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ⓘ Rattus norvegicus. Il ratto grigio, noto anche come ratto marrone, ratto norvegese, ratto delle chiaviche, surmolotto o pantegana è un mammifero roditore della ..




Rattus norvegicus
                                     

ⓘ Rattus norvegicus

Il ratto grigio, noto anche come ratto marrone, ratto norvegese, ratto delle chiaviche, surmolotto o pantegana è un mammifero roditore della famiglia dei Muridi. È la specie più comune e diffusa di Rattus, presente praticamente in tutto il mondo; in Europa ha soppiantato il preesistente ratto nero fra la fine del Medioevo e la Rivoluzione industriale.

                                     

1. Distribuzione

A dispetto del nome scientifico, il ratto norvegese proviene dallAsia, molto probabilmente dalla Cina settentrionale, dalla Mongolia e dalla Siberia sudorientale. Diffusosi anche attraverso i commerci umani, oggi il ratto norvegese è presente ovunque sia presente luomo, con poche eccezioni lAntartide, lAlberta e alcune riserve speciali in Nuova Zelanda. Sulla base della diffusione, il R. norvegicus viene considerato una delle specie animali di maggior successo.

Se ne conoscono cinque sottospecie, la validità delle quali è stata tuttavia spesso messa in discussione: Rattus norvegicus albinicus, Rattus norvegicus caraco, Rattus norvegicus domesticus, Rattus norvegicus e Rattus norvegicus socer. Il nome norvegicus viene fatto risalire al 1769, quando nel libro Profili della storia naturale della Gran Bretagna il naturalista John Berkenhout racconta dellarrivo dei ratti in Inghilterra attraverso navi di provenienza per lappunto norvegese.

In Italia, la sottospecie nominale è diffusa in tutto il territorio peninsulare, nonché nelle isole maggiori e nella massima parte di quelle minori.

In natura, la specie è associata a fiumi, stagni ed in genere a sorgenti permanenti dacqua anche salmastra, dal livello del mare alla media collina: si tratta tuttavia di una specie spiccatamente antropofila, che predilige ambienti ad antropizzazione forte e permanente, colonizzando le fognature da cui il nome di "ratto delle chiaviche", in contrapposizione al ratto dei tetti che predilige aree asciutte, le discariche ed in generale le zone dove vi è una forte dispersione di cibo e una scarsa igiene.

                                     

2.1. Descrizione Dimensioni

Può misurare fino 40 cm, di cui poco meno della metà spettano alla coda, per un peso medio di 350 g: alcuni esemplari di eccezionale grandezza raggiungono il chilogrammo di peso, mentre sembrerebbero frutto di invenzioni, o di confusione con altre specie di roditore come la nutria od il topo muschiato, gli avvistamenti di esemplari ancora più grossi. I maschi sono solitamente più grossi e robusti rispetto alle femmine.

                                     

2.2. Descrizione Aspetto

Il pelo è corto ed ispido ed ha un colore che va dal grigiastro al bruno, con brizzolature nere o bianche sul dorso: verso il ventre, il colore tende a divenire man mano più chiaro, fino a sfumare addirittura nel bianco sul basso ventre.

Il corpo è di forma piriforme, con quarto posteriore arrotondato e testa di forma squadrata, che costituisce la principale differenza dal ratto nero, il quale possiede invece un muso più pronunciato ed altre caratteristiche differenti a livello osseo, come la presenza di archi temporali dritti anziché curvi come nel ratto grigio e due creste ossee sulla parte superiore del cranio, assenti invece nel ratto nero. Le zampe sono glabre e di colore grigio-rosato, con le posteriori più lunghe e forti rispetto a quelle anteriori: queste ultime vengono utilizzate per afferrare il cibo e portarlo alla bocca, nella quale trovano sede gli aguzzi incisivi ricoperti da smalto di colore giallastro. Le orecchie hanno forma triangolare e sono più piccole rispetto a quelle dei congeneri, tanto che ripiegandole in avanti esse non arrivano a coprire gli occhi dellanimale, che sono a capocchia di spillo e di colore nero: esse sono ricoperte da una fine peluria e di colore rosato. La coda, anchessa glabra ma ricoperta di scaglie, è piuttosto larga alla radice ma tende ad assottigliarsi man mano che si procede verso la parte distale: essa presenta colore grigiastro.

I ratti sono anche impiegati nei laboratori come organismi modello, e talvolta anche come animali da compagnia. I ratti da laboratorio e da compagnia presentano alcune differenze somatiche rispetto ai loro simili selvatici, dovute alla riproduzione selettiva da parte delluomo. Per esempio, mentre i ratti selvatici sono quasi sempre di un colore marrone melange, nei laboratori sono largamente impiegati ratti albini, e i ratti di compagnia esibiscono una grande varietà di colorazioni. Alcune varietà di ratto domestico presentano anche altre differenze somatiche rispetto al ratto selvatico, per esempio una diversa forma delle orecchie nella cosiddetta varietà "Dumbo".



                                     

3. Biologia

Si tratta di animali attivi principalmente durante la notte, mentre durante il giorno essi dormono in nidi posti in un anfratto ampliato scavando con le zampe anteriori ed i denti e reso più confortevole con unimbottitura di erbe, carta, plastica ed altro materiale. I nidi sono molto complessi e comprendono numerose camere, alcune elette a magazzini per il cibo, altre a luoghi di riposo ed altre ancora a latrine: i ratti spesso fanno lavori di ammodernamento della tana, scavando nuove gallerie ed ampliando le camere preesistenti. Quando escono dalle proprie tane per procacciarsi il cibo, spesso i ratti vengono a trovarsi al di fuori del proprio territorio che sembrerebbe avere un diametro di una cinquantina di metri: in queste occasioni essi fanno affidamento alla loro memoria, che pare essere assai sviluppata, muovendosi lungo piste memorizzate che portano a sorgenti di cibo. Nonostante il ratto grigio si affidi principalmente alla vista ed alludito per muoversi nel suo ambiente, esso è in grado di trovare la strada anche al buio grazie alle vibrisse, che permettono allanimale di percepire eventuali ostacoli sul proprio cammino anche in assenza di luce.

I ratti vivono perlopiù in gruppi formati da una coppia progenitrice, ossia la prima che si è stabilita in un determinato territorio, e dalla sua numerosa discendenza: nellambito di un gruppo, si ha una predominanza dei maschi rispetto alle femmine, ed a loro volta i maschi sono subordinati luno allaltro in ordine di stazza. I vari membri del gruppo comunicano fra loro principalmente tramite tutta una serie di squittii, che variano a seconda del sesso, delletà e dello status dellanimale nellambito del gruppo, ma si ritiene che anche la postura del corpo ed in particolare dei segnali di natura chimica aiutino gli animali a comunicare fra loro: il ratto grigio, infatti, ha un olfatto prodigioso. I ratti, inoltre, sono in grado di percepire gli ultrasuoni e, pur avendo una vista piuttosto debole, sono in grado di percepire alcune frequenze dellultravioletto.

                                     

3.1. Biologia Alimentazione

Si tratta di animali tendenzialmente onnivori, che tuttavia preferiscono nutrirsi di carne quando se ne presenti loccasione: gli esemplari che vivono in aree urbane si nutrono principalmente di scarti, mangiando praticamente tutto ciò che di commestibile riescono a reperire: possono nutrirsi senza conseguenze nefaste per lorganismo anche di cuoio e di sapone. Uno studio del 1964 portò in evidenza il fatto che i cibi preferiti dai ratti erano le uova strapazzate, la pasta al formaggio ed il mais tostato, mentre i meno graditi erano pesche, barbabietole e sedano crudi. In natura, la specie tende a nutrirsi in massima parte di cereali, anche se vi è una variazione di dieta a seconda della popolazione presa in considerazione: i ratti che vivono in aree fluviali o vicine al mare, ad esempio, possono cacciare il pesce od i molluschi catturandoli con le zampe anteriori, mentre quelli di aree povere di cibo di origine vegetale possono ripiegare sugli uccelli ed i loro nidiacei. Il fatto che delle determinate popolazioni pratichino da generazioni la stessa attività la dice lunga sul ruolo fondamentale che ha lapprendimento dagli adulti da parte dei giovani in questa specie. I ratti possono inoltre uccidere tutta una serie di piccoli animali, per poi stiparli nelle proprie tane e nutrirsene in seguito: in alcuni casi, gruppi di ratti grigi hanno addirittura aggredito dei bambini.

                                     

3.2. Biologia Riproduzione

In condizioni favorevoli, i ratti grigi possono riprodursi durante tutto larco dellanno, arrivando in media a dare sette nidiate lanno per ciascuna femmina: alle alte latitudini o nelle aree montane, durante i mesi più freddi il ritmo riproduttivo viene rallentato, anche se mai fermato del tutto. La femmina ha un estro che dura circa sei ore e durante il quale essa si accoppia promiscuamente coi maschi, arrivando a un totale di 500 rapporti sessuali. La gestazione dura fino a 24 giorni, al termine dei quali vengono dati alla luce da tre a quindici cuccioli del peso di 6 g ciascuno, ciechi, sordi e nudi: essi sono tuttavia in grado di emettere ultrasuoni per sollecitare la madre a stare attenta nel muoversi o a dar loro la poppata. Spesso numerose femmine partoriscono in ununica camera, per poi allattare indistintamente tutti i piccoli che chiederanno la poppata, a prescindere se siano o meno figli loro: in ogni caso, pare che il tempo le energie che ciascuna femmina spende per la cucciolata siano inversamente proporzionali alla consistenza numerica della cucciolata stessa. Circa 18 ore dopo la nascita della nidiata, la femmina è di nuovo ricettiva e può venire nuovamente ingravidata. I cuccioli aprono gli occhi attorno alle due settimane di vita, mentre attorno al mese essi vengono svezzati ed una settimana dopo lo svezzamento possono dirsi del tutto indipendenti dalla madre: i maschi divengono sessualmente maturi attorno ai tre mesi di vita, mentre le femmine attorno ai quattro. Raramente, tuttavia, i maschi riescono ad accoppiarsi subito, in quanto ancora di piccole dimensioni e quindi surclassati dai vecchi maschi di maggiori dimensioni nella competizione per laccoppiamento.

La vita media di R. norvegicus in natura è di due anni, mentre in cattività esso raggiunge fino ai quattro anni di vita.



                                     

4. I ratti e luomo

Originario della Manciuria, durante il Medioevo il ratto cominciò a diffondersi anche in Europa, al seguito dei viaggiatori che per primi commerciavano coi popoli orientali.

La presenza del ratto grigio in Europa è databile al 1553, in base a quanto si può vedere nel libro Historiae animalium dello svizzero Conrad Gesner: il disegno contenuto nel libro potrebbe essere riferito anche al piuttosto simile ratto nero, tuttavia Gesner parla di unalta percentuale di individui albini nelle popolazioni selvatiche dellanimale illustrato, il che si accorderebbe maggiormente a quanto riscontrabile nei ratti grigi. Nel 1730 il ratto grigio sbarcava in Inghilterra, cinque anni dopo era in Francia, altri cinque anni dopo era in Germania ed in Nord America, mentre la Spagna venne invasa solo nel 1800: il vero boom della popolazione europea di ratti grigi si ebbe solo con la Rivoluzione Industriale, quando le condizioni igienico-sanitarie disastrose delle aree povere i cosiddetti slum rappresentarono per i ratti un ambiente ideale per diffondersi.

Attualmente, il ratto grigio è il secondo mammifero di maggior successo al mondo, dopo luomo: si ritiene che nelle grandi città, come New York o Londra, vi siano più ratti che abitanti umani.

                                     

4.1. I ratti e luomo Il ratto come animale da compagnia

I ratti da compagnia o ratti domestici, detti anche fancy rat secondo una denominazione inglese largamente diffusa anche nella letteratura in lingua italiana sono ratti norvegesi allevati e venduti come animali da compagnia. I ratti da compagnia presentano, rispetto ai loro simili selvatici, numerose differenze fisiche e comportamentali, ascrivibili sia a influssi ambientali che agli effetti della riproduzione selettiva negli allevamenti. La pratica di tenere ratti come animali da compagnia ebbe origine nel Regno Unito nella prima metà dellOttocento, ma si è diffusa in modo significativo solo a partire dagli ultimi decenni del Novecento. Oggi i ratti sono usati come animali da compagnia in gran parte del mondo, nonostante qualche resistenza culturale legata soprattutto allidea che siano portatori di malattie trasmissibili alluomo e, in alcuni casi, espliciti divieti legislativi