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ⓘ Orto botanico di Perugia. L Orto botanico di Perugia è formato da due strutture: lOrto botanico e lOrto medievale. Entrambi fanno parte del Centro di Ateneo per ..




Orto botanico di Perugia
                                     

ⓘ Orto botanico di Perugia

L Orto botanico di Perugia è formato da due strutture: lOrto botanico e lOrto medievale. Entrambi fanno parte del Centro di Ateneo per i Musei Scientifici dellUniversità degli Studi di Perugia.

                                     

1. Storia

L’Orto botanico attuale è stato realizzato nel 1962 ed è considerato il quinto nella storia dell’Università degli Studi di Perugia, essendo stato preceduto da quello di Porta Pesa 1720 – 1799; quello di Piazza del Sopramuro realizzato da Annibale Mariotti; quello di Monte Morcino 1813 – 1896 e quello di San Pietro 1896 – 1996, oggi trasformato in Orto medievale. A partire dalla seconda metà del 500 gli Orti dei Semplici, strutture facenti parti dei monasteri medievali nelle quali si raccoglievano i simplicia medicamenta le piante medicinali, si trasformarono nei primi orti botanici delle Università, man mano che cresceva la necessità di verificare la veridicità delle specie usate in medicina. A Perugia linsegnamento botanico venne istituito tra il 1525 e il 1537, suddiviso in due cattedre" Ad Theoricum simplicium” e" Ad Praticam simplicum”, ma non si sentì subito la necessità di costruire un orto botanico in quanto i farmacisti e gli speziali che ricoprivano la cattedra di pratica utilizzavano i propri orti per linsegnamento.

                                     

1.1. Storia Orto botanico di Porta Pesa

Il cambiamento avvenne con Filippo Belforti cattedra teorica dal 1717 al 1734, quando nel 1720 istituì il primo orto botanico sopra le mura della città. Successore alla cattedra di Belforti fu Prospero Mariotti, iniziatore della medicina sperimentale a Perugia, che nel 1756 arricchì l’orto di nuove erbe.

                                     

1.2. Storia Orto botanico di Piazza di Sopramuro

Annibale Mariotti, figlio di Prospero Mariotti e succedutogli alla cattedra nel 1763, aggiornò la botanica perugina con il sistema linneano e fu egli stesso ad inaugurare il secondo orto botanico, il 26 aprile 1799. Le informazioni al riguardo sono scarse in quanto dopo quattro mesi Perugia fu invasa dall’esercito austriaco e Mariotti fu imprigionato: l’orto botanico fu abbandonato e si tornò ad utilizzare gli orti degli speziali.

                                     

1.3. Storia Orto botanico di Monte Morcino

Nel 1798 lUniversità trasferì la propria sede nel vecchio Convento Olivetano di Montemorcino, rimasta invariata sino ai giorni nostri. Qui, nel 1813, il docente Domenico Bruschi cattedra di Botanica e Agraria iniziò a costruire il terzo orto botanico universitario. Nel 1826 la costruzione dell’orto venne rallentata dalla perdita della vista di Domenico Bruschi, a causa di una encefalite. Tuttavia continuò ad insegnare e nel 1835 l’orto venne terminato, secondo l’idea iniziale del docente. La struttura era suddivisa in tre ripiani: il primo a partire dallalto era formato da sempreverdi e cipressi; il secondo contava aiuole con fiori annuali e piante ornamentali; il terzo era diviso in sessantotto aiuole di piante perenni erbacee indigene ed esotiche. Nel 1885 la cattedra di botanica fu assegnata ad Andrea Batelli, che rinnovò le collezioni naturalistiche dell’orto, costruì un erbario con più di 7000 taxa e realizzò la serra tropicale.



                                     

1.4. Storia Orto botanico di San Pietro

Nel 1896 Batelli lasciò la cattedra e l’Università degli Studi di Perugia stipulò una convenzione con il Regio istituto superiore agrario l’attuale Dipartimento di Agraria che portò al trasferimento della cattedra, dell’orto e dei laboratori botanici nell’attuale sede di San Pietro. Fu il naturalista pavese Osvaldo Krush a vincere il concorso per la cattedra di botanica. Egli, seguendo i sistemi di August Wilhelm Eichler e di Adolph Engle, applicò la filogenesi alla disposizione dei gruppi vegetali presenti nel nuovo orto botanico.

                                     

1.5. Storia Orto botanico via Romana

La cattedra fu successivamente ricoperta da Mario Bolli, che nel 1962 propose la trasformazione in orto botanico di un appezzamento sperimentale vicino alla Facoltà di Agraria per offrire un adeguato supporto ai programmi didattici e scientifici svolti dallUniversità di Perugia. Attualmente l’Orto botanico è considerato quello istituito da Mario Bolli ed è sotto la responsabilità dei docenti Marco Maovaz, Antonella Montanucci e Claudia Sfascia. Nel 1996, per il centenario della Dipartimento di Agraria, Alessandro Menghini ha progettato la trasformazione del vecchio orto di San Pietro in Orto Medievale.

                                     

2.1. Struttura Orto botanico

LOrto botanico ha unestensione di circa 26.000 m². Allinterno sono presenti una serra di 700 m² e un fabbricato adibito ad uffici e ad aula didattica. Svolge unimportante funzione educativa per gli studenti e ogni anno organizza mostre, escursioni e corsi di giardinaggio. Quasi tutte le specie dellorto sono collocate secondo criteri filogenetici. In totale, lOrto Botanico e lOrto Medievale comprendono circa 1200 taxa, provenienti dalla flora umbra, da altre regioni italiane e dallestero.

                                     

2.2. Struttura Orto medievale

L’Orto medievale si trova tra le mura della Basilica di San Pietro e sorge nel luogo in cui vi era la peschiera dei monaci benedettini. Il suo punto di riferimento storico è l’Hortus conclusus, un giardino circoscritto da mura dove si coltivavano piante utili per la vita monastica. Nel 1896 venne trasformato nel quarto Orto botanico dell’Università e nel 1996, dietro il progetto di Alessandro Menghini, è stato trasformato in Orto medievale. La planimetria della struttura e la collocazione di alcune piante sono state realizzate sulla base di criteri religiosi e culturali, secondo la concezione simbolista medievale. Il percorso di visita è strutturato in tre parti:

  • lHortus sanitatis e l’Hortus holerorum: le aiuole delle piante medicinali e delle piante alimentari
  • la ricostruzione simbolica del Giardino dellEden;
  • il bosco sacro;
                                     

2.3. Struttura Simbologia

All’interno dell’Orto medievale si può compiere un viaggio ideale attraverso la lettura spirituale della natura che lo compone, tipica delletà medievale. Il percorso è una reinterpretazione del rapporto medievale Uomo-Natura, per cui lorto si presenta come un Hortulus Symbolicus. In particolare vi sono dieci" tappe simboliche" che il visitatore compie man mano che ci si addentra nellorto:

  • la creatività: rappresenta il concetto dellHomo faber che plasma la natura
  • la religiosità: rappresenta lapoteosi del Monachesimo ed è espressa dai chiostri, ricostruzione dellEden, in cui le colonne solo il simbolo della natura oramai ricreata in funzione del ritorno a Dio
  • lo stato primordiale: vi sono richiami al racconto biblico dellorigine dellUomo, dominano lordine e la purezza delle linee, simboleggianti la perfezione originaria del Creato
  • il dominio: si identifica con il podium, il sito panoramico più elevato, dove lo sguardo dellUomo sovrasta il paesaggio, ora sottomesso a lui
  • lestetica: grazie a linee, colori, forme, volumi, archi, capitelli, maioliche luomo esprime la sua sete di Bellezza
  • la comunità: indica lesigenza di vivere in società, con norme, diritti e doveri ed è espressa dal passaggio attraverso la porta medievale ovvero laccesso alla polis e alla vita politica
  • la razionalità: indica la condizione dellHomo sapiens, che si riscatta dallo stato primitivo attraverso la scoperta delle proprietà alimentari e terapeutiche delle piante, lo sviluppo della medicine, dellartigianato ecc.
  • la colpa: si identifica con il bosco, il sito del disordine e delle ombre, in cui luomo nella sua condizione terrestre primitiva nasconde la sua nudità
  • la cultura: rappresenta lHomo magister, che trasmette le proprie conoscenze, ed è rappresentata dallUniversità
  • la santità: trova apice nella Chiesa di San Pietro


                                     

2.4. Struttura Il Giardino dellEden

Il Paradiso terrestre viene rappresentato attraverso due ellissi concentriche di aiuole che simboleggiano lUovo, il divenire. Quella esterna ha come fuochi due alberi simbolici: lAlbero Cosmico una Magnolia glandiflora L., circondato da un cerchio non chiuso, che rappresenta la Vita, il mondo in embrione dal quale si sviluppa il macrocosmo, e lAlbero della Rivelazione un Fico ruminale, anche esso circondato da un cerchio, che invece rappresenta il punto dal quale si sprigiona la Morte spirituale, il Peccato, la Colpa. Lellisse più interna ha al suo centro lAlbero della Luce un ulivo centenario, che rappresenta Cristo risorto e la Nuova Vita. Si trova in un ottagono sopraelevato rispetto al resto del giardino, che rappresenta il Monte, cioè la vetta che luomo medievale si prefigge di conquistare. Dal Monte sgorgano quattro sorgenti che rappresentano i quattro elementi che hanno nutrito lumanità: acqua, latte, miele e vino. Nellellisse interna si possono osservare le prime piante dellorto, suddivise da siepi appena accennate, tipiche del giardino allitaliana: le aiuole che si formano sono dodici, come i segni zodiacali, e al loro interno si trovano esemplari di specie che hanno corrispondenza con il segno. Inoltre lellisse è circondata da quattro corsi dacqua rappresentanti i quattro fiumi dellEden: il Pison, il Gihon, il Tigri e lEufrate.



                                     

2.5. Struttura Il bosco sacro

Il lucus già in età romana era luogo in cui si poteva sostare e meditare. I monaci ne ripresero il carattere sacro per rivivere lo stato eremitico primordiale. Tra le piante che vi sono poste allinterno si ricordano: la palma lalbero della perfezione, il cipresso lalbero della vita spirituale e simbolo di fecondità, il leccio lalbero della Croce, il corbezzolo lalbero delle fragole, per la forma dei suoi frutti, il cedro che ha avuto una fondamentale importanza economica per larea mediterranea medio-orientale, la robinia dalle coste orientali degli Stati Uniti, il vischio pianta della fecondità, il biancospino con spiccate proprietà medicinali, labete lalbero sempreverde analogo al Sole, lagrifoglio che con gli spini salvaguardia dalle forze maligne, lalloro lalbero della gloria, il tiglio lalbero del giudizio, il bosso usato per finalità ornamentali e decorative, il salice con il quale si costruiscono le ceste di vimini, la quercia lalbero della fortezza, il ginko the delleterna giovinezza, il noce albero nefasto dedicato alle divinità infernali.

                                     

2.6. Struttura Hortus Sanitatis e Hortus Holerorum

  • LHortus Sanitatis era la porzione di terreno nei monasteri in cui venivano coltivate le piante medicinali sotto la cura del monacus infirmarius.
  • LHortus Holerorum è lorto delle verdure e corrisponde allappezzamento di terra impiegato per la coltivazione di alimenti da consumarsi freschi o secchi. Accanto allorto delle verdure cè quello della frutta, il Pomarium.
                                     

2.7. Struttura Altri punti di interesse

  • Il Chiostro delle Stelle: chiamato così per la presenza agli angoli di otto forazze stellate. Fu progettato dallarchitetto perugino Galeazzo Alessi
  • La porta medievale chiamata anche porta assisana: rappresentava il termine estremo della via regalis del rione di Porta S. Pietro. Allinterno di questa si trova un bivio formato da un frassino, archetipo dellAlbero-Asse del Mondo: lalbero simboleggia sempre il mistero della verticalizzazione, della crescita verso il Cielo.
  • Il Chiostro Capitolare: venne costruito alla fine del 400 e linizio del 500 dal gruppo dei Maestri settignanesi che lavorarono a S. Pietro per cinquanta anni. Nel 1534 il Chiostro fu dotato di un pozzo, che pesca nella cisterna sottostante.
                                     

3.1. Le specie botaniche Arboreto appenninico

Nellarboreto sono coltivati taxa appartenenti ai generi Quercus, Castanea, Fagus, Populus, Salix. Nel sottobosco sono presenti diverse erbacee spontanee, compresi alcuni taxa della famiglia delle Orchidaceae.

                                     

3.2. Le specie botaniche Specie acquatiche

  • Tra le specie autoctone: l’Isoetes histrix Bory, la Trapa natans, la Menyanthes trifoliata, la Nymphaea alba L., la Salvinia natans, l’Equisetum hyemale, la Nymphoides peltata S. G. Gmel. Kuntze e la Dryopteris thelypteris L. A. Gray.
  • Tra le specie esotiche: l’Eichhornia crassipes, la Pistia stratiotes, la Nelumbo nucifera, la Pontederia cordata L.
                                     

3.3. Le specie botaniche Specie tropicali e subtropicali

  • Nella serra fredda: il Cinnamomum camphora L. J. Presl e il Brachychiton populneum R. Brown.
  • Nella serra calda: Bombacaceae come l’Adansonia digitata L. e la Chorisia speciosa A. St Hil., felci arboree come Alsophila cooperi Hook. ex F. Muell., la Dicksonia antarctica Hook. f., Cananga odorata Lam. Hook. f. & Thomson e la Theobroma cacao L.
                                     

3.4. Le specie botaniche Xerofite succulente

Le xerofite coltivate in serra fredda: l’Euphorbia canariensis L., l’Euphorbia virosa Willd. e l’Euphorbia damarana Leach della famiglia delle Euphorbiaceae; la Bowiea volubilis Harv. ex Hook. f. della famiglia delle Hyacinthaceae; il Pachypodium lamerei Drake della famiglia delle Apocynaceae; lo Xerosicyos perrieri Humbert della famiglia delle Cucurbitaceae; la Didierea procera Drake della famiglia delle Didiereaceae; la Dracaena cinnabari Balf. f. e la Dracaena draco L. della famiglia delle Dracaenaceae; i generi Aeonium, Cotyledon, Crassula, Kalanchoe, Sedum, e Sempervivum, della famiglia delle Crassulaceae; i generi Cereus, Echinocactus, Mammillaria, delle Cactacea.

                                     

3.5. Le specie botaniche Gymnospermae

Tra gli esemplari: Abies, Cedrus, Pinus, Juniperus, Larix, Picea, Taxodium, Metasequoia, Sequoiadendron, il Podocarpus macrophylla D. Don, l’Araucaria excelsa R. Br., l’Araucaria imbricata Pav. e la Torreya nucifera Siebold & Zucc.

                                     

3.6. Le specie botaniche Altre collezioni

Tra le piante ornamentali vi sono: un roseto che mostra la storia della coltivazione del genere Rosa; una collezione di quaranta specie e cultivar di Hydrangea ed una raccolta di cultivar di Pelargonium a foglia profumata. Le specie officinali sono prevalentemente localizzate nell’Hortus sanitatis dell’Orto medievale.