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ⓘ Bear Stearns. The Bear Stearns Companies, Inc. è stata una banca dinvestimento statunitense attiva a livello globale nei settori dei servizi finanziari, fondata ..




Bear Stearns
                                     

ⓘ Bear Stearns

The Bear Stearns Companies, Inc. è stata una banca dinvestimento statunitense attiva a livello globale nei settori dei servizi finanziari, fondata nel 1923 a New York.

A partire dal 2007 fu pesantemente coinvolta nella crisi dei subprime a causa della sua forte esposizione in titoli e strumenti derivati garantiti da mutui ipotecari, il cui valore crollò a seguito dello scoppio della bolla immobiliare e della crescente insolvenza dei mutuatari statunitensi. Le enormi perdite finanziarie sofferte da Bear Stearns portarono, nel marzo del 2008, al crollo della quinta maggiore banca dinvestimento degli Stati Uniti e alla sua successiva acquisizione da parte di JPMorgan Chase.

Si trattò del primo grande fallimento bancario occorso nella crisi finanziaria innescata dal crollo dei mutui subprime. Circa sei mesi dopo analoga sorte afflisse Lehman Brothers, il che portò allimplementazione del piano di salvataggio TARP Troubled Asset Relief Program da parte del governo americano per mettere in sicurezza il sistema finanziario del paese.

                                     

1. Storia

Bear Stearns venne fondata a New York il 1º maggio 1923 da Joseph A. Bear, Robert B. Stearns e Harold C. Mayer con un capitale sociale di 500 000 dollari. Inizialmente attiva soprattutto sul mercato azionario, la società superò il crollo di Wall Street del 1929 senza tagliare posti di lavoro e nel 1933 aprì la sua prima filiale a Chicago. La prima sede allestero fu aperta nel 1955 ad Amsterdam.

Nel 1985 la società venne quotata sulla Borsa di New York e tra i suoi clienti annoverava corporazioni, istituzioni pubbliche, governi e singoli individui. I servizi offerti includevano finanza aziendale, fusioni e acquisizioni, investimenti istituzionali, gestione del rischio e vendita dei prodotti fixed-income, scambio di valuta, trading e ricerca, derivati, futures e risparmio gestito. Attraverso la sussidiaria Bear Stearns Securities Corp. offriva servizi di compensazione a livello globale, tra cui il prestito titoli.

Il quartier generale della società era situato al 383 di Madison Avenue, a Manhattan. Nel 2007 Bear Stearns impiegava 15 500 dipendenti in tutto il mondo ed aveva filiali ad Atlanta, Boston, Chicago, Dallas, Denver, Houston, Los Angeles e San Francisco e sedi estere a Londra, Pechino, Dublino, Francoforte, Hong Kong, Lugano, Milano, San Paolo, Mumbai, Shanghai, Singapore e Tokyo.

Nel 2007, agli albori della crisi che avrebbe segnato la sua fine, Bear Stearns fu individuata da unindagine di Fortune come seconda società di intermediazione mobiliare più ammirata dagli addetti ai lavori, in termini di talento della forza lavoro, qualità della gestione del rischio e innovazione imprenditoriale.

                                     

1.1. Storia Le origini del fallimento: la crescente esposizione sul mercato subprime

Negli anni precedenti il fallimento, Bear Stearns fu particolarmente attiva nel processo di cartolarizzazione - cioè la trasformazione dei crediti in titoli scambiabili sul mercato - ed emise grandi quantità di asset-backed security, in gran parte costituite da obbligazioni garantite da mutui ipotecari propriamente denominate mortgage-backed securities o mbs e da altri strumenti finanziari costruiti su di esse, come le collateralized debt obligation o CDO un titolo costituito da tranche impacchettate di diverse obbligazioni. Nel corso del 2006 e del 2007 la banca aumentò notevolmente la propria esposizione in questo mercato.

La crescente domanda di mutui da cartolarizzare e rivendere agli investori portò ad esigere requisiti meno restrittivi per la loro concessione. A partire dal 2005 crebbe il numero dei mutui che venivano accesi senza verifiche sul reddito dei mutuatari o con una documentazione insufficiente e in gran parte erano a tasso variabile 2/28. Le obbligazioni ipotecarie create e rivendute dalle banche di Wall Street erano quindi garantite da panieri ipotecari sempre più scadenti e rischiosi. Un numero crescente di tranche obbligazionarie rischiose rating BBB e difficili da piazzare sul mercato venivano impacchettate e rivendute sotto forma di cdo, cui le agenzie di rating attribuivano quasi per intero un rating AAA; ciò consentiva a chi emetteva cdo di piazzare le obbligazioni più scadenti sotto lapparente forma di investimenti sicuri.

Al novembre del 2006, la società possedeva un capitale di 66.7 miliardi di dollari e asset per un valore complessivo di 350.4 miliardi. Un anno dopo, nonostante i segnali negativi sul mercato subprime, Bear Stearns annoverava nel proprio portafoglio strumenti finanziari derivati per un importo nozionale di circa 13 400 miliardi di dollari, di cui 1 880 registrati come contratti di futures e opzioni. Gli asset a questo punto ammontavano a 395 miliardi a fronte di una capitalizzazione societaria pari a circa 11.1 miliardi, vale a dire un rapporto dindebitamento di 35.6 a 1. Poiché gli asset che determinavano un rapporto dindebitamento così elevato erano in gran parte illiquidi e potenzialmente privi di valore, la fiducia di investitori e creditori diminuì repentinamente, per poi evaporare di colpo nel momento in cui Bear Stearns fu costretta a rivolgersi alla Federal Reserve Bank di New York per arginare il rischio di controparte che avrebbe fatto seguito ad una liquidazione forzata degli asset.

                                     

1.2. Storia Linizio della crisi: timeline del crollo

I prodromi della crisi si manifestarono nella seconda metà del 2006, quando la bolla immobiliare scoppiò e i prezzi delle case statunitensi cominciarono a diminuire. Quando scattarono i tassi variabili a due anni dalla sottoscrizione dei mutui, un numero crescente di mutuatari con basso merito di credito si ritrovò nellimpossibilità di rifinanziare il proprio mutuo e andò in default. Dallinizio del 2007 titoli e derivati garantiti da panieri ipotecari sempre più traballanti cominciarono a svalutarsi.

Il 24 maggio la banca daffari concorrente Goldman Sachs rivide al ribasso le stime dei ricavi trimestrali di Bear Stearns, citando la crescente preoccupazione dei mercati circa la pesante esposizione della società nel settore dei mutui ipotecari cartolarizzati. Tra giugno e luglio crollarono i due hedge fund che investivano per conto di Bear Stearns in obbligazioni garantite da mutui subprime, portando alla dimissioni del vice-presidente della banca, Warren Spector, il 5 agosto seguente. Il giorno dopo le azioni di Bear chiusero a poco meno di 114 dollari, facendo registrare un calo del 33% rispetto alla quotazione di gennaio. Il 17 agosto la società tagliò 240 posti di lavoro nelle unità dedicate alla gestione dei mutui ed altri 300 allinizio di ottobre.

Il 22 ottobre Bear Stearns concluse un accordo per uno scambio di azioni con China International Trust and Investment Company CITIC, la più grande banca dinvestimento della Cina. CITIC avrebbe versato 1 miliardo di dollari per acquisire il 6% delle azioni di Bear, la quale si impegnò a versare la medesima cifra per rilevare il 2% della società cinese. Il 7 dicembre linvestitore britannico Joe Lewis, che tre mesi prima aveva acquisito il 7% di Bear Stearns per 860 milioni di dollari, incrementò ulteriormente la propria partecipazione azionaria portandola fino al 9.4%, lasciando intendere che a suo parere le azioni della banca fossero sottovalutate.

Il 20 dicembre, tuttavia, la banca registrò il primo passivo trimestrale della sua storia. Le perdite furono quasi quattro volte superiori alle previsioni degli analisti e comprendevano una svalutazione di 1.9 miliardi di dollari degli asset legati ai mutui ipotecari. Venne anche comunicato che i dirigenti non avrebbero percepito alcun bonus le azioni di Bear chiusero in ribasso a 91.42 dollari, un valore quasi dimezzato rispetto alla quotazione di inizio anno. Il 7 gennaio, sotto la crescente pressione dei mercati, si dimise lAD James Cayne, in carica dal 1993. Lo sostituì Alan Schwartz, che assunse anche la carica di presidente. La quotazione di Bear era nel frattempo scesa a 71 dollari per azione.

Il 14 febbraio venne reso noto che CITIC stava rinegoziando i termini dello scambio di azioni definito in ottobre, a causa del vistoso calo sofferto dalle azioni di Bear Stearns dal momento della sottoscrizione dellaccordo. Il 7 marzo le azioni di Carlyle Capital Corporation, un hedge fund da 22 miliardi di dollari di cui il gruppo Carlyle deteneva il 15%, furono sospese sulla Borsa di Amsterdam. Carlyle Capital era pesantemente esposto in titoli garantiti da mutui subprime e aveva ricevuto crescenti richieste di integrazione dai suoi prestatori. Il 13 marzo il fondo crollò le azioni Bear Stearns persero il 17% a causa dei timori degli investitori circa lesposizione della banca nei confronti del gruppo Carlyle. LAD Alan Schwartz dichiarò che "il bilancio patrimoniale non si è affatto indebolito".



                                     

1.3. Storia Salvataggio pubblico e acquisizione da parte di JPMorgan Chase

Il 14 marzo, il giorno successivo al crollo di Carlyle Capital Corporation, Bear Stearns si ritrovò fortemente a corto di liquidità - dal 10 marzo le riserve erano scese da 18 miliardi di dollari a 2 miliardi - a causa della crisi di fiducia dei mercati nei suoi confronti, la quale portò alla fuga di clienti, partner commerciali e investitori. La banca, inoltre, cominciò ad essere presa di mira dai venditori allo scoperto. JPMorgan Chase e la Federal Reserve Bank di New York, guidata da Timothy Geithner, giunsero in soccorso della società di 383 Madison Avenue, le cui azioni persero un ulteriore 50% e chiusero a poco più di 30 dollari, circa un terzo del prezzo obiettivo medio registrato allapertura delle contrattazioni.

La soluzione trovata prevedeva che JPMorgan Chase acquisisse una Bear Stearns liberata dagli asset più scadenti e rischiosi. Venne creata una società con lo specifico scopo di acquistare 30 miliardi di titoli tossici presenti nel portafoglio di Bear per "ripulirne" i libri contabili e rendere la banca più appetibile per lacquisizione; JPMorgan Chase si assunse la responsabilità del primo miliardo di perdite, mentre la Federal Reserve avrebbe garantito i restanti 29.

Due giorni dopo JPMorgan Chase accettò di rilevare la banca concorrente ad un prezzo di 2 dollari per azione - ovvero 236 milioni per acquisire lintera società - pari a circa un terzo della quotazione di ingresso in Borsa del 1985, una valutazione estremamente ribassata per titoli che venivano scambiati a 170 dollari fino allanno precedente e a 90 dollari appena tre mesi prima. Con la prospettiva della bancarotta, lamministratore delegato Alan Schwartz accettò laccordo ma un potente gruppo di azionisti, tra cui il già citato Joe Lewis, si preparò ad intentare causa. Il 17 marzo le azioni Bear chiusero a 4.81 dollari contro un prezzo obiettivo di 2 dollari, segnalando che i mercati si aspettavano lintervento di un nuovo compratore o comunque un miglioramento dellofferta.

Il 24 marzo, dopo lintervento nelle trattative da parte della Federal Reserve e del Dipartimento del Tesoro americano, JPMorgan Chase aumentò lofferta a 10 dollari per azione, superando in tal modo lopposizione degli azionisti che ratificarono laccordo il 29 maggio seguente, mettendo fine a 85 anni di Bear Stearns come società indipendente. Nel gennaio del 2010 cessò definitivamente lutilizzo del marchio Bear Stearns allinterno delle divisioni di JPMorgan Chase.

Il presidente della Securities and Exchange Commission, Christopher Cox, dichiarò che il crollo di Bear Stearns fu dovuto "ad una mancanza di fiducia, non di capitali", situazione che fu aggravata dai rumors sui problemi di liquidità della banca e che portò diversi operatori di mercato a rifiutarsi di prestarle denaro, nonostante Bear potesse ancora offrire garanzie di qualità. Il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke, difese il salvataggio di Bear Stearns affermando che il fallimento della banca avrebbe avuto gravi conseguenze sia sulleconomia reale che sui mercati finanziari, anche se le polemiche suscitate dallintervento pubblico avrebbero influenzato, in settembre, latteggiamento governativo nei confronti di Lehman Brothers.

                                     

2. Struttura societaria antecedente al crollo

Amministratori delegati

  • Salim L. Lewis: 1949–1978
  • Alan C. Greenberg: 1978–1993
  • Alan Schwartz: 2008-crollo
  • James Cayne: 1993–2008

Azionisti

Principali partecipazioni azionarie in Bear Stearns al dicembre 2007:

  • Janus Capital Management – 2.34%
  • State Street – 3.01%
  • Barrow Hanley Mewhinney & Strauss – 9.73%
  • Private Capital Management – 4.49%
  • The Vanguard Group – 2.67%
  • Joseph C. Lewis – 9.36%
  • Barclays Global Investors – 3.10%
  • Legg Mason Capital Management – 4.84%
  • Morgan Stanley – 5.37%
  • James Cayne – 4.94%