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ⓘ Remigio, magister officiorum. Nel 355 ricopriva la carica di numerarius capo dellamministrazione militare del magister militum delle Gallie, Claudio Silvano, il ..




                                     

ⓘ Remigio (magister officiorum)

Nel 355 ricopriva la carica di numerarius capo dellamministrazione militare del magister militum delle Gallie, Claudio Silvano, il quale si ribellò senza successo contro limperatore Costanzo II; dopo la caduta di Silvano, Remigio fu interrogato con laccusa di peculato.

Tra il 367 circa e il 372 circa, Remigio ricoprì la carica di magister officiorum ovvero capo della cancelleria imperiale dOccidente. In tale ruolo coprì le malefatte del comes Africae Romano, suo parente per matrimonio, che taglieggiava gli abitanti delle province che avrebbe dovuto difendere: Remigio, infatti, presentava allimperatore rapporti falsi, e dunque per lungo tempo Valentiniano ignorò le richieste di aiuto dei suoi sudditi africani. Quando nel 368 gli abitanti della Tripolitana inviarono una delegazione a corte per lamentare presso lImperatore la rovina delle loro terre, causata dalle incursioni dei barbari e dal rifiuto del Comes di intervenire, Romano inviò a Remigio un messo che arrivasse prima della delegazione, pregando il suo parente di far sì che Valentiniano assegnasse a Romano stesso lincarico di indagare le accuse mosse dai Tripolitani; lintervento di Remigio fece sì che la delegazione non avesse effetti concreti. Nel 372, la morte del principe del Mauri Nubel scatenò una guerra fratricida tra i suoi figli; il comes Romano prese le parti di Zammac, ucciso dal fratello Firmo, e inviò una serie di rapporti a corte che venivano letti con favore dallImperatore, mentre le lettere inviate da Firmo erano ritardate o intercettate a causa dellintervento di Remigio a favore del proprio parente.

Poco dopo questi fatti, Remigio fu sostituito nella sua carica da Leone, e si ritirò a vita privata nella propria città natale, Moguntiacum, dedicandosi allattività agricola. Il temuto prefetto del pretorio Massimino, divenuto famoso per aver fatto condannare diversi alti funzionari, alcuni innocenti, decise di indagare sulla condotta di Remigio in occasione dellambasciata dei Tripolitani: fece catturare e torturare Cesario, che era già stato al servizio di Remigio, volendo sapere da lui quanto avesse guadagnato Remigio dai favori che aveva fatto a Romano. Venuto a conoscenza di questo fatto, Remigio decise di togliersi la vita 374 o 375.