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ⓘ Ho visto cose che voi umani. è una frase idiomatica derivata dal monologo pronunciato dal replicante Roy Batty nel film di fantascienza Blade Runner, del 1982, ..




Ho visto cose che voi umani
                                     

ⓘ Ho visto cose che voi umani

Ho visto cose che voi umani. è una frase idiomatica derivata dal monologo pronunciato dal replicante Roy Batty nel film di fantascienza Blade Runner, del 1982, diretto da Ridley Scott e ispirato al romanzo Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick.

Tale frase, che non è presente nel romanzo, nel doppiaggio italiano del film incomincia in realtà in maniera diversa: "Io ne ho viste cose.".

                                     

1. Il monologo

Nel film la frase è lincipit in forma leggermente modificata del monologo di Rutger Hauer doppiato in italiano da Sandro Iovino nei panni del replicante Roy Batty, il quale sotto la pioggia prima di morire afferma amaramente:

Nel documentario della BBC Dangerous Days: On the Edge of Blade Runner, Hauer, il regista Ridley Scott e lo sceneggiatore David Peoples asserirono che fu Hauer a scrivere il monologo. Vi erano precedenti versioni del monologo nella bozza del copione di Peoples; uno comprendeva la frase "I rode on the back decks of a blinker and watched c-beams glitter in the dark, near the Tannhäuser Gate" letteralmente "Ho cavalcato i ponti posteriori di un lampeggiante e visto i raggi C balenare nel buio, vicino alle porte di Tannhäuser". Nella sua autobiografia, Hauer scrisse di avere semplicemente tagliato il dialogo originale scritto di numerose righe, aggiungendo solo "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia" "All those moments will be lost in time, like tears in rain" benché il copione originale, mostrato durante il documentario, prima della riscrittura di Hauer, non menzioni "Tannhäuser Gate".

Quando Hauer recitò la scena, la troupe cinematografica applaudì e alcuni persino piansero, per la potenza del monologo in punto di morte combinata con la fine di estenuanti riprese.

Il monologo è la traccia finale della versione ufficiale della colonna sonora di Blade Runner di Vangelis.

                                     

2. Interpretazione

Il testo del monologo fa riferimento al passato del replicante, durante la sua militanza nei corpi militari speciali extramondo, e il film non fornisce alcun elemento per capire cosa siano i "raggi B" o le "porte di Tannhäuser", che pertanto sono lasciati allimmaginazione dello spettatore. Riguardo ai "bastioni di Orione", lespressione originale inglese è in effetti "the shoulder of Orion" "la spalla di Orione", che è il modo in cui viene talvolta chiamata la stella Betelgeuse α Orionis. Lespressione "c-beams" "raggi C" fu tradotta in italiano come "raggi B" per esigenze di doppiaggio.

In ogni caso è chiaro che Roy sta ricordando la sua partecipazione a eventi spettacolari e si rammarica per il fatto che quelle memorie svaniranno insieme a lui, sottolineando le caratteristiche umanoidi del replicante insieme alle sue capacità artificiali. La gentile evocazione di memorie, esperienze e passioni che hanno guidato la breve vita di Roy ne sottolinea ancora più un lato "umano".

La vita di Roy si chiude con un atto di pietà e compassione nei confronti di Deckard, un atto che innalza moralmente Roy al di sopra delle istituzioni commerciali che lo vorrebbero vedere morto. In questo preciso istante, il film sembra suggerire che nel replicante, capace di vedere sé stesso negli occhi dellaltro, rimane il posto per qualcosa di umano.

                                     

3. Influenza culturale

  • La frase "navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione" è stata utilizzata dal cantautore italiano Jovanotti nella sua canzone E non hai visto ancora niente contenuta nellalbum Lorenzo 2015 CC. del 2015; riadattandola come "astronavi in fiamme al largo dei bastioni di Orione".
  • La frase, subito entrata nella storia del cinema, ha modificato i criteri che venivano usati nella fantascienza sia cinematografica sia letteraria per distinguere fra umani e androidi, spostando la distinzione dal semplice piano fisico a quello cognitivo.
  • Nel linguaggio comune, la frase viene usata principalmente come iperbole, col significato di "ho visto cose a cui è difficile credere", il più delle volte riferito a episodi che vanno oltre i limiti del buon senso o del buon gusto.
  • Lincipit della frase, nella versione inglese, dà il nome allIve Seen Films, festival cinematografico internazionale che si tiene a Milano, fondato da Rutger Hauer.