Costanzo direttamente da un angelo.

Costanzo passò linverno 351/352 a Sirmio, poi riprese la campagna scacciando Magnenzio da Aquileia e forzandolo a tornare in Gallia. A Mediolanum Milano abrogò con un editto le decisioni del "tiranno", mentre il nuovo prefetto dellUrbe, Nerazio Cereale col quale era imparentato tramite la madre di Gallo, gli dedicava a Roma una statua che lo celebrava come "restauratore della città di Roma e del mondo e distruttore della pestifera tirannide" ; la notizia dellaccusa contro Clodio Celsino Adelfio, prefetto di Magnenzio, di aver tramato contro lusurpatore e il fatto che sua moglie Faltonia Betizia Proba abbia poi composto un poema celebrante la vittoria di Costanzo su Magnenzio è un indizio dellalleanza tra Costanzo e laristocrazia senatoriale romana. Un secondo indizio è laffidamento al rappresentante senatoriale Vitrasio Orfito del comando delle flotte di Miseno e Ravenna, che Costanzo poté controllare solo dopo la conquista dellItalia, con le quali limperatore rientrò in possesso della province dAfrica.

Il 353 vide la fine dellavventura di Magnenzio. La propaganda dinastica di Costanzo ebbe il suo apice quando il cesare di Magnenzio, Decenzio, tornando col suo esercito da una sconfitta contro gli Alemanni, si vide negato laccesso a Treviri, città che doveva la propria floridezza allessere stata scelta come capitale dai Costantinidi, e che in questa occasione abbandonò lusurpatore. Magnenzio fu costretto allo scontro nella battaglia di Mons Seleucus, in cui fu sconfitto; si suicidò a Lugdunum il 10 agosto e la sua testa fece il giro delle città a dimostrare la sua sconfitta. Costanzo passò ad Arelate linverno, celebrando contemporaneamente la sconfitta dellusurpatore e il trentennale della sua elezione a Cesare.

                                     

1.6. Biografia Caduta e morte di Gallo 353-354

Nel 354 Costanzo ordinò la morte del cesare dOriente Costanzo Gallo, la cui caduta in disgrazia fu dovuta in parte al suo governo e in parte alle macchinazioni di alcuni alti funzionari della corte di Costanzo.

Alcuni funzionari, che volevano abbattere Gallo per ottenerne guadagni personali – Ammiano Marcellino fa i nomi di Dinamio, Picenzio, Gaio Ceionio Rufio Volusiano Lampadio, del magister equitum Arbizione e del praepositus sacri cubiculi Eusebio –, convinsero Costanzo del fatto che Ursicino volesse causare una rivolta contro Gallo allo scopo di mettere sul trono il proprio figlio: consigliarono allora allimperatore di dividere il cesare dal suo magister equitum prima di intervenire contro Gallo.

Nella primavera del 354, mentre era acquartierato a Mediolanum dopo una vittoriosa campagna contro gli Alemanni, Costanzo richiamò Ursicino a corte, con la scusa di dover organizzare una campagna contro i Sasanidi, e lo sostituì con un uomo di fiducia. Contemporaneamente, venuto a conoscenza dei processi ordinati da Gallo, decise di fargli terra bruciata intorno, destituendo il prefetto del pretorio doccidente Vulcacio Rufino, che era zio di Gallo in quanto fratellastro della madre Galla, e sostituendolo con il più affidabile Lampadio, uno dei cospiratori contro Gallo.

Costanzo richiamò allora il cugino e la sorella a Mediolanum Milano: Gallo mandò avanti la moglie, sperando che questa potesse intercedere per lui presso il fratello, ma Costantina morì di febbre durante il viaggio, a Caeni Gallicani in Bitinia. Gallo, timoroso, volle rimanere ad Antiochia, ma fu convinto a mettersi in viaggio per Mediolanum dal tribunus scutariorum Scudilo, il quale gli rivelò che Costanzo aveva intenzione di elevarlo al rango di augustus in previsione di future campagne nelle province settentrionali. Il cesare, allora, si mosse alla volta di Costantinopoli, dove entrò come in un adventus lentrata cerimoniale del sovrano nella provincia o nella città; qui indisse delle corse di carri ne coronò il campione, in un atto evidentemente appartenente alle prerogative imperiali, visto che Costanzo, alla notizia, rimase scosso. Gallo godeva infatti del sostegno delle truppe: alcune legioni tebane, acquartierate in Tracia per svernare, gli suggerirono di rimanere sotto la loro protezione e di non muoversi dalla regione. Costanzo si premurò di inviare al cugino alcuni ufficiali, che avevano in realtà il compito di controllarne le mosse, e ordinò di allontanare le guarnigioni dal percorso che Gallo avrebbe seguito, in modo da rendergli impossibile lappello ai soldati.

Gallo fu costretto a lasciare il suo esercito ad Adrianopoli e a mettersi in marcia verso Poetovio, dove alcune truppe scelte guidate da Barbazione, uno dei cospiratori contro di lui, e da Apodemio circondarono la casa in cui stava: Barbazione lo arrestò, lo privò delle insegne imperiali vestendolo da semplice soldato e, garantendogli lincolumità, lo inviò sotto scorta a Pola. Le accuse contro Gallo - portate avanti dal gran ciambellano Eusebio, dal notarius Pentadio e dal tribuno delle guardie Mallobaude - riguardavano i processi per tradimento instaurati ad Antiochia e la morte di Domiziano e Monzio Magno. Gallo pensò di dare la colpa per le condanne a morte alla defunta moglie, Costantina, ma Costanzo si adirò enormemente per laccusa e ordinò lesecuzione del cugino, inviando Sereniano a comunicargli, assieme a Pentadio e Apodemio, la condanna a morte.

Le fonti Ammiano Marcellino, Libanio e Filostorgio sono concordi nel dire che la condanna a morte di Gallo fu opera delleunuco Eusebio; inoltre, quando Costanzo cambiò idea e ordinò di risparmiare il cugino, il praepositus cubiculi impedì al messo imperiale di raggiungere in tempo gli esecutori della sentenza: questi legarono le mani a Gallo e gli tagliarono la testa fine 354.



                                     

1.7. Biografia Campagne contro gli Alemanni e usurpazione di Silvano 354-355

Il 354 fu caratterizzato anche dalle campagne di Costanzo contro gli Alemanni che avevano saccheggiato i territori romani senza che Magnenzio né Decenzio riuscissero a contrastarli. Mossosi da Arelate, Costanzo avanzò verso nord per scontrarsi con i Brisigavi, la più meridionale delle tribù alemanne. Limperatore riuscì a sottomettere la tribù barbarica e, dopo aver firmato un trattato con i re Gundomado e Vadomario, ritornò a svernare a Mediolanum. Lanno successivo, il 355, furono i Lentiensi a recare disturbo ai sudditi dellimpero: questa volta Costanzo non scese in campo personalmente, ma demandò al proprio magister equitum Arbizione di debellare questa minaccia, cosa che il generale fece sconfiggendo la tribù alemanna presso il lago di Costanza, consentendo allimperatore di fregiarsi del titolo di Germanicus Alamannicus maximus.

Unulteriore minaccia al regno di Costanzo fu lusurpazione di Claudio Silvano, il generale di Magnenzio che era passato dalla parte dellimperatore e che Costanzo aveva premiato con il conferimento del rango di magister militum e inviato in Gallia. La Gallia aveva sempre avuto, sin dallepoca di Costanzo Cloro il nonno di Costanzo II, un Cesare o un Augusto residente nel proprio territorio: ciò permetteva allo Stato romano una reazione immediata alle frequenti incursioni delle popolazioni barbariche, dando alle popolazioni galliche un maggior senso di protezione. In questa ottica va anche visto il sostegno allusurpazione di Magnenzio e il successivo abbandono in favore del legittimo imperatore Costanzo. Limperatore, però, stabilì la propria capitale a Mediolanum Milano, lontano dalla Gallia, creando così quella insoddisfazione tra le truppe galliche che permise la ribellione del loro magister militum.

Silvano fu in effetti la vittima degli intrighi della corte di Costanzo: secondo Ammiano Marcellino, il prefetto del pretorio Volusiano Lampadio e il praepositus sacri cubiculi Eusebio utilizzarono una spugna per alterare una lettera inviata da Silvano ad alcuni suoi amici a Roma, in modo che la lettera corrotta suggerisse che Silvano stesse provando a guadagnarsi sostegni nella città in vista di un colpo di Stato. Silvano aveva contro tutti i collaboratori di Costanzo, a parte i generali franchi Malarico e Mallobaude: i cortigiani Apodemio e Dinamio composero persino nuove lettere false. Costanzo mise sotto processo Silvano, ma i suoi alleati riuscirono a difenderlo dalle accuse infondate. Silvano però, non sapendo del successo dei suoi amici, pensò di difendersi dal pericolo di essere condannato accettando lacclamazione a imperatore da parte delle truppe galliche, l11 agosto 355 a Colonia Agrippina moderna Colonia, Germania.

Costanzo reagì immediatamente alla notizia della rivolta convocando un concistorio notturno nel suo palazzo di Mediolanum. Il suo piano consisteva, ancora una volta, in unazione diplomatica invece che militare: un gruppo di funzionari si sarebbe recato a Colonia con una lettera dellimperatore, con la quale erano comunicate a Silvano la sua promozione ad altro incarico e la sua convocazione a Mediolanum. Del gruppo di funzionari facevano parte alcuni fedelissimi di Costanzo, tra cui Apodemio, mentre fu Ursicino, allepoca ancora detenuto in quanto sospettato di coinvolgimento nella caduta di Costanzo Gallo, a guidare la missione, ricevendo anche lincarico di sostituire Silvano al comando delle truppe galliche. Ammiano Marcellino, che partecipò alla missione in qualità di attendente di Ursicino, racconta che il suo comandante ricevette lordine di Costanzo di fingere che limperatore non fosse ancora venuto a conoscenza dellusurpazione, e, nel caso non fosse riuscito in questo intento, Costanzo gli ordinò di organizzare la cattura di Silvano: Ursicino ingannò Silvano ne corruppe la guardia, che lo trasse dalla chiesa in cui stava pregando e lo uccise. Malgrado i panegirici che lodano la magnanimità di Costanzo con i collaboratori di Silvano e il fatto che limperatore graziò il figlio dellusurpatore, Ammiano Marcellino racconta come Costanzo mise a morte molti sostenitori del suo magister militum.

                                     

1.8. Biografia Giuliano cesare e vicennalia 355-357

La rivolta di Claudio Silvano, sebbene di breve durata, fu un segnale dellinsoddisfazione delle Gallie che Costanzo intese bene: sempre nellottica della sua politica dinastica, non avendo avuto figli dai suoi due matrimoni, Costanzo pensò quindi di elevare al rango di Cesare dOccidente il cugino Giuliano, fratellastro di Gallo. La cerimonia avvenne nella capitale occidentale di Costanzo, Mediolanum, il 6 novembre 355: oltre a ricevere i simboli del proprio rango, Giuliano sposò la seconda sorella di Costanzo, Elena e fu nominato console per il 356 assieme allimperatore. Scottato dallesperienza con Gallo, Costanzo limitò subito il raggio dazione del collega, che del resto non aveva mai mostrato alcun interesse per la politica o la guerra, concedendogli una corte e un contingente militare limitati, affidando poi leffettivo comando delle truppe a generali di propria fiducia e lamministrazione civile al proprio prefetto del pretorio. Non di meno la collaborazione con Giuliano fu proficua, e i due organizzarono un doppio attacco volto alla riconquista di quelle parti della Gallia cadute in mano al nemico 356: Giuliano portò lattacco principale, mentre Costanzo comandò un attacco contro gli Alemanni, destituendo poi il proprio generale Marcello che non aveva sostenuto Giuliano luglio-agosto 357. Sempre nel 356 Costanzo II istituì uno scriptorium a Costantinopoli, in cui erano copiati i classici della letteratura; la libreria era finanziata direttamente dallimperatore.

Nel 357 Costanzo celebrò i propri vicennalia venti anni di regno inaugurando il primo nucleo un atelier di calligrafi della biblioteca pubblica a Costantinopoli al fine di salvaguardare le opere degli autori greci. Compì inoltre la sua prima ed unica visita allantica capitale del suo impero, Roma. Limperatore giunse nellUrbe nellaprile del 357 con tutta la sua corte, con la seconda moglie Eusebia sposata nel 353 e la sorella Elena. Fece un ingresso trionfale nella città, tra ali di clibanarii, immobile sul proprio cocchio doro. Levento è ricordato con grandezza da Ammiano Marcellino e in questoccasione Temistio, rappresentante del Senato di Costantinopoli, tenne unorazione davanti allimperatore. La Città Eterna ebbe un notevole effetto su di lui, che ammirò le costruzioni dellantica capitale, dai templi allanfiteatro flavio, dal Pantheon fino al Foro di Traiano, rimanendo stupito per la sua statua equestre. Il suo stupore trasformò in questa visita latteggiamento del sovrano assoluto, che nelle province si faceva chiamare Dominus Noster "Nostro Signore" e viveva distaccato dai suoi sudditi, in quello un princeps: recò omaggio infatti ai senatori recandosi in udienza nella Curia, assistette ai giochi organizzati per accontentare la plebe romana, di cui ammirò la libertas e la varietà delle origini, acconsentendo di non imporre alle gare il proprio volere, ma di lasciare loro il proprio corso. Dal punto di vista politico, la visita a Roma permise allimperatore di saldare i legami con laristocrazia senatoriale romana, che aveva sulla coscienza il sostegno, seppur limitato, a Magnenzio: a ricordo della sua visita, che terminò il 29 maggio - limperatore fu obbligato a partire a causa delle notizie di sommossa di Quadi, Suebi e Sarmati sul Danubio - Costanzo fece trasportare da Alessandria dEgitto ed erigere nel Circo Massimo lobelisco oggi davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano, la cui base celebrava ancora una volta la sua vittoria sul tiranno Magnenzio. Liscrizione posta alla base dellobelisco consisteva in un lungo carme onorario di 24 esametri, che commemorava lerezione del monumento da parte di Costanzo. Lepigrafe antica oggi è perduta, ma il testo è noto in quanto essa fu rinvenuta e trascritta nel 1587. Essa recitava:

                                     

1.9. Biografia Nemici esterni ed interni; morte di Costanzo 357-361

Per affrontare la minaccia costituita dalle popolazioni barbariche che vivevano al di là del Danubio, Costanzo si dovette recare sul luogo col proprio esercito: dopo aver lasciato Roma a fine maggio 357 si recò a Mediolanum, di qui in Illirico da dove sostituì Marcello con Severo, come voluto da Giuliano cui però sottrasse il collaboratore Salustio, poi di nuovo a Mediolanum ad inizio dicembre ed infine a Sirmio, dove pose la corte.

Per tutto lanno le province danubiane avevano subito gli assalti e i saccheggi delle popolazioni barbare: i Suebi avevano devastato la Rezia, i Quadi erano penetrati in Valeria, mentre i Sarmati avevano invaso Mesia e Pannonia. La scelta di Costanzo fu quella di evitare un attacco in grande scala, ma di dosare lopzione militare con quella diplomatica. Dopo lequinozio di primavera del 358, limperatore passò il Danubio con lesercito, affrontando i Sarmati e i Quadi a piccoli gruppi e costringendoli con la forza e la diplomazia ad accettare dei trattati di pace, garantiti dallinvio di ostaggi e ottenuti in cambio della restituzione di prigionieri romani. Per attenuare la pericolosità dei Sarmati, Costanzo allontanò i Limiganti, una tribù formata da ex-schiavi sarmati ribellatisi ai propri padroni, inviandoli lontano dal Danubio, mentre mise Zizais, un giovane principe a lui fedele, sul trono dei Sarmati rimasti vicino alla frontiera fluviale. Tornò poi ai quartieri invernali a Sirmio, dove fu acclamato dallesercito e accettò per la seconda volta il titolo di Sarmaticus maximus. Lanno successivo Costanzo ricevette la notizia che in Oriente Sapore II aveva ripreso le ostilità, in una campagna che portò alla conquista sasanide della fortezza frontaliera di Amida in ottobre; limperatore, però, poté lasciare larea danubiana solo dopo la caduta della città, in quanto fu impegnato contro i Limiganti. Questa popolazione, infatti, non rispettò i patti conclusi lanno precedente e che prevedevano il loro stanziamento lontani dal territorio romano.

Nel 360 Sapore prese le fortezze orientali di Singara e Bezabde; Costanzo, obbligato a riprendere le ostilità con i Sasanidi, richiese al cesare Giuliano alcune sue truppe, anche allo scopo di assicurarsi che non potesse progettare lusurpazione, ma le truppe galliche si ribellarono allidea di essere mandate in oriente e proclamarono augusto Giuliano, che aveva dato valide prove di capacità militari difendendo la Gallia da vari tentativi dinvasione: fu linizio di una nuova guerra civile. Costanzo decise che la guerra contro i Sasanidi aveva la precedenza sulla ribellione di Giuliano, e nella primavera del 360 iniziò la propria campagna orientale, occupando Edessa e cercando di riprendere Bezabde; lattacco però fallì e Costanzo decise di ritirarsi a svernare ad Antiochia di Siria.

Nel 361, ad Antiochia, Costanzo sposò Faustina, che nominò poi augusta, da cui avrebbe avuto lagognata figlia, Flavia Massima Faustina Costanza, nata postuma. In quellanno limperatore riprese inizialmente la campagna sasanide, muovendo su Edessa e da qui su Ierapoli, ma poi riprese la strada per Antiochia, muovendo incontro a Giuliano, che col suo esercito stava avanzando verso oriente. Lo scontro fratricida tra gli ultimi due membri della dinastia costantiniana non avvenne, però: partito da Tarso in autunno, il 3 novembre Costanzo morì per una febbre mentre si trovava ancora in Asia, a Mopsucrenae. Il senato di Roma, con un atto di consecratio, lo divinizzò.

Costanzo aveva 44 anni e regnava da 24.

                                     

2. Politica religiosa

Tutti gli imperatori tardo-antichi, a partire da Costantino I e con lesclusione del pagano Giuliano, dovettero ripetutamente confrontarsi con le dispute teologiche che laceravano il Cristianesimo. La principale controversia era cristologica, riguardava cioè la "natura" di Cristo, ed opponeva i trinitari agli ariani. Ario, un presbitero di Alessandria dEgitto, aveva annunciato che era esistito un tempo in cui Gesù non era esistito: Gesù non era, dunque, "della stessa sostanza del Padre" homousios, come ritenevano in molti e come riconosciuto dal primo concilio di Nicea 325, ma solo "di sostanza simile a quella del Padre" homoiusios. Gli insegnamenti di Ario, condannati come eretici dalla maggior parte dei vescovi, non trovarono terreno fertile in Occidente, ma furono molto popolari in Oriente: oltre ad essere molto accesa, la diatriba fu anche molto popolare, coinvolgendo i fedeli che erano ansiosi di sapere quale fosse linterpretazione corretta cui aderire.



                                     

2.1. Politica religiosa Sostegno allarianesimo

Costanzo II ereditò dal padre, in ambito religioso, una visione del ruolo imperiale che lo voleva garante e promotore dellunità della Chiesa; educato alla corte di Costantinopoli dai vescovi orientali, al contrario di suo fratello Costante I difese le posizioni dellarianesimo in contrapposizione alle posizioni dei vescovi occidentali e del vescovo Atanasio di Alessandria: questi, che propugnò il credo di Nicea, questione su cui anche papa Liberio fu inizialmente in contrasto, fu il principale avversario religioso di Costanzo.

Nel 337, subito dopo la sua proclamazione ad imperatore, nominò vescovo di Costantinopoli Eusebio, il vescovo di Nicomedia che aveva battezzato Costantino I sul letto di morte e che ricevette il vescovado della capitale probabilmente in cambio della sua collaborazione allelezione di Costanzo. Atanasio era stato rimesso sul trono vescovile di Alessandria dEgitto per volere del suo sostenitore Costantino II nellestate del 337, ma Costanzo, dietro suggerimento di Eusebio, convocò un concilio ad Antiochia nellestate del 338, in cui Atanasio fu esiliato in occidente; in questa occasione fece mettere a morte il prefetto Ablabio, sostenitore di Atanasio, con una falsa accusa.

Costanzo, sostenitore dellArianesimo, non di meno intendeva unificare la Chiesa: il primo ostacolo era il credo niceno. Nel gennaio 341, in occasione della dedica della chiesa di Costantino I ad Antiochia, novantasette vescovi, alla presenza di Costanzo, ricercarono una formulazione del problema della relazione tra Padre e Figlio che portasse dalla posizione ortodossa della homoousios Padre e Figlio della stessa sostanza ad una più vicina alle posizione ariane. Sempre nel 341 fu emanato un editto che proibiva i sacrifici pagani e un altro stabiliva che tutti i templi pagani dovessero essere chiusi e il loro accesso proibito, ma sembra fossero largamente disattesi e la continuazione della pratica del culto pagano è attestata in diverse fonti dellepoca. Costanzo e suo fratello Costante emanarono anche leggi per le preservazione dei templi situati al di fuori delle mura cittadine, e un altro editto stabiliva multe contro i vandalismi rivolti a tombe e monumenti, ponendoli sotto la custodia dei sacerdoti pagani. Nel 357, però, ordinò che laltare della Vittoria, posto da Augusto nel 29 a.C. nella curia Iulia e sul quale prestavano giuramento i senatori e i magistrati, fosse rimosso dalla sede del Senato romano.

Nel 343 fu convocato il concilio di Serdica la moderna Sofia in Bulgaria, voluto da Costanzo per accontentare il fratello Costante; entrambi gli imperatori non parteciparono al concilio stesso. Vi parteciparono invece pochissimi vescovi orientali, in quanto questi si opponevano al fatto che ad Atanasio fosse permesso di prendere parte al concilio. Il tentativo di riconciliazione non ebbe frutto: allarrivo della notizia della vittoria di Costanzo sui Sasanidi, i vescovi orientali abbandonarono il concilio.

Fu forse il pericolo sasanide in oriente e la conseguente necessità di ricostruire il legame interrottosi con Costante a convincere Costanzo a permettere che Atanasio tornasse sul trono vescovile di Alessandria dEgitto il 21 ottobre 345. La situazione, però, non fu sanata, visto che i vescovi dOriente non concordavano con la restaurazione di Atanasio, sostenendo nel sinodo di Antiochia 351 Gregorio di Cappadocia; Costanzo, che si trovava a Sirmio dove aveva nominato Gallo al rango di cesare organizzò un sinodo in quella città, che produsse un credo ariano. Costanzo prese atto della condanna, da parte del sinodo, di Fotino di Sirmio e lo bandì definitivamente.

Una volta ottenuto il controllo sullintero impero, con la caduta di Magnenzio, Costanzo accelerò la sua azione per riunificare la Chiesa eliminando il pericolo niceno. Limperatore si trovava ad Arelate nel 353 in occasione dei suoi tricennalia dallelezione a cesare; colse loccasione per convocare un sinodo per il 354, cui parteciparono molti vescovi occidentali; papa Liberio era convinto di riuscire ad ottenere una condanna dellArianesimo, ma Costanzo, tramite il proprio rappresentante Valente di Mursa, riuscì a far firmare un documento che permetteva uninterpretazione ariana. Anche il successivo concilio di Mediolanum 355 fu convocato per rafforzare le posizioni degli ariani, con Atanasio che fu esiliato dallinviato di Costanzo nel 356. Pare che in entrambi i casi, Arelate e Mediolanum, Costanzo abbia inviato una lettera al concilio con una dichiarazione che si aspettava fosse controfirmata dai vescovi; questa dichiarazione era chiaramente ariana e non sembra sia stata accettata dal concilio.

Un ulteriore tentativo di ricomporre lunità della cristianità sotto lArianesimo fu fatto da Costanzo nel 359, con il sinodo di Rimini; 400 vescovi furono riuniti nel maggio di quellanno ad Ariminum e il partito ariano elaborò un credo al quale tutti avrebbero dovuto, per volere di Costanzo, conformarsi. Il prefetto del pretorio Tauro, incaricato di presiedere il sinodo, aveva infatti lordine di detenere i vescovi finché non avessero sottoscritto il credo, e il sinodo durò fino allinverno, fin quando tutti non firmarono, sebbene controvoglia, il documento filo-ariano. Contemporaneamente, nel settembre dello stesso anno, fu convocato il sinodo di Seleucia, con lo scopo di raccogliere i vescovi orientali; anche qui Costanzo affidò la presidenza del sinodo ad un uomo di sua fiducia, Leonas, e anche qui, tra i 150 vescovi prevalsero gli ariani, e il documento voluto da Costanzo fu firmato. Il 360 vide un ultimo concilio a Costantinopoli, in cui i risultati dei due concili precedenti furono confermati. Un ultimo concilio ariano fu tenuto ad Antiochia, dove si trovava Costanzo a svernare, nel 361, in cui i 74 vescovi ariani decisero alcune nomine a proprio favore; fu lultimo intervento di Costanzo nella politica religiosa dellimpero, in quanto quello stesso anno morì.

Sebbene Costanzo sia riuscito alla fine del proprio regno a riunificare la Chiesa in una posizione, il credo "omoeano" o semi-ariano; in realtà furono proprio i teologi da lui messi in minoranza, gli omoousiani radicali, che presero il sopravvento, e alla storia della Chiesa Costanzo e gli ariani sono passati come eretici.

                                     

2.2. Politica religiosa Privilegi del clero

Costanzo garantì tutta una serie di privilegi, in particolare fiscali, al clero cristiano.

Nel 346 promulgò una legge secondo la quale i clerici orientali furono esentati dal pagamento delle tasse e dalle prestazioni straordinarie; le loro eventuali attività commerciali erano esentate dalle tasse, e loro le loro famiglie non pagavano limposta sulla persona, la capitatio ; nel 356 questi privilegi furono concessi anche al clero dOccidente. Quando però i vescovi riuniti nel sinodo di Rimini 359 chiesero lesenzione dalle tasse per le terre della Chiesa e per quelle proprie, Costanzo riformulò le proprie concessioni: le terre della Chiesa furono esentate, non quelle dei religiosi, e solo il clero che viveva del proprio piccolo commercio ebbe diritto allesenzione dalle tasse, mentre i commercianti che si erano poi fatti ordinare sacerdoti furono nuovamente obbligati a pagare.

                                     

2.3. Politica religiosa Proselitismo

Costanzo non si accontentò di segnare profondamente la vita religiosa del proprio impero, ma promosse una politica di evangelizzazione, basata sul cristianesimo ariano, dei paesi vicini e lontani.

Inviò in missione per lIndia Teofilo indiano 356, un emissario indiano giunto alla corte di Costantino I e qui convertitosi allarianesimo; secondo Filostorgio, un autore ariano, Costanzo lo fece scortare da duecento cavalli, che trasportavano i doni per i popoli da convertire. Teofilo si recò in Arabia Felix, a Ceylon e poi in India per tornare passando poi dal Regno di Axum: giunto a Costantinopoli, Costanzo lo nominò vescovo in partibus, cioè senza sede.

Costanzo ordinò anche allufficiale Artemio di recarsi a prendere le reliquie di santAndrea apostolo, san Luca evangelista e san Timoteo dai territori oltre il Danubio e di portarle a Costantinopoli: Costanzo lo premiò poi nominandolo dux Aegypti, governatore militare dellEgitto.

È anche attestata una lettera inviata da Costanzo al re Ezanà di Axum e a suo fratello Sazana, che richiedeva di inviare il capo della chiesa copta, Frumenzio, che era stato nominato vescovo da Atanasio, ad Alessandria dEgitto, affinché la sua dottrina fosse esaminata dal nuovo vescovo ariano Gregorio, ed eventualmente approvata o bollata come eretica. Il sovrano axumita non rispose.

Costanzo II, come il padre Costantino I prima di lui, predilesse la religione cristiana, favorendola rispetto a tutte le altre, Ebraismo compreso; a differenza del padre, però, permise ai cristiani di mettere in atto delle persecuzioni contro i pagani e gli Ebrei. Il clero cristiano praticò lintolleranza verso i non-cristiani: in questo furono strumento sia il braccio secolare che dirigendo le folle inferocite, le quali attaccavano e distruggevano sinagoghe e templi. La reazione degli Ebrei fu quella di reagire: al proselitismo cristiano fu opposto il proselitismo ebraico e lintolleranza verso i convertiti; gli infuocati sermoni, predicati nelle sinagoghe contro Edom, erano indirizzati in realtà contro quei Romani che, dopo aver sottratto agli Ebrei la loro indipendenza politica stavano reprimendo ora la loro religione. La strada imboccata non poteva portare che a uninsurrezione. La rivolta ebraica del 351/352 scoppiò in concomitanza della partenza di Costanzo per lOccidente contro Magnenzio e larrivo di Gallo in Oriente; gli Ebrei, guidati da Isacco di Seffori e da un certo Patrizio massacrarono la guarnigione romana di Diocesarea e conquistarono Tiberiade e Lidda; la reazione romana fu spietata, con donne e bambini uccisi e città rase al suolo.

                                     

3. Vita culturale

Tra le opere letterarie prodotte sotto Costanzo va ricordato lanonimo Itinerarium Alexandri, scritto in occasione della campagna di Costanzo contro i Sasanidi, ed incentrato su due parti che descrivevano guerre vittoriose contro i predecessori dei nemici orientali dellimpero. La prima parte, lunica pervenuta, trattava della conquista dellImpero persiano da parte di Alessandro Magno, mentre la seconda, andata perduta, della campagna vittoriosa di Traiano contro i Parti. Sia i Persiani che i Parti avevano regnato sulla stessa area dei Sasanidi e, come questi, erano stati acerrimi nemici dei Romani, come testimoniato dalle lunghissime guerre romano-persiane: senza dubbio il tema era molto sentito sotto il regno di Costanzo, che aveva scelto un approccio al conflitto a bassa intensità, diverso dalle eroiche guerre del passato.

Sempre dedicato ad uno scontro militare è la prima opera, perduta, di Faltonia Betizia Proba, unaristocratica poetessa cristiana contemporanea di Costanzo, che scrisse un poema epico sulla guerra tra Costanzo e Magnenzio.

Unopera di tuttaltro genere è invece il Cronografo del 354: si tratta di un almanacco che contiene al proprio interno anche una raffigurazione di Costanzo e del suo cesare Costanzo Gallo.

                                     

4. Considerazioni su Costanzo

Costanzo ha storicamente sofferto del giudizio negativo dei suoi critici, principalmente a causa dei giudizi non lusinghieri espressi da Ammiano Marcellino, che al riguardo di questo imperatore perde molta della propria obiettività; recentemente, però, gli storici hanno iniziato a mettere in dubbio questa visione, fino talvolta a ribaltarla.

Certamente uno dei problemi di Costanzo fu la sua cattiva selezione dei collaboratori più stretti, in particolare quella del praepositus sacri cubiculi Eusebio, il quale esercitò sullimperatore una notevole influenza: Eusebio fu al centro di molti intrighi di corte, contro i quali Costanzo agiva con estrema durezza. Non è chiaro se Ammiano dica la verità quando afferma che Costanzo teneva in eccessiva considerazione il parere di cortigiani e di donne, come quelli dellimperatrice Eusebia, ma è pur vero che, sebbene Costanzo non fosse certo una marionetta nelle mani dei propri collaboratori, la corte ebbe una notevole influenza nelle decisioni politiche; la sua pecca fondamentale fu la totale assenza di contatto con il mondo esterno, in quanto tutte le informazioni che a lui giungevano erano filtrate dalla sua corte, la quale gli offriva inevitabilmente una visione distorta e falsata della realtà. Lo stesso Ammiano dipinge Costanzo come un imperatore intento nel proprio ruolo, ma stupido e vanesio; timido, sospettoso e molto sensibile alle lusinghe, era facilmente manipolato dai suoi collaboratori, come dimostra lepisodio di Claudio Silvano.

Un altro esempio di giudizio negativo riguarda laccusa portata da Ammiano a Costanzo di aver aumentato le tasse, topos del tiranno, un ruolo che lo scrittore avrebbe gradito attribuire a Costanzo allo scopo di mettere in miglior luce Giuliano. Il fatto che Ammiano sia la principale fonte del regno di Costanzo non aiuta quindi a delineare correttamente il profilo di questo imperatore.

A causa dei limitati successi militari di Costanzo in politica estera, molti dei suoi contemporanei affermavano che limperatore era più abile contro i nemici interni che con quelli esterni. In realtà tra i più accaniti oppositori della politica militare di Costanzo vi furono i sostenitori di Giuliano: questi criticarono latteggiamento prudente di Costanzo, confrontandolo con le campagne offensive progettate da Giuliano e Costantino I. Tuttavia, dal punto di vista militare, il regno di Costanzo fu nel complesso positivo, in quanto riuscì a preservare e consolidare i confini orientali dellImpero, tanto più considerando che allinizio del suo regno non aveva a disposizione le truppe della parte occidentale del regno. Evitò accuratamente avventure militari, impostando una strategia difensiva, la cui efficacia può essere constatata considerando la disastrosa pace conseguente alla campagna sasanide di Giuliano, la prima campagna offensiva in Oriente dai tempi di Costantino I.

Malgrado il fatto che, fin dei conti, la sua politica religiosa sia stata fallimentare, linterpretazione del ruolo imperiale come Imperator christianissimus risale in gran parte a Costanzo, specie per quanto riguarda il cerimoniale di corte o il ruolo dellimperatore nelle questioni religiose.

Costanzo non fu certo un trascinatore, ma ebbe lobiettivo di garantire lunità dellimpero, sia contro i nemici interni sia sul piano religioso; sebbene non sia stato in grado di raggiungere tutti i suoi obiettivi e abbia dovuto frequentemente accettare delle sconfitte, ciò non deve distogliere dal fatto che Costanzo fu ampiamente in grado di sostenere il proprio ruolo con dignità e attenzione: quando Giuliano gli si rivoltò contro, Costanzo reagì senza farsi prendere dal panico, e non è detto che Giuliano avrebbe avuto la vittoria assicurata contro lesercito orientale.

Persino Ammiano dovette ammettere che Costanzo procedette con attenzione nellassegnazione delle cariche pubbliche, senza trascurare lapparato militare. Anzi, nei brani che non riguardano Giuliano o la politica difensiva seguita nella guerra sasanide, Ammiano giunge ad ammettere le capacità militari di Costanzo, come nel caso della campagna contro i Sarmati del 358.

Alla sua ascensione al trono, Costanzo ricevette la parte più difficile dellImpero, quella minacciata non solo dai Sasanidi, ma anche da divisioni interne: ostacolato da molti nemici esterni, usurpatori e dispute teologiche, Costanzo II non rimase senza successi, malgrado le avversità. Imperatore durante il difficile periodo di transizione del IV secolo, durante il quale la tarda antichità assunse i suoi caratteri distintivi, non ebbe il fascino di un Giuliano o la statura di un Costantino; tuttavia non fu quel sovrano debole e perdente che le fonti descrivono.