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ⓘ Storia dellastronomia antica, Bailly. La Storia dellastronomia antica è un saggio storico-speculativo e divulgativo scritto dallastronomo e letterato francese J ..




Storia dellastronomia antica (Bailly)
                                     

ⓘ Storia dellastronomia antica (Bailly)

La Storia dellastronomia antica è un saggio storico-speculativo e divulgativo scritto dallastronomo e letterato francese Jean Sylvain Bailly. Opera iniziale di unimponente tetralogia di lavori sullintera storia dellastronomia, con questo libro Bailly iniziò a delineare la sua concezione della storia, incominciando anche ad elaborare le sue ipotesi sullesistenza di un antichissimo popolo nordico scientificamente sviluppato, che istruì tutti i popoli dellantichità più recente.

Da questopera, inoltre, nacque una interessante corrispondenza epistolare tra lo stesso Bailly e il celebre filosofo Voltaire, che fu pubblicata da Bailly nelle Lettres sur lorigine des sciences.

                                     

1.1. Contesto generale Concezione storica di Bailly

Da Leibniz e da Voltaire Bailly aveva imparato una nuova filosofia della storia. La storia non era più intesa come un mero oggetto di curiosità né come la cronaca di fatti superficiali, ma come fonte profonda di conoscenza e comprensione. Così come era daccordo con i philosophes nei confronti dello scopo didattico dellarte, Bailly era daccordo con loro anche sullo scopo didattico della storia "historia magistra vitae" avrebbe detto Cicerone in quanto essa dava una duplice lezione, insegnando dei buoni precetti da seguire e mostrando anche dei cattivi esempi da non accogliere. Latente nella storia, secondo Bailly, cerano le universali e durature verità che documentavano il progresso delluomo dal momento della sua creazione. Ma nel suo studio della storia, nella sua elaborazione di un percorso storico del progresso scientifico, Bailly voleva applicare la pietra di paragone della semplicità, il rasoio di Occam, cercando sempre quelle che lui definiva le spiegazioni più semplici o più generali, o almeno presunte tali. Tutto questo però nella consapevolezza che non tutto poteva essere "dimostrato come le verità matematiche": non poteva dunque che applicare, in quelle che lui stesso riteneva solo delle ipotesi, la categoria della vraisemblance la verosimiglianza, imparata dallesempio di Leibniz. Lobiettivo era quello di trovare delle "ipotesi storiche" quanto più verosimili possibili, almeno a suo giudizio.

Come nel campo degli studi astronomici precedenti, quindi, Bailly ricercava sempre la spiegazione più semplice e quella che avrebbe coperto più prove storiche possibili. Questo era dunque sia un procedimento di generalizzazione che di semplificazione, anche eccessivo in alcuni casi. A questo punto nello sviluppo del suo pensiero, a Bailly arrivò linfluenza di Court de Gébelin che in generale stava procedendo nella stessa direzione. Per alcuni anni i due lavorarono separatamente, ma lungo linee parallele, sullinterpretazione storica del mito e dellallegoria, alla ricerca di una chiave di lettura sicura per accedere al passato. La storia di Bailly, come quella di Court de Gébelin, voleva essere la storia dellumanità, delle leggi universali più che quella meramente cronologica o degli specifici eventi. Bailly scrisse infatti nellElogio di Molière: "La ricerca delle conoscenze degli antichi è il primo passo di un popolo che marcia verso la luce". Questa è unindicazione di quanto presto, nella sua formazione, questo concetto si stesse formando nella sua mente. Secondo lo storico Burrows Smith, biografo di Bailly: "il suo rispetto per lantichità era esagerato, ed egli fu frequentemente deluso da quella convinzione secondo cui luomo primitivo aveva raggiunto uno stato di conoscenza pari o superiore a quella delluomo moderno". La sua fede professata verso il progresso si qualificava quindi attraverso il sospetto che il progresso consistesse nel ri-raggiungimento di un livello già raggiunto nel remoto passato.

                                     

1.2. Contesto generale La tetralogia sulla storia dellastronomia

Nel 1775 Bailly pubblicò un largo volume in quarto intitolato Histoire de lastronomie ancienne, depuis son origine jusquà létablissement de lécole dAlexandrie. Esso fu seguito nel 1779 da unulteriore opera, stavolta in due volumi, dello stesso formato del precedente, intitolata Histoire de lastronomie moderne depuis la fondation de lécole dAlexandrie jusquà lépoque de 1730. Unaltra opera apparve nel 1782, l′ Histoire de lastronomie moderne, jusquà lépoque de 1782. Queste tre opere, assieme al Traité de lastronornie indienne et orientale, ouvrage qui peut servir de suite à lhistoire de lastronomie ancienne del 1787, costituiscono la tetralogia di Bailly sulla storia dellastronomia. Esse formano insieme un panorama di circa 3000 pagine del lungo e lento sviluppo storico del corpus della conoscenza moderna.

Nonostante le speculazioni immaginative del primo volume e gli errori di fatto dellultimo il lavoro, complessivamente, merita un posto di rilievo nello studio della storia della scienza.

Così ad esempio il critico Sainte-Beuve recensisce lopera di Bailly:

La genesi di questa storia non è immediatamente evidente. Tra i documenti lasciati da Bailly al tempo della sua morte e pubblicati postumi da Michel de Cubières nel Recueil de pièces intéressantes ci sono diversi lunghi estratti dalle Histoire des mathématiques di Jean-Étienne Montucla. Montucla era molto interessato allastronomia come scienza intimamente connessa con la matematica, e diverse centinaia di pagine della sua Histoire, in una serie di digressioni, sono dedicati proprio allo sviluppo di questa scienza, in particolare durante il XVI e il XVII secolo. L′ Histoire di Montucla fu una delle fonti di Bailly per il suo Éloge de Leibnitz nel 1768. Non è improbabile, tuttavia, che Bailly conoscesse questo lavoro già quando esso fu pubblicato dieci anni prima, in quanto quella data corrisponde con i suoi primi studi di astronomia e matematica sotto il suo maestro Nicolas-Louis de Lacaille. Addirittura, Lacaille potrebbe aver suggerito a Bailly questopera come modello da imitare; del resto nel suo Éloge de labbé de Lacaille Bailly osservava che, se fosse vissuto di più "Lacaille avrebbe potuto esse lo storico che è mancato allastronomia". Probabilmente, allora, Bailly sentiva di stare continuando il lavoro del suo maestro.

Un altro fattore che ha probabilmente contribuito allelaborazione di questopera è stato il contatto di Bailly con Guillaume Le Gentil. Sebbene Le Gentil fosse stato lontano da Parigi per un decennio, fu proprio Bailly ad occupare il suo seggio allAccademia delle scienze dal 1763. Dopo il ritorno di Le Gentil, i due lavorarono insieme in veste di osservatori, e Bailly probabilmente fu scosso dallenorme bagaglio di conoscenze antiche che Le Gentil aveva scoperto in India, e a cui lo stesso Bailly fa frequentemente riferimento nelle opere.

Bailly aveva probabilmente accesso alle note manoscritte di Le Gentil, perché egli fa riferimento nell′ Histoire de lastronomie ancienne a "la relazione del suo viaggio che apparirà a breve". Lesempio dell′ Histoire naturelle di Buffon menzionata da Sainte-Beuve sembrerebbe molto importante in considerazione ai rapporti che esistettero tra Bailly e Buffon. Eppure, anche se questo lavoro era apparso già dal 1749 e Bailly aveva avuto modo di entrare in familiarità con esso, si deve sottolineare però che il volume più significativo, Les Epoques de la nature, apparve solo dopo che la linea principale del pensiero di Bailly era già ormai evoluta. Addirittura, un biografo di Bailly, Merard de Saint-Just, suggerisce che il processo di assunzione teorica andò nella direzione opposta e che fu Buffon ad adottare alcune idee di Bailly: "Buffon nelladottare le idee di Bailly non ha avuto voglia di dichiarare che lui gliele doveva. Ciononostante le presenta al pubblico come se fossero le sue". In ogni caso ci sono solo quattro riferimenti a Buffon nell′ Histoire de lastronomie ancienne. Linfluenza di Buffon su Bailly sarebbe stata molto più predominante nelle opere successive, come le Lettres a Voltaire.

Il ritorno di Le Gentil dallIndia coincise con un altro evento letterario in un momento che poteva avere uninfluenza decisiva sul pensiero di Bailly: la pubblicazione della traduzione di Anquetil-Duperron degli Zend-Avesta. Questo libro seguiva strettamente la prima traduzione francese dello Shaster da parte di John Zephaniah Holwell. Assieme servivano per stimolare un crescente interesse verso la cultura orientale e contemporaneamente antica, e gran parte delle informazioni contenute in essi trovò unelaborazione teorica anche negli scritti di Bailly.

È ragionevole supporre, quindi, che Bailly per alcuni anni forse già dal suo primo contatto con Lacaille aveva meditato un lavoro su larga scala relativo alla storia dellastronomia e forse iniziò a compilare delle annotazioni con questo progetto in mente, che poi fu completato dopo la sconfitta nella lotta per la segreteria dellAccademia e il successivo ritiro a Chaillot. Inoltre, in definitiva, il ritorno di Le Gentil e la contemporanea comparsa di diversi testi orientali sullantichità diedero a Bailly la determinazione necessaria per iniziare il suo lavoro partendo dai primissimi inizi della storia dellumanità.

La concatenazione delle circostanze porrebbe, secondo lo storico Burrows Smith, il terminus a quo della composizione, ovvero linizio della stesura, dell′ Histoire de lastronomie ancienne intorno al biennio 1770-1771. Invece la prima menzione di uneventuale Histoire apparve in un mémoire di Bailly del 18 agosto 1773.

                                     

2. Indice dei capitoli

  • VI o Libro: Sullastronomia degli Egizi.
  • V o Libro: Sullastronomia degli antichi Persiani & dei Caldei.
  • Discorso sullorigine dellastrologia.
  • VIII o Libro: Sullastronomia dei Greci nella setta di Pitagora, nella setta Eleatica & sulle opinioni di qualche altro filosofo.
  • IV o Libro: Sui primi tempi dopo il diluvio & sullastronomia degli Indiani & dei Cinesi.
  • III o Libro: Sullastronomia antidiluviana.
  • IX o Libro: Su Platone, Eudosso & i filosofi che li hanno seguiti.
  • VII o Libro: Sullastronomia dei Greci & dei filodofi della setta Ionica.
  • II o Libro: Sullo sviluppo delle prime scoperte astronomiche.
  • Éclaircissemens: Dettagli storici e astronomici.
  • I o Libro: Sugli inventori dellastronomia & sulla sua antichità.
  • Discorso preliminare: Sulloggetto dellastronomia, sulla natura dei suoi progressi & sulla sua utilità
                                     

3. Contenuto

Bailly aveva in mente una descrizione dettagliata del progresso storico dellastronomia a partire dalle prime osservazioni: questo programma completo essenzialmente coinvolgeva nellopera due punti nodali: una discussione attenta e abbastanza tecnica delle varie scoperte e numerosi confronti di una vasta quantità di antiche e moderne osservazioni. Se lautore avesse completamente mescolato queste discussioni con lintero corpo dellopera, allora il libro sarebbe stato troppo tecnico e quindi comprensibile esclusivamente per gli astronomi. Se invece avesse soppresso tutte le discussioni, il libro avrebbe catturato lattenzione soltanto di qualche dilettante interessato, e non dei professionisti del mestiere. Per evitare questo doppio pericolo, Bailly aveva deciso di scrivere un racconto sì allacciato in tutte le sue parti, ma narrando soprattutto la quintessenza dei fatti, scegliendo altresì di posizionare le prove più tecniche le discussioni delle parti meramente congetturali in capitoli separati sotto la denominazione di Éclaircissements.

Nel Discours préliminaire che precede l′ Histoire de lastronomie ancienne, dopo aver sottolineato lutilità generale della scienza astronomica per la cronologia, per la geografia, per la navigazione e per altri campi. Bailly suggerisce che lastronomia è anche unarma del philosophe contro la superstizione e lignoranza e, in un certo senso, un metro di giudizio del progresso della comprensione umana.

La visione di Bailly delluniverso è comparabile alla descrizione dei due infiniti di Blaise Pascal nei Pensées, in cui espone la disproporzione delluomo tra i due infiniti in cui è immerso, ovvero linfinitamente grande e linfinitamente piccolo. Cè da chiedersi se per Bailly l"Essere supremo" non era che una designazione confortante per una serie di principi meccanici che governano ma non spiegano i fenomeni della natura. François Arago nella sua biografia di Bailly scrisse che quando questi aveva detto di voler iniziare dalla vera origine dellastronomia, ci si sarebbe potuti attendere varie pagine di "scritti fantasiosi", ma nessuno si sarebbe preparato per un capitolo ovvero un livre intitolato De lastronomie antédiluvienne in italiano: "Sullastronomia antidiluviana". Questo capitolo non è, tuttavia, così speculativo come si potrebbe supporre dal semplice titolo; è in realtà una ricostruzione ipotetica basata su un esame approfondito delle informazioni disponibili allepoca di Bailly. In questo capitolo Bailly stabilisce quello che sarà uno dei punti fermi del suo intero discorso storico-filosofico: conclude infatti che la conoscenza scientifica del mondo antico, in particolare quella astronomica, non poteva che rappresentare i residui culturali di una civiltà ancora più antica. Bailly infatti scrive: "Quando si considera con attenzione la situazione dellastronomia in Caldea, in India e in Cina, sono più dei detriti che dei veri elementi di una scienza".

Il primo fatto che colpì Bailly fu la prova, quasi universale, che le prime osservazioni registrate dagli astronomi Egizi, Caldei, Persiani, Indiani e Tartari sembravano essere datate entro lo stesso secolo, vicino allanno 3000 a.C. Inoltre, dalle nozioni estremamente avanzate di questa primitiva astronomia, dalle osservazioni accurate, lunghe e scrupolose che tali nozioni presupponevano, e dagli aspetti complementari delle astronomie dei vari popoli dellantichità, Bailly dedusse che doveva esistere una qualche fonte comune di tali conoscenze e ipotizzò che servisse un periodo di sviluppo di almeno 1500 anni prima di arrivare alla elaborazione di tali osservazioni. Lastronomia era per lui:

I punti seguenti rappresentavano bene secondo Bailly la similarità della conoscenza astronomica in tutto il mondo antico:

  • Levidenza che almeno i Tartari e gli Indiani avevano misurato correttamente il moto di precessione delle stelle fisse.
  • Luso universale del sistema sessagesimale di cui conserviamo delle tracce nelluso moderno. Insomma, perché tutti usavano i 360° in un cerchio o 60 minuti in unora?
  • Luso da parte di tutti questi popoli dei corrispondenti periodi di calcolo: 18 anni e 11 giorni per la previsione delle eclissi; 19 anni per le feste e sacrifici soprattutto le Neomeniæ; 600 anni per la riconciliazione dei periodi lunari e solari.
  • Lo zodiaco, comune a tutti i popoli dellEurasia, col suo sistema duale di 12 segni zodiacali e 28 costellazioni.
  • Il fatto che gli Egizi, gli Indiani e i Cinesi usavano tutti i nomi dei sette "pianeti" conosciuti ovvero sole, luna e i cinque pianeti allora conosciuti per indicare i sette giorni della settimana, e li usavano addirittura nello stesso ordine.
  • Lusanza in India, Cina ed Egitto di inserire cinque giorni allanno in un calendario di 360 giorni per un totale di 365 giorni, aggiungendo un giorno supplementare ogni quattro anni con leccezione di un giorno ogni 150 anni il che è sostanzialmente lo stesso piano del moderno anno bisestile.

La convinzione, da parte di Bailly, che la misura corretta della circonferenza della Terra fosse conosciuta nellantichità, il fatto che gli Indiani dicessero di conoscere quindici pianeti, il fatto che avevano descritto con precisione i dettagli della luna non visibili ad occhio nudo, che sapevano che la Via Lattea era composta da singole stelle, e che identificavano correttamente le comete secondo i loro differenti aspetti, sebbene non possedessero nessuno strumento scientifico con cui effettuare tali osservazioni: questi e altri "fatti" Bailly li considerava come prove del fatto che il 3000 a.C. fu "lepoca della rinascita dellastronomia, e non della sua origine".

Per Bailly questa similarità delle conoscenze non poteva che significare che doveva esistere un popolo anteriore ai suddetti con delle "scienze perfezionate", con una "filosofia sublime e saggia", e che - spostandosi nelle terre di tali popoli - li aveva in qualche modo "istruiti", consegnando loro le conoscenze di cui disponevano.

Consapevole delle implicazioni della propria convinzione filosofica nellunicità della verità e nella molteplicità degli errori, Bailly passò ad esaminare ciò che può essere descritto come "linsieme degli errori degli antichi".

Bailly percepiva dunque che le superstizioni, i pregiudizi, i fraintendimenti, le paure, i tabù, le pratiche rituali degli antichi tendevano a confermare lipotesi da lui postulata sulla fonte comune delle conoscenze scientifiche. La naturale curiosità umana, di sicuro, vorrebbe poter individuare questa fonte comune, ma Bailly in un primo momento si muove con molta cautela. Egli sentiva che, laddove la storia non riusciva, le leggende e la mitologia poteva offrire degli indizi importanti. Bailly scrisse: "Dobbiamo rispettare la tradizione senza adottarla interamente; provenissero da Nord, contro il pregiudizio comune secondo cui la Terra fu illuminata e popolato da Sud verso Nord".

Questa idea si era evoluta dal confronto di una serie di opere di fisica, storia naturale, astronomia, viaggi, mitologia e storia. Essa si basava sullaccettazione, da parte di Bailly, della teoria dellorigine della Terra di Buffon e Mairan, secondo cui la Terra sarebbe dovuta essere un corpo estremamente caldo e che, dopo essersi raffreddato, aveva iniziato a solidificarsi prima vicino ai poli, e poi a poco a poco verso lequatore. Anticamente quindi solo le zone polari erano abitabili in quanto parzialmente raffreddate e caratterizzate da un clima temperato mentre la "zona torrida" si doveva estendere su tutto il resto del globo. Secondo questa teoria paleoclimatica quindi, la vita e, e naturalmente anche luomo stesso, non potevano che aver avuto origine alle latitudini settentrionali. A Bailly sembrava di aver trovato conferma di questa teoria nella tradizione mitica e leggendaria che, ne era sicuro, conteneva un qualche nucleo di verità storica. Lo stesso Bailly suggerì che la culla della civiltà poteva trovarsi nei dintorni di Selinginskoi, in Siberia, dove alcune scoperte archeologiche sembravano confermare i suoi sospetti della presenza di tale popolo progenitore nordico.

Bailly scrisse inoltre che spesso attraverso lastronomia è possibile comprendere meglio lorigine di questa tradizione mitica che secondo lui andrebbe cronologicamente riferita al momento della grande migrazione di questo popolo. Infatti egli scrisse: "È alla dispersione degli uomini che si dovrebbe riferire la nascita di queste favole. I geroglifici male interpretati, i racconti esagerati, e il naturale gusto delluomo per il meraviglioso sono le fonti naturali. Possiamo richiamare allastronomia, come ha fatto Court de Gébelin, lorigine di molte di queste favole".

Una corretta interpretazione astronomica di alcune leggende mitiche, secondo Bailly, avrebbe permesso una loro ordinata disposizione sia geografica che temporale; in altre parole secondo Bailly attraverso uno studio più preciso di alcune di queste "storie" comparato con le possibilità astronomiche al variare della latitudine geografica, si poteva comprendere meglio sia dove - ovvero verso quale latitudine - queste storie nacquero e anche quando esse nacquero dando informazioni geografiche e temporali sul popolo da cui esse derivavano.

I principali miti con rilevanza astronomica a cui Bailly fa riferimento sono:

  • Il mito di Giano bifronte, la cui effigie, secondo Macrobio, teneva il numero 300 in una mano e il numero 65 nellaltra, e che doveva aver avuto origine nella stessa latitudine del mito della fenice.
  • Il mito di Ercole e delle Amazzoni, che rappresentano la lotta tra la luce e loscurità durante lequinozio di primavera.
  • Il mito della Fenice comune sia alla mitologia egizia che a quella scandinava, la cui vita di 300 giorni, la cui migrazione verso il sud, la cui immolazione nel fuoco e la cui rinascita a Nord rappresentavano la fenomenologia solare ad una latitudine leggermente più meridionali circa 79° nord di latitudine a nord, dove il sole è assente per soli 65 giorni nel corso dellanno.
  • Il mito di Proserpina, i cui sei mesi sulla Terra e i sei mesi sotto la Terra simbolizzerebbero la scomparsa del Sole nelle regioni polari per la metà dellanno.
  • I miti di Osiride e Adone, la cui morte e resurrezione dopo 40 giorni individuava lorigine di queste leggende circa a 68° nord di latitudine.

Nel corso del lento progresso umano dal Sud verso le regioni polari, Bailly credeva che lastronomia iniziò a fiorire tra il 60° e il 50° nord di latitudine, dove il Sole era visibile quotidianamente, dove lintero Zodiaco poteva essere osservato, e dove la divisione dellanno in quattro stagioni era più pronunciata. Con la stessa ipotesi Bailly cercò inoltre di spiegare come fosse stata possibile una successiva degenerazione delle conoscenze astronomiche tra i popoli dellantichità più recente; la spiegazione trovava riferimento nelle teorie del determinismo geografico: se il clima temperato conduceva ad "una miscela felice di forza e di attività necessaria per far progredire la conoscenza" invece un clima più caldo che le persone avevano trovato nelle nuove regioni più vicine allequatore era più snervante e perciò avrebbe portato ad una diminuzione delle attività intellettuali.

Va detto che Bailly non insistitette troppo sullastronomia antidiluviana; è stato solo alla luce dei suoi ultimi scritti che si sono cominciate a mettere in discussione seriamente le implicazioni dell′ Astronomie ancienne. La sua tesi in questopera è semplicemente questa: che la conoscenza dei vari popoli antichi sembrava superare ampiamente i mezzi che questi avevano a disposizione per acquisire quella conoscenza, inoltre gli aspetti fin troppo simili della loro conoscenza suggeriva con forza lipotesi dellesistenza di una fonte comune, probabilmente nordica, un popolo antecedente con un sistema scientifico già sofisticato, un popolo che Bailly vedeva simboleggiato in Atlantide. Egli fa inoltre riferimento alla teoria di una migrazione umana dal Nord verso il Sud, a causa del raffreddamento terrestre che stava via rendendo inabitabili le zone artiche e si riferisce a tale migrazione solo come una "marcia puramente ipotetica":

Quattro dei nove capitoli livres dell′ Histoire de lastronomie ancienne sono dedicati al soggetto generale dellastronomia antidiluviana; il resto, invece, è dedicato ad un esame approfondito della storia delle osservazioni astronomiche tra i Persiani, i Caldei, gli Egizi e i Greci. Solo venti pagine scarse invece sono dedicate ai Cinesi e agli Indiani, che sono comunque lodati da Bailly per lavanzata tecnologia di cui disponevano e per la diligenza delle loro osservazioni, ma che lo stesso Bailly respinse come "popoli fondatori" della scienza a causa della loro profonda mancanza di una comprensione di base degli argomenti. Bailly scrisse infatti che parevano: "simili a degli stranieri che avevano "catturato" un paio di frasi in una lingua che non comprendevano".

Bailly vedeva i Caldei come "il più sapiente dei popoli dellantichità". Le loro osservazioni ininterrotte per un periodo di circa 2000 anni, la loro conoscenza accurata del moto della Luna e degli effetti della precessione, il loro calcolo del ciclo di Saros, la loro convinzione nel ritorno delle comete, la loro determinazione del periodo sinodico di Giove, e la loro accurata cronologia li collocava, almeno secondo Bailly, ben più vicini, rispetto alle altre civiltà a loro contemporanee, a quel popolo non meglio identificato a cui Bailly faceva riferimento.

Gli Egizi, daltro canto, dovevano la maggior parte delle loro conoscenze astronomiche ai Caldei e agli Indiani, e gradualmente secondo Bailly persero memoria della maggior parte delle conoscenze che questi ultimi possedevano perché essa finì nelle mani di sacerdoti che non se ne occupavano, che smisero quasi del tutto di osservare, e la utilizzavano più per il culto che per usi civili. Nonostante ciò Bally attribuì agli Egizi la scoperta del vero movimento di Mercurio e Venere attorno al Sole. "Hanno però mancato del genio e delle osservazioni necessarie per estendere questa ottima idea al resto dei pianeti".

Anche i Greci erano più "giovani" rispetto ai Caldei in campo astronomico, ed infatti derivarono da questi la maggior parte della loro più precoce conoscenza. La principale preoccupazione astronomica nei primi anni della loro civiltà fu la genesi di un calendario intelligente. Essi in realtà non fecero alcuna osservazione di propria iniziativa per tale scopo, ma introdussero delle correzioni dallestero:

Il primo vero astronomo greco, secondo Bailly, fu Talete di Mileto, fondatore della Scuola Ionica. Lui e i suoi seguaci introdussero lo gnomone, la sfera e lo Zodiaco in Grecia, misurarono il Sole e la Luna, e descrissero correttamente la forma della Terra, ma Bailly insistette sul fatto che ben poco del loro lavoro fosse in realtà originale. "Dobbiamo ripetere che lastronomia della Grecia consiste quasi interamente delle opinioni dei filosofi. Osserviamo pertatnto che, almeno la maggior parte delle osservazioni che sono stati in grado di fare, sono state sepolte nelloblio".

Bailly si riferisce ancor più favorevolmente rispetto a Pitagora, Platone ed Eudosso, questultimo considerato "il più grande astronomo prima di Ipparco". Pitagora, discepolo di Talete, aveva viaggiato in Fenicia, Chaldea, India ed Egitto, ed era ritornato in Grecia insegnando prima a Samo e poi a Cortona; Pitagora pensava che la Terra fosse sferica, che la luna ruotasse e che le comete sarebbero ritornate. Sebbene insegnasse pubblicamente che la Terra fosse al centro delluniverso, privatamente - secondo Bailly - egli credeva che essa si muovesse attorno al Sole. Platone invece, sebbene non fosse propriamente un astronomo, aveva unito le scoperte dei Pitagorei, degli Ionici e degli Eleati e propose quello che secondo lui era il vero scopo dellastronomia: ovvero conoscere "il movimento delle otto sfere", "come le sette sfere ruotano sotto la prima e secondo quale ordine ciascuna di esse completa la propria rivoluzione". Platone sapeva che lastronomia doveva essere fondata sulla matematica e su saldi principi scientifici, e fu il suo amico e discepolo Eudosso di Cnido, che si impegnò a spiegare le cause del moto planetario con linvenzione di una serie di sfere concentriche. La spiegazione era ovviamente assurda, ma Bailly era incline a considerarla comunque come un tassello storico del progresso. Anche Eudosso, tuttavia, non fu un osservatore, e Bailly ripeté anche con lui lo stesso criticismo verso lastronomia greca basata, secondo lui, più sulla dialettica che sulle osservazioni.

La ripetuta critica di Bailly allaspetto speculativo dellastronomia greca - che congettura senza alcuna osservazione - colpisce come una sorta di un gesto di compensazione da parte dello stesso Bailly. Dopo aver indugiato lui stesso su alcune speculazioni piuttosto selvagge, si affretta infatti a ribadire comunque la sua fede nei fatti, "che sono le sole conoscenze". Non ci può essere speculazione teorica secondo Bailly, senza osservazioni, che sono la materia prima dellastronomia. In effetti, tutta l′ Astronomie ancienne di Bailly assomiglia a un dibattito dialettico in cui lo stesso Bailly sostiene prima un lato e poi laltro. Largomento conclusivo in questo dibattito è un discorso sullastrologia giudiziaria, in cui Bailly vede "il motivo encomiabile della ricerca della verità" distorto e pervaso dal materialismo. Egli ritiene che lastrologia non è qualcosa di naturale per i popoli primitivi e non illuminati, ma che è il lavoro cosciente di un popolo sviluppato ma in errore. A questo proposito, egli arriva notevolmente vicino a condannare anche il materialismo del suo secolo.

Bailly sente che il sistema delle monadi di Leibniz cade nello stesso errore del determinismo, ma "Leibniz è stato un filosofo troppo bravo per non sentire limpossibilità di risolvere un tale problema". È curioso che Bailly, che, in molti aspetti, vive lepoca del punto più alto del materialismo settecentesco, sia lo stesso a denunciarlo in un modo che, tra laltro, anticipa Chateaubriand, Joseph de Maistre e altri scrittori della rinascita cattolica nel Romanticismo.



                                     

4. Commenti successivi

L′ Histoire de lastronomie ancienne probabilmente fu pubblicata nellottobre o nel novembre del 1775, in quanto è menzionata nella corrispondenza epistolare di Friedrich Melchior von Grimm di novembre in cui viene detto che è apparsa "solo da pochi giorni".

Lopera fu immediatamente colta al volo da Jacques-Henri Meister, direttore del giornale Correspondance littéraire, come un importante contributo alla letteratura filosofica del giorno. Meister scrisse infatti: "l′ Histoire de lastronomie ancienne di Bailly potrebbe condurci un giorno attraverso le più importanti scoperte sullorigine delle nostre azioni e delle nostre conoscenze". Anche le parti più speculative del libro furono apprezzate: "se anche il suo sistema non è dimostrato, è fondato almeno su un insieme di osservazioni così felicemente accostate che ci sembra impossibile non trovarlo infinitamente probabile".

Inoltre lentusiasmo dello stesso Grimm per il lavoro di Bailly lo portò ad inviare - oppure, secondo altre fonti, persuase Bailly stesso ad inviare - una copia dellopera allimperatrice Caterina II di Russia. Merard de Saint-Just, biografo di Bailly, riporta la notizia secondo cui Caterina rispose donando a Bailly "una scatola doro smaltata e adornata di diamanti". Questa generosità in teoria non fu tanto dovuta allinteresse di Caterina verso lastronomia, quanto invece alla suggestione espressa dallo stesso Bailly nella sua opera secondo cui la culla della civiltà poteva trovarsi nei dintorni di Selinginskoi, in Siberia, dove alcune scoperte archeologiche sembravano confermare i suoi sospetti di un popolo progenitore nordico.

Bailly sì affrettò inoltre ad inviare una copia della sua opera a Voltaire il quale, in una lettera del 15 dicembre 1775, gli riconobbe alcuni meriti:

Voltaire apprezzava le idee di Bailly, ed anche lui credeva che dovesse esistere questo popolo antecedente, però fu abile a trasformare le fonti usate da Bailly contro di lui in difesa degli Indiani, il popolo che lui considerava progenitore di tutti gli altri. Gli Indiani, secondo Voltaire, erano il popolo che "aveva insegnato e aveva ingannato il resto del mondo", dove "insegnare" indica i metodi le idee scientifiche, mentre "ingannare" si riferisce agli errori e alle superstizioni che comunque questo popolo aveva tramandato agli altri. In ogni caso la lettera ha un tono simpatico e comprensivo. Questa ed altre lettere furono pubblicate da Bailly nelle Lettres sur lorigine des sciences, che raccoglievano lintera corrispondenza epistolare intrattenuta tra lastronomo e il celebre filosofo.

L′ Histoire de lastronomie ancienne assieme alle altre opere storiche della tetralogia, furono tradotte in varie lingue e divennero strumenti di studio storiografico di grande rilevanza in tutta Europa. Addirittura anche un giovane Giacomo Leopardi, per quanto riguarda la compilazione della sua Storia dellastronomia, si avvalse in qualche modo del contributo di Bailly: il testo di base fu infatti la Storia dell’astronomia di Bailly, ridotta in compendio dal signor Francesco Milizia, testo tradotto e compendiato dal critico darte Francesco Milizia a partire dalle Histoires di Bailly. Il testo, pubblicato nel 1791, era comunque piuttosto datato, infatti terminava con la scoperta del pianeta Urano da parte di Herschel. Invece il lavoro di Leopardi presentava numerosi ulteriori aggiornamenti, come ad esempio la scoperta dei satelliti Cerere, Pallade, Giunone e della cometa del 1811.