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ⓘ Storia dellastronomia moderna, 1782. La Storia dellastronomia moderna è un saggio storico-scientifico e divulgativo scritto dallastronomo e letterato francese J ..




Storia dellastronomia moderna (1782)
                                     

ⓘ Storia dellastronomia moderna (1782)

La Storia dellastronomia moderna è un saggio storico-scientifico e divulgativo scritto dallastronomo e letterato francese Jean Sylvain Bailly. Terza opera di unimponente tetralogia di lavori sullintera storia dellastronomia, con questo libro Bailly, oltre a continuare a delineare la sua concezione della storia, ripercorre e commenta le principali e più recenti scoperte in campo astronomico fatte nel corso del XVIII secolo, dal 1730 fino al 1782, ovvero lanno stesso in cui il libro fu pubblicato.

                                     

1.1. Contesto generale La tetralogia sulla storia dellastronomia

Nel 1775 Bailly pubblicò un largo volume in quarto intitolato Histoire de lastronomie ancienne, depuis son origine jusquà létablissement de lécole dAlexandrie. Esso fu seguito nel 1779 da unulteriore opera, stavolta in due volumi, dello stesso formato del precedente, intitolata Histoire de lastronomie moderne depuis la fondation de lécole dAlexandrie jusquà lépoque de 1730. Lopera in questione apparve nel 1782, intitolata Histoire de lastronomie moderne depuis la fondation de lécole dAlexandrie, jusquà lépoque de 1782. Queste tre opere, assieme al Traité de lastronornie indienne et orientale, ouvrage qui peut servir de suite à lhistoire de lastronomie ancienne del 1787, costituiscono la tetralogia di Bailly sulla storia dellastronomia. Esse formano insieme un panorama di circa 3000 pagine del lungo e lento sviluppo storico del corpus della conoscenza moderna.

Nonostante le speculazioni immaginative del primo volume e gli errori di fatto dellultimo il lavoro, complessivamente, merita un posto di rilievo nello studio della storia della scienza.

È ragionevole supporre che Bailly per alcuni anni forse già dal suo primo contatto con Lacaille aveva meditato un lavoro su larga scala relativo alla storia dellastronomia e forse iniziò a compilare delle annotazioni con questo progetto in mente, che poi fu completato dopo la sconfitta nella lotta per la segreteria dellAccademia e il successivo ritiro a Chaillot. Inoltre, in definitiva, il ritorno di Le Gentil e la contemporanea comparsa di diversi testi orientali sullantichità diedero a Bailly la determinazione necessaria per iniziare il suo lavoro partendo dai primissimi inizi della storia dellumanità.

La concatenazione delle circostanze porrebbe, secondo lo storico Burrows Smith, il terminus a quo della composizione, ovvero linizio della stesura, dell′ Histoire de lastronomie ancienne intorno al biennio 1770-1771. Invece la prima menzione di uneventuale Histoire apparve in un mémoire di Bailly del 18 agosto 1773.

                                     

2. Contenuto

Nel 1782 apparve la seconda e ultima opera della serie sull′ Histoire de lastronomie moderne. Diversamente dalla prima opera, ovvero l′ Histoire de lastronomie moderne depuis la fondation de lécole dAlexandrie jusquà lépoque de 1730, pubblicata in due volumi in quarto nel 1779, essa è invece costituita da tre volumi. I primi due volumi in realtà sono identici ai due volumi dellopera del 1779; a questi è stato aggiunto un terzo volume inedito e originale che copre gli anni tra il 1730 e il 1782.

                                     

2.1. Contenuto Primi due volumi

Sono una ripubblicazione identica dei due volumi dellopera precedente. In essi Bailly continua a delineare la sua concezione della storia, ripercorrendo e commentando le scoperte in campo astronomico dallAntica Grecia fino alletà moderna precisamente fino al 1730.

                                     

2.2. Contenuto Terzo volume

Se si considera il terzo volume singolarmente allora questa è lopera più breve tra le quattro che compongono la tetralogia di Bailly sulla storia dellastronomia. Solo due dei sei capitoli del terzo volume in effetti sono dedicati al progresso dellastronomia in tale periodo, il resto dellopera invece comprende: delle disquisizioni sulla matematica; la presentazione delle generali congetture sulla forma delluniverso; una confutazione dellarticolo di Charles Francois Dupuis sulle costellazioni; e un epilogo riassuntivo in cui Bailly dà uno sguardo allindietro sul terreno teorico già coperto e azzarda alcune osservazioni sul futuro dellastronomia. Il punto di partenza di questopera è il punto finale della precedente, ovvero la preminenza della dottrina newtoniana.

Di conseguenza Bailly si preoccupa della perfezione dei principi newtoniani mostrata da migliori osservazioni, migliori misure, strumenti più sottili e, soprattutto, dal campo, in estensione, della matematica. Tra le realizzazioni del secolo egli elenca:

  • la conferma della teoria delle comete di Edmond Halley;
  • la determinazione accurata della dimensione e della forma della Terra attraverso delle misurazioni effettuate in Lapponia, Francia, Perù e Sud Africa;
  • il rapido sviluppo in Inghilterra di strumenti per la navigazione, in particolare attraverso gli orologi di Harrison;
  • linvenzione delle lenti acromatiche.
  • gli enormi passi in avanti fatti nel determinare correttamente il moto dei pianeti e dei satelliti ambito al quale lo stesso Bailly aveva contribuito;
  • gli studi di Bouguer, di Mayer e Halley sulla rifrazione atmosferica;
  • le misurazioni della gravitazione in piccoli corpi fatte da Pierre Bouguer e Nevil Maskelyne;

Ovviamente Bailly tratta numerosi altri aspetti importanti dei progressi fatti dallastronomia nel suo secolo, ma, a suo giudizio, i maggiori passi in avanti sono stati compiuti nellapplicazione della dinamica e del calcolo integrale allastronomia.

I progressi in matematica fatti da uomini come Eulero, Clairault e dAlembert affrettarono la soluzione di alcuni tra i più difficili e delicati problemi astronomici, come, ad esempio, il problema dei tre corpi. Limmaginazione di Bailly fu colpita dalla scoperta, fatta da William Herschel nel marzo del 1781, di quello che sarebbe diventato il settimo pianeta, Urano, e comprese subito le sue implicazioni:

Una tale visione porta inevitabilmente a delle speculazioni sulla natura ultima delluniverso. Bailly pone ma non tenta di rispondere alcune delle domande che hanno a lungo disturbato i pensatori e che continuavano ad occupare un buon numero di pagine della letteratura scientifica a lui contemporanea. Perché i pianeti e i loro satelliti ruotano nella stessa direzione sullo stesso piano generale? Perché i pianeti ruotano nella direzione del loro moto di rivoluzione? Qual è la causa delle novae e delle nebulose? Qual è il moto del sistema solare? Che cosa lo ha messo in moto? Cosè la gravità? "Questa forza, questa attrazione è per caso un effetto di una causa primordiale?". Bailly è convinto comunque che un certo numero di segreti della natura saranno definitivamente svelati:

Questo passaggio, da un punto di vista strettamente filosofico, è un notevole esempio della riabilitazione settecentesca delle passioni e si è ancora più stupiti di trovare tali nozioni favorevolmente recensiti anonimamente nell′ Année littéraire dove si legge: "Rendiamo grazie al signor Bailly per aver aperto i cieli invertendo il muro di bronzo elevato da unarroganza pedantesca".

Il lettore moderno, così come il recensore del XVIII secolo, comunque, è in grado di vedere almeno un difetto in questultimo volume dell′ Histoire de lastronomie moderne. Il difetto è la troppo lunga confutazione che Bailly fa della Mémoire sur lorigine des constellations et sur lexplication de la fable di Dupuis. Il sistema di Dupuis è infatti tanto semplice quanto improbabile. Egli trovava nel sorgere e nel tramontare delle stelle principali una presunta chiave interpretativa per gli eroi le eroine della mitologia, la loro genealogia, le loro avventure, i loro temperamenti, ecc. Insomma Dupuis era convinto che la mitologia avesse principalmente unorigine astronomica e che tramite lastronomia si potessero spiegare i miti. Bailly invece era ancora ansioso di dimostrare, come aveva già fatto nelle opere precedenti, che al contrario il mito aveva principalmente unorigine storica, e che i personaggi le leggende mitiche avevano comunque un fondo di verità. Bailly inoltre era in particolare disaccordo con la cronologia di Dupuis basata sul dodici segni dello Zodiaco che questi aveva presentato nella sua Mémoire explicatif du Zodiaque, chronologique et mythologique.

Il quinto capitolo dellopera è dedicato invece ad una rielaborazione dei suoi punti di vista dell′ Histoire de lastronomie ancienne e delle Lettres sur lorigine des sciences, legati a degli spunti sullastronomia dellantico popolo progredito scientificamente di cui aveva già parlato nelle altre opere e dal quale, secondo lui, discendevano tutte le più importanti civiltà dellantichità. Oltre a questo capitolo, Bailly spende poco più di due o tre pagine sul tema della preistorica età delloro di cui parla diffusamente invece nelle opere precedenti e successive. Nellepilogo riassuntivo, discutendo i progressi fatti dallastronomia, egli riafferma la sua fede in "unastronomia che è stata perfezionata, poi distrutta e dimenticata" e nella rinascita che avvenne in Cina e a Babilonia "ai tempi della fondazione dei nuovi imperi".

Egli non suggerisce, tuttavia, che quella prima astronomia era "perfezionata" nella stessa misura dellastronomia del XVIII secolo, ovviamente. Anzi, afferma categoricamente che ciò non era vero:

Bailly, infine, termina la sua monumentale opera sulla storia dellastronomia moderna con una nota ottimistica sul progresso dellumanità e sulla perfettibilità delluomo.



                                     

3. Giudizi successivi

Bailly esercitò una certa influenza sugli uomini del suo tempo, basti pensare a Joseph de Maistre, André Chénier, Madame de Stael e altri personaggi come lo stesso Napoleone. In un passaggio del poeta Chénier vi è forse unillustrazione della teoria preferita di Buffon secondo cui "lo stile è luomo stesso". Unintera generazione stava per familiarizzare con queste parole sulla figura di Bailly le sue idee:

Ovviamente non tutti i contemporanei erano daccordo sulle sue ipotesi paleostoriche e preistoriche. Il quinto capito, quello in cui disquisisce sullastronomia di un presunto popolo antichissimo, e ormai dimenticato, che aveva istruito tutti gli altri, gli attirò infatti notevoli critiche negative, soprattutto da parte degli ambienti del clero più bigotti che non accettavano ipotesi storiche diverse dalla tradizione sacra imposta dalla Bibbia. Lanonimo recensore dell′ Année littéraire scrisse: "Fa arrabbiare vedere uno scrittore, anche degno, rinnovare delle opinioni avverse alla tradizione sacra e al sentimento degli storici profani".

Lo stesso Jérôme Lalande cioè dal "partito" dei philosophes, che era suo amico, finisce in qualche modo per criticarlo, almeno leggermente, nell′ éloge che gli dedicò dopo la morte: