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ⓘ Bombardamenti di Porto Santo Stefano. I bombardamenti di Porto Santo Stefano ebbero luogo durante la seconda guerra mondiale, tra l8 dicembre 1943 e il 7 giugno ..




Bombardamenti di Porto Santo Stefano
                                     

ⓘ Bombardamenti di Porto Santo Stefano

I bombardamenti di Porto Santo Stefano ebbero luogo durante la seconda guerra mondiale, tra l8 dicembre 1943 e il 7 giugno 1944 contro Porto Santo Stefano, capoluogo di Monte Argentario. Il comune, che era utilizzato dalle forze tedesche come centro per i rifornimenti destinati alla linea Gustav, subì 95 bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane. Le incursioni fecero di Monte Argentario il secondo comune italiano più devastato, dopo Cassino. Le bombe lanciate sui centri abitati causarono la perdita del 96% del patrimonio edilizio e la morte di 165 abitanti.

                                     

1.1. Contesto Loccupazione tedesca

I tedeschi, per inviare rifornimenti alla linea Gustav, occuparono nellottobre 1943 Porto Santo Stefano, stabilendovi la loro piazzaforte. Scelsero la località toscana dal momento che le maggiori basi navali del Tirreno, quali Civitavecchia e Anzio, erano state rese inservibili dai bombardamenti alleati, intensificatisi dopo lo sbarco in Sicilia. Nel paese venne stabilito un presidio, composto da unità militari precedentemente dislocate a difesa del porto di Olbia, chiamate Hafen-Kampf-Kompanie.

I continui bombardamenti alleati avevano reso impossibile inviare materiali e truppe via terra, fu quindi intensificato il trasporto via mare. Nel porto del Valle furono trasferite diverse unità della Kriegsmarine: si trattava prevalentemente di motozattere da sbarco in grado di trasportare grandi quantità di viveri e materiali bellici e di motonavi di piccole dimensioni in grado di nascondersi nelle calette del promontorio. I materiali, caricati su camion militari o su vagoni della ferrovia che collegava Porto Santo Stefano a Orbetello, erano poi indirizzati al fronte.

I tedeschi crearono un centro di raccolta e smistamento dei viveri nella pineta di Feniglia, contemporaneamente, per difendere il porto installarono alcuni pezzi dartiglieria. La difesa contraerea di Porto Santo Stefano era affidata ad una sola batteria di cannoni da 88 mm FLAK posizionata in località Lividonia e ad altre da 37 mm, assai meno efficaci, al Pozzarello, Santa Liberata, Feniglia e Cala Grande. Le armi di bordo delle motozattere si rivelarono sostanzialmente inefficaci nei bombardamenti che seguirono.

                                     

1.2. Contesto Le prime avvisaglie

Il 21 ottobre del 1943 apparvero per la prima volta nel cielo dellArgentario alcuni caccia americani in ricognizione. Questi, per verificare le capacità difensive del territorio, mitragliarono una barca di pescatori, provocando la morte di quattro persone. Lo stesso giorno, i medesimi aerei lasciarono cadere alcune bombe fuori del centro abitato, senza provocare vittime.

Pochi giorni dopo, verso la fine di ottobre, un ricognitore sorvolò la zona in altitudine, emise una luce rossa, dopodiché si allontanò. Molti abitanti interpretarono laccaduto come preannuncio di imminenti incursioni aeree. Nel frattempo furono identificati quelli che potevano essere i primi i rifugi antiaerei.

                                     

2.1. I bombardamenti Il primo bombardamento

Intorno alle ore 12:00 dell8 dicembre del 1943, il pasto fu interrotto dallimprovviso allarme della sirena, seguita dalla immediata comparsa di aerei alleati che iniziarono a lanciare bombe sugli impianti portuali, il centro abitato del rione Valle le campagne circostanti, centrando in pieno gli obiettivi. Questo fuoco si ripeté a ondate successive di pochi secondi luna dallaltra. Le batterie contraeree tedesche del porto intrapresero un intenso cannoneggiamento, che sarebbe risultato vano. Lincursione durò qualche minuto, le bombe colpirono e affondarono molte imbarcazioni tedesche.

Lattacco fu talmente inaspettato e rapido che solo pochi cittadini riuscirono a raggiungere uno dei rifugi disponibili. Decine di persone che abitavano nel rione Croce trovarono scampo nel campanile della chiesa di Santo Stefano Protomartire.

Dopo il bombardamento prese avvio la prima opera di soccorso, resa difficile dal fatto che non esisteva alcun servizio di pronto intervento in grado di gestire lemergenza. I soccorsi vennero intrapresi soprattutto per iniziativa individuale dai famigliari e degli amici delle vittime. Dalle macerie vennero tratti in salvo molti individui, trasportati poi al vicino ospedale di Orbetello. Le operazioni di soccorso si protrassero per lintera giornata dell8 dicembre e nei giorni successivi.

Nel crollo di edifici persero la vita trentaquattro persone, comprese intere famiglie; molti furono i feriti, alcuni dei quali morirono nei giorni successivi. Ai morti civili va aggiunto limprecisato numero delle vittime militari tedesche.



                                     

2.2. I bombardamenti La situazione degli sfollati

Dopo il bombardamento la permanenza in paese era diventata molto rischiosa, pertanto la maggior parte della popolazione abbandonò le proprie case.

Chi possedeva una piccola residenza in campagna lontano dai centri abitati vi si stabilì provvisoriamente; altri vennero ospitati da parenti amici; altri ancora vennero accolti da contadini. Si trattava di cercare riparo allinterno del Promontorio, lontano dal porto, principale obiettivo degli aerei alleati. Decine di famiglie si sistemarono negli alloggi e negli uffici delle miniere di Terrarossa; altre si stabilirono nel convento dei Padri Passionisti, dove si trasferirono anche gli uffici comunali. Il resto degli abitanti del paese si sparse nelle località del Promontorio.

Lalimentazione degli sfollati si costituiva principalmente di frutta e verdure, quali erbe, insalata di campo, legumi e persino petali di fiori. Ogni tanto erano distribuite loro piccole quantità di farina per preparare il pane e la pasta. Scarseggiavano invece i condimenti e i generi di prima qualità. Lacqua, al contrario, non mancava mai, data la presenza di svariate sorgenti diffuse nel monte.

                                     

2.3. I bombardamenti Lesodo di massa

I bombardamnti ripresero, prima ad intervalli quasi regolari, poi sempre più frequenti a partire dal mese di febbraio del 1944, quando raggiunsero un ritmo giornaliero. Nella fase più cruciale Porto Santo Stefano veniva bombardato anche più volte lo stesso giorno.

Dal mese di aprile del 1944 gli anglo-americani intensificarono gli attacchi, che colpirono tutto il territorio. In quel periodo si diffuse tra la popolazione la voce, rivelatasi poi infondata, che gli alleati stessero programmando uno sbarco sulle spiagge dellArgentario.

Nella situazione delineatasi, i luoghi interni del Promontorio non erano più ripari sicuri per gli sfollati. Per questo motivo, le autorità decretarono lesodo in massa verso i paesi vicini della Maremma e dellAmiata. Molti altri però, non intenzionati a sottoporsi a tale esodo, si rifugiarono in località il Grottone, ampia grotta naturale nella roccia, nascosta nella macchia mediterranea. Essendo ben conosciuta dagli abitanti di Porto Santo Stefano, fu uno dei luoghi prediletti di rifugio.

                                     

2.4. I bombardamenti La ritirata dei tedeschi

Il 7 giugno del 1944 gli anglo-americani condussero lultima offesa bellica, a cui seguì la ritirata dellesercito tedesco, che prima di abbandonare la zona, distrusse la chiesa parrocchiale, di cui rimase in piedi solo il campanile, e la croce monumentale "Croce del Predicatore" eretta nei primi anni del 900 sul Monte Argentario. Nella fretta, i tedeschi lasciarono le riserve di viveri accumulate in Feniglia, che vennero prese dassalto dalla popolazione locale, molto provata. Qualche giorno dopo alcune pattuglie di ricognizione del 143rd Infantry Regiment US, che stava risalendo la penisola, entrarono in Porto Santo Stefano.

                                     

3. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree

A seguire, una dettagliata cronologia dei bombardamenti e delle incursioni pubblicata da Pietro Fanciulli:

Dicembre 1943

L8 dicembre alle ore 12:40 ventuno aerei anglo-americani effettuarono il primo bombardamento su Porto Santo Stefano. Venne colpito il rione Valle, sede della zona portuale.

                                     

3.1. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Dicembre 1943

L8 dicembre alle ore 12:40 ventuno aerei anglo-americani effettuarono il primo bombardamento su Porto Santo Stefano. Venne colpito il rione Valle, sede della zona portuale.

                                     

3.2. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Gennaio 1944

Il 18 gennaio alle ore 14:00 sei aerei da caccia mitragliarono la Torre di Santa Liberata.

Nel pomeriggio del 28 gennaio una dozzina di aerei bombardarono Porto Santo Stefano. Di nuovo fu colpito il Valle, e in particolare le installazioni portuali.

                                     

3.3. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Marzo 1944

Il 2 marzo alle ore 20:00 si ebbe un nuovo bombardamento, a cui seguì un raid notturno sul paese illuminato a giorno dai bengala.

Il 4 marzo le postazioni portuali subirono due incursioni: la prima, portata a termine da dodici bombardieri, ebbe luogo alle ore 11:00; la seconda nel pomeriggio.

Il 7 marzo alle ore 16:00 circa quaranta aerei attaccarono il porto. La sera stessa venne effettuata una nuova incursione preceduta dal lancio di bengala contro molte zone di Porto Santo Stefano, comprese alcune aree interne del Promontorio. Il giorno successivo il bombardamento sarebbe stato ripetuto da altri 24 aerei.

Il 13 marzo alle ore 11:00 diciotto bombardieri colpirono il porto. Questa volta lintervento della contraerea fu efficiente: i tedeschi centrarono un quadrimotore e catturarono un membro dellequipaggio anglo-americano, che si era lanciato col paracadute.

Il 19 marzo alle ore 13:00 e 16:30 vennero portati a termine due bombardamenti contro il porto le insenature adiacenti. Molte bombe vennero lanciate sul Pozzarello; altre caddero a poco più di duecento metri dal Convento dei Padri Passionisti, dove molte famiglie sfollate si erano rifugiate.

Il 20 marzo alle ore 13:00 ventiquattro bombardieri colpirono il paese e la costa fino a Santa Liberata, provocando numerosi danni alla ferrovia e alla strada. Nel primo pomeriggio nella stessa zona caccia tedeschi e americani intrapresero un combattimento.

Il 29 marzo alle 15:10 dodici caccia bombardieri lanciarono ordigni sulla Pilarella.

Il 30 marzo alle ore 10:30 si verificò lultima incursione del mese.



                                     

3.4. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Aprile 1944

Nella notte del 1 aprile alcune bombe vennero sganciate sul paese. Il giorno seguente furono colpiti a ondate successive Porto Santo Stefano e il Pozzarello. In entrambi i casi fu violenta la risposta della contraerea.

Il 3 aprile alle ore 20:30 il paese venne bombardato per otto ore consecutive. Unincursione della stessa durata sarebbe stata effettuata anche il giorno successivo.

Il 4 aprile alle ore 21:35 Porto Santo Stefano subì di nuovo unincursione della durata di otto ore.

Il 14 aprile alle ore 21:00 venne bombardato il porto e la costa nord-occidentale di Monte Argentario, in particolare la località Cala Grande.

Il 16 aprile alle ore 21:30 il porto subì un bombardamento che si protrasse per sette ore, coinvolgendo anche la rada del Pozzarello. Durante lattacco vennero colpite due motozattere tedesche e un motoveliero.

Il 19 aprile alle ore 23:00 un nuovo raid colpì il porto, che sarebbe stato attaccato altre due volte il 20 e il 21 aprile alle ore 22:00. Le incursioni contro il porto sarebbero continuate il 22 e il 24 aprile.

Il 28 aprile alle ore 7:00 dodici caccia colpirono prima la stazione di Orbetello, poi Porto Santo Stefano. Intorno alle ore 14:30, circa 600 aerei effettuarono un bombardamento a tappeto in otto ondate, distanti 8-10 minuti luna dallaltra. Fu il più massiccio bombardamento del promontorio, sia per il numero incredibile di aerei partecipanti all’incursione, sia per la durata e la quantità di bombe sganciate dai velivoli. Le contraeree situate nel Tombolo della Giannella riuscirono ad abbatterne due, provocando la morte dei membri di entrambi gli equipaggi. Alle ore 17:00 alcuni caccia sganciarono bombe sugli edifici della Pilarella e della Fortezza. Due ore dopo svariati ordigni vennero lanciati sui cannoni tedeschi presso il Tombolo della Giannella. In piena notte venne effettuata lultima incursione del mese, che concluse la più terrificante giornata vissuta dal capoluogo dell’Argentario.



                                     

3.5. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Maggio 1944

L11 maggio alle ore 10:00 ripresero i bombardamenti sul porto con lobiettivo di distruggere ciò che restava dei mezzi di rifornimento tedeschi. Alle 23:00 dello stesso giorno il lancio di un bengala annunciò lennesima incursione.

Il 12 maggio alle ore 9:30 il paese venne colpito a più ondate. Alcune bombe caddero molto vicino al Convento dei Padri Passionisti, provocando gravi danni alla chiesa. Lincursione sarebbe continuata fino a tarda notte, seguita da altri due raid il 15 e il 16 maggio.

Nel primo pomeriggio del 17 maggio circa 250 bombardieri colpirono Porto Santo Stefano, il Pozzarello, Orbetello e i Tomboli di Giannella e di Feniglia. I Tedeschi, recatisi sulla vetta del monte, distrussero la croce monumentale costruita nel 1933, che costituiva un punto di riferimento per i bombardieri. Alle 22:00 dello stesso giorno il paese subì un bombardamento di due ore.

                                     

3.6. Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree Giugno 1944

Il 7 giugno alle ore 14:00 bombardieri anglo-americani colpirono per lultima volta il porto, affondando ciò che restava delle imbarcazioni tedesche.

I Tedeschi si prepararono alla ritirata. Tuttavia, prima di andarsene, distrussero la chiesa parrocchiale, già profondamente danneggiata dalle bombe, la "Croce del Predicatore" e altri edifici scampati agli ordigni.

                                     

4.1. I danni di guerra Bilancio generale dei danni

Le bombe cadute su Porto Santo Stefano l8 dicembre del 1943 distrussero parte del patrimonio edilizio. In questa occasione venne ridotto in frantumi il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale su cui si ergeva la statua del Milite Ignoto.

Alla fine della serie di bombardamenti, del paese non rimaneva che una montagna di rovine e di macerie: gli edifici erano stati rasi al suolo o comunque pesantemente danneggiati, il porto, bersaglio principale delle incursioni, era un ammasso di lamiere contorte e barche distrutte.

Prima di lasciare Porto Santo Stefano, i tedeschi fecero saltare in aria gli edifici più significativi risparmiati dai raid aerei: il Municipio, lufficio postale, il Siluripedio e la chiesa settecentesca di Santo Stefano e la croce monumentale "Croce del Predicatore" sul Monte Argentario. Rimasero in piedi: il campanile e la Fortezza spagnola.

Dalla numerosa documentazione storica emerge che la risposta della contraerea tedesca si rivelò inadatta per contrastare efficacemente gli anglo-americani e sia le bombe che gli atti di rappresaglia dei tedeschi in ritirata, causarono la perdita di 165 civili e del 96% del patrimonio edilizio.

                                     

4.2. I danni di guerra La distruzione della ferrovia Orbetello – Porto Santo Stefano

Un danno rilevante inflitto al territorio fu la perdita della linea ferroviaria Orbetello – Porto Santo Stefano, dovuta alle bombe che ne colpirono le installazioni. Le incursioni sulle infrastrutture ferroviarie e sulla stazione, concorsero al suo progressivo smantellamento. Dapprima si registrò una riduzione delle corse giornaliere, in seguito, le incursioni del 2 e 4 marzo 1944 ridussero la stazione di Porto Santo Stefano un cumulo di macerie, decretandone la definitiva chiusura.

La ferrovia venne pertanto sostituita da una pista camionabile, utilizzata prima dai tedeschi, poi dagli alleati dopo il loro arrivo a Porto Santo Stefano nel mese di giugno.

Subito dopo la fine dei bombardamenti lingegnere Clelio Carati, direttore della tratta, stilò la lista dei danni subiti: dei 14 chilometri di lunghezza 3.5 presentavano interruzioni e buche dovute allimpatto delle bombe; il piazzale della stazione era stato completamente raso al suolo; quasi tutti i fabbricati situati lungo il tratto ferroviario erano stati abbattuti, altri rimasero pesantemente danneggiati; infine le locomotive e quasi tutte le vetture erano state distrutte.

Per i danni legati alla ferrovia la Società Nazionale Ferrovie e Tramvie SNFT, che ne aveva gestito il servizio durante gli anni di attività, avrebbe riscosso nel marzo del 1982 un risarcimento di L.32.208.171, che comunque non venne utilizzato per il ripristino della rete ferroviaria.

                                     

5.1. La ricostruzione Il ritorno alla vita

Dopo la liberazione, gli sfollati cominciarono a cercare la propria casa, o quello che ne era rimasto, e a sgomberare le macerie. Nel frattempo, si avviarono i primi lavori di ricostruzione. Il numero di vittime non era però finito: molti uomini, tornati dai vari fronti, morirono per le malattie contratte in guerra e in prigionia; molti altri, ripresa la professione di naviganti, morirono a seguito di naufragi causati dallo scoppio di bombe cadute in mare e rimaste inesplose.

I locali della Fortezza spagnola vennero adibiti provvisoriamente a Municipio: qui si trovava la sede del Sindaco, lAnagrafe e il comando dei Carabinieri. In assenza di una chiesa, venne scelto uno stabile particolarmente spazioso per la celebrazione dei riti religiosi. Dopo la liberazione dellArgentario, nel luglio 1944, fu nominato Commissario dal Comando Alleato il tenente colonnello Riccardo Ricci, al quale seguì nel mese di ottobre il Sindaco Giuseppe Baschieri Salvadori.

                                     

5.2. La ricostruzione La graduale ricostruzione

Nel frattempo gli amministratori comunali si preoccuparono dellassetto urbanistico del paese. I primi lavori di ricostruzione riguardarono il ripristino delle opere marittime e portuali: il porto venne immediatamente ripulito dai relitti affondati, da molte delle numerose bombe inesplose e dalle macerie degli edifici crollati. Si presero una serie di provvedimenti volti per esempio alla ristrutturazione della banchina, alla costruzione di tredici magazzini portuali per la raccolta del pesce, alla riparazione degli scali. Questi e molti altri lavori si sarebbero protratti fino al 1948 per una spesa complessiva di L.18.324.006.

In concomitanza con i primi interventi in ambito portuale, sin dallarrivo degli Alleati si provvide ad avviare il lavoro di riattivazione dei servizi essenziali: si sgombrarono le macerie dal centro abitato; vennero restaurate case per dare asilo a coloro che erano rimasti senza tetto; alcuni locali vennero adibiti provvisoriamente a scuola; vennero costruiti un forno per la cottura del pane, una farmacia, un mattatoio, un frantoio; venne provvisoriamente messo in funzione il cimitero; vennero restaurati limpianto di pubblica illuminazione e una condotta idrica; venne sistemata infine la viabilità interna. Questi lavori, costati L.20.897.000, furono finanziati dal Comando Militare Alleato, che rimase al governo della provincia di Grosseto fino alla liberazione della Toscana del 1945.

Successivamente lUfficio del Genio civile di Grosseto si fece carico della ricostruzione di Monte Argentario, coadiuvato dallamministrazione comunale. Questi organi continuarono lopera iniziata di riparazione di case danneggiate o distrutte, di ripristino delle opere pubbliche ed edifici religiosi. Nonostante il ritmo frenetico dei lavori venisse minato da diversi eventi tragici, quali unepidemia di tifo nel 1946, seguita da una terribile alluvione e dallesplosione della nave Panigaglia lanno successivo, lattività lavorativa continuò a essere orientata alla ricostruzione del paese. Gli interventi non si limitavano più alla sola riedificazione, ma anche alla realizzazione di nuove opere tendenti allo sviluppo edilizio e turistico della zona e al miglioramento delle condizioni di vita: vennero costruiti 286 alloggi per i senzatetto, lavatoi, bagni pubblici, ambulatori; vennero ripristinati lacquedotto le fognature; vennero ricostruiti la chiesa parrocchiale, ledificio scolastico, il palazzo comunale e il cimitero; vennero ripristinate le pavimentazioni stradali e il fabbricato della Capitaneria di Porto; infine venne restaurata la Caserma della Guardia di Finanza. Questi ed altri lavori costarono L.2.281.584.000.

Nel 1954 la ricostruzione poteva dirsi terminata data la funzionalità degli edifici pubblici e la presenza di alloggi sufficienti per la popolazione, con il graduale ritorno alla normalità, ripresero alcune iniziative socio-culturali e sportive.

                                     

6. Onorificenze e monumenti in onore dei Caduti

Nel 1961 il comune ricevette la Medaglia di bronzo al Valor Civile per il tributo di sacrifici e di sangue che aveva dato durante gli anni di guerra. La motivazione fu la seguente:

Il monumento alla memoria dei Caduti civili sotto i bombardamenti

Nel 2008, in occasione del 65º anniversario del primo bombardamento, lamministrazione comunale ha eretto un monumento a ricordo dei civili caduti nelle incursioni aeree. Si trova sul lungomare dei Navigatori, a Porto Santo Stefano ed è composto da una bomba daereo disattivata e due steli con i nomi dei caduti. Lordigno, uno dei tanti che ancora oggi si possono trovare nel territorio comunale, è stato posizionato accanto ad un altro monumento già presente, dedicato alla Protezione civile.