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ⓘ Rivoluzione romena del 1989. La Rivoluzione romena del 1989, anche conosciuta semplicemente come Rivoluzione romena fu una successione di eventi e di proteste c ..




Rivoluzione romena del 1989
                                     

ⓘ Rivoluzione romena del 1989

La Rivoluzione romena del 1989, anche conosciuta semplicemente come Rivoluzione romena fu una successione di eventi e di proteste che, sul finire del 1989, portarono al crollo, in Romania, del regime comunista guidato del dittatore Nicolae Ceaușescu. Le proteste, sempre più violente, raggiunsero il culmine con il processo e lesecuzione di Ceaușescu e della moglie Elena.

Negli altri paesi del blocco comunista dellEuropa orientale il passaggio alla democrazia avveniva in quegli anni in modo pacifico: la Romania fu lunico Stato del Patto di Varsavia nel quale la fine del regime ebbe luogo in modo violento.

                                     

1. Prima della rivolta

Analogamente ai Paesi vicini, nel 1989 la maggior parte della popolazione rumena nutriva un deciso malcontento verso il regime comunista. Ciò nonostante, a differenza di altri Stati dellEuropa dellEst, la Romania non era passata fino ad allora attraverso un processo di de-stalinizzazione. La politica di sviluppo economico di Ceaușescu compresi grandi progetti edili e un rigido blocco delle spese interne destinato a permettere alla Romania di pagare lintero debito pubblico fu considerata responsabile della povertà diffusa in tutto il Paese, anche da elementi vicini al Partito Comunista Rumeno. Nel marzo 1989, infatti, fu pubblicata la Lettera dei Sei, documento elaborato da sei dissidenti contro la politica del dittatore. Parallelamente alla crescita della povertà, aumentava la morsa della polizia segreta Securitate, che rendeva la Romania un vero e proprio Stato di polizia.

A differenza degli altri capi di Stato del Patto di Varsavia, Ceaușescu non seguiva gli interessi sovietici, propendendo al contrario per una politica estera personale. Mentre il leader sovietico Michail Gorbačev avviava una fase di profonda riforma dellURSS Perestrojka, Ceaușescu imitava la linea politica, la megalomania e i culti della personalità dei leader comunisti dellAsia orientale, come il nord-coreano Kim Il-sung. Nonostante la caduta del muro di Berlino e la sostituzione del leader bulgaro Todor Živkov con il più moderato Petăr Mladenov nel novembre 1989, Ceaușescu ignorava i segnali che minacciavano la sua posizione di capo di uno Stato comunista nellEuropa dellEst.

                                     

2. La rivolta di Timișoara

Il 16 dicembre ebbe luogo a Timișoara una manifestazione di protesta al tentativo del governo rumeno di espellere un dissidente ungherese, il pastore riformato László Tőkés. Il pastore aveva recentemente criticato il regime tramite i mass media stranieri e il governo considerò il gesto come un incitamento ai conflitti etnici. Su richiesta del governo, lepiscopato rimosse Tőkés dal sacerdozio, privandolo così del diritto di utilizzare lappartamento legittimamente ottenuto in quanto pastore. Per qualche giorno i fedeli di Tőkés si radunarono intorno alla sua abitazione per proteggerlo. Molti passanti, compresi anche studenti religiosi, si associarono alla protesta, inizialmente senza conoscere i veri motivi e scoprendo solo in seguito che era contro un nuovo tentativo del regime comunista di reprimere la libertà religiosa.

Quando fu evidente che la massa non si sarebbe dispersa, il sindaco Petre Moț dichiarò che avrebbe riconsiderato lespulsione di Tőkés. Ma nel frattempo la folla era notevolmente aumentata e, quando Moț rifiutò di confermare per iscritto la dichiarazione contro lespulsione del pastore, i manifestanti iniziarono a cantare slogan anticomunisti. Le forze dellesercito Miliția e della Securitate, chiamate per bloccare la protesta, nulla poterono di fronte allimponente numero di manifestanti. Alle 19.30 la protesta si era estesa e la causa iniziale stava passando in secondo piano. Alcuni protestanti tentarono di incendiare ledificio che ospitava il comitato distrettuale del Partito Comunista Rumeno PCR. Fu a questo punto che la Securitate rispose con il lancio di lacrimogeni e getti dacqua, mentre la Miliția caricò i manifestanti, procedendo allarresto di diverse persone. La massa si spostò verso la Cattedrale Metropolitana e da qui continuò ad avanzare per le vie di Timișoara, nonostante nuove cariche delle forze dellordine.

Le proteste continuarono anche il 17 dicembre. Alcuni manifestanti riuscirono a penetrare nella sede del comitato distrettuale e gettarono dalle finestre delledificio documenti del partito, brochure di propaganda, scritti di Ceaușescu e altri simboli del potere comunista. Quindi tentarono nuovamente di incendiare ledificio, ma questa volta furono fermati da unità militari. Il significato della presenza dellesercito sulle strade era chiaro: gli ordini provenivano direttamente dallalto, probabilmente dallo stesso Ceaușescu. Nonostante lesercito avesse fallito nel tentativo di ristabilire lordine, la situazione a Timișoara era divenuta drammatica: spari, vittime, risse, automobili in fiamme, TAB che trasportavano forze della Securitate e carri armati. Alle 20.00 si stava ancora sparando tra la Piazza della Libertà e lOpera, specie nelle zone del ponte Decebal, Calea Lipovei e Calea Girocului. Carri armati, camion e TAB bloccavano laccesso alla città mentre gli elicotteri sorvegliavano la zona. Dopo mezzanotte le proteste cessarono. I generali della Miliția Ion Coman, Ilie Matei e Ștefan Gușă ispezionarono la città, che sembrava uno scenario di guerra, con edifici distrutti, cenere e sangue.

Il mattino del 18 dicembre il centro era sorvegliato da soldati e agenti della Securitate in borghese. Il sindaco Moț sollecitò una riunione del Partito allUniversità, allo scopo di condannare il "vandalismo" dei giorni precedenti. Decretò anche lapplicazione della legge marziale, vietando alla popolazione di circolare in gruppi più numerosi di 2 persone. Sfidando i divieti, un gruppo di 30 giovani avanzarono verso la Cattedrale ortodossa, dove fluttuarono bandiere rumene cui era stato tagliato lo stemma comunista. Immaginando di venire crivellati dai fucili della Miliția, i 30 manifestanti iniziarono a cantare Deșteaptă-te, Române! lattuale inno nazionale rumeno, allepoca vietato dal 1947 e la cui esecuzione in pubblico era punita dal codice penale. I militari, raggiunti i giovani, fecero immediatamente partire una raffica di mitra che uccise alcuni di loro, ferendone gravemente altri. Solo pochi fortunati riuscirono a fuggire, mettendosi in salvo.

Il 19 dicembre, gli inviati del governo Radu Bălan e Ștefan Gușă visitarono i lavoratori delle fabbriche di Timișoara, ormai entrati in sciopero, ma fallirono nel tentativo di farli tornare a lavorare. Il 20 dicembre massicce colonne di lavoratori entrarono in città: oltre centomila protestanti occuparono la Piazza dellOpera e iniziarono a urlare slogan anti-governativi. Nel frattempo Emil Bobu e Constantin Dăscălescu furono designati da Elena Ceaușescu il marito si trovava in quel momento in visita ufficiale in Iran per incontrare una delegazione dei manifestanti: di lì a poco il confronto avvenne, ma i due rifiutarono di ascoltare le rivendicazioni del popolo e la situazione rimase immutata. Il giorno successivo, treni carichi di lavoratori delle fabbriche dellOltenia regione storica della Romania meridionale raggiunsero Timișoara: il regime aveva cercato di usarli per affogare la protesta, ma alla fine anche costoro si associarono agli altri manifestanti.

                                     

3. I fatti di Bucarest

Gli avvenimenti di Timisoara, sistematicamente censurati dai mezzi di comunicazione ufficiali, venivano raccontati nei notiziari delle radio Vocea Americii e Radio Europa Libera, diffuse clandestinamente sul territorio rumeno; a spargere la voce contribuirono anche gli studenti che lasciavano la città per tornare a casa durante le festività natalizie.

Esistono vari punti di vista sui fatti di Bucarest che portarono alla caduta del regime Ceaușescu. Uno vuole che una parte del Consiglio Politico Esecutivo CPEx del Partito Comunista Rumeno avesse tentato, fallendo, una fine indolore del regime, similmente a quanto avvenuto negli altri Paesi del Patto di Varsavia, ove la classe dirigente comunista si era dimessa in massa permettendo lo sviluppo dei nuovi governi in modo pacifico. Un altro vuole che un gruppo di ufficiali militari organizzarono con successo una cospirazione contro Ceaușescu. Tanti ufficiali affermarono di aver fatto parte di una simile cospirazione, ma le prove di questo scenario sono assai poche. Le due teorie non si escludono necessariamente a vicenda.

Resta il fatto che il 22 novembre, allorché si era aperto a Bucarest il XIV Congresso del Partito Comunista Rumeno, il presidente sovietico Gorbačev aveva inviato un messaggio di felicitazioni al PCR, nel quale tuttavia auspicava una serie di cambiamenti. Gorbačev, fautore della perestrojka, e Ceaușescu, propugnatore di un sempre più marcato isolamento della Romania, erano fatti per non intendersi: il contrasto tra i due si palesò allorché da Mosca giunse un invito affinché il leader rumeno desse le dimissioni. Il 23 novembre, allorché fu rieletto a capo del PCR e quindi dello Stato con unanimità dei consensi, Ceaușescu rispose duramente a Gorbačev, accusando oltretutto lURSS di ingiustizie perpetrate nei confronti del suo Paese allindomani della fine della seconda guerra mondiale.

La questione di uneventuale dimissione tornò alla ribalta il 17 dicembre 1989, quando Ceaușescu chiese al CPEx di deliberare misure atte a soffocare la rivolta scoppiata a Timisoara. Stando alle testimonianze dei membri CPEx Paul Niculescu-Mizil e Ion Dincă, a questa riunione analogamente a quanto a suo tempo era avvenuto in Bulgaria e in Germania Est, due consiglieri si opposero alluso della forza per la soppressione delle proteste. Per tutta risposta Ceaușescu propose le sue dimissioni e chiese ai membri del CPEx di scegliere un nuovo capo dello Stato. Tuttavia alcuni membri, tra i quali Gheorghe Oprea e Constantin Dăscălescu, gli chiesero di rinunciare alle dimissioni e di esautorare i due membri che si erano opposti alle sue decisioni. Lo stesso giorno però Ceaușescu partì per una visita ufficiale in Iran, lasciando le redini della risoluzione della rivolta di Timisoara nelle mani della moglie Elena e di altri suoi uomini fidati.

Tornato dallIran il 20 dicembre, Ceaușescu trovò la situazione del paese ulteriormente deteriorata. Alle 19:00 fece una dichiarazione in diretta televisiva dalla sede del Comitato Centrale, nella quale etichettò i protestanti di Timișoara come nemici della Rivoluzione Socialista.

Secondo le memorie di un membro delle strutture di allora, dopo la rivolta di Timisoara, un gruppo di generali della Securitate approfittò dellopportunità per scatenare un colpo di Stato nella capitale Bucarest. Latto sovversivo era in preparazione sin dal 1982 e fu inizialmente pianificato per la vigilia di Capodanno; in seguito si decise di anticiparlo per approfittare degli avvenimenti favorevoli. Il capo della cospirazione, il generale Victor Stănculescu, faceva parte della cerchia vicina a Ceaușescu e, secondo varie fonti, convinse il presidente a tenere un comizio pubblico di fronte alla sede del Comitato Centrale, nella piazza Gheorghe Gheorghiu-Dej. Attorno alla piazza vennero segretamente disposte armi automatiche telecomandate, che durante il discorso avrebbero dovuto attivarsi allo scopo di gettare scompiglio tra la folla, mentre dei sobillatori lavrebbero istigata a cantare slogan contro Ceaușescu.

Alle 12:30 del 21 dicembre Ceaușescu si affacciò dal palazzo del Comitato Centrale: nella piazza si era raccolta una folla di 100.000 persone. Nel suo discorso condannò la rivolta di Timisoara, parlò dei risultati della rivoluzione socialista e della "società socialista plurilateralmente sviluppata" della Romania. Il pubblico, tuttavia, ostentò indifferenza: solo le file frontali sostenevano Ceaușescu con applausi. Non servirono ad accendere lentusiasmo neppure lannuncio dellaumento degli stipendi dei lavoratori di 200 lei le continue lodi alle realizzazioni della Rivoluzione Socialista.

Improvvisamente si iniziarono ad udire colpi di arma da fuoco: la folla, a partire dalle file laterali, iniziò ad agitarsi e a tentare di disperdersi. Nel marasma generale, i cospiratori misero in giro la falsa notizia che la Securitate stava loro sparando addosso e che stava iniziando la rivoluzione contro Ceaușescu, chiedendo pertanto a quanti più possibile di unirsi al moto. In breve altre persone accorsero da ogni parte della città in piazza Gheorghiu-Dej, trasformando il raduno nel vero e proprio inizio della rivoluzione contro il dittatore.

Ceaușescu, la moglie e altri ufficiali e membri del CPEx che assistevano al discorso a fianco del Conducător sul balcone, presi dal panico, rientrarono nelledificio. La televisione di Stato, che trasmetteva in diretta il discorso, interruppe le trasmissioni nel tentativo di nascondere lagitazione che ormai stava nascendo.

I coniugi Ceaușescu tentarono disperatamente di riguadagnare il controllo sulla folla urlando al microfono frasi come "Alo, alo" o "State tranquilli ai vostri posti", ma la massa di rivoltosi si era ormai sparsa per le strade di Bucarest, e al contempo nelle altre maggiori città della Romania stavano nascendo ulteriori moti di protesta. La gente urlava slogan anticomunisti e anti-Ceaușescu come "Giù il dittatore!", "Morte al criminale!", "Noi siamo il popolo, giù il dittatore!" o "Timișoara! Timișoara!". Alla fine i protestanti invasero il centro cittadino, da Piazza Kogalniceanu fino a Piazza dellUnione, Piazza Rosetti e Piazza Romena. Sulla statua di Mihai Viteazul in Corso Mihail Kogălniceanu, vicino allUniversità di Bucarest, fu issata la bandiera rumena priva dello stemma comunista.

A mano a mano che passava il tempo scendeva in strada sempre più gente. Presto i protestanti, disarmati e privi di organizzazione, furono fronteggiati da soldati, carri armati, TAB, truppe USLA Unità Speciali per la Lotta Antiterrorismo e ufficiali della Securitate in borghese. Iniziarono a piovere spari dagli edifici, dalle strade laterali e dai carri armati. Molte furono le vittime per fucilazione, accoltellamento, maltrattamento o schiacciate dai veicoli dellesercito. I pompieri indirizzarono contro la massa potenti getti dacqua, mentre la polizia effettuava cariche ed arresti. I protestanti riuscirono a costruire una barricata di difesa davanti al ristorante Dunarea, che resistette fino a mezzanotte, per poi essere abbattuta dalle forze governative. Gli spari si udirono fino alle 3:00 del mattino, quando i superstiti abbandonarono le strade.

Testimonianze dei drammatici eventi furono raccolte e diffuse tramite le foto fatte dagli elicotteri che sorvolavano la zona e da numerosi turisti che si erano rifugiati nella torre dellHotel Intercontinental.



                                     

4. La caduta di Ceaușescu

Nelle prime ore del 22 dicembre Ceaușescu pensò che i suoi tentativi di sopprimere le proteste fossero riusciti. Tuttavia alle 7:00 sua moglie Elena ricevette la notizia che un gran numero di lavoratori di molte piattaforme industriali stavano avanzando verso il centro di Bucarest. Le barricate della Militia che dovevano bloccare laccesso verso la Piazza dellUniversità e la Piazza del Palazzo si dimostrarono inefficaci. Alle 9:30 la Piazza dellUniversità era già colma di persone e i militari inviati per soffocare la rivolta si unirono ai manifestanti.

Alle 10:00, quando la radio stava annunciando lintroduzione della legge marziale e il divieto di circolazione dei gruppi di più di 5 persone, centinaia di migliaia di protestanti si radunarono di propria iniziativa nel centro di Bucarest. Ceaușescu, che aveva provato a rivolgersi alla folla dal balcone del Comitato Centrale, fu accolto da bordate di fischi e improperi. Frattanto alcuni elicotteri lanciarono manifesti nei quali si chiedeva alla gente di non partecipare ai tentativi di sommossa e di tornare a casa a festeggiare il Natale.

La stessa mattina, tra le 9 le 11, il ministro della difesa Vasile Milea morì. Un comunicato diramato da Ceaușescu affermava che Milea era stato giudicato colpevole di tradimento e che si fosse suicidato dopo essere stato scoperto. Unindagine realizzata tramite la riesumazione del cadavere nel novembre 2005 accertò che Milea effettivamente si suicidò, sparandosi con la pistola di un proprio subordinato.

Dopo il suicidio di Milea, Ceaușescu nominò nuovo ministro della Difesa il generale Victor Stănculescu, che dopo una breve esitazione accettò. Stănculescu ordinò alle truppe di ritirarsi e dopo alcune ore, data la criticità della situazione, persuase Ceaușescu a tentare la fuga con un elicottero SA 365 Dauphin. Rifiutando di applicare gli ordini repressivi di Ceaușescu, Stănculescu aveva praticamente realizzato un colpo di Stato militare.

Ceaușescu e sua moglie Elena lasciarono la capitale insieme ad altri due collaboratori di fiducia, Emil Bobu e Tudor Postelnicu. La meta era la residenza di Ceaușescu a Snagov, da cui proseguire per Târgoviște. Il pilota Vasile Malutan, cui uno degli attendenti teneva una pistola puntata alla testa, riuscì però a convincere i passeggeri a scendere prima, informandoli falsamente che la contraerea aveva intercettato lelicottero, minacciando di abbatterlo. La scusa era plausibile, avendo lesercito rumeno chiuso lo spazio aereo sopra il Paese, e i Ceaușescu vennero fatti atterrare presso una fattoria. Quando capirono di essere caduti in trappola, i coniugi Ceaușescu tentarono di fuggire in automobile; inseguiti, furono bloccati da una pattuglia della polizia. I poliziotti trattennero i coniugi Ceaușescu nella volante, attendendo notizie dalla radio circa lesito degli scontri tra forze governative e ribelli. Quando ormai fu chiara la vittoria di questi ultimi, i poliziotti consegnarono il dittatore e la moglie allesercito. Trasportati in una scuola elementare di Târgoviste, il 25 dicembre i due furono processati da un tribunale militare istituito ad hoc e condannati a morte per una serie di accuse, tra le quali il genocidio. La sentenza fu immediatamente eseguita nel cortile delledificio. Il filmato del processo e dellesecuzione furono diffusi il giorno stesso dalla televisione di Stato, ormai sotto il controllo dei ribelli.

                                     

5. Gli ultimi momenti del vecchio regime e linstaurazione di quello nuovo

Dopo la fuga di Ceaușescu dalla sede del Comitato Centrale, a Bucarest si instaurò il caos, preceduto da uno stato di euforia generale. La folla invase la sede del Comitato Centrale e gli uffici degli ufficiali comunisti furono vandalizzati. Laccanimento si concentrò sui ritratti del dittatore le sue opere, scagliati dalla finestra in segno di vendetta e disprezzo. Poco dopo, intorno alle 12:00, la televisione rumena riprese le trasmissioni. Mircea Dinescu, poeta dissidente e Ion Caramitru, attore molto popolare che in seguito diventerà Ministro della Cultura, apparvero accanto a un gruppo di rivoluzionari, annunciando esaltati la fuga del dittatore, per la frase rimasta famosa "Fratelli, abbiamo vinto!" Il caos di Bucarest si diffuse per lintero paese e lulteriore sviluppo degli avvenimenti lasciò successivamente spazio alle più svariate interpretazioni.

In quei momenti avvenivano degli scontri violenti allAeroporto Internazionale Otopeni tra le truppe mandate a combattere una contro laltra. Tuttavia il processo di ripresa del potere della nuova struttura politica, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale CFSN, non era ancora concluso. Le forze considerate leali al vecchio regime assimilate ai "terroristi" aprirono il fuoco sulla folla e attaccarono punti vitali della vita socio-politica: televisione, radio, sedi delle compagnie telefoniche, la Casa della Stampa Libera, gli uffici postali, aeroporti e ospedali.

Durante la notte tra il 22 e 23 dicembre, i cittadini di Bucarest rimasero sulle strade, specialmente nelle zone assediate per lottare e vincere, anche al prezzo della morte di molti giovani contro un nemico pericoloso. Alle 21:00 del 23 dicembre, carri armati e alcune truppe paramilitari andarono a proteggere il Palazzo della Repubblica. Nel frattempo arrivavano messaggi di sostegno da tutto il mondo compresi i vari partiti comunisti, tra cui quello dellUnione Sovietica. Lidentità dei terroristi rimane ancora oggi avvolta nel mistero. Nessuno fu ufficialmente accusato fino ad oggi di atti di "terrorismo" durante la rivoluzione e questo ha sollevato molti sospetti sulla relazione tra i "terroristi" e il nuovo governo.

                                     

6. Conseguenze

I giorni successivi il sostegno morale venne accompagnato dal sostegno materiale. Grandi quantità di alimenti, medicine, vestiti, attrezzatura medica furono mandate in Romania. Nel mondo la stampa dedicò intere pagine o addirittura edizioni speciali alla rivoluzione rumena e ai suoi capi.

Il 24 dicembre Bucarest era una città in guerra. Carri armati, TAB e camion continuavano a sorvegliare la città e circondavano punti problematici per proteggerli. Agli incroci vicini agli obiettivi strategici furono creati posti di blocco stradali; gli spari continuarono in Piazza dellUniversità e nei dintorni. Le "attività terroriste" continuarono fino al 27 dicembre, quando cessarono improvvisamente.

Lex membro della guida del Partito Comunista e alleato di Ceaușescu, prima di cadere nelle disgrazie del dittatore allinizio degli anni ottanta, Ion Iliescu, si era imposto come presidente del Fronte di Salvezza Nazionale FSN, composto principalmente da membri delle seconde file del Partito Comunista, ed esercitò subito il controllo delle istituzioni dello Stato, compresi i mezzi dinformazione come la televisione le radio nazionali. Il FSN usò il controllo della stampa allo scopo di lanciare attacchi in stile propagandistico agli oppositori politici, specialmente i partiti democratici tradizionali, che avrebbero dovuto rifondarsi dopo 50 anni di attività sotterranea. Nel 1990 Ion Iliescu divenne il primo presidente eletto in modo democratico nella Romania del dopoguerra.

La rivoluzione permise alla Romania di ricevere grande solidarietà da parte del mondo intero. Inizialmente gran parte di questa solidarietà fu diretta verso il governo del FSN, ma venne rovinata quando, durante la Mineriada del giugno 1990, i minatori e la polizia risposero agli appelli di Iliescu, invadendo Bucarest e brutalizzando gli studenti e gli intellettuali che protestavano contro linganno della rivoluzione rumena da parte degli ex membri della guida comunista sotto gli auspici dellFSN.



                                     

7. La Romania dopo il 1989

Ion Iliescu rimase una figura centrale della politica rumena, essendo stato eletto per la terza volta presidente nel 2000. La sopravvivenza politica delluomo di fiducia di Ceaușescu ha dimostrato lambiguità della rivoluzione rumena, la più violenta tra quelle del 1989 ma lunica, secondo alcuni, a non aver prodotto sufficienti cambiamenti.

                                     

8. Teoria del colpo di Stato

Da alcune testimonianze si può ipotizzare che i fatti romeni del dicembre 1989 sarebbero stati ben differenti da quelli avvenuti negli altri paesi dellEuropa orientale, perfino opposti. Secondo la teoria del complotto, i generali Stănculescu e Neagoe che ne erano a capo, erano tra i consiglieri di sicurezza più vicini a Ceaușescu, e lo convinsero a tenere un raduno di massa in una piazza in cui erano state posizionate delle armi automatiche comandate a distanza. Durante il discorso di Ceaușescu, le armi vennero azionate e si misero a sparare casualmente sulla folla, mentre agitatori si misero a gridare con dei megafoni contro Ceaușescu. Impaurite, le persone tentarono inizialmente di fuggire. Essendogli stato detto con i megafoni che la repressiva Securitate di Ceaușescu avrebbe sparato su loro e che una "rivoluzione" era in atto, le persone furono convinte a unirsi alla "rivoluzione". Il raduno si trasformò in una dimostrazione di protesta.

La motivazione del presunto colpo di Stato, come può essere desunto dai fatti, sembra complessa. La prima legge abolita senza alcun referendum o legalità dalla nuova leadership fu larticolo della costituzione che impediva alla nazione di contrarre debiti. In quel momento i debiti erano stati tutti ripianati, il che rende più complesso rintracciare i beneficiari di questi nuovi e desiderati debiti: persone, statisti corrotti, o banche internazionali. Anche gli interessi personali vennero serviti, come avvenne anche per il KGB in Unione Sovietica. Si consideri che la Romania era, con Ceaușescu, un paese considerato "ribelle" da Mosca: non aveva partecipato ma anzi aveva condannato linvasione della Cecoslovacchia del 1968; aveva mantenuto rapporti anche con paesi "nemici" ; non aveva boicottato le olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Tuttociò lo poneva sempre più in una condizione non dissimile da quella della DDR del 1953, dellUngheria del 1956, della Cecoslovacchia del 1968, e della Polonia del 1980. Alcuni desumono che Iliescu avesse collegamenti con il KGB, le accuse sono continuate nel corso del 2003-2008, quando il dissidente russo Vladimir Bukovskij, a cui era stato concesso laccesso agli archivi sovietici, dichiarò che Iliescu e alcuni dei membri CFSN erano agenti del KGB, che Iliescu era stato in stretta connessione con Michail Gorbačev sempre da quando si erano presumibilmente incontrato durante il soggiorno di Iliescu a Mosca, e che la rivoluzione rumena del 1989 fu un complotto organizzato dal KGB per riprendere il controllo delle politiche del paese gradualmente perso sotto il regime di Ceaușescu, ossia non una rivoluzione anti-comunista come si suol credere, ma un colpo di stato simile a quello che nel 1980 vi era stato in Polonia, e che successivamente sarebbe accaduto in Urss quindi per riportare la Romania sotto una certa "ortodossia" comunista e filo-sovietica che con Ceaușescu era venuta meno; è utile ricordare difatti, che la Romania in seguito fu, tra i paesi dellex blocco comunista, quello nel quale lapparato politico ed economico comunista continuò a permanere ancora per anni dopo il 1989, subendo una lenta trasformazione anziché repentina la si può paragonare al percorso di abbandono del comunismo dellAlbania e della Mongolia, e solo a partire dalla caduta dellURSS.

Le stesse persone della Securitate nel colpo di Stato si spartirono successivamente tra loro la maggior parte dellindustria rumena. Alcuni dei partecipanti probabilmente la citazione si riferisce a Iliescu erano semplicemente invidiosi della fama di Ceaușescu. In tale ottica, il travisamento di quei fatti da parte degli storici sarebbe dovuto al fatto che si sono inseriti, solo casualmente, nel periodo di sollevazioni anti-comuniste nellest Europeo. La popolazione stessa della Romania probabilmente li ha inizialmente intesi in tal senso, da cui lappoggio dato, per poi solo in un secondo tempo rendersi conto di come in realtà stessero le cose rivolte di Bucarest del 28 gennaio e 14 giugno 1990.

                                     

9. Il numero delle vittime

Il numero dei morti riportato inizialmente dai media decine di migliaia in tutta la Romania, di cui quasi 5000 a Timișoara, oltre che alcune immagini riprese dalla televisione, si rivelarono col tempo come dei falsi, costringendo alcuni quotidiani tra cui Liberation a scusarsi con i lettori per lacriticità con cui erano state riportate le notizie. Le smentite tuttavia non avranno né lo stesso spazio sui media, né ovviamente lo stesso impatto emotivo avuto delle notizie errate date durante la rivoluzione.

Al termine della rivoluzione, secondo i dati del ministero della Salute rumeno, i morti saranno 1104 di cui solo 93 a Timișoara, 20 dei quali avvenuti dopo il giorno della cattura di Ceausescu e 3321 i feriti. Complessivamente la maggior parte delle vittime si avranno comunque a Bucarest con 564 morti di cui 515 dopo il 22 dicembre.

                                     
  • 2000. Nata all indomani della rivoluzione romena del 1989 per contrastare il dominio assoluto del partito postcomunista del Fronte di Salvezza Nazionale
  • della Repubblica di Romania dopo la rivoluzione romena del 1989 il quarto della VI legislatura. Dopo le dimissioni del premier Emil Boc nel febbraio 2012
  • cessò di esistere in seguito alla rivoluzione romena del 1989 scoppiata il mese successivo. Alcuni ex membri del PCR hanno ricoperto alti ruoli politici
  • Di seguito una lista delle legislature della Romania dopo la rivoluzione romena del 1989 RO Camera Deputaților, Camera dei deputati della Romania.
  • in vista delle Elezioni parlamentari in Romania del 1990. In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò il regime di Nicolae Ceaușescu il potere
  • quattordicesimo esecutivo della Repubblica di Romania dopo la rivoluzione romena del 1989 il terzo della VI legislatura. Il governo Ungureanu fu sostenuto
  • costituzionale del 1991 in Romania si è svolto l 8 dicembre 1991. In seguito alla Rivoluzione romena del 1989 che portò al crollo del regime comunista
  • ventitreesimo esecutivo della Repubblica di Romania dopo la rivoluzione romena del 1989 il quarto dell VIII legislatura. Il 10 ottobre 2019 il governo
  • Le Rivoluzioni del 1989 a volte chiamate l Autunno delle Nazioni, furono un ondata rivoluzionaria avvenuta nell Europa Centrale ed Orientale nell autunno
  • Caratteristico di tutto il XX secolo, ma accresciutosi a seguito della Rivoluzione romena del 1989 il fenomeno si è ulteriormente accentuato dopo il 2002, con
  • L Unione del Focolare Rumeno rumeno: Uniunea Vatra Românească è un organizzazione non governativa nazionalista rumena, fondata dopo la rivoluzione romena del