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ⓘ Eccidio di Schio. L eccidio di Schio è il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 a Schio da un gruppo formato da ex partigiani della Division ..




                                     

ⓘ Eccidio di Schio

L eccidio di Schio è il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 a Schio da un gruppo formato da ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" ed agenti della Polizia ausiliaria partigiana.

                                     

1. Il contesto

Schio, nella provincia di Vicenza, aveva pagato cara lopposizione al fascismo da parte di molti suoi abitanti durante la Seconda guerra mondiale. In quella zona, gli occupanti nazisti e i loro alleati fedeli a Mussolini repressero lantifascismo in modo particolarmente feroce. Inoltre, la zona divenne un punto di raccolta di truppe tedesche verso la fine del conflitto, provocando fortissime tensioni con la popolazione ed innumerevoli violenze.

Il 14 aprile 1945, le Brigate Nere arrestarono il partigiano scledense Giacomo Bogotto, lo torturarono, gli cavarono gli occhi e forse lo seppellirono ancora vivo. La sua salma fu quindi riesumata il giorno dopo la Liberazione di Schio, il 30 aprile, davanti agli occhi di una popolazione sconvolta ed inferocita. A maggio arrivarono le notizie della strage di Pedescala: 82 civili innocenti uccisi dai tedeschi in ritirata, come rappresaglia di un attacco effettuato dai partigiani mentre i tedeschi fuggivano. Gli abitanti della zona tentarono di farsi giustizia da soli e solo lintervento del comando alleato limitò le vittime fasciste a pochi individui.

Il 27 giugno William Pierdicchi, unico sopravvissuto dei 14 antifascisti di Schio deportati a Mauthausen-Gusen e Dachau a causa delle delazioni degli aderenti scledensi alla Repubblica Sociale Italiana, rientrò in città in uno stato miserabile, ridotto al peso di 38 chili, suscitando un forte moto di rabbia popolare: il giorno dopo unenorme folla si radunò nella piazza principale del paese chiedendo giustizia.

Vi erano nel carcere mandamentale di Schio persone fermate per indagini su eventuali loro corresponsabilità col regime fascista e con la RSI o per testimoniare nelle indagini in corso. Il capitano Chambers, responsabile alleato dellordine cittadino, accese ulteriormente gli animi annunciando che, se non fossero state presentate denunce circostanziate entro cinque giorni, le persone arrestate senza denuncia sarebbero state liberate. In questo clima maturò leccidio del 6 luglio.

                                     

2. La situazione politico-militare

Nella zona di Schio durante la Resistenza era stata attiva la Divisione Garibaldi "Ateo Garemi", di orientamento prevalentemente comunista. Alla fine della guerra le formazioni partigiane ebbero lordine di consegnare le armi e di smobilitare: la maggior parte dei partigiani eseguirono lordine ma alcuni di essi, che avevano lottato non solo per cacciare lo straniero ma anche per arrivare ad un nuovo ordine sociale, mostrarono molta reticenza. A Schio nel maggio del 1945 il potere civile era tenuto dal locale CLN e dal nuovo consiglio comunale da esso nominato: sindaco era il comunista Domenico Baron. Il potere militare era detenuto dallesercito alleato, da reparti dellesercito Italiano, da pochi Carabinieri della locale stazione e da uomini delle ex-Brigate Garibaldi ingaggiati nella Polizia ausiliaria partigiana per il mantenimento dellordine pubblico.

                                     

3. Leccidio

Un reparto di partigiani della brigata garibaldina, comandato da Igino Piva e Valentino Bortoloso nomi di battaglia "Romero" e "Teppa", irruppe nella notte del 6 luglio nel carcere mandamentale della città: non disponendo di elenchi di fascisti, li cercarono ma, non avendoli trovati, le vittime furono scelte tra i 99 detenuti del carcere. Tra questi, solo 8 erano stati indicati al momento dellarresto come detenuti comuni, mentre 91 erano stati incarcerati come "politici" di possibile parte fascista, sebbene non tutti fossero ugualmente compromessi con il fascismo e in molti casi forse fossero stati arrestati per errore.

Erano infatti ancora in corso gli accertamenti delle posizioni individuali: per alcuni era già stata accertata lestraneità alle accuse ed era altresì programmata la scarcerazione, non avvenuta per lentezze burocratiche. Gli 8 detenuti comuni vennero subito esclusi dalla lista, insieme a 2 detenute politiche non riconosciute come tali in quanto stavano pulendo le scale.

Dopo unapprossimativa cernita, che suscitò contrasti tra gli stessi fucilatori, alcuni proposero che fossero risparmiate almeno le donne, che in genere non erano state arrestate per responsabilità personale ma solo fermate per legami personali con fascisti o per indurle a testimoniare nellinchiesta in corso. "Teppa" si oppose dicendo: "Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti", ma non disse da chi provenivano gli ordini e non fu mai accertato, nonostante un processo apposito nel 1956.

Dopo unora di incertezza, mentre alcuni partigiani non convinti si allontanarono, vennero uccise a colpi di mitraglia 54 persone, tra cui 14 donne la più giovane di 16 anni, ne vennero ferite numerose altre. Alcuni detenuti, coperti dai corpi dei caduti, si salvarono indenni. Quando giunsero, i soccorritori trovarono il sangue che colava sulla scala e sul cortile, arrivando fin sulla strada. Un primo gruppo di barellieri fu respinto e minacciato e solo successivamente i feriti furono trasportati allospedale. Anche qui medici, ed infermieri, dediti alla cura dei sopravvissuti feriti subirono minacce.



                                     

4. Dopo leccidio

Levento ebbe grande risonanza non solo nazionale ma anche internazionale, perché venne utilizzato per dimostrare il pericolo costituito dal persistere di formazioni solo nominalmente dipendenti dal CLN. Su pressione delle autorità di occupazione alleate venne aperta uninchiesta e nel processo postumo del 1952 risultò che, tra le persone colpite, 27 erano componenti del Partito Fascista.

Tuttavia lazione degli ex-partigiani riscosse un certo sostegno nel paese in quanto molti temevano, dopo il discorso di Chambers, che senza lesecuzione sommaria quelli tra loro che avessero avuto responsabilità fasciste avrebbero facilmente guadagnato limpunità.

Resta da notare, peraltro, che allindomani dellevento le organizzazioni partigiane, la Camera del Lavoro e il Partito Comunista Italiano condannarono laccaduto in quanto la guerra era già finita da nove settimane e si sarebbe dovuto attendere linchiesta sulle responsabilità individuali delle persone arrestate.

                                     

5.1. I tre processi Il processo militare alleato

Il governo militare alleato, nella persona del generale Dunlop governatore militare del Veneto, affidò le indagini agli investigatori John Valentino e Therton Snyder. Lo stesso generale così condannò con parole dure leccidio l’8 luglio 1945 al Municipio di Schio:

In due mesi di indagini Valentino e Snyder identificarono quindici dei presunti autori della strage, di cui otto ripararono in Jugoslavia prima dellarresto e sette vennero arrestati. Il processo istituito dalle autorità militari alleate si svolse nellautunno del 1945. La Corte militare alleata, presieduta dal colonnello statunitense Beherens, assolse due degli imputati presenti e condannò gli altri cinque, tre di essi furono condannati a morte, due furono condannati allergastolo, altri tre imputati furono condannati in contumacia a ventiquattro e a dodici anni di reclusione le condanne a morte verranno commutate nel carcere a vita dal capo del governo militare alleato, il contrammiraglio Ellery Stone.

Furono emesse condanne:

  • Aldo Santacaterina, condannato allergastolo.
  • Gaetano Canova, condannato allergastolo.
  • Renzo Franceschini, condannato a morte.
  • Valentino Bortoloso, condannato a morte.
  • Antonio Fochesato, condannato a morte.

La pena effettivamente scontata dai cinque condannati presenti al processo fu tra i 10 e i 12 anni.

                                     

5.2. I tre processi Il processo penale italiano

Altri autori delleccidio furono individuati successivamente e fu istruito un secondo processo, condotto da una corte italiana. Il secondo processo si tenne a Milano e la sentenza fu emessa dalla Corte dAssise di Milano, il 13 novembre del 1952, con otto condanne allergastolo. Tuttavia uno solo sarà presente, gli altri sette erano fuggiti nei paesi dellest dove trovarono protezione come molti altri autori di stragi:

  • Ruggero Maltauro, estradato dalla Jugoslavia dopo la rottura con il Comintern, condannato allergastolo, ma che in seguito godrà di uno sconto della pena.
                                     

5.3. I tre processi Il terzo processo

Nel 1956, undici anni dopo leccidio, si tenne a Vicenza un terzo processo. Erano da accertare due fatti, le eventuali responsabilità del ritardo a dare esecuzione allordine di scarcerazione di una parte dei detenuti, emesso a Vicenza e trasmesso per competenza a Schio ma non eseguito, e lindividuazione della catena gerarchica da cui era partito lordine di eseguire la strage. Si trattava di individuare eventuali responsabilità nel ritardo dellesecuzione dellordine di scarcerazione, ritardo costato la vita a varie persone, e individuare i mandanti della strage, indicati dal Maltauro, alla corte dAssise di Vicenza. Erano imputati Pietro Bolognesi, segretario comunale e Gastone Sterchele, ex vicecomandante della Brigata Garibaldi Martiri della Val Leogra. Sterchele fu assolto con formula piena, Bolognesi per insufficienza di prove; in appello fu anchegli assolto per non aver commesso il fatto.

                                     

6. Latteggiamento del PCI

LUnità aveva definito i responsabili delleccidio "provocatori trotskisti": in realtà, i partigiani che avevano condotto leccidio al carcere di Schio erano legati al Partito Comunista e alle ex-Brigate Garibaldi. Tre di loro, sfuggiti alle indagini, si recarono a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia per conferire con Palmiro Togliatti, che allepoca guidava il dicastero dal quale dipendeva il carcere di Schio, che inoltre era nello stesso tempo segretario del PCI.

Li ricevette in via Arenula, allora sede del Ministero, il segretario del Ministro, Massimo Caprara. Il Ministro della Giustizia incaricò la Direzione del partito di provvedere e su richiesta della direzione del partito i tre partigiani, coautori delleccidio, vennero aiutati dallorganizzazione del PCI a rifugiarsi a Praga. Durante una visita nella capitale cecoslovacca di Togliatti e Caprara, essi ebbero un incontro casuale e ringraziarono per averli aiutati. Di questo episodio Caprara, che materialmente accolse e trattò con gli omicidi per conto del ministro Togliatti, fece una dettagliata descrizione in un suo famoso libro.

Nel 1946 fu approvata la cosiddetta amnistia Togliatti, di cui beneficiarono migliaia di fascisti e collaborazionisti, ma anche partigiani autori di eccidi e di moltissimi altri casi simili di giustizia sommaria.



                                     

7. Le commemorazioni

Recentemente il fatto di sangue è stato riportato alla ribalta dai libri di Giampaolo Pansa sulla Resistenza e di Massimo Caprara, nonché dellantropologa Sarah Morgan e dagli storici locali, Simini, Valente De Grandis. Questo fatto di sangue è stato commemorato per decenni quasi esclusivamente dalle famiglie delle vittime finché, dopo un percorso complesso di riavvicinamento, nel 2006 recte: 2005 è stata firmata una "Dichiarazione sui valori della concordia civica" tra il sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, i rappresentanti del "Comitato familiari delle vittime dellEccidio di Schio" e i rappresentanti dellANPI e dellAVL. A parte i familiari delle vittime, costituiti dapprima in comitato ed ora in associazione, sono stati già da tempo presenti con proprie manifestazioni gruppi della destra neofascista che ricordano leccidio con un corteo nella cittadina, fatto che suscita sempre notevoli polemiche da parte dellANPI e di numerosi cittadini, partiti e movimenti democratici e della sinistra, nonché, dopo il 2005, in modo espresso più o meno marcato, da parte del Comune di Schio.

Nel 2016 lANPI ha incluso Valentino Bortoloso peraltro già decorato in precedenza dal Presidente della Repubblica Pertini nella lista dei partigiani meritevoli della Medaglia della Liberazione, assegnatagli quindi in prima istanza e successivamente revocatagli dal Ministero della Difesa, su impulso dellassociazione parenti e richiesta dellattuale sindaco. Uno dei parenti, Anna Vescovi, figlia del Commissario prefettizio Giulio assassinato nellEccidio, ha tuttavia meditatamente provveduto a ricostruire un percorso di avvicinamento personale e famigliare che si è poi concluso col suo perdono del partigiano e la sottoscrizione da parte di entrambi di una lettera aperta di riconciliazione nella e per la pace: il documento è stato solennemente firmato davanti al vescovo di Vicenza il 3 febbraio 2017, nel consapevole e dichiarato solco tracciato dalla fondamentale "Dichiarazione" del 2005, meglio nota come "Patto di Concordia civica".

                                     

8. Condannati come autori delleccidio

  • Gaetano Canova, condannato allergastolo.
  • Valentino Bortoloso, condannato a morte.
  • Antonio Fochesato, condannato a morte.
  • Ruggero Maltauro, condannato allergastolo.
  • Aldo Santacaterina, condannato allergastolo.
  • Renzo Franceschini, condannato a morte.

Due altre persone furono condannate a 24 anni e una terza fu condannata a 12 anni.

                                     

9.1. Le vittime delleccidio Morti sul posto

  • Alfredo Perazzolo, anni 29, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, meccanico
  • Umberto Bettini, anni 40, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, impiegato
  • Antonio Slivar, anni 65, commissario prefettizio e segretario del Fascio Repubblicano di Malo, pensionato
  • Carlo Tadiello, anni 22, studente, ufficiale G.N.R
  • Leonetto Rossi, anni 20, studente, della Milizia stradale della G.N.R
  • Luigi Spinato, anni 36, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, portiere
  • Giuseppe Stefani, anni 63, Podestà di Valdastico, impresario
  • Giselda Rinacchia, anni 24, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, operaia
  • Severino Fasson, anni 20, milite della G.N.R., calzolaio
  • Livio Ceccato, anni 37, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, brigadiere della G.N.R., impiegato
  • Silvio Govoni, anni 55, membro del Comando della Brigata Nera di Schio, impiegato
  • Luigi Nardello, anni 35, brigadiere della G.N.R., cuoco
  • Alfredo Menegardi, anni 37, milite della Brigata Nera di Thiene, capostazione
  • Egidio Miazzon, anni 44, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, membro del Direttorio, impiegato
  • Settimio Fadin, anni 49, squadrista antemarcia, comandante la squadra fascista La Disperata, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
  • Anna Dal Dosso, anni 19, operaia
  • Luigi Tonti, anni 48, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
  • Mario Faggion, anni 27, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, milite della G.N.R., autista
  • Ultimo Zigliotto, anni 38, Iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commissario comunale dellOpera Nazionale Balilla, impiegato
  • Roberto Mantovani, anni 44, commissario prefettizio di Tretto
  • Adone Lovise, anni 40, impiegato
  • Maria Teresa Dal Collo, anni 56, casalinga
  • Antonio Dal Santo, anni 37, iscritto al Fascio Repubblicano, caporalmaggiore della G.N.R., operaio
  • Teresa Omedio Ciscato, anni 41, operaia tessile
  • Antonio Sella, anni 60, ex podestà di Valli del Pasubio, del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, farmacista
  • Blandina Lovise, anni 33, ausiliaria della R.S.I., impiegata
  • Teresa Alcaro, anni 45, segretaria del Fascio Repubblicano Femminile di Torrebelvicino, operaia tessile
  • Francesco Trentin, anni 56, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, delatore, invalido, operaio tessile
  • Elisa Stella, anni 68, casalinga
  • Sante Tommasi, anni 53, fiduciario del commissario del Fascio di Schio,capitano alpini collaborazionisti, impiegato
  • Angela Irma Lovise, anni 44, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
  • Vito Ponzo, anni 57, commerciante
  • Irma Baldi, anni 20, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
  • Lidia Magnabosco, anni 18, prestò servizio presso i tedeschi, casalinga
  • Quinta Bernardi, anni 28, operaia tessile
  • Giovanna Pangrazio, anni 31, ausiliaria della R.S.I., impiegata al Fascio Repubblicano di Torrebelvicino
  • Oddone Zinzolini, anni 40, squadrista antemarcia, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, rappresentante
  • Isidoro Dorino Marchioro, anni 35, segretario del Fascio di Schio e di San Vito di Leguzzano, commerciante
  • Giambattista Mignani, anni 25, milite della G.N.R
  • Giuseppe Bicci, anni 20, della Milizia stradale della G.N.R., impiegato
  • Irma Dal Cucco, anni 19, casalinga, di Valli del Pasubio
  • Giuseppe Pozzolo, anni 45, impiegato
  • Fernanda Franchini, anni 39, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
  • Francesco De Lai, anni 42, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, operaio tessile
  • Ettore Calvi, anni 46, legionario fiumano, commissario del Fascio di Torrebelvicino e di Valli del Pasubio, tipografo
  • Dr. Michele Arlotta, anni 62, membro del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, primario dellospedale di Schio
  • Ruggero Rizzoli, anni 51, maggiore, della segreteria del Duce, diresse lUfficio Dispersi della RSI a Gargnano


                                     

9.2. Le vittime delleccidio Deceduti nei giorni successivi per le ferite riportate

  • Giovanni Baù, anni 44, commerciante
  • Mario Plebani, anni 49, squadrista antemarcia comandante di coorte, reggente del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
  • Carlo Sandonà, anni 74, membro della Milizia, pensionato ex-barbiere
  • Arturo De Munari, anni 43, tessitore
  • Settima Bernardi, anni 21, operaia
  • Giuseppe Fistarol, anni 47, maggiore genio
  • Dott. Giulio Vescovi, anni 35, commissario prefettizio capitano della divisione corazzata ARIETE, pluridecorato al valor militare
                                     

9.3. Le vittime delleccidio Feriti ma non uccisi

  • Olga Pavesi Clamer, anni 41, segretaria del Fascio Repubblicano Femminile di Schio, casalinga
  • Emilio Ghezzo, anni 47, meccanico
  • Maria DallAlba, anni 23, casalinga
  • Carlo Gentilini, anni 38, ingegnere
  • Emilia Gavasso, anni 49
  • Giuseppe Cortiana, anni 53, ex podestà di Torrebelvicino
  • Dr. Arturo Perin, anni 34, ufficiale istruttore della Milizia Stradale della G.N.R. di Piovene Rocchette
  • Rosa Tisato, anni 35
  • Anna Maria Franco, anni 16
  • Mario Fantini, anni 24, milite della G.N.R.
  • Rino Tadiello, anni 55, fondatore e commissario del Fascio Repubblicano di Schio
  • Giuseppe Faggion, anni 36, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, gestore della mensa della G.N.R.
  • Anselmo Dal Zotto, anni 25, milite della Polizia Ausiliaria Repubblicana
  • Luigi Bigon, anni 42, rappresentante
  • Calcedonio Pillitteri, anni 30, reduce dalla Russia, interprete per i tedeschi allofficina ILMA
  • Antonio Borghesan, anni 19, iscritto al Fascio Repubblicano, della Brigata Nera di Schio, elettricista
  • Guido Facchini, anni 25, milite della Brigata Nera di Schio
                                     

9.4. Le vittime delleccidio Illesi

Non colpiti:

  • Giovanni Alcaro, segretario del Fascio Repubblicano di Torrebelvicino
  • Basilio Trombetta, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio.
  • Rosa Canale
  • Ferry Slivar, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio
  • Bruno Busato, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio.
  • Pietro Calgaro, squadrista antemarcia, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio.
  • Diego Capozzo, ex vicecommissario prefettizio fascista
  • Caterina Sartori
  • Giuseppe Bastianello
  • Agostino Micheletti, maggiore della G.N.R.
  • Umberto Perazzolo, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, Istruttore premilitare della G.I.L.
  • Vittorio Federle
  • Alessandro Federle, membro della Milizia della R.S.I.
  • Alfredo Tommasi, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio.
  • Augusto Cecchin, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, sergente della Milizia.

Risparmiati dai partigiani:

  • Carlo Albrizio
  • Massimo Carozzi
  • Bruno Maron
  • Antonio Antoniazzi
  • Irma Dechino
  • Lucia Santacaterina

In totale 21 illesi, come da relazione del Capitano Chambers.