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ⓘ Battaglia della Montagna Bianca. La battaglia della Montagna Bianca fu combattuta l8 novembre 1620 e rappresentò uno scontro decisivo nel contesto della fase bo ..




Battaglia della Montagna Bianca
                                     

ⓘ Battaglia della Montagna Bianca

La battaglia della Montagna Bianca fu combattuta l8 novembre 1620 e rappresentò uno scontro decisivo nel contesto della fase boema della Guerra dei trentanni. Essa si svolse su una collina vicino a Praga, tra le forze cattoliche dellImperatore Ferdinando II e della lega cattolica le truppe della Confederazione boema di Federico V del Palatinato. Fu la prima importante sconfitta protestante nella guerra e mise fine per secoli alla lotta per lindipendenza della Boemia, intrecciata attorno a quella per la libertà di culto protestante.

                                     

1. Eventi che condussero alla battaglia

Dopo la defenestrazione di Praga gli insorti ottennero alcuni limitati successi, ed elessero a Re di Boemia lelettore del Palatinato Federico V. Un tentativo di assedio di Vienna da parte dei Boemi venne tuttavia sventato con la battaglia di Záblatí, che costrinse il comandante dei ribelli, il conte Thurn, a levare lassedio. Dopo questo episodio le sorti del conflitto volsero a totale sfavore degli insorti, che vennero attaccati da più direzioni: le forze imperiali le forze della Lega Cattolica, sotto il comando del conte di Tilly, avanzavano rispettivamente nella Bassa e Alta Austria, mentre da nord Giovanni Giorgio di Sassonia invadeva la Lusazia. Le forze della Lega e dellImperatore si riunirono in Boemia, e si prepararono ad affrontare le truppe boeme, al cui comando cera Cristiano di Anhalt.

                                     

2. Svolgimento della battaglia

I Paesi Bassi fornirono ai cechi appoggio sotto forma di un reggimento di fanteria e del comandante di talento Ernst von Mansfeld. Tuttavia, a questo non seguì nessun ulteriore aiuto da parte dei protestanti, motivo per cui i cechi si trovarono ad operare isolatamente.

Cristiano di Anhalt, al comando di circa 21.000 uomini tra i quali 10.000 ungheresi inviati da Bethlen Gábor e 8.000 portati dallo stesso principe dAnhalt, si era attestato su una solida posizione difensiva sulle pendici di una collina che bloccava la strada per Praga e non poteva sperare nellinvio di altri rinforzi al di là di quelli di cui poteva disporre tra i boemi. Le sue forze erano protette sul fianco destro da una dimora di caccia chiamata Villa Stella.

Le truppe cattoliche, formate dal congiungimento delle truppe imperiali del conte di Buquoy e dellesercito della lega composto prevalentemente da forze mercenarie comandato dal nobile vallone Tilly, erano tuttavia numericamente superiori circa 29.000 uomini, oltre che meglio armate e addestrate. Un ulteriore colpo alle forze ceche venne dal tradimento di von Mansfeld, che, corrotto dagli Asburgo, si rifiutò di assumere il comando.

Mentre i boemi cominciarono a trincerarsi sullaltura, lesercito cattolico si spinse in avanti ad assalire le formazioni di questi ultimi. Allinizio la cavalleria del principe Cristiano di Anhalt riuscì a contrastare la prima offensiva nemica, ma lapparente temporaneo equilibrio tra i due eserciti fu sconvolto dal nuovo attacco dei cattolici, tra i quali bavaresi e valloni, che riuscirono a mettere in fuga gli ungheresi. Lo scontro si risolse definitivamente a favore delle forze cattoliche quando anche la fanteria boema cedette allavanzata dellesercito nemico, consentendo lingaggio anche dei reparti imperiali. Lintera artiglieria dellesercito di Federico V, consistente in 10 cannoni, cadde nelle mani del nemico.

Lesercito di Tilly si avventò sui protestanti al grido di "Santa Maria!". Con le forze protestanti che andavano costantemente diminuendo, a causa delle ritirate dei reparti e delle perdite, Tilly e i suoi uomini spinsero costantemente le forze ribelli indietro verso Villa Stella, dove questi avevano cercato di stabilire una difesa finale, ma senza riuscirci. La battaglia, che nella sostanza degli scontri uomo contro uomo durò solo unora, lasciò lesercito boemo devastato. Lesercito protestante entro la fine della battaglia si dissolse e circa 4.000 dei suoi uomini caddero nel corso della fuga o del combattimento. Le perdite cattoliche ammontarono a qualche centinaio di uomini.

                                     

3. Conseguenze

Le truppe cattoliche avevano conseguito una vittoria decisiva a prezzo di pochissime perdite. Tilly entrò a Praga e la rivolta dei protestanti boemi fu sedata, con luccisione di 27 nobili che lavevano supportata. Federico V, "Re dinverno", quando la battaglia si stava ancora combattendo si trovava nel suo palazzo ed era intento a pranzare. Solo dopo aver appreso, drammaticamente, della sconfitta e quando gli furono concesse 8 ore diversamente dalle 24 che aveva richiesto di tempo per lasciare Praga, si affrettò a fuggire nottetempo assieme a sua moglie Elisabetta e a diversi capi dellesercito. Raggiunse i Paesi Bassi, avendo soggiornato prima a Breslavia in Slesia e dopo presso lelettore del Brandeburgo.

Praga non apparve del tutto sconfitta quando Federico lasciò la sua capitale. La popolazione infatti non si era ancora battuta contro gli invasori e cera la possibilità che il nemico potesse subire le conseguenza di un inverno rigido e della diffusione delle malattie. Belthen Gabor, il quale aveva sostenuto militarmente Federico, avrebbe potuto fare il proprio ingresso in Ungheria rompendo la tregua con limperatore e cerano i presupposti perché i boemi potessero riprendersi dalla sconfitta e ricostruire lesercito. Fu il timore di Federico di venire consegnato nelle mani del nemico da parte degli stessi boemi, affinché potessero comprare la loro salvezza, a spingerlo ad abbandonare, pusillanimemente, il proprio regno.

La Boemia venne annessa ai domini ereditari asburgici e conobbe un periodo di dura repressione, nel tentativo attuato dallImperatore di ripristinare il cattolicesimo e di germanizzare larea, provocando la fuga di quasi 36.000 famiglie. Ferdinando II cancellò vecchi privilegi e antichi accordi, restituì i poteri ai ceti senza che la sua autorità venisse indebolita. Nel 1627 la legge costituzionale sullordinamento del paese Obnovené zrízení zemské pose le basi per un regime "protoassolutistico" e impose lereditarietà della corona boema. La riforma dellordinamento regionale della boemia rientrava nel progetto di Ferdinando di superare la formazione di stato territoriale fissato sulla sovranità dei principi imperiali del proprio impero.

La fase boema del conflitto appariva apparentemente risolta, ma pur con una schiacciante, quandanche temporanea, vittoria cattolica, la guerra si sarebbe progressivamente allargata nei decenni successivi e avrebbe ancora una volta sfidato gli interessi dellimpero, fino a trasformarsi in una contesa per la conquista dellegemonia europea da parte delle più grandi potenze continentali.